27/08/2010

Gardaland, giostra negata a una bambina down

Gardaland, giostra negata a una bambina down

Il padre, magistrato e presidente di un'associazione per la tutela delle persone affette dalla sindrome di down, denuncia: «Mia figlia discriminata»

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06/03/2010

Trovato l'autore gruppo choc: «Tiro al bersaglio con bambini down»

Trovato l'autore gruppo choc: «Tiro al bersaglio con bambini down»

 

Internet. È un 19enne cingalese che abita nel Lazio, affetto da disturbi psichici. Voleva raccogliere il maggior numero di «amici» possibili sul social-network

 

ROMA - È un diciannovenne cingalese che abita in una località isolata vicino Roma il promotore del gruppo-choc apparso nel febbraio scorso sul social network Facebook intitolato 'Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down: è l'unica fine che meritano questi parassitì, che aveva come logo la foto di un neonato down con la parola «scemo»scritta sulla fronte e che in poche ore era riuscito a raccogliere oltre 1.300 iscritti. Lo hanno scoperto agenti del servizio di polizia postale e delle comunicazioni di Roma e del compartimento della Sicilia Orientale, che ha sede a Catania, coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo etneo.

VOLEVA RACCOGLIERE AMICI SU FACEBOOK - Il giovane, palesemente affetto da disturbi comportamentali e da tempo sottoposto a trattamento e assistenza psichiatrica, ha reso ampia confessione spiegando di avere promosso l'iniziativa soltanto per fare «trolling», la tendenza che spinge gli utenti a creare gruppi originali su Facebook per ottenere il maggior numero di iscritti possibile. Lo scopo era quello di ottenere un record nelle adesioni. Durante l'operazione gli agenti hanno sequestrato un ingente quantitativo di materiale informatico che è al vaglio degli investigatori. Il cingalese è stato denunciato dalla polizia postale alla Procura di Catania per istigazione a delinquere. Il gruppo era stato collocato nella categoria «Salute e benessere», ed era stato fondato ed era amministrato da «Il signore della notte» e «Il vendicatore mascheratòo». Dati falsi, ovviamente, e nomi di fantasia dietro i quali si nascondeva il diciannovenne cingalese che è stato identificato dalla polizia postale che ha seguito le tracce lasciate su Internet. I proclami messi on line erano deliranti: «Perchè dovremmo convivere con questi ignobili creature... con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down - era sostenuto - sono solo un peso per la nostra società. Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori... io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell'usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature». E ancora: «Per non farli soffrire oltre questa è l'unica fine che meritano questi parassiti». (Fonte Agenzia Ansa).


24/02/2010

Disabile vessato;condannati tre dirigenti di Google

Disabile vessato;condannati tre dirigenti di Google

 

Inflitti sei mesi di reclusione. Per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti

 

Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.

LE CONDANNE - A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione. In particolare il giudice ha condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa), David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati assolti per quello relativo alla diffamazione. È stato assolto invece Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione «video più divertenti», fino al 7 novembre, prima di essere rimosso.

LE MOTIVAZIONI - «Il diritto d'impresa non può prevalere sulla dignità della persona». Questo, secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo che con il pm Francesco Cajani ha sostenuto l'accusa, è il significato della sentenza emessa dal giudice Oscar Magi. «Finalmente -aggiunge il magistrato- si è detta una parola chiara. Al centro di questo procedimento era la tutela della persona attraverso, appunto, la tutela della privacy. Il resto è un fatto fenomenico. Sono certo che questa sentenza uscirà dall'aula del tribunale di Milano e farà finalmente discutere su un tema che è fondamentale».

PRIMO CASO - Quello che si è concluso oggi in primo grado, davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale Oscar Magi, è il primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. Il giudice ha disposto la pubblicazione per estratto della sentenza su Corriere della Sera, Repubblica e Stampa.

RISARCIMENTI - Non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano e l'associazione «Vividown», poiché la loro posizione era legata solo al reato di diffamazione contestato agli imputati. Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.

Redazione online


19/07/2009

Bolzano, la madre annega con la figlia

Bolzano, la madre annega con la figlia

 

Ipotesi: si E' gettata con la piccola, affetta da sindrome di Down, tra le braccia. Il corpo della donna rinvenuto in un canale, non lontano da dove è morta la sua bambina di 5 mesi


BOLZANO - Si è conclusa nel modo più tragico la vicenda della piccola Martina di appena 5 mesi trovata morta sabato nel tardo pomeriggio, annegata nell'acqua di una cisterna irrigua in un campo a Caldaro nei pressi di Bolzano. La madre della piccola, Evi Drescher, di 44 anni, è stata trovata morta anche lei, in un canale che esce dalla cisterna. L'ipotesi più probabile che la donna si sia gettata volontariamente con la piccola, affetta da sindrome di Down, tra le braccia. Pare che la madre avesse dato segni di sofferenza psichica dopo il parto. «L'ipotesi è quella dell'omicidio-sucidio», ha detto il pm Giancarlo Bramante dopo il ritrovamento del corpo della donna. La salma è stata trovata a poca distanza da dove poche ore fa era stato trovato il corpicino di Martina, la figlia di appena cinque mesi della donna. Il magistrato ha detto che sul corpo della donna non c'è alcun segno che possa fare pensare ad una violenza subita. Come ha detto il pm, appare anche difficile che la donna possa essere caduta involontariamente nella vasca, dato che l'apertura attraverso la quale è entrata è di appena 40 per 60 centimetri. Al momento del ritrovamento la donna portava ancora gli occhiali. Sulle cause del tragico gesto non v'è ancora chiarezza: la donna - ha detto il magistrato - «stava attraversando un periodo molto critico, ma non aveva manifestato l'intenzione del suicidio».

A trovare la salma della donna sono stati i tecnici che hanno introdotto nella cisterna una sonda munita di una telecamera. Alle ricerche hanno partecipato duecento uomini, tra poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco, con sommozzatori e nuclei cinofili. La piccola l'avevano trovata alcuni passanti, morta annegata in una piccola vasca di cemento per l'irrigazione dei vigneti che digradano lungo le colline che circondano il lago di Caldaro, una macchia azzurra nel verde dei campi poco a sud di Bolzano. Accanto alla vasca con il corpicino di Martina, di appena cinque mesi, il carrozzino, e nessuna traccia della madre. Fino nel cuore della notte 200 uomini, tra vigili del fuoco, poliziotti, pompieri e nuclei cinofili avevano battuto senza esito la zona alla ricerca della mamma, con il timore che si rafforzava di ora in ora e alla fine confermato, che la donna avesse abbia deciso di compiere un gesto estremo. Il corpicino ormai senza vita era stato trovato alle 19.30 e il perito settore dell'Ospedale regionale di Bolzano Eduard Egarter che aveva ispezionato la salma sul posto, aveva appurato che il dramma doveva essersi compiuto circa un'ora prima.

Non è stato trovato nessun testimone della tragedia. La viuzza dalla quale sia arriva nel campo, infatti, è piuttosto isolata e le abitazioni che vi si affacciano distano centinaia di metri l'una dall'altra; case di agricoltori, alcune delle quali sono state trasformate in pensioncine per i turisti, in gran parte tedeschi, che affollano la zona per il lago e per gli ottimi vini delle colline. Nessuna indicazione ha saputo dare il padre di Martina, Enzo Bagalà, muratore di 45 anni di origini calabresi. Come ha detto il pm Bramante che l'ha sentito, l'uomo è sotto choc e non sa capacitarsi dell'accaduto. Tra le poche informazioni in mano al magistrato per ricostruire il puzzle del dramma è il fatto che la piccola soffriva della sindrome di Down. Sembra inoltre che la madre fosse in cura presso un medico, forse per una depressione cominciata dopo il parto e accentuata dalla sindrome della sua bambina.

Ansa


23/06/2009

La trasparenza di Google

La trasparenza di Google

 

 

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Oggi a Milano era prevista una nuova seduta del processo "ViviDown contro Google", in cui il motore di ricerca è chiamato a rispondere di concorso in diffamazione e violazione della privacy in merito a un video del 2006 caricato su Google Video che riprendeva un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down vessato dai compagni (qui tutti i dettagli). Il processo con rito abbreviato ha però subito uno slittamento a causa della malattia dell'interprete che avrebbe dovuto tradurre la testimonianza di un ingegnere arrivato appositamente in Italia da Mountain View. La cosa ha destato perplessità tra molti dei presenti, parti in causa e non, ma pare che non ci siano stati i tempi tecnici per trovare un sostituto.

Comunque sia, il dibattimento è dunque rinviato al prossimo 29 settembre, anche per la successiva indisponibilità del giudice Oscar Magi. Il processo dunque rimane a Milano, come già stabilito, e sarà a porte chiuse. Ed è questo il caso che oggi ha destato un certo scalpore. Perché il processo, in molti sensi unico nel suo genere a livello mondiale, è seguito con grande interesse anche da molti media americani: si tratta infatti di stabilire la responsabilità di chi ospita contenuti sul Web, o semplificando - come titola oggi un'agenzia della Associated Press - se nel Web debba prevalere il concetto di libertà oppure di responsabilità, legata a un maggiore controllo di quanto va online. Così diversi giornali italiani e statunitensi, tra cui il New York Times e il Wall Street Journal, avevano chiesto al giudice Magi la possibilità che l'udienza fosse pubblica. Ma le difese dei quatro imputati di Google si sono opposte e dunque il processo proseguirà a porte chiuse.

"Dont' be evil" è da sempre il motto dell'azienda di Mountain View. E forse a questa frase, involontariamente, ha voluto riferirsi il pubblico ministero Alfredo Robledo, che con il collega Francesco Cajani si era detto favorevole all'evenienza delle porte aperte, con il commento ironico seguito alla chiusura dell'aula ai giornalisti: "Prendiamo atto della trasparenza di Google". L'avvocato Pisapia, da noi contattato, ha voluto rispondere così: "Parlare in questo caso di trasparenza mi pare fuori luogo, perché il discorso era invece se violare la legge oppure no".  Il legale, uno dei difensori di Google, prosegue: "Siccome noi avevamo l'interesse a terminare tutto il dibattimento entro la fine di luglio, come era previsto, non potevamo certo correre il rischio di vedere annullato il processo. Il rito abbreviato, infatti, è per legge un giudizio non pubblico: la pubblicità in questi casi può esserci solo in caso di richiesta da parte di tutti gli imputati. Che però oggi non erano in aula".


11/10/2008

Lasciano figlio down in auto e vanno a fare spese: «In Ucraina è normale»

Lasciano figlio down in auto e vanno a fare spese: «In Ucraina è normale»


Resta per quasi 3 ore chiuso in una vettura in centro: alla vista degli agenti infatti aveva bloccato le sicure.Gli agenti loliberano, poi arriva il padre: sarà denunciato per abbandono di incapace

 

 

(Proto)
 
Saranno denunciati dalla polizia per abbandono di incapace i genitori del ragazzo down lasciato solo, per oltre due ore, dalle 11 alle 13.30, in una auto di grossa cilindrata nera, in sosta sotto il sole in un parcheggio disabili vicino a Fontana di Trevi a Roma. Il padre, la madre e le due sorelle del ragazzo, che erano a spasso nelle vicinanze, hanno mostrato molta sorpresa quando, al loro ritorno, hanno trovato l'ambulanza e la polizia vicino alla loro auto.

«DA NOI NESSUNO SI SAREBBE ALLARMATO» - «Da noi nessuno si sarebbe allarmato - hanno detto i genitori agli agenti - abbiamo detto a nostro figlio, che si stanca a camminare molto, di chiudersi dentro, perché da noi il primo problema è quello della criminalità: se aveva caldo avrebbe aperto il finestrino». Il giovane è stato visitato dal medico della Croce Rossa, e appurato che le sue condizioni erano buone, è stato riconsegnato ai genitori, che hanno però dovuto seguire gli agenti al vicino commissariato di polizia Trevi, per la formalizzazione della denuncia.

"LIBERATO" DAGLI AGENTI - Il ragazzo down è rimasto per quasi tre ore chiuso nella vettura: era stato notato intorno alle 11 da alcuni passanti, che hanno chiamato il 113: il giovane dava segni di malessere e alla vista degli agenti si è spaventato e ha bloccato le sicure dell'auto dall'interno. La polizia ha allora chiamato una traduttrice che però non è riuscita a convincere il ragazzo ad aprire la vettura. Per questo, dopo circa tre ore, la polizia ha deciso di rompere un finestrino dell'auto per soccorrerlo. Per non spaventarlo gli agenti hanno infranto quello posteriore del portabagagli. Mentre stavano svuotando il vano è arrivato correndo un uomo, il padre del ragazzo, con un bimbo piccolo sulle spalle. L'uomo è stato accolto dalla piccola folla che si era formata intorno all'auto con parole ingiuriose, ma lui non ha reagito, ha parlato con la polizia e poi ha cercato di calmare il ragazzo down.


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