13/04/2012

Taranto, 15 tonnellate di carburante si riversano in mare, inquinati 800 mq

Taranto, 15 tonnellate di carburante si riversano in mare, inquinati 800 mq

INQUINATO IL MAR GRANDE. Mercantile panamense perde liquidi ma non risultano falle. «Errore durante lo svuotamento delle casse di zavorra»

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12/04/2012

Rinnovabili, si cambia: incentivi solo agli impianti più moderni

Rinnovabili, si cambia: incentivi solo agli impianti più moderni

Tre miliardi di euro all'anno di risparmi. L'obiettivo sale al 35% di energia «verde» entro il 2020, oltre il limite Ue, per diminuire i costi sulla bolletta elettrica

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04/11/2011

Il futuro del solare passa dalle piante. Fisica quantistica per la fotosintesi

Il futuro del solare passa dalle piante. Fisica quantistica per la fotosintesi

Collini: «A toronto avrei avuto più certezze, ma non ho guardato al lato economico». Una ricercatrice italiana 32enne torna dal Canada per guidare un gruppo di ricerca. Finanziato dall'Europa

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14/10/2011

Nuova Zelanda, la marea nera in diretta sul Web

Nuova Zelanda, la marea nera in diretta sul Web

Il disastro della portacontainer Rena visto attraverso gli utenti di YouTube, Flickr e Twitter. Con timeline interattive e simulazioni virtuali sulle possibili conseguenze ambientali della fuga di petrolio.

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05/07/2010

Razzi e auto elettriche «sexy» Musk, l’imprenditore virtuale

Razzi e auto elettriche «sexy» Musk, l’imprenditore virtuale

Genio o sognatore? L’ascesa rapida di mister «Iron man»

 

 

L'imprenditore sudafricano canadese Elon Musk
L'imprenditore sudafricano canadese Elon Musk

NEW YORK — Un genio capace di dare un nuovo futuro all’industria americana dell’alta tecnologia o un romantico sognatore buono per i cartoni animati e le sceneggiature di qualche film? Nelle ultime settimane, con l’ottimo esito del collocamento in Borsa della sua azienda di vetture elettriche Tesla (il primo produttore d’auto ad affacciarsi in Borsa da quando, nel 1956, fu quotata la Ford) e il successo del lancio del missile Falcon 9 costruito dalla sua SpaceX, il 39enne Elon Musk si è candidato ad essere il protagonista di una vera rivoluzione delle produzioni manifatturiere. Tanto più che l’imprenditore sudafricano- canadese trapiantato nella West Coast Usa fin dagli anni dell’università, oltre che sull’auto elettrica e sui vettori spaziali, sta investendo nelle tecnologie dell’energia solare: è presidente della conglomerata delle energie alternative Solar City anche se qui, a differenza di auto e missili, non ha un ruolo operativo. Ma c’è anche chi sostiene che l’imprenditore divenuto celebre (e ricco) inventando il sistema di pagamento online PayPal, vada per adesso considerato una realtà poco più che virtuale anche nei settori industriali nei quali opera. Certo, le Tesla sono vetture elettriche seducenti: linee aggressive che ricordano Lotus e Ferrari, scatto altrettanto bruciante (da zero a 100 km/h in 3,9 secondi), vetture già nelle mani di celebrity come George Clooney, Matt Damon e il cofondatore di Google, Sergey Brin.

Ma sono anche molto costose, hanno avuto grossi problemi di industrializzazione del processo produttivo e ne sono state vendute, finora, solo mille. Coi soldi raccolti col collocamento verrà finanziata la produzione di un nuovo modello «formato famiglia» a più basso costo. Ma la realtà è che, dalla fondazione nel 2003 fino ad oggi, l’azienda ha perso 290 milioni di dollari e non sa dire quando pagherà un dividendo. Un salto nel buio, dicono i critici che ricordano come meno di due anni fa Elon Musk fosse stato sul punto di abbandonare tutto. Questi detrattori, poi, considerano velleitario anche il progetto dell’imprenditore- inventore sudafricano di sostituire gli «shuttle» e i vecchi missili della Nasa coi suoi vettori low cost e riutilizzabili che, a suo dire, ridurranno di dieci volte il prezzo del lancio di una navicella nello spazio. La Silicon Valley che, da culla di Internet, si trasforma in incubatore delle nuove industrie dell’energia e dello spazio, rimpiazzando pian piano una Nasa divenuta sempre più costosa e burocratrica: una prospettiva che affascina anche Barack Obama ma che, fino a non molto tempo fa, si è scontrata con l’insuccesso di alcuni lanci sperimentali dei vettori di SpaceX. E, infatti, ancora ieri Elon Musk era soprattutto Mr «Iron Man», il genio ascetico e tenebroso che aveva ispirato al regista Jon Favreau il personaggio di Tony Stark: l’imprenditore- scienziato che, per proteggersi da una menomazione fisica e sottrarsi a un rapimento, si chiude nella corazza dell’«uomo d’acciaio».

Elon ha poi dato ancor più un sapore da fumetto alla sua storia con la pretesa di essere povero in canna: «Non ho un dollaro, ho investito tutto quello che ho guad a g n a t o c o n PayPal nelle mie aziende, vado avanti coi prestiti degli amici» ha dichiarato tempo fa suscitando lo smarrimento degli investitori e dello stesso governo federale che gli ha concesso prestiti agevolati per lo sviluppo di nuove tecnologie di risparmio energetico. In realtà stava solo cercando di sottrarsi alle richieste economiche della moglie dalla quale sta divorziando. Se il mercato dell’auto elettrica decollerà, oltre alle costosissime (oltre 100 mila dollari) Tesla Roadster costruite a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, Musk riuscirà a vendere su più larga scala anche il «Model S» prodotto a Los Angeles: un’aggressiva berlina da 50 mila dollari che ricorda una Maserati. Sarà comunque dura, perché anche gli altri giganti dell’auto stanno sbarcando in questo segmento: la General Motors, ad esempio, comincerà a vendere a novembre la sua «Volt». Ma sono in molti a credere nelle idee della Tesla: non solo le società di venture capital o gli investitori di Wall Street che hanno sottoscritto il collocamento, ma anche la Toyota e i tedeschi di Daimler Benz che sono nel suo capitale. La sfida più affascinante (e potenzialmente redditizia) è, però, nello spazio.

Quella di uscire dall’atmosfera terreste è un’impresa che attira tutti gli imprenditori innovativi: i fondatori di Google, Richard Branson di Virgin, Jeff Bezos di Amazon, sono già variamente impegnati nei progetti del «turismo spaziale». I missili di Elon Musk sono una realtà ben più impegnativa, delle capsule sub-orbitali (e turistiche) di Burt Rutan. SpaceX, oltre a fare già profitti, è la prima azienda a riuscire laddove finora si erano cimentati solo pochi governi: mettere in orbita satelliti o astronavi. Oltre ai vettori, la società di Musk ha progettato anche la navicella Dragon che, in teoria, potrebbe sostituire gli «shuttle» (che andranno in pensione fra due mesi) nei voli verso la stazione spaziale orbitante. In realtà SpaceX deve ancora dimostrare la sua affidabilità, ma il successo degli ultimi voli ha reso operativo il contratto da oltre 3 miliardi di dollari firmato nel 2008 dalla società con la Nasa. Per ora Musk fornirà vettori per cargo spaziali senza uomini a bordo, mentre gli astronauti verranno traghettati utilizzando le Soyuz russe. Ma Obama, nonostante le accuse di «socialismo» che gli arrivano dai conservatori, ora punta sulle astronavi private.

Massimo Gaggi


06/02/2010

L'appartamento-termos I gradi si regolano sottoterra

L'appartamento-termos I gradi si regolano sottoterra

 

Made Expo. In Toscana i primi edifici di edilizia economica che sfrutta per il caldo e il fresco la geotermia a bassa entalpia

 

I condomini in costruzione a Follonica
I condomini in costruzione a Follonica

Energia catturata dalle viscere della terra per riscaldare d'inverno e raffreddare d'estate, mura realizzate con la paglia, vetri energetici, impianti fotovoltaici, pannelliadercoleadercole solari, mini impianti eolici. Eccole le case del futuro, bioenergetiche ed ecocompatibili. In Toscana ne stanno nascendo a decine, uniche nel suo genere. Come il residence «Il Giardino dei piccoli» che si sta costruendo a Figlineci sentiamo domani ora sono impegnato Valdarno (Firenze), oppure i venti appartamenti di edilizia economica e popolare che saranno inaugurati a giorni a Follonica (Grosseto) e non faranno spendere ai proprietari una lira di bolletta. E ancora la biblioteca di Rosignano (Livorno), l'unica struttura pubblica che sarà realizzata utilizzando 85 mila balle di paglia per un isolamento energetico e acustico straordinari. Progetti, differenti, uniti da stessi obiettivi: non inquinare, limitare al massimo il consumo energetico e rilanciare il mercato edilizio.

Una delle tecnologie più rivoluzionarie utilizzate a Figline e a Follonica è la «geotermia a bassa entalpia». «Si trivella il terreno per un centinaio di metri—spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo tra i progettisti degli edifici ecologici — e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento ».

Riscaldamento discreto: guarda come funziona

La cosa più interessante dell' impianto è la doppia funzione. Dopo un onesto lavoro da «riscaldatore » d'inverno, in estate il sistema raffredda la temperatura di ogni stanza. «Questo perché nella zona dove costruiamo il sottosuolo ha una temperatura intorno ai 18-20 gradi e può arrivare sino ai 25, ottima per tutte le stagioni». La geotermia a bassa entalpia garantisce i tre quinti del fabbisogno energetico della casa, un quinto arriva dal fotovoltaico e il resto dai biomateriali ad alta efficienza energetica.

I costi di costruzione? Leggermente superiori a quelli di un edificio tradizionale (circa il 15%), ma i soldi spesi anticipatamente sono un investimento per il futuro. Non solo perché le norme in materia di bioedilizia garantiscono contributi governativi ma perché la bolletta è vicina allo zero. A Follonica sono stati costruiti venti appartamenti di edilizia economica e popolari a prezzi convenzionati. Gli appartamenti di 75 e 80 metri quadrati quasi ultimati dalla Cooperativa edile l'Avvenire sono stati venduti a 255 mila euro l'uno con garage e giardino. Anche in questo caso insieme all'uso della geotermia a bassa entalpia, i tecnici hanno utilizzato impianti fotovoltaici. E per far diventare realtà una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. «Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti — spiega Giorgio Romagnoli, geometra e presidente della cooperativa —. Con queste tecniche le case sono diventate simili a termos e dunque basta poca energia per riscaldarli e raffreddarli. Negli appartamenti non c'è gas e dunque non si paga la bolletta e il fotovoltaico produce più dell'energia elettrica. In più l'energia eccedente sarà venduta all'Enel e dunque i proprietari non dovrebbero pagare neppure la bolletta per il consumo degli elettrodomestici ».

A Rosignano Solvay, a sud di Livorno e a due passi dalla Castiglioncello resa celebre dal Sorpasso di Dino Risi, sono appena iniziati i lavori di una supebiblioteca da 6,2 milioni di euro costruita interamente con la paglia. Voluto da Comune e Regione, il progetto ricorda a canone inverso la novella dei Tre Porcellini. Il bello è che stavolta è la casa di paglia ad essere più resistente, calda e accogliente. Le 8500 balle di paglia serviranno secondo i tecnici a progettare architetture capaci di conservare il caldo di inverno e il fresco in estate.

«Il progetto prevede l'utilizzo di tecniche innovative di ventilazione naturale — spiega Andrea Immorali, ingegnere, dirigente dei Lavori pubblici del Comune -, un sistema geotermico di preriscaldamento degli interni, impianti solari termici per la produzione di acqua calda e un impianto fotovoltaico ». Non solo. La superbiblioteca avrà un tetto verde, cioè ricoperto da terra e piante e naturalmente ancora paglia, un po' come i tetti-giardino del Nord Europa ottimi per isolare il calore. C'è poi chi in Toscana la casa ecologica se l'è costruita da sé. Come ad Arezzo il presidente della Commissione Sanità della Regione, Fabio Roggiolani: «Ho utilizzato legno, calore dalla terra, impianti fotovoltaici, materiali bioenergetici. Non inquino, risparmio emi sento in pace con il cielo e con la terra».

Marco Gasperetti


06/01/2010

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

 

Il comandante di Sea Shepherd: «Le baleniere giapponesi ci hanno attaccato». Verso l'affondamento l'«Ady Gil», il mezzo d'assalto dell'associazione che combatte la caccia alle balene

 

L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)
L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)

Il trimarano ultra-rapido utilizzato dagli ecologisti australiani per inseguire le baleniere giapponesi è stato semi-distrutto in seguito a uno scontro con i pescatori nell’Antartico. Lo hanno denunciato gli ambientalisti di Sea Shepherd, l'associazione che cerca di contrastare la caccia ai cetacei, oggetto di una moratoria internazionale in vigore dal 1986 che le autorità nipponiche continuano a ignorare con il pretesto della cattura di esemplari a scopi scientifici. Una posizione isolata, quella di Tokyo, che gli è valsa dure critiche soprattutto da Australia e Nuova Zelanda, nazioni che hanno fatto della difesa dei santuari marini una priorità.

EQUIPAGGIO IN SALVO - I sei membri dell’equipaggio dell’«Ady Gil» - così battezzato in onore del mecenate che lo ha donato agli «ecowarrior» - sono stati soccorsi e sono usciti indenni dall’imbarcazione. «Sembra che l’Ady Gil stia affondando e le possibilità di recuperarlo sono molto labili», ha aggiunto Sea Shepherd, che ha definito «non provocata» l’aggressione delle baleniere giapponesi e sostiene di averla ripresa in un filmato. «Lo Shonan Maru numero 2 si è improvvisamente messo in movimento e ha deliberatamente colpito l’Ady Gil sfondando otto piedi (2,4 metri) di prua», si precisa nella nota.

IL MEZZO D'ASSALTO - L’«Ady Gil» è un trimarano futuristico nero in carbonio e kevlar che può raggiungere i 93 chilometri orari. Doveva servire a ostacolare l’avanzata dei pescatori giapponesi con operazioni di disturbo. Prima di oggi, l’equipaggio dell’Ady Gil aveva lanciato bombolette maleodoranti contro la baleniera nipponica. «Le baleniere giapponesi si sono macchiate di un’escalation molto violenta del conflitto» ha dichiarato Paul Watson, responsabile della campagna condotta annualmente dall’associazione Sea Shepherd. La distruzione dell’Ady Gil rappresenta «una perdita sostanziale per la nostra organizzazione», ha affermato Watson, che ha quantificato la perdita economica in circa due milioni di dollari.

LA REPLICA DEI GIAPPONESI - I giapponesi hanno accusato a loro volta i militanti di Sea Shepherd, cinque neozelandesi e un olandese, di aver tentato di ostacolare le eliche della loro barca con una fune e di aver utilizzato un «indicatore laser verde» in direzione dell’equipaggio.


05/12/2009

Ecosia: primo motore di ricerca ecologico

Ecosia: primo motore di ricerca ecologico

 

I server funzionano con energia «verde». I suoi ideatori dichiarano che quasi l'80% dei profitti finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia

 

MILANO - Sarà il primo motore di ricerca ecologico e avrà come fine ultimo la protezione di migliaia di ettari di foresta amazzonica. Lunedì prossimo sarà lanciato ufficialmente a Berlino «Ecosia», il motore di ricerca che cercherà di far concorrenza al gigante Google puntando tutto sull'arma verde. Infatti, come dichiarano i suoi ideatori, quasi l'80% dei profitti ricavati da Ecosia finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia e ogni ricerca effettuata con il motore di ricerca ambientalista salverà in media due metri quadri di foresta pluviale. Il progetto è sostenuto anche da Yahoo e Bing e partirà nello stesso giorno in cui a Copenaghen i grandi della Terra cominceranno a discutere i problemi climatici del nostro pianeta.

PUBBLICITÀ ONLINE - Ecosia userà la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Il sito ecologico infatti otterrà uno contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate: «Grazie ai link sponsorizzati, i motori di ricerca guadagnano miliardi ogni anno» dichiara Christian Kroll, uno dei fondatori del motore di ricerca ecologico. «Ecosia crede che esista un modo più ecologico per usare questi enormi profitti e ritiene che questi soldi potrebbero servire a combattere il riscaldamento climatico». Secondo i calcoli di Kroll se solo l'1% degli utenti di Internet usassero Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera. «Impostando Ecosia come motore di ricerca predefinito si possono colorare di verde le ricerche online, ridurre le impronte di carbonio e fare la vera differenza per il pianeta» dichiara Kroll

ENERGIA VERDE - I server di Ecosia saranno alimentati a energia verde: «Rendendo le ricerche in rete ecologiche, gli utenti potranno prevenire il cambiamento climatico salvando le foreste in pericolo di estinzione» continua Kroll. Il WWF crede molto nel progetto e in comunicato afferma: «Ecosia sarà il motore di ricerca più ecologico del mondo. Ogni ricerca effettuata con Ecosia realmente proteggerà un pezzo di foresta pluviale. Se Ecosia diventa il tuo motore di ricerca, puoi aiutare l'ambiente ogni qual volta fai una ricerca». Secondo il WWF la situazione dell'Amazzonia e delle foreste pluviali in generale è davvero preoccupante. Negli ultimi 50 anni più della metà delle foreste pluviali del mondo sono state distrutte. Ogni anno l'attività umana contribuisce a far scomparire zone verdi che hanno in media una dimensione superiore alla superficie della Gran Bretagna. La deforestazione,infine, resta una delle principali cause del riscaldamento climatico e dell'inquinamento atmosferico

Francesco Tortora


02/07/2009

Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone

Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone

 

INSTALLAZIONE A PIAZZA VENEZIA. La denuncia di Terra!: le pubblicità sulle auto non rispettano la legge sulle emissioni di Co2

 

Minicar sul prato di Piazza Venezia a Roma, davanti all'altare della Patria. Così l'associazione ambientalista Terra! ha voluto sottolineare quello che le case automobilistiche non fanno per ridurre le emissioni di Co2. Il rapporto «Venditori di fumo» denuncia poi le pubblicità illegali delle case automobilistiche (Eidon)


 

Le minicar di cartone in piazza Venezia (Eidon)
Le minicar di cartone in piazza Venezia (Eidon)

Singolare protesta in piazza Venezia. All'alba di giovedì alcuni attivisti per la salvaguardia dell'ambiente hanno messo in opera una grande installazione nel prato antistante l'Altare della Patria. Centinaia di piccole sagome di automobili di cartone, tra a piccoli conigli verdi - le mascotte dell'associazione «Terra!» - campeggiavano sull'erba accompagnate da cartelli che recitavano slogan come «Vietato calpestare il pianeta», «Stop alla pubblicità illegale», «Stop alla CO2».

INTERVENTO DI CARABINIERI E POLIZIA - Sul posto sono intervenuti quasi subito vigili urbani, carabinieri e polizia. Identificati alcuni dei 30 attivisti di Terra! che con il loro gesto hanno voluto protestare contro le emissioni di CO2 e contro le pubblicità illegali delle auto.
All'insegna della salvaguardia del pianeta, gli ambientalisti hanno presentato un nuovo rapporto sulle pubblicità delle auto, nell'ambito della campagna sull'efficienza energetica nel settore.
«Anche a Roma, dove il parco auto non è certo dei meno inquinanti, si continuano a commercializzare veicoli nuovi con pubblicità ingannevoli - spiegano Daniel Monetti e Fabio Ciconte, rispettivamente coordinatore della campagna e presidente di Terra! - contro le quali non viene applicata una legge che pure esiste: il Dpr n.84 del 17 febbraio 2003». Per chi desiderasse aderire alla campagna, su www.terraonlus.it sono pubblicate tutte
le informazioni sul caso.

(Eidon)
(Eidon)

CONTRO L'INDUSTRIA DELLE AUTO - Dal sito è scaricabila anche il rapporto «Venditori di fumo» - spiega l' associazione - che rileva come «il 91% delle pubblicità analizzate sia illegale perché non conforme alla legislazione vigente». Nei materiali promozionali «non si riporta alcuna informazione sulle emissioni di CO2 o le si riporta in forma scarsamente visibile». In particolare, su un campione di 492 inserzioni pubblicitarie esaminate in Italia, «solo il 9% può essere considerato conforme alla normativa», riportando in maniera corretta le informazioni sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei veicoli reclamizzati.

DENUNCIATE LE CASE AUTOMOBILISTICHE - Terra! ha presentato un esposto contro le principali case automobilistiche all'Istituto della Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), all'Unioncamere e le Camere di Commercio delle città sede dell'indagine per denunciare 96 differenti pubblicità. «Non ce ne è una che si salvi - spiega Monetti -. Il 5,68% delle pubblicità analizzate non riporta alcuna informazione su emissioni e consumi, mentre la stragrande maggioranza, l'85,6%, le riporta in dimensioni ben lontano dall' essere di facile lettura o della stessa evidenza rispetto alle informazioni principali fornite nel materiale».

 

 

 

(Eidon)

 

(Eidon)


01/02/2009

Clima: stop CO2, iniezioni e specchi

Clima: stop CO2, iniezioni e specchi

 

Primi test efficacia su 17 mosse anti effetto serra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - Specchi orbitanti, iniezioni di zolfo tra le nuvole, coperture plastiche sui deserti, sequestro e immagazzinamento di anidride carbonica. Sono alcune delle 17 proposte per contrastare il riscaldamento globale, di cui due ricercatori inglesi hanno analizzato l'efficacia. I risultati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics Discussion. 'Abbiamo visto che diverse proposte possono essere efficaci, ma da sole non possono risolvere il problema'.