22/11/2010
Acque all'arsenico: l'Ue chiude i rubinetti di 128 Comuni italiani
Acque all'arsenico: l'Ue chiude i rubinetti di 128 Comuni italianiINQUINAMENTO. Documento di Bruxelles nega al ministero della Salute la deroga ai limiti per la potabilità. E impone ordinanze per vietarne l'uso alimentare. Lazio regione più colpita
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19/11/2010
Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoro
Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoroChoc in belgio. Un video documenta le sevizie subite dall'uomo. Venticinque persone sotto inchiesta
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01/10/2010
Legge anti-pirati, in Francia online la mail di avvertimento
Legge anti-pirati, in Francia online la mail di avvertimentoIl blog francese Rue89 ne pubblica una copia, destinata ai pirati informatici colpevoli di download illegale. E rivelano: le prime saranno inviate, via posta elettronica, nei prossimi giorni
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31/07/2010
I vescovi: «Italia senza classe dirigente»
I vescovi: «Italia senza classe dirigente»Il documento della Cei. «Mancano persone che per ruolo imprenditoriale, politico e culturale sappiano offrire obiettivi condivisi»
CITTÀ DEL VATICANO - L'Italia sta vivendo un momento «drammatico», appare «un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, obiettivi condivisi e condivisibili». È l'analisi da cui parte il documento base della prossima Settimana sociale, promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) a Reggio Calabria, anticipato in un' intervista a Radio Vaticana, dal segretario del comitato organizzatore, Edoardo Patriarca.
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22/06/2010
Vasco, la prima volta a Londra diventa un doppio cd
Vasco, la prima volta a Londra diventa un doppio cdEsce martedì 22 giugno "Vasco London Instant live", un album-documento in edizione limitata a suggello del concerto all'Apollo Hammersmith. Una serata "unbelievable" per gli inglesi e per il rocker italiano destinata a trasformarsi in un disco
La prima volta di Vasco Rossi dal vivo a Londra diventa un 'instant live' in due cd, che arriva martedì 22 giugno nei negozi e che è già primo nelle classifiche di vendita di iTunes con le sole prenotazioni. Quella andata in scena a Londra il 4 maggio scorso è stata la prima tappa europea del tour indoor del Blasco.
Vasco ha suonato all'Apollo Hammersmith, leggendario tempio del rock inglese: per lui e per la band è e rimarrà "un gran bel film" come il titolo della prima canzone in scaletta.
Per gli inglesi che hanno assistito alla serata è e rimarrà "unbelievable": mai visti cosiì tanti fan provenienti da ogni parte del mondo, in attesa fin dal mattino nel piazzale all'esterno del teatro. Anche per Vasco è un evento che non si scorda.
"L'Inghilterra mi è stata proibita come la Cina a Bob Dylan - ha detto Vasco dal palco durante il concerto - Ci ho messo vent'anni per arrivare qui e oggi posso finalmente esprimere la mia soddisfazione per essere riuscito a dare credibilità al rock in italiano. Ora hanno capito perché quando vengono in Italia devono prima bussare". A distanza di poco tempo esce appunto "Vasco London Istant live", un album-documento a suggello di una serata molto speciale. Il disco, in edizione limitata, è destinato a diventare un cult per tutti quelli che c'erano e per tutti quelli che non hanno potuto esserci.
Oltre due ore di concerto in versione integrale, diviso in due cd.
La versione digitale dell'album, che sarà on line solo per un mese e mezzo, è già, in preorder, al 1° posto degli album più venduti di itunes.
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16/04/2010
Donne europee: longeve, istruite e un po' meno fertili
Donne europee: longeve, istruite e un po' meno fertiliIL DOCUMENTO. Così le descrive il Rapporto 2010 della Commissione europea dedicato alla salute femminile
Come stanno le donne europee? Bene e male, dice il Rapporto 2010 della Commissione Europea dedicato proprio alla salute al femminile. Secondo Andrzej Ryś, direttore del Public Health and Risk Assessment, che ha firmato l’introduzione al Rapporto, tra i principali problemi di salute delle donne vanno annoverati quelli dell’area «psic», e la depressione è in primo piano, colpendo quasi il doppio delle donne rispetto agli uomini. Con il passare dell’età, avanzano purtroppo demenze e malattia di Alzheimer. E l’età per le donne avanza eccome, considerato che sono decisamente più longeve degli uomini. In alcune nazioni, come la Lituania, la differenza con gli uomini è di circa 12 anni in più.
AUMENTA IL LIVELLO DI ISTRUZIONE - Ormai il sesso femminile ha fatto grandi passi avanti per quanto riguarda l’istruzione, avendo sorpassato il numero di iscritti maschi nelle scuole superiori, anche se poi, quando si prendono in esame i guadagni, il sorpasso è invece lontano. Il fatto è che le donne sono ancora in larga parte impegnate nel tirare su i figli, e spesso sono loro a occuparsi di chi ha bisogno di essere accudito, così che risulta penalizzato il tempo che possono dedicare al lavoro.
ALCOL E VIOLENZA - Un aspetto preoccupante che emerge dal Rapporto è poi quello della violenza. Nel corso della propria vita, una donna su quattro subisce aggressioni con finalità sessuali. Il dato, purtroppo, potrebbe essere in difetto, dal momento che sembra che solo il 5-25 per cento delle donne denunci questo tipo di aggressioni. Poi c’è la violenza in casa, altra piaga non da poco, visto che vi è esposto dal sei al dieci per cento delle donne ogni anno. Un altro aspetto preoccupante della salute delle donne europee è la tendenza all’aumento della diffusione del virus Hiv, con quasi ventimila nuovi casi registrati nel 2007, circa un quarto in più rispetto a quelli che erano stati registrati nel 2000. In crescita anche il consumo di alcol durante la gravidanza, presente in una percentuale di donne che arriva a toccare il 50 per cento. Doppio, rispetto a quello degli uomini, il numero delle donne che tentano il suicidio, ma le nazioni nelle quali ci sono i picchi più elevati di suicidi compiuti da donne sono Lituania, Ungheria, Slovenia, Belgio e Finlandia. L’Italia si colloca, con la Grecia, in fondo a questa poco invidiabile classifica.
ARRIVA L’OSTEOPOROSI - A causa dei cambiamenti ormonali dovuti alla menopausa, le donne vanno molto più frequentemente incontro degli uomini a quel fattore di rischio che è l’osteoporosi. Quindi nel sesso femminile, dopo i 50 anni, comincia ad aumentare il rischio di fratture, che in genere sono conseguenti a cadute. Particolarmente esposte sono le donne che pesano poco, fumatrici, che stanno chiuse in casa senza prendere abbastanza sole, che non fanno attività fisica, che sono diabetiche, o che hanno già avuto delle fratture.
PROBLEMI DI PESO - Infine il sovrappeso. È un problema che riguarda indifferentemente donne e uomini europei, con tutte le conseguenze che può avere, innanzitutto, sulla salute cardiovascolare. In alcune nazioni, come Austria, Germania e Regno Unito si trova il maggior numero di donne francamente obese. Ma le donne, essendo nella maggior parte dei casi le responsabili della preparazione dei pasti nelle case, sono ora al centro dell’attenzione anche come possibile bersaglio delle campagne di comunicazione e di sensibilizzazione alimentare, per far sì che nei piatti delle case europee arrivino porzioni più contenute, che aiutino a tenere lontano i rischi dovuti a sovrappeso e obesità.
Danilo di Diodoro
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09/02/2010
Ciancimino cita Forza Italia Alfano: «Piano per colpirci»
Ciancimino cita Forza Italia Alfano: «Piano per colpirci»
La nuova deposizione in aula. dell'utri: «dietro di lui ci sono i pm di palermo». Il teste: «Il partito frutto della trattativa Stato-mafia». Il ministro: «Tentativo di delegittimare azione di governo»
| Massimo Ciancimino (Fotogramma) |
PALERMO - «Forza Italia non ha mai avuto collegamenti con la mafia». A parlare è il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Che replica così, a distanza, alla nuova deposizione di Massimo Ciancimino. Al processo Mori, il figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia ha chiamato in causa Forza Italia. «Mio padre mi spiegò che era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia» ha detto Ciancimino jr. Pronta la replica del Guardasigilli. «È in atto un tentativo di delegittimazione dell'azione del governo Berlusconi sempre in prima linea nella lotta a Cosa Nostra» ha detto il ministro, premettendo di non voler esprimere un suo giudizio rispetto a quando dichiarato da un teste, nel corso di un processo, ma ricordando altresì di aver militato in Forza Italia sin dal '94, ricoprendo diversi incarichi in Sicilia. «Mai e poi mai abbiamo avuto la sensazione che la nostra storia, questa grande storia di partecipazione che ha emozionato milioni di persone in Sicilia e altrove, possa aver avuto collegamenti con la mafia» ha detto Alfano. «Il governo Berlusconi con le leggi antimafia ha fatto esattamente il contrario di ciò che prevede il papello», ha aggiunto.Dal momento che poi «la mafia non teme dibattiti e convegni ma teme la confisca dei beni e il carcere duro - ha specificato il ministro -, abbiamo fatto una guerra alla mafia con la normativa di contrasto più duro dai tempi di Falcone e Borsellino. Tanto è vero che il modello Italia è diventato esempio per i paesi del G8». «Non vorrei - ha dunque sottolineato Alfano - che vi fosse da più parti un tentativo di delegittimazione dell'azione di un governo che contrasta la mafia. La mafia non sempre sceglie la via dell'assassinio fisico, ma a volte quella delle delegittimazione».
TRATTATIVA MAFIA-STATO - Ciancimino jr. è tornato nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo per deporre al processo in cui l'ex comandante del Ros, Mario Mori, e l'ex colonnello Mauro Obinu sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra (per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dopo le segnalazioni di un confidente). Il figlio dell'ex sindaco di Palermo, ha portato con sé vari documenti per consegnarli al pm, e anche un passaporto intestato a suo figlio dieci giorni dopo la nascita, e del quale aveva parlato nella precedenza udienza, sostenendo che il documento gli venne rilasciato grazie a «Franco», l'ancora non identificato agente dei servizi segreti che fin dagli anni '70 manteneva contatti con Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo. «Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia» ha poi detto Ciancimino jr. spiegando in aula il significato di un «pizzino», depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato indirizzato da Provenzano a Berlusconi e Dell'Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio del premier. «Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi (si allude all'intimidazione ndr). Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive». «Mio padre - ha spiegato il teste illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo».
LA LETTERA - In aula a Palermo poi Massimo Ciancimino, ha consegnato a sorpresa una lettera che sarebbe stata scritta dal padre e indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, di cui i pm e la difesa non erano a conoscenza, è stato ammesso dai giudici. La lettera, che sarebbe stata redatta da Vito Ciancimino e indirizzata a Dell'Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi, è la rielaborazione di un «pizzino» scritto da Provenzano e già agli atti. Nella lettera c'è una parte che coincide con quella scritta dal boss e relativa a un tentativo di intimidazione al figlio di Berlusconi e alla necessità che il politico metta a disposizione alcune sue reti tv. Nella rielaborazione di Ciancimino, però, c'è una parte nuova in cui si legge: «Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni». Secondo il testimone, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia al premier. L'ex sindaco lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.
POLEMICHE - Le dichiarazioni di Ciancimino hanno sollevato, oltre alla ferma replica di Alfano, un vespaio di polemiche. Contro il teste del ptrocesso Mori si è scagliato in primis Marcello Dell'Utri. «Lo Stato non eravamo noi in ogni caso, a parte che non siamo lo Stato, ma non siamo mai stati in condizione di essere parte in questi discorsi», ha detto il senatore del Pdl. «Se Ciancimino vuol parlare di cose successe veramente, si vada a cercare dove sono successe e con chi». «Certamente», ha assicurato, «io non c'entro niente, e non parliamo ovviamente di Berlusconi, ma proprio niente di niente. Qui siamo alla pura invenzione che sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia» ha aggiunto annunciando che denuncerà per calunnia Ciancimino jr. «Sono tranquillo e sereno», dietro le dichiarazioni di Massimo Ciancimino «c'è un disegno criminoso», e dietro il disegno criminoso «c'è la procura di Palermo» ha poi aggiunto Dell'Utri a Sky tg24. Anche Nicolò Ghedini, parlamentare Pdl e difensore di fiducia del premier, come Dell'Utri, promette battaglia: «Ciancimino dovrà rispondere di fronte all'autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni» ha detto l'avvocato. A sostegno di Silvio Berlusconi anche Pier Ferdinando Casini. «Ritenere però che Forza Italia sia prodotto della mafia significa non solo offendere milioni di elettori, ma soprattutto falsificare profondamente la realtà. Non ha futuro un Paese in cui la politica si fa usando queste armi», ha detto il leader centrista. Di segno opposto le parole di Antonio Di Pietro: «L’Italia dei valori è un’alternativa di governo a quello piduista, fascista e a ciò che dice oggi Ciancimino, se fosse vero, paramafioso di Berlusconi» ha detto l'ex pm. L'eurodeputato dell'Italia dei Valori Pino Arlacchi, tra i creatori della Direzione Investigativa Antimafia e amico di Giovanni Falcone, invita però alla cautela il leader del suo partito. «Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. E queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale». Luigi de Magistris critico nei confronti Guardasigilli: «L’intervento del ministro Alfano - ha detto - lascia basiti. Sarebbe doveroso che la magistratura venisse messa nella condizione di svolgere il proprio lavoro in piena autonomia senza esser sottoposta alle continue ingerenze da parte di tutti, esecutivo compreso».
SEGRETO DI STATO - In aula Ciancimino jr. ha anche sostenuto che gli 007 lo invitarono a tacere, spiegando che, in più occasioni negli anni, il capitano dei carabinieri, braccio destro di Mori, Giuseppe De Donno, lo rassicurò che nessuno lo avrebbe sentito sulla vicenda relativa alla cattura di Riina sulla quale sarebbe stato anche apposto il segreto di Stato. Lo stesso De Donno «si oppose - secondo Ciancimino - a un incontro tra mio padre e Antonio Di Pietro», all'epoca ancora magistrato a Milano. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo si è poi commosso in aula quanto il pm Di Matteo gli ha mostrato delle fotografie della casa al mare in cui ha trascorso la prima estate dopo la nascita del figlio Vito Andrea. Nelle foto, scattate l'anno scorso dalla Procura dopo l'indagine avviata sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra, si intravede anche la cassaforte al cui interno sarebbe stato nascosto il 'papello' con le richieste del boss Riina. Poi Ciancimino ha rivelato di essere oggetto di minacce: «La settimana scorsa sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi». Il teste ha anche detto che, nel maggio scorso, un agente dei Servizi, quando ormai la collaborazione era di dominio pubblico, gli aveva detto di «preoccuparsi dell'incolumità di suo figlio».
SARANNO SENTITI MARTELLI E FERRARO - Al termine della nuova deposizione di Ciancimino, che non si è sottoposto al controesame spiegando di essere stanco, il pm Nino Di Matteo, pubblica accusa al processo, ha chiesto l'esame dell'ex ministro della giustizia Claudio Martelli e dell'ex direttore degli affari penali del ministero Liliana Ferraro. L'ex politico e il magistrato dovranno riferire sui rapporti tra i carabinieri del Ros e l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Il tribunale ha accolto la richiesta.
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08/02/2010
Ciancimino: «Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia»
Ciancimino: «Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia»
La deposizione in aula: «Mio padre Vito avviò la trattativa con i Carabinieri e i boss». Dell'Utri: follia, «sono stato minacciato». Poi consegna una lettera del padre a Berlusconi
| Massimo Ciancimino (Fotogramma) |
PALERMO - Massimo Ciancimino è tornato nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo per deporre al processo in cui l'ex comandante del Ros, Mario Mori, e l'ex colonnello Mauro Obinu sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dopo le segnalazioni di un confidente. Ciancimino ha portato con sé vari documenti per consegnarli al pm, e anche un passaporto intestato a suo figlio dieci giorni dopo la nascita, e del quale aveva parlato nella precedenza udienza sostenendo che il documento gli venne rilasciato grazie a «Franco», l'ancora non identificato agente dei servizi segreti che fin dagli anni '70 manteneva contatti con Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo.
TRATTATIVA MAFIA-STATO - Durante la sua deposizione, Ciancimino ha dichiarato che «Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92». A riferirglielo sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro. L'argomento è stato affrontato dal teste nel corso della spiegazione di un pizzino, depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato indirizzato dal boss Bernardo Provenzano a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio di Berlusconi. «Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi (si allude all'intimidazione ndr). Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive». «Mio padre - ha spiegato il testimone illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo». Il testimone ha anche spiegato che la prima parte del pizzino, che lui custodiva, sarebbe sparita. Tra il 2001 e il 2002, ha aggiunto Ciancimino, Provenzano «ha riparlato con Marcello dell'Utri. Me lo disse mio padre». In quell'occasione, ha affermato, sarebbero state date «rassicurazioni» su provvedimenti a favore dei boss, come «l'aministia e l'indulto».
SEGRETO DI STATO - «Sul mio ruolo mi era stato garantito il segreto di Stato» ha poi affermato Ciancimino rispetto al suo ruolo sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia e le prime fughe di notizie. «Il capitano De Donno - ha continuato - mi rassicurò. E lo stesso fecero il signor Franco e mio padre. Mi dissero che non sarei mai stato chiamato in nessun processo, "né tu né tuo padre", mi dissero, "per trent’anni queste notizie non venivano fuori perché ci sarà il segreto di Stato"». La collaborazione di Ciancimino jr con i magistrati, prima della procura di Caltanissetta e poi di quella di Palermo, avvenne - ha ricordato lui stesso - dopo una intervista ad un noto settimanale nel gennaio del 2007. «Ci sono le telefonate, la lettera inviata a Berlusconi che è stata sequestrata in casa mia nel 2005. Come faccio, chiedevo? - ha detto Massimo Ciancimino -. Loro invece mi assicurano, nessuno ti contesterà l’uso della sim con la quale ci chiamavi, e nessuno ti chiederà della missiva a Berlusconi e Dell’Utri. Era nel 2006. A parlarmi fu un capitano dei carabinieri (sedicente, l'ha definito il pm Antonino Di Matteo), in borghese. Io ero agli arresti domiciliari. Due militari in divisa, in quell’occasione, attendevano in una altra stanza».
COMMOSSO - In aula a Palermo per Ciancimino jr c'è stato anche un momento di commozione. Quando il pm Antonino Di Matteo gli ha mostrato delle fotografie della casa al mare in cui ha trascorso la prima estate dopo la nascita del figlio Vito Andrea, il teste ha chiesto di fare una pausa. Nelle foto, scattate l'anno scorso dalla Procura dopo l'indagine avviata sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra, si intravede anche la cassaforte al cui interno sarebbe stato nascosto il 'papello' con le richieste del boss Riina.
MINACCE - Poi Ciancimino ha rivelato: «La settimana scorsa sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi». Il teste ha anche detto che, nel maggio scorso, un agente dei Servizi, quando ormai la collaborazione era di dominio pubblico, gli aveva detto di «preoccuparsi dell'incolumità di suo figlio».
LETTERA A BERLUSCONI - Ciancimino poi, a sorpresa, ha consegnato in aula una lettera scritta dal padre, l'ex sindaco mafioso di Palermo, indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, di cui i pm e le difesa non avevano conoscenza , è stato ammesso dai giudici. La lettera, indirizzata a Dell'Utri, è la rielaborazione di un «pizzino» scritto da Bernardo Provenzano agli stessi destinatari e già agli atti del processo Mori. Nella lettera c'è una parte che coincide con quella scritta da Provenzano e relativa a un tentativo di intimidazione al figlio di Berlusconi e alla necessità che il politico metta a disposizione alcune sue reti tv. Nella rielaborazione di Ciancimino, però, c'è una parte nuova in cui si legge: «Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni». Secondo il testimone, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia al premier. L'ex sindaco - spiega - lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.
LA REPLICA DI DELL'UTRI - Marcello Dell'Utri ha immediatamente smentito le dichiarazioni rese questa mattina da Ciancimino. «Lo Stato non eravamo noi in ogni caso, a parte che non siamo lo Stato, ma non siamo mai stati in condizione di essere parte in questi discorsi», ha detto il senatore del Pdl intervistato dal Tg5, «se Ciancimino vuol parlare di cose successe veramente, si vada a cercare dove sono successe e con chi». «Certamente», ha assicurato, «io non c'entro niente, e non parliamo ovviamente di Berlusconi, ma proprio niente di niente. Qui siamo alla pura invenzione che sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia». «Si tratta di un folle totale o di un disegno criminoso volto a dire cose allucinanti come queste», ha spiegato, «sono delle falsità tali che mi hanno già portato alla decisione di denunciare per calunnia il personaggio in questione, cosa che gli avvocati faranno non appena avranno tutti gli atti di questo interrogatorio».
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27/11/2009
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Il pd: «Prevaricazione politica». Idv: «posizione talebana». Il parere del ministro all'Aifa: «Attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi»
| La pillola Ru486 |
ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».
L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».
23:54 Scritto in SANITA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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26/11/2009
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Sì di PDL e lega, voto contrario del PD.. finocchiaro: «il governo dica cosa vuole». Approvato in Commissione il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva
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| (Ansa) |
ROMA - Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L'indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L'indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l'impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell'Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l'ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell'Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».
APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti dell'indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.
L'AIFA E L'INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell'Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l'immissione in commercio della Ru486, l'Aifa aveva sottolineato che l'utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.
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| Tag: salute, stop, vendita, pillola, aborto, ru486, approvato, commissione, documento, indagine, conoscitiva, pillola abortiva, senato | OKNOtizie |
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