11/03/2012

Maradona: «Non sono un evasore. Voglio tornare in Italia e chiarire tutto»

Maradona: «Non sono un evasore. Voglio tornare in Italia e chiarire tutto»

«Giusto pagare le tasse, ma il fisco sia più umano con i cittadini». Il campione argentino: «Mi hanno fatto perdere 20 anni e tante amicizie. Le sentenze dicono che io ho ragione»

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16/05/2011

Diego d'Arabia: el Pibe ritorna ad allenare a Dubai

Diego d'Arabia: el Pibe ritorna ad allenare a Dubai

CALCIO. Dopo le delusioni mondiali, Maradona è stato ingaggiato per la prossima stagione dall'Al Wasl

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22/01/2011

Dubai: «Il Mondo» sta affondando

Dubai: «Il Mondo» sta affondando

I canali tra le isole non sarebbero più navigabili. L'avvocato di una società coinvolta nella crisi del progetto immobiliare: le isolette stanno franando

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10/07/2010

In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarotta

In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarotta

L'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo

 

agile eutelia fallimento.jpg

 


ROMA - «Killer di aziende. Hanno messo in strada i dipendenti deliberatamente, c'era un patto dietro il fallimento della società». Arresti e 22 perquisizioni in tutta Italia per la bancarotta milionaria Agile-Eutelia, importante gruppo societario nel settore delle telecomunicazioni e dell'information technology. Otto le ordinanze di custodia cautelare, sette eseguite, l'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo.

Nel novembre dell'anno scorso era entrato nella sede romana di Eutelia, occupata dai lavoratori, capeggiando un gruppo di vigilantes e minacciando i dipendenti. Il suo blitz, immortalato dai tg, è uno degli elementi d'accusa nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Elvira Tamburelli. «Samuele Landi - scrive il giudice - noncurante della dismissione seppure soltanto formale da cariche del cda, fa irruzione in azienda sprezzante nei confronti dei dipendenti che tentavano di far valere le loro ragioni e che per effetto dei reati da lui commessi hanno perso il lavoro». Landi e un gruppo di soci «hanno acquistato diverse società organizzando una colossale operazione dolosa con l'obiettivo di provocare, tra l'altro, il fallimento di Agile». Un esempio? «I crediti invece di essere riscossi sono stati ceduti per garantire le obbligazioni di un'altra società del gruppo, la Omega».


La cricca, scrive il giudice,
si è mossa «con lo scopo di spogliare Agile dei suoi asset, svuotando la cassa, caricandola di debiti e sottraendo garanzie ai creditori, soprattutto ai 1.992 lavoratori messi in strada». Per questo la procura di Roma ha chiesto e ottenuto gli arresti dei vertici di Eutelia, Agile e Omega. In manette Pio Piccini, Leonardo Pizzichi, Claudio Marcello Massa, Marco Fenu, Salvatore Riccardo Cammalleri, Antonangelo Liori, Isacco Landi.
I magistrati contestano «la distrazione di 11.179.989 milioni dalla Agile srl e la sottrazione di crediti della stessa società, ceduti senza garanzia ad altri soggetti, per 5.529.543 milioni». L'indagine nasce dal lavoro svolto dai custodi giudiziari nominati dal tribunale fallimentare di Roma nel febbraio scorso.

I rappresentanti di Agile avevano chiesto un concordato ma offrendo fideiussioni false, chi le aveva garantite era la Cofiar, altra società sotto inchiesta. Dalle intercettazioni i finanzieri del valutario e i pm coordinati da Nello Rossi hanno scoperto che il gruppo ha tentato di avvicinare i custodi giudiziari offrendo consulenze. Al telefono si parla con disinvoltura di documenti falsi, delle manovre per svuotare la società con l'intento di avviare nuove imprese in Italia e in Romania. Infischiandosene di quanti perdevano il lavoro. La prova in una intercettazione dell'aprile scorso. Antonangelo Liori racconta al fratello di aver incontrato i sindacati ai quali ha detto: se c'è fallimento «io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa.... Tutto uguale e loro non ce l'hanno un lavoro... Questa è la storia».

ELSA VINCI


28/04/2010

Notti da 13 mila dollari a Dubai Il lusso minimalista di Armani

Notti da 13 mila dollari a Dubai Il lusso minimalista di Armani

Apre il primo hotel dello stilista. Dieci piani nella torre più alta del mondo. «La prossima sfida? Alberghi per giovani da 100 euro»

 

L'ingresso dell'Armani Hotel a Dubai (Epa)
L'ingresso dell'Armani Hotel a Dubai (Epa)

DUBAI - Ora dice che la prossima sfida sarà creare alberghi da 100-150 euro a notte «per gente giovane che già veste Emporio». Una specie di «seconda linea» dell’ospitalità, stesso stile ma atmosfera più informale. Intanto però Giorgio Armani è a Dubai per inaugurare il suo primo hotel, dieci piani nella torre più alta del mondo, e i prezzi delle stanze sono tutt’altri: 1000 dollari per la sistemazione base, 13.000 per una notte nella Armani suite Dubai, 39esimo piano, 400 metri quadrati, due stanze da letto, palestra, bagno-spa, cucina, soggiorno, e una vista a 360 gradi su una delle città più sorprendenti e mobili del pianeta. La prima notte nella suite è sua («ma io non pago», dice): t-shirt bianche appese nella gigantesca cabina armadio, giornali italiani sparpagliati sul tavolino. Da domani sarà un’altra storia. Svuotato dei 400 ospiti arrivati qui per il taglio del nastro, l’hotel dovrà vedersela con la concorrenza di super alberghi costruiti secondo le regole auree del luogo: lusso, dimensioni smisurate, audacia architettonica e una buona dose di marketing.

Tutto il contrario dell’Armani. «Sicuro di volere proprio me, amante del minimalismo, del togliere più che del mettere? », aveva chiesto lo stilista in occasione del loro primo incontro, a Mohamed Al Abbar, presidente di Emaar Properties, colosso immobiliare (di cui è socio il governo) quotato in Borsa a Dubai, con cui Armani sta portando avanti una partnership che riguarda l’intera attività nel settore alberghiero. Storia di 5 anni fa. Lo ha ricordato ieri lo stilista: «Mi avevano parlato di Dubai come della Las Vegas d’Arabia. Poi ho capito che Al Abbar aveva in mente qualcosa di nuovo». Investire su un concetto di eleganza che non fosse sfoggio di ricchezza, ma avesse l'appetibile sapore del lusso europeo. «Nell'hotel Armani non ci sono specchi, non ci sono quadri, l'essenzialità ricorda il feng shui», scrive, con una punta di sbigottimento, The National, il quotidiano in lingua inglese di qui. Manca persino la reception («da bambino mi intimoriva », racconta lo stilista), al suo posto un lifestyle manager segue personalmente ciascun cliente. È Armani allo stato puro: tonalità scure, lunghi corridoi in legno, armadi coperti in pelle, tecnologia. Tutto quello che è nell’hotel, dalla scultura della lobby, che ricorda le rotondità della cupola delle moschee, alle saponette del bagno, è stato disegnato a Milano. «Il nostro progetto potrà raggiungere nel mondo mete ancora più prestigiose», dice ottimista Al Abbar, la cui bellissima moglie era in prima fila, martedì sera, alla sfilata di Armani Privè che ha concluso il pomeriggio, prima della cena di gala.

E la crisi? La Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo con i suoi 828 metri - l'hotel occupa i primi otto, più il 38esimo e il 39esimo - fin nel nome si porta un riferimento al tonfo e alla resurrezione: quel «Khalifa» è un tributo allo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahayan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, intervenuto con miliardi di dollari per salvare l’economia di Dubai. «Ma il sistema bancario è in salute - assicura Al Abbar -. Anzi abbiamo investito più del previsto: Armani è molto esigente». Un miliardo e mezzo di dollari, dice, per l’intera torre compresi l’hotel, la spa, i cinque ristoranti, le strutture annesse e le 144 residenze private arredate dall’italiano e ospitate nella torre (quasi tutte vendute, si racconta, per 37 mila dollari al metro quadrato). Sui dieci hotel e resort da inaugurare nei prossimi dieci anni, c’è cautela. «Li verificheremo con attenzione», dice l’uomo d’affari arabo, mentre Armani cita i tre impegni più vicini: l’apertura, il prossimo anno, dell’Armani hotel di Milano in via Manzoni, le prime ville Armani aMarassi, in Egitto, e il resort di Marrakech. «Otto anni per raggiungere il pareggio, ma non abbiamo fretta», chiude Al Abbar. Fuori c'è l'Atlantis, ribattezzato il castello di Barbie per il colore rosa, a raccontare di una città dove tutto vive sulla «deprecabile ricchezza ostentata », come la chiama Armani. «Venderà agli arabi?», gli chiedono. «Offerte da qui non ne sono arrivate», chiude lo stilista.

Daniela Monti


04/01/2010

Apre il Burj Dubai: l'edificio più alto del mondo

Apre il Burj Dubai: l'edificio più alto del mondo

 

Taglio del nastro per l'edificio da record. E' alto 818 metri. All'interno il primo Armani Hotel. Nel Bahrain già lavorano per costruire una torre da oltre 1000 metri.

 

 

Dopo 4 anni e mezzo di lavori, e uno di ritardo sul previsto, stasera sarà inaugurato il grattacielo "Burj (in arabo torre) Dubai", che con i suoi 818 metri e' l'edificio piu' alto del mondo. L'avveniristica struttura, cattedrale nel deserto dei cantieri bloccati dalla crisi, ha 160 piani e superera' di oltre 300 metri l'attuale detentore del record, la torre Taipei 101 a Taiwan. Costruito da 12.000 persone ha una superficie totale di 334.000 metri quadri. All'interno il primo Armani Hotel del mondo: 160 tra suite e stanze per gli ospiti progettate personalmente dallo stilista.


30/11/2009

Crac Dubai World, Emirati non garantiranno i debiti

Crac Dubai World, Emirati non garantiranno i debiti

 

L'ombra nera della bolla immobiliare araba continua a minacciare le banche locali e straniere, operanti nell'area. Il ministro delle Finanze del paese ha dichiarato che il governo non intende farsi carico del grave ammanco della holding

 

Il governo degli Emirati arabi uniti non intende garantire i debiti di Dubai World e i suoi creditori subiranno, a breve termine, le conseguenze della ristrutturazione del grave ammanco della holding. E' quanto sostenuto dal direttore generale del ministero delle Finanze di Dubai. Si prospettano, dunque, possibili ricadute sui mercati, benché la Banca centrale degli Emirati arabi si fosse impegnata, nella giornata del 29 novembre, a sostenere gli istituti di credito locali e stranieri operanti nell'area.

 

 


27/11/2009

La crisi di Dubai si fa sentire, Borse giù

La crisi di Dubai si fa sentire, Borse giù

 

Tokyo chiude in forte calo -3,22%. negative tutte le borse asiatiche. Piazze europee in apertura trascinate al ribasso dal rischio fallimento di Dubai World, poi c'è il recupero

 

Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)
Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)

La crisi di Dubai World, con il congelamento per sei mesi dei pagamenti sui debiti (59 miliardi di dollari) della holding, porta giù prima le Borse asiatiche e poi, in apertura, e per il secondo giorno consecutivo, anche quelle europee. Lo scossone è forte e si teme un nuovo crack finanziario. Tokyo ha terminato gli scambi in caduta libera, a -3,22%, trascinata anche dal sostenuto rafforzamento dello yen che in apertura di seduta è sceso sotto quota 85 sul dollaro toccando i minimi dal 1995. L'indice Nikkei è sceso a 9.081,52 punti, 301,72 in meno della chiusura di giovedì.

PIAZZE EUROPEE - Dopo l'ondata di ribassi provenienti dall'Asia toccava all'Europa. Tutti in calo in apertura i listini del Vecchio Continente: a Parigi l'indice Cac in avvio di seduta segnava -1,79% a 3.614,51 punti mentre a Londra il Ftse segnava -1,74% a 5.103,78 punti. In calo anche Francoforte (-1,6%). Non si discostava dal trend ribassista anche Piazza Affari che all'esordio vede l'Ftse Mib arretrare del 2,33% a 21.433,62 punti, mentre l'All Share perdeva il 2,12% a 21.887,23 punti. Successivamente però le Borse del Vecchio Continente recuperavano terreno anche se si confermavano pesanti le banche e i titoli delle società più esposte verso la città-Stato. Attualmente Francoforte guadagna lo 0,12%, Parigi lo 0,16%, mentre Londra cede lo 0,26%. Resta negativa, anche se di poco, Milano dove il Ftse Mib arretra dello 0,22%, e il Ftse All Share dello 0,23%.

BORSE ASIATICHE - Male, oltre a Tokyo, anche tutte le altre piazze asiatiche. A Seul il Kospi è caduto del 4,7% a 1.524,50, minimo da quattro mesi, a Hong Kong l’Hang seng ha segnato un calo del 5,1% a 21.088,55. «Gli operatori temono un crack finanziario a Dubai - commenta un operatore - e si stanno rifugiando nell'oro, titoli pubblici e perfino nel dollaro». E c'è attesa per il dato dell'apertura di Wall Street, dopo la chiusura di giovedì per il Giorno del Ringraziamento: una giornata nera, come detto, quella di giovedì per l'Europa, che ha perso 152 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola seduta.

LO SPETTRO DELLA CRISI - Le difficoltà di Dubai hanno alimentato ipotesi di possibili effetti contagio in tutta l’area del Medio Oriente e delle economie emergenti, e richiamato lo spettro della crisi finanziaria asiatica della metà degli anni '90. La moratoria sui bond della Dubai World riguarda un gruppo complessivamente indebitato per circa 60 miliardi di dollari: l’emirato sta accusando un drammatico crollo dei prezzi immobiliari, che hanno subito cali dell’ordine del 50% dopo che negli anni scorsi aveva acquistato notorietà mondiale come polo finanziario dell’area che fa sfoggio di innumerevoli grattacieli, tra cui il più alto del mondo. La Dubai World, a controllo statale, è a capo del progetto per la creazione della gigantesca isola artificiale nel Golfo a forma di palma.

LA BANCA D'ITALIA - A rasserenare gli animi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci pensava però successivamente il direttore generale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni: «Per quanto riguarda il sistema Italia non ci sono problemi - ha detto - l'esposizione verso Dubai è molto contenuta, non c'è alcuna preoccupazione».

CONSOB - «Stiamo facendo approfondimenti, ma allo stato c'è serenità assoluta»: ha detto invece il presidente della Consob, Lamberto Cardia.


16/09/2009

Dubai, sventato un piano per colpire il più alto grattacielo del mondo

Dubai, sventato un piano per colpire il più alto grattacielo del mondo

 

I media israeliani: «Attentato simile all'11 settembre contro il Burj Dubai. Otto arresti e 45 fermi», sospetti sull'iran. Ma la polizia smentisce

 

La torre di Dubai (Reuters)
La torre di Dubai (Reuters)

GERUSALEMME - Un aereo contro la Torre di Dubai (Burj Dubai). È l'attentato che i servizi segreti degli Emirati Arabi sarebbero riusciti a sventare, un mese e mezzo fa, e di cui danno per la prima volta notizia i giornali mediorientali. I primi otto sospetti erano stati arrestati immediatamente quando fu scoperto il complotto, mentre più di recente - scrive il quotidiano israeliano "Yedioth Ahronoth" - sarebbero state fermate altre 45 persone, fra cui la maggior parte palestinesi e libanesi. Il piano dei terroristi - riferisce il giornale - era quello di abbattere il grattacielo più alto del mondo (160 piani, ma dovrebbe arrivare a 162 per quasi 820 metri di altezza), prima della sua inaugurazione prevista per la fine del 2009. Poco dopo la pubblicazione della notizia, la polizia ha però rilasciato una secca smentita.

IL PIANO - Secondo lo "Yedioth Ahronoth", gli inquirenti sospettano che l'attacco avesse la regia dell'Iran anche se non si esclude che dietro ci potessero essere Al Qaeda o gruppi estremisti dell'Arabia Saudita. La vicenda è iniziata un mese e mezzo fa, quando il quotidiano kuwaitiano "al-Jareeda" riferì dell'arresto di otto sospetti da parte dell'intelligence degli Emirati in relazione a un «commando armato affiliato con uno dei paesi della regione, che operava nel Ras al-Khaima», uno dei sette emirati che compongono gli Eau nell'estremo nord del Paese, che si affaccia sul Golfo Persico. Durante gli interrogatori dei sospetti, tenuti rigorosamente top secret, era emerso che stavano organizzando l’attentato aereo contro la Torre di Dubai. Come svela "Yedioth Ahronoth" nella sua edizione online, è possibile che il velivolo scelto per l'operazione dovesse decollare da una pista aerea non ufficiale in Iran.

SMENTITA - Il vice-capo della polizia di Dubai, Khamis Mattar al Mazeina, ha però smentito la notizia . La storia di un tentato attacco terroristico per mano iraniana «è falsa», ha sottolineato il generale citato dal sito online del quotidiano "Gulf News".


15/07/2009

E gli sceicchi fanno «shopping» di medici

E gli sceicchi fanno «shopping» di medici

 

Il concorso. A Bologna la selezione di cento camici bianchi in fuga

 

Concorso per cento camici bianchi

Concorso per cento camici bianchi


 

Se fino a qualche tempo fa i calciatori a fine carriera andavano a svernare in Medio Oriente, adesso anche i medici e gli infermieri italiani vedono negli Emirati il nuovo Eldorado. Da oggi, per tre giorni, si terranno all’Hotel I Portici le selezioni per oltre cento specialisti nel campo della sanità pronti a fare i bagagli verso gli Emirati Arabi e il Qatar. Per chi, invece, preferisce i Paesi occidentali sono previsti anche colloqui per assunzioni nel Regno Unito, Usa e Canada. L’iniziativa è frutto di una collaborazione fra Idea Lavoro, agenzia di lavoro leader nella selezione di curricula sanitari, e Hcl International, società «faro» nel collocamento internazionale di professionisti in ambito medico. I vincitori otterranno un contratto a tempo indeterminato e vari benefit aziendali.

SELEZIONI -Le selezioni verranno condotte da personale direttamente proveniente dagli ospedali di Dubai, Abu Dhabi e Doha, per quanto concerne i posti messi a disposizione negli Emirati Arabi. Mentre manager di ospedali inglesi, statunitensi e canadesi si occuperanno della «scrematura» dei curricula di chi preferisce un posto meno caldo. Alle selezioni possono partecipare anche neolaureati. Non sono richiesti solo medici, ma anche infermieri e ostetriche. E a provarci saranno in tanti: secondo le stime di Idea lavoro i candidati sono più di 400. «Ho 36 anni e sono un chirurgo — spiega una dottoressa che preferisce restare anonima — per far quadrare i conti durante la specializzazione ho fatto numerose guardie mediche di notte». Lei ha deciso di tentare il grande salto all’estero perché la situazione italiana le appariva sconfortante. «In Inghilterra un medico con la mia qualifica viene pagato 12.000 euro al mese — prosegue — e a questo si aggiungono vari benefit come l’appartamento in affitto a un canone simbolico e l’auto. In 5 anni, guadagni l’equivalente di 20 anni di lavoro in Italia». Le nostre eccellenze in campo medico non si discutono, ma non sono agevolate. «Non ci possiamo permettere di pagare neanche i corsi di aggiornamento all’estero — aggiunge il chirurgo sconsolato — allora ho deciso di provarci, voglio rifarmi una vita. Tutti mi consigliano di partire e aggiungono "tenterei anche io le selezioni, se non avessi una famiglia qui in Italia"».

Giuseppe Cucinotta