18/01/2011

Rivedere il diritto d'autore sul web Chiusa l'istruttoria antitrust su Google

Rivedere il diritto d'autore sul web Chiusa l'istruttoria antitrust su Google

Gli editori potranno rimuovere i propri contenuti «catturati» dal servizio news. Accettati dall'Authority per la concorrenza gli impegni del motore di ricerca a rendere trasparenti i clic

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26/09/2010

La festa dei blogger a Riva del Garda

La festa dei blogger a Riva del Garda

Tra i temi di dibattito l’editoria al tempo dell’iPad. Primo premio a Spinoza, a Nichi Vendola il titolo di miglior blog politico, a Disegni quello di vignettista

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23/02/2010

Red tv, la creatura dalemiana soffre per la cassa integrazione

Red tv, la creatura dalemiana soffre per la cassa integrazione

 

Taglio dei fondi dell'editoria. A rischio 14 dipendenti. Il presidente: «Misura cautelativa, non chiudiamo»


 

«Questa è l'ultima settimana di lavoro a Red Tv, dalla prossima settimana tutti i lavoratori del canale satellitare figlio di Nessuno Tv saranno in cassa integrazione, resterà acceso pro forma solo il segnale». Un grido d'allarme, quello lanciato da Mario Adinolfi, attraverso il suo blog. La questione è l'imminente cassa integrazione per i 14 lavoratori del canale televisivo tematico dedicato principalmente all'informazione politica, di cui Adinolfi è vice direttore. A spingere lungo il viale del tramonto la la giovanissima tv (il battesimo il 4 novembre del 2008) voluta da Massimo D'Alema è il decreto Milleproproghe, che prevede il taglio dei fondi dell'editoria per i media non profit, di partito o di cooperative. Sul suo blog, Adinolfi denuncia quanto sta avvenendo e punta il dito anche contro l'esponente pd: «Massimo D'Alema in questi giorni di difficoltà - scrive - non si fa né sentire né vedere. Forse potrebbe passare, dire una parola a un gruppo di ragazze e ragazzi (quattordici dipendenti, quattro contrattualizzati senza tutele, almeno venticinque tra collaboratori e tecnici) che finiranno in mezzo a una strada».

«QUALCUNO MI SPIEGHI» - Più in generale, secondo Adinolfi, «la responsabilità di questa chiusura» è «certamente di Giulio Tremonti e dei suoi tagli al fondo sull'editoria. Ma qualcuno mi deve ancora spiegare perché Red Tv, la tv di Massimo D'Alema, sia l'unica delle testate coinvolte dal taglio a mandare subito i suoi dipendenti in cassa integrazione - accusa Adinolfi -. Anche qui una spiegazione tecnica c'è: gli "imprenditori" che in questi anni hanno lavorato sul meccanismo fondi pubblici - anticipazione bancarie per via del diritto soggettivo, in assenza di tale diritto non vogliono mettere a rischio dei denari loro per tenere in vita e in efficienza il canale. E allora, via alla cassa integrazione».

«CIG, MA NON CHIUSURA» - A fare un po' di chiarezza interviene successivamente Luciano Consoli: «Red tv non chiude - spiega il presidente del Cda della creatura dalemiana -. La scelta di chiedere la cassa integrazione per i 14 dipendenti è stata presa in accordo con i sindacati come misura cautelativa qualora il governo non mantenesse gli impegno assunti sul ripristino del diritto soggettivo». Comunque vada, aggiunge Consoli, «nelle prossime settimane i nostri programmi proseguiranno sul canale 890 di Sky grazie alle produzioni inedite realizzate in questi mesi. Ci auguriamo che nell'approvazione finale del Milleproroghe venga accolto quanto richiesto da 348 deputati di tutti i gruppi così da non rendere necessario il ricorso alla cassa integrazione». Nel «Milleproroghe» è previsto il taglio dei fondi dell'editoria per i media non profit, di partito o di cooperative. «In accordo coi lavoratori e con il sindacato, avevamo chiesto la cassa integrazione già a gennaio. In teoria l'abbiamo assegnata dal 15 febbraio, ma non l'abbiamo attuata perché abbiamo fiducia che la norma venga corretta» ha detto Consoli alla Reuters.

«DIRITTO SOGGETTIVO» - Una norma del cosiddetto «Milleproroghe», che deve essere approvato in seconda lettura dalla Camera entro il 28 febbraio per la conversione in legge, prevede la diminuzione dei contributi all'editoria, attraverso l'eliminazione del cosiddetto "diritto soggettivo". Secondo la Federazione nazionale della stampa - il sindacato dei giornalisti - il rischio è che la norma produca il taglio di 4.000 posti di lavoro in un centinaio di testate che sopravvivono grazie al contributo. Esponenti della maggioranza di centrodestra e del governo hanno evocato nei giorni scorsi una correzione da parte del Consiglio dei ministri, che però finora non è stata varata.

«CI ASPETTIAMO UNA CORREZIONE» - «Red tv non chiude. Siamo in uno stato di difficoltà perché viviamo del contributo, ma stiamo provando a resistere. Ci aspettiamo una correzione o un altro tipo di intervento. Il governo non può chiudere 96 testate», ha aggiunto Consoli. Sulla home page di Rd Tv una nota spiega: «In questi giorni l’intera programmazione di Red Tv va in onda in forma ridotta, a causa delle modifiche alle norme sui contributi per l’editoria inserite nell’ultima legge finanziaria, con la cancellazione del cosiddetto “diritto soggettivo”. In questo modo, se non si interverrà rapidamente, si costringeranno alla chiusura decine di organi di informazione, giornali, radio e televisioni come questa, che danno lavoro a più di 4500 persone tra giornalisti, poligrafici e personale amministrativo, oltre a offrire un contributo fondamentale al pluralismo dell’informazione. Se volete esprimere la vostra opinione e il vostro sostegno a questa battaglia di libertà, scrivete a info@redtv.it ».

Redazione online


09/06/2009

Accuse al Cavaliere nel libro Einaudi rifiuta Saramago

Accuse al Cavaliere nel libro Einaudi rifiuta Saramago

 

CASO NOEMI. Il Nobel: con lui c’è da temere per la democrazia

 

MILANO — Einaudi non pubblicherà Il quaderno, il libro che raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese José Saramago, pre­mio Nobel per la letteratura nel 1998. Ne dà notizia «L’Espresso» oggi in edico­la anticipando che l’editore della raccolta di saggi sarà sempre torinese, Bollati Bo­ringhieri, ma soprattutto svelando il motivo della momentanea rottura tra l’autore di Cecità e la casa dello Struzzo. «La nuova opera — scrive Mario Porta­nova — contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario». Sarama­go è severo con Berlusconi ma anche con gli italiani, il cui sentimento «è indiffe­rente a qualsiasi considera­zione di ordine morale». Ma «nella terra della mafia e della camorra che impor­tanza può avere il fatto pro­vato che il primo ministro sia un delinquente?». L’au­tore del Quaderno arriva a paragonare il nostro capo del governo a «un capo ma­fioso ».

Scrittore, poeta e critico letterario, José de Sousa Saramago è nato ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922. Premio Nobel per la Letteratura nel ’98, da settembre ha aperto il blog http://caderno.jo­sesaramago. org
Scrittore, poeta e critico letterario, José de Sousa Saramago è nato ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922. Premio Nobel per la Letteratura nel ’98, da settembre ha aperto il blog http://caderno.jo­sesaramago. org

«L’Einaudi — spiega per parte sua un comunicato della casa editrice che ha pubblicato quasi tutti i ro­manzi del premio Nobel — ha deciso di non pubblicare O caderno di Saramago per­ché fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un 'delinquente'. Si tratti di lui o di qualsiasi altro espo­nente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’ac­cusa che qualsiasi giudizio condannerebbe».

Saramago, 87 anni, che in questi giorni è nella sua casa di Lanzarote, nell’arci­pelago delle Canarie, ha ac­cettato di rispondere via e-mail ad alcune nostre do­mande. «Non pubblico la mia nuova raccolta di saggi con Einaudi — ci scrive il premio Nobel — perché in essa critico senza censure né restrizioni di alcun tipo Berlusconi, il quale è il ca­po del governo ma anche il proprietario della casa edi­trice, come di tanti altri mezzi di comunicazione in Italia. La verità è che quella che si è creata potrebbe es­sere definita una situazione pittoresca se il fatto che un politico accumuli tanto po­tere non facesse temere per la qualità della democra­zia ».

Lo scrittore portoghese, che si rivelò nel 1982 con Memoriale del convento e che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra (si iscrisse clandestinamen­te al partito comunista por­toghese nel 1969 riuscendo a evitare le galere del ditta­tore Salazar), ci scrive che nessuno gli ha mai propo­sto di cancellare i passaggi su Berlusconi: «Ho cono­sciuto la censura durante la dittatura portoghese, l’ho sofferta e combattuta e nes­suno in una situazione di apparente normalità demo­cratica mi potrebbe chiede­re di amputare una mia ope­ra ».

Facciamo notare che cer­ti giudizi ci sembrano quan­tomeno eccessivi. Sarama­go non si scompone: «Le qualificazioni che ho dato di Berlusconi non nascono dalla mia testa ma si basa­no su informazioni giornali­stiche che ogni giorno appa­iono sulla stampa europea. Io semplicemente osservo e concludo. Con dispiacere, naturalmente». Insistiamo: perché arrivare a paragona­re Berlusconi a un «capo della mafia»? Saramago ri­sponde: «Davvero le sem­bra esagerato? È sicuro? Al­meno mi concederà che ha una mentalità mafiosa».

L’autore del Vangelo se­condo Gesù è severo anche con l’Italia: «Quando tutte le opinioni che si diffonde­vano sulla capacità creati­va, sulla modernità e talen­to artistico erano favorevo­li, non ricordo nessuno che si lamentasse di questi giu­dizi. Ora le cose sono cam­biate. L’Italia non è più il Pa­ese che emoziona, ma sor­prende non certo per le mi­gliori ragioni. Né l’Italia né coloro che amano questo Paese meritano lo spettaco­lo politico di fascinazione malata per Berlusconi».

Saramago pubblicherà il suo prossimo romanzo da Einaudi? «Del mio nuovo romanzo, che credo vedrà la luce in autunno, non si è ancora parlato e non so do­ve porterà questa faccen­da ».

Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiu­tate da Einaudi, dalle poe­sie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordel­li, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’auto­re ha preferito pubblicare da Guanda, però commen­ta: «Dev’essere duro vivere quando il potere politico e quello imprenditoriale si riuniscono. Non invidio la sorte degli italiani, però in­fine è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo».

Dino Messina


25/05/2009

Playboy è in vendita, non rende più

Playboy è in vendita, non rende più

 

La decisione dell'83enne editore Hugh Hefner: vuole 230 milioni di euro. Nei primi tre mesi dell’anno ha perso 10 milioni di euro. Licenziato un quarto del personale. Troppo porno sul web

 

Al centro Hugh Hefner tra decine di conigliette
Al centro Hugh Hefner tra decine di conigliette

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - Hugh Hefner vuole vendere Playboy perché ormai non rende più. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, l’impero fondato oltre mezzo secolo fa dall’83enne editore americano ha perso qualcosa come 10 milioni di euro (ovvero, tre volte tanto rispetto all’anno scorso) e avrebbe già iniziato a tagliare furiosamente i costi, licenziando il 25% del personale. E la colpa sarebbe della pornografia che circola liberamente in rete e che avrebbe avuto pesantissime ripercussioni sulle vendite della rivista che, negli anni Settanta, era la lettura preferita degli universitari di mezzo mondo e che ancora oggi negli States è il magazine maschile più venduto.

CESSIONE - Stando a quanto riporta il Daily Mail che riprende una serie di indiscrezioni pubblicate dalla stampa Usa e dal New York Post in particolare, Hefner (che detiene il 70% della compagnia) sarebbe pronto a dire addio al suo impero per una cifra vicina ai 230 milioni di euro, che gli permetterebbe di continuare a mantenere il suo dispendioso stile di vita, fatto di conigliette sempre meno vestite e megaparty nella Playboy Mansion di Los Angeles. E dopo che la Apollo Capital Partners e la Providence Equity Partners si sarebbero chiamate fuori dalla corsa, ecco spuntare il nome della Virgin Media di sir Richard Branson quale potenziale acquirente, sebbene non ci sia ancora stata alcuna conferma ufficiale dalle parti. Anzi, un portavoce di Playboy ha smentito ogni ipotesi di cessione, aggiungendo, però, che «verranno ascoltate tutte le proposte che potranno essere giudicate interessanti per gli azionisti». La scorsa settimana, la figlia di Hefner, Christine, aveva tagliato gli ultimi ponti con l’azienda di famiglia, dopo che già a gennaio aveva lasciato il suo posto di direttore operativo di Playboy.

Simona Marchetti


29/04/2009

Biblioteca Google, indaga l'antitrust

Biblioteca Google, indaga l'antitrust

 

Prorogati al 4 settembre i termini sulla class action. Dubbi del Dipartimento di giustizia sull'accordo siglato tra il colosso web e i principali editori

 

Google Ricerca Libri
Google Ricerca Libri

WASHNGTON - Altri quattro mesi di tempo. La giustizia statunitense ha prorogato i termini dell'accordo di transazione stipulato tra Google e i principali editori dopo la class action lanciata contro il colosso web per il servizio Book Search (Ricerca Libri). La corte federale di New York ha infatti deciso che entro il 4 settembre - e non più entro il 5 maggio - gli editori e autori (anche italiani) dovranno decidere se entrare a far parte o meno dell'intesa legata alla massiccia attività di digitalizzazione di opere letterarie (oltre 7 milioni di volumi) realizzata da Google in collaborazione con una serie di biblioteche americane.

ANTITRUST - Sull'intera vicenda, però, indaga il Dipartimento americano della Giustizia. Lo rivela il New York Times. I dubbi delle autorità riguardano le possibili violazioni delle norme antitrust legate proprio all'accordo siglato da Google e dagli editori. In particolare, si teme che l'intesa possa concedere al motore di ricerca una licenza esclusiva su moltissimi libri di cui gli autori sono sconosciuti o di cui sono sconosciuti i detentori dei diritti.

I TERMINI - L'accordo, siglato a conclusione della vertenza giudiziaria nata nel 2004 dopo le accuse lanciate a Google per la violazione del copyright delle opere, è stato presentato alla Corte del Distretto di New York (la prima udienza sarà in programma non più l'11 giugno ma il 7 ottobre) e consente la digitalizzazione delle opere e il loro utilizzo per determinati servizi sviluppati da Google. Come si legge sulle pagine di Book Search, «la causa è stata chiusa e noi lavoreremo a stretto contatto con questi partner del settore per mettere online una quantità persino maggiore dei libri presenti al mondo». L'accordo lascia comunque libertà ad autori ed editori di aderire o meno: online è possibile «rivendicare libri e inserti», per ricevere i pagamenti relativi, oppure si può rinunciare alla transazione, conservando il diritto di intentare una causa legale contro Google.

AUTORI ED EDITORI ITALIANI - Tra i libri già digitalizzati da Google perché disponibili nelle biblioteche americane ve ne sono moltissimi italiani. «Agli editori europei è stata lasciata libertà di adesione o meno all'accordo - conferma il presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta». «Il ruolo di AIE e della Federazione degli Editori Europei (FEP)- aggiunge - è ora quello di fornire più informazioni possibili su cosa comporterà questo e sui possibili rischi di mercato che ne possono d erivare. I termini vengono dilatati. La data del 5 maggio rimane invece fissa come limite temporale per i programmi di digitalizzazione di Google non autorizzati dagli aventi diritto».


07/04/2009

Internet: editori contro aggregatori

Internet: editori contro aggregatori

 

Associated Press e WSJ contro Google e gli aggregatori di notizie. Offensiva dei colossi dell’informazione contro chi si limita a riprendere le notizie senza valorizzare chi le produce

 

Il copione è già visto, ma con la crisi dell'editoria, ora si ripropone con toni più drammatici e perentori: le agenzie e i quotidiani tradizionali (che investono molte risorse per la produzione di notizie originali) intendono mettere ordine nell’attuale anarchia, iniziando a punire i tanti «parassiti» (gli aggregatori e i motori di ricerca) che riprendono e distribuiscono le notizie senza offrire nulla in cambio.

AP CONTRO GLI AGGREGATORI - «Non possiamo più permetterci di stare fermi a guardare chi ci sta togliendo il lavoro senza fare nulla» ha spiegato ieri Dean Singleton, presidente di AP, una delle più grandi agenzie globali, finanziata dal New York Times e migliaia di altri quotidiani statunitensi. Singleton ha annunciato la messa a punto di strumenti più efficaci: un software che permetterà di tracciare chi utilizza illegalmente i contenuti e un motore di ricerca in grado di premiare le fonti che producono news originali. In tutto ciò si annunciano battaglie legali anche nei confronti di chi pubblica brevi estratti delle notizie e poi rimanda alla fonte originale con un link (come fa Google News). A cominciare dai tanti aggregatori che vanno alla grande negli Stati Uniti, come l'Huffington Post, The Daily Beast e Drudge Report: testate che ormai, per numero di visitatori, rivaleggiano con i grandi dell'informazione, pur limitandosi soltanto a segnalare notizie interessanti pescate qua e là in rete. Ma in questa battaglia, c’è anche un altro imputato eccellente: Google e la corazzata di aggregatori automatici, che generano guadagni pubblicitari sulle notizie senza disporre nemmeno di una redazione.

THE GUARDIAN E IL WSJ CONTRO GOOGLE - Proprio il colosso di Mountain View nei giorni scorsi è finito sotto il tiro incrociato di due colossi dell’editoria. Prima è stata la testata inglese The Guardian che, per mezzo dell'analista Henry Porter, ha definito Google una «minaccia immorale», dal momento che sta costruendo un monopolio globale senza «offrire alcuna alternativa a chi crea i contenuti». Poi è arrivato il pesante affondo del manager del Wall Street Journal Robert Thomson che in una recente intervista ha parlato di Google come un «parassita, un verme solitario nell’intestino di Internet». Il motivo? «Non è sufficiente la teoria del traffico indirizzato verso i siti originali, quando la logica alla base di Google è all'insegna della promiscuità di fonti. La maggior parte degli utenti non sempre associa un contenuto con il suo creatore». Di recente lo stesso Rupert Murdoch, il magnate dell’editoria che con News Corp. controlla il WSJ, aveva messo in guardia: «Presto cambierà il modello secondo cui le notizie online sono gratuite». Rispetto alle tante minacce del passato c’è ora una novità: i colossi dell’informazione stanno dando vita ad un fronte comune. Ma non è detto che basti per vincere la battaglia contro «Google e i suoi fratelli» che nel frattempo hanno abituato gli utenti a leggere le notizie online gratuitamente e da più fonti.

Nicola Bruno


04/02/2009

ARRIVA IN ITALIA IL BEST SELLER DEL BAMBINO SEDUTTORE

ARRIVA IN ITALIA IL BEST SELLER DEL BAMBINO SEDUTTORE

 


I consigli amorosi del piccolo Casanova americano Alec Greven, a 9 anni fenomeno editoriale nato sui banchi di scuola, escono in questi giorni anche in Italia pubblicati da Giunti nella traduzione di Anna Sarfatti. 'Come parlare alle ragazze' del biondo ragazzino del Colorado, che frequenta la quarta elementare, ama leggere e scrivere, è il frutto di un semplice compito in classe, venduto alla fiera del libro della sua scuola e passato rapidamente da un pamphlet da 3 dollari a un best seller pubblicato dalla Harper Collins in tutti gli Stati Uniti. Acquistato in 17 paesi il manualetto, accompagnato dalle illustrazioni di Kei Acedera, presto dovrebbe sbarcare anche a Hollywood dopo che la Fox ne ha comprato i diritti per farne un film. E sono in corso trattative per far venire Greven in Italia, forse in coincidenza con la prossima Fiera del Libro di Bologna che si svolgerà dal 23 al 26 marzo. Greven doveva scrivere un tema su un aspetto della vita quotidiana che lo aveva colpito e ha pensato di parlare di un argomento che stava molto a cuore ai suoi compagni: le ragazze. "A proposito - spiega nell'introduzione al libro - tutte le statistiche di questo libro si basano sulle mie osservazioni alla Scuola Elementare Soaring Hawk. Non hanno validità universale. Per averla dovrei fare molte più ricerche". Va chiarito che il giovane latin lover non insegna come corteggiare le ragazze e uscire con loro, che è una cosa da fare più avanti, alle scuole medie, ma 'Come parlare alle ragazze', come entrare in sintonia con loro.

"Devi sapere che le ragazze in genere - dice Greven - l'hanno vinta quasi su tutto e sono più toste. Ricordatelo sempre e saprai come prenderle. Inoltre, se cerchi di avere troppe ragazze, scatenerai gelosie e potresti restare a mani vuote. E' senz'altro meglio puntare su una sola alla volta". Inoltre, "aspetta fino alle medie per cercare di farla innamorare. Altrimenti dovrai starle dietro per un sacco di tempo e potrebbe essere una bella fatica!". Alec aveva preso una cotta alla materna, aveva una fidanzatina all'asilo ma, ormai l'ha dimenticata. A pié di pagina vengono proposti anche dei mini sondaggi tipo: "circa il 73% delle ragazze normali molla i ragazzi; il 98% delle ragazze carine molla i ragazzi". Diretti e molto semplici i suoi suggerimenti sulle "cotte", "come farsi notare" e "che cosa dire" alle ragazze, forse proprio per questo sono particolarmente efficaci e validi a tutte le età, dagli otto agli ottant'anni come viene sottolineato nella quarta di copertina. La cosa giusta da fare quando hai una cotta è: "non darti troppe arie" e "assicurarti di avere buoni amici che non cerchino di farsi la ragazza che piace a te". La scelta migliore è "una ragazza normale. Ricorda, alcune ragazze carine sono spietate con i ragazzi". E ancora: inizia a parlare con un semplice ciao, non fare troppi complimenti. Mandare bigliettini? "E' rischioso" e se fai centro con lei non esultare in sua presenza. 

 


11/01/2009

Morto l'editore Giorgio Mondadori

Morto l'editore Giorgio Mondadori

Era il secondogenito del grande Arnoldo. Aveva 91 anni. Tra le sue riviste Airone, Bell'Italia, Gardenia, era ricoverato in una casa di cura a figline valdarno

 

Giorgio Mondadori
Giorgio Mondadori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
MILANO - È morto oggi in una casa di cura di Figline Valdarno (Firenze) l'editore Giorgio Mondadori, 91 anni. Era il secondogenito del grande Arnoldo Mondadori. A dare la notizia della morte di Giorgio Mondadori è stato un portavoce della casa editrice, che ha fatto sapere che i funerali si svolgeranno martedì prossimo alle 10.30 presso la cappella del Cimitero Monumentale di Milano. Giorgio Mondadori, che era nato a Ostiglia (Mantova) nel 1917, era stato presidente della Mondadori dal 1968 al 1976. Lascia la moglie Nara e i figli Claudia, Nicolò e Paolo. Tra le riviste da lui ultimamente editate troviamo: Airone, Bell'Italia, Bell'Europa, In Viaggio, Gardenia, Arte e Antiquariato.

 


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09/12/2008

Crisi nell'editoria Usa: fallisce l'editore di Los Angeles Times e Chicago Tribune

Crisi nell'editoria Usa: fallisce l'editore di Los Angeles Times e Chicago Tribune

Il gruppo Tribune chiede di accedere alla bancarotta. Il New York Times ipoteca il proprio nuovissimo grattacielo realizzato da Renzo Piano

 

 

(Reuters)
 
 
 
 
 
NEW YORK - L'editoria americana è in crisi. Il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l'accesso alle procedure di in bancarotta a fronte di debiti per 13 miliardi di dollari (10 miliardi di euro). Il gruppo Tribune 161 anni dopo la sua fondazione ha chiesto di avviare le procedura per accedere alla cosiddetta «bancarotta protetta» dalle azioni dei creditori. Il gruppo, acquistò lo scorso anno dall'immobiliarista Sam Zell, è da tempo in difficoltà: ha già messo in vendita la squadra di baseball dei Chicago Cubs (non inclusa nell'odierna procedura e il cui valore stimato è di 1 miliardo di dollari) e ha già ceduto il quotidiano newyorkese Newsday. Il Los Angeles Times è il quarto giornale per tiratura con 773 mila copie, mentre il Chicago Tribune è l'ottavo con 541 mila. Tra le altre testate, che fanno del Tribune il secondo gruppo editoriale d'America, il Baltimore Sun, l'Orlando e il Sun Sentinel.

CRISI - Il New York Times ha ipotecato il grattacielo di 52 piani realizzato da Renzo Piano sulla Ottava Avenue. La società possiede il 58% del grattacielo e i consulenti immobiliari dovranno trovare una serie di strumenti finanziari che portino al New York Times un'immediata iniezione di liquidità da 225 milioni di dollari. Il Miami Herald è in cerca di acquirenti. Più del 20% del settore editoriale ha problemi finanziari, secondo le stime del Wall Street Journal, e il calo del 15% della pubblicità (cartacea e online) nei primi nove mesi dell'anno non sembra solo il frutto della recessione. La Cnn ha annunciato che verrà eliminata l'intera redazione scienza e ambiente.

 Il grattacielo del NY Times  progettato da RENZO PIANO

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