13/04/2012

Taranto, 15 tonnellate di carburante si riversano in mare, inquinati 800 mq

Taranto, 15 tonnellate di carburante si riversano in mare, inquinati 800 mq

INQUINATO IL MAR GRANDE. Mercantile panamense perde liquidi ma non risultano falle. «Errore durante lo svuotamento delle casse di zavorra»

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04/11/2011

Il futuro del solare passa dalle piante. Fisica quantistica per la fotosintesi

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Collini: «A toronto avrei avuto più certezze, ma non ho guardato al lato economico». Una ricercatrice italiana 32enne torna dal Canada per guidare un gruppo di ricerca. Finanziato dall'Europa

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26/09/2011

Dal 27 settembre il mondo consuma più risorse di quante ne produce

Dal 27 settembre il mondo consuma più risorse di quante ne produce

Oltrepassata la soglia del 2011. Raggiunto l'Earth Overshoot Day per quanto riguarda la capacità rigenerativa dell'ecosistema

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18/08/2009

Salerno, due pescatori di frodo inchiodati da YouTube

Salerno, due pescatori di frodo inchiodati da YouTube

 

L'intervento della guardia costiera ha interrotto questa pratica scorretta e dannosa per l'intero ecosistema

 

SALERNO (18 agosto) - È Youtube ad inchiodare i pescatori di frodo salernitani. A mettere sulle loro tracce la Guardia Costiera è stato, infatti, un video apparso sul più popolare sito del mondo e che mostrava alcune imbarcazioni effettuare la pesca a strascico a poca distanza dalla riva, nel litorale a sud di Salerno.

Dopo aver verificato la zona e le unità interessate, i militari hanno fatto scattare l’operazione di contrasto e repressione, utilizzando lo speciale gommone «Hurricane» con una velocità di 40 nodi che, in piena notte, ha finto il comportamento di un natante da diporto intento alla pesca sportiva, per poi intervenire in modo da cogliere i motopesca in flagranza di reato.

Contestualmente operavano due pattuglie in auto civetta. Alle 3,30 sono stati individuati e colti in flagrante due pescherecci. Le reti sono state confiscate, mentre i due comandanti sono stati denunciati.

15/10/2008

Belluno la più verde, ultima Frosinone

Belluno la più verde, ultima Frosinone

Le città divorano le risorse: giù Roma, meglio Milano

 

 

 

ROMA - L'improvviso tracollo di Roma, lo scatto di reni di Milano, la bella conferma di Belluno, il Sud costantemente in panne, il protrarsi dell'emergenza mobilità, smog, trasporto pubblico. Queste le cinque immagini nitide che emergono dall'esame dei 125 indicatori di Ecosistema Urbano 2009, l'indagine annuale sulla sostenibilità urbana di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, pubblicato sul Sole 24 Ore e presentato a Belluno. In particolare Belluno mantiene lo scettro di città regina d'Italia, guidando un pacchetto di testa che tra le prime cinque vede anche Siena, Trento, Verbania e Parma. Frosinone, ultima nella graduatoria, occupa la zona retrocessione insieme a Ragusa, Catania e Benevento. Ecco nel dettaglio lo stato di salute delle 103 città capoluogo di provincia.


CITTÀ VINCITRICE- Belluno ancora prima su 103. La città veneta ha una discreta qualita dell'aria (la media annuale delle polveri sottili scende da 26 a 23 microgrammi per metro cubo, ampiamente entro i limiti di legge); ha un'ottima raccolta differenziata (il 57,4%), una bassissima produzione di rifiuti, bassi consumi di acqua (136 litri pro-capite) ma perdite eccessive dalla rete idrica (il 36%), un trasporto pubblico sufficiente (76 viaggi a testa ogni anno), una buona dotazione di spazio per le bici (4,6 metri per abitante) e una crescita costante degli spazi interdetti alle auto.

CITTÀ IN TESTA - Siena (2/o posto) migliora l'inquinamento atmosferico, la percentuale di acque reflue depurate che arriva al 95%, aumenta i metri quadrati per abitante di superficie dedicati alle bici (dai 3,51 ai 4,51) e quelli limitati alle auto (da 30,79 mq pro capite a 30,94) e in questo caso valgono al capoluogo toscano il primo posto nella classifica di settore; Trento (3/o posto) progredisce nella raccolta differenziata (dal 47% al 50,3%); Verbania conquista il 4/o posto (era 16/a) anche grazie a significativi passi avanti nell'intero settore della mobilità urbana. Parma (5/o posto) abbatte notevolmente lo smog: le medie del PM10 calano da 40 microgrammi/mc a 36,5; l'ozono scende dai 58 giorni di superamento delle soglie dello scorso anno agli attuali 48.

MILANO E ROMA - Enormi passi indietro di Roma (dal 55/o posto scivola al 70/o) e quelli in avanti di Milano (guadagna circa 10 posizioni ed è 49/a). Le due aree metropolitane italiane erano fino allo scorso anno appaiate. Ora la netta separazione. È vero che Roma ha un inquinamento atmosferico leggermente più basso rispetto a quello del capoluogo lombardo, ma per il resto la Capitale mette in fila una serie di risultati negativi: Milano ad esempio batte Roma in raccolta differenziata (31% a 17%), per le isole pedonali, le piste ciclabili. Roma anche tra le peggiori per consumo di acqua: 238 litri per abitante al giorno.

CITTÀ A FONDO CLASSIFICA - Frosinone, ultima in classifica, ha lo stesso prodotto interno lordo procapite di Verbania che è invece tra le prime cinque, Catania (la terzultima) ha un pil procapite superiore a Campobasso (che è 63 posizioni sopra nella classifica), Catanzaro ha un reddito procapite superiore a Cagliari ma più di 15 punti in meno nella classifica. Nelle città con le più basse performance sono depurate il 70% delle acque contro una media dell'85%, la capacità di trasporto pubblico è meno della metà della media nazionale, la disponibilità di verde urbano è addirittura inferiore del 60%; la raccolta differenziata è a un terzo della media nazionale, le zone a traffico limitato e piste ciclabili sono quasi inesistenti.

IL SUD - Netto il divario con il Nord. È Cagliari la prima città del sud e delle isole che si incontra in classifica generale conquistando il 35/o posto (era al 52/o la scorsa edizione) ma è al 5/o posto tra le grandi città. Al Sud migliora anche Caserta che si piazza al 37øposto, era al 41ø lo scorso anno. Napoli è all'88/o posto e guadagna tre posizioni mentre Palermo dall'89/o posto scende alla 98/a posizione.


11/10/2008

MARE, 100 CM IN PIU' GIA' QUESTO SECOLO

MARE, 100 CM IN PIU' GIA' QUESTO SECOLO

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
BERLINO   - Le stime pubblicate finora sul futuro innalzamento del livello dei mari sono troppo ottimistiche e vanno riviste al rialzo, alla luce di nuovi e preoccupanti dati: è il grido d'allarme lanciato questa settimana dall'Istituto per la Ricerca sull'impatto climatico (Pik) di Potsdam (est della Germania), consulente del governo tedesco in materia di politica ambientale. "Dovremmo prepararci per un innalzamento dei livelli dei mari di un metro durante questo secolo", ha detto alla stampa internazionale il direttore dell'istituto, Joachim Schellnhuber.

In particolare, secondo il Pik, le statistiche sul cambiamento climatico presentate all'inizio di quest'anno dal Panel intergovernativo sul mutamento climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite sono troppo ottimistiche perché ormai datate. Secondo il Pik, infatti, il tasso di scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya e della calotta che copre la Groenlandia é raddoppiato o addirittura triplicato negli ultimi anni, in parte a causa di un aumento delle emissioni di gas a effetto serra dell'industria cinese. Ma queste conseguenze del grande sviluppo dell'economia cinese non sono state incluse nel rapporto dell'Ipcc sul riscaldamento globale presentato nel febbraio 2007 perché all' epoca non erano note. In quell'occasione, l'Ipcc ha previsto un innalzamento del livello dei mari di tra 18 e 59 centimetri entro il 2100.

Le emissioni di gas serra, ha spiegato Schellnhuber, sporcano il ghiaccio e ne indeboliscono il potenziale di riflessione del raggi solari, che vengono quindi assorbiti maggiormente, favorendo così lo scioglimento. In particolare - ha precisato l'Istituto d'economia mondiale di Kiev - le emissioni di anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento climatico, continuano ad aumentare a un tasso del 3,5% all'anno, soprattutto in seguito al frenetico sviluppo economico di Paesi emergenti come Cina ed India, Basti pensare che, fino a 20 anni fa, l'aumento era dell'1% all'anno. Ma anche altri fattori contribuiscono a rendere la situazione più seria di quando l'Ipcc abbia previsto. Tra questi, un calo del volume di particelle 'sporche' nell'aria, che contribuiscono a proteggere la Terra dal sole. E su questo punto, Schellnhuber avverte che limitare le emissioni in metropoli come Pechino per cercare di pulirne l'aria, paradossalmente potrebbe aumentare le temperature globali invece di ridurle. Gli scienziati del Pik ritengono che l'uomo abbia oggi il 50% di probabilità di limitare a due gradi centigradi l'aumento globale delle temperature prima del 2100. Questo risparmierebbe alla Terra seri danni - spiegano - ma solo a patto che i piani messi sul tavolo dai Paesi del G8 per ridurre le emissioni di gas serra vengano realizzati.

"Nonostante sia sempre difficile fornire cifre certe - ha detto il direttore del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici, Antonio Navarra - da queste stime, però, continuano a uscire numeri importanti che rafforzano la serietà del problema al di là del numero preciso". "Nel caso tutta la calotta della Groenlandia si sciogliesse - ha aggiunto - l' innalzamento dei mari, è stato calcolato, sarebbe di 7,5 metri e, in base a questo, a seconda della percentuale di scioglimento che si prende in considerazione, si arriva al potenziale di innalzamento dei mari"
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22/09/2008

Quel petrolio che non porta ricchezza

Quel petrolio che non porta ricchezza

 

In Val D'Agri si estrae l'80% della produzione italiana. Nei 47 pozzi 500 milioni di barili. La Basilicata e l'«oro nero»: aumenta l'inquinamento, ma non i benefici. Pochi i lucani assunti nel comparto

VAL D'AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d'Agri, dove non c'è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d'Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.

Ma la Basilicata, che produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d'Agri, estratto dall'Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c'è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d'Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l'intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l'idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.

Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila
metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti.

Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.

E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all'anno. E l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.

Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata pubblicata dall'International
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all'Arpab, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c'è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l'anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un'area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all'estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.

L'accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell'Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald'Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell'indotto in rapporto con l'Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».
Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L'effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c'è, ma dove va se non ci sono le condotte?

01/09/2008

ALLARME CLIMA - NUVOLE SPRAY DA NAVI FANTASMA PER RAFFREDDARE IL PIANETA

ALLARME CLIMA - NUVOLE SPRAY DA NAVI FANTASMA PER RAFFREDDARE IL PIANETA

244315439.jpgUno scienziato dell'Università di Edimburgo ha progettato una nuova arma nella lotta contro il riscaldamento globale: una flotta di 1500 barche a vela senza equipaggio capaci di creare scie di acqua nebulizzata che riflettano meglio il calore del sole. Il progetto - riferisce The Times - prevede che vascelli azionati da una tecnologia a motore rotante pattuglino aree specifiche dell'Oceano spruzzando piccolissime gocce di acqua di mare nelle nuvole sovrastanti. Le goccioline aumenterebbero la superificie in modo da "far brillare le nuvole" e cosi' riflettendo più radiazioni del sole nello spazio; in questo modo si contrasterebbe il riscaldamento causato dai combustibili fossili. "La bellezza di questo sistema - dice Stephen Salter, autore di un articolo pubblicato sulle Philosophical Transactions di Royal Society - è che funziona con vento e acqua marina. Si puo' applicare localmente, per raffreddare l'Artico o i mari attorno alle barriere coralline". "Potremmo addirittura - aggiunge lo studioso - concederci di tornare indietro a una piccola era glaciale. Gli effetti possono essere attiviati o interrotti completamente in caso dovesse accadere qualcosa di inaspettato". Le "navi spruzza nuvole" saranno alimentate dal vento utilizzando una forza rotazionale aerodinamica sperimentata già 80 anni fa. L'"effetto Magnus" fu osservato per la prima volta da Sir Isaac Newton mentre guardava i giocatori di tennis che tiravano a effetto per cambiare la traiettoria delle palle. Nel 1926 una nave che sfruttava la forza rotazionale, progettata da Anton Flettner attraversò l'Atlantico, ma poi la tecnologia non fu sviluppata a causa della Grande Depressione. Materiali moderni e aumento dei costi energetici hanno spinto ad una rivalutazione del sistema: all'inizio del mese la Enercon tedesca ha lanciato la prima nave mercantile a rotore. Le navi, che potranno costare da 1 a 2 milioni di sterline e muoversi ad una velocità di crociera compresa tra gli 8 e i 24 nodi, useranno delle turbine a elica anche per i generatori di nebbioline. L'acqua del mare verrebbe filtrata prima di essere spinta attraverso dischi del diametro di 15 cm perforati con un miliardo di piccoli buchi, in modo da produrre una nebbia di goccioline ognuna più piccola di un micron. Queste goccie sarebbero poi soffiate nei cieli con dei ventilatori montati all'interno dei cilindri dei motori: le "navi crea nuvola", del peso di 300 tonnellate, saranno teleguidate da una centrale operativa. Salter stima che per portare avanti il progetto servono 20 milioni di sterline: una volta che le navi saranno in acqua potranno anche fungere da laboratori scientifici galleggianti per raccogliere dati su meteo e inquinamento e informazioni sulle acque dell'oceano, sulle popolazioni marine e sui paramentri chimici delle acque.


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