22/09/2009
La Ferrari e il Mondiale da riaprire
La Ferrari e il Mondiale da riaprire
L'ANALISI. Dopo l’«autoscontro» di Piquet, Maranello perse il titolo per un punto
![]() |
| Flavio Briatore (Reuters) |
MILANO — La «Stangata» della F1 va in scena a Singapore il 28 settembre 2008. Al posto di Paul Newman e Robert Redford la recita la mettono in piedi Flavio Briatore e Nelsinho Piquet e altri coprotagonisti. Rivedendo il peggior film girato dalla F1, la Ferrari, da spettatrice un po’ disgustata, annota: «Quel Mondiale avrebbe potuto avere forse, e fatemi ribadire forse, un finale diverso». Lo sostiene il team manager di Maranello, Stefano Domenicali, con tutto il garbo che gli è naturale, la prudenza e la diplomazia necessarie in questi casi, pensando alla classifica finale del Mondiale piloti: Hamilton campione iridato con un punto di vantaggio su Felipe Massa.
Domenicali si limita ad osservare: «Massì, mi faccio delle domande. Per esempio mi chiedo come sarebbe finito il Gran premio di Singapore senza quell’episodio dell’incidente di Piquet arrivato a sentenza ieri e giudicato come una truffa? ». Domenicali ha una seconda questione da affrontare: «E di conseguenza, il Mondiale come sarebbe finito?».
Andiamo per ordine cercando di ottenere delle risposte, anche se a fatica (la fatica imposta dalla diplomazia) da Domenicali. Quella gara, Singapore 2008, la vince Alonso con la Renault davanti a Nico Rosberg su Williams e Lewis Hamilton su McLaren. Ecco il punto che duole alla Ferrari, Hamilton dall’alto del suo podio intasca 6 punti, mentre Massa con la Ferrari non ne prende neppure uno piazzandosi al tredicesimo posto. Ed ecco qui l’altro punto che duole a casa Maranello: Massa, prima della baraonda provocato dall’«autoincidente» di Nelson Piquet, è in testa al Gran premio. L’apparizione della safety car, motivata dall’«autoscontro » di Piquet, e il conseguente pit stop un po’ generalizzato di tutte le squadre cambia i piani (e il risultato) della gara. «Ovvio che non possa esserci la controprova — sottolinea Domenicali — ma il risultato della corsa poteva essere diverso». D’accordo. Ma non bisogna nemmeno far finta di niente rispetto al tredicesimo posto di Massa a Singapore. L’infelice risultato ferrarista nasce è vero da quell’incidente costruito ad arte (secondo la sentenza di ieri) da Piquet e dalla Renault, ma pure da quel pasticcio memorabile combinato ai box dagli uomini della Ferrari: tutti ricordano quella Rossa (di vergogna) che riparte dopo il rifornimento trascinandosi la pompa della benzina e l’inseguimento dei meccanici che rincorrono Massa per tutta la corsia dei box. «Vero, verissimo », riconosce con lealtà Domenicali.
È anche vero che il titolo mondiale finisce nelle mani di Lewis Hamilton all’ultima gara per un solo punto di vantaggio su Felipe Massa. Pallottoliere in mano, il rammarico di Domenicali è quindi comprensibile. A sentenza avvenuta, il punto sul quale bisognerebbe riflettere è uno solo: è giusto che, dopo decisioni così pesanti da parte della Fia, si possa considerare ancora credibile l’ordine d’arrivo del Gran premio di Singapore? È giusto equiparare la vicenda Briatore- Piquet a un caso di doping in una finale olimpica, con esclusione del colpevole e ordine d’arrivo modificato? Il film del Gran premio dimostra che l’uscita di pista telecomandata di Piquet ha falsato completamente lo svolgimento della corsa. Hamilton non ha colpe e non può subire un danno, ma ci vuole tanto coraggio per omologare quanto è accaduto a Singapore un anno fa.
Daniele Dallera
15:47 Scritto in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: formula uno, motori, polemiche, ricatti, spy story, verbali, piquet, mosley, ecclestone, briatore, complotti, mondiale, gp | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
18/09/2009
Ecclestone consiglia: frega Briatore
Ecclestone consiglia: frega Briatore
Verbali. Papà Piquet: «Mosley mi disse: non ci sono le prove, a meno che...»
| Flavio Briatore (LaPresse) |
È il 17 agosto 2009. Londra, uffici dell’agenzia investigativa Quest che opera per la Fia. Nelson Piquet senior viene interrogato da Martin Smith, e Jake Marsh. L'interrogatorio dura poco meno di un'ora. Una lunga conversazione tenuta sino ad oggi segreta, a differenza di altre. Il motivo sta forse in alcune dichiarazioni dello stesso Nelson il quale afferma di aver denunciato i fatti di Singapore al braccio destro di Mosley, Charlie Whiting, alla vigilia del Gran Premio del Brasile dello scorso anno. Whiting gli rispose che «non si poteva provare nulla». Non contento, Piquet dichiara di aver raccontato tutto a Bernie Ecclestone in Ungheria alla vigilia dell'ultima gara di Nelsinho con la Renault, lo scorso agosto: «Gli dissi: cosa devo fare? Bernie rispose: fottilo» intendendo ovviamente Flavio Briatore. Ancora, Piquet riferisce di aver detto tutto anche a Mosley. Risposta del presidente Fia: «Charlie (Whiting) mi ha già informato ma non possiamo provare nulla a meno che non arrivi qualcuno a dirmi come stanno i fatti».
Ora, qualche conto non torna. Non spetta a noi giudicare se ci fu frode sportiva o meno a Singapore ma affiorano molti elementi per ipotizzare che la ricerca della verità sia ampiamente subordinata ad altro. Qualche dato: il GP Singapore venne disputato il 28 settembre 2008. Due giorni più tardi (il 30) scadeva l'opzione di Nelsinho Piquet per il 2009, opzione che Briatore non rinnovò nonostante il supposto debito con un pilota che aveva appena sbattuto contro un muro «per la squadra». La delazione a Whiting avviene in Brasile, tra il 30 ottobre e l'1 novembre 2008. Il 2 novembre Briatore rinnova il contratto di Nelsinho riducendo il compenso da 1,5 milioni di dollari a 1 milione con possibilità di taglio in base alle prestazioni. Il che non quadra con l’incombenza di un possibile ricatto e nemmeno con la nota astuzia di un «ricattabile» Briatore.
La Fia è a conoscenza della cosa da 10 mesi. Eppure l’inchiesta è scattata solo questa estate. Con un avvertimento minaccioso e palese: la squalifica di una gara inflitta alla Renault per una ruota fissata male a Budapest. Squalifica tolta in appello. Un appello al quale i giudici di gara ungheresi non si sono nemmeno presentati. Per intenderci, la molla persa dalla Brawn di Barrichello che ha ferito Massa in Ungheria non ha prodotto alcuna azione federale. Zero. Dunque, viene da chiedere, intesi i rapporti che intercorrono tra Mosley, Ecclestone e Briatore, con quali finalità questa inchiesta sta andando in porto. Briatore si è tolto dalla scena, ma una risposta alla domanda viene soprattutto dal comunicato Renault di due giorni fa. Nel quale la casa francese, in pratica, rinuncia a difendersi, ammette la colpa. Il tutto nonostante le trascrizioni delle comunicazioni radio smentiscano Piquet jr. (il quale chiede una sola volta a che punto è la corsa e non più volte come afferma) e non rilevino alcuna responsabilità del manager italiano.
La paura assoluta e manifesta della Renault si basa sulla convinzione di non trovarsi di fronte ad un normale tribunale ma a una giuria (il Consiglio mondiale della Fia) che agisce secondo criteri propri, connessi alla volontà del proprio vertice. Vale a dire Mosley. Quindi cosa accadde davvero a Singapore diventa un tema strumentale. Lo è già diventato prima del processo. Briatore è fuori. La Renault si è già dichiarata colpevole, mentre, in contemporanea, attacca e denuncia i Piquet davanti a un vero tribunale, quello dello Stato francese. In pratica la Renault è consapevole di non poter essere giudicata dal tribunale Fia in base ai fatti. Piuttosto, sembra chiedere clemenza all’onnipotente sovrano.
Giorgio Terruzzi
10:31 Scritto in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: formula uno, motori, polemiche, ricatti, spy story, verbali, piquet, mosley, ecclestone, briatore, complotti, mondiale, gp | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook






