05/06/2010

Presidi e questori, addio anticipato allo Stato

Presidi e questori, addio anticipato allo Stato

MANOVRA. Nei ministeri verso la pensione 95 dirigenti, presentate all'Inps 1.500 domande


ROMA — Cento milioni di euro. Tanto dovrebbe costare allo Stato quest'anno, secondo il Tesoro, la fuga dei dirigenti pubblici verso la pensione, messa in atto prima dell'entrata in vigore della manovra, per evitare la rateizzazione, fino a tre anni, delle buonuscite superiori a 90 mila euro, da cui sono esclusi coloro che vanno in pensione per raggiunti limiti di età. E intanto, da Pechino, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dice di non sentirsi «spaventata dal fatto che le donne possano andare in pensione anche un po' più in là nel tempo».

Cento milioni, dunque. Ma verrà rispettata la stima? A giudicare dalle indiscrezioni, l'impatto potrebbe essere superiore. A determinare un fuggi fuggi generale è stata la prima versione del decreto, che poneva il tetto a 24 mila euro, facendovi rientrare praticamente tutti, perché una buonuscita, dopo 35-40 anni di servizio, supera i 50 mila euro. Secondo il Tesoro, nel 2010 dovrebbero essere 800 i soggetti spinti verso la pensione, per un importo medio di circa 130 mila euro. Nel 2011, invece, a uscire dovrebbero essere in 2.100, per 280 milioni, spesa compensata da 680 milioni di risparmi, con un saldo positivo, per le casse dello Stato, di 400 euro. Altri 240 milioni verrebbero infine risparmiati nel 2012. Ma intanto anche in via XX Settembre è in atto la fuga tra i 15 mila dipendenti: una settantina le domande di pensionamento tra i dirigenti di prima e seconda fascia. Tra i primi, che sono 70, le domande sono state 7. All'Inps sono stati circa 1.500 i dirigenti a presentare domanda di pensionamento ma il fenomeno starebbe rientrando. Lo conferma Guido Abbadessa, membro del Consiglio di Vigilanza dell'istituto, per il quale «più di qualcuno ha ritirato la domanda dopo l'innalzamento del tetto a 90 mila euro».

All'Inail il fenomeno è più circoscritto: qui le uscite previste erano in ogni caso 400, nell'ultima settimana sono state presentate 130 richieste, solo la metà delle quali riferibili all'effetto-manovra. Quanto all'Inpdap, 4-5 dirigenti generali hanno chiesto il pensionamento, seguiti, a cascata, dai dirigenti di più alto livello. L'effetto su tutti i dipendenti pubblici, le cui pensioni fanno capo all'istituto, secondo Enrico Ponti, membro del Consiglio di Vigilanza, è stato cospicuo, con ritiri nell'ordine delle migliaia. Numeri che superano le previsioni di Tremonti. Il fenomeno è acuito dal fatto che la manovra impone che la buonuscita venga liquidata con i criteri del Tfr (lavoratori privati), anziché col più vantaggioso sistema del Tfs (dipendenti pubblici). In fuga, al ministero della Pubblica istruzione, ci sarebbero quattro dei 10 direttori generali e uno dei due capi dipartimento, oltre a diversi dirigenti. In sede periferica avrebbero già presentato dimissioni alcuni direttori generali di Uffici scolastici regionali e vari dirigenti degli uffici periferici. Numeri elevati anche perché il 31 maggio per i dirigenti scolastici si chiudeva una delle «finestre» per andare in pensione. Solo nel Lazio, dove i presidi sono il 10% del totale nazionale, ci sono state 32 richieste di pensionamento (ce n'erano state 86 a gennaio) e 150 telefonate di chiarimento.

Al ministero dei Beni culturali si sarebbero dimessi quattro direttori generali, mentre al ministero della Salute sarebbero andati via 11 dirigenti, il 10% del totale. Anche tra i questori è allarme generalizzato ma a causa di un'altra norma: quella che stabilisce che dal gennaio prossimo le promozioni hanno effetto giuridico e non economico. Motivo per cui, coloro che, avendo maturato 5 anni come dirigenti superiori, attendevano di potersi pensionare come direttori generali per ottenere il relativo aumento, circa 50, stanno chiedendo di uscire subito.

Antonella Baccaro


25/03/2010

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

 

La conferma è arrivata dalle osservazioni con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile

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Misteri e domande dal mondo delle galassie. Nelle osservazioni delle isole stellari c’era il dubbio che qualcuna sfuggisse al conto. Il dubbio era legittimo perché ora con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile, si è addirittura scoperto che il 90% delle galassie lontane non si riesce a vedere. Nella caccia si cercava di rilevare la luce emessa dall’idrogeno che gli astrofisici chiamano “riga Lyman-alfa”. Adesso si è visto che la radiazione viene intrappolata dalle galassie più remote al 90% e quindi da Terra non si scorgono. Con questa valutazione precisa si dovranno rifare i conti, scrivono gli autori sulla rivista Nature, e il cielo risulterà più affollato.

LUMINOSITA' 100 VOLTE SUPERIORE ALLA VIA LATTEA - Sempre su Nature si racconta che gli scienziati della Durham University britannica scrutando, sempre con i telescopi in Cile, quattro regioni della galassia “SMM J2135-0102” hanno trovato che ciascuna di esse è cento volte più luminosa della nostra galassia Via Lattea ai confini della quale noi abitiamo. Tuttavia, mentre rimane misterioso il motivo per cui le stelle di queste zone si formino tanto rapidamente, gli studiosi sono d’accordo nel dire che gli astri si formavano in maniera più efficiente quando l’universo era più giovane rispetto ad oggi. Allora, insomma, tutto accadeva più rapidamente. Infine su Science un gruppo di astrofisici di varie università americane, da Harvard a Tucson, indagando l’evoluzione misteriosa dei Quasar (“Quasi stelle” lontanissime che emettono segnali radio) hanno costruito un modello teorico che cerca di dare una risposta. Essi suggeriscono che essi nascano dalla collisione di due gigantesche galassie ricche di gas accendendo quel processo di accrezione al centro dello scontro (dove si ritiene si formi un buco nero) e rilevato grazie all’emissione di radiazione X . Ma la conclusione finisce con un punto di domanda. Sarà questa la vera origine?

Giovanni Caprara


28/09/2009

Boom delle domande di disoccupazione

Boom delle domande di disoccupazione

 

I dati dell'inps. Sono aumentate del 53% in un anno. E la Cassa integrazione sale del 222%

 

(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

ROMA - Cassa integrazione a livelli record e "boom" delle domande di disoccupazione. In un anno, tra il primo settembre 2008 e il 31 agosto 2009, le ore autorizzate per i trattamenti di integrazione salariale sono aumentate del 222,3%: la cassa integrazione ordinaria è salita del 409,4% (+660% nell’industria, +66,7% nell’edilizia) mentre quella straordinaria è aumentata dell'86,7%.

DISOCCUPAZIONE - In forte aumento anche le domande di disoccupazione presentate all'Istituto, cresciute del 53%, sopra quota 1,1 milioni, tra agosto 2008 e luglio 2009. A renderlo noto è il presidente e commissario straordinario dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che traccia un bilancio dell'attività svolta a un anno dal suo insediamento. Con la corresponsione di un importo medio annuo di circa 5.292 euro, per alleviare il periodo di disoccupazione (che può variare da sei mesi ad un anno), l'Inps ha liquidato in totale 984.286 domande di disoccupazione (+52,2%). «La sfavorevole congiuntura economica che il paese ha dovuto affrontare in questi mesi ha riversato sulle casse e sugli uffici dell'Inps la responsabilità di sostenere i lavoratori in difficoltà» ha spiegato Mastrapasqua.


01/09/2009

Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»

Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»

 

Influenza A: dieci domande e dieci risposte

 

Con il primo caso grave in Italia, cresce l'ansia per l'evolvere del contagio dell'influenza «A», cioè la nuova influenza che secondo gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità colpirà tra il 30 e il 40 per cento della popolazione europea.

In questa pagina cerchiamo di dare risposte a tutte le domande, a tutti i quesiti, a tutti i dubbi. La nuova influenza, infatti, fa paura. Nonostante il virus H1N1 non sia particolarmente pericoloso e somigli a quello dell'influenza «classica», è la contagiosità del morbo che può causare decisioni anche drastiche, come quella di Londra che qualche mese fa decise di prendere alcuni provvedimenti particolari come quello riguardante gli aeroporti: in Inghilterra i passeggeri «sospettati» di avere la malattia non vengono fatti salire sugli aerei.

L'Italia, almeno per il momento, non è indicata dall'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità) come Paese a rischio. Entro il mese di marzo la possibilità che nella penisola si verifichino 4 milioni di casi è concreta, ma dal ministero della Salute fanno sapere che entro l'autunno arriverà il vaccino. Per ora le scorte di antivirali per la nuova influenza dovrebbero bastare, ed è attivo anche un numero verde (1500) per avere tutte le informazioni del caso.

 

Proviamo a fornire una risposta alle dieci domande che subito vengono alla mente:

- Quando la pandemia colpirà il nostro Paese?

Il direttore generale dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) Margaret Chan ha dichiarato che «il virus dell'influenza A viaggia a una velocità incredibile, quattro volte più rapido di altri virus. In sei settimane ha percorso una distanza che altri virus coprono in sei mesi». Secondo le stime dell'Oms l'ondata principale del virus arriverà in autunno sia in Europa sia negli Usa, nello stesso periodo in cui arriveranno sugli scaffali degli ospedali le prime dosi del vaccino. «Non si può dire con certezza se il peggio sia passato o se debba ancora venire - ha sottolineato la Chan -. Come tutti i virus influenzali – ha aggiunto - l'AH1N1 ha il vantaggio di cogliere di sorpresa, mentre noi dalla nostra, abbiamo quello della scienza e della ricerca».

- Qual è la mortalità dell'influenza suina?

L'ultimo rapporto dell'Oms parla di 2.200 morti nei 177 Paesi colpiti dalla pandemia. Secondo gli esperti «il 30% degli abitanti dei Paesi a più alta densità di popolazione - inclusa l'Italia - rischiano di essere contagiati». La direttrice dell'Oms ha spiegato anche che «il 60% delle morti hanno riguardato persone con problemi di salute. Questo vuol dire che il 40% delle vittime sono giovani adulti in buona salute che muoiono di febbre suina in 5-7 giorni». Se il virus peggiorerà le strutture ospedaliere rischiano il collasso, visto che le complicazioni polmonari provocano lunghe e costose degenze ospedaliere. In Australia, per esempio, i contagiati ufficiali sono oltre 34mila, 150 i morti e 83 i casi di pazienti ricoverati in terapia intensiva.

- Quali sono le vie di infezione?

Basta un colpo di tosse o uno starnuto, senza ripararsi la bocca con la mano o il fazzoletto, perché il virus passi da un soggetto a un altro. Oppure un bacio. Oppure un colloquio a pochi passi uno dall’altro. Il cavalli su cui viaggia il virus sono le gocce di saliva e le secrezioni di naso, gola e polmoni. Ci sono anche forme di contagio indiretto, come per esempio bere dallo stesso bicchiere e toccare superfici contaminate portandosi poi le mani alla bocca o al naso. Il rischio di contagio inizia già durante il periodo di incubazione della malattia: da un giorno prima dell'inizio dei sintomi a sette giorni dopo la comparsa della febbre. I bambini possono essere contagiosi fino a 10 dieci giorni dopo la comparsa della febbre.

- Quali sono i sintomi da non sottovalutare?

È basata solo sui sintomi. Perché si tratti di influenza A, come di normale influenza, deve esserci un’infezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di almeno 38 gradi accompagnata da almeno uno di questi campanelli: mal di testa, dolori muscolari, brividi, debolezza, perdita di appetito. E da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori: tosse, mal di gola, raffreddore. Nei bambini, altri segnali possono essere: irritabilità, pianto e inappetenza; occhi arrossati e congiuntivite con febbre alta; laringotracheite e bronchite sempre con febbre; diarrea e vomito, anche senza febbre, nei lattanti. Il tampone nasale o faringeo, che serve in laboratorio per identificare il tipo di virus, viene fatto solo su indicazione del medico

- Come distinguerla dalla solita influenza?

Può presentarsi sia in forma lieve che grave, ma i sintomi dell’influenza A, il virus H1N1, assomigliano a quelli dell’influenza stagionale «classica»: febbre, dolori muscolari e articolari, mal di testa, perdita d’appetito, tosse, e in alcuni casi mal di gola, nausea, vomito e diarrea. E come l’influenza stagionale, avverte il ministero del Welfare sul suo sito internet, può causare un peggioramento di patologie croniche preesistenti. Sono stati, infatti, segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria). Non è possibile rendersi conto «da soli» di aver contratto l’influenza suina. Per diagnosticare l’influenza è infatti necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie, che deve essere analizzato da un laboratorio.

- Cosa si può fare per evitare il contagio?

Evitare luoghi chiusi e affollati. Mantenere almeno un metro di distanza da chi presenta sintomi influenzali. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, non basta sciacquarle. In mancanza di acqua, utilizzare soluzioni a base di alcol o disinfettanti. Soprattutto dopo aver tossito e starnutito. Evitare di toccare il viso (in particolare naso, bocca e occhi) se le mani non sono pulite: chi tocca una superficie contaminata e con le stesse mani si strofina gli occhi, si infetta. Curare la propria igiene: coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o si tossisce. Buttare i fazzoletti, meglio se di carta, subito dopo l’utilizzo. La mascherina può servire negli ambienti a rischio e deve essere a trama stretta. È utile se, in contemporanea, si adottano le altre precauzioni.

- Quali cure vengono somministrate?

Le stesse che vengono utilizzate nell’influenza stagionale e che mirano a ridurre i sintomi, cioè antipiretici, antinfiammatori, balsamici. Importante è rimanere a casa (anche per evitare il propagarsi dell’infezione), a riposo e aspettare che passi. I medici di famiglia raccomandano di non andare al pronto soccorso perché inutile e neppure nei loro ambulatori: non si farebbe altro che propagare il virus. In caso di dubbi o di improvvise complicanze, come per esempio un forte dolore al petto, bisogna prima di tutto telefonare al proprio curante. I medici si stanno organizzando per dedicare del tempo apposito per rispondere ai propri assistiti. A dare una mano ci saranno anche i camici bianchi delle guardie mediche, quelli che di prassi sono disponibili i giorni festivi e la notte.

- Il virus si è evoluto in un nuovo ceppo?

L’allarme lanciato nei giorni scorsi su un possibile nuovo ceppo dell’influenza suina non ha fondamento: «Non c’è nessun nuovo ceppo. È un errore di traduzione» rassicura Gianni Rezza, virologo dell’Istituto superiore di sanità. «L’Oms ha solo precisato che ci sono segnalazioni di casi in cui virus attacca direttamente i polmoni – precisa l’esperto - ma anche in Messico le morti sono state provocate dalle complicanze polmonari. Nel mondo l’infezione continua a dare sintomi lievi». Anche i medici dell’ospedale San Gerardo di Monza, che da martedì scorso hanno in cura il 24enne di Parma con una grave insufficienza respiratoria e risultato positivo al virus A/H1N1, precisano che «ad oggi non è vero» che il paziente abbia contratto un ceppo del virus «più cattivo».

- I classici antivirali hanno efficacia?

Sì, ma secondo l’Oms i farmaci antivirali devono essere somministrati solo ai malati d'influenza suina le cui condizioni di salute sono già debilitate. Gli esperti hanno sottolineato infatti come gli effetti collaterali del farmaco (nausea o problemi di stomaco) possono superare facilmente i benefici, sopratutto per le persone in buone condizioni di salute. Al contrario la terapia a base di Tamiflu (o Relenza) deve essere iniziata il prima possibile in quei soggetti con malattie gravi preesistenti o le cui condizioni mostrano un grave deterioramento. Particolare attenzione ai soggetti dei «gruppi di rischio», come donne in gravidanza o soggetti affetti da diabete che devono ricevere un trattamento prioritario.

- La carne di maiale resta sempre sicura?

Né la carne di maiale, né i prodotti non alimentari di derivazione suina sono rischiosi per la salute, visto che il virus ha compiuto il cosiddetto «salto di specie» e il contagio è già arrivato da mesi nella fase in cui si propaga da uomo a uomo. Per l’Oms la carne di maiale è sicura sia se mangiata fresca previa cottura (il virus muore a temperature superiori ai 70 gradi centigradi) sia sotto forma di insaccati (il virus ha vita breve, di certo inferiore ai tempi di lavorazione di salami e simili). Anche prodotti come colle, saponi o spazzolini, sono assolutamente innocui. I virus dell’influenza sono infatti deboli, e la loro sopravvivenza nell’ambiente esterno - al di fuori di un organismo - non può superare i dieci minuti.

Queste dieci domande-risposte non contengono la soluzione del problema, ma aiuteranno ad affrontare con cognizione di causa il prossimo autunno, il periodo che gli esperti sono concordi nell'indicare come il più problematico, quando la pandemia si farà sentire in tutta la sua forza.


13/08/2009

Sfollato chiede alloggio a Villa Certosa «Il premier l'aveva promesso»

Sfollato chiede alloggio a Villa Certosa «Il premier l'aveva promesso»

 

Terremoto in Abruzzo. Ha la casa inagibile e nella domanda per la sistemazione provvisoria ha indicato le residenze di Berlusconi

 

 

Una delle tendopoli d'Abruzzo (foto d'archivio)
Una delle tendopoli d'Abruzzo (foto d'archivio)

PESCARA - Tra le domande per la sistemazione in alloggi provvisori presentate dai terremotati aquilani, ve n'è una che indica come destinazione Villa Certosa o Palazzo Grazioli, residenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La richiesta - inviata alla protezione civile e al Comune dell'Aquila - è di un cittadino la cui casa, nella zona rossa del centro storico dell'Aquila, è inagibile. Nel tipo di sistemazione preferita, alla voce «alloggi in affitto», a penna è stato aggiunto «se possibile, a villa Certosa oppure a Palazzo Grazioli».

«RICHIESTA LEGITTIMA» - «Non si tratta di una provocazione - ha detto all'Ansa il terremotato aquilano - ma di una richiesta legittima basata sulle dichiarazioni del presidente il quale aveva pubblicamente promesso che avrebbe ospitato nelle sue case alcuni terremotati. In questo modo avrei anche l'occasione di essergli utile con consigli basati sulla mia esperienza di terremotato prima in auto, poi in tenda e infine in due alberghi, e di profondo conoscitore della città». L'uomo, Antonio Bernardini, è segretario generale ed economo del Consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia (Crab), ma fu licenziato illegittimamente sei anni fa ed è in attesa che sia dato seguito a due sentenze della magistratura che impongono al Consorzio il suo «reintegro immediato» nelle funzioni e il pagamento delle retribuzioni e dei contributi.


04/05/2009

Bambino mette in crisi la Rice: «Perché facevate le torture?»

Bambino mette in crisi la Rice: «Perché facevate le torture?»

 

Visita dell'ex segretario di stato in una scuola elementare di Washington. Alunno di 10 anni contro l'amministrazione Bush. La replica: «Solo politiche legali per proteggere l'America»

 

Condoleezza Rice tra gli alunni della scuola elementare (Ap)
Condoleezza Rice tra gli alunni della scuola elementare (Ap)

WASHINGTON - Condoleezza Rice è stata messa in difficoltà da un bambino di quarta elementare, durante una sua visita alla "Jewish Primary Day School". Misha Lerner, di 9 anni, le ha chiesto del waterboarding (l'annegamento simulato praticato dalla Cia sui sospetti terroristi dietro autorizzazione di George W. Bush) e le altre tecniche di interrogatorio assimilate alla tortura. E lei, colta di sorpresa, ha risposto che il presidente George W. Bush «ha sempre espresso la volontà di autorizzare solo politiche legali per proteggere l'America». La Rice ha detto ai bambini che il presidente Bush «ha detto in modo chiaro che desiderava fare tutto il possibile per proteggere l'America. Dopo l'11 settembre volevamo proteggere il paese. Ma ha anche sempre detto che non avremmo mai fatto niente di illegale o contro i nostri impegni internazionali».

«SONO STATI MOMENTI DIFFICILI» - «Dovete capire che sono stati momenti molto difficili - ha aggiunto la Rice - Avevamo tutti il terrore di un altro attacco contro il paese. L'11 settembre è stato il giorno peggiore della mia vita. Ma anche in questa situazione il presidente Bush non aveva alcuna intenzione a fare cose illegali». La Rice, interrogata sullo stesso argomento la scorsa settimana alla Stanford University, aveva dato una risposta che aveva suscitato qualche perplessità, affermando che «noi non abbiamo mai torturato nessuno: per definizione, se autorizzata dal presidente, questa non è una violazione dei nostri impegni con la Convenzione Contro la Tortura» una frase che presentava qualche somiglianza con la famosa affermazione di Richard Nixon, dopo le dimissioni per il Watergate, nella sua intervista con David Frost, che «quando il presidente Usa fa qualcosa, per definizione non è illegale».


21/04/2009

Un pezzo d'Italia nel cuore del sapere

Un pezzo d'Italia nel cuore del sapere

 

Aumentano le domande di ammissione ai suoi college: nel 2008 salite del 21%. Sempre di più gli italiani che studiano e lavorano all'università di Cambridge, la prima in Europa

 

Il ponte sul Cam River, sullo sfondo il King's College con la sua cappella (foto di A. Craighero)
Il ponte sul Cam River, sullo sfondo il King's College con la sua cappella (foto di A. Craighero)

CAMBRIDGE (Gran Bretagna) – Straniero che arriva, italiano che va. Da un lato l’Ocse spiega come in Italia tra il 2004 e il 2006 ci sia stato un incremento di iscritti provenienti dalle università straniere, una tendenza inversa rispetto a quanto accaduto in passato. Dall‘altro, però, la fuga di cervelli dal nostro Paese sembra tutt’altro che esaurita. Sono altre cifre a dirlo, ad esempio quelli dell’Ucas, il servizio di ammissione ai college e alle università britanniche, che certificano come il numero di italiani desiderosi di completare la propria formazione all’estero o di avviare altrove la propria carriera accademica sia in continua crescita. Queste due facce di una stessa medaglia stanno a significare che il flusso dei talenti scientifici è una risorsa ambivalente, che rafforza l’interscambio culturale fra le nazioni, in un’unica corrente di evoluzione del pensiero. Ma qual è la realtà che affrontano e con cui si confrontano gli italiani che decidono di vivere questa esperienza in un altro Paese? Quali sono le motivazioni che li spingono e le speranze che ripongono da una scelta che è al tempo stesso fuga da un sistema ingessato e ricerca di maggiore prestigio? Per scoprirlo siamo stati a Cambridge, che con Oxford rappresenta l’università per antonomasia. E dove vive, studia e lavora un pezzo importante di Italia.

ARRIVI E PARTENZE – Le università italiane sono spesso al centro di polemiche e del malcontento per tagli che si sono perpetrati negli anni a discapito della ricerca. E nel balletto di chi va e viene, si scopre che agli studenti stranieri stuzzica l’idea di iniziare un percorso nel Belpaese, mentre a quelli italiani piace la prospettiva di avvalersi del prestigio scientifico britannico famoso in tutto il mondo. Sono i dati dell’Ucas (University and colleges admissions service ) e del Cnaa (Council for national academic awards) a confermare «l’altra migrazione», quella degli italiani, verso i più prestigiosi atenei del Regno Unito. Dal novembre del 2008, nell’olimpo gotico europeo, da Cambridge alla “rivale” Oxford, passando per Brighton, Leicester e i principali atenei di Londra, si è registrato il 21% di richieste in più tra i cosiddetti «undergraduate degrees», i ricercatori e i dottorandi. Ma a guardare bene, le domande pervenute dall’Italia già nel 2007 erano state 1.163, con un incremento dell’11,8% rispetto all’anno precedente e le richieste accettate erano state 646, pari al 55% delle domande presentate.

IL TOP IN EUROPA – Cambridge resta in testa alle preferenze degli italiani, per prestigio e storia. Non potrebbe essere diversamente, considerando che si tratta della prima università d’Europa e della quarta nel mondo dopo Harvard, Stanford, Berkeley, secondo il World University Ranking 2008. La qualità dell’istruzione universitaria è abbinata all’ossessione per la ricerca e alla solidità del fascino della tradizione: un cocktail che la città e l'università vivono in simbiosi. E’ un’istituzione, questo connubio tra mondo accademico e centro abitato, che quest'anno compie 800 anni, tanti ne sono passati dalla sua prestigiosa fondazione.

I NOBEL IN BICICLETTA - Da queste parti si respira l’atmosfera della storia, di un luogo da cui sono transitate le migliori menti del Regno e dell’Europa. Non a caso hanno lasciato il segno ben 83 premi Nobel, tra cui: Isaac Newton, Francis Bacon, J. J. Thomson (padre dell’elettrone), James Clerk Maxwell (il genio dell’elettromagnetismo), Charles Darwin nonché gli scopritori del Dna, Francis Crick e James D. Watson. Un record assoluto, condiviso solo con la Chicago University. Tuttavia, non ci sono solo i fasti del passato e anche oggi uno dei passatempi preferiti degli studenti che studiano nei vari college è quello, durante le pause nei prati o sulle panchine lungo i vialetti, di osservare la gente che passa in bicicletta, perché non è raro riconoscere, tra loro, anche alcuni dei premi nobel degli ultimi tempi. E questa normalità, questo contatto diretto tra le eccellenze della scienza e gli studenti che sperano di diventarlo a loro volta, viene riassunta da John David Barrow, professore di scienze matematiche a Cambridge, specialista di astrofisica e cosmologia, autore di varie decine di libri tradotti in ventotto lingue : «Se non riesci a spiegare quello che fai alla gente che incontri al bar, significa che tu stesso non comprendi quello che fai».

Ambra Craighero


26/02/2009

Diretta Web sui mutui

Diretta Web sui mutui

Alle ore 16:30 diretta web sui mutui chi vuole fare domande o semplicemente ascoltare può farlo cliccando sul link sottostante:

In studio Roberto Anedda, vicepresidente MutuiOnline e Gino Pagliuca, giornalista ed esperto sul mercato immobiliare.

Modera Massimo Fracaro

ISTRUZIONI PER PARTECIPARE ALL'INCONTRO
È necessario che il tuo computer sia in grado di poter vedere i VIDEO.
La diretta sarà trasmessa nel formato Windows Media.
Se non hai installato il video-player, puoi scaricarlo ora cliccando qui sotto:

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Diretta sul Web

 

 



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07/01/2009

Checco Zalone in diretta web

Checco Zalone in diretta web

Checco Zalone risponde alle vostre domande dalle 12,30 in diretta web. Chi vuole inviare domande o soltanto ascoltare può collegarsi al sito cliccando qui


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30/12/2008

Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le Poste

Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le Poste

A Genova. «Che tassi praticate?». «E se muoio?». Il commando vince la battaglia. Protesta benedetta da Burlando: impiegati obbligati a lavorare 2 ore in più

 

 

 
GENOVA — Gaetano Malia all’ufficio è un muratore disoccupato da febbraio, Luciana una casalinga con la «minima» e gravi problemi di diabete, Nicolò Catania un ex operaio, Antonio Pertichini un pensionato con una moglie invalida, Maria Grazia Licheri una nonna a tempo pieno per i tre nipotini, tutti si sono dati appuntamento ieri davanti all’ufficio postale di via Airaghi a Prà, un quartiere del Ponente di Genova, all’una meno un quarto. Sono una trentina e l’età di chi compone questo drappello è intorno ai settant’anni. Sono il commando dei pensionati contro le Poste, i vecchietti terribili del Cep, dove Cep sta per Case di Edilizia Popolare, uno di quei quartieri costruiti intorno agli anni Settanta, casermoni enormi in cattivo cemento, senza servizi, senza negozi, con strade malandate e subito problematici.

Il 12 dicembre le Poste hanno chiuso l’unico ufficio che serviva seimila persone, tante abitano il Cep. Sulla porta è comparso un cartello «chiuso per evento criminoso ». L’11 dicembre c’era stata una rapina. L’ufficio più vicino è a cinque chilometri, per raggiungerlo bisogna cambiare due autobus. È quello di via Airaghi dove i pensionati del Cep hanno inscenato ieri la loro protesta: l’operazione Tartaruga. L’hanno chiamata così un po’ perché il suo fulcro è la lentezza e un po’ per ironia, perché ricorda i loro volti rugosi segnati dalla vita. «Ci presentiamo tutti i giorni in trenta all’ora di chiusura - era il piano - e tratteniamo le impiegate con tutte le domande possibili finché ce la facciamo».

È andata avanti dall’una alle tre, con il sorriso delle tre impiegate agli sportelli sempre più tirato e sotto gli occhi di polizia e carabinieri. «Abbiamo lottato — dice Maria Grazia — per avere l’ufficio postale dieci anni fa, ora non possiamo perderlo. La rapina è solo un pretesto». Dotazione individuale del commando un foglietto di istruzioni stampato dall’ex farmacista del quartiere, Carlo Besana: come far perdere tempo alle impiegate. Fra le domande da porre anche: cosa succede del mio conto postale in caso di morte? Qualcuno ha fatto scongiuri ma poi si è detto: perché no? Ed è andato avanti intrepido. Poi, largo all’improvvisazione: mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa? E se lavorasse in Cina? Ci sono le Poste in Cina? Ad aprire le danze all’una è stato Nicolò Catania, ex operaio di fonderia, ex sindacalista Cgil, settantenne. Ha chiesto di parlare con il direttore: «Ho centomila euro e vorrei aprire un conto, che interesse mi date? Così poco? Non sono mica spiccioli. E se poi non sono soddisfatto e chiudo il conto quanto pago?».

Si sono guardati negli occhi e si sono capiti: i 100 mila euro non ci sono mai stati ma sono andati avanti lo stesso, è stato bello fingere per un po’. L’ex operaio ha tenuto il gioco diciotto minuti. Il record l’ha battuto Susanna: ventitré minuti allo sportello, poi ha lasciato perdere per gentilezza verso l’impiegata. Data l’età media e gli acciacchi i più previdenti si sono portati una sedia pieghevole da casa, una bottiglia d’acqua, bicchieri di carta. E per allungare ancora i tempi tutti hanno versato con bollettino postale un euro a Emergency o all’hospice della Gigi Ghirotti non dimenticando di chiedere la tariffa agevolata: «Ho più di settant’anni, ho diritto allo sconto». Poi hanno coniato anche uno slogan: «Non ho bastoni né corpi contundenti la mia arma sono i conti correnti». In serata le Poste hanno ceduto: l’ufficio del Cep, hanno scritto, sarà riaperto il 12 gennaio «dopo i lavori per metterlo in sicurezza».

È soddisfatto il presidente della Regione Claudio Burlando (Pd) che aveva già scritto al ministro Scajola e alle Poste: «Inaccettabile chiudere quegli sportelli». «Una vittoria della gente—dice Burlando—non aveva senso che Regione, Comune, volontariato si impegnino per aiutare il Cep e l’unico segno dello Stato sia chiudere un servizio essenziale». I vecchietti si erano preparati a bloccare di nuovo le Poste il 2 gennaio, ma non sarà necessario. Grandi questi vecchietti, hanno fegato e spregiudicatezza, quello che manca ai giovani d'oggi. Bravi, prendete esempio.