24/09/2010

Bambini picchiati dalle maestre in aula Video choc sul web fa aprire un'inchiesta

Bambini picchiati dalle maestre in aula Video choc sul web fa aprire un'inchiesta

Dolore e orrore sui volto dei ragazzini. Il ministero ora vuole vederci chiaro. Siria, alunni percossi con bastoni sulle mani e sui piedi. Un gruppo su Facebook per individuare le insegnanti

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20/05/2010

Ostia, rimprovera un'alunna, maestra aggredita dai parenti

Ostia, rimprovera un'alunna, maestra aggredita dai parenti

La madre, due figli e il fratello sono stati arrestati. La ragazza aveva insultato una compagna di classe

 

ROMA - Un semplice rimprovero verbale da parte di una professoressa nei confronti di un'alunna, di una scuola media di Ostia, ha scatenato l'ira della madre che, probabilmente avvisata al cellulare dalla figlia, ha atteso la docente all'uscita da scuola e l'ha aggredita. L'arrivo poi dei Carabinieri, chiamati dalla Scuola, ha ulteriormente infiammato gli animi: la mamma (40 anni), aiutata da un'altra figlia (20 anni), ha insultato, minacciato e strattonato i militari rifiutando di placarsi. In caserma, dove le due donne sono state portate in stato di arresto, sono poi giunti altri due familiari: un altro figlio (18 anni) e un fratello (38 anni, pregiudicato) della madre dell'alunna rimproverata. Anche questi ultimi intervenuti, pretendendo spiegazioni sul fermo delle parenti, hanno cominciato a urlare e insultare i Carabinieri.

L'ARRESTO - Alla fine tutti e quattro i parenti, tutti romani, residenti dalle parti di piazza Gasparri, sono stati arrestati e si trovano ora ristretti presso Rebibbia le donne e Regina Coeli gli uomini. All'origine del rimprovero della professoressa pare ci sia stato un comportamento offensivo da parte dell'alunna nei confronti di una compagna di classe. (Fonte: Agi)


03/03/2010

Nudi in classe per scoprire chi sporca

Nudi in classe per scoprire chi sporca

 

Il caso alle elementari di Brione. Il piccolo di otto anni era stato colpito dal mal di pancia. Novara, la denuncia di una madre: mio figlio umiliato davanti ai compagni

 

NOVARA - Dalla classe sono state fatte uscire le bambine. Poi una bidella e le tre insegnanti della terza elementare della «Gianni Rodari», di Briona, un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Novara, proprio al confine con la Lombardia, hanno obbligato i 10 maschietti rimasti a calarsi pantaloni e mutande. Maestre e bidella volevano capire chi avesse sporcato il gabinetto e poi, dopo aver scoperto e umiliato il «reo» davanti ai compagni, lo hanno punito. È accaduto lunedì mattina poco dopo le 11, ma la notizia si è diffusa soltanto ieri, quando la mamma di un alunno ha avvertito quella del piccolo che era stato messo nell’angolo per una buona mezz’ora. Ieri la donna è andata a scuola senza il bambino, ha protestato vivacemente, anche presso la direzione didattica, e si è rivolta a un legale: «Mio figlio era intimorito — ha raccontato — e non mi ha detto nulla. Solo quando ha capito che sapevo, allora si è messo a piangere e ha parlato. Ora vedrò che decisione assumere e non escludo di denunciare chi gli ha fatto questo».

Incredulo il direttore didattico Renato Schettini: «Sono allibito — ha detto —, mi hanno avvisato le stesse maestre che probabilmente solo il giorno successivo si sono rese conto della gravità del fatto accaduto. Mi hanno spiegato che di fronte all’ira della bidella non erano riuscite a mantenere la calma e a trovare un modo diverso per risolvere il problema ». Un problema che secondo la madre del piccolo poteva essere affrontato in tutt’altra maniera: «Mio figlio, forse a causa di un lieve attacco di dissenteria, ha chiesto più volte il permesso di andare in bagno. Le maestre hanno detto di no fino all’intervallo. Così il bambino, che stava male, quando è riuscito a raggiungere il gabinetto ha fatto quello che poteva e, logicamente, si è sporcato ». La bidella è andata su tutte le furie: «Sono stanca di pulire. Questi bambini non vengono educati dai genitori e dalle maestre. Ora voglio capire chi è stato». La donna, che abita a Carpignano Sesia, avrebbe convinto le insegnanti a eseguire i suoi ordini e a denudare i bimbi

Il sindaco del piccolo comune di Briona, Angelo Rossi, raggiunto al telefono nella tarda serata di ieri, dice: «Non può accadere che io venga a sapere queste cose dai giornalisti. Nessuno mi ha avvertito. Domani prenderò dei provvedimenti, ho delle perplessità ma questa cosa deve essere chiarita subito. E dire che stiamo parlando di insegnanti con grande esperienza, la stessa bidella è una donna stimata sia a scuola che in paese. Non riesco a rendermi conto di come possa essere successo tutto questo, almeno così come mi è stato raccontato».

Se da una parte le insegnanti, pur assumendosi le loro responsabilità, tendono ad addossare la colpa alla bidella, lei nega di aver chiesto che gli scolari si denudassero. Allarga le braccia sconsolato il direttore didattico Schettini: «Non posso che scusarmi pubblicamente per quanto è accaduto e farò in modo che facciano altrettanto maestre e bidella. Il mio compito — conclude — non è quello di difendere a tutti costi la scuola, perché in primo piano vengono i bambini. E comunque in questo caso le insegnanti e la bidella sono indifendibili. Sono molto deluso e addolorato. Ho già aperto un procedimento istruttorio per valutare quale tipo di sanzione adottare e ascolterò subito sia i genitori che le maestre». Ieri anche la Procura novarese si sarebbe interessata al caso e i carabinieri avrebbero raccolto informazioni sulla vicenda in attesa di una possibile querela da parte della mamma del bambino.

Marco Bardesono


25/04/2009

Scuola/ Truffe di massa da parte di maestre che si inventano malattie per essere trasferite

Scuola/ Truffe di massa da parte di maestre che si inventano malattie per essere trasferite

 

Truffe di massa da parte di maestre elementari per ottenere il trasferimento a casa, o da Milano al Sud tramite certificati medici falsi, medici compiacenti che hanno diagnosticato malattie immaginarie, cartelle che parlano di scoliosi, ansia, depressione, diabete inesistenti. Lo denuncia il quotidiano Repubblica.

Patologie riscontrate dalle Asl di residenza e che scompaiono nei successivi controlli. Ma che, per legge, consentono il trasferimento immediato a casa. Spesso senza aver fatto nemmeno un giorno di lezione.

Per vedere chiaro sulla fabbrica dei certificati truccati, il provveditorato milanese ha inviato un dossier alle procure di Milano e di Reggio Calabria. Nelle denunce si ricostruiscono i casi di 27 maestre, invalide e guarite per miracolo, ma intanto trasferite.

Le insegnanti sono tutte originarie della provincia di Reggio Calabria: maestre che dal 2006 a oggi hanno chiesto (e ottenuto) di lasciare Milano perché affette da invalidità fantasma. Casi gravi di diabete mellito, almeno dieci, che di colpo si trasformano in “nessuna forma di handicap”. Dolori alla schiena “cronici e permanentemente invalidanti” che a ogni prova medica successiva alla prima scompaiono.

“Ma è solo la punta dell’iceberg - assicurano all’ufficio scolastico - il malcostume delle false invalidità per ottenere trasferimenti ha dimensioni preoccupanti“.

A consentire questi episodi sono alcune falle nella legge 104, quella che disciplina l’handicap, e nel contratto sulla mobilità degli insegnanti. Per ottenere un trasferimento è sufficiente presentare un certificato d’invalidità provvisorio, fatto da un medico della Asl di residenza.

Alla scuola che il docente lascia, per tutela della privacy, non viene indicata né la patologia né il grado di invalidità, che si presume quindi essere grave. E la maestra può fare le valigie. Entro 90 giorni, a trasferimento già avvenuto, la stessa Asl è tenuta a fare un secondo certificato di conferma, in cui invece si dichiara la percentuale di invalidità.

Il verdetto, nei casi arrivati alle procure, è sempre lo stesso: “Non handicap”, e a quel punto il trasferimento viene annullato.

Ma qui sorge il problema: fra la prima e la seconda visita, per l’inefficienza delle aziende sanitarie, passano anche tre anni. E intanto la maestra insegna al Sud, o non insegna proprio, lasciando scoperta la cattedra che le era stata assegnata per concorso. Un “buco” che nella sola Lombardia lascia ogni anno centinaia di cattedre vuote, da coprire con supplenze (costose).

Situazioni analoghe a quella milanese si trovano anche a Firenze, Venezia e Torino. Le province di provenienza delle maestre sono sempre le stesse: Reggio Calabria e Agrigento, ma ci sono segnalazioni di casi dal Casertano.

Pippo Frisone, responsabile vertenze della Flc-Cgil a Milano, dice: “La responsabilità, specie quella penale, è personale e non bisogna generalizzare. Certo, fa specie la concentrazione di documentazione provvisoria compiacente, rilasciata in attesa di quella collegiale definitiva”.

Quanto al fatto che i casi si concentrino al Sud, Frisone attacca: “Se in mezza Italia i tempi di attesa della certificazione Asl vanno oltre i novanta giorni previsti, si lascia il campo libero anche agli abusi”.