27/02/2009
Morte Eluana, Beppino Englaro indagato per «omicidio volontario»
Morte Eluana, Beppino Englaro indagato per «omicidio volontario»
La denuncia è stata presentata dal comitato «Verità e vita» alla Procura della Repubblica di Udine, indagini nei riguardi di 14 persone
| L'anestesista Amato De Monte indagato anche lui |
UDINE - Una denuncia per omicidio volontario è stata inviata da un comitato denominato «Verità e Vita» ( e non dall'associazione «Scienza e Vita» come riportavano le prime fonti di agenzia) alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo La Quiete del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
ATTO DOVUTO - In seguito alla denuncia - si è appreso in serata da fonti investigative friulane - il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di 14 persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l'anestesista Amato De Monte che ha guidato l'équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e 12 componenti dell'associazione «Per Eluana». L'associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto «La Quiete» di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d'appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione.
LA DENUNCIA DI «VERITÀ E VITA» - «Nel nostro esposto alla Procura di Udine denunciamo per omicidio volontario persone con nomi e cognomi»: lo ha reso noto il «Comitato Verità e Vita» precisando che la denuncia si articola in 13 pagine. «Si tratta di una vera e propria relazione dettagliata - ha detto Mario Palmaro, presidente del Comitato - nella quale chiamiamo in causa Beppino Englaro, il personale medico e infermieristico, nonchè i dirigenti responsabili della casa di riposo». Al Procuratore di Udine, Giovanni Biancardi, sono giunti oltre cinquanta esposti, sia da associazioni locali sia nazionali, sulla vicenda Eluana, esposti che il Procuratore ha sempre detto di voler seguire di persona.
IL LEGALE DI ENGLARO - Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha commentato l'iniziativa della procura della Repubblica di Udine «Era un atto atteso - ha aggiunto - solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna. Per noi non cambia nulla - ha spiegato Campeis - ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio. Anzi posso dire che era un atto atteso». Secondo l'avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio «se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che il Procuratore sta lavorando su due fronti».
IL CARDINALE BARRAGAN - Se Beppino Englaro ha ucciso la figlia Eluana, «è un assassino» perché «ha violato il quinto comandamento che dice di non uccidere»: è chiaro il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro Vaticano della Salute, commentando l’accusa rivolta a Beppino Englaro di aver ammazzato la figlia. «Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere - ha spiegato Barragan a margine del convegno su "Malattie rare e disabilità" promosso dall’Associazione Giuseppe Dossetti - chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia allora è un omicida, se non l’ha ammazzata allora non è un omicida. Questo mi sembra totalmente chiaro».
LE FOTO - Intanto giovedì c'è stato il secco «stop» al sequestro delle foto di Eluana Englaro nella stanza della casa di riposo La Quiete di Udine arrivato dalla Procura della Repubblica di Trieste. Il sostituto Procuratore Federico Frezza ha deciso di non convalidare il sequestro delle foto (in tutto una 130-140) scattate a Eluana, il giorno prima della morte, dal fotogiornalista Francesco Bruni che le aveva consegnate ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Udine, su richiesta degli stessi militari.
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25/02/2009
Foto a Eluana in clinica: indagati anestesista, giornalista e fotoreporter
Foto a Eluana in clinica: indagati anestesista, giornalista e fotoreporter
Avviso di garanzia a De Monte, alla giornalista Rai Marinella Chirico e al fotogiornalista Francesco Bruni, il legale dello specialista: «Scatti clinici»
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| Amato De Monte |
UDINE - La giornalista della Rai Marinella Chirico e il fotogiornalista Francesco Bruni sono indagati per le foto scattate a Eluana Englaro nella stanza della casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove la donna è morta lo scorso 9 febbraio. Insieme a Chirico e Bruni, che erano entrati nella stanza di Eluana su invito della famiglia Englaro, è sottoposto a indagini l'anestesista Amato De Monte, che ha guidato l'equipe per l'attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni.
ARTICOLO 650 DEL CODICE PENALE - A comunicare a De Monte, Bruni e la Chirico l'avvio delle indagini nei loro riguardi sono stati i carabinieri di Udine che, nel verbale di interrogatorio, li hanno anche invitati a nominare gli avvocati difensori. De Monte è assistito dall'avvocato Giuseppe Campeis, Bruni e Chirico dall'avvocato Pier Eliseo De Luca. Gli stessi carabinieri hanno comunicato a De Monte, Chirico e Bruni che le indagini riguardano la presunta violazione, in concorso, dell'articolo 650 del Codice Penale, che prevede e punisce il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. In pratica, secondo l'ipotesi degli investigatori, i tre avrebbero scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l'attuazione del decreto dei giudici milanesi che vietava l'uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.
«SCATTI DI CARATTERE CLINICO» - Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l'attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.
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10/02/2009
Dall’incidente alla morte, un addio lungo 17 anni
Dall’incidente alla morte, un addio lungo 17 anni
Il diario della tragedia. La morte di Eluana Englaro
18 gennaio 1992
L'incidente
L'ultimo giorno della sua vita cosciente Eluana lo trascorre con l'amica del cuore, Laura Portaluppi. È il 17 gennaio 1992. Si conoscono da bambine, studiano lingue all'Università Cattolica di Milano, si vogliono bene. Passano il pomeriggio in palestra, camminano in centro, alle 21 di nuovo a casa. Le solite chiacchiere, ragazzi, vacanze, uscite di gruppo. Poi si lasciano con una promessa: «Ci svegliamo presto e ci vediamo domani per studiare insieme». Eluana annuisce e sorride, poi la bacia: «Saremo amiche per sempre?». «Sì Elu, per sempre. Sei tu la mia streghetta». La fissa di Eluana: che ogni cosa duri per sempre. Vuole essere rassicurata, lo chiede di continuo a Laura, lo chiede ai suoi genitori. Si abbracciano in piazza. Poi ognuno per la sua strada. Ma una volta a casa, Eluana cambia idea. È già in pigiama quando gli amici la chiamano per farsi raggiungere in un locale a Garlate, a pochi chilometri da Lecco. Una serata improvvisata. Eluana si riveste, prende l'auto. Non avverte Laura e neppure i genitori che sono in vacanza in Trentino Alto Adige per una settimana bianca. Papà Beppino è partito con l'utilitaria di Eluana, lasciandole la vettura più grande, una Bmw. Alle tre di notte Eluana è di nuovo sulla provinciale che collega Calco a Lecco, scortata da un amico, Andrea. È buio, si gela. L'auto slitta su una lastra di ghiaccio. Pochi secondi di terrore prima di finire contro un palo. Per Eluana è la fine. O meglio l'inizio di un'esistenza mai immaginata. I soccorsi arrivano quando il suo corpo è ormai immobile, lo sguardo fisso, senza riscontro i riflessi. Qui comincia il suo calvario. È l'alba del 18 gennaio 1992.
19 gennaio-18 febbraio 1992
La diagnosi
Eluana viene portata all'ospedale di Lecco. È ferita alla testa, il volto coperto di sangue. Papà Beppino e mamma Saturna hanno in programma di restare in Trentino ancora un giorno prima di spostarsi a Paluzza, pochi chilometri da Udine. È il paese di Beppino, nell'amata Carnia, dove, nonostante se ne sia andato per lavorare all'estero, ha sempre voluto tornare almeno due o tre volte all'anno. Così anche il 18 gennaio: il padre di Eluana si sveglia, fa colazione, pensa a come organizzare la giornata prima della cena in famiglia. Ma una telefonata gli cambia la vita: sono le 9.30, dall'altra parte della cornetta c'è suo fratello Armando che gli dice di chiamare l'ospedale di Lecco. Il presentimento è già realtà. Beppino e Saturna corrono a Lecco. Sanno, ma non parlano. Che Eluana è in fin di vita, che il suo cervello è danneggiato, che quelle sono le sue ultime ore. «Frattura dell'osso frontale e una frattura-lussazione della seconda vertebra cervicale; emorragia nell'emisfero cerebrale sinistro e lesioni in diverse parti del cervello». Papà Beppino ancora non è pratico di cerebrolesioni, ma una cosa è chiara davanti a quel letto del reparto di Rianimazione: Eluana non sarà mai più come prima. A Lecco Laura Portaluppi ancora non sa. Sveglia alle 8, apre i libri, aspetta Eluana e le sue brioches per fare colazione. Ma lei non arriva. Va a casa Englaro, un vicino le dice di andare in ospedale. Ci va, anche se ha tanta paura. Fuori dalla rianimazione ci sono già gli amici con i quali Elu ha trascorso la sera precedente. Si abbracciano, le lacrime sembrano non fermarsi mai. Dolore e angoscia. Ancor più nei giorni successivi. Nel quinto dopo l'incidente, i genitori di Eluana vengono informati che le verrà praticata una tracheotomia. Beppino si oppone, gli rispondono che non c'è bisogno del consenso informato. E così i medici le fanno un foro nella trachea. Dopo un mese Elu esce dal coma. Riapre gli occhi e null'altro: dorme, si sveglia, respira da sola, viene nutrita con un sondino.
1992-1994
Le coccole di mamma
Inizia così la storia di Eluana. Niente più feste, amici, vacanze al mare e in montagna, vestiti alla moda, programmi per il futuro. Dal quel 18 gennaio solo stanze d'ospedale, protocolli riabilitativi, test sanitari per approfondire le sue condizioni. Due anni di attesa per i genitori. Mamma Saturna va sempre a trovarla. I medici dicono che Eluana va stimolata, che bisogna parlarle. E lei lo fa, quasi tutti i giorni, anche quando per un po' la figlia viene ricoverata in una struttura di Sondrio. Ma la distanza non conta. Lei arriva e la vizia. Con pigiami, felpe e maglioncini. Non le fa mancare nulla, la copre di attenzioni. Anche Laura Portaluppi la segue. Le parla per ore, spera che prima o poi Elu si risvegli. E passano due anni prima di arrivare alla diagnosi definitiva: nel 1994 i medici dichiarano che Eluana Englaro si trova in stato vegetativo. Permanente, persistente, ma non è questione di terminologia. Beppino lo sa bene, anzi lo ha sempre saputo da quando l'ha vista in quel letto in Rianimazione: sua figlia non può più tornare indietro. Il suo «purosangue della libertà», la bambina che già a dieci anni aveva risposto ai genitori «ma che cosa c'entrate voi con la mia vita», sarà purtroppo soltanto un ricordo.
Gennaio 1994
Il trasferimento a Lecco
Nel 1994 Eluana viene trasferita nella casa di cura di Lecco gestita dalle suore misericordine. Per mamma Saturnia è una fortuna. Può passare più tempo con la figlia e continuare a coccolarla con i continui regali. Per non parlare delle religiose. In particolare suor Rosangela, la caposala, che tratta Eluana quasi fosse sua figlia. Per lei ha riservato una stanza al secondo piano, a poca distanza dalla sala operatoria dove è nata il 25 novembre del 1970.
1995
La battaglia legale
Ma papà Beppino non si rassegna, in testa ormai ha solo un'idea: rispettare quello che Eluana era e quello che lei avrebbe voluto. Una convinzione che diventa la spinta per la successiva battaglia giudiziaria. «Se non sono stato un buon padre, perché ero sempre lontano per lavoro, almeno adesso voglio essere all'altezza di mia figlia, facendo rispettare le sue volontà». Englaro lascia il lavoro e si dedica alla battaglia legale per «fare le volontà della figlia». La svolta arriva nel 1995, quando durante una trasmissione televisiva, vede per la prima volta Carlo Alberto Defanti, neurologo, che lo mette in contatto con la consulta di Bioetica di Milano. E da qui comincia il lungo percorso che arriva fino al 2009 e fino a Udine. Per Englaro è uno spiraglio che si apre nella solitudine di padre, incompreso dal mondo, perché «vuole provocare la morte di sua figlia». Non lo segue nessuno, anzi. Si sente come «un cagnolino randagio che abbaia alla luna», scriverà poi nel libro che racconta la sua storia, perché nessuno gli dà retta.
Le giornate di Elu
Non c'è una data precisa su questa pagina del diario di Eluana che racconta le sue giornate nella casa di cura di Lecco. Giornate uguali l'una all'altra, per 17 anni. Beppino va a trovare sua figlia, quasi ogni giorno. Soprattutto nel tardo pomeriggio quando è tranquilla, ormai prossima alla fine della sua giornata che comincia presto, alle 5, quando le suore si occupano dell'igiene del suo corpo. Le lavano denti e capelli, la bagnano, la cospargono di talco. Poi c'è la ginnastica, in maglietta e pantaloncini, per mantenere i muscoli tonici. In primavera o d'estate, la passeggiata in giardino. Eluana, nei primi anni, viene messa sulla carrozzina che scivola lungo le bordure fiorite nel cortile interno, lontano da occhi indiscreti. Poi viene riportata in camera e comincia la nutrizione. La sacca appesa alla destra del letto, un tubicino trasparente che le entra nel naso. Qui scorrono i nutrienti: 12 ore per alimentarsi, altrettante per idratarsi. Ogni giorno uguale all'altro. Senza sapere che suo padre ha cominciato a girare per avvocati e tribunali, con una richiesta che nessuno capisce. Mentre sua madre viene a trovarla, seppure senza speranze. Perché Beppino e Saturna sono d'accordo: Eluana così non avrebbe voluto vivere. Mamma Saturna lotta, poi esce di scena. Una grave malattia la costringe a entrare e uscire dagli ospedali. E si fa vedere fuori di casa solo se necessario.
1999
La prima sentenza
Nel 1996 Beppino Englaro viene nominato tutore della figlia. Ora ha anche la «patente» legale per far rispettare le sue volontà. Dal 1999 inizia la sequela di decreti e ricorsi, quasi un viavai tra il tribunale di Lecco e la corte d'Appello di Milano. La prima istanza per l'interruzione della nutrizione artificiale risale al 19 gennaio 1999. Il primo marzo viene dichiarata inammissibile. Pochi giorni dopo, il 14 marzo, Englaro ricorre in appello, ma i giudici rigettano il reclamo. Ci riprova nel 2002 a Lecco: il ricorso arriva fino alla Cassazione, senza successo. Nel 2005, con il nuovo avvocato Vittorio Angiolini, si rivolge ancora alla Suprema Corte, che risponde con un'ordinanza in cui ritiene necessaria la presenza di un curatore speciale. Così il 21 novembre 2005 viene nominata Franca Alessio, avvocato lecchese, ora nel ruolo di curatrice di Eluana. Un anno dopo, un altro tentativo viene fatto davanti al Tribunale di Lecco, che dichiara inammissibile la richiesta costringendo papà Beppino a tornare davanti alla Corte d'Appello milanese. Questa volta i magistrati reputano ammissibile il ricorso, ma non suscettibile di accoglimento. E si arriva all'anno decisivo: tutore e curatore ricorrono insieme in Cassazione ottenendo finalmente la sentenza che spianerà loro la strada per ottenere, nel luglio dell'anno dopo, l'autorizzazione al distacco del sondino.
9 luglio 2008
Il sì dei giudici
Gli anni passano. Eluana sempre dalle suore, suo padre su stampa e tv. Il suo caso colpisce la gente, affascina i giuristi, fa indignare il mondo cattolico e non. Dopo quasi dieci anni di iter giudiziario, il 9 luglio 2008 la Corte d'Appello di Milano riesamina la questione e autorizza la sospensione dell'alimentazione. Si può staccare il sondino perché sono state verificate le condizioni poste dalla Cassazione: lo stato vegetativo è irreversibile e ci sono le prove che in questo senso si muoveva la volontà di Eluana. Per Englaro è la vittoria più grande: «Ha vinto lo stato di diritto», ripete. «Ora Eluana può essere liberata», aggiunge.
12 ottobre 2008
L'emorragia
Ma il calvario di Beppino e di sua figlia non è finito. Englaro è costretto a vagare per hospice e ospedali alla ricerca di una struttura dove applicare la sentenza. Intanto la Lombardia gli vieta di farlo in regione, la Toscana si tira indietro, la procura generale di Milano impugna il decreto davanti alla Cassazione. L'ultimo passaggio legale: l'udienza è fissata per l'11 novembre davanti alle sezioni riunite. Ma il 12 ottobre Eluana sta male. Un'emorragia potrebbe portarsela via in poche ore. C'è attesa e forse anche speranza, che la tragedia si compia per risparmiarle una fine «forzata». Papà Beppino corre al capezzale, le suore pregano intorno. Se Eluana muore, dicono, sarebbe meglio per tutti. Il volto bianco, adagiato sul lato destro, le labbra che si muovono mentre il sondino continua a pompare e una flebo le attraversa il braccio. Eluana sta morendo. Ma a fine giornata l'emorragia si ferma, i valori sembrano in ripresa. Dopo quattro giorni è fuori pericolo. Ancora una volta il suo destino è appeso a una sentenza.
13 novembre 2008
Lo stop del ministro
Il 13 novembre la Cassazione risponde: Englaro può andare avanti. In Friuli c'è già una clinica che aspetta Eluana, due stanze che potrebbero accoglierla per il suo ultimo viaggio. Ma il ministero non ci sta. E mentre le suore sono già rassegnate, la valigia pronta con le felpe e le tutine comperate da mamma Saturna, e un'ambulanza è già partita per venirla a prendere, arriva uno stop da Roma: è il ministro Sacconi che si pronuncia con una direttiva sul divieto di non interrompere alimentazione e idratazione ai disabili. Come Eluana. E ricomincia l'attesa. Perché la struttura «Città di Udine» vuole riflettere sull'atto ministeriale. Per Beppino è un nuovo incubo. Per le suore quasi un miracolo. Eluana, invece, rimane inconsapevole nel suo eterno silenzio. Poi da Udine salta fuori una nuova soluzione: la casa di riposo «La Quiete» si dice disponibile ad accoglierla. La valigia è fatta. Questa volta non si torna indietro.
3 febbraio 2009
L'ultimo viaggio
9 febbraio 2009
La morte
Alle 20.10 Eluana muore. Suo padre l'ha vista l'ultima volta martedì.
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Eluana, in serata i primi esiti dell'autopsia Il pg di Trieste: nessuna notizia di reato
Eluana, in serata i primi esiti dell'autopsia Il pg di Trieste: nessuna notizia di reato
LA MORTE DELLA DONNA IN COMA DA 17 ANNI. L'incarico conferito all'anatomopatologo Moreschi. Papà Beppino in viaggio verso il Friuli: «Sto un po' meglio»
| Beppino Englaro ha in mano un mazzo di 17 rose per la figlia Eluana nel 17/o anniversario dell'incidente, in un'immagine d'archivio del 18 gennaio 2009 |
ATTESO L'ARRIVO DEGLI ENGLARO - Sulla casa di cura «La Quiete» da martedì mattina è piombato il silenzio: le forze dell'ordine hanno transennato la strada davanti all'ingresso della casa di riposo, dove è atteso l'arrivo di Beppino Englaro, il padre della donna che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 e probabilmente anche quello della madre di Eluana, Saturnia, detta "Sati", gravemente malata. Raggiunto al telefono, Beppino ha pronunciato pochissime parole. «Sto un po' meglio, grazie» ha detto, ma non ha voluto aggiungere altro. D'accordo con il pm, gli Englaro vedranno la loro figlia prima degli esami autoptici. Dinanzi all'ingresso della casa di cura - fino a lunedì affollato di manifestanti a sostegno della battaglia della famiglia Englaro o, sul fronte opposto, facenti parte dei comitati "pro-vita" - restano solo candele accese, cartelli e palloncini bianchi in memoria di Eluana. Beppino Englaro, che non era al capezzale della figlia al momento del decesso, arriverà a Udine da Lecco e in Friuli avrà la scorta. Da Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto un pensiero a Eluana. «È un momento di dolore e turbamento nazionale» ha detto il capo dello Stato.
«NESSUN FUNERALE. ELUANA CREMATA» - Quanto ai funerali della donna deceduta dopo un calvario lungo 17 anni, la curatrice speciale della Englaro, Franca Alessio, fa sapere che non ci sarà alcun funerale per Eluana ma solo una benedizione al cimitero di Paluzza, in provincia di Udine, dove la donna verrà sepolta accanto al nonno Giobatta. La curatrice ha spiegato che la volontà di papà Beppino è quella di far cremare la figlia e, prima della sepoltura nel cimitero del paese di cui è originario, di farla benedire. Una funzione molto semplice in forma privatissima solo con i parenti e gli amici più cari.
L'ESAME AUTOPTICO - Tornando all'autopsia, l'incarico è stato conferito all'anatomopatologo Carlo Moreschi. Lo specialista è stato il consulente della procura che nei giorni scorsi ha seguito l'attuazione del protocollo per l'interruzione della nutrizione di Eluana; sempre su incarico del pm Biancardi ha verificato la corrispondenza fra quanto avveniva nella casa di riposo friulana e quanto previsto dal decreto della Corte di appello di Milano che autorizzava la sospensione di alimentazione e idratazione.
«VERGOGNOSO CHE QUALCUNO GETTI OMBRE» - Replicando alle affermazioni di chi ha sostenuto che ci sia stata una qualche irregolarità proprio nell'applicazione del protocollo, la curatrice speciale di Eluana Franca Alessio, ha apostrofato come «vergognoso» il tentativo di «gettare ombra su questa drammatica vicenda».
«NON SONO PENTITA» - E all'indomani del decesso della Englaro, parla Ines Domenicali, presidente de «La Quiete». «Non sono assolutamente pentita di aver accolto Eluana perché penso di aver dato una risposta civile al dramma della famiglia Englaro» ha detto la Domenicali. Quanto agli esposti presentati in Procura da diverse associazioni cattoliche, la dirigente della clinica udinese ha solo detto «che la giustizia farà il suo corso. Saranno le indagini - ha concluso - a chiarire tutto».
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09/02/2009
ELUANA: VATICANO, CHE IL SIGNORE LI PERDONI
ELUANA: VATICANO, CHE IL SIGNORE LI PERDONI
E' MORTA ELUANA ENGLARO
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Eluana Englaro |
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La notizia é stata confermata a Udine da fonti dell'amministrazione comunale e regionale e delle forze dell'ordine, Poco prima il Pg di Udine aveva affermato: 'dagli accertamenti non e' emerso nulla che giustifichi un intervento della magistratura'. Tutto regolare anche per la Regione Griuli Venezia Giulia. Il disegno di legge che domattina approda in aula al Senato. Atteso mercoledi' il voto finale, segreto, alla Camera. Veltroni: "Voto no con assoluta convinzione". Il Dalai Lama: "Fermare le cure se non c'e' piu' coscienza"
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08/02/2009
Sacconi: «La clinica non è idonea. Tutto si svolge in modo irregolare»
Sacconi: «La clinica non è idonea. Tutto si svolge in modo irregolare»
Il ministro: «Si a una visita eluana se riprende l'alimentazione». «La Corte d’appello parlava di una struttura sanitaria, mentre qui ci sono solo delle stanze in prestito ai medici»
MOGLIANO (Treviso) - Nuovo affondo del ministro Sacconi: la casa di riposo "La Quiete" di Udine, che ha accolto Eluana Englaro dopo la richiesta del padre di sospendere l’alimentazione e l’idratazione per accompagnarla alla morte, «non è idonea, non è una struttura sanitaria. Non è una situazione regolare». E' questa la nuova denuncia lanciata dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, arrivato a Mogliano (Treviso) per l’inaugurazione del Passante di Mestre.
«TUTTO SI STA SVOLGENDO IN MODO IRREGOLARE» - Tutta la vicenda, secondo Sacconi, «si sta svolgendo in una situazione irregolare perché la sentenza della Corte d’appello parlava di un hospice, una struttura sanitaria, mentre qui ci sono solo delle stanze prestate a un equipe di una associazione. La struttura non è idonea». «Condivido l’appello di Schifani - spiega Sacconi a margine della cerimonia -. Nel momento in cui c’è un Parlamento che legifera sarebbe opportuno che il padre fermasse il percorso di morte per rispettare la volontà del Parlamento che sappiamo essere contraria rispetto alla volontà del padre».
«SI' A UNA VISITA SE RIPRENDE L'ALIMENTAZIONE» - Il ministro entra anche nel merito di una possibile visita a Eluana, invito che peraltro il padre aveva rivolto in modo esplicito soltanto a Napolitano e Berlusconi («vengano soli e privatamante») e non ad altri. Il ministro del Welfare ha fatto comunque sapere che «noi andremo a visitarla, almeno io lo ritengo giusto nel momento in cui fosse ripristinata l'alimentazione e l'idratazione. Il tutto in una condizione di regolarità che comunque deve essere sanata».
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03/02/2009
Eluana trasferita a Udine nella notte
Eluana trasferita a Udine nella notte
Un'ambulanza l'ha prelevata alla clinica di Lecco dove è ricoverata. Il neurologo: «Il sondino non verrà staccato per i primi tre giorni». Davanti alla clinica esponenti di associazioni
| La casa di cura di Udine |
MILANO - Beppino Englaro ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione per portare via la figlia Eluana dalla clinica di Lecco dove è ricoverata. E il trasferimento è avvenuto nella notte: attorno alle 5,30 l'ambulanza che trasportava la ragazza è arrivata alla casa di cura La Quiete della città friulana, dove si potrà dare corso al decreto dei giudici milanesi che hanno autorizzato, fin dal luglio scorso, papà Beppino a interrompere alimentazione e idratazione artificiali della giovane.
IL NEUROLOGO- La conferma del trasferimento era arrivata dal neurologo di Eluana, il prof. Carlo Alberto Defanti: «Mi spiace solo di non poter accompagnare Eluana perché ho degli impegni a cui non posso rinunciare». Defanti ha inoltre spiegato che il protocollo è lo stesso messo a punto un mese fa quando Eluana avrebbe dovuto essere accolta nella clinica Città di Udine: «Il sondino non verrà staccato e per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla artificialmente, allo scopo di permettere al personale di verificare la situazione. Dopo questi tre giorni, senza staccare il sondino, verrà sospesa l'alimentazione». Inoltre, a quanto si è appreso, l'équipe che darà corso all'interruzione del trattamento vitale si costituirà in una associazione per meglio regolare i rapporti giuridici con la struttura che ospiterà Eluana.

Eluana con la madre

Eluana prima dell'incidente
DAVANTI ALLA CLINICA - Fuori dalla clinica Beato Talamoni di Lecco , il solito via vai dei pazienti ha lasciato spazio all'attesa di un gruppetto di giornalisti, che avevano avuto il sentore che quella di lunedì potrebbe essere «la sera» che Beppino Englaro aspettava da tempo. Ma anche esponenti di diverse associazioni che hanno sempre difeso il «diritto alla vita» di Eluana Englaro. Sono giunti la presidente nazionale dei genitori scuole cattoliche, Maria Grazia Colombo, e un esponente del Movimento per la Vita, Antonella Vian, che ha portato una foto di Eluana, una bottiglia d'acqua, una pagnottella e una candela. «Trovo terribile questo trasferimento fatto in piena notte come se ci fosse qualcosa da nascondere - ha detto Maria Grazia Colombo -. Rispetto le decisioni del padre ma i figli non sono nostri, non sono di nessuno ed Eluana ha tutto il diritto di vivere». «Io ho portato pane e acqua perché è tutto quello di cui Eluana ha bisogno per vivere - ha detto invece Antonella Vian - io so che Eluana non vuole morire e visto non può urlarlo lei, lo grido io».
L'ASSESSORE - E anche, l'assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale della Regione Lombardia, il lecchese Giulio Boscagli, si è unito al gruppo di persone fuori dalla clinica: «Sono qui - ha detto l'assessore - per una testimonianza che è in sintonia con quello che Regione Lombardia e il suo presidente Roberto Formigoni hanno sostenuto finora». Secondo Boscagli, infatti, «siamo in presenza di una sentenza assolutamente incomprensibile e di prese di posizione - ha aggiunto - che rischiano di portare a morire una ragazza gravemente disabile, ma in vita e lodevolmente accudita». Proprio per questo il titolare della Famiglia in Lombardia si augura ancora un ravvedimento da parte degli Englaro: «Speriamo ancora che tutto questo non avvenga».
L'APPELLO DEL VESCOVO DI UDINE - E un accorato «appello alla coscienza di tutti» è stato lanciato subito dal vescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, per far continuare a vivere Eluana Englaro. «Faccio appello alla coscienza di tutti - ha scritto mons. Brollo - perché quanti hanno chiaro di essere al cospetto di una persona vivente non esitino a volerne e ad esigerne la tutela, mentre - ha aggiunto - quanti dubitano ancora abbiano la sapienza e la prudenza di astenersi da qualsiasi decisione irreparabile».
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14/11/2008
Eluana, respinto l'ultimo ricorso «Si può staccare il sondino»
Eluana, respinto l'ultimo ricorso «Si può staccare il sondino»La sentenza della Cassazione. lo Stop alle cure avverrà forse a giorni a Udine. Decisione sul ricorso della procura di Milano contro la sentenza che dava via libera allo stop all'alimentazione
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| Beppino Englaro mostra una foto della figlia Eluana |
ROMA - La Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Milano e quindi l'alimentazione e l'idratazione può essere legalmente sospesa a Eluana Englaro. La Suprema Corte ha accolto la richiesta del procuratore generale che chiedeva l'inammissibilità del ricorso della procura del capoluogo lombardo contro la Corte d'appello di Milano, la quale aveva concesso lo stop all'alimentazione della donna (oggi 37enne) in coma irreversibile da quasi 17 anni.
IL PADRE - «È la conferma che viviamo in uno stato di diritto», ha commentato il padre di Eluana, Beppino, appena conosciuta la decisione delle Corte di Cassazione.
STOP ALIMENTAZIONE A GIORNI FORSE A UDINE - Potrebbero cominciare entro pochi giorni in una delle strutture già individuate, una delle quali a Udine, le procedure per staccare l'alimentazione a Eluana Englaro. Lo ha detto il professor Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha in cura da anni la donna. «Di sicuro non sarà in Lombardia», ha precisato il medico riferendosi alla presa di posizione della Regione, che aveva reso noto che non avrebbe messo a disposizione strutture né personale. «Tutto avverrà come minuziosamente aveva stabilito la Corte d'appello di Milano».
«STRAORDINARIA TENSIONE VERSO LA LIBERTÀ» - Nelle 21 pagine di motivazioni con le quali confermano il diritto di Eluana Englaro, in coma da 17 anni, a non essere più tenuta in vita artificialmente, le sezioni unite civili della Cassazione sottolineano come la Corte di appello di Milano abbia valutato in maniera corretta ed esaustiva la «straordinaria tensione del carattere di Eluana verso la libertà». Ad avviso dei supremi giudici, la Corte di Milano nel valutare questa «particolare e dolorosa vicenda», ha con chiarezza evidenziato «la inconciliabilità della concezione (di Eluana) sulla dignità della vita, con la perdita totale e insuperabile delle proprie facoltà motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all'altrui volere, tutti fattori che appaiono prevalenti su una necessità di tutela della vita biologica, in sè e per sè considerata».
«EUTANASIA» - Numerose le polemiche sollevate dalla decisione dei Supremi giudici: il centrodestra e il Vaticano (quest'ultimo attraverso monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia della vita) condannano la sentenza, sostenendo che essa è una «condanna a morte» e che «autorizza in pratica l'eutanasia». La Cei sottolinea inoltre l'urgenza «di riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà».
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