21/03/2010
Bonolis: batto il Principe con il vintage «caciarone»
Bonolis: batto il Principe con il vintage «caciarone»
SFIDE/«CIAO DARWIN> OTTIENE IL 28% DI SHARE CONTRO LO SHOW DI RAIUNO (18%). «Ma in tv c’è troppa ipocrisia, cacciano chi va fuori dal coro»
| Paolo Bonolis a «Ciao Darwin» (IPP) |
MILANO— «È un programma vintage che funziona ancora». Con tono scanzonato Paolo Bonolis commenta i dati d’ascolto di venerdì sera. Ciao Darwin» (sesta edizione in 12 anni) su Canale 5, è stato seguito da 6.346.468 telespettatori (share del 28,01%); mentre su Raiuno «Ciak si canta» con la coppia Pupo-principe Emanuele Filiberto è stato visto da 4.346.049 telespettatori (18,9% di share). Dieci punti di distacco.
Il vintage piace davvero, Bonolis!
«A me piace sperimentare cose nuove, ma Mediaset vuole così. Hanno ragione loro».
Lei ha definito « Ciao Darwin» un programma goliardico, carnevale dell’anima. Per questo ha vinto?
«È divertimento allo stato puro. Non c’è nè riflessione nè intento educativo».
Un divertimento «caciarone»: corpi, battute grasse...
«Vero. Un divertimento che punta tutto sull’istinto, su quella parte "sbracata" che c’è in ciascuno di noi. Ma se si dice fin dall’inizio: "sto scherzando", questo non può fare male a nessuno».
In questo caso ha fatto male al povero Principe..
«Qualche volta può andare bene, qualche volta male. Lui ci sta provando. Io gli dò il benvenuto, la tv non è il mio regno».
Parlare di regno con Emanuele Filiberto... Le piace?
«Non sono monarchico e non credo nel sangue blu a parte quello dei puffi. Perché definirlo principe se non c’è il regno? Non lo conosco, mi sembra perbene però».
Mezza Italia l’ha criticato.
«Meglio sarebbe se l’attenzione venisse riservata a cose più importanti».
Forse per questo ha aggiunto la parola regressione al titolo del programma?
«Si, è una deriva preoccupante. Consiglio la lettura del libro di Umberto Galimberti "I miti del nostro tempo"».
Cosa la spaventa?
«Non c’è più giusto o sbagliato, ma solo conveniente».
Lei ha appena vinto l’Oscar tv per «Chi ha incastrato Peter Pan».
«La ludica bellezza dei bambini. Una meraviglia».
Ora sono tanti i programmi con i bimbi. Una deriva pericolosa anche questa...
«C’è una differenza: da noi ci sono solo piccoli che non sanno fare niente. E a me quelli piacciono. Altrove vedo gare, bambini che hanno già scelto una strada».
Forse ci vorrebbe il candore dei bambini per commentare il caso Morgan e Busi. Sente aria di censura?
«È l’ipocrisia del mondo. Quello che hanno dovuto passare Morgan, Busi, ma pure Bigazzi è grottesco. Chi sottolinea la presenza di problemi viene cacciato. Meglio eliminare chi parla della droga che non eliminare i motivi che portano a drogarsi. Chi parla di omofobia viene mandato via, poi fa niente se in questa società essere omosessuale è ancora una fatica».
Tra una settimana si vota: ne sono successe di tutti i colori nell’ultimo mese.
«L’ironia è un ottimo antibiotico, ma non è giusto esorcizzare tutto con una risata».
Rifarebbe il Festival di Sanremo per la terza volta?
«Se avessi una buona idea sì. È un evento: se lo affidi ogni volta a personaggi diversi non morirà mai. Quelli che ho amato di più? I Festival di Fabio Fazio e Chiambretti».
È vero che condurrà il «Grande fratello»?
«Non lo condurrei mai, non è nelle mie corde. È perfetta Alessia Marcuzzi».
A «Ciao Darwin» la sfida era tra il mondo dei reality e quello dei lavoratori. Vederli lì quei ragazzi figli del GF faceva un po’ tristezza. Quanti sogni infranti...
«Non esageriamo! Hanno giocato le loro carte. A qualcuno è andata bene a qualcuno è andata male».
Maria Volpe
12:39 Scritto in TELEVISIONE | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: televisione, spettacoli, sfide, rai 1, canale 5, share, bonolis, principe, emanuele filiberto, pupo, vintage, ciak si canta, ciao darwin | OKNOtizie |
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21/02/2010
Valerio Scanu è il vincitore di Sanremo Pubblico in rivolta per gli eliminati
Valerio Scanu è il vincitore di Sanremo Pubblico in rivolta per gli eliminati
Costanzo porta sul palco tre operai di termini imerese e interpella bersani e scajola. Secondo posto per Emanuele Filiberto & Co., Mengoni terzo. L'orchestra straccia gli spartiti, fischi del pubblico
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| La Clerici (Lapresse) |
SANREMO - Valerio Scanu, classe 1990, è il vincitore del sessantesimo festival di Sanremo con il brano «Per tutte le volte che». «Il vincitore più giovane per il festival più vecchio» ha commentato la Clerici dando l'annuncio. In finale il talento di Amici se l'è vista con il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici (che ha guadagnato il secondo posto con «Italia amore mio») e Marco Mengoni, vincitore di X-Factor, che si è piazzato terzo con Credici ancora».
«VERGOGNA, VENDUTI» - Forti proteste hanno accompagnato l'annuncio degli eliminati dato dalla Clerici. Orchestra, pubblico e sala stampa hanno gridato "vergogna", "venduti", "buffoni" e gli orchestrali in segno di protesta hanno accartocciato e lanciato gli spartiti. I fischi cominciano dalla platea quando viene annunciata l'esclusione di Irene Grandi, poi il pubblico contesta rumorosamente l'uscita di Simone Cristicchi. Ma l'esplosione della rabbia, anche della Sanremo Festival Orchestra, si rivela in tutta la sua potenza con l'annuncio della penultima esclusa, Malika Ayane. Il maestro Marco Sabiu dice che gli orchestrali vorrebbero rendere pubblico il loro voto (che unito al televoto dà vita al primo verdetto della serata). Quando, infine, con l'annuncio dell'eliminazione di Noemi, si capisce quali sono i tre finalisti, dalla platea partono i cori "venduti, venduti". In sala stampa la protesta viene sonoramente appoggiata con applausi e fischi.
COSTANZO E BERSANI - Arriva poi, come un deus ex machina, Maurizio Costanzo (che anticipa il suo intervento di mezz'ora per aiutare la Clerici a gestire la situazione, pur ammettendo «anch'io preferivo Arisa e Cristicchi»): è la sua prima volta a Sanremo e ne approfitta per ricordare Mike Bongiorno, «che ha condotto ben undici edizioni del festival». Quindi ha invitato sul palco tre operai di Termini Imerese: Calogero Cuccia, dipendente dello stabilimento Fiat; Antonio Tarantino, in cassa integrazione dopo aver lavorato per varie aziende nel servizio di pulizia dei cassoni; Lucia La Placa, che ha perso il lavoro ed è in mobilità (era dipendente della Ergom, poi acquisita dalla Magneti Marelli che opera per Fiat). Costanzo ha dato la parola al segretario del Pd Bersani e al ministro dello Sviluppo economico Scajola, presenti in platea. Ma il mini talk show politico fa rinascere le contestazioni: la platea fischia il segretario del Pd, che elogia l'invito dei lavoratori sul palco spiegando che «non è possibile mandarli sui tetti». Scajola gioca in casa (il suo collegio elettorale è quello di Imperia) e viene fortemente applaudito mentre dice: «Tutti i lavoratori stanno soffrendo la crisi. Per lo stabilimento di Termini Imerese dobbiamo trovare una soluzione che sia compatibile con la competitività».
D'ANGELO: UNA VERGOGNA - Durissimo il commento di Nino D'Angelo (eliminato fin dalla prima serata) alla qualificazione in finale del trio di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con una canzone che definisce «'na chiavica». «È una vergogna. Solo in un Paese dei balocchi come l'Italia può succedere una cosa del genere. Non mi fa nemmeno rabbia, ma proprio schifo - si sfoga il cantante in un'intervista su Sorrisi.com -. Vinceranno il festival e dire che l'avevo detto già un mese fa. Sono un mago? No, sono solo uno che fa musica e che pensa che il principe non ci azzecchi niente con la canzone. Vedrete, ci prenderanno per i fondelli in tutto il mondo. Sì, certo Pupo è un amico, ma non sono d'accordo con la sua scelta. Anche a Sanremo vince il meccanismo dei reality. Un pseudo-principe che vince: lui l'esilio l'ha già fatto, ma se ci fosse un tribunale della musica ce lo rispedirebbe subito».
L'ULTIMA PUNTATA - Tra attesa per il vincitore e polemiche, in particolare sulle voci che davano per probabile una vittoria del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici più volte fischiato dal pubblico ma "ripescato" dal televoto, la puntata si è aperta con Daniel Ezralow in veste di domatore da circo che ha diretto cento bambini che hanno ballato e cantato. Antonella Clerici, in abito nero per la prima volta in questa edizione, ha dedicato la finale ai bambini, «il futuro del mondo». Ed ecco la gara: primo a calcare il palco Valerio Scanu, già da giorni super favorito per la vittoria (anche secondo il sondaggio di Corriere.it) con la sua «Per tutte le volte che», condita da qualche stonatura per l'emozione. La Clerici ha scherzato su un verso del testo: «Come si fa a fare l'amore in tutti i laghi?». «Dipende dalle stagioni» ha risposto il cantante. Prima di esibirsi l'ex concorrente di Amici ha ricevuto un biglietto di Maria De Filippi che gli faceva gli auguri. Sono seguiti altri due nomi emersi da talent show: Noemi e Marco Mengoni.
ANCORA FISCHI PER IL TRIO - È seguito un omaggio a Michael Jackson di Travis Payne, coreografo e ballerino che ha lavorato per 18 anni accanto al re del pop. Su richiesta della Clerici ha proposto il passo di danza moonwalk. E vai con le esibizioni: Povia (che ha fatto i complimenti alla Clerici «perché in questo Paese dove non c'è niente di normale hai fatto un festival normale ed efficace»); Malika Ayane, con una maglietta «Start Living Again» (iniziativa che sostiene la ricerca sulla sindrome laterale amiotrofica), ha ricevuto il premio della critica intitolato a Mia Martini e il premio della Sala stampa radio tv per la sua «Ricomincio da qui»; Irene Grandi (che ha detto di essere single). Poi è stato il momento del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici, fischiato per l'ennesima volta dal pubblico. Il principe ha risposto ringraziando: «I fischi ti spingono ad andare avanti, ti danno più forza». Pupo ha aggiunto: «Il primo giorno sono rimasto molto sorpreso, non mi spiegavo perché. Non era mai accaduto, eppure di festival ne ho fatti tanti, che ci fosse una contestazione così ingiustificabile. Comunque la rispetto».
CRISTICCHI E CARLA BRUNI - Tocca poi a Irene Fornaciari e i Nomadi, con «Il mondo piange»: la figlia di Zucchero dice che papà le ha dato «tanti consigli: il più importante, essere onesta con il pubblico, non tradire me stessa sul palco e non mettere mai la maschera». Inevitabile alla fine di «Meno male» la domanda di Antonella Clerici a Simone Cristicchi su Carla Bruni: «Veramente hai chiesto a Carla Bruni di venire a cantare con te?». «Non so se gli italiani ne sarebbero stati felici» ha risposto Cristicchi che ha poi voluto ricordare la poetessa Alda Merini. Arisa con le Sorelle Marinetti e «Malamoreno» ha chiuso la prima parte della gara. Intermezzo con battuta hard della Clerici: dopo l'esibizione di Lorella Cuccarini coperta solo di una chitarra l'ha definita «una topolona». L'ospite internazionale è stata Mary J. Blidge, rimasta sola dopo il forfait di Tiziano Ferro: ha cantato «Each tear» e intonato con la Clerici un corale «happy birthday» per il compleanno del cantante.
BERSANI CON LA FIGLIA - Tra gli ospiti vip c'era dunque Pier Luigi Bersani (non in prima fila, per la par condicio), accompagnato dalla figlia Elisa di 26 anni. «È da sempre che gli rompevo le scatole con Sanremo. Poi quest'anno mi ha detto: "dai, andiamo"» ha raccontato la ragazza. Poi i giudizi: «Cristicchi è simpatico e trascinante, Arisa è molto brava e Malika Ayane è brava ma forse un po' troppo sofisticata per me». Elisa Bersani ha seguito il padre nel breve tour a Sanremo prima dell'inizio del festival. «Ora se riusciamo ad andare in albergo mi cambio sennò resto in jeans - ha scherzato -. Solo che poi diranno "'sti comunisti malvestiti"».
LE "PAGELLE" DEL SEGRETARIO - Il segretario del Pd, arrivando a Sanremo, ha commentato l'andamento della kermesse elogiando la conduttrice: «Fa benissimo il suo mestiere, ha interpretato un'Italia che ora ha bisogno di un po' di rassicurazione e semplicità». Poi anche lui ha formulato le sue "pagelle", criticando il brano del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici («L'idea dello sciopero della fame se dovesse vincere non è male» ha detto riprendendo un'idea del direttore della rivista di Farefuturo Filippo Rossi) e spiegando che le sue canzoni preferite sono quelle di Irene Grandi e Simone Cristicchi. Ma si è rifiutato di immaginare il vincitore: «Un toto Sanremo? No, non ci provo nemmeno». Restando in tema musicale a chi gli chiede quale sia la canzone di Vasco più rappresentativa del Pd, Bersani risponde con sicurezza: «Scelgo "Siamo solo noi", perché in Italia noi siamo l’unica alternanza possibile a questo governo. Fatto questo, potremo dire "Vado al massimo"».
«FINCHÉ LA BARCA VA» - Il leader del Pd ha avuto anche un pensiero per il premier: «Se dovessi dedicare una canzone a Berlusconi scegliere "Finché la barca va"». Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: «A Bersani, colto dalla sindrome di Sanremo, dedichiamo, tutti in coro, "Bella ciao": il nostro addio alla sinistra riformista che se ne è andata con Di Pietro». E la deputata del Pdl Margherita Boniver: «Io gli dedico una canzone d’antan di Bobby Solo che va bene solo per lui: "Una lacrima sul viso"». Dal canto suo Bersani ha spiegato così la sua partecipazione al festival: «Non credo che sia una passerella in vista delle Regionali: credo al principio che se a uno piace la musica ed è segretario del Pd non capisco perché non possa andare a Sanremo». E ha apprezzato la presenza di una delegazione di operai di Termini Imerese: «Perché costringerli a salire sul tetto? Portiamoli a Sanremo. È molto importante che certi problemi non siano dimenticati nel momento del divertimento e che i problemi non vengano cacciati dalla visibilità».
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12/10/2009
Emanuele Filiberto: «Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia»
Emanuele Filiberto: «Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia»
Confessione durante un'intervista a Domenica Cinque da Barbara D'Urso
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| Emanuele Filiberto (LaPresse) |
MILANO - «Ho conosciuto la droga, ho conosciuto chi si drogava, ho conosciuto i miei migliori amici che sono morti di questa vera merda»: lo ha detto Emanuele Filiberto di Savoia, intervistato a Domenica Cinque da Barbara D'Urso.
LA FAMIGLIA - «Mentre lo stai facendo - ha detto ancora Emanuele Filiberto - non ti rendi conto di dove ti può portare questa cosa. Io non sono mai stato dentro; ho frequentato persone che prendevano droga. L'ho provata, ma quello che mi ha salvato è il grande rispetto che ho per la mia famiglia, che mi ha impedito di cadere da questo grande marciapiede da cui ti puoi fare davvero molto male».
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| Tag: televisione, intervista, emanuele filiberto, savoia, barbara d'urso, domenica 5, droga, famiglia, salvato, aiutato, uscito | OKNOtizie |
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23/05/2009
Il principe-ballerino le bacia tutte Un Savoia a caccia di voti «padani»
Il principe-ballerino le bacia tutte Un Savoia a caccia di voti «padani»
EUROPEE, VERSO IL VOTO. Emanuele Filiberto: ho imparato in fretta a ballare, imparerò a fare il parlamentare
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| Emanuele Filiberto con Natalia Titova durante la prima puntata di ''Ballando con le stelle'' (Ansa) |
La bassotta, la magrotta, la maestosa, la vezzosa: non ne manca una, Emanuele Filiberto. Bacini, bacetti, bacioni... Volete un Principe? Eccolo! E proprio come il Don Giovanni mozartiano «non si picca se sia ricca, / se sia brutta, se sia bella / purché porti la gonnella ». E magari un voto in più. E le bambine? L’Enrica e l’Anastasia e la Sabrina, poco più di trent’anni in tre, vanno pazze, allo sbucare del regal fusto dall'autoblù. Biondo, alto, sorridente. Camicia azzurra d’ordinanza, piccolo «nodo Savoia» ricamato sul petto. «È proprio come in televisione! Come in televisione!» Che peccato che non votino ancora...
Lui le adocchia, le avvicina, porge a ciascuna un santino elettorale: «Portalo alla mamma e al papà, d’accordo?». E chi mai lo immaginava che un Uomo così, ignoto alle plebi per le discendenze da Carlo Felice e Umberto I e Vittorio Amedeo ma notissimo per le serate televisive con Milly Carlucci, fosse così alla mano da concedersi alla folla nella piazza di Ostiglia, questo paesotto adagiato nella bassa padana in provincia di Mantova dov’è venuto ad accordare il suo appoggio al sindaco, Carla Salvadori? «Non piace solo alle bambine », precisa la Zapparoli Giovanna, una matrona allegra che gli ha appena stampato uno «smack» sulle guance: «Piace anche alle nonne. Che hanno più sapere». «Principe, una foto con la Bianca!». «Principe, una foto con la Elsa!».
«Principe, una foto con la Marisa!». Lui sorride e acconsente: Strasburgo val bene un milione di bacetti. «Giuro: se tutte quelle che mi hanno baciato mi dessero la preferenza prenderei più voti di Berlusconi». Non paragonatelo però a Totò Cuffaro che, un po’ indispettito e un po’ vanitoso per il soprannome di «Vasa vasa», bacia bacia, un giorno confidò a Federico Geremicca de La Stampa: «Senza presunzione posso assicurarle che credo di avere stretto le mani e baciato sulle guance, in segno di affetto, la metà dei siciliani che voteranno. Non è poco, sa?». «Io non ci arriverò mai!», ammicca il Savoia: «I maschi non li bacio. Mai. Né mi faccio baciare. Tanto più che una volta, in Sicilia...». E confida che qualche anno fa, mentre era in visita a Catania poco dopo il rientro dall’esilio, sommerso dallo sbaciucchiante affetto che lo circondava, a un certo punto avvertì uno strano malessere: «Giramenti di testa... Una sorta di indisposizione generale... Non capivo cosa fosse... Appena torno a Ginevra, pensavo, mi faccio un controllino. Vuol sapere cosa avevo?». Cosa? «Il morbillo. Oddio, pensai, chissà a quanti l’ho attaccato...». Scusi, principe, gli hanno chiesto giorni fa, perché gli elettori dovrebbero votarla e mandarla a fare l’euro-deputato a Strasburgo in quota Udc? E lui: «Perché parlo cinque lingue, conosco personalmente la metà dei capi di Stato europei e con l’altra metà sono imparentato». Sarà. Ma scommetteremmo un Collare dell’Annunziata che da Mondovì a Sirmione, da Mortola Superiore a Pradalunga, la grande maggioranza delle elettrici giovinette o stagionate della Circoscrizione Nord Ovest che se lo coccolano non sia tanto interessata alle eventuali parentele con Simeone di Bulgaria o ai suoi rapporti con i banchieri internazionali ma vorrebbe piuttosto chiedergli, dandogli familiarmente del tu come fan tutti in televisione: «Com’è la Milly vista da vicino? E nella fase finale hai temuto di più Roberto Imperatori con Emanuela Aureli o Stefano Bettarini con Samanta Togni?».
Perché questo è il miracolo accaduto a Emanuele Filiberto: i trionfi televisivi lo hanno fatto nascere a nuova vita. Ma ve lo ricordate, com’era? Era una specie di bell’anatroccolo di sangue blu («quasi» blu, precisano perfidi quanti rinfacciano al padre Vittorio Emanuele d’aver sposato la «borghese» Marina Ricolfi-Doria) senza arte né parte. Uno studente svogliato che dopo aver preso la maturità scientifica aveva fatto un anno di architettura, uno di Scienze politiche e poi si era stufato. Uno che si era costruito una fama di incallito sciupafemmine ed era sempre fotografato con una nuova sciupamaschi e si lanciava in battute un po’ guascone tipo: «Non sono galante e tocco per primo». Come apriva bocca, gliene scappava una. Un giorno, per sottolineare quanto strazio gli desse la lontananza dall’Italia, dichiarava: «La prima cosa che farei sarebbe quella di andare a vedere una partita della Juventus». Un altro, mettendo nei guai quanti si stavano adoperando per cancellare l’esilio e consentire anche ai maschi del casato di varcare i nostri confini, dichiarava al New York Times: «Se il popolo italiano mi vuole come re, io sono pronto». Un altro ancora, chiedeva scusa per le leggi razziali promulgate dal nonno Umberto, confondendolo col bisnonno Vittorio Emanuele III. Per non dire di quella volta che nel gennaio 2001, con la squadra partenopea inguaiatissima che scivolava verso la retrocessione che sarebbe poi arrivata davvero a fine campionato, disse una cosa contro la quale furono inutilmente chiamati in soccorso San Gennaro e i cornetti di corallo: «Vorrei comprare il Napoli. Certo non adesso, costa troppo. Ma se finisse in B...». Al che tutti i napoletani si toccarono: «Hiiii!». Insomma, pareva un discolo incorreggibile. Che tra Francesche e Samanthe e Alejandre forniva ai giornali popolari spunti per titoli irresistibili: «Anche in amore vado in bianco e nero », «Cucù, Natacha non c’è più», «Principe, che sventola!». Ogni tanto, giusto per non farsi riconoscere, si faceva avvistare dall’Ansa «col tricolore al collo al Carnevale di Rio» e «vestito semplicemente con dei jeans arancioni... ».
E invece eccolo qui, il nuovo Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia, principe di Piemonte e di Venezia. Sciolto, tranquillo, sobrio. Merito del matrimonio e dell’età, dice. Canta le virtù della mediana: «Nell’Udc mi sento a casa. Riscaldato da affetto e amicizia in un partito dai valori forti». Racconta che un sacco di persone anziane gli dice: «Lo sa, caro, che ho conosciuto suo nonno?» Rivela: «Uno mi ha detto: meglio la monarchia, invece che tanti deputati che si trattano come principi, di principi dovremmo mantenerne uno solo!». Ma precisa: «Onestamente non so se l’entusiasmo che sento intorno sia un risveglio monarchico o l’insofferenza per il regime attuale... ». Dice che in Europa è sicuro di far bene: «La gente pensa: se questo qui è riuscito con tanto impegno, in poche settimane, a imparare a ballare, può ben imparare anche a fare il parlamentare...». Effettivamente, i giri di valzer...
Gian Antonio Stella
15:14 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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