23/09/2011
Il Cern: "Superata la velocità della luce"
Il Cern: "Superata la velocità della luce"L'ESPERIMENTO. Il Cern ufficializza i risultati delle rilevazioni sui neutrini. Arriva la conferma della scoperta di un gruppo di ricercatori guidati da un italiano: "I neutrini sono più veloci di circa 60 nanosecondi". Margherita Hack: "Cade la teoria della relatività di Einstein"
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20/08/2010
Materia oscura, nuovi dati grazie a una «lente» cosmica
Materia oscura, nuovi dati grazie a una «lente» cosmicaSfruttato un effetto previsto dalla teoria della relatività di Einstein. Le misure confermano che l'universo è piatto e si espanderà all'infinito sempre più velocemente
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07/01/2010
Le «vedove nere» del satellite Fermi
Le «vedove nere» del satellite Fermi
MISSIONE ITALIANA. Identificate altre «millisecond pulsar». La scoperta apre una nuova via alla verifica finale della teoria di Einstein
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| (Afp) |
In meno di tre mesi i radioastronomi hanno identificato quasi una ventina di nuove millisecond pulsar. Si tratta di antichissime stelle di neutroni rotanti che riprendono vita assorbendo materia da una stella vicina, talvolta fino a consumarla pressoché completamente. Una sorta di vedove nere del cosmo. Queste pulsar sono al contempo gli orologi più precisi in natura, e per questo potrebbero aiutarci ad aggiungere l’unico tassello mancante alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein: la rivelazione diretta delle onde gravitazionali. Questa scoperta è stata possibile grazie alle indicazioni fornite da Fermi, la missione satellitare della Nasa dedicata allo studio della radiazione gamma, alla quale l’Italia partecipa con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il risultato viene presentato a Washington durante la conferenza internazionale dell’American Astronomical Society.
LE «VEDOVE NERE» - Una pulsar è ciò che rimane dell’esplosione di una stella di grande massa.
È una sorta di nocciolo densissimo che eredita un intenso campo magnetico, e ruota molto velocemente su se stesso. Ma, poiché durante questa rotazione emette particelle accelerate e radiazione su una banda molto ampia (dal radio ai raggi gamma), col tempo tende a esaurirsi. Le più antiche fra le pulsar sono anche le più veloci. Si chiamano millisecond pulsar e ruotano centinaia di volte al secondo. Sono così veloci perché hanno fatto parte di un sistema binario, e sono riuscite a procrastinare la loro fine «succhiando» materia dalla stella compagna. In questo modo è come se fossero ringiovanite: grazie all’acquisizione di altra materia riescono a guadagnare nuova accelerazione nella loro rotazione. Quattro delle pulsar appena scoperte, poi, sono in sistemi binari con stelle la cui massa è stata consumata fino a ridursi a non più di dieci volte la massa di Giove. Vengono per questo chiamate «vedove nere» (black widows): perché a forza di succhiare materia stanno esaurendo la stella compagna che ha consentito loro di riprender vita.
LA PRIMA PULSAR - La prima millisecond pulsar fu scoperta 28 anni fa e da allora ne sono state trovate solamente una sessantina nella nostra galassia: a causa della bassissima intensità della loro emissione radio sono, infatti, oggetti che è molto difficile individuare con una ricerca svolta “alla cieca” perlustrando l’intera volta celeste. Quello che ha fatto Fermi è fornire ai radioastronomi una mappa del cielo, che si è rivelata una vera e propria mappa del tesoro. Nelle vicinanze del disco della nostra galassia, Fermi ha individuato un centinaio di sorgenti gamma ben localizzate ma non identificate, cioè prive di associazione certa con sorgenti note ad altre lunghezza d’onda. I radioastronomi hanno osservato alcune di queste sorgenti e hanno scoperto delle sorgenti radio che si sono rivelate velocissime pulsar. Dopo la sorpresa, hanno capito di avere in mano un metodo straordinario che permette loro di andare a colpo sicuro. Sfruttando cinque fra i più potenti telescopi radio al mondo, hanno iniziato ad analizzare tutte le sorgenti gamma potenzialmente interessanti: nel giro di pochi mesi hanno riconosciuto ben 17 millisecond pulsar. Queste particolari pulsar sono stelle ancora poco conosciute, quindi grandi speranze vengono riposte dai ricercatori su questa scoperta per la comprensione della natura e della evoluzione di queste esotiche sorgenti astrofisiche.
OROLOGI PRECISISSIMI - Ma questo risultato è importante anche per un’altra ragione. Le millisecond pulsar sono sul lungo periodo gli orologi più precisi che esistano in natura, e fanno concorrenza agli orologi atomici costruiti dall’uomo. Il monitoraggio dei cambiamenti temporali in un «dispositivo» così preciso ed esteso su tutto il cielo potrebbe permettere di rivelare per la prima volta in modo diretto le onde gravitazionali, che rappresentano il tassello mancante alla verifica sperimentale della Teoria della Relatività Generale. Monitorando le variazioni del periodo di rotazione indotte dalla deformazione della struttura dello spaziotempo dovuto alle onde gravitazionali, questa costellazione di millisecond pulsar appena scoperta potrebbe così venire a costituire una sorta di sistema GPS per la rivelazione della radiazione di fondo gravitazionale.
«Fino all'avvento di Fermi si conoscevano solo una manciata di pulsar gamma, sottolinea Ronaldo Bellazzini, responsabile dell’esperimento Fermi per l’INFN. In poco più di un anno Fermi ha scoperto diverse decine di nuove pulsar fra cui numerose rotanti attorno al loro asse anche centinaia di volte al secondo. Ma non solo - prosegue Bellazzini - ora Fermi ha iniziato a giocare a ruoli invertiti rispetto ai telescopi radio: mentre prima erano questi a consegnarci la ricetta con cui cercare questi oggetti esotici e misteriosi, ora è Fermi a indicare ai grandi telescopi radio dove puntare le loro sensibilissime antenne per individuare questi deboli ma estremamente precisi orologi cosmici».
LA SORPRESA - «I più sorpresi sono stati proprio i colleghi radioastronomi» dice Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi. «Dopo avere passato anni a scandagliare il cielo per scovare ad una ad una con grande fatica le pulsar velocissime, adesso non possono credere che qualcuno dica loro dove andare a guardare. Così facendo risparmiano tempo di osservazione e tempo di calcolo dedicato all’analisi dei dati, e al contempo la loro produttività è aumentata in modo vertiginoso. Se si premiasse la produttività degli astronomi, avrebbero diritto ad un bonus sostanzioso». «Inoltre - prosegue Caraveo - questo risultato, oltre ad aumentare in modo considerevole il numero di pulsar superveloci nella nostra galassia, dimostra che l’emissione gamma è una caratteristica comune a questo tipo di oggetti. Si tratta di un grande risultato della missione Fermi, risultato sul quale nessuno avrebbe scommesso appena qualche mese fa». «L’accurata elaborazione dei dati di Fermi effettuata presso l’ASI Science Data Center, il centro elaborazione dati scientifici dell’Agenzia Spaziale Italiana a Frascati, sta contribuendo in modo determinante al successo di questa missione, consentendo alla comunità scientifica di sfruttare al meglio e rapidamente i dati rilevati dal satellite» fa notare Paolo Giommi, responsabile del centro per l’ASI.
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28/02/2009
Il robot che replica Einstein. Ma solo per la faccia
Il robot che replica Einstein. Ma solo per la faccia
Gli manca solo il cervello
La preoccupazione degli scienziati che si occupano di robotica è di arrivare a essere in grado di costruire macchine dall'aspetto sempre più umano, capaci di trasmettere e - almeno apparentemente - ricevere emozioni. E così andare oltre l'immaginario tenebroso alla Matrix, di un mondo popolato da macchine "brutte e cattive". In questa direzione è impressionante il costrutto con l'aspetto del fisico premio Nobel Albert Einstein, progettato e assemblato dalla texana Hanson Robotics e incredibilmente espressivo con i suoi movimenti facciali e delle spalle grazie al software sviluppato dal California Institute for Telecommunications and Information Technology.
Come si può vedere bene nel filmato, quello che più impressiona al di là della grande somiglianza fisica - spesso ritenuta inquietante a sua volta -, è la capacità come dicevamo di trasmettere emozioni. Proprio perché è sulla supposta empatia di questi robot che secondo gli scienziati si gioca l'accettabilità futura da parte della gente delle macchine. Da qui la scelta del soggetto, Einstein, ritenuto un modello "gradevole e emozionalmente accessibile". In grado dunque di interagire in modo naturale con gli esseri umani e dunque utilizzabile, per esempio, per aiutare i bambini autistici a percepire e fare proprie le emozioni.
I modelli come il robot in questione costano al momento cifre alte, seppur non più astronomiche: un po' più di 50 mila euro a prototipo. Ma la resa è altrettanto alta. Grazie a 31 motori facciali e all'uso del Frubber, un polimero elastico di proprietà della Hanson in grado di replicare la pelle umana fino, letteralmente, all'ultimo poro.
Una sola cosa manca, e trattandosi di un robot-Einstein è inevitabile notarla: una mente umana, magari non geniale come quella del fisico tedesco, ma in grado di pensiero proprio e consapevolezza di sé. Per questa, dicono dal Texas, serviranno altri 10 anni di lavoro. Poi si potrà dare il via a una produzione di massa, con singoli pezzi dal costo non superiore ai 150 euro.
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08/12/2008
Sarà «Einstein» a proteggere il computer di Obama
Sarà «Einstein» a proteggere il computer di ObamaNominata dal presidente eletto la squadra del Consiglio della sicurezza cibernetica. Si chiama come il famoso fisico tedesco il nuovo programma di difesa dagli attacchi cibernetici degli Usa
| Il presidente eletto Barack Obama |
LA SQUADRA - Gli ha raccomandato questa misura la Commissione della sicurezza cibernetica, una commissione bipartisan del Congresso di cui fanno parte tre suoi fidi: Paul Kurtz, un ex del presidente Clinton, e Dan Chernok e Bruce McConnell, due esperti di elettronica. Secondo James Locks, un ricercatore del Centro di studi internazionali e strategici di Washington, è una iniziativa necessaria e urgente: «Oltre agli hackers» ha detto Locks «noi dobbiamo proteggere i computer dai mafiosi, dai ladri, e dagli 007 cibernetici dei paesi a noi ostili, che rappresentano la minaccia più grave alle nostre comunicazione». La rete difensiva dei ministeri e le agenzie americane è stata ripetutamente violata negli ultimi anni permettendo a pirati e spie di impadronirsi di alcuni segreti di Stato. Il compito della Commissione bipartisan del Congresso era di impedire che ciò si ripetesse. Di qui la conclusione che occorre un comando unificato, sul modello del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa bianca.
LE RACCOMANDAZIONI - La Commissione, che ha appena reso pubblico il suo lavoro, ha suggerito ad Obama di installare il comando «a portata di mano», e di decidere subito come reagire agli attacchi cibernetici. Jerry Dixon, un ex del Ministero della sicurezza nazionale, ha accennato a seconda delle circostanze a «interventi della polizia, o ad operazioni militari, o rappresaglie dei servizi segreti». A giudizio della Commissione, il presidente eletto dovrebbe informare sia gli alleati sia i paesi ostili delle opzioni a sua disposizione in caso di conflitti cibernetici. Tra le raccomandazioni della Commissione vi è anche quella per la tutela della sicurezza e privacy all’internet per i civili. Ha rilevato Dixon che l’internet «si è fatto sempre più veloce e complesso ma i regolamenti sono ancora quelli degli anni Ottanta, e stanno diventando obsoleti». Spetta al Congresso, avverte la Commissione, emanare nuove leggi che facilitino e accelerino le indagini in caso di reati e che stabiliscano pene severe. E’ un’altra misura che Obama probabilmente appoggerà: negli ultimi anni, migliaia di cittadini sono stati derubati dei loro conti in banca dagli hackers. Il presidente eletto è un vero appassionato del «web», e si è dimostrato il più abile nello sfruttarlo nel corso della campagna elettorale.
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