18/08/2010

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

Il nostro Paese è solo al 23esimo posto nella classifica di Newsweek. Ci distinguiamo per la qualità dei servizi sanitari, i terzi al mondo dietro Svizzera e Giappone; ma siamo indietro nel campo dell'istruzione (solo 34esimi)

Continua...


04/02/2010

Ragazzini violentatori, puniti i genitori

Ragazzini violentatori, puniti i genitori

 

Gli abusi a Milano dal 2001 al 2003, in un contesto di famiglie normali e residenti in centro. Pagheranno 450 mila euro. I giudici: «Non hanno educato i figli ai sentimenti». Vittima una 12enne

 

MILANOLe colpe dei figli adolescenti devono ricadere sui padri e sulle madri, fino a schiacciare il portafoglio dei genitori sotto il peso di maxi-risarcimenti civili? Sì, perché le sopraffazioni sessuali compiute dai loro figli sulle ragazze testimoniano che i genitori non hanno trasmesso quella «educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro»; e non hanno badato a che «il processo di crescita» dei loro figli «avvenisse nel segno del rispetto dei sentimenti, dei desideri e del corpo dell’altra/o».

Su questa base il Tribunale civile di Milano, chiamato a esprimersi sulla vicenda di una 12enne più volte violentata dal 2001 al 2003 da ragazzini di appena 2-3 anni più grandi di lei, in un contesto di famiglie italiane assolutamente "normali" e residenti nel centro di Milano, ha condannato i genitori degli adolescenti a versarle quasi 450.000 euro di risarcimento. Non tanto per non averli ben vigilati, quanto per non aver dato loro una «educazione dei sentimenti e delle emozioni» nel rapporto con le ragazze. L’educazione dei figli, premette il giudice della X sezione civile Bianca La Monica, non è fatta solo della «fondamentale indicazione al rispetto delle regole», ma anche di «quelle indicazioni che forniscono ai figli gli strumenti indispensabili da utilizzare nelle relazioni, anche di sentimento e di sesso, con l’altra e con l‘altro».

Di questa educazione, «che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro, non vi è traccia nel comportamento dei minori» violentatori. Lo dimostra proprio il loro racconto dei fatti: « asettico, con parole non espressive di emotività, usando per la ragazza espressioni che evidenziano come nessuna considerazione vi fosse per la persona. Però gli stessi ragazzi, una volta sollecitati a riflettere sull’impatto della loro condotta sulla coetanea, hanno mostrato barlumi di consapevolezza e di empatia, mettendo in gioco anche qualche emozione, a conferma dell’importanza di un’educazione anche dei sentimenti». In chiave autoliberatoria, i genitori hanno provato a valorizzare in Tribunale «il rispetto dell’orario di rientro a casa, i buoni o sufficienti risultati scolastici, l’educazione nel rispetto delle persone e dei valori cristiani propri della cultura occidentale, l’avvenuta frequentazione delle lezioni di educazione sessuale a scuola, il fatto che prima di questi fatti alcuni dei ragazzi non avessero dimostrato particolare interesse verso il genere femminile».

Ma per il Tribunale queste sono tutte «circostanze generiche» e «comunque non idonee a contrastare l’evidente carenza o inefficacia di un’educazione al rispetto dell’altro, all’attenzione ai sentimenti e desideri altrui». I ripetuti e prolungati abusi, insiste infatti il giudice, «sono tali da rendere palese che, se messaggi educativi vi sono stati, non sono stati adeguati o non sono stati assimilati, sicché deve ritenersi che da parte dei genitori non sia stata prestata dovuta attenzione all’avvenuta assimilazione da parte dei figli dei valori trasmessi. E in particolare, trattandosi di figli preadolescenti o adolescenti, non è stata dedicata cura particolare, tanto più doverosa in presenza di opposti segnali provenienti da una diffusa cultura di mercificazione dei corpi, a verificare che il processo di crescita avvenisse nel segno del rispetto del corpo dell’altra/o».

Perciò tutti i genitori sono condannati a risarcire in solido la ragazzina vittima dei loro figli, per la quale gli avvocati Giuseppe Alaimo, Luca Boneschi, Alessandra Merenda e Anna Grazia Sommaruga ottengono danni anche per «i turbamenti psichici» legati alla «consapevolezza di essere stata lesa nell’inviolabile diritto alla libertà sessuale», causa poi dell’«abbandono scolastico» che «ha comportato una riduzione di possibilità nel lavoro». E, tra i genitori dei figli violentatori, a pagare dovranno essere pure i padri separati, perché «il legislatore riconosce al coniuge non affidatario non solo il diritto, ma anche il dovere di vigilare sull’educazione del figlio».

Luigi Ferrarella


08/06/2009

Adolescenti italiani a rischio alcolismo e obesità

Adolescenti italiani a rischio alcolismo e obesità

 

L'indagine. Troppi hanno uno stile di vita sbagliato: fondamentale prevenire educando la famiglia

 

Cadono davvero le braccia a guardare la fotografia dei nostri adolescenti, scattata dai pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale riunitisi per il Congresso nazionale, a Siena Perché non è proprio l'istantanea di una gioventù che scoppia di salute: un adolescente su tre è sovrappeso, uno su quattro beve alcol ogni giorno. Colpa di abitudini sbagliate e stili di vita poco sani, ma forse un po' anche dei genitori che non li hanno saputi educare.

ALCOL – Fa impressione soprattutto pensare a quindicenni che già si scolano un drink al giorno. «In Italia a livello generale i consumi di alcol sono diminuiti. Ma se si va a guardare cosa succede nella fascia d'età fra gli 11 e i 18 anni, la tendenza si inverte rispetto agli adulti e l'abitudine all'alcol risulta in crescita – spiega Giuseppe di Mauro, presidente SIPPS –. Infatti il 25 per cento dei ragazzini con meno di 15 anni beve due o più unità alcoliche al giorno e lo fa addirittura il 35 per cento delle ragazzine; pure l'età del primo assaggio si è abbassata rispetto agli anni scorsi. Inoltre, non stiamo parlando di consumo di vino o birra, ma di cocktail e aperitivi bevuti al pub da ragazzini che spesso non sono neanche arrivati all'età dell'adolescenza». In quei mix però ci sono superalcolici che fanno male agli adulti, figuriamoci a un dodicenne. «Oltre ai rischi per la salute vanno considerati anche i pericoli a lungo termine, non meno gravi – aggiunge il pediatra –. Cominciare a bere molto presto significa abituarsi a farlo: ragazzini che bevono regolarmente saranno adulti che cederanno più facilmente all'alcol». Secondo i dati raccolti dalla SIPPS l'alcol fra gli adolescenti è davvero una piaga sociale, ma soprattutto è la spia di un disagio dei giovanissimi a cui evidentemente non si riesce a dare una risposta efficace: «Gli adolescenti assumono spesso comportamenti a rischio a causa di difficoltà personali, in un'età complicata per definizione: l'alcol, ad esempio, è più diffuso fra i figli di genitori separati – osserva di Mauro –. A questa età la prevenzione non deve riguardare le malattie, perché raramente gli adolescenti si ammalano: genitori e pediatri, invece, devono intercettare segni premonitori del disagio e dare ai ragazzini messaggi di educazione a stili di vita corretti».

OBESI – L'abitudine precoce all'alcol infatti non è la sola «malattia» degli adolescenti italiani. I chili di troppo sono l'altro grande problema degli under 18: «In alcune Regioni italiane gli adolescenti sovrappeso sono addirittura uno su due e gli obesi uno su quattro. Ma se un ragazzino è obeso è difficilissimo che nella sua famiglia siano tutti magri – puntualizza il pediatra –. Nel 70-80 per cento dei casi c'è almeno un parente stretto obeso; un bimbo che ha un genitore obeso rischia tre volte di più della norma di diventarlo a sua volta, se mamma e papà sono entrambi obesi la probabilità decuplica. Questo significa che se vogliamo davvero cambiare il destino di questi adolescenti bisogna agire su tutta la famiglia: se voglio curare un bimbo sovrappeso, difficilmente ci riuscirò senza intervenire modificando lo stile di vita dei suoi genitori». In fondo gli esempi che si hanno sotto gli occhi tutti i giorni sono più forti di mille parole, nel bene e nel male: «Dobbiamo insegnare ai figli uno stile di vita sano, in tutti i sensi. Ma se siamo noi i primi a bere senza moderazione, mangiare a quattro palmenti e stare ore di fronte alla TV, è difficile pretendere che i nostri figli possano comportarsi diversamente. Anche i pediatri possono fare molto per instaurare con le famiglie un'alleanza di reale prevenzione: è l'unico modo per scongiurare il diffondersi delle «epidemie» di alcolismo e obesità fra i giovanissimi, che chiederanno un prezzo da pagare molto salato quando queste nuove generazioni saranno diventate adulte», conclude il pediatra.

Elena Meli


28/05/2009

«Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi. Lo giuro sui miei figli»

«Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi. Lo giuro sui miei figli»

 

Il premier: «altrimenti mi sarei dimesso un minuto dopo». Berlusconi e il caso della diciottenne di Portici: «Ho da subito risposto alla domanda. E ho detto no»

 

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)
Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

ROMA - E ora il presidente del Consiglio smentisce le ricostruzioni della stampa. «Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti piccanti. E ho risposto: assolutamente no. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli. Non ho mai più detto assolutamente niente. E invece guardate che cosa tocca leggere su certi giornali...».

INCALZATO DALLA STAMPA - Il premier Silvio Berlusconi, davanti alle telecamere ammesse a palazzo Chigi alla firma di un protocollo per l’Abruzzo, commenta sorridente l’incalzare della stampa sulla "vicenda Noemi". «C’è qualcuno che ha domande da farmi?» è stata la domanda retorica usata dal Premier per introdurre la sua dichiarazione in cui ha poi smentito ogni «rapporto piccante» con Noemi. Il Cavaliere ha tra l'altro chiarito che nel caso in cui fosse accaduta una cosa del genere si sarebbe dimesso «immediatamente».

NUCLEI DI VELINE - Successivamente il premier durante l'assemblea nazionale di Confesercenti ha ironizzato anche sulle accuse della stampa straniera (in particolare il Financial Times): «Mussolini aveva nuclei di camicie nere mentre io, secondo i giornali che sono sotto il tappeto della sinistra, ho nuclei di veline...almeno è un po' meglio».

FRANCESCHINI - Intanto il leader del Pd Dario Franceschini ha ribadito di non avercela con i figli di Berlusconi. «Vorrei dire che mi dispiace davvero se i figli del presidente del Consiglio si sono sentiti offesi. Loro non c'entrano» ha detto Franceschini spiegando che ieri «non ho mai parlato dei figli di Berlusconi, non lo farei mai perchè è lontano mille miglia dal mio modo di fare politica l'idea di coinvolgerli nello scontro politico». «Io - ha sottolineato il leader Pd - ho parlato dei nostri figli e dei valori che un uomo pubblico, con i suoi comportamenti e le sua parole, trasmette alle giovani generazioni».


27/05/2009

Franceschini: «Fareste educare i figli da Berlusconi?». L'ira della famiglia

Franceschini: «Fareste educare i figli da Berlusconi?». L'ira della famiglia

 

Il Pdl va all'attacco. Il Pd replica. Pier Silvio: «Ma come si permette?». Marina: «Dovrebbe vergognarsi». Luigi: «Orgoglioso dei valori familiari»

 

Franceschini (Lapresse)
Franceschini (Lapresse)

ROMA - Prima l'intervento di Franceschini: «Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi?». Poi la replica dei figli del premier:
«Ma Franceschini come si permette? Forse sbaglio a prendere sul serio una battuta di così pessimo gusto. Ma anche alla campagna elettorale c'è un limite» ha detto Pier Silvio Berlusconi. Infine ancora Franceschini: «Ho visto la reazione indignata di Pier Silvio Berlusconi e mi dispiace che abbia male interpretato le mie parole. Se le riascolta vedrà che non ho mai espresso, nè lo farò, alcun giudizio su di lui e la sua famiglia. Ho parlato di valori che un uomo pubblico deve trasmettere al paese».

MARINA: «IO ORGOGLIOSA» - L'intervento di Franceschini, pronunciato a margine di un appuntamento elettorale in Liguria, ha scatenato la reazione degli esponenti politici del centrodestra, che a più voci hanno chiesto che il leader del Pd si scusasse con il Cavaliere. Ma sono state soprattutto le dichiarazioni dei figli del premier a tenere banco dopo le parole del leader del centrosinistra. Perché non è stato solo Pier Silvio a parlare. Anche la sorella Marina, presidente di Fininvest e Mondadori, ha diramato una dichiarazione tramite le agenzie di stampa: «Franceschini dovrebbe vergognarsi. Chi gli dà il diritto di giudicare Silvio Berlusconi come padre? Con le sue parole offende anche me come figlia. Una figlia profondamente orgogliosa del padre che ha e dei valori che mi ha trasmesso. Sarei felice per i figli di Franceschini se avessero un padre come il mio».

I FIGLI DI VERONICA - E successivamente è arrivata anche la replica di Luigi Berlusconi, l'ultimogenito del Cavaliere, nato dal matrimonio con Veronica Lario: «Sono contento e orgoglioso dell'educazione che ho ricevuto e dei valori che mi sono stati trasmessi dalla mia famiglia. Non vedo perchè la politica si permetta di giudicare Silvio Berlusconi come padre. Si tratta di piani diversi che non dovrebbero essere mai sovrapposti». Luigi, in tarda serata, ha anche rilasciato una dichiarazione congiunta con Barbara, Eleonora, le altre due figlie del premier e di Veronica Lario. «Non tutto - sottolinea la nota- si può sottoporre ad un sondaggio. Alla domanda se un padre sia capace ad educare un figlio gli unici in grado di rispondere sono i figli stessi. La politica non dovrebbe sconfinare in giudizi relativi al ruolo di padre, che con la politica nulla hanno a che vedere. Riteniamo di essere stati cresciuti ed educati in un ambiente famigliare equilibrato e ricco di valori».

FRANCESCHINI - In mattinata il leader Pd, durante un tour elettorale in Liguria, sì era espresso con queste parole: «Non c'è dubbio che Berlusconi sia un imprenditore e un politico di successo, ricco, furbo e potente. Ma alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida un Paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi».

LA REPLICA - «Io, proprio io - continua Pier Silvio -, sono stato educato da Silvio Berlusconi.

PierSilvio e Marina Berlusconi (Eidon)
PierSilvio e Marina Berlusconi (Eidon)

E i miei valori sono i suoi. Amore per il lavoro, generosità, tenacia e rispetto per gli altri. Quel rispetto che Franceschini dimostra di non conoscere». In precedenza, Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, aveva parlato di calunnie come modello educativo del Pd mentre Capezzone aveva ravvisato nelle parole di Franceschini «odio e violenza». Bonaiuti, portavoce del premier, parla di «battuta pesante. Il segretario del Pd chieda scusa al premier e ai figli».

IL PD - Il centrodestra attacca Franceschini perché il segretario del Pd è «efficace». Così interpreta la reazione del Pdl il presidente della fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema: «Questi attacchi contro il segretario del Pd promossi dalla destra sono la risposta ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Partito democratico».


11/02/2009

Attacco dei Talebani a Kabul: nel mirino i centri del potere

Attacco dei Talebani a Kabul: nel mirino i centri del potere

 

Azione combinata di kamikaze e guerriglieri: almeno 10 le vittime. Colpiti i ministeri della Giustizia e della Pubblica Istruzione, e anche il Palazzo Presidenziale di Karzai

 

Auto distrutte dopo le esplosioni a Kabul (Ap)
Auto distrutte dopo le esplosioni a Kabul
KABUL - Un attacco in piena regola ai centri del potere a Kabul da parte dei Talebani, con una drammatica sequenza di attentati suicidi e sparatorie contro gli edifici governativi, dove sono stati presi di mira i ministeri della Giustizia e della Pubblica Istruzione, la Direzione Generale dei Servizi Penitenziari e persino il Palazzo Presidenziale, davanti al quale le forze di sicurezza hanno ingaggiato una furibonda battaglia a colpi di arma da fuoco con un commando di Talebani . Tutti gli attacchi sono infatti già stati rivendicati dagli ex studenti coranici, che ne hanno preannunciato molti altri.

LA DINAMICA DEGLI ATTACCHI - Secondo una prima ricostruzione, solo parzialmente confermata da fonti di polizia, uno o due kamikaze hanno attaccato il palazzo del ministero della Giustizia, nel centro della città, vicino al ministero delle finanze e all'ingresso meridionale del palazzo presidenziale, provocando un numero di vittime non ancora accertato. Un secondo attacco ha preso di mira uffici dell'amministrazione penitenziaria nel quartiere periferico di Khair Khana, con due kamikaze a piedi che sono riusciti a penetrare nell'edificio sparando e facendo poi saltare i corpetti esplosivi che indossavano. In questo attacco vi sarebbero state diverse vittime. Un altro kamikaze sarebbe stato circondato da forze di polizia vicino al ministero dell' istruzione, in centro, e sarebbe stato abbattuto senza essere riuscito a far esplodere il suo giubbetto. Un altro terrorista ancora, forse il settimo, avrebbe inoltre attaccato un convoglio di agenti di polizia nella zona settentrionale di Kabul, che potrebbe però trattarsi, secondo fonti giornalistiche locali di un convoglio militare straniero. Quest'ultima circostanza non è stata ancora chiarita, dato il massimo riserbo delle fonti ufficiali e la gran confusione che regna in questo momento nella capitale afghana. La tv privata locale 'Tolò, citando un portavoce dei talebani, ha riferito che sette attentatori suicidi hanno compiuto attacchi in diversi edifici governativi e due sono riusciti a entrare nel carcere centrale di Kabul, ma questa circostanza non ha trovato nessuna conferma ufficiale. Un'altra tv locale ha fatto riferimento a 10 vittime delle esplosioni, ma anche in questo caso non vi sono conferme.

SCONTRO AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - Lo scontro più grave sembra essere avvenuto comunque al ministero della Giustizia, situato non lontano dalla Presidenza, contro il quale hanno agito due diversi kamikaze, forse addirittura tre. Uno è stato ucciso subito, prima che riuscisse a farsi saltare in aria; il secondo si è asserragliato all'interno mentre il complesso era circondato dai soldati e dalle unità scelte della polizia, ma alla fine è stato eliminato. Gli attentati cadono alla vigilia della visita a Kabul di Richard Holbrooke, l' inviato speciale del presidente Usa, Barack Obama.

 

 


15/11/2008

Sfigurata dall'acido mentre va a scuola: «Voglio continuare a studiare»

Sfigurata dall'acido mentre va a scuola: «Voglio continuare a studiare»

IN AFGHANISTAN MOLTE LE SCUOLE DISTRUTTE E GLI INSEGNANTI ASSASSINATI DOPO L'11 SETTEMBRE. Sei ragazze sono state attaccate da uomini in motocicletta a Kandahar, gravi due sorelle. La zona è una roccaforte dei talebani

 

 

 

Shamsia, 17 anni, sfigurata dall'acido (Reuters)
Shamsia, 17 anni, sfigurata dall'acido

 

Shamsia riceve la visita della responsabile del Settore Educazione di Kabul (Reuters    
Shamsia riceve la visita della responsabile del Settore Educazione di Kabul
KANDAHAR - «Continuerò a studiare anche se cercano di uccidermi. Non smetterò di andare a scuola». Shamsia ha 17 anni ed è in un letto d'ospedale a Kandahar, con il viso sfigurato dall'acido e un occhio in gravi condizioni. Nel letto accanto sua sorella Atefa, di 16 anni, anche lei colpita dall'acido. L'attacco è avvenuto mercoledì scorso nella zona occidentale di Kandahar, la grande città del sud dell'Afghanistan, culla e roccaforte dei taleban. Sei giovani studentesse liceali che stavano andando a scuola sono state attaccate, in diversi episodi, da uomini in motocicletta. Particolarmente gravi le ferite riportate dalle due sorelle: gli aggressori hanno strappato le sciarpe dalla testa delle ragazze e hanno lanciato l'acido mirando al volto, per sfigurarle.

L'AGGRESSIONE - «Eravamo a metà strada verso il liceo quando due uomini in motocicletta si sono fermati vicino a noi. Uno di loro ha gettato dell'acido sul viso di mia sorella, ho cercato di aiutarla e hanno gettato l'acido anche su di me», ha raccontato Atefa. «Abbiamo chiesto aiuto,

sono accorse delle persone e gli uomini sono fuggiti. Non sappiamo perché ci abbiano attaccato, la città non è sicura. Ma non possiamo restare chiuse in casa, dobbiamo avere un'istruzione, il governo deve aiutarci». Le due ragazze, che normalmente indossano il velo islamico, appartengono alla minoranza musulmana sciita. Altre quattro ragazze sono stata attaccate nello stesso modo, il giorno dopo, nella stessa zona della città: fortunatamente non sono state ferite in maniera grave.

SCUOLE DISTRUTTE - Non c'è stata alcuna rivendicazione degli attacchi alle studentesse, ma tutto fa pensare a un'azione dei talebani, che nel periodo del loro regime (1996-2001) avevano proibito alle ragazze di frequentare le scuole. Dopo l'11 settembre e la caduta dei talebani, centinaia di scuole nel Paese sono state attaccate e distrutte; insegnanti e responsabili sono stati assassinati, ma finora erano rari gli attacchi agli alunni. L'attacco alle studentesse è stato così grave da avere vasta risonanza anche in una zona così abituata alla violenza.

KARZAI: «NEMICI DELL'EDUCAZIONE» - Il presidente Hamid Karzai ha definito i responsabili «nemici dell'educazione». «Voglio continuare a studiare per aiutare la ricostruzione del mio Paese», ha detto Shamsia dal suo letto d'ospedale, irriconoscibile sotto lo strato di unguento giallo che serve per le ustioni. Ha ricevuto la visita della responsabile del Settore Educazione di Kabul, Najiba Nuristani, che ha dichiarato: «Questi attacchi non possono fermare l'educazione in Afghanistan, specialmente per le ragazze». Il dottore che ha curato Shamsia è ottimista: dovrebbe recuperare l'uso dell'occhio. Se necessario, riceverà cure specialistiche in India


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