12/02/2009

A Udine l'ultimo saluto a Eluana Il parroco: «Ora chiniamo il capo»

A Udine l'ultimo saluto a Eluana Il parroco: «Ora chiniamo il capo»

 

Cerimonia in forma privata. La salma della ragazza tumulata accanto al nonno. Il corteo funebre fa una deviazione per consentire a papà Beppino e mamma Saturna di salutare la figlia

 

 

La tomba degli Englaro nel cimitero di Paluzza, in provincia di Udine (Fotogramma)
La tomba degli Englaro nel cimitero di Paluzza, in provincia di Udine
TRIESTE - «Oggi, con molto umiltà, dobbiamo chinare il nostro capo. Dobbiamo chiedere a Dio che ci illumini per cercare di superare i tanti ostacoli della vita. Camminiamo dopo tanto clamore. Ora c'è il silenzio. Parlino le coscienze»: è il passaggio centrale dell'omelia di don Tarcisio Puntel, parrocco di Paluzza (Udine), che ha celebrato i funerali di Eluana Englaro cui hanno partecipato oltre 300 persone. «Ora tu sei libera e puoi riposare in pace - ha aggiunto il parroco rivolgendosi idealmente alla donna morta a quattro giorni dal via al protocollo di interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata -. Sei vicina a Dio e quindi conosci la verità. Ti prego - ha aggiunto - di illuminarci tutti e soprattutto di stare vicino alla tua mamma e al tuo papà. Dal cielo fai sentire la tua presenza. Ti porteremo sempre nel cuore». Don Puntel ha anche letto un breve messaggio dell'arcivescovo di Udine, Pietro Brollo. «Vi siamo sempre stati vicino - ha scritto monsignor Brollo - e soprattutto siamo stati vicini a papà Beppino e mamma Saturna. Eluana merita una grande manifestazione di affetto. Lei ci ha parlato e ci ha interrogato. Tu ora sei nella verità - ha concluso Brollo - e conosci più di noi la verità».

IL SALUTO DI BEPPINO E SATI - Il corteo funebre che ha portato Eluana dall'ospedale di Udine alla chiesa di San Daniele, a Paluzza (Udine) ha fatto una deviazione per consentire a papà Beppino e mamma Saturna di dare l'ultimo saluto a Eluana.

L'INCONTRO CON I MEDICI - In mattinata Beppino Englaro si è trattenuto brevemente con il personale medico e paramedico che ha assistito Eluana in questi giorni. Poi si è allontanato in auto con la moglie. I funerali sono stati celebrati in forma rigorosamente privata. I genitori di Eluana hanno deciso di evitare il prevedibile assalto mediatico e di lasciare che sia il silenzio ad accompagnare la loro figlia nel suo ultimo viaggio. Il rito funebre è stato officiato nella chiesa di San Daniele, vicino al cimitero, dove poi la salma è stata tumulata nella tomba di famiglia, accanto al nonno Giobatta. Non ammessi fotografi e cineoperatori.

 


10/02/2009

Dall’incidente alla morte, un addio lungo 17 anni

Dall’incidente alla morte, un addio lungo 17 anni

 

Il diario della tragedia. La morte di Eluana Englaro

 

 Eluana Englaro (Ap)

18 gennaio 1992
L'incidente

L'ultimo giorno della sua vita cosciente Eluana lo trascorre con l'amica del cuore, Laura Portaluppi. È il 17 gennaio 1992. Si conoscono da bambine, studiano lingue all'Università Cattolica di Milano, si vogliono bene. Passano il pomeriggio in palestra, camminano in centro, alle 21 di nuovo a casa. Le solite chiacchiere, ragazzi, vacanze, uscite di gruppo. Poi si lasciano con una promessa: «Ci svegliamo presto e ci vediamo domani per studiare insieme». Eluana annuisce e sorride, poi la bacia: «Saremo amiche per sempre?». «Sì Elu, per sempre. Sei tu la mia streghetta». La fissa di Eluana: che ogni cosa duri per sempre. Vuole essere rassicurata, lo chiede di continuo a Laura, lo chiede ai suoi genitori. Si abbracciano in piazza. Poi ognuno per la sua strada. Ma una volta a casa, Eluana cambia idea. È già in pigiama quando gli amici la chiamano per farsi raggiungere in un locale a Garlate, a pochi chilometri da Lecco. Una serata improvvisata. Eluana si riveste, prende l'auto. Non avverte Laura e neppure i genitori che sono in vacanza in Trentino Alto Adige per una settimana bianca. Papà Beppino è partito con l'utilitaria di Eluana, lasciandole la vettura più grande, una Bmw. Alle tre di notte Eluana è di nuovo sulla provinciale che collega Calco a Lecco, scortata da un amico, Andrea. È buio, si gela. L'auto slitta su una lastra di ghiaccio. Pochi secondi di terrore prima di finire contro un palo. Per Eluana è la fine. O meglio l'inizio di un'esistenza mai immaginata. I soccorsi arrivano quando il suo corpo è ormai immobile, lo sguardo fisso, senza riscontro i riflessi. Qui comincia il suo calvario. È l'alba del 18 gennaio 1992.

19 gennaio-18 febbraio 1992
La diagnosi

Eluana viene portata all'ospedale di Lecco. È ferita alla testa, il volto coperto di sangue. Papà Beppino e mamma Saturna hanno in programma di restare in Trentino ancora un giorno prima di spostarsi a Paluzza, pochi chilometri da Udine. È il paese di Beppino, nell'amata Carnia, dove, nonostante se ne sia andato per lavorare all'estero, ha sempre voluto tornare almeno due o tre volte all'anno. Così anche il 18 gennaio: il padre di Eluana si sveglia, fa colazione, pensa a come organizzare la giornata prima della cena in famiglia. Ma una telefonata gli cambia la vita: sono le 9.30, dall'altra parte della cornetta c'è suo fratello Armando che gli dice di chiamare l'ospedale di Lecco. Il presentimento è già realtà. Beppino e Saturna corrono a Lecco. Sanno, ma non parlano. Che Eluana è in fin di vita, che il suo cervello è danneggiato, che quelle sono le sue ultime ore. «Frattura dell'osso frontale e una frattura-lussazione della seconda vertebra cervicale; emorragia nell'emisfero cerebrale sinistro e lesioni in diverse parti del cervello». Papà Beppino ancora non è pratico di cerebrolesioni, ma una cosa è chiara davanti a quel letto del reparto di Rianimazione: Eluana non sarà mai più come prima. A Lecco Laura Portaluppi ancora non sa. Sveglia alle 8, apre i libri, aspetta Eluana e le sue brioches per fare colazione. Ma lei non arriva. Va a casa Englaro, un vicino le dice di andare in ospedale. Ci va, anche se ha tanta paura. Fuori dalla rianimazione ci sono già gli amici con i quali Elu ha trascorso la sera precedente. Si abbracciano, le lacrime sembrano non fermarsi mai. Dolore e angoscia. Ancor più nei giorni successivi. Nel quinto dopo l'incidente, i genitori di Eluana vengono informati che le verrà praticata una tracheotomia. Beppino si oppone, gli rispondono che non c'è bisogno del consenso informato. E così i medici le fanno un foro nella trachea. Dopo un mese Elu esce dal coma. Riapre gli occhi e null'altro: dorme, si sveglia, respira da sola, viene nutrita con un sondino.

1992-1994
Le coccole di mamma

Inizia così la storia di Eluana. Niente più feste, amici, vacanze al mare e in montagna, vestiti alla moda, programmi per il futuro. Dal quel 18 gennaio solo stanze d'ospedale, protocolli riabilitativi, test sanitari per approfondire le sue condizioni. Due anni di attesa per i genitori. Mamma Saturna va sempre a trovarla. I medici dicono che Eluana va stimolata, che bisogna parlarle. E lei lo fa, quasi tutti i giorni, anche quando per un po' la figlia viene ricoverata in una struttura di Sondrio. Ma la distanza non conta. Lei arriva e la vizia. Con pigiami, felpe e maglioncini. Non le fa mancare nulla, la copre di attenzioni. Anche Laura Portaluppi la segue. Le parla per ore, spera che prima o poi Elu si risvegli. E passano due anni prima di arrivare alla diagnosi definitiva: nel 1994 i medici dichiarano che Eluana Englaro si trova in stato vegetativo. Permanente, persistente, ma non è questione di terminologia. Beppino lo sa bene, anzi lo ha sempre saputo da quando l'ha vista in quel letto in Rianimazione: sua figlia non può più tornare indietro. Il suo «purosangue della libertà», la bambina che già a dieci anni aveva risposto ai genitori «ma che cosa c'entrate voi con la mia vita», sarà purtroppo soltanto un ricordo.

Gennaio 1994
Il trasferimento a Lecco

Nel 1994 Eluana viene trasferita nella casa di cura di Lecco gestita dalle suore misericordine. Per mamma Saturnia è una fortuna. Può passare più tempo con la figlia e continuare a coccolarla con i continui regali. Per non parlare delle religiose. In particolare suor Rosangela, la caposala, che tratta Eluana quasi fosse sua figlia. Per lei ha riservato una stanza al secondo piano, a poca distanza dalla sala operatoria dove è nata il 25 novembre del 1970.

1995
La battaglia legale

Ma papà Beppino non si rassegna, in testa ormai ha solo un'idea: rispettare quello che Eluana era e quello che lei avrebbe voluto. Una convinzione che diventa la spinta per la successiva battaglia giudiziaria. «Se non sono stato un buon padre, perché ero sempre lontano per lavoro, almeno adesso voglio essere all'altezza di mia figlia, facendo rispettare le sue volontà». Englaro lascia il lavoro e si dedica alla battaglia legale per «fare le volontà della figlia». La svolta arriva nel 1995, quando durante una trasmissione televisiva, vede per la prima volta Carlo Alberto Defanti, neurologo, che lo mette in contatto con la consulta di Bioetica di Milano. E da qui comincia il lungo percorso che arriva fino al 2009 e fino a Udine. Per Englaro è uno spiraglio che si apre nella solitudine di padre, incompreso dal mondo, perché «vuole provocare la morte di sua figlia». Non lo segue nessuno, anzi. Si sente come «un cagnolino randagio che abbaia alla luna», scriverà poi nel libro che racconta la sua storia, perché nessuno gli dà retta.

Le giornate di Elu
Non c'è una data precisa su questa pagina del diario di Eluana che racconta le sue giornate nella casa di cura di Lecco. Giornate uguali l'una all'altra, per 17 anni. Beppino va a trovare sua figlia, quasi ogni giorno. Soprattutto nel tardo pomeriggio quando è tranquilla, ormai prossima alla fine della sua giornata che comincia presto, alle 5, quando le suore si occupano dell'igiene del suo corpo. Le lavano denti e capelli, la bagnano, la cospargono di talco. Poi c'è la ginnastica, in maglietta e pantaloncini, per mantenere i muscoli tonici. In primavera o d'estate, la passeggiata in giardino. Eluana, nei primi anni, viene messa sulla carrozzina che scivola lungo le bordure fiorite nel cortile interno, lontano da occhi indiscreti. Poi viene riportata in camera e comincia la nutrizione. La sacca appesa alla destra del letto, un tubicino trasparente che le entra nel naso. Qui scorrono i nutrienti: 12 ore per alimentarsi, altrettante per idratarsi. Ogni giorno uguale all'altro. Senza sapere che suo padre ha cominciato a girare per avvocati e tribunali, con una richiesta che nessuno capisce. Mentre sua madre viene a trovarla, seppure senza speranze. Perché Beppino e Saturna sono d'accordo: Eluana così non avrebbe voluto vivere. Mamma Saturna lotta, poi esce di scena. Una grave malattia la costringe a entrare e uscire dagli ospedali. E si fa vedere fuori di casa solo se necessario.

1999
La prima sentenza

Nel 1996 Beppino Englaro viene nominato tutore della figlia. Ora ha anche la «patente» legale per far rispettare le sue volontà. Dal 1999 inizia la sequela di decreti e ricorsi, quasi un viavai tra il tribunale di Lecco e la corte d'Appello di Milano. La prima istanza per l'interruzione della nutrizione artificiale risale al 19 gennaio 1999. Il primo marzo viene dichiarata inammissibile. Pochi giorni dopo, il 14 marzo, Englaro ricorre in appello, ma i giudici rigettano il reclamo. Ci riprova nel 2002 a Lecco: il ricorso arriva fino alla Cassazione, senza successo. Nel 2005, con il nuovo avvocato Vittorio Angiolini, si rivolge ancora alla Suprema Corte, che risponde con un'ordinanza in cui ritiene necessaria la presenza di un curatore speciale. Così il 21 novembre 2005 viene nominata Franca Alessio, avvocato lecchese, ora nel ruolo di curatrice di Eluana. Un anno dopo, un altro tentativo viene fatto davanti al Tribunale di Lecco, che dichiara inammissibile la richiesta costringendo papà Beppino a tornare davanti alla Corte d'Appello milanese. Questa volta i magistrati reputano ammissibile il ricorso, ma non suscettibile di accoglimento. E si arriva all'anno decisivo: tutore e curatore ricorrono insieme in Cassazione ottenendo finalmente la sentenza che spianerà loro la strada per ottenere, nel luglio dell'anno dopo, l'autorizzazione al distacco del sondino.

9 luglio 2008
Il sì dei giudici

Gli anni passano. Eluana sempre dalle suore, suo padre su stampa e tv. Il suo caso colpisce la gente, affascina i giuristi, fa indignare il mondo cattolico e non. Dopo quasi dieci anni di iter giudiziario, il 9 luglio 2008 la Corte d'Appello di Milano riesamina la questione e autorizza la sospensione dell'alimentazione. Si può staccare il sondino perché sono state verificate le condizioni poste dalla Cassazione: lo stato vegetativo è irreversibile e ci sono le prove che in questo senso si muoveva la volontà di Eluana. Per Englaro è la vittoria più grande: «Ha vinto lo stato di diritto», ripete. «Ora Eluana può essere liberata», aggiunge.

12 ottobre 2008
L'emorragia

Ma il calvario di Beppino e di sua figlia non è finito. Englaro è costretto a vagare per hospice e ospedali alla ricerca di una struttura dove applicare la sentenza. Intanto la Lombardia gli vieta di farlo in regione, la Toscana si tira indietro, la procura generale di Milano impugna il decreto davanti alla Cassazione. L'ultimo passaggio legale: l'udienza è fissata per l'11 novembre davanti alle sezioni riunite. Ma il 12 ottobre Eluana sta male. Un'emorragia potrebbe portarsela via in poche ore. C'è attesa e forse anche speranza, che la tragedia si compia per risparmiarle una fine «forzata». Papà Beppino corre al capezzale, le suore pregano intorno. Se Eluana muore, dicono, sarebbe meglio per tutti. Il volto bianco, adagiato sul lato destro, le labbra che si muovono mentre il sondino continua a pompare e una flebo le attraversa il braccio. Eluana sta morendo. Ma a fine giornata l'emorragia si ferma, i valori sembrano in ripresa. Dopo quattro giorni è fuori pericolo. Ancora una volta il suo destino è appeso a una sentenza.

13 novembre 2008
Lo stop del ministro

Il 13 novembre la Cassazione risponde: Englaro può andare avanti. In Friuli c'è già una clinica che aspetta Eluana, due stanze che potrebbero accoglierla per il suo ultimo viaggio. Ma il ministero non ci sta. E mentre le suore sono già rassegnate, la valigia pronta con le felpe e le tutine comperate da mamma Saturna, e un'ambulanza è già partita per venirla a prendere, arriva uno stop da Roma: è il ministro Sacconi che si pronuncia con una direttiva sul divieto di non interrompere alimentazione e idratazione ai disabili. Come Eluana. E ricomincia l'attesa. Perché la struttura «Città di Udine» vuole riflettere sull'atto ministeriale. Per Beppino è un nuovo incubo. Per le suore quasi un miracolo. Eluana, invece, rimane inconsapevole nel suo eterno silenzio. Poi da Udine salta fuori una nuova soluzione: la casa di riposo «La Quiete» si dice disponibile ad accoglierla. La valigia è fatta. Questa volta non si torna indietro.

3 febbraio 2009
L'ultimo viaggio

Il 3 febbraio la barella con sopra Eluana viene sistemata su un'ambulanza dove sale anche il rianimatore Amato De Monte. Una corsa nella notte, quattro ore di viaggio. E una tosse forte, e catarro, tanto. Le suore si raccomandano di curarla. Ma a che serve. Alle 5.55 Eluana è a Udine. L'aspettano una stanza a piano terra, un letto in legno chiaro e le pareti azzurrine. Fuori le proteste di chi la vuole viva, e gli applausi di chi solidarizza con il padre. Tossisce ancora per tre giorni. Da venerdì smette di essere alimentata e idratata. I medici cominciano anche a sedarla.

 9 febbraio 2009
La morte

Alle 20.10 Eluana muore. Suo padre l'ha vista l'ultima volta martedì.

 


Eluana, in serata i primi esiti dell'autopsia Il pg di Trieste: nessuna notizia di reato

Eluana, in serata i primi esiti dell'autopsia Il pg di Trieste: nessuna notizia di reato

 

LA MORTE DELLA DONNA IN COMA DA 17 ANNI. L'incarico conferito all'anatomopatologo Moreschi. Papà Beppino in viaggio verso il Friuli: «Sto un po' meglio»

 

Beppino Englaro ha in mano un mazzo di 17 rose per la figlia Eluana nel 17/o anniversario dell'incidente, in un'immagine d'archivio del 18 gennaio 2009 (Ansa)
Beppino Englaro ha in mano un mazzo di 17 rose per la figlia Eluana nel 17/o anniversario dell'incidente, in un'immagine d'archivio del 18 gennaio 2009 
UDINE - Si avranno in serata i primi esiti dell'autopsia sul corpo di Eluana Englaro, deceduta lunedì alle 19,35 (secondo l'atto ufficiale di morte firmato dal direttore sanitario della clinica La Quiete, Stefano Santin) al quarto giorno senza alimentazione nella struttura friulana. «Faremo un'autopsia completa per non lasciare alcun dubbio - ha detto l'anatomopatologo, Carlo Moreschi, incaricato dell'esame dalla procura di Udine - e quindi ci vorranno, tre, quattro ore». Il pm Biancardi fa sapere che disporrà «ulteriori accertamenti» solo se, dopo l'autopsia, dovesse sorgere «qualsivoglia dubbio» sulle cause della morte della donna. E la procura di Trieste, parlando di «decesso nella routine», ha spiegato attraverso il procuratore generale Beniamino Deidda di non avere al momento «notizia della commissione di alcun reato».

ATTESO L'ARRIVO DEGLI ENGLARO - Sulla casa di cura «La Quiete» da martedì mattina è piombato il silenzio: le forze dell'ordine hanno transennato la strada davanti all'ingresso della casa di riposo, dove è atteso l'arrivo di Beppino Englaro, il padre della donna che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 e probabilmente anche quello della madre di Eluana, Saturnia, detta "Sati", gravemente malata. Raggiunto al telefono, Beppino ha pronunciato pochissime parole. «Sto un po' meglio, grazie» ha detto, ma non ha voluto aggiungere altro. D'accordo con il pm, gli Englaro vedranno la loro figlia prima degli esami autoptici. Dinanzi all'ingresso della casa di cura - fino a lunedì affollato di manifestanti a sostegno della battaglia della famiglia Englaro o, sul fronte opposto, facenti parte dei comitati "pro-vita" - restano solo candele accese, cartelli e palloncini bianchi in memoria di Eluana. Beppino Englaro, che non era al capezzale della figlia al momento del decesso, arriverà a Udine da Lecco e in Friuli avrà la scorta. Da Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto un pensiero a Eluana. «È un momento di dolore e turbamento nazionale» ha detto il capo dello Stato.

«NESSUN FUNERALE. ELUANA CREMATA» - Quanto ai funerali della donna deceduta dopo un calvario lungo 17 anni, la curatrice speciale della Englaro, Franca Alessio, fa sapere che non ci sarà alcun funerale per Eluana ma solo una benedizione al cimitero di Paluzza, in provincia di Udine, dove la donna verrà sepolta accanto al nonno Giobatta. La curatrice ha spiegato che la volontà di papà Beppino è quella di far cremare la figlia e, prima della sepoltura nel cimitero del paese di cui è originario, di farla benedire. Una funzione molto semplice in forma privatissima solo con i parenti e gli amici più cari.

L'ESAME AUTOPTICO - Tornando all'autopsia, l'incarico è stato conferito all'anatomopatologo Carlo Moreschi. Lo specialista è stato il consulente della procura che nei giorni scorsi ha seguito l'attuazione del protocollo per l'interruzione della nutrizione di Eluana; sempre su incarico del pm Biancardi ha verificato la corrispondenza fra quanto avveniva nella casa di riposo friulana e quanto previsto dal decreto della Corte di appello di Milano che autorizzava la sospensione di alimentazione e idratazione.

«VERGOGNOSO CHE QUALCUNO GETTI OMBRE» - Replicando alle affermazioni di chi ha sostenuto che ci sia stata una qualche irregolarità proprio nell'applicazione del protocollo, la curatrice speciale di Eluana Franca Alessio, ha apostrofato come «vergognoso» il tentativo di «gettare ombra su questa drammatica vicenda».

«NON SONO PENTITA» - E all'indomani del decesso della Englaro, parla Ines Domenicali, presidente de «La Quiete». «Non sono assolutamente pentita di aver accolto Eluana perché penso di aver dato una risposta civile al dramma della famiglia Englaro» ha detto la Domenicali. Quanto agli esposti presentati in Procura da diverse associazioni cattoliche, la dirigente della clinica udinese ha solo detto «che la giustizia farà il suo corso. Saranno le indagini - ha concluso - a chiarire tutto».

 

 


09/02/2009

ELUANA: VATICANO, CHE IL SIGNORE LI PERDONI

ELUANA: VATICANO, CHE IL SIGNORE LI PERDONI

 

 E' MORTA ELUANA ENGLARO

 

 

 

Eluana Englaro

 

 


 La notizia é stata confermata a Udine da fonti dell'amministrazione comunale e regionale e delle forze dell'ordine, Poco prima il Pg di Udine aveva affermato: 'dagli accertamenti non e' emerso nulla che giustifichi un intervento della magistratura'.  Tutto regolare anche per la Regione Griuli Venezia Giulia. Il disegno di legge che domattina approda in aula al Senato. Atteso mercoledi' il voto finale, segreto, alla Camera.  Veltroni: "Voto no con assoluta convinzione". Il Dalai Lama: "Fermare le cure se non c'e' piu' coscienza"


08/02/2009

Sacconi: «La clinica non è idonea. Tutto si svolge in modo irregolare»

Sacconi: «La clinica non è idonea. Tutto si svolge in modo irregolare»

 

Il ministro: «Si a una visita eluana se riprende l'alimentazione». «La Corte d’appello parlava di una struttura sanitaria, mentre qui ci sono solo delle stanze in prestito ai medici»

 

MOGLIANO (Treviso) - Nuovo affondo del ministro Sacconi: la casa di riposo "La Quiete" di Udine, che ha accolto Eluana Englaro dopo la richiesta del padre di sospendere l’alimentazione e l’idratazione per accompagnarla alla morte, «non è idonea, non è una struttura sanitaria. Non è una situazione regolare». E' questa la nuova denuncia lanciata dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, arrivato a Mogliano (Treviso) per l’inaugurazione del Passante di Mestre.

«TUTTO SI STA SVOLGENDO IN MODO IRREGOLARE» - Tutta la vicenda, secondo Sacconi, «si sta svolgendo in una situazione irregolare perché la sentenza della Corte d’appello parlava di un hospice, una struttura sanitaria, mentre qui ci sono solo delle stanze prestate a un equipe di una associazione. La struttura non è idonea». «Condivido l’appello di Schifani - spiega Sacconi a margine della cerimonia -. Nel momento in cui c’è un Parlamento che legifera sarebbe opportuno che il padre fermasse il percorso di morte per rispettare la volontà del Parlamento che sappiamo essere contraria rispetto alla volontà del padre».

«SI' A UNA VISITA SE RIPRENDE L'ALIMENTAZIONE» - Il ministro entra anche nel merito di una possibile visita a Eluana, invito che peraltro il padre aveva rivolto in modo esplicito soltanto a Napolitano e Berlusconi («vengano soli e privatamante») e non ad altri. Il ministro del Welfare ha fatto comunque sapere che «noi andremo a visitarla, almeno io lo ritengo giusto nel momento in cui fosse ripristinata l'alimentazione e l'idratazione. Il tutto in una condizione di regolarità che comunque deve essere sanata».

 

 


06/02/2009

Eluana, Napolitano non firma il decreto Eluana, Npolitano non firma il decreto. Il Consiglio dei ministri approva il ddl

Eluana, Napolitano non firma il decreto Eluana, Npolitano non firma il decreto. Il Consiglio dei ministri approva il ddl

 

 

I legali: «Andiamo avanti». Beppino Englaro: «È un tormento senza fine». Berlusconi: «Seduta straordinaria del Senato, potrebbe non essere tardi». Il Vaticano: «Ci hanno ascoltato»

 

Napolitano e Berlusconi (Ansa)
Napolitano e Berlusconi
UDINE - Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che obbliga alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti. Il testo recepisce le linee del decreto approvato venerdì mattina dal governo ma su cui il presidente Napolitano non ha apposto la firma. Alla riunione, presieduta dal premier Berlusconi, hanno partecipato il sottosegretario Gianni Letta, i ministri Altero Matteoli, Andrea Ronchi, Giorgia Meloni e Stefania Prestigiacomo. Assenti per motivi "logistici" i ministri della Lega, che però hanno chiamato il presidente del Consiglio per esprimere il proprio sostegno all'iniziativa. Il ddl è stato immediatamente inviato al Senato e Berlusconi non esclude che il via libera possa arrivare a breve: «Dipende da loro. I gruppi sono già in stretto contatto». Il presidente Napolitano ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge.

BERLUSCONI: APPELLO A SCHIFANI - «Abbiamo preso atto del rifiuto del capo dello Stato ma abbiamo ribadito l'urgenza del provvedimento - ha detto Berlusconi al termine del vertice di governo -. Ci siamo riuniti e abbiamo approvato un disegno di legge che recepisce il testo del decreto». Il premier ha detto che la risposta del Parlamento arriverà in breve tempo: «Il governo - ha spiegato - ha rivolto un accorato appello al presidente del Senato per una immediata convocazione del Senato in seduta straordinaria. Credo che convocherà subito una riunione dei gruppi e poi i gruppi decideranno quando potersi riunire. Se ci sarà la volontà di fare presto, noi crediamo ci possa essere una risposta da parte del Parlamento in pochissimo tempo». «Potrebbe non essere troppo tardi per Eluana - ha aggiunto Berlusconi -. Per una persona normale è possibile stare due o tre giorni senza bere, rivolgetevi a Pannella». «Siamo pronti a lavorare anche sabato e domenica per approvare la norma 'salva-Eluana'» ha detto il presidente dei senatori dell'Udc Giampiero D'Alia.

L'ITER PARLAMENTARE - In realtà, salvo accelerazioni, il ddl inizierà il suo iter lunedì, dopo la conferenza dei capigruppo (prevista alle 12) che decide l'assegnazione del testo, presumibilmente alla commissione Sanità dove è già in atto la discussione sul testamento biologico. A quel punto il presidente della commissione Antonio Tomassini convoca l'ufficio di presidenza per disporre le procedure necessarie e verifica se esiste una volontà politica concorde per accelerare l'esame del provvedimento che, se approvato in sede deliberante, non dovrebbe passare in Aula. Nel caso non dovesse riscontrarsi un clima di concordia politica fra le diverse forze, sulla base dell'art. 72 della Costituzione, o il governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto dei commissari possono richiedere il passaggio in Aula. Si tratterebbe di una decisione strategica cui la maggioranza potrebbe fare ricorso perché, una volta in Aula, è possibile contingentare i tempi e far decadere eventuali emendamenti.

SCONTRO ISTITUZIONALE - La vicenda di Eluana Englaro, dopo l'avvio della procedura di graduale abbandono delle terapie nella clinica La Quiete di Udine, ha assunto il risvolto di un gravissimo scontro istituzionale dopo che il presidente Napolitano si è rifiutato di firmare il decreto legge del governo. Il conflitto è esploso a metà giornata, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per bloccare i medici nonostante la contrarietà del presidente della Repubblica. Dopo il via libera, Giorgio Napolitano ha però confermato la propria posizione: non firmerà il provvedimento. La decisione del Consiglio del ministri è stata invece accolta positivamente dal Vaticano: «Una scelta coraggiosa». Diversa la posizione del presidente della Camera: Gianfranco Fini ha espresso «preoccupazione» per il no del Consiglio dei ministri all'invito di Napolitano, mentre un altro esponente di An, Ignazio La Russa, ha sottolineato che «si apre un problema serio. Ora la soluzione è quella del ddl da approvare in tempi rapidi». Critiche dall'opposizione: per il leader del Pd Veltroni Silvio Berlusconi vuole «un incidente istituzionale» e si è macchiato di «un comportamento totalmente irresponsabile».

 

La clinica La Quiete (Fotogramma)
La clinica La Quiete 
ISPETTORI NELLA CLINICA - E mentre i legali della famiglia Englaro hanno assicurato che si andrà avanti con la procedura, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha inviato gli ispettori a Udine. Un fatto che non preoccupa i legali della famiglia Englaro, come spiegato dall'avvocato Giuseppe Campeis: «Stiamo operando al di fuori del servizio sanitario nazionale, in quanto si tratta di un servizio appaltato tra l'associazione 'Per Eluana' e la casa di riposo». «Il decreto legge emanato dal governo Berlusconi non ha la firma del capo dello Stato per cui come tale noi andiamo avanti con il protocollo - ha aggiunto Campeis -. Se non ci saranno fatti nuovi e se non avverranno altri impedimenti, si proseguirà». Circa il fascicolo aperto dalla Procura di Udine, l'avvocato ha precisato che «c'è già stato un chiarimento da parte del procuratore generale di Trieste per cui noi andiamo avanti nella legalità». Beppino Englaro, il padre di Eluana, rilascia un unico commento: «Sono sconvolto, è un tormento senza fine, non riesco neppure a pensare e riflettere e preferisco continuare a restare nel silenzio».

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Lo strappo tra governo e Quirinale si è consumato dopo la lettera del presidente della Repubblica al Consiglio dei ministri. «Non sussistono le ragioni di necessità e di urgenza», ha spiegato nella missiva Giorgio Napolitano, esprimendo perplessità anche sulla nuova bozza riformulata dal ministero del Welfare e che conterrebbe, secondo quanto annunciato dal governo, i rilievi del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida; questi però ha negato con fermezza: «Hanno strumentalizzato le mie parole, disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto legge che non ritengo nemmeno di commentare». Il via libera dal Consiglio dei ministri al provvedimento è arrivato ugualmente. Una decisione adottata all'unanimità dopo una lunga discussione (la Prestigiacomo era orientata all'astensione, ma sarebbe stata convinta a votare sì). Berlusconi ha incassato anche il sostegno dell'Udc: Casini ha telefonato al premier per esprimere il suo consenso all'iniziativa del governo.

LA RUSSA: «QUASI VOTO DI FIDUCIA» - Al momento della votazione in Consiglio dei ministri sul varo del decreto Berlusconi «ha quasi posto il voto di fiducia». Lo ha detto il ministro della Difesa La Russa. «Prestigiacomo non ha preso la parola e alla fine, quando si votava, ha dato l'impressione di volersi astenere. Il presidente del Consiglio le ha detto che preferiva una non astensione: su questa questione ha quasi posto il voto di fiducia. Qualcuno aveva espresso problemi di opportunità, io tra questi, ma non c'erano stati interventi contrari». E sulla differente posizione di Fini: «Sì, ha espresso una posizione diversa, ma non era in Consiglio dei ministri a dover votare in un modo o nell'altro e a dover dare una valenza politica alla questione su chi deve decidere riguardo alla necessità e all'urgenza. Decisione che spetta al governo».

«PRESUPPOSTI DI URGENZA» - Il premier, in conferenza stampa, ha spiegato che nel caso di Eluana «sussistono i presupposti di necessità e urgenza, presupposti che sono affidati alla responsabilità del governo: poi spetta al Parlamento decidere se confermare o meno questi presupposti». «Eluana è una persona viva - ha aggiunto Berlusconi - respira, le sue cellule cerebrali sono vive e potrebbe in ipotesi fare anche dei figli. È necessario ogni sforzo per non farla morire». Il premier ha poi criticato l'atteggiamento di Napolitano: «Con la sua lettera si introduce una innovazione: il capo dello Stato in corso d'opera del Cdm può intervenire anticipando la decisione sulla necessità e urgenza di un provvedimento. Per questo abbiamo deciso all'unanimità di affermare con forza che il giudizio è assegnato alla responsabilità del governo. Se il capo dello Stato non firmasse e si caricasse di questa responsabilità nei confronti di una vita, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas e approvare in due o tre giorni una legge che anticipasse quella legge che è già nell'iter legislativo». A una specifica domanda di un giornalista, Berlusconi ha comunque assicurato che i rapporti con il presidente della Repubblica restano «cordiali» e che non sta pensando assolutamente all'impeachment.

NAPOLITANO NON FIRMA - Poco dopo, però, Napolitano ha confermato di non voler firmare il decreto. Il presidente, si legge in un comunicato, «ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il presidente - conclude la nota - ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto». Napolitano ha ricevuto l'appoggio di Fini: «Desta forte preoccupazione - ha dichiarato il presidente della Camera - che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l'invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico, a evitare un contrasto formale in materia di decretazione d'urgenza».

PLAUSO DEL VATICANO - All'esecutivo arriva invece il plauso del Vaticano. Approvando il decreto legge sul caso di Eluana Englaro, ha affermato monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, «il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini». «Pur nella differenza delle competenze che abbiamo - conclude Fisichella - ci rallegriamo che le istanze che abbiamo portato avanti in questi mesi sono state ascoltate e accolte». Il Vaticano critica Napolitano: «Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona - ha affermato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace - e sono profondamente deluso (dalla decisione del presidente di non firmare il decreto, ndr)».

AVANTI LA PROCEDURA - Intanto, nella clinica friulana dove si trova Eluana Englaro, la "fase due" della procedura per la riduzione della nutrizione è iniziata. La conferma arriva dall'avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana: «Penso che tutto si stia svolgendo come previsto. Il protocollo prevede che dopo tre giorni cominci lo stop all'alimentazione - ha aggiunto il legale -. I tre giorni sono passati e non intervenendo fatti nuovi si procede come previsto».

 


03/02/2009

Eluana trasferita a Udine nella notte

Eluana trasferita a Udine nella notte

 

Un'ambulanza l'ha prelevata alla clinica di Lecco dove è ricoverata. Il neurologo: «Il sondino non verrà staccato per i primi tre giorni». Davanti alla clinica esponenti di associazioni

 

 

La casa di cura di Udine (Markanews)
La casa di cura di Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - Beppino Englaro ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione per portare via la figlia Eluana dalla clinica di Lecco dove è ricoverata. E il trasferimento è avvenuto nella notte: attorno alle 5,30 l'ambulanza che trasportava la ragazza è arrivata alla casa di cura La Quiete della città friulana, dove si potrà dare corso al decreto dei giudici milanesi che hanno autorizzato, fin dal luglio scorso, papà Beppino a interrompere alimentazione e idratazione artificiali della giovane.

IL NEUROLOGO- La conferma del trasferimento era arrivata dal neurologo di Eluana, il prof. Carlo Alberto Defanti: «Mi spiace solo di non poter accompagnare Eluana perché ho degli impegni a cui non posso rinunciare». Defanti ha inoltre spiegato che il protocollo è lo stesso messo a punto un mese fa quando Eluana avrebbe dovuto essere accolta nella clinica Città di Udine: «Il sondino non verrà staccato e per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla artificialmente, allo scopo di permettere al personale di verificare la situazione. Dopo questi tre giorni, senza staccare il sondino, verrà sospesa l'alimentazione». Inoltre, a quanto si è appreso, l'équipe che darà corso all'interruzione del trattamento vitale si costituirà in una associazione per meglio regolare i rapporti giuridici con la struttura che ospiterà Eluana.

 

Eluana con la madre (LaPresse)

Eluana con la madre

 (Emmevi)

 Eluana prima dell'incidente

 

DAVANTI ALLA CLINICA - Fuori dalla clinica Beato Talamoni di Lecco , il solito via vai dei pazienti ha lasciato spazio all'attesa di un gruppetto di giornalisti, che avevano avuto il sentore che quella di lunedì potrebbe essere «la sera» che Beppino Englaro aspettava da tempo. Ma anche esponenti di diverse associazioni che hanno sempre difeso il «diritto alla vita» di Eluana Englaro. Sono giunti la presidente nazionale dei genitori scuole cattoliche, Maria Grazia Colombo, e un esponente del Movimento per la Vita, Antonella Vian, che ha portato una foto di Eluana, una bottiglia d'acqua, una pagnottella e una candela. «Trovo terribile questo trasferimento fatto in piena notte come se ci fosse qualcosa da nascondere - ha detto Maria Grazia Colombo -. Rispetto le decisioni del padre ma i figli non sono nostri, non sono di nessuno ed Eluana ha tutto il diritto di vivere». «Io ho portato pane e acqua perché è tutto quello di cui Eluana ha bisogno per vivere - ha detto invece Antonella Vian - io so che Eluana non vuole morire e visto non può urlarlo lei, lo grido io».

L'ASSESSORE - E anche, l'assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale della Regione Lombardia, il lecchese Giulio Boscagli, si è unito al gruppo di persone fuori dalla clinica: «Sono qui - ha detto l'assessore - per una testimonianza che è in sintonia con quello che Regione Lombardia e il suo presidente Roberto Formigoni hanno sostenuto finora». Secondo Boscagli, infatti, «siamo in presenza di una sentenza assolutamente incomprensibile e di prese di posizione - ha aggiunto - che rischiano di portare a morire una ragazza gravemente disabile, ma in vita e lodevolmente accudita». Proprio per questo il titolare della Famiglia in Lombardia si augura ancora un ravvedimento da parte degli Englaro: «Speriamo ancora che tutto questo non avvenga».

L'APPELLO DEL VESCOVO DI UDINE - E un accorato «appello alla coscienza di tutti» è stato lanciato subito dal vescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, per far continuare a vivere Eluana Englaro. «Faccio appello alla coscienza di tutti - ha scritto mons. Brollo - perché quanti hanno chiaro di essere al cospetto di una persona vivente non esitino a volerne e ad esigerne la tutela, mentre - ha aggiunto - quanti dubitano ancora abbiano la sapienza e la prudenza di astenersi da qualsiasi decisione irreparabile».