07/01/2011

Morte in culla e neonato rapito: bufera sulla soap della Bbc

Morte in culla e neonato rapito: bufera sulla soap della Bbc

La vicenda si intreccia con l'abbandono della serie della protagonista Samantha Womack. Seimila telefonate di protesta per la trama troppo cruda delle puntate andata in onda a Capodanno

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07/04/2010

Leghisti si tassano contro i rapinatori

Leghisti si tassano contro i rapinatori

La proposta arriva dopo una serie episodi criminali avvenuti a Lesmo, in Brianza

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MILANO - In Brianza - nel Comune dove Silvio Berlusconi ha una delle sue residenze - sono in arrivo le taglie sui rapinatori. L'assessore alla Sicurezza di Lesmo, Flavio Tremolada, ha proposto agli altri due leghisti in giunta (il sindaco e parlamentare Marco Desiderati e l'assessore ai Servizi sociali Paola Gregato) di autotassarsi per creare un fondo e istituire le taglie. "Li ho già sondati - ha spiegato Tremolada - e daremo atto alla proposta. Lesmo non è il Far-West ma è anche vero che non possiamo più tollerare una situazione di terrore come quella con cui siamo costretti a convivere in questi giorni con rapine continue. Abbiamo anche chiesto un incontro al prefetto". Che Arcore sia a pochi chilometri e che nel comune di Lesmo si trovi villa Gernetto, dove il premier ha intenzione di aprire l'università della Libertà, ha raccontato Tremolada, non ha fatto desistere i rapinatori nonostante la presenza delle forze dell'ordine. "Penso di aver fatto ricorso vanamente a tutti gli strumenti che le leggi ci consentono. Adesso basta" ha concluso lanciando l'idea della taglia.

La proposta arriva dopo una serie episodi criminali, in particolare rapine, avvenuti nel territorio di Lesmo. Si tratta di fatti su cui stanno indagando i carabinieri coordinati dalla Procura di Monza ma che, secondo gli inquirenti, non sarebbero legati specificamente a quella zona. Si tratterebbe infatti di una coppia di rapinatori che, a volte insieme, talora uno alla volta, fanno irruzione in esercizi commerciali, di preferenza farmacie e tabaccai, mettendo a segno piccoli colpi da poche centinaia di euro. I rapinatori, oltre che a Lesmo e Peregallo hanno colpito anche a Monza, Brugherio e in altri centri della Brianza e quindi le indagini coprono un territorio piuttosto vasto. Quanto alla proposta della taglia gli investigatori fanno notare che simili misure non sono mai servite a risolvere un caso delittuoso.

PD, COLLETTA PER FORZE ORDINE NON TAGLIE - L'idea di autotassarsi per mettere una taglia sui criminali lanciata oggi da Flavio Tremolada, l'assessore alla Sicurezza di Lesmo, in Brianza, non piace a Giuseppe Civati, che è stato coordinatore nazionale della campagna di Ignazio Marino e come consigliere regionale del Pd é stato eletto proprio a Monza. "Prima di inventarsi un far west collinare - ha commentato - bisognerebbe fare qualcos'altro. L'assessore, il sindaco di Lesmo e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, anche lui leghista, dovrebbero fare una colletta per pagare la benzina alle auto delle forze dell'ordine". "Ripeto - ha concluso - chiamino Maroni, visto che hanno il numero".

DE CORATO, A MILANO TAGLIE NON SERVONO - In un piccolo paese le taglie possono essere utili ma in una metropoli come Milano non sono praticabili, secondo il vicesindaco Riccardo De Corato che così ha commentato l'idea lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Io amministro una grande città - ha spiegato De Corato, che è deputato del Pdl - se fossi assessore in un paese con settemila abitanti, magari l'avrei fatto. A Milano è una strada non percorribile". "Noi - ha aggiunto - abbiamo un ottimo prefetto, questore e comandante dell'Arma. I reati in città si sono ridotti del 18%". Uno strumento di questo tipo, secondo il vicesindaco, però può servire se "si mette dove non ci sono forze dell'ordine".

CITY'S ANGELS, CI VUOLE CERTEZZA PENA -"Non bisogna tornare al Far West, le leggi ci sono, quello che manca è la certezza della pena". Lo ha detto Mario Furlan, fondatore dei City's Angels, commentando l'idea di una taglia sui criminali lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Mi sembra una reazione emotiva forse sulla scia di troppi fatti di cronaca nera - ha detto Furlan -. Certi paesi sembrano tranquilli ma quando poi capita qualcosa le reazioni alle volte sono spropositate". "Credo proprio che la proposta delle taglie non possa trovare concreta applicazione - ha aggiunto - E' un'idea che significa anche scarsa fiducia nelle forze dell'ordine che invece lavorano bene". "Ci vuole invece certezza della pena - ha ripetuto -. I cittadini vogliono essere sicuri che chi ha commesso dei reati non abbia sconti e resti in galera"(Ansa)


31/05/2009

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

 

Protesta alla reggia sabauda. Del Noce: «Il razzismo non c'entra». La ragazza marocchina: «Non ci faccio più caso, sono stati i colleghi a volermi difendere»

 

Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)
Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)

TORINO - Ieri i ragazzi della biglietteria, le guide, gli addetti alla sicurezza — insomma tutto il personale della Reggia di Venaria — si sono presentati al lavoro indossando veli e kefiah. Una protesta e, allo stesso tempo, una manifestazione di solidarietà per una loro collega marocchina, Yamna Amellal, di 35 anni. Il perché dell'iniziativa lo spiega Michele Francabandiera, 29 anni e da cinque uno di responsabili alla reception del castello sabaudo: «Yamna è con noi dal 2007, sempre dietro lo sportello, e fa bene il suo lavoro. Ma il fatto che sia musulmana e indossi il velo ha provocato delle proteste da parte dei turisti».

Un susseguirsi di episodi imbarazzanti e, venerdì scorso, una lettera anonima pubblicata sulla Stampa: «Mi sono presentata alla biglietteria della Reggia di Venaria, storica residenza di Casa Savoia e mi ha colpito non poco notare — ha scritto una visitatrice torinese — che fosse presidiata da due donne islamiche, una addirittura con il velo in testa. Non sarebbe più corretto che il personale indossasse abiti d'epoca dei Savoia? Quella presenza, invece, era decontestualizzata, fuori posto». La risposta del direttore della Reggia, Alberto Vanelli, è stata decisa ma articolata: «Io non ci trovo nulla di male, l'integrazione passa anche attraverso queste cose. Però confesso che, la prima volta che l'ho vista, ho avuto un attimo di perplessità. Già in passato ci è stato fatto notare che sarebbe stato più opportuno avere personale con profonde conoscenze della storia sabauda, ma l'assunzione è avvenuta tramite il Collocamento e una cooperativa di servizi».

Una guida, Sabrina Soccol, 28 anni, aggiunge: «La donna che ha scritto la lettera non si è neppure accorta che l'altra ragazza da lei indicata come islamica è invece italiana, calabrese...». A gettare acqua sul fuoco, il presidente del consorzio che amministra la Reggia, l'ex direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce: «L'opinione della signora, espressa in toni pacati e non oltranzisti, è da rispettare. Allo stesso modo la manifestazione dei colleghi della ragazza marocchina è stata altrettanto legittima e civile. Insomma, non siamo di fronte a un episodio di razzismo come quando l'intera curva di uno stadio insulta Balotelli». A storcere il naso, però, non è stata solo l'anonima lettrice. I colleghi della ragazza marocchina raccontano di episodi di razzismo («Torna a casa tua»; «Quel velo è una provocazione, sono tutti terroristi») e proteste quotidiane: «Spesso capita che qualcuno, per non acquistare il biglietto da Yamna, cambi fila — confida Sabrina Soccol —. E io, che accompagno i gruppi in visita, lo sento: c'è sempre chi commenta negativamente». Ieri, dunque, la protesta. In biglietteria, le colleghe di Yamna si sono presentate con un velo sul capo, i colleghi hanno indossato la kefiah. Ma i gesti di solidarietà hanno contagiato anche agli altri dipendenti (70 persone) delle due cooperative (la Copat e la Rear) che gestiscono i servizi turistici nel castello. «Noi hostess — dice Michela — abbiamo una divisa che prevede un foulard al collo: ce lo siamo messo tutte in testa».

Alla Reggia si è visto il vicesindaco della città, Salvino Ippolito: «Non possiamo discriminare nessuno per motivi religiosi e inoltre la ragazza fa bene il suo lavoro». Lei, Yamna Amellal, sposata con un pakistano, originaria di Khenifra in Marocco, vive a Torino da 5 anni e, per tutta la giornata, è sempre rimasta seduta al suo posto, a staccare biglietti: «A queste cose io quasi non ci faccio più caso, ci sono i miei colleghi a difendermi, è quasi come stare in famiglia. Lavoriamo in un bellissimo luogo e crediamo nella libertà e nella tolleranza. Togliermi il velo? Non ci penso proprio, rappresenta la mia fede. E io sono islamica qui come in qualunque altro posto».

Marco Bardesono