08/09/2011
Sconto agli onorevoli, tagli quasi annullati
Sconto agli onorevoli, tagli quasi annullatiLA MANOVRA - LE MISURE. Ammorbidite le norme sull'incompatibilità
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12/08/2010
Berlusconi ai finiani: «Rispetto per gli elettori o scelte dolorose»
Berlusconi ai finiani: «Rispetto per gli elettori o scelte dolorose»La replica: «Segnale positivo ma finiscano le aggressioni a Fini». Il premier accoglie l'invito al dialogo avanzato da alcuni senatori di F&L: «Ma basta parole contro maggioranza»
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03/08/2010
Mafia, Granata: infiltrazioni tra gli eletti
Mafia, Granata: infiltrazioni tra gli eletti"Alcuni partiti e candidati alla Presidenza delle Regioni non hanno vigilato come era richiesto e doveroso", denuncia il deputato finiano e vicepresidente della commissione Antimafia. E aggiunge: "Violato il codice etico". Grasso: non sono sorpreso"
"Nonostante la condivisione teorica al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, sia tra e candidature che tra gli eletti ci sono infiltrazioni e zone d'ombra. Nonostante la carente collaborazione delle Prefetture stiamo ricomponendo il quadro e riferiremo alle Camere. La politica rompa ogni ambiguità nella lotta alla mafia". Lo ha affermato Fabio Granata, Vice Presidente della Commissione Nazionale Antimafia e deputato finiano del nuovo gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia.
"Alcuni partiti e alcuni candidati alla Presidenza delle Regioni - denuncia Granata - non hanno vigilato come era richiesto e doveroso".
Piero Grasso: rischio attentati mafiosi - La denuncia di Granata, però, non sorprende il procuratore Nazionale Antimafia Piero
Grasso che sottolinea che questi "sono problemi politici e che quindi giustamente se ne occupa la politica". "Già nel 1991 - ricorda l'alto magistrato - un fatto del genere era stato accertato dall'allora Commissione Antimafia presieduta da Gerardo Chiaromonte. Io - afferma Grasso - all'epoca ero consulente della commissione e il fenomeno delle infiltrazioni mafiose si registrò in varie zone, soprattutto del sud".
Il procuratore Grasso, poi ritorna sul rischio che la mafia, come successe negli anni '92-'93 con gli attentati di Firenze, Capaci e via d'Amelio, possa approfittare delle tensioni politiche per dar vita a una nuova stagione terroristica-mafiosa. "La mia - precisa il procuratore nazionale antimafia - è stata soltanto una valutazione rispetto al passato. Allo stato, però, non ci sono elementi in tal senso. Anzi, secondo le dichiarazioni di alcuni
collaboratori, il super latitante Matteo Messina Denaro sarebbe contrario alla ripresa di questa strategia. E' chiaro, però, che a queste dichiarazioni servono riscontri. Quindi, lo
ripeto, la mia è un'analisi che si basa sulla storia del passato e speriamo che nel futuro non accada".
La questione morale - Nei giorni scorsi Fabio Granata si è reso protagonista di altre forti dichiarazioni sulla correlazione tra Stato e criminalità. L'affermazione "nel governo c’è chi frena i processi contro la mafia" è stata al centro di aspre polemiche all'interno del Pdl, che hanno di poco preceduto la rottura definitiva tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
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30/07/2010
Fini: Berlusconi illiberale
Fini: Berlusconi illiberaleDura replica a Berlusconi. Sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare senza che potessi esprimermi. Io devo garantire tutti, non la maggioranza che mi ha eletto. Garantismo non vuol dire immunità.
"Si sente forte e chiaro?" esordisce così Fini alla conferenza stampa indetta per replicare alle decisioni prese giovedì dall'ufficio di presidenza del Pdl.
E lo fa in pochi minuti senza giri di parole: " Ieri sera in due ore senza possibilità di esprimere le mie ragioni sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare 'per aver - così dice il documento diffuso ieri sera, ricorda Fini - costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge'. Pensate che misfatto" afferma il presidente della Camera.
Secondo la terza carica dello Stato, questa è "una concezione non propriamente liberale della democrazia che il presidente Berlusconi dimostra di avere".
Alla richiesta di fare un passo indietro rispetto alla sua carica istituzionale Fini replica: "Ovviamente non darò le dimissioni perché il presidente deve garantire il rispetto del Regolamento e la imparziale conduzione dell'attività della Camera, non deve certo garantire la sola maggioranza che lo ha eletto. E aggiunge: "Sostenerlo dimostra una logica aziendale modello amministratore delegato in un consiglio di amministrazione che non ha nulla a che vedere con le istituzioni democratiche".
"Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l'amor di patria, l'unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole".
Infine: "Continuo la mia battaglia per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle Forze dell'ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso protesa di immunità".
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13/07/2010
Usa: sondaggi a picco per Obama
Usa: sondaggi a picco per ObamaIL NODO IRRISOLTO RESTA L'ECONOMIA.
Il presidente, secondo la rilevazione Abc/Washington Post, non ha la fiducia di quasi 6 americani su dieci.
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| Barack Obama (Ansa) |
WASHINGTON - Sondaggi a picco per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a quattro mesi dal voto di metà mandato. Secondo l'ultimo rilevamento AbcNews/Washington Post quasi sei americani su dieci non hanno fiducia nella capacità del presidente di prendere le decisioni giuste per il paese.
DISAPPROVAZIONE - Una chiara maggioranza di americani disapprova inoltre quello che sta facendo Obama per l'economia. Il presidente raccoglie ancora la stima dei membri del Congresso, ma anche su questo fronte la forbice si sta chiudendo. Sette elettori registrati su dieci dicono di non aver fiducia dei parlamentari democratici e una percentuale analoga ha altrettanto bassa stima dei colleghi repubblicani. Oltre un terzo degli americani - il 36% - non si fida della classe politica, sia che occupi la Casa Bianca che Capitol Hill. Tra gli indipendenti la delusione è ancora più alta: due terzi degli elettori si dicono insoddisfatti o addirittura arrabbiati per come sta funzionando il governo federale. Solo il 43% adesso approva quel che sta facendo Obama per l'economia, mentre il 54% disapprova. Su questo fronte anche un terzo dei democratici è pronto a bocciare il suo presidente. Sulla questione della leadership il 58% non crede che Obama sia in grado di prendere decisioni giuste per l'America contro un 42% che continua a riporre fiducia nell'inquilino della Casa Bianca.
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01/04/2010
Berlusconi su Facebook lancia la stagione delle riforme
Berlusconi su Facebook lancia la stagione delle riforme
Esordio del presidente del Consiglio sulla fan page de Il Giornale. Ringrazia gli elettori del Pdl e annuncia una rivoluzione liberale che verrà fatta, assicura, utilizzando "Internet e naturalmente anche Facebook".
"Se abbiamo ottenuto una ottima vittoria elettorale, se la positività e l'ottimismo hanno vinto sul pessimismo e sul catastrofismo della sinistra è anche grazie a voi". Silvio Berlusconi ringrazia gli elettori Pdl nel messaggio per la pagina Facebook del Giornale e spiega che "è con grande piacere che saluto le amiche e gli amici del Giornale. Facebook - sottolinea il presidente del Consiglio - è una nuova occasione per conoscersi è una piazza virtuale dove è possibile presentare e difendere le proprie idee e soprattutto quando si accende il confronto politico".
"Noi, per quanto ci riguarda, veniamo - ricorda - da una difficile campagna elettorale e molti di voi si sono schierati al nostro fianco nel nome dei nostri stessi valori, dei valori di libertà e di democrazia. Lo state facendo anche ora su Facebook difendendo le vostre posizioni, i successi del nostro buon governo, i nostri programmi, i nostri candidati. Per questo vi ringrazio di cuore, uno a uno". Ed è ancora riferendosi alla 'piazza virtuale' che Berlusconi dice: "Insieme potremo costruire una grande rivoluzione liberale per rendere il nostro paese più moderno e più libero. Grazie a tutti, un abbraccio a ciascuno di voi".
Dalla pagina de il Giornale, il premier rilancia anche la grande stagione delle riforme. "Adesso inizia un periodo di tregua elettorale e dovremo avviare stagione delle grandi riforme: la riforma dello Stato, una grande e profonda riforma della Giustizia, una grande riforma con l'ammodernamento del fisco".
E si dice "convinto che quando si interviene su temi così importanti sia fondamentale ascoltare i suggerimenti dei cittadini per formulare delle scelte in sintonia con il sentire del nostro popolo".
E dunque l'occasione di oggi sembra solo la prima, dal momento che il presidente del Consiglio annuncia: "Per ottenere questi risultati utilizzeremo Internet e naturalmente anche Facebook".
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07/03/2010
Cala il consenso per il governo
Cala il consenso per il governo
L'OSSERVATORIO. Prosegue la diminuzione di popolarità: 39 per cento. Crollo tra chi vota Lega
Come in molti avevano previsto, le convulse vicende di questi giorni riguardo alla presentazione delle liste per le regionali, hanno finito con l'influire negativamente sul grado di popolarità del Governo. Facendolo ulteriormente calare — dopo la diminuzione già rilevata il mese scorso— di altri 4 punti. E assestando l’indice di consenso poco sotto il 39%, quando, a dicembre scorso, subito dopo l'aggressione al Cavaliere in Piazza del Duomo a Milano, esso aveva superato il 50%. Siamo giunti dunque ad uno dei livelli più bassi mai registrati per l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Il calo più consistente di popolarità non si è manifestato tra gli elettori di centrosinistra (ove, ovviamente, i giudizi positivi sul Governo sono già molto bassi e non possono decrescere più di tanto), ma, specialmente nel cuore dei segmenti che tradizionalmente sostengono la coalizione del centrodestra. In particolare, tra gli stessi elettori del Pdl la quota di chi esprime un’opinione positiva sull' operato del Governo è scesa dal 93% di inizio febbraio al 76% di inizio marzo, con una diminuzione del 17%.
IL CROLLO FRA I LEGHISTI - Tra i votanti per la Lega il calo è ancora più sensibile: dall’83% del mese scorso al 57% di oggi. Ciò significa che circa un elettore del Carroccio su quattro ha in qualche misura maturato in quest’ultimo periodo una qualche delusione nei confronti dell’esecutivo sostenuto dal suo partito. Non a caso, dal punto di vista territoriale, la zona che maggiormente manifesta una crescita di sfiducia è il nord est, una delle roccaforti del partito del Premier e della Lega. Gli strati sociali che più si sono allontanati dal sostegno al Governo sono quelli cui sin qui quest'ultimo si è maggiormente appoggiato: le casalinghe (-13% di valutazioni positive), gli imprenditori e i lavoratori autonomi. Ma anche nel settore cruciale degli indecisi—l'ambito da convincere in vista delle prossime elezioni regionali — il decremento di consenso è significativo e pari a circa il 10%. A questo andamento negativo ha certo contribuito moltissimo l’immagine di «pasticcione» e di approssimativo offerta dal Pdl nella vicenda delle firme da sottoporre per l'ammissione alle elezioni amministrative. Ma questo triste episodio non ne è l'unica causa. Come sempre accade, il formarsi delle opinioni non è determinato da un solo motivo, ma dal sedimentarsi progressivo delle impressioni ricavate nel tempo da più episodi e accadimenti.
GLI SCANDALI - Così, hanno certo «contato» nel trend sfavorevole al Governo gli scandali e le vicende delle ultime settimane, che hanno visto coinvolti esponenti del PDL o comunque legati alla maggioranza. Ancora, può aver avuto un effetto sul calo di popolarità del Governo, il dissenso verso alcune decisioni che sono apparse comunque legate a quest’ultimo. Ad esempio, il divieto imposto dalla Rai (con il voto dei consiglieri di maggioranza, perlopiù espressione dei partiti di centrodestra) alla messa in onda dei talk show più importanti sino alla data delle elezioni ha incontrato una forte disapprovazione nella popolazione. Quasi il 60% degli italiani dichiara di non condividere questa decisione: il dissenso è ovviamente maggiore tra gli elettori del centrosinistra, ma si trova in dimensione cospicua anche nel seguito del centrodestra, ove grossomodo il 40% esprime la propria contrarietà al provvedimento. Nell'insieme, il clima di opinione appare dunque sempre più negativo per l'esecutivo. Senza che, però, l'opposizione ne guadagni più di tanto in termini di popolarità. Ciò che emerge prevalentemente è, come già si è avuto modo di sottolineare, un clima di sfiducia generalizzato verso la politica e le sue istituzioni. È l'intero sistema che appare sempre più fragile e messo sotto accusa da strati crescenti di cittadini. Ciò potrà avere un effetto nel comportamento di voto alle prossime elezioni. Non solo con il possibile calo di consensi per il Pdl, anticipato peraltro dai sondaggi più recenti, ma, forse, con un incremento delle astensioni.
Renato Mannheimer
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26/02/2010
Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»
Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»
Di biagio (pdl): «Il voto all'estero è un diritto, non cancro da estirpare». Polemiche politiche sul sistema elettorale all'estero. Il presidente del Senato: «Scandalo da eliminare»
| Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa) |
ROMA - Il caso Di Girolamo, il senatore pdl coinvolto nell'inchiesta su corruzione e riciclaggio che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle, ha scatenato un acceso dibattito politico. Il parlamentare è accusato dai magistrati di essere stato eletto tra gli italiani all'estero con i voti della 'ndrangheta. La questione imbarazza la maggioranza. La decisione del presidente del Senato Renato Schifani di accelerare sulla questione della decadenza di Di Girolamo, convocando l'Aula ancora prima che la Giunta per le autorizzazioni decida sull'arresto o meno del senatore pdl, sembrerebbe dimostrare l'intenzione del Pdl di scaricare il parlamentare coinvolto nell'inchiesta. Alla luce delle accuse mosse al senatore pdl, inoltre, maggioranza e opposizione si interrogano proprio sulla questione più ampia del voto all'estero. Lo stesso Schifani è tornato sull'argomento con parole dure, dicendo che «il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge». Sulle intercettazioni Schifani ha poi aggiunto: «Servono nuove regole: urge limite o divieto di pubblicazione». Da parte sua, il presidente della giunta delle elezioni e immunità di Palazzo Madama, Marco Follini (Pd) ci ha tenuto a precisare che «la soluzione da parte della giunta sulla decadenza di Di Girolamo era già stata presa nel gennaio 2009». Secondo Follini tocca ora all'Aula scegliere e non più alla Giunta, che in giornata ha comunque proseguito l'esame della vicenda del senatore inquisito. «Riteniamo che la decisione sul procedimento autorizzativo debba essere celere e debba costituire l'occupazione prioritaria della Giunta. Il possibile revirement sul procedimento che porterebbe alla decadenza del senatore Di Girolamo, che il Presidente del Senato suggerisce di realizzare in tempi egualmente stretti, è in realtà una responsabilità dell'Assemblea, più che della Giunta» ha detto il senatore Francesco Sanna, capogruppo del Pd nella Giunta sulle immunità.
PD - A proposito del voto all'estero, i democratici aprono a Schifani. «È positivo che ci sia accordo nel modificare la legge elettorale per gli italiani all'estero. Il Partito Democratico sostiene da tempo che la modifica è assolutamente improcrastinabile. Noi proporremo un testo in Parlamento e siamo disponibili a confrontarci per arrivare a un ampio consenso» ha dichiarato Francesco Tempestini, capogruppo Pd in commissione Affari Esteri.
LA MAGGIORANZA - La maggioranza è pressoché compatta. «Noi abbiamo detto per primi - ha ricordato il sottosegretario Paolo Bonaiuti -,Maurizio Gasparri, la revisione del sistema elettorale all'estero «si rende indispensabile perché evidentemente quella legge non ha funzionato e va quindi corretta» ma «senza negare la rappresentanza degli italiani all'estero in Parlamento». Va rivista la legge sul sistema elettorale all'estero anche secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, e secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, che in una intervista parla di «esperimento fallito» e si dice convinto che «gli italiani all'estero devono poter votare, qui o per corrispondenza, ma per deputati e senatori che stanno in Italia». dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio». Per il presidente dei senatori di maggioranza,
«IL VOTO ALL'ESTERO È UN DIRITTTO» - Nella maggioranza però c'è anche chi dissente da Gasparri e Giovanardi. «Il voto all'estero è un diritto, certamente non è un problema nè un cancro da estirpare» ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl. «Da come si sta parlando in queste ore, - ha aggiunto - tutti sapevano e tutti preannunciano il marcio nelle elezioni degli italiani nel mondo, un eccesso di saccenza che delude e sposta l'epicentro del problema attuale. Siamo dinanzi ad un presunto reato grave e deplorevole compiuto da un signore, e di conseguenza è necessario ed opportuno che la giustizia faccia il suo corso, ma da qui a condannare tutto il comparto degli italiani nel Mondo e le loro modalità di esercizio di voto mi sembra qualcosa detto giusto per aprire bocca».
«MANTENERE ALL'ESTERO LE CIRCOSCRIZIONI» - Il tema non interessa solo la maggioranza. Secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «bisogna mantenere le circoscrizioni elettorali fuori dall'Italia perché gli italiani all'estero sono una grande risorsa, tuttavia bisogna rivedere la normativa in senso garantista per evitare rischi di manipolazione dei voti». Al contrario il segretario del Pri Francesco Nucara ritiene che «il voto degli italiani all'estero andrebbe abolito, perché non controllabile». «Se non lo si vuole abolire perlomeno si impedisca il voto per corrispondenza» ha detto Nucara.
IDV - «Da tempo Italia dei Valori insiste sulla necessità di cambiare la legge elettorale per l'elezione dei parlamentari italiani all'estero. In tempi non sospetti è stata depositata una mia proposta di legge per introdurre il voto elettronico e abolire quello per corrispondenza» ha ricordato Antonio Razzi, deputato Idv eletto nella circoscrizione Europa. «Il voto elettronico - ha aggiunto Razzi - è l'unica modalità che permette di scongiurare i brogli elettorali, irregolarità che si sono sistematicamente ripetute sia nelle elezioni del 2006 e quelle del 2008. Se il centrodestra ha intenzione seriamente di modificare il sistema di voto all'estero calendarizzi la nostra proposta di legge e la porti subito in Parlamento».
Redazione online
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26/10/2009
Pd, è Bersani il nuovo segretario «Saremo il partito dell'alternativa»
Pd, è Bersani il nuovo segretario «Saremo il partito dell'alternativa»
Seggi chiusi alle 20, ma molti elettori erano ancora in coda. Scontro D'Alema-Parisi. Il vincitore delle primarie: «Dentro la vittoria di tutti c'è anche la mia». Affluenza: più di 2,5 milioni di votanti
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| Pier Luigi Bersani: secondo i suoi sostenitori ha superato il 50% dei consensi (Ansa) |
MILANO - Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico. Dopo le prime indiscrezioni sui risultati diramate dal suo comitato elettorale («ha più del 50% dei voti»), l'ex ministro ha ricevuto l'investitura direttamente dal segretario uscente, Dario Franceschini, suo principale sfidante nella corsa alla segreteria: «Dai dati in arrivo emerge chiaramente la scelta degli elettori». Elettori che sono stati più di due milioni e mezzo, secondo quanto annunciato da Maurizio Migliavacca, responsabile organizzativo del partito. I primi risultati ufficiali, che hanno iniziato ad arrivare attorno alla mezzanotte, hanno confermato il trionfo dell'ex ministro dell'Industria.
«VITTORIA DI TUTTI» - Il neosegretario ha rialsciato via Twitter il suo primo commento, poco prima delle 23: «Dentro la vittoria di tutti c'è anche la mia». Un concetto poi ribadito mezz'ora più tardi, davanti a microfoni e telecamere nella sede del partito: «Gli iscritti e gli elettori non sono due razze diverse, io l'ho sempre detto. Farò il leader a modo mio, come uno che pensa che il Pd non può essere il partito di un uomo solo. Un grande partito popolare è un collettivo di protagonisti e questa sarà la chiave del mio lavoro». Spiegando che il suo sarà un «partito dell'alternativa» e non solo di opposizione («perché stare in un angolo ad urlare non serve a niente») e che fin da subito cercherà di coinvolgere sia Franceschini sia Marino, Bersani ha detto di voler tornare allo spirito dell'Ulivo, al dialogo con il resto delle forze di opposizione e ha annunciato che il primo atto sarà quello di incontrare lunedì mattina un gruppo di artigiani a Prato, una delle aree del Paese che accusano fortemente la crisi economica. «Noi siamo orgogliosi di essere quelli che stanno costruendo un partito - ha poi aggiunto con un riferimento indiretto al Pdl- . Chi fa un partito realizza la costituzione repubblicana che parla di partiti e non di "popoli". Questo mette l'Italia al pari delle altre democrazie mondiali che non hanno partiti con dei padroni». E ancora: «Spero che questo nostro esempio induca qualcuno a riflettere sull'assenza di trasparenza su altri soggetti politici. Noi siamo stati e siamo un libro aperto».
PASSAGGIO DI TESTIMONE - «I dati usciranno più tardi e non saranno geograficamente omogenei - aveva spiegato poco prima Franceschini dagli stessi microfoni della sala stampa allestita nella sede del Pd -. Ma dai dati che abbiamo emerge con chiarezza che Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario. Gliene dò atto. Gli ho già telefonato. La scelta è stata quella dei nostri elettori». Prima ancora di avere i dati ufficiali, dunque, è stato formalizzato il passaggio di testimone al vertice del centrosinistra. Lo stesso Franceschini aveva del resto già fatto sapere che qualunque fossero stati i risultati avrebbe comunque riversato i propri consensi a chi avesse avuto anche un solo voto più di lui, rendendo di fatto inutile la verifica del superamento della soglia del 50% necessaria per la proclamazione immediata del vincitore. E questo perché «serve un segretario subito».
MARINO SODDISFATTO - Anche il terzo contendente, Ignazio Marino, ha commentato il risultato, prendendo la parola subito dopo Franceschini: «Sono comunque soddisfatto, la nostra mozione si colloca tra il 10 e il 20%. Vuol dire che i temi dell'ambiente e dell'energia, la lotta al precariato, la diminuzione delle tasse per chi vive di lavoro dipendente o pensione e i diritti per tutti diventano temi che entrano di forza nel dna del Partito democratico». Quanto a Bersani, Marino ha spiegato che «avrà la forza per lavorare per allontanare questa destra che sta lasciando dietro di sè solo rovine».
SCONTRO D'ALEMA-PARISI- Tra i primi commenti degli altri big del centrosinistra dopo l'annuncio sul nuovo segretario c'è quello di Massimo D'Alema, che ha parlato di una «scelta chiara» che dimostra che gli iscritti del Pd «non sono marziani» e ora Bersani darà innanzitutto un segnale «di unità». Ma questo commento ha subito provocato la reazione del prodiano Arturo Parisi: «Nnon avendoci detto su quale linea cercava il consenso, Bersani ci dica finalmente dopo la vittoria su che linea ha vinto. Il fatto che ce lo dica D'Alema è già una conferma dei timori della vigilia.
L'AFFLUENZA - «I votanti hanno superato i 2 milioni e mezzo - aveva invece annunciato Maurizio Migliavacca poco dopo le 21 non nascondendo la soddisfazione per il risultato -. E' stata una giornata di grande democrazia». A causa della grande affluenza non è stato possibile rispettare l'orario di chiusura dei seggi, inizialmente fissato alle 20, essendoci state a quell'ora ancora lunghe code di elettori in fila per votare, «soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud». Alle 17,30, secondo i primi dati ufficiali, erano già stati superati i due milioni di votanti. Due anni fa alla stessa ora i votanti erano stati 1,5 milioni, ora per l'esattezza sono 1.962.397. La regione che ha più votato è l'Emilia Romagna (300 mila persone), seguita dalla Lombardia (250 mila) e dal Lazio (200 mila).
CONTESTAZIONI E MINACCE - Qualche contestazione è stata registrata in provincia di Messina, a Napoli e a Massa. Nel primo caso a Brolo, davanti all'unico gazebo per le primarie, ci sono stati scambi di accuse fra i sostenitori delle tre mozioni: alcuni esponenti del circolo pro Franceschini e il candidato alla segreteria regionale Giuseppe Lupo, pagano - sostengono gli avversari - la prevista quota di due euro agli elettori. Spintoni e schede a soqquadro nel capoluogo campano, per una controversia relativa a una persona senza certificato elettorale che intendeva votare. A Massa, scambio di offese tra il sindaco Pucci e il presidente del seggio, che gli ha contestato il diritto di voto in base allo statuto del partito. Il problema è nato alle scorse amministrative, per le quali non furono fatte le primarie, quando Pucci si è candidato con una lista civica, vincendo le elezioni al ballottaggio contro il candidato ufficiale del Pd. Minacce, infine, contro la candidata alla segreteria regionale del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani. Un caricatore di pistola vuoto, con un foglietto di insulti, è stato trovato in un seggio di Trieste. Gli investigatori ritengono di aver già identificato il responsabile: sarebbe un pregiudicato triestino già noto per aver recapitato in passato «innumerevoli» lettere minatorie, corredate anche di proiettili a molti esponenti politici, tra i quali anche Violante e Berlusconi.
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17/08/2009
Taglieremo dita e orecchie a quelli che andranno a votare
Taglieremo dita e orecchie a quelli che andranno a votare
VERSO LE ELEZIONI IN AFGHANISTAN.
Nuova minaccia talebana. Una campagna intimidatoria che potrebbero influenzare il voto
| Alcuni afghani assistono |
KABUL - Non solo gli attacchi ai seggi. Anche le minacce fisiche agli elettori. I talebani alzano il tiro per scoraggiare la popolazione afghana a partecipare alle elezioni presidenziali del 20 agosto. E dopo i volantini distribuiti tra la gente («Non andate ai seggi, li colpiremo«), arriva un nuovo avvertimento: «Taglieremo dita, naso e orecchie agli elettori che si recheranno alle urne». Anche in questo caso la minaccia è contenuta sui volantini che i miliziani stanno lasciando nei villaggi del Sud del paese. Lo riferisce il sito online dell'emittente al Jazeera.
IL VOTO - I fondamentalisti islamici negli ultimi giorni hanno lanciato una massiccia campagna intimidatoria per tenere gli elettori lontani dalle urne, una campagna che rischia di influenzare pesantemente il voto e che mette in dubbio una rielezione di Hamid Karzai, finora data per scontata. La campagna di terrore dei talebani potrebbe avere successo nel sud e nell'est del Paese, popolati da afgani di etnia pashtun, e una eventuale diserzione delle urne da parte dei pashtun rischia di tradursi in una sconfitta per Karzai, che cinque anni fa vinse grazie al loro ampio sostegno.
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