15/06/2010
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”Dopo il no della Fiom all’accordo con la Fiat sullo stabilimento campano, il segretario della Cgil fa un appello all’azienda dalle pagine di Repubblica. Intanto oggi alle 14 nuovo incontro tra i dirigenti del Lingotto e le rappresentanze sindacali
“Marchionne ci ripensi, non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma". Questo l'appello che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, rivolge all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo il no di ieri della Fiom al piano presentato ai sindacati. Secondo Epifani, intervistato da Repubblica, anche il cosiddetto “Piano B” "sarebbe una sconfitta".
In particolare ciò che la Cgil critica sono i profili di incostituzionalità contenuti nella proposta della Fiat in materia di malattia e sciopero. "C'è un capitolo del documento della Fiat - spiega Epifani - che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali, Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità?".
Secondo Epifani anche i metalmeccanici di Cisl e Uil avevano sollevato lo stesso tipo di perplessità "ma poi ha prevalso lo spirito di chiudere. Ma c'è il rischio di un fiorire di iniziative giudiziarie se non vengono chiariti quegli aspetti perché le nostre preoccupazioni sono molto fondate".
Intanto la Fiom si prepara a fermare le braccia: per il 25 giugno, alle 4 ore di sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica, ne aggiungerà altre quattro a sostegno della vertenza su Pomigliano. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fa appello ai vertici della Cgil per indurre le tute blu ad accettare l'intesa e, allo stesso tempo, invita il Lingotto a considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda come nel territorio circostante come nell`intero Paese sull`ipotesi di accordo".
Oggi, il Lingotto ha convocato alle ore 14 i sindacati per fare il punto sulla situazione
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12/10/2009
Epifani: abbassare le tasse ai dipendenti
Epifani: abbassare le tasse ai dipendenti
Il leader della Cgil contro lo scudo fiscale: «Troppi condoni, come facciamo a rendere credibile la lotta all'evasione?», poi lancia una manifestazione: il 14 novembre in piazza per il lavoro
MILANO - Lo scudo fiscale «mina la credibilità della lotta all'evasione». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, secobndo cui il governo dovrebbe invece abbassare le tasse ai lavoratori dipendenti. «Ogni 4-5 anni c'è un condono o uno scudo. Come facciamo a rendere credibile la lotta all'evasione e contemporaneamente condonare gli errori fatti? I lavoratori e i pensionati sono quelli che proporzionalmente pagano di più le tasse. Occorre dunque ridurre le imposte sul lavoro e sui redditi da pensione e tassare di più i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Il governo con la crisi finora ha galleggiato invece di effettuare interventi».
IN PIAZZA - Epifani ha quindi annunciato per il 14 novembre una manifestazione nazionale a difesa dell'occupazione, spiegando di voler «portare al centro dell’attenzione la condizione del lavoro in questa fase e dare un segno di visibilità forte di cosa vuol dire avere la fabbrica chiusa, lavoratori licenziati e precari che non sanno dove sbattere la testa». La manifestazione, ha aggiunto durante un'intervista a Maria Latella su Sky, nasce dalla valutazione che «il governo non fa tutto quello che bisogna fare e abbiamo problemi enormi nei settori, nel Mezzogiorno e in molte aziende. I lavoratori si sentono soli perché la politica e giornali non parlano dei loro problemi come un tempo». Epifani ha riconosciuto che talvolta i cortei disturbano i cittadini, ma ha concluso che «riportare al centro anche dell’opinione pubblica la situazione di chi perde il lavoro è necessario. Deve diventare il punto fondamentale in questa stagione».
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06/09/2009
Marcegaglia: «La crisi non si risolve sui tetti. Lavoriamo con i sindacati»
Marcegaglia: «La crisi non si risolve sui tetti. Lavoriamo con i sindacati»
Il presidente di Confindustria a Cernobbio. «Ammortizzatori sociali e fondi settoriali per le imprese, no cogestione». Epifani: «Vogliamo i fatti»
| Guglielmo Epifani e Emma Marcegaglia a Cernobbio (Locci) |
MILANO - «In un momento difficile come questo, anche tra Confindustria e sindacati dobbiamo cercare di far prevalere quello che ci unisce e non quello che ci divide». È l'appello della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che domenica mattina al workshop Ambrosetti di Cernobbio ha incontrato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. «Davanti a lavoratori che rischiano di perdere il posto e agli imprenditori in difficoltà -prosegue la Marcegaglia - un atteggiamento di responsabilità e serietà da parte di tutti credo che sarebbe la risposta vera che possiamo dare in un momento di crisi». Ma è possibile fare dei passi avanti nei rapporti tra Confindustria e Cgil? «Parleremo - risponde la numero uno degli industriali italiani - è troppo presto per dirlo. Però credo davvero che vadano fatti tutti i tentativi, da parte di tutti. Non possiamo farli solo noi, li deve fare anche la Cgil per cercare di capire come possiamo affrontare questo momento difficile insieme». «La Cgil è un grande sindacato», ha aggiunto Marcegaglia.
| Marcegaglia ed Epifani a colazione (Oliverio) |
EPIFANI: VOGLIAMO I FATTI - «Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti», è la risposta di Guglielmo Epifani, che però aggiunge: «Non possiamo basarci sulle parole, ci vogliono i fatti. Confindustria sa quali sono le nostre critiche e osservazioni, spero che ai tavoli di categoria si possa tenere conto di quella che è l'opinione della Cgil». Il segretario della Cgil, rispondendo all'apertura della Marcegaglia, ha aggiunto: «Spero che nei tavoli di trattativa delle categorie possano esserci delle aperture che possano consentire un clima diverso». Epifani si è incontrato per una colazione con il presidente di Confindustria ed è atteso un ulteriore confronto a margine dei lavori del seminario di Cernobbio. Interpellato sull'esito del primo incontro Epifani ha detto: «Abbiamo solo scambiato qualche opinione, allo stato niente di più».
LA DISOCCUPAZIONE - Emma Marcegaglia è intervenuta anche a proposito dei rinnovati allarmi sull'occupazione nel nostro Paese. «Non siamo davanti a una catastrofe. Il problema della disoccupazione ci sarà, bisogna vigilare e intervenire anche con gli ammortizzatori sociali, ma niente panico. A oggi i posti di lavoro persi in Italia sono pochi, 200-300 mila. Può darsi ci sia nei prossimi mesi la perdita di alcuni posti di lavoro», ha osservato la presidente degli industriali richiamando tuttavia alla necessità di gestire il problema senza un eccessivo allarmismo.
LE PROTESTE DEI PRECARI - «La crisi non si risolve andando sui tetti, ma con gli ammortizzatori sociali», è il lapidario commento della Marcegaglia a proposito delle numerose iniziative di occupazione messe in atto nelle ultime settimane da disoccupati e precari di tutta Italia.
NO ALLA COGESTIONE - Emma Marcegaglia ha rivendicato «l'autonomia delle parti» nella gestione della crisi, escludendo di fatto l'idea della partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali come possibile risposta alla crisi. L'affermazione ha suscitato un applauso della platea. Marcegaglia ha sottolineato che «la Confindustria e il sindacato devono farsi parte integrante di un progetto paese», osservando che bisogna puntare alla «coesione e non alla conflittualità». Marcegaglia ha anche rilanciato il progetto di «un fondo per la capitalizzazione delle imprese». «L'idea è di creare una sorta di società consortili che sottoscrivano obbligazioni e azioni di aziende, che le aziende stesse possano ricomprare dopo un periodo di circa tre anni. Credo si tratti di un meccanismo che possa dare risposte alle esigenze di ricapitalizzazione e di consolidamento delle imprese», ha aggiunto.
LE BANCHE - Gli scontri fra governo e banche e fra banche e imprese per la Marcegaglia vanno superati «mettendo in campo strumenti operativi e concreti che aiutino le imprese» a superare la crisi. Riferendosi al nuovo attacco del ministro Tremonti al sistema bancario italiano, Marcegaglia ha ricordato che Confindustria ha «sollecitato molto le banche a stare vicino alle imprese in un momento difficile. Credo che in questo momento quello che è veramente essenziale è mettere in campo strumenti utili alle imprese. Abbiamo firmato il 3 agosto la moratoria sui crediti, ieri Faissola ha detto che ha aderito l'82% delle banche. Abbiamo anche proposto di creare dei fondi vari che possano aiutare le imprese a patrimonializzarsi»: tutti «strumenti operativi e concreti» per sostenere le imprese.
LA STAMPA - Emma Marcegaglia ha inoltre richiamato a una maggiore sobrietà e pacatezza nei toni del dibattito sulla stampa, ma non ritiene che ci siano pericoli per la libertà di informazione nel nostro Paese. «Non vedo un pericolo - ha osservato commentando la questione che tiene banco nel dibattito politico di questi giorni - ma credo che sia importante una maggiore attenzione e concentrazione sui temi della crisi e dell'occupazione e faccio un appello a una maggiore sobrietà e pacatezza».
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| Tag: confindustria, economia, presidente, marcegaglia, incontro, sindacati, epifani, cernobbio, ammortizzatori, sociali, fondi, settoriali, imprese | OKNOtizie |
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27/01/2009
Auto, il governo studia gli incentivi Epifani avverte: no a misure tampone
Auto, il governo studia gli incentivi Epifani avverte: no a misure tampone
Alla vigilia del tavolo, tra le ipotesi in circolazione vi sarebbe quella di interventi tra i 260 e i 290 milioni, questa sera incontro governo-fiat
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| Gugliemo Epifani |
RIUNIONE CON MARCHIONNE - E propio per discutere il destino di Fiat è prevista una riunione questa sera alle 20 a Palazzo Chigi tra il governo e l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Per l'esecutivo saranno presenti, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro dell'economia Giulio Tremonti, il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e il ministro del lavoro Maurizio Sacconi. L'incontro mira a fare il punto sui possibili interventi in favore del settore auto, anche in vista della convocazione del tavolo ad hoc che è in programma per mercoledì pomeriggio sempre a Palazzo Chigi.
INTERVENTO DA 290 MILIONI DI EURO - Sempre in queste ore i tecnici del governo sono al lavoro per valutare tutte le possibili iniziative che potrebbero riguardare gli aiuti al settore dell'auto in vista della riunione prevista per mercoledì. Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari della maggioranza, un eventuale provvedimento dell'esecutivo dovrebbe riguardare incentivi alle vendite a favore di tutto il comparto. Tra le ipotesi che circolano, vi sarebbe quella di interventi tra i 260 e i 290 milioni di euro, ferma restando la necessità di individuare le necessarie coperture finanziarie, tramite un provvedimento che potrebbe ricalcare giuridicamente le misure varate nel 2003.
«INTERESSATO TUTTO IL SETTORE» - Nel frattempo Scajola ha anticipato che «i provvedimenti non saranno pro o contro la Fiat, ma dovranno interessare tutto il settore dell'auto». Dal canto suo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi ha sottolineato che«c'è un evidente problema dell'industria dei beni di consumo durevoli, non solo dell'auto». E di contro, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, ha evidenziato come, quello dell'auto, «rimane sempre uno dei principali componenti» insieme «all'indotto che lo sostiene, della ricchezza nazionale». Di qui la «evidente necessità» di difendere il settore.
LEGA - C'è chi però come la Lega continua a puntare i piedi sui possibili aiuti alla Fiat da parte dello Stato. E lancia una proposta choc. «L’unica soluzione per poter aiutare il settore dell’auto, che in Italia è Fiat, è di acquisire da parte dello Stato e a costi bassi pacchetti azionari della società, dopo un aumento di capitale, in attesa del rilancio economico». E’ quanto dichiara, in una nota, il capogruppo della Lega in commissione Bilancio del Senato, Alberto Filippi, secondo il quale bisogna partire dal presupposto che «non debba essere sempre il contribuente italiano a sostenere in momenti di difficoltà la casa torinese. Quando la Fiat è momenti di splendore - afferma Filippi - non mi sembra che lo Stato ne ricavi qualcosa. Con l’acquisto dello Stato di pacchetti azionari del gruppo Fiat, si eviterebbero casse integrazioni, rilanciando così il settore senza che il contribuente debba omaggiare a fondo perduto».
Anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, (leghista) ribadisce il suo no agli aiuti alla Fiat: «Un conto è se si interviene sull’intero settore, un conto è se lo si fa su una singola azienda. Sessantamila posti non sono a rischio solo alla Fiat ma in tanti altri settori. Quindi no agli aiuti solo alla Fiat, si possono prendere in considerazione interventi su tutto l’indotto automobilistico».
D'ALEMA - Il malcontento della Lega trova d'accordo anche l'ex ministro degli Esteri e dirigente del Pd Massimo D'Alema: «A questo punto un aiuto alla Fiat mi sembra inevitabile. Ma il problema è che manca una politica industriale per cui alla fine si farà un favore alla Fiat e credo che questo irriterà gli altri imprenditori e in particolare le piccole e medie imprese» ha detto intervistato a Zona Severgnini su Sky Tg24.
GRAN BRETAGNA - Intanto proprio alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi il governo britannico ha annunciato gli aiuti al settore dell'auto, ma, come ha precisato un portavoce di Downing Street «non si tratta di un salvataggio» come quello offerto alle banche. Il piano prevederebbe però aiuti al settore per 2,5 miliardi di euro.
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22/12/2008
la proposta del governo sul fare meno ore per tutelare l'occupazione
la proposta del governo sul fare meno ore per tutelare l'occupazione«Settimana corta», Epifani: sì a contratti di solidarietà, ma senza furbizie. Il segretario Cgil: «Vanno inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro»
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| Guglielmo Epifani |
CGIL - La Cgil dice « sì » all'utilizzo dei contratti di solidarietà a patto che «siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie» ha sottolineato Epifani, parlando al direttivo dell'organizzazione. «Ben venga l'avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela, ed è bene che si sia passati da un'impostazione priva di senso che prevedeva la detassazione degli straordinari a questa nuova ottica», aggiunge ribadendo come servano «politiche di sostegno contro la crisi industriale, anche con strumenti parzialmente nuovi e soprattutto risorse più rilevanti».
VELTRONI - Il segretario del Pd Walter Veltroni invece evita di commentare la proposta del governo di introdurre la settimana lavorativa corta ma fa capire che le priorità per il Pd sono altre, a cominciare dall’introduzione di ammortizzatori sociali per i precari che rischiano di perdere il posto: «Non corro appresso alle proposte dei singoli ministri, - ha spiegato Veltroni - anche perchè ogni giorno un ministro se ne esce con una proposta che dopo pochi minuti viene smentita. Quando ci sarà in Parlamento un progetto sui temi del lavoro lo seguiremo con attenzione».
D'ANTONI - Sulla questione è intervenuto Sergio D'Antoni, ex segretario della Cisl e attuale vicepresidente della commissione Finanze della Camera e responsabile Mezzogiorno del Pd: «Dopo aver causato danni indicibili all'occupazione detassando gli straordinari e incentivando a rimanere il più a lungo possibile sul posto di lavoro, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si scopre a favore della settimana corta. Un chiaro segno di schizofrenia politica che la dice lunga sullo stato confusionale in cui versa il governo Berlusconi». «Mentre l'Fmi avverte che sono necessarie riforme più incisive e coraggiose - aggiunge D'Antoni - l'esecutivo ormai naviga a vista. Finito il compitino annoiato e del tutto insufficiente del pacchetto anticrisi, il Cavaliere già si rivolge a quelle che sono le sue vere priorità: presidenzialismo e riforma della giustizia. Nel 2009 la crisi colpirà forte, e inciderà soprattutto sulle aree deboli del paese. È necessario affrontare i mesi che abbiamo davanti con il massimo della serietà, puntando sulla cooperazione di tutte le forze in grado di dare un contributo. Per evitare il disastro - conclude - l'esecutivo esca subito dal miope isolazionismo in cui si è cacciato e ascolti invece le proposte dell'opposizione e delle parti sociali».
16:09 Scritto in SINDACATI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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