12/04/2012
Rinnovabili, si cambia: incentivi solo agli impianti più moderni
Rinnovabili, si cambia: incentivi solo agli impianti più moderniTre miliardi di euro all'anno di risparmi. L'obiettivo sale al 35% di energia «verde» entro il 2020, oltre il limite Ue, per diminuire i costi sulla bolletta elettrica
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22/09/2010
Cosentino, la Camera dice no alle intercettazioni
Cosentino, la Camera dice no alle intercettazioniIl voto sulla richiesta di autorizzazione all’uso delle telefonate dell’ex sottosegretario indagato nell’inchiesta sull’eolico è stato segreto: 308 contrari, 285 a favore. I finiani avevano annunciato l’ok alle intercettazioni. Cicchitto: errore politico
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15/07/2010
P3, Csm e Cassazione indagano sulle toghe. Marra trasferito
P3, Csm e Cassazione indagano sulle toghe. Marra trasferitoAperta la procedura per "incompatibilità ambientale" del presidente della Corte d'Appello di Milano il cui nome appare in alcune intercettazioni relative all’inchiesta sull’eolico. Anche la Corte di Cassazione avvia un’indagine sui magistrati coinvolti
Fare luce sui magistrati coinvolti nell'inchiesta penale sull'eolico avviata dalla procura di Roma. La prima commissione del Csm e la procura generale della Cassazione hanno infatti aperto due indagini parallele.
La prima commissione del Csm ha deciso di avviare la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale per il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, il cui nome appare in alcune intercettazioni dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. La decisione è passata con quattro voti a favore. Ha votato contro il laico del centrodestra Gianfranco Anedda.
E anche il pg di Cassazione Vitaliano Esposito, dal canto suo, comunica in una nota che ha avviato un'indagine disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti nell'inchiesta. "La Procura generale della Corte di Cassazione - si legge - con riferimento ai fatti emergenti dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti di Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, comunica che è stata avviata, sin dal 12 luglio scorso, una indagine di natura disciplinare".
La Prima Commissione, che aveva chiesto pochi giorni fa al Comitato di presidenza l'apertura di una pratica dopo gli sviluppi dell'inchiesta sulla cosiddetta nuova P3, che Berlusconi ha definito "un polverone che riguarda 4 pensionati sfigati", nella quale figurano nomi importanti della magistratura, ha deciso quindi di muoversi senza esitazioni. Di Alfonso Marra parlano alcune delle persone finite in carcere per l'inchiesta della Procura di Roma, facendo riferimento a pressioni su alcuni consiglieri del Csm per favorire la sua nomina alla guida della Corte d'Appello di Milano. A votare per l'avvio della procedura di trasferimento di ufficio sono stati i consiglieri Pilato, Fresa, Volpi e Patrono. Non ha partecipato al voto, invece, Giuseppe Maria Berruti che nelle intercettazioni viene indicato come il consigliere che rappresentava il maggior ostacolo alla nomina di Marra. Quanto agli altri magistrati - tra cui il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller - citati nell'ordinanza di custodia cautelare del gip la Prima Commissione ha disposto un'istruttoria chiedendo all'autorità giudiziaria gli atti anche per capire la loro esatta posizione e le eventuali contestazioni nei loro confronti.
"Sono contento che il Csm abbia aperto la procedura così si chiarirà la mia posizione" ha detto il presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra raggiunto al telefono dall'ANSA, in merito all'apertura da parte del Csm della procedura per il suo trasferimento per incompatibilita' ambientale.
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14/07/2010
Nicola Cosentino si è dimesso da sottosegretario
Nicola Cosentino si è dimesso da sottosegretarioIl suo entourage annuncia la decisione dopo un lungo vertice a Palazzo Chigi. Continuerà a essere il coordinatore del Pdl in Campania
L'entourage di Nicola Cosentino conferma che il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino ha deciso di rassegnare le dimissioni dal governo, mantenendo però quello di coordinatore del Pdl in Campania. il politico campanno risulta, insieme al coordinatore del Pdl Denis Verdini, inquisiti nell'inchiesta per associazione segreta stralciata dall'eolico in Sardegna. La decisione delle dimissioni di Cosentino è stata accelerata da Silvio Berlusconi che nell'incontro nella sede del governo ha chiesto un passo indietro al politico campano. Per mercoledì 21 luglio era in programma una mozione, presentata dall'Idv e dal Pd, per sfiduciare il sottosegretario e sulla quale rischiavano di convergere anche i voti dei cosiddetti finiani.
Nicola Cosentino è indagato nell'inchiesta sull'eolico per associazione per delinquere semplice e violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi che vieta la ricostituzione delle società segrete presentata.
Dopo Claudio Scajola, il 4 maggio, e Aldo Brancher, il 5 luglio, questa è la terza volta in pochi mesi che un esponente del governo Berlusconi è costretto alle dimissioni.
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Anm: si dimettano i magistrati coinvolti nelle inchieste
Anm: si dimettano i magistrati coinvolti nelle inchiesteIl segretario della categoria nel corso della riunione del comitato direttivo. «È necessario un segnale forte. Il tentativo di sottovalutare la gravità della vicenda è pericoloso»
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| Il presidente dell'Anm Luca Palamara (Ansa) |
ROMA - I magistrati coinvolti nelle ultime inchieste (P3, Eolico, appalti G8) dovrebbero dimettersi. È l'invito rivolto ai colleghi espresso da Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione nazionale magistrati, nel corso della riunione del comitato direttivo dell'Anm. «Bisogna avere la capacità e il coraggio di farsi da parte. Quando il sospetto sulla tua persona getta ombra sulla categoria della quale si fa parte, è necessario lasciare libera l'istituzione», ha affermato Cascini. «È necessario un segnale forte», fermo restando tutte le garanzie previste dalla legge: «Il disciplinare, il primo grado, l’appello, la Cassazione e anche la prescrizione».
RISPOSTA CHIARA - Resta però, sottolinea ancora, «l’indignazione e la presa di distanza» ma ache il timore, perché «il tentativo di sottovalutare la gravità della vicenda è pericoloso». La storia della cosiddetta P3 ha infatti, secondo il magistrato, «caratteristiche analoghe a quella che negli anni Ottanta riguardò la P2. E le differenze sono a svantaggio della vicenda attuale, che ha elementi di grottesco che la rendono peggiore. Per questo», conclude Cascini, «abbiamo il dovere di dare una risposta chiara». Della necessità di risposte «chiare e sollecite» ha parlato anche il presidente dell’Anm, Luca Palamara: «Non vogliamo essere accomunati a realtà che non ci appartengono. Su questi temi bisogna sgomberare il campo da equivoci. Noi vogliamo magistrati integerrimi e indipendenti che fanno il loro lavoro nelle aule di giustizia».
Redazione online
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12/07/2010
Il caso Verdini divide la maggioranza
Il caso Verdini divide la maggioranzaIl coordinatore del Pdl sarebbe coinvolto dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. I finiani chiedono le dimissioni, il resto del partito lo difende. Intanto, l'assessore Sica e il magistrano Martone lasciano i loro incarichi
Il caso Verdini agita il Pdl. Lo stato maggiore del partito difende il coordinatore coinvolto nell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. Ma i finiani, con Italo Bocchino, ne chiedono le dimissioni. "Mi auguro che Verdini sappia dimostrare la sua innocenza - dice il vicecapogruppo Pdl alla Camera - ma dal punto di vista politico c'è un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi 'ghe pensi mi' come ha risolto il caso Brancher, deve risolvere il caso Verdini".
Parole che infiammano il partito e vengono definite "sciacallaggio politico" da ex An come Amedeo Laboccetta ed Edmondo Cirielli, che chiedono piuttosto la cacciata di Bocchino dal partito, "avendo lui l'unico obiettivo di distruggere l'immagine del Pdl". Intanto, però, lo staff del coordinatore del Pdl afferma che Denis Verdini non avrebbe ricevuto alcun avviso di garanzia. Allo stato, riferiscono, Verdini non può né confermare né smentire le indiscrezioni.
Intervengono anche Sandro Bondi ed Ignazio La Russa, ministri e coordinatori del Pdl insieme a Verdini: "La cultura del Pdl non è il giustizialismo, né la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione, ma il rispetto della dignità di ogni persona". Maria Stella Gelmini protesta invece contro i resoconti giornalistici che parlano di un attacco a Verdini nella convention di Liberamente, ieri a Siracusa. Ed anche il ministro Michela Brambilla osserva che "in certi casi è sempre più dignitoso e serio tacere che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Gettare fango su Verdini è stato un comportamento "grave, strumentale e sospetto".
"Abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare - dice tranchant il capogruppo dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto - di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire".
Ma Bocchino tiene il punto: "Io penso che Verdini sarà costretto a dimettersi - dichiara - sarà quello che verrà fuori che lo porterà a dimettersi. Noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, e' difficile che riesca a resistere". "Io non ho una posizione su Verdini - aggiunge l'esponente del Pdl - io ho una posizione su Berlusconi: credo che dovrebbe mettere in agenda rapidamente ciò che sta avvenendo su questa vicenda".
Eolico Campania - Si sono dimessi intanto due dei protagonisti dell'inchiesta eolico in Campania: l'assessore regionale campano Ernesto Sica, accusato di aver cercato di diffamare il suo presidente Stefano Caldoro, e il magistrato di Cassazione Antonio Martone.
Ernesto Sica è coinvolto nell'inchiesta della procura di Roma su una presunta associazione segreta che avrebbe condizionato organi dello stato nell'ambito della quale è stato arrestato Flavio Carboni. L'ormai ex assessore avrebbe avuto un ruolo nella creazione di un falso dossier per screditare l'attuale presidente della Campania Stefano Caldoro e favorire la candidatura di Nicola Cosentino.
Antonio Martone , avvocato generale in Cassazione ha lasciato la magistratura. Secondo l'inchiesta romana sull'associazione per delinquere messa in piedi da Flavio Carboni, avrebbe partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano.
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08/07/2010
Appalti eolico, arrestato Flavio Carboni
Appalti eolico, arrestato Flavio CarboniIl 78enne imprenditore è stato arrestato dai carabinieri su ordine dei pm della Procura capitolina e condotto a Regina Coeli. Nel 1997 il faccendiere sardo era stato indagato per l'omicidio di Roberto Calvi
L'imprenditore Flavio Carboni è stato arrestato a Roma dai carabinieri e condotto nel carcere di Regina Coeli. La richiesta d'arresto è stata effettuata dai pm della Procura capitolina, che indagano su presunti appalti illeciti in Sardegna legati all'energia eolica. Nell'inchiesta sono anche coinvolti il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci. Renato Borzone, legale dell'imprenditore 78enne, ha fatto sapere che presenterà immediato ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento che gli è stato appena notificato.
Com'è noto, nel 1997 i magistrati di Roma avevano collegato Flavio Carboni, ex boss della Magliana Ernesto Diotallevi e l'ex cassiere della mafia Pippo Calò all'omicidio del banchiere Roberto Calvi, ma i tre erano stati già assolti nel 2007 per insufficienza di prove. L'assoluzione era stata poi confermata in secondo grado il 7 aprile 2010.
Nell'ambito dell'inchiesta sugli impianti eolici in Sardegna la Procura di Roma ha inoltre disposto l'arresto di Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco di Cervinara, in provincia di Avellino.
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15/05/2010
Appalti eolico, indagato presidente Sardegna Ugo Cappellacci
Appalti eolico, indagato presidente Sardegna Ugo CappellacciDopo Denis Verdini spunta un altro nome eccellente nell'inchiesta della Procura di Roma sulle concessioni di lavori pubblici nell'isola. Si tratta del governatore della Regione, iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e corruzione
Dopo Denis Verdini c'è un altro indagato eccellente nell'inchiesta della Procura di Roma sugli appalti pubblici per i progetti eolici in Sardegna. Si tratta del presidente della Regione Ugo Cappellacci, iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e corruzione.
Il nome del governatore - figlio di quel Giuseppe Cappellacci, che negli anni' 80 del secolo scorso fu commercialista di Silvio Berlusconi - sarebbe contenuto in diverse intercettazioni telefoniche tra l'imprenditore Flavio Carboni e il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, entrambi già indagati, per la nomina d'Ignazio Farris al vertice dell'Arpas, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. Per vedere il suo protetto investito dell'incarico, il faccendiere Flavio Carboni avrebbe fatto leva su Verdini, come dimostrerebbe anche un cospicuo movimento di denaro transitato sui conti del Credito cooperativo fiorentino, di cui il coordinatore del Pdl è presidente.
Il presidente della Regione Sardegna, in ogni caso, ha respinto ogni accusa, affermando che con la sua azione di governo è riuscito a fermare l'assalto alla speculazione sulle energie rinnovabili nell'isola.
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08/05/2010
La grande truffa siciliana dell’eolico senza vento
La grande truffa siciliana dell’eolico senza ventoIntascati gli incentivi verdi, nella valle di Mazara tutte le pale ora sono ferme. Chi gira a mille è Sgarbi: dal museo sulla mafia alla mostra «W Garibaldo»
Ferma. Ferma. Ferma. Ferma. Ferma. Non ce n'è una, nella selva di immense pale eoliche stagliate nel cielo della stupenda valle di Mazara, che accenni a muoversi sotto un refolo di vento. Non una. Don Chisciotte, che nel romanzo di Cervantes si scaglia lancia in resta ammonendo i mulini «potreste agitar più braccia del gigante Briareo, che me l'avete pur da pagare », non correrebbe alcun rischio, qui, di finire rovesciato a gambe all'aria. «Mai: non si muovono mai», maledice Vittorio Sgarbi, che il bidone dell'eolico in Sicilia lo ha denunciato da un pezzo, «Peggio: se anche si muovessero e producessero energia, quelli di Terna, che gestiscono la rete, hanno detto che non sarebbero in grado di prenderla e redistribuirla ». Eppure, per tirar su questi bestioni giganteschi, hanno sventrato i fianchi delle colline, devastato i crinali, annientato ettari ed ettari di vigne in tutta la valle, tutto il Belice, tutta la Sicilia. Anche a ridosso di aree di pregio altissimo dove aziende modello come Donnafugata, Pellegrino o Tasca d’Almerita tentano tra mille difficoltà di tenere alto con prodotti di eccellenza l’onore dell’isola.
Uno sconcio. Sia chiaro: quella dell’eolico è una fonte di energia alternativa che un Paese che dipende in modo eccessivo dall'estero non può trascurare. Ma c'è modo e modo. Luogo e luogo. Vento e vento. E la storia del boom di questi ultimissimi anni dice che l'ultimo dei problemi che si sono posti molti investitori è quello di produrre sul serio energia nel modo giusto, nel posto giusto, col vento giusto. Lo dimostra una tabella di Terna sull'attività degli impianti in Europa: le pale girano mediamente per 1880 ore in Danimarca, 1960 in Belgio, 2000 in Svizzera, 2046 in Spagna, 2067 in Olanda, 2082 in Grecia, 2233 in Portogallo. Sapete quante ore, da noi? Solo 1466. E la media siciliana, spiegano gli esperti, è ancora più bassa. E allora come mai Terna ha domande di connessione alla rete per il solo eolico pari a 88.171 megawatt, cioè una volta e mezzo la punta massima del consumo italiano, che è di 56.000 megawatt? L’Anev, che riunisce i produttori di energia eolica, stima che al massimo la produzione nel 2020 potrà raggiungere nel nostro paese 16.000 megawatt. Dieci anni prima già ci sono domande per 5 volte quel totale. Altra domanda: come è possibile che la potenza installata in Sicilia sia di 1.140 megawatt, cioè più di un quarto del totale italiano? Che senso c’è a installare pale a vento dove non c’è vento?
Il segreto è negli incentivi elevatissimi per le energie rinnovabili. Nettamente superiori alla media europea. Dice un rapporto dell’Autorità dell’energia che nel 2009 il costo totale per la spinta alle fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico, avrebbe superato i 2 miliardi di euro, per salire di questo passo a 3 miliardi quest’anno, 5 nel 2015 e 7 nel 2020. Chi paga? Semplice: gli utenti, sulle bollette. Che già sono le più care d’Europa a causa della scelta scellerata di dipendere dal petrolio e dal gas, e diventano ancora più care, paradossalmente, via via che aumenta la componente delle fonti rinnovabili. Introdotti nel ‘99 dal governo di centrosinistra con la durata di otto anni, gli incentivi sono stati poi portati a 12 e quindi, con l’ultima finanziaria Prodi, addirittura a 15. Il che significa che chi tira su una pala non solo becca un incentivo, ma lo becca per tre lustri dal momento in cui comincia a girare. Se gira. Il meccanismo è un po’ complesso. Si basa sui cosiddetti certificati verdi, dei veri e propri titoli che si vendono e si comprano alla borsa elettrica. Spiegare la cosa nei dettagli porterebbe via ore. Basti sapere che mediamente questi certificati verdi cui hanno diritto i produttori valgono 80 euro a megavattora. Ai quali vanno aggiunti i soldi che lo stesso produttore incassa per l’energia venduta al sistema e immessa in rete. Una somma che varia fra 60 e 70 euro a megavattora nella media italiana ma che in Sicilia sale fino a 90-100 euro. Risultato finale: fatti tutti i conti, l’installazione e la manutenzione d’una pala media costa un milione in Danimarca (lo stato europeo che più ha investito sull’eolico) e può arrivare a costare in Sicilia, in 15 anni di vita, il quadruplo: quattro milioni.
C’è poi da stupirsi se la corsa all’energia del vento, anche quando appare insensata, continua? Anche là dove i cavi di Terna non sono in grado di sopportare il carico elettrico, come spesso accade lungo la dorsale appenninica meridionale, con punte di crisi paradossali in Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia? Direte: niente energia fornita, niente soldi. Macché: i produttori hanno comunque diritto al saldo per l’energia che «avrebbero prodotto se…» E anche questo si scarica sulle bollette. Quanto ci costa? Boh… I certificati verdi non sono disaggregabili per tipologia di fonte d’energia. Ma le cifre contenute a gennaio nella segnalazione dell’Authority al governo lasciano basiti: nel 2008 abbiamo sborsato 1.230 milioni di euro. Per la metà (630 milioni) a causa «dell’eccesso di offerta». Testuale. Va da sé che i primi ad accorgersi dell’affarone, insieme ad alcuni imprenditori seri, sono stati certi affaristi, spesso legati alla mafia, con pochissimi scrupoli. Men che meno quello di devastare il paesaggio. Anche quando si tratta di terre incantate, punteggiate qua e là da antichi bagli di pietra tra vigne dal fascino struggente, come la Val di Mazara. Che il grande storico dell'arte Cesare Brandi definì «la più bella strada del mondo». E che Giuseppe Garibaldi risalì 160 anni fa da Marsala per arrivare a Salemi, l’antica Alicia. Dove, dal Palazzo che si affacciava sulla splendida piazza del Municipio oggi ribattezzata piazza della Dittatura, davanti a una folla festante che occupava tutta la non meno splendida scalinata che scende verso l'uscita del paese, tuonò: «Siciliani! Io vi ho guidato una schiera di prodi accorsi all'eroico grido della Sicilia, resto delle battaglie lombarde. Noi siamo con voi! Non chiediamo altro che la liberazione della nostra terra. Tutti uniti, l'opera sarà facile e breve. All'armi dunque!» Ciò detto, come molti siciliani ricordano con orgoglio, proclamò provvisoriamente Salemi prima capitale dell'Italia unita. Precisazione indispensabile: molti sono orgogliosi, non tutti. Anzi. Fu lo stesso Raffaele Lombardo, un paio di anni fa, a parlare a nome di altri siciliani convinti che l'Eroe dei due mondi sia stato per l'isola una specie di peste bubbonica. Al punto che Vittorio Sgarbi, paracadutatosi da Ferrara come sindaco per una specie di scommessa futurista, sbottò: «Non vorrei che per un pregiudizio ideologico nei confronti di Garibaldi si perdesse qualche milione di euro. Perché, sia chiaro, è questo il rischio che la Sicilia sta correndo. E forse è già troppo tardi». Esatto: per le grandi iniziative era già troppo tardi davvero. Così, visto che i soldi non c'erano, il pirotecnico critico d'arte si è arrangiato come poteva.
Le pale eoliche sono irrimediabilmente ferme? Vittorio gira a mille. Organizza mostre d'arte, convoca architetti, insulta sconosciuti al cellula re, ammaestra muratori, sfiducia assessori, pubblica libri, restaura palazzi, nomina consulenti, litiga con Oliviero Toscani, fa la pace con Oliviero Toscani, abbraccia Oliviero Toscani, scopre artisti sconosciuti, scegli piastrelle per il restauro del municipio, tampina una mora dai vistosi davanzali, prende per i fondelli i mafiosi, sbuffa con gli antimafiosi «che sono peggio dei mafiosi », rastrella volontari da tutta Europa disposti a partecipare «all'unico sforzo davvero utopista in corso in Italia», manda a spasso chi lo fa arrabbiare, sale scalini, scende scalini, si arrampica sui bastioni dell'antica rocca, declama versi davanti ai ruderi della Matrice lasciata appositamente scoperchiata dal progetto del portoghese Alvaro Siza, rimorchia qualche biondona di passaggio, fa spostare un paio di quadri, esalta le varie fasi del pittore Fausto Pirandello, maltratta un po' di collaboratori troppo lenti… Un tornado. Infaticabile, incontenibile, irrefrenabile. Attaccassero a lui i cavi elettrici invece che alle pale, accenderebbe i fari di uno stadio. Arrivò quaggiù nella primavera del 2008, invelenito come solo lui sa essere contro il sindaco Letizia Moratti che lo aveva fatto fuori come assessore alla cultura di Milano, deciso a dimostrare che tutti quelli che lo giudicavano un genialoide troppo collerico donnaiolo e dispersivo per combinare qualcosa di buono non capivano un fico secco. Candidato per sfizio dall'incandidabile signorotto politico locale, Pino Giammarinaro («Giamburattinaro», lo chiama Toscani) alle prese con qualche grana giudiziaria, fu incredibilmente eletto. Da quel momento, la bellissima e sventurata Salemi è il suo «giocattolo». Il luogo dove vuole dimostrare, sia pure in scala ridotta, cosa potrebbe fare se avesse lui per le mani il patrimonio artistico italiano. Cosa che il Cavaliere («Il berlusconismo cominciò a finire il 20 giugno 2002, quando fui cacciato dal governo») si è ben guardato dal fare.
Da quel momento, ne ha fatte di tutti i colori. Per cominciare, «assunse» (gratis, si capisce) come «assessore alla creatività» Oliviero Toscani, il quale radunò mezzo migliaio di ragazzi per selezionarne una cinquantina da coinvolgere (gratis) nel «Progetto terremoto», una fucina di idee come non se ne vedevano dai tempi in cui nel cielo del paese, nel 1911, con la gente a bocca aperta per la meraviglia, si levò una mongolfiera destinata però, di lì a poco, a sgonfiarsi e ad afflosciarsi sui tetti. Episodio documentato da un’immagine in bianco e nero nel libro fotografico «Ritratto di paese/Salemi da Cicerone a Sgarbi». Libro che il nostro apprezza assai. Soprattutto per l'accostamento con il retore, che in questo caso non ritiene riduttivo. Fare un elenco di tutte le iniziative varate a Salemi in questi due anni sarebbe troppo lungo. Mostre, concerti, presentazione di libri, conferenze... Di tutto. Dalla piscina riempita di vino per la kermesse eno-gastronomica «Benedivino» alla nomina dell’artista Graziano Cecchini quale «assessore al nulla». Dalla delega al grande chef Fulvio Pierangelini come «assessore alle mani in pasta » all'arruolamento come bibliotecario di Philippe Daverio, critico d' arte già assessore alla cultura di Milano. C'è chi dirà: «uffa, le solite sgarbate ». Errore. Non si tratta solo di fuochi d'artificio. Basti ricordare un po’ di cose che resteranno patrimonio della cittadina anche «dopo». Come l’accelerazione dei restauri della Rocca e del palazzo municipale. O lo stop imposto alla demolizione di palazzi di grande valore storico. O il progetto di recuperare un antico e straordinario baglio. O la battaglia, appunto, contro l'installazione di nuove pale eoliche. Battaglia che avrebbe procurato al sindaco una delle sorprese più brutte: il ritrovamento d’una testa mozza di maiale con un biglietto per Sgarbi contenente l'invito ad «andare via dal paese, per non fare la stessa fine».
Lui, fedele al personaggio, fa spallucce: «Con Oliviero siamo riusciti a portare gratis a Salemi strappandola a New York (dico: a Salemi!) la collezione “Kim’s video”, donataci da Yongman Kim, un ricco americano di origine coreana che aveva messi insieme 55.000 pellicole, cassette, dvd: la più straordinaria raccolta del cinema indipendente che esista». Per non dire del progetto «una casa a un euro»: «Mi hanno fatto diventare pazzo, coi problemi burocratici, ma finalmente ci siamo. Possiamo cominciare a distribuire le abitazioni acquisite dal comune dopo che tanti terremotati hanno preferito prendere i soldi per la ricostruzione e andarsi a rifare la casa, nuova, ai piedi del paese. I patti sono chiari: un euro e la casa va (ce ne sono di bellissime) a chi si impegna a ripararla entro due anni con criteri rispettosi ». Mille case, giura, diecimila richieste: da Massimo Moratti a Bill Gates. Per l'arrivo di Giorgio Napolitano, martedì prossimo, il cuore del paese è tutto un cantiere. Il presidente della Repubblica, oltre a un intervento del giurista Michele Ainis sul valore della costituzione, troverà tra il Castello normanno e il collegio dei Gesuiti una serie di mostre. Dal nuovo museo del Risorgimento ai «Paesaggi d’Italia» in collaborazione con il FAI, da «La Sicilia, il suo cuore» (ritratti d’autore di Leonardo Sciascia) all’esposizione «W Garibaldo».
Su tutto, però, svetta un museo che la Sicilia e l’Italia intera non hanno mai avuto e che non piacerà non solo ai mammasantissima ma neppure, viste le ultime battute su «Gomorra», a Silvio Berlusconi: il Museo della mafia. L'hanno voluto Sgarbi e Toscani (che ha disegnato il logo: una macchia di sangue a forma di Sicilia), l’hanno costruito Nicolas Ballario, Elisabetta Rizzuto e i ragazzi della «gruppo terremoto», l’ha ideato nella struttura Cesare Inzerillo, un giovane artista palermitano. Niente coppole, lupare, oggetti simbolici che poi ammuffiscono sotto la polvere. Ma un percorso multimediale. Nere le pareti, neri i pavimenti, nera l'atmosfera. Dentro, dieci cabine elettorali ognuna delle quali «arredata» per un tema: la violenza, la Chiesa, la famiglia, il potere, il carcere, l'informazione, la sanità... Pochi mezzi, pochi soldi (63.000 euro in totale, tutto compreso: un terzo di quello che costerà la «La Regata dei Mille» della vicina Marsala, che ha tappezzato i muri di manifesti accorgendosi troppo tardi che il lungomare era quello di Trapani!) ma in compenso tante idee. Sviluppate soprattutto attraverso i video. Intriganti. Affascinanti. Agghiaccianti. Da non perdere la strepitosa ricostruzione della storia della mafia attraverso le prime pagine dell'ultimo secolo, dall'uccisione di Petrosino all’arrivo del prefetto Mori, dal delitto Notarbartolo al sacco di Palermo, dalla morte di Salvatore Giuliano alla strage di Capaci. Undici sale complessive ricche di storia, dolore, orrore. Come quella dedicata a «Palermo felicissima » dove, dopo un amaro raffronto tra quella che era la bella città d’un tempo e la devastazione palazzinara, Inzerillo ha riprodotto un vero e proprio abuso edilizio, che culmina nella mummia di un morto ammazzato dalla mafia e cementata in un pilone. Non farà buona pubblicità all'Italia? Può darsi. Ma la mafia, al di là delle chiacchiere, si sfida anche così. A proposito: perché Garibaldi quella volta scelse Salemi? Lo ha spiegato ieri mattina, su Repubblica di Palermo, Lino Buscemi: perché la cittadina, dopo essere stata per secoli un esempio di convivenza con le sue comunità cristiana, islamica e ebraica, era piena anche di massoni e la massoneria...
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
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17/02/2009
Mafia, le mani dei boss sull'eolico Otto arresti nel Trapanese
Mafia, le mani dei boss sull'eolico Otto arresti nel Trapanese
L'AFFAIRE DELL'ENERGIA PULITA:Scoperto patto tra fedelissimi di Messina Denaro, politici e imprenditori siciliani, campani e trentini
TRAPANI - Le mani dei boss sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. Questo ciò che emerge dall'inchiesta che ha portato gli inquirenti a scoprire un patto tra fedelissimi del super latitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull'affare dell'energia pulita in Sicilia. Otto i provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, a carico di imprenditori, politici e funzionari del Comune di Mazara del Vallo, oltre ad alcuni pregiudicati mafiosi, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale. Gli ordini di carcerazione riguardano: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del più noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore di Mazara di 41 anni, già assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, già architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della «Calcestruzzi Mazara»; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).
INTERCETTAZIONI -Nell'operazione, denominata «Eolo», sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonchè a Sala Consilina (Salerno) e a Trento. Gli arrestati, a vario titolo, avrebbero consentito alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, il controllo di attività economiche, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti. Inoltre, con la complicità di ignoti pubblici ufficiali in servizio al Comune di Mazara del Vallo, avrebbero rivelato notizie sottoposte a segreto d'ufficio, riguardanti uno schema di convenzione per la realizzazione di un parco eolico a cura della società «Enerpro». Il documento, spostato temporaneamente dalla cassaforte che lo custodiva, sarebbe stato reso noto agli amministratori della società concorrente «Sud Wind S.r.l.», affinchè quest'ultima potesse presentare una convenzione analoga, ma a condizioni più vantaggiose. Non solo. Tramite l'imprenditore di Salemi, Melchiorre Saladino, e con il concorso di altri pubblici ufficiali non ancora identificati, Vito Martino (prima da assessore, poi da consigliere comunale di Mazara del Vallo) e Baldassare Campana (nell'esercizio delle funzioni di responsabile dello Sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo), avrebbero «costantemente e ripetutamente favorito la società Sud Wind S.r.l. nella stipula di una convenzione con il Comune di Mazara del Vallo - affermano gli investigatori - per la realizzazione di una centrale eolica per la produzione di energia elettrica, stabilendo una transazione corruttiva con Antonino Aquara e Luigi Franzinelli, rispettivamente amministratore unico e socio della Sud Wind S.r.l, ricevendo cospicue somme di denaro e autovetture di lusso». Alcuni degli arrestati devono anche rispondere del reato di voto di scambio, perché in concorso con Josef Gostner, socio e procuratore speciale della società «Fri-El Green Power S.p.a.» di Bolzano, avrebbero pattuito di corrispondere un contributo di 30 mila euro a Vito Martino, candidato nella lista di Forza Italia alle elezioni regionali siciliane del 2006 (risultato poi secondo dei non eletti), senza alcuna deliberazione da parte dell'organo societario e senza l'iscrizione nel bilancio della società.
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