08/10/2010

Scontro tra un cargo e una petroliera

Scontro tra un cargo e una petroliera

AL LARGO DELLA BRETAGNA. Trasportava 6000 tonnellate di solvente. L'equipaggio è stato evacuato

Continua...


28/07/2010

Islamabad, volo si schianta sulle colline «A bordo in 152, nessun superstite»

Islamabad, volo si schianta sulle colline «A bordo in 152, nessun superstite»

Tragedia in pakistan. Un velivolo della compagnia Airblue, partito da Karachi, è precipitato vicino la capitale

 

 

Un aereo della compagnia Airblue è precipitato nei pressi della capitale pachistana Islamabad. A bordo del velivolo viaggiavano oltre 146 passeggeri e sei membri dell'equipaggio. Il velivolo era partito da Karachi ed era diretto a Islamabad. Stando alle prime informazioni raccolte, si è schiantato sulle colline che circondano la capitale. Testimoni hanno riferito di aver visto il velivolo volare molto basso prima di schiantarsi al suolo nella zona di Margalla Hills.

La pioggia battente ha reso molto complicato raggiungere il luogo dell’incidente. In un primo momento le autorità pachistane hanno reso noto che a precipitare era stato un piccolo aereo, per poi correggersi poco dopo. Fonti dell’Autorità dell’aviazione civile hanno reso noto che a bordo si trovavano 146 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Dalle prime notizie, i morti confermati sarebbero 20. Delle persone a bordo, alcune decine potrebbero essersi salvate. Per ora sono stati recuperati dieci corpi, cinque sopravvissuti trasportati in ospedale. Airblue è una compagnia aerea privata con sede a Karachi, la seconda più grande del Pakistan.


25/01/2010

Precipita aereo etiope in Libano, "nessun sopravvissuto"

Precipita aereo etiope in Libano, "nessun sopravvissuto"

 

E' finito in mare nella notte. Gli uomini della forza Onu Unifil stanno cercando di individuare il relitto. Nessun italiano tra i passeggeri

 

Nella notte un Boeing etiope con 90 persone a bordo si è inabissato nel Mar Mediterraneo, di fronte alle coste del Libano. L'aereo - che apparteneva alle Linee Aeree Etiopi ed era decollato da Beirut, diretto ad Addis Abeba - è sparito dai radar cinque minuti dopo il decollo, intorno all'1:30 di notte, mentre sulla zona imperversava un violento temporale. A bordo dell'aereo erano presenti 83 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio: 54 sono libanesi, 22 etiopici, un iracheno e un siriano, oltre ad altri 5 libanesi con passaporti rispettivamente canadese, russo, francese e britannico. I Testimoni residenti lungo la costa hanno raccontato di aver visto il Boeing 737 -che è caduto di fronte al villaggio di Naa'ameh, pochi chilometri a sud della capitale libanese- precipitare in acqua come "una palla di fuoco". Nella lista dei passeggeri, figurava il nome della moglie dell'ambasciatore francese in Libano, Maria Sanchez Pietton.

L'aereo è precipitato a circa 3,5 chilometri dalla costa. Non è chiaro se ci siano sopravvissuti: le ricerche sono iniziate immediatamente e vi partecipano, oltre alla marina e all'esercito libanese, gli uomini della Forza Interinale dell'Onu in Libano (Unifil) con tre imbarcazioni e due elicotteri. A coordinare l'intervento dell'Unifil è il comandante della Maritime Task Force, il contrammiraglio italiano Paolo Sandalli.
Il ministro dei Trasporti libanese, Ghazi Aridi, ha spiegato che, tra i passeggeri tra cui non figurano italiani, oltre a 54 libanesi, c'erano 22 etiopi, un iracheno, una donna francese, un siriano, alcune persone con doppia cittadinanza e sette membri d'equipaggio. Aridi ha confermato che la causa dell'incidente potrebbe esser stata il maltempo, anche se non ha dato ulteriori dettagli. A questo proposito, la radio Voce del Libano ha rivelato che il Boeing potrebbe esser stato colpito da un fulmine. Le linee aeree etiopi fanno continuamente la spola con Addis Abeba, per riportare in patria i molti etiopi che lavorano come collaboratori domestici a Beirut.
Le forze della marina libanese hanno trovato in mare finora 20 salme. Lo riferisce la Croce rossa libanese, citata dalla tv satellitare 'al-Arabiya'. Secondo quanto affermato dall'Ethiopian Airlines, sul Boeing 737-800 non ci sono sopravvissuti. In Libano è stato poco fa decretato lutto nazionale.


06/01/2010

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

 

Il comandante di Sea Shepherd: «Le baleniere giapponesi ci hanno attaccato». Verso l'affondamento l'«Ady Gil», il mezzo d'assalto dell'associazione che combatte la caccia alle balene

 

L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)
L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)

Il trimarano ultra-rapido utilizzato dagli ecologisti australiani per inseguire le baleniere giapponesi è stato semi-distrutto in seguito a uno scontro con i pescatori nell’Antartico. Lo hanno denunciato gli ambientalisti di Sea Shepherd, l'associazione che cerca di contrastare la caccia ai cetacei, oggetto di una moratoria internazionale in vigore dal 1986 che le autorità nipponiche continuano a ignorare con il pretesto della cattura di esemplari a scopi scientifici. Una posizione isolata, quella di Tokyo, che gli è valsa dure critiche soprattutto da Australia e Nuova Zelanda, nazioni che hanno fatto della difesa dei santuari marini una priorità.

EQUIPAGGIO IN SALVO - I sei membri dell’equipaggio dell’«Ady Gil» - così battezzato in onore del mecenate che lo ha donato agli «ecowarrior» - sono stati soccorsi e sono usciti indenni dall’imbarcazione. «Sembra che l’Ady Gil stia affondando e le possibilità di recuperarlo sono molto labili», ha aggiunto Sea Shepherd, che ha definito «non provocata» l’aggressione delle baleniere giapponesi e sostiene di averla ripresa in un filmato. «Lo Shonan Maru numero 2 si è improvvisamente messo in movimento e ha deliberatamente colpito l’Ady Gil sfondando otto piedi (2,4 metri) di prua», si precisa nella nota.

IL MEZZO D'ASSALTO - L’«Ady Gil» è un trimarano futuristico nero in carbonio e kevlar che può raggiungere i 93 chilometri orari. Doveva servire a ostacolare l’avanzata dei pescatori giapponesi con operazioni di disturbo. Prima di oggi, l’equipaggio dell’Ady Gil aveva lanciato bombolette maleodoranti contro la baleniera nipponica. «Le baleniere giapponesi si sono macchiate di un’escalation molto violenta del conflitto» ha dichiarato Paul Watson, responsabile della campagna condotta annualmente dall’associazione Sea Shepherd. La distruzione dell’Ady Gil rappresenta «una perdita sostanziale per la nostra organizzazione», ha affermato Watson, che ha quantificato la perdita economica in circa due milioni di dollari.

LA REPLICA DEI GIAPPONESI - I giapponesi hanno accusato a loro volta i militanti di Sea Shepherd, cinque neozelandesi e un olandese, di aver tentato di ostacolare le eliche della loro barca con una fune e di aver utilizzato un «indicatore laser verde» in direzione dell’equipaggio.


17/08/2009

Ritrovata la nave scomparsa: la Artic Sea al largo di Capo Verde

Ritrovata la nave scomparsa: la Artic Sea al largo di Capo Verde

 

Lo ha reso noto il ministro della Difesa di Mosca. L'equipaggio è vivo. La nave è stata trovata in Atlantico a circa 300 miglia al largo da Capo Verde

 

La Arctic Sea (Ap)
La Arctic Sea (Ap)

MOSCA - È forse ginto alla fine il mistero estivo della Arctic Sea, nave battente bandiera maltese ma con a bordo equipaggio russo, di cui si erano perse le tracce da alcune settimane. Il ministro russo della Difesa, Anatoli Serdioukov, ha reso noto che l'imbarcazione è stata rintracciata alle ore 23 di domenica (ora italiana) a circa 300 miglia (500 km) da Capo Verde. L'intero equipaggio, ha detto il ministro, è vivo ed è stato trasferito sulla fregata russa cacciasommergibili Ladny senza fornire però ulteriori dettagli: «Si stanno facendo accertamenti con l'equipaggio stesso per capire cosa è successo».

STORIA - La Arctic Sea era diretta al porto algerino di Bejaja dove era attesa per il 4 agosto con un carico di legname finlandese da valore di circa 1,6 milioni di euro. Il 24 luglio la nave è stato assaltata al largo della Svezia da un gruppo di uomini mascherati che si erano spacciati per poliziotti antidroga. Il 28 luglio ha contattato la guardia costiera di Dover, sulla Manica in Inghilterra, e due giorni dopo è stata scorta al largo di Brest (Francia). Dopo di che più nulla. Il 14 agosto la Commissione europea ha fatto sapere che la Arctic Sea, per la cui ricerca il presidente russo Medvedev aveva dato ordine alla Marina militare, era stata assaltata una seconda volta al largo del Portogallo, ma in entrambi i casi era stata esclusa l'opera della «pirateria internazionale». Lo stesso 14 agosto era giunta notizia, poi smentita, dell'avvistamento della nave a 700 km da Capo Verde.


06/07/2009

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

 

Erano previsti premi in denaro. Quattro marinai già allontanati. Inchiesta del ministero della Difesa, ma non è il primo caso

 

La HMAS Success
La HMAS Success

Scandalo sessuale nella marina australiana. La "Royal Australian Navy" ha aperto un'inchiesta che coinvolge diversi ufficiali della "HMAS Success", la più grande nave della flotta australiana: i marinai avrebbero organizzato un singolare concorso che destinava ricchi premi in denaro a quei membri dell'equipaggio che riuscivano a sedurre e a portare a letto le colleghe presenti sulla nave militare. Le regole erano semplici ed erano state "ufficializzate" in un documento, chiamato "The Ledger". Più donne si conquistavano più i guadagni aumentavano. Inoltre se un ufficiale riusciva ad avere rapporti sessuali con una collega in luoghi "inusuali" (ad esempio su un tavolo da biliardo) otteneva somme ancora più consistenti.

INDAGINE - Il documento su cui erano immortalate le scommesse e le conquiste è stato scoperto lo scorso maggio da Simon Brown, capitano della fregata, ferma per un breve periodo nel porto di Singapore. Brown ha condotto un'accurata indagine tra i 220 membri dell'equipaggio e dopo aver conosciuto i nomi dei principali marinai coinvolti in questa storia, ha ordinato a quattro ufficiali della fregata di ritornare immediatamente in Australia. Adesso sarà il Ministero della Difesa, dopo aver eseguito nuove indagini, a stabilire se sono state infrante le regole interne della Marina militare. Quindi gli organi competenti decideranno se licenziare o punire diversamente gli ufficiali che hanno ideato questo concorso sessuale. Julia Gillard, la vicepremier del governo australiano, ha confermato che l'inchiesta è ancora in corso e teme che questa storia possa scoraggiare ulteriormente le donne ad arruolarsi in marina: «Naturalmente faremo di tutto per fare emergere la verità» ha dichiarato la vicepremier all'emittente televisiva locale "Channel Ten". «Per tanti anni abbiamo detto che vogliamo che tutte le nostre Forze armate, dall'esercito alla marina siano composte da uomini e da donne affinché il paese possa sentirsi unito» ha continuato la Gillard. «Non vogliamo che nulla precluda alle donne di aver una buona carriera nelle nostre forze armate».

MOLESTIE - Tuttavia questo non è il primo scandalo sessuale che coinvolge la marina australiana. Dal 1983, anno in cui le donne sono state ammesse a bordo delle navi militari del paese anglofono, si sono ripetuti numerosi casi di molestie sessuali. Secondo le stime del quotidiano australiano Daily Telegraph in meno di due anni sono state inoltrate agli uffici della marina ben 102 denunce di molestie sessuali. Inoltre nel 1997 cinque donne affermarono di aver subito per diversi anni aggressioni sessuali da parte di alcuni colleghi, ma le Autorità della Royal Australian Navy insabbiarono il caso per non gettare discredito sull’intera marina. Ma sembra che questa volta non ci sarà nessuna omissione: «La nostra marina non può tollerare questo tipo di comportamento» ha dichiarato Russ Crane, vice ammiraglio della Royal Australian Navy. «Una volta che queste accuse sono state rese note, la marina ha agito immediatamente, eliminando gli ufficiali coinvolti in questa brutta storia».

Francesco Tortora