23/04/2012

Benzina, biglietti aerei, rifiuti la carica delle cento micro-tasse

Benzina, biglietti aerei, rifiuti la carica delle cento micro-tasse

I NUOVI AUMENTI. Dalla Tarsu alle accise, ecco i veri conti del fisco. Caro-energia, scattati gli aumenti su gas ed elettricità

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30/03/2012

L'Ora della Terra: 60 minuti a luci spente per il pianeta

L'Ora della Terra: 60 minuti a luci spente per il pianeta

Bolle darà il via allo spegnimento da Castel Sant'Angelo. Dalle 20,30 alle 21,30 di sabato 31 marzo. Anche il Quirinale «al buio» per un quarto d'ora

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18/02/2011

Potente eruzione solare crea problemi alle comunicazioni terrestri

Potente eruzione solare crea problemi alle comunicazioni terrestri

Aurore boreali anche a latitudini più basse, come in scozia e irlanda. Già disturbate le comunicazioni radio in Cina, a rischio le comunicazioni satellitari ed elettriche

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07/01/2010

Carburanti: volano benzina e diesel

Carburanti: volano benzina e diesel

 

Il capo dell'Antitrust Catricalà: «Non lo capisco, ma non ho prove cha sia un illecito». Il prezzo della verde supera gli 1,35 euro al litro, quello del gasolio sfiora gli 1,20

 

Ancora aumenti per benzina e gasolio (Ansa)
Ancora aumenti per benzina e gasolio (Ansa)

MILANO - Ondata di rialzi sulla rete carburanti dopo lo scatto di avanti di Agip di martedì scorso. Dal consueto monitoraggio di quotidianoenergia.it emerge, infatti, che in questi due giorni tutte le compagnie hanno rialzato i listini di benzina e diesel. Lo stesso presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, ammette di non capirne il motivo, ma di non essere grado di dimostrare che sia un illecito.

GLI AUMENTI - Nel dettaglio, Api-Ip hanno aumentato il prezzo di riferimento della verde di 1,2 centesimi fino a 1,337 euro/litro e di 1,3 centesimi quello del gasolio fino a 1,182 euro/litro, allineandosi così al market leader. Erg è salita di 1,5 centesimi su entrambi i prodotti portandosi rispettivamente a 1,339 e 1,184 euro/litro. Lo stesso ha fatto Shell, che è volata oltre quota 1,35 euro/litro sulla benzina (a 1,354) e ha sfiorato la soglia di 1,2 euro/litro sul diesel (a 1,199), confermandosi ancora una volta la più alta. Ancora, Esso è salita a 1,338 euro/litro sulla verde (+1,4 centesimi) e a 1,185 euro/litro sul gasolio (+1,7 centesimi). Q8 e Tamoil hanno aumentato di 1,4 centesimi entrambi i prodotti portandosi rispettivamente a 1,338 e 1,337 euro/litro sulla verde e a 1,183 e 1,182 euro/litro sul gasolio. Total, infine, ha rivisto al rialzo di 2 centesimi sia la benzina che il diesel salendo a 1,344 e a 1,189 euro/litro.

CATRICALÀ - «L'Antitrust «ha aperto un'istruttoria e l'ha chiusa con degli impegni delle aziende, perché non siamo riusciti a trovare la prova dell'intesa dei petrolieri», ha detto Catricalà. Sulla velocità dei prezzi al rialzo e la lentezza quando scendono, le aziende - prosegue Catricalà - «sono riuscite a dare una prova da un punto di vista scientifico della bontà delle loro azioni. Da punto vista razionale non riesco a capire, ma da punto di vista tecnico, giuridico ed economico non ho la prova che questo sia un illecito».


22/07/2009

Black out elettrico, centro in ginocchio Centinaia di uffici e negozi al buio

Black out elettrico, centro in ginocchio Centinaia di uffici e negozi al buio

 

Iniziato alle 6,30. Per ore interi quartieri di Napoli paralizzati dallo stop di energia dovuto a un guasto sulle linee ad alta tensione


 

Negozi e uffici chiusi nel centro e la gente aspetta

Negozi e uffici chiusi nel centro e la gente aspetta

 

NAPOLI - Black out elettrico e il centro finisce in ginocchio. Paralizzati centinaia di uffici e negozi che restano senza corrente. Un lungo stop nell'erogazione dell'energia elettrica sta, infatti, bloccando il «cuore» degli affari e del commercio - da Mergellina a via Duomo - mettendo in crisi l'inizio di tutte le attività, pubbliche e private. Scene insolite nell'area della city, con centinaia di persone assiepate davanti ai portoni in attesa della ripresa dell'erogazione dell'energia elettrica che permetta il ripristino di ascensori, computer, illuminazione degli uffici e condizionatori. Stop anche alle attività commerciali con bar e ristoranti con le saracinesche abbassate e all'università, dove esami e attività didattiche sono fermi.N

Il guasto è avvenuto intorno alle 6,30 a causa di un problema sulle linee a 220 mila volt di Terna, l'azienda che gestisce il «trasporto» dell'energia elettrica. Due cabine di trasformazione ad alta tensione - una alla Doganella, un'altra al centro - sarebbero andate in fumo per cause ancora da accertare. Un'anomalia che si è riversata «a valle» in tutta l'area della distribuzione cittadina, con semafori al buio, negozi con le luci spente e, in pratica, il centro degli affari e del commercio - da Piazza dei Martiri a via Marina - in tilt. Una scena d'altri tempi.

Sono 70 mila i «clienti» nell'area (almeno il doppio le persone interessate al guasto) che ha coinvolto i quartieri di Chiaia, Vomero, Piazza Plebiscito , zona Porto, e zona orientale. «Il guasto non sta impedendo - dice Enel in una nota - ai nostri tecnici di ripristinare gradualmente il servizio. Le squadre, prontamente intervenute per circoscrivere il guasto, sono riuscite a rialimentare più del 75% della clientela già alle 9. Grazie a manovre in telecomando delle linee di media tensione è stato rialimentato in circa 20 minuti l'ospedale Loreto Mare e la sede centrale della Prefettura». Ma da Posillipo alle strade dello shopping di via Toledo è ancora tutto spento. Previsioni? Si riprenderà nella tarda mattinata. «Prima di mezzogiorno», promettono all'Enel.

 

 

 

 

 


28/02/2009

In arrivo forti risparmi per luce e gas

In arrivo forti risparmi per luce e gas

 

Dal 1° aprile le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1% per il metano e del 3,1% per l'elettricità, lo prevede nomisma

 

(Reuters)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - In arrivo forti risparmi per le bollette di luce e gas: complice il forte calo del prezzo del petrolio, dal l primo aprile prossimo, le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1 per il metano e del 3,1% per l'elettricità. È quanto prevede Nomisma Energia stimando un risparmio complessivo di 104,30 euro l'anno a famiglia. Se le stime saranno confermate dall'aggiornamento trimestrale - atteso dall'Authority per l'energia entro marzo - per il gas la minor spesa sarà di circa 90 euro l'anno a famiglia mentre per la luce si attesterà a 14,6 euro.

CALO - L'ultima parola sull'andamento delle bollette elettriche per il prossimo trimestre aprile-giugno spetta comunque all'Authority per l'energia che, entro fine marzo, dovrà rendere noto l'aggiornamento. Il calo si andrebbe ad aggiungere a quello, seppur più limitato, già scattato nel primo trimestre 2009 quando - dopo cinque trimestri di forti aumenti - le tariffe sono tornate a calare, spinte dal ripiegamento delle quotazioni energetiche.


21/02/2009

C'è l'accordo, Enel ha tutta Endesa

C'è l'accordo, Enel ha tutta Endesa

 

Conti: «saremo secondi in Europa, accelerano le sinergie». Acciona (Entrecanales) esce in cambio di impianti nelle rinnovabili per 2,9 miliardi. Mediobanca advisor

 

 

(Foto Epa)
 
MILANO — L'Enel si è conquistata il pieno controllo della spagnola Endesa. Nasce così un supergruppo elettrico, presente in 22 Paesi del mondo e secondo in Europa, per potenza installata, solo a Edf, ma davanti a colossi come E.On, Suez, Rwe e Ibedrola. Ci sono voluti quasi 3 anni e mezzo di trattative e di battaglie, molte delle quali ad alta tensione, per portare a termine un progetto, la conquista di Endesa, sul quale, da quel settembre 2005, quando cominciò la sfida a colpi di opa prima con Gas Natural e poi con i tedeschi dell'E.on, erano in pochi a crederci e meno ancora quelli pronti a scommetterci. Ieri, la svolta decisiva. Con la risoluzione dell'alleanza che nel-l'estate 2007 l'Enel aveva stretto con Acciona e che portò i due gruppi a controllare, rispettivamente, il 67% e il 25% del capitale di Endesa. Fulvio Conti, amministratore delegato del gruppo italiano, ha firmato a Madrid, dopo un lungo pomeriggio di trattative frenetiche nonostante sembrava fosse tutto definito fino all'ultimo dettaglio, l'accordo per l'acquisizione della quota di Acciona in Endesa. «Adesso Enel e Endesa potranno accelerare il processo di sinergie industriali e di mercato a beneficio di tutti i clienti e a vantaggio di tutti gli azionisti» ha commentato Conti a caldo.

OPERAZIONE DA 9,6 MILIARDI - L'operazione, precedentemente approvata dal cda dell'Enel presieduto da Piero Gnudi, vale 9,6 miliardi. In pratica lo stesso prezzo previsto dal contratto tra Enel e Acciona nel 26 marzo 2007. E Acciona (Lazard advisor) ha contestualmente acquisito da Endesa alcuni asset operativi eolici e idroelettrici, per un valore di 2,9 miliardi. Il finanziamento dell'operazione — precisa una nota dell'Enel — è stato garantito da un prestito sindacato di 8 miliardi, concordato con un pool di 12 banche: Mediobanca, come capofila, e poi Banco Santander, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Intesa Sanpaolo, Royal Bank of Scotland, La Caixa, Calyon, Bnp Paribas, Natixis, Caja Madrid, Bank of Tokyo- Mitsubishi e Unicredit. Il prestito prevede il rimborso di una quota, pari a poco meno del 70%, a 5 anni (5,5 miliardi in scadenza nel 2014) e, per la parte restante, a 7 anni (2,5 miliardi in scadenza nel 2016). In seguito a questa operazione, il debito netto dell'Enel risulta così in crescita a circa 11,7 miliardi. Adesso si apre la partita per il vertice di governo di Endesa. Tra le prime ipotesi, rilanciate ieri dal quotidiano spagnolo El País, il posto di presidente dovrebbe passare da José Manuel Entrecanales a Rafael Miranda, attuale consigliere delegato e uomo di Endesa da molti anni, che si sarebbe conquistato la fiducia del gruppo italiano. Mentre alla guida esecutiva di Endesa, con le funzioni di ammini-stratore delegato, dovrebbe andare Andrea Brentan, che lascerebbe così la vicepresidenza dell'elettrica spagnola. La stampa spagnola non ha risparmiato critiche al governo di Madrid per la conclusione dell'operazione, ricordando l'atteggiamento dello stesso governo che nel 2005 aveva sostenuto l'opzione di creare un «campione nazionale» attraverso una fusione di Endesa con il gruppo catalano Gas Natural. Dà però atto all'Enel di aver compreso l'importanza di mantenere l'«ibericità» di Endesa, indicando tra l'altro la possibile nomina proprio di uno spagnolo, Miranda, come presidente.

 


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18/10/2008

Elettricità, troppi gli oneri impropri

Elettricità, troppi gli oneri impropri
Energia. Secondo il vicepresidente degli industriali, già dalle prossime settimane la crisi farà scendere la domanda delle imprese
 
 

«Ci hanno raccontato sino alla nausea che in Italia il prezzo dell'energia è troppo alto per colpa dell'impiego prevalente di metano e petrolio. Perché non abbiamo abbastanza centrali a carbone, perché non abbiamo energia nucleare. Allora, prendiamo i numeri: oggi abbiamo la bolletta più salata della storia ma appena il 39% del costo è formato dalla voce combustibile e dagli oneri di produzione della corrente, compresi gli stipendi dei dipendenti delle aziende elettriche. Il prezzo dell'elettricità non dipende solo dal mix di fonti impiegate per fare girare le turbine, ma per due terzi è fatto dal margine che i produttori riescono a riservarsi e da tutta una teoria di costi cosiddetti ancillari», afferma Antonio Costato (48 anni), imprenditore di Rovigo con la Grandi Molini Italiani. Sposato, tre figli, Costato è vicepresidente della Confindustria con delega su Energia e mercato.

 

Vediamo il tema dell'energia, cominciando dal suo cenno al nucleare.

 

Va benissimo puntare su questa tecnologia. L'energia atomica è una risorsa importante. Ma le imprese devono arrivare "vive" al 2020, data ipotetica dell'avvio di una centrale nucleare se si partisse oggi e se si facesse con grande premura. Ma dire che la corrente è troppo cara perché non abbiamo centrali atomiche è come dire che un paio di scarpe di Gucci è carissimo a causa del costo del pellame.

 

Non è vero che abbiamo un "parco centrali" inadeguato?

 

Dieci anni fa forse era vero. Oggi abbiamo un parco centrali più che doppio rispetto al fabbisogno del Paese. Ci sono le condizioni perché il mercato sia reso più competitivo, così da far scendere attraverso una maggiore concorrenza il "margine di generazione" e con esso il prezzo dell'energia.

 

Il costo della corrente potrà ribassare?

 

Già dalle prossime settimane ci aspettiamo una riduzione dei margini di produzione delle società elettriche. Le principali attività manifatturiere che consumano energia stanno rallentando, e quando la domanda scende l'offerta risponde con prezzi più bassi. Questo accadrebbe in un mercato che funziona. È giusto che anche alle imprese elettriche, come tutte le aziende manifatturiere, venga applicata la pressione che il mercato sta imponendo a tutti noi, a tutti agli altri settori dell'economia. Le imprese stanno prendendo coscienza della drammaticità del momento e sono disposte a combattere ma a condizione che lo si faccia tutti e con coraggio: non è più il tempo di scherzare con i privilegi a questo o a quello. Va applicata una sorta di legge marziale dell'economia: chi spreca o ruba va punito. In questa stagione, la posizione di Confindustria non vuole essere ambigua. Siamo per il mercato e non per i privilegi; siamo per la tutela degli interessi generali del Paese e non per quelli particolari delle singole imprese, anche se nostre associate. In caso diverso, l'asimmetria di risultati tra i produttori di elettricità e i loro clienti civili e industriali – asimmetria che è male tollerata già in epoca di vacche grasse – con la recessione diventerà insopportabile. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ci ha promesso l'apertura di un "tavolo". Dovrebbe essere un luogo dove rivedere quelle regole che impediscono al prezzo di scendere immediatamente e sensibilmente grazie a una maggiore concorrenza tra fornitori.

 

Lei parlava di costi ancillari. Che cosa dovrebbe fare il Governo?

 

A questo serve il tavolo su cui s'è impegnato Scajola. Vanno cambiate le regole, subito, così da rendere il gioco più equo e conteso anche per chi l'energia la produce e non solo per chi la consuma. Per aumentare la discesa dei prezzi va assolutamente messo ordine a tutta quella serie di costi ancillari che sono arrivati a pesare nella bolletta in maniera sproporzionata e per i quali alcune consistenti voci non trovano più alcuna giustificazione. Penso agli incentivi Cip6, un privilegio riservato a pochi che pesa sulle bollette, o alle forniture a "prezzo politico" garantite all'Alcoa per l'alluminio o alla Thyssen Krupp per l'acciaio. Penso alle "rendite da congestione", cioè al fatto che gli italiani pagano le inadeguatezze della rete di alta tensione. Penso al fatto che Terna, la società dell'alta tensione, non ha un obiettivo di efficienza economica: quelli di Terna sono bravissimi, ma con un 68% di Ebitda bisognerebbe pensare a un tetto, come fanno in Inghilterra. Infine bisogna studiare quelle iniziative nel campo delle energie rinnovabili che hanno ben poco di ecologico, come chi chiede "certificati verdi" per impianti costruiti all'estero: il settore deve essere una opportunità di crescita e di innovazione per le nostre imprese e non il feudo dove costituire nuove e onerosissime rendite alle spalle dei consumatori.

 

Al dunque: quali regole vorrebbe cambiare?

 

Le quotazioni alla Borsa elettrica dovrebbero essere espresse in "pay as you bid", e non sulla base del prezzo marginale che si presta ai giochi rialzisti e tiene robusti i listini. Dovrebbero essere tolti gli aiuti e i sussidi. Bisognerebbe dare un obiettivo di efficienza a Terna. Questo potrebbe darci un punto percentuale al Pil, una quindicina di milardi di risparmio l'anno. Se mettiamo più competizione, il Mol medio delle imprese elettriche sui ricavi passerebbe dal 35-40% di oggi al 15-20% (che è ancora tantissimo), con un risparmio complessivo di 6-8 miliardi di euro l'anno.

 

E un po' meno di dipendenza dal metano. Non trova?

 

Il modello economico che ha visto crescere le centrali alimentate dal metano non è la causa ma è l'effetto. È figlio dei margini alti nel settore elettrico, è frutto di una misallocazione di capitali. Se l'energia elettrica avesse un prezzo più basso e margini più ragionevoli, le società elettriche farebbero piani di investimento più aggressivi sul fronte dei costi di produzione. Vede, le grandi utility hanno fatto profitti lauti in un segmento poco innovatore e a basso rischio grazie al quadro di regole date dal legislatore. I manager delle aziende energetiche hanno fatto bene, dal punto di vista dei loro profitti, ma finora hanno vinto gare di ciclismo organizzate su autostrade in discesa, e sono sicuro che sapranno muoversi – come tutti noi imprenditori non protetti – anche sui tornanti e nelle salite: dà loro molta più soddisfazione vincere il Tour de France che una gara di paese. Insieme, dobbiamo darci obiettivi di efficienza del sistema.

 

Costato, lei sembra pessimista.

 

Ci avviamo verso una stagione di difficoltà che neppure la generazione dei nostri nonni ha conosciuto: negli anni 30 l'Italia era un'enclave rurale e il vento della depressione che soffiò dall'America non fu sentito perché il Paese era poco sviluppato e chiuso al mondo. Oggi è diverso, la nostra nave entra in un uragano oceanico e a nessuno dell'equipaggio è consentito di godere di privilegi: tutti dobbiamo remare con forza e nella stessa direzione. Se nelle prossime settimane di fronte a una domanda in contrazione i prezzi non scenderanno, avremo una ulteriore prova che il mercato nell'elettricità non funziona.

 

Ci sono indicatori indiretti sul funzionamento del mercato elettrico?

 

Sì, quello che mi raccontava un amico, navigato trader di Chicago: bisogna allarmarsi sul cattivo funzionamento di un mercato – diceva – quando sulle pagine dei giornali si infittiscono le fotografie e le citazioni dei manager. Sulle pagine dei giornali c'è stata la stagione degli immobiliaristi, poi degli assicuratori e dei banchieri pigliatutto; ora l'attenzione della stampa si è spostata sulle facce che rappresentano le grandi utility ed è un segnale che dovrebbe proccupare.

 

Cambiamo argomento: ci fa un cenno sul tema del pacchetto europeo "clima ed energia" di cui si dibatte anche oggi?

 

Per me è fuori dall'agenda. Quando Angela Merkel imposta una manovra da 500 miliardi (ripeto, 500 miliardi) per salvare le banche tedesche dalla crisi finanziaria, allora sul pacchetto europeo c'è poco da dire.



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27/09/2008

Edison lancia offerta per le famiglie

Edison lancia offerta per le famiglie


 

 

Con «EdisonCasa», sconti fino al 20% sul costo dell’energia (pari mediamente al 65% della bolletta). Per aderire necessario sottoscrivere un nuovo contratto

 

 

 

Edison ha presentato a Milano la sua offerta per il mercato residenziale. Da oggi le famiglie italiane potranno cambiare il fornitore e sottoscrivere il nuovo contratto con «EdisonCasa» che riconosce uno sconto del 20% sul costo dell’energia (pari mediamente al 65% della bolletta). «Puntiamo a un milione di clienti nel più breve tempo possibile - ha spiegato l'amministratore delegato di Foro Buonaparte, Umberto Quadrino nel corso di una conferenza stampa per presentare l'offerta - e sarebbe bello avere una quota del mercato retail tra il 15% e il 20%».

SCONTO - Lo sconto del 20%, come detto, riguarderà il costo dell'energia - pari mediamente al 65% della bolletta - e l'offerta sarà sottoscrivibile fino al 31 dicembre. L'adesione a «EdisonCasa» non comporta costi di attivazione e non prevede modifiche al contatore o all'impianto elettrico. A un anno dalla liberalizzazione del mercato elettrico Edison fa dunque il suo ingresso su quello delle famiglie con una proposta commerciale molto aggressiva con cui sfida l'Enel e le ex municipalizzate, a partire da A2A (che insieme alla francese Edf controlla la stessa Edison). «Con A2A - ha ammesso Quadrino - teoricamente c'è un'area di concorrenza ma in Italia ci sono 23 milioni di famiglie e c'è spazio per tutti».


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