30/06/2010

Intercettazioni, il Pdl accelera I dubbi di Fini: «È irragionevole»

Intercettazioni, il Pdl accelera I dubbi di Fini: «È irragionevole»

Cicchitto: «Il via libera ad agosto è nell'ordine delle cose. Il ddl alla Camera il 29 luglio, dopo l'esame della manovra. Il Pd: «Una forzatura sbagliata»

 

Gianfranco Fini (Ansa)
Gianfranco Fini (Ansa)

ROMA - Alla vigilia della manifestazione a Roma contro la "legge-bavaglio", il Pdl accelera sulle intercettazioni: il disegno di legge arriverà infatti alla Camera il prossimo 29 luglio, dopo l'esame della manovra economica. Ma la decisione, presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, oltre che sgradita all'opposizione, non soddisfa neanche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Calendarizzare a fine luglio di ddl «è irragionevole», secondo il leader di Montecitorio, visto che il voto finale è probabile che finisca comunque a settembre, considerato che alla Camera probabilmente ci saranno modifiche. Fini avrebbe ribadito questo concetto dopo la riunione dei capigruppo, sottolineando anche che mettere in calendario quel testo a fine luglio «è solo un puntiglio». Tuttavia, ha precisato Fini secondo quanto viene riferito da chi era presente alla conversazione, questo ragionamento politico non lo autorizzava a mettere il testo direttamente nel calendario di settembre: facendolo sarebbe, infatti, «venuto meno al proprio dovere istituzionale» visto che la maggioranza dei gruppi chiedeva l'esame del testo a luglio.

SCONTRO PD-PDL - La decisione di calendarizzare il ddl intercettazioni alla fine di luglio è stata assunta dalla presidenza della Camera davanti alla richiesta dei gruppi di maggioranza ed al no dell'opposizione. I tempi non saranno contingentati trattandosi di primo calendario. «Questo vuol dire - spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini - che il testo non verrà assolutamente votato a luglio ma che sarà necessario arrivare alla prima settimana di agosto. È una cosa non logica: serve solo a comprimere l'esame della manovra per un testo che comunque sarà modificato e dovrà tornare al Senato. Insomma, è una forzatura sbagliata». E dall'Udc Michele Vietti lancia un appello al Pdl: «fare una questione di puntiglio significa far spegnere la voglia di dialogare anche in chi quella voglia ha sempre dimostrato di averla». Ma la maggioranza respinge l'accusa al mittente. «Nessuna prova di forza ed è assolutamente improprio parlare di forzature», spiega il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. «Quel testo - sostiene - è stato 14 mesi alla Camera, poi parecchi mesi al senato e ora torna in terza lettura e in commissione si stanno facendo pure le audizioni. Andare a chiuderne l'esame entro la prima settimana di agosto è nell'ordine delle cose».

Redazione online


14/06/2010

Obbligo di restare a casa per i neopapà

Obbligo di restare a casa per i neopapà

L’esame del testo è iniziato alla Camera. Quattro giorni di congedo a stipendio pieno: sulla legge convergono Pdl e Pd. L'Italia segue l'esempio dell'Europa

 

 

Nel 2007 David Miliband, ministro degli Esteri di Brown, ha adottato il suo secondo bambino chiedendo il congedo parentale
Nel 2007 David Miliband, ministro degli Esteri di Brown, ha adottato il suo secondo bambino chiedendo il congedo parentale

ROMA - Niente giorni di ferie, anche perché il riposo non c’entra proprio. Niente permesso premio, visto che non sempre il capoufficio ha il cuore tenero. E niente fuga in pausa pranzo, con itinerario ufficio-ospedale-ufficio a tempo di record. Come nella maggior parte dei Paesi europei, anche i neopapà d’Italia potrebbero presto rinunciare ad affanni e sotterfugi pur di godersi in santa pace le prime ore dell’erede. «Congedo di paternità obbligatorio » si legge sulla prima pagina dei disegni di legge che la Camera ha cominciato a discutere mercoledì scorso. Se arriveranno al traguardo finale, i papà non avrebbero più scelta: subito dopo la nascita del bambino dovrebbero prendere quattro giorni di congedo. Non una possibilità, come già oggi consentito dalla legge sul congedo parentale. Ma un obbligo, come quello che impone alla mamma di non lavorare per i cinque mesi a cavallo del parto. Il tutto senza perdere un euro di stipendio: quei quattro giorni sarebbero a carico delle aziende per i lavoratori dipendenti e del sistema previdenziale per gli autonomi.

I papà come le mamme, o quasi. Per capire fin dall’inizio che la cura del bimbo non è una cosa da donne, ma un compito della famiglia, una croce e una delizia che mamma e papà devono condividere. Un libro dei sogni, tanto più adesso in tempo di crisi e di manovra? Non è detto. Le proposte di legge all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio sono due, molto simili. Per prima è arrivata quella del Pd, scritta da Alessia Mosca e firmata da 25 deputati. Poi è stata depositata quella del Pdl, autore Barbara Saltamartini, sottoscritta da 36 colleghi. «L’Europa ci impone di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne - spiega Mosca, la firmataria della proposta Pd - ma è opportuno riequilibrare anche un altro pezzo della vita, e cioè la cura dei figli che non può essere a carico solo delle mamme». Quei quattro giorni, dunque, avrebbero un valore simbolico. E sarebbero il primo passo di un lunghissimo percorso. «Il vero obiettivo - spiega Saltamartini, autrice del testo Pdl - è passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità. E quindi pensare non alla tutela delle donne, ma ad un sistema che consenta alla famiglia di organizzarsi».

C’è un esempio positivo. Il Portogallo ha introdotto il congedo obbligatorio per i papà nel 2002. Prima aveva solo quello facoltativo, ma non lo chiedeva nessuno, meno del 2% dei papà. Adesso sono arrivati al 22%. «Questo vuol dire che l’obbligo di restare a casa - spiega Mosca - può insegnare che prendersi cura dei bambini è bello. Può rompere un tabù, avviare una rivoluzione ». Forse anche in Italia dove, in attesa del congedo obbligatorio, quello facoltativo è una rarità: lo chiede meno del 4% dei padri. Obbligo di stare con i figli, dunque, per imparare a voler stare con i figli. È vero che alcune aziende già lo fanno per scelta, come nelle esperienze di Intesa San Paolo e Nestlé. Ma tutte le imprese accetterebbero un costo in più come questo? «Quattro giorni per lavoratore con un tasso di natalità dell’1,24% - dice Saltamartini - sono davvero poco cosa. E poi vogliamo aiutare le famiglie a fare figli e le donne a rimanere nel mondo del lavoro. Anche questo è sviluppo».

 

 

Lorenzo Salvia


05/06/2010

Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivio

Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivio

L’indagine | Sequestrati dal suo commercialista migliaia di documenti. I pm ora trattano per convincere Anemone a parlare

 

ROMA — Appalti pubblici, ristrutturazioni, incarichi ai consulenti: è stata trovata nell’archivio del commercialista Stefano Gazzani la nuova lista tuttora all’esame dei pubblici ministeri di Perugia. Sono 34 i faldoni sequestrati nello studio del professionista che curava gli affari di Diego Anemone, ma anche quelli del Provveditore Angelo Balducci e del funzionario Mauro Della Giovampaola. Migliaia di documenti acquisiti dai carabinieri del Ros che servono a ricostruire l’attività dell’imprenditore accusato di corruzione, l’elenco dei suoi clienti, i rapporti economici con i privati, ma soprattutto con gli enti pubblici. E uno dei «contenitori» ritenuto di maggior interesse investigativo è il numero 33, contrassegnato dalla dicitura «appunti Gazzani». Proprio per cercare di ottenere nuove conferme a quanto già emerso dalle intercettazioni telefoniche e dall’esame dei documenti contabili, i magistrati hanno proposto allo stesso Anemone una sorta di patto che preveda una linea morbida in cambio della sua collaborazione. E non escludono, nonostante le smentite ufficiale dei legali, di riuscire ad aprire una breccia.

Le due cassette
È il verbale di sequestro allegato al fascicolo processuale messo a disposizione degli indagati, a rivelare quanto è stato portato via dai militari dell’Arma: oltre al computer personale di Gazzani, quelli dei suoi collaboratori, almeno quattro chiavette Usb e le chiavi di due cassette di sicurezza che si trovano in una banca di San Marino. Poi c’è l’intero archivio con i faldoni divisi per nominativo e contenenti tutti i documenti relativi alle aziende, compresa la contabilità. E ancora: l’elenco dei clienti e quello dei consulenti utilizzati per effettuare i lavori, soprattutto quelli pubblici. Tra le carte, è stato rintracciato pure il resoconto di una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza negli anni scorsi. «Tutto è stato fatto secondo le regole - afferma l’avvocato Bruno Assumma - e lo dimostreremo proprio analizzando questa documentazione ».

Gli inquirenti sono convinti che numerosi lavori, soprattutto quelli effettuati negli appartamenti di privati, servissero ad Anemone a rafforzare la rete che gli consentiva poi di aggiudicarsi gli appalti pubblici. Il resto lo avrebbero fatto le «mazzette » versate. Nel «porto franco » di San Marino Gazzani è stato certamente svariate volte. Lì aveva accompagnato anche la madre di Claudio Rinaldi, il commissario dei Mondiali di Nuoto accusato di corruzione perché sospettato di aver preso soldi in cambio di alcune autorizzazioni concesse ad Anemone. E dunque il contenuto delle due cassette potrebbe rivelare nuovi dettagli su eventuali tangenti versate a funzionari e politici.

La trattativa
Proprio per avere chiarimenti su quanto emerso sino ad ora, i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi avevano convocato Anemone per un interrogatorio. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere », ha spiegato lui, ma qualcosa potrebbe cambiare nel suo atteggiamento. Sono stati gli stessi magistrati a prospettargli l’ipotesi di una collaborazione nel tentativo di aprire uno spiraglio. Sul tavolo della trattativa la Procura di Perugia può mettere il ritiro dell’istanza sul commissariamento delle aziende. L’udienza è fissata per mercoledì prossimo 9 giugno, dunque i tempi sono stretti. Però basterebbe una minima apertura dell’indagato per orientare le scelte dell’accusa. Una sorta di accordo che potrebbe comprendere anche il via libera al patteggiamento.

Ufficialmente i difensori smentiscono. «Posso escludere - dichiara l’avvocato Claudio Cimato - che il mio cliente abbia intenzione di parlare. Del resto non abbiamo ancora visto le carte processuali e fino alla discovery completa non ci sarà alcun cambio di linea». Parole che ricalcano quelle pronunciate un mese fa, nonostante Anemone avesse appena accettato di rispondere alle domande di un finanziere che si era presentato nel carcere di Rieti un’ora prima del suo ritorno in libertà. In quell’occasione l’imprenditore smentì la versione fornita dal generale dei servizi segreti Francesco Pittorru sulle due case regalate. «I soldi erano un prestito», aveva messo a verbale l’alto ufficiale. Anemone spiegò che aveva detto il falso.

Fiorenza Sarzanini


29/01/2010

La Gelmini annuncia le materie su YouTube

La Gelmini annuncia le materie su YouTube

 

Le prove scritte si terranno il 22 e il 23 giugno. Maturità: greco al classico, matematica allo scientifico


Esame di maturità (LaPresse)
Esame di maturità (LaPresse)

 

 

 

ROMA - Greco al Liceo classico; matematica al Liceo scientifico; lingua straniera al Liceo linguistico; pedagogia al Liceo pedagogico; figura disegnata al Liceo artistico: sono queste alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta degli esami di Stato 2010. Lo ha annunciato il ministro Gelmini con un video sul suo canale www.youtube.it/mariastellagelmini Le prove scritte dell'esame di maturità si terranno il 22 giugno (prima prova) e il 23 giugno (seconda prova). In particolare per la seconda prova scritta sono state selezionate, per i licei:


-liceo classico: greco;
-liceo scientifico: matematica;
-liceo linguistico: lingua straniera;
-liceo pedagogico: pedagogia;
- liceo artistico: figura disegnata.

TECNICI E PROFESSIONALI - Per gli istituti tecnici e professionali sono state scelte materie che, oltre a caratterizzare i diversi indirizzi di studio, hanno una dimensione tecnico-pratico-laboratoriale. Per questa ragione la seconda prova può essere svolta, come per il passato, in forma scritta o grafica o scritto-grafica o scritto-pratica, utilizzando anche i laboratori dell`istituto. Le materie scelte per alcuni indirizzi sono:

-istituto tecnico commerciale (ragionieri): economia aziendale;
- istituto tecnico per geometri: estimo;
- istituto tecnico per il turismo: lingua straniera;
- istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione: economia e gestione delle aziende ristorative;
- istituto professionale per i servizi sociali: tecnica amministrativa.

ARTISTICO - Per il settore artistico (licei e istituti d`arte) la materia di seconda prova ha carattere progettuale e laboratoriale (architettura, ceramica, mosaico, marmo, oreficeria ecc.) e si svolge in tre giorni. Materie affidate ai membri esterni: il decreto individua, inoltre, le materie affidate ai membri esterni. Quest'anno, per la prima volta, è stata affidata al commissario esterno la lingua straniera nei licei scientifici. (fonte Apcom)


08/10/2009

Lodo, premier contro Consulta e Colle

Lodo, premier contro Consulta e Colle

 

"Italiani vedranno di che pasta sono io"

 

 

ROMA - La mattina dopo è lo stesso. Silvio Berlusconi non si sposta di una virgola: la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano per il premier arriva da sinistra. Dalla "minoranza di toghe rosse organizzatissime". E non cala nemmeno la sua rabbia contro Napolitano, il Capo dello Stato che aveva garantito la legge con la sua firma. E poi il Cavaliere affronta di petto le future vicende giudiziarie: "Mi difenderò nelle aule e in tv, gli italiani vedranno dic he pasta sono fatto".

Avanti con più grinta Berlusconi va "avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta". Intervistato dal Gr Rai, il presidente del Consiglio conferma punto per puntole critiche a Consulta, opposizione, stampa e Capo dello Stato. E precisa: questo esecutivo "si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese. Meno male che Silvio c’è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra che hanno una minoranza di magistrati che usa il potere giudiziario a fini di lotta politica, più del 70% della stampa, con in testa Repubblica, i programmi di approfondimento della tv pubblica pagati con i soldi di tutti e un Capo dello Stato di sinistra, nonché una Consulta con 11 giudici di sinistra che non è un organo di garanzia, ma politico".

Napolitano di sinistra All’indomani della bocciatura del lodo Alfano, la legge che gli garantiva la sospensione dei suoi processi penali, il premier torna ad attaccare il Capo dello Stato perché di sinistra e perché avrebbe contribuito a formare una Corte Costituzionale di sinistra. "Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza di sinistra, ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia", ha detto al Gr1. L’ultimo giudice di nomina presidenziale è stato Paolo Grossi, professore di storia del diritto italiano, nel febbraio 2009. Dei 15 giudici della Consulta cinque sono nominati dal Quirinale, cinque dal parlamento e cinque dalle alte magistrature dello Stato. Il premier ha promesso affronterà gli impegni di governo e i due processi in cui è imputato a Milano, che si riparono per lui dopo la bocciatura del lodo, "se possibile con ancora più grinta".

La difesa Pronto a difendersi nelle aule di tribunale e "andando in televisione" per dimostrare "di che pasta sono fatto": lo ha detto il presidente del Consiglio. "Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi che - ha detto il premier - illustrerò agli italiani andando anche in tv, mi difenderò io stesso anche nelle aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori e mostrando agli italiani di che pasta sono fatti loro e, se mi consente di che pasta sono fatto io".


07/10/2009

Berlusconi attacca la Corte e Napolitano

Berlusconi attacca la Corte e Napolitano

 

Alfano: «non faremo legge costituzionale, immunità parlamentare non in agenda». Il premier: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti». Affondo sul Quirinale: «Sapete da che parte sta»

 

 

 

 

ROMA - «Mi sento preso in giro, Napolitano non mi interessa». Da Silvio Berlusconi piovono pietre sul Quirinale dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Poco prima il premier, riferendosi a Napolitano, aveva detto «sapete da che parte sta». Immediata la replica del Colle: «Il presidente sta dalla parte della Costituzione, con assoluta imparzialità». Quindi il nuovo attacco del premier, mentre rientra a palazzo Grazioli: «Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa... Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso».

«CONSULTA DI SINISTRA» - Il presidente del Consiglio sposa la tesi del giudizio politico: «Siamo assolutamente convinti dell'indispensabilità dell'essere noi qui a salvaguardare l'Italia e gli italiani di fronte a questa sinistra che si è impadronita della Corte Costituzionale e che ha prodotto una sentenza assolutamente politica» ha detto in serata. E poco prima, commentando a caldo il verdetto: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti. Dobbiamo governare cinque anni, con o senza Lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo». Un Berlusconi visibilmente irato, mentre si dirigeva a Palazzo Venezia per la mostra «Il potere e la grazia», se la prende anche con il capo dello Stato facendo l'elenco di una certa Italia tutta in mano alla sinistra: «La sintesi qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così». E giù con l’elenco della presenza della sinistra in media e istituzioni: «Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici».

ATTACCO AL CAPO DELLO STATO - Poi l’accenno a Napolitano: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico». Dopo la visita alla mostra «Il potere e la grazia» Berlusconi ha avuto un breve incontro privato con il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, a palazzo Venezia. Poco prima Berlusconi aveva fatto una battuta: «La mostra è bellissima, ho detto a Sua Eminenza che c'è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori della sinistra...».

LA NOTA DI PALAZZO CHIGI - Da Palazzo Chigi arriva una nota, dai toni sempre duri ma più equilibrati: «Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo - sottolinea il premier -. La solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento nè tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l'attuale governo». «Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte - conclude la nota diffusa da Palazzo Chigi - cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza».

ALFANO: «CONFLITTO PREMIER-CITTADINO» - «È una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia» ha commentato il ministro della Giustizia Alfano. «Con la bocciatura del lodo si crea un problema: da una parte c'è Silvio Berlusconi premier, legittimato da milioni di voti, che ha diritto di governare, e, dall'altra, vi è il cittadino Silvio Berlusconi, che ha il diritto di difendere se stesso nelle aule di tribunale - ha detto in serata il ministro, ospite di Porta a Porta -. Non abbiamo intenzione di seguire la via della legge Costituzionale. Questo aprirebbe il campo a un'ipotesi di immunità parlamentare che non è nella nostra agenda. Comunque sulle valutazioni faremo il punto giovedì quando è convocato un ufficio politico del Pdl».

FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato invece il premier, dopo che era stata resa nota la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, rassicurandolo, secondo quanto si è appreso in ambienti parlamentari, sulla volontà di andare avanti in questa legislatura. La maggioranza è quella uscita dalle urne ed è solida, avrebbe tra l'altro detto Fini al presidente del Consiglio.

BOSSI: «PRONTI ALLA GUERRA» - Minacciosi i toni di Umberto Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra. Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L'ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l'ho trovato deciso a combattere».

GASPARRI: «CORTE NON PIÙ ORGANO DI GARANZIA» - Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, spara invece ad alzo zero contro i giudici che hanno bocciato il Lodo Alfano: «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».

GHEDINI: «PROCESSI EVANESCENTI» - «Con questa decisione si pretende - secondo Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi -, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali e internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi». «Riprenderemo questi processi - ha annunciato il deputato Pdl - nella consapevolezza che con un giudice super partes sarà certamente riconosciuta l'estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato».

TREMONTI E SACCONI - Attestato di stima al premier anche da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti: «Fare parte del governo presieduto da Silvio Berlusconi è stato, è e sarà per me un grandissimo onore». E il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Sono certo che, come me, la gran parte degli italiani esprime un immediato sentimento di solidarietà con il presidente del Consiglio democraticamente eletto, di fronte a una non casuale somma di azioni rivolte a destabilizzare il governo nel mezzo della grande crisi». Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni: «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Berlusconi».


La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»

La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»

 

PECORELLA: «Il risultato non cambia il quadro politico». Violati articoli 138 (ricorso a una legge costituzionale) e 3 (uguaglianza). La decisione presa a maggioranza: 9 a 6

 

La Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale

ROMA - Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell'articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza (leggi il verdetto). La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

ACCOLTI RICORSI - La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.

CAMERA DI CONSIGLIO - I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l'Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.

POLEMICHE - Sentenza che è stata accolta con ira da parte del premier Silvio Berlusconi e della maggioranza degli esponenti di Pdl e Lega. Nella sua prima reazione a caldo poi il presidente del Consiglio ha innescato una polemica con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Alle accuse di Berlusconi il Quirinale ha risposto con una nota. Diverso, ovviamente, il parere dell'opposizione, per la quale la sentenza della Corte Costituzionale va rispettata.

 

 


Lodo Alfano, attesa per il verdetto

Lodo Alfano, attesa per il verdetto

 

Giustizia e politica. I giudici tornano a discutere sulla legge che sospende i processi delle 4 alte cariche

 

La Corte Costituzionale
Il Palazzo della  Corte Costituzionale

ROMA - Mentre i giudici della Corte Costituzionale hanno sospeso la camera di consiglio senza alcun verdetto sul «Lodo Alfano» (la decisione è attesa in serata), Umberto Bossi surriscalda gli animi dell'agone politico: «In caso di bocciatura del Lodo Alfano? Trascineremo il popolo», dice il ministro. «Il popolo ce l'abbiamo - aggiunge - Ma io sono per la saggezza: chi è che vuole sfidare l'ira dei popoli?».

DISCUSSIONE - Intanto la Corte si è aggiornata alle 15.30-16.00, per riprendere la discussione, a porte chiuse, sulla legittimità della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo il primo «giro d'orizzonte», quella di oggi dovrebbe essere la giornata decisiva per la sentenza.

ATTESA - L'atteso «verdetto» sotto le telecamere puntate è ormai questione di ore, un paio di giorni al massimo assicurano i bene informati. Una dead line c’è: giovedì pomeriggio alcuni giudici dovranno partire per il Portogallo, dove saranno impegnati con i colleghi portoghesi e spagnoli. Ecco perché gli avvocati difensori del premier si aspettano che la decisione sul "lodo" sia presa entro giovedì mattina. Non è un mistero che la scelta divide anche i giudici.

COMMENTI - Una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico» ha affermato il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò. Tra i legali del Cavaliere, è sembrato però diffondersi un certo ottimismo; lo stesso Niccolò Ghedini avrebbe spiegato di considerare gli attacchi ricevuti da Pd e Idv per la sua arringa un segno di nervosismo dell'opposizione, una specie di sensazione che il vento spira a favore di Palazzo Grazioli. Non a caso è stato proprio lui, in serata, a descrivere l’umore del premier come «eccellente», mentre il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si spinge addirittura a dire che è «alle stelle, come i sondaggi».


Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»

Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»

 

Bersani: «Frasi inaccettabili». Donadi: «Dite al senatur che asterix non esiste». Il ministro: «Se il lodo Alfano fosse bocciato le elezioni regionali diventerebbero politiche»

 

Umberto Bossi (Ansa)
Umberto Bossi (Ansa)

MILANO - «Io sono per la saggezza. Perché sfidare l'ira dei popoli?». Umberto Bossi dice di «non avere segnali» sulla bocciatura o meno della Corte costituzionale del Lodo Alfano, ma appare comunque ottimista. «Non sarà bocciato, speriamo bene - aggiunge. - Non si può sfidare l'ira dei popoli...».

COLLOQUIO - Dichiarazioni che arrivano dopo l'incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perché dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?». E Se il Lodo Alfano venisse bocciato? Allora, spiega il Senatùr, «noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli». Più tardi il ministro chiarisce: in caso di bocciatura del provvedimento, le elezioni regionali diventerebbero «politiche». Lì «il popolo si esprimerà su Berlusconi», che «naturalmente vincerebbe».

REAZIONI - Le dichiarazioni di Bossi provocano immediate reazioni politiche. «È inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale» afferma Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd. «Le decisioni che arriveranno dalla Consulta - continua Bersani - devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso - conclude - vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l'ha lui». «Bossi vuole trascinare il popolo e precisa che si riferisce ai vecchi Galli? - afferma in una nota il capogruppo IdV alla Camera, Massimo Donadi - Qualcuno spieghi al 'senatur' che Asterix e Obelix non esistono. E gli ricordino anche che è un ministro della Repubblica e che certi toni sono pericolosi perché infuocano gli animi e incitano alla violenza. Poi saremmo noi gli eversori».


06/10/2009

Lodo Alfano, la parola alla Consulta

Lodo Alfano, la parola alla Consulta

 

Se fosse bocciato, le alte cariche non godrebbero più della sospensione dei processi. Ghedini: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Pecorella: «Il premier non è come gli altri»

 

Francesco Amirante, presidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica)
Francesco Amirante, presidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica)

ROMA - Il lodo Alfano, ovvero la norma che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato, è al vaglio della Corte costituzionale. I quindici giudici del massimo organismo giuridico italiano, riuniti nel palazzo della Consulta, dovranno stabilire se la legge - che ha permesso la sospensione dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi - sia in linea con la Costituzione. In caso contrario decadrà e da quel momento si apriranno diversi possibili scenari, considerando che il leader del Pdl potrà nuovamente finire in tribunale. Anche per questo motivo la seduta è seguita da vicino dagli inviati dei media italiani e stranieri, presenti in massa, al punto che per ospitarli tutti è stato allestito un collegamento televisivo con circuito interno nella Sala avvocati attigua a quella dove si svolgono le udienze.

«LA DECISIONE NON SIA POLITICA» - L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, dice di aspettarsi «che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche». A chi gli fa notare che la discussione di oggi avviene proprio all'indomani delle polemiche scoppiate sulla sentenza sul Lodo Mondadori, Pecorella risponde: «Il Lodo Mondadori non c'entra nulla, abbiamo fiducia in questi giudici, perchè pensiamo che non si lasceranno influenzare da altre questioni». Sul verdetto della Consulta, e sui tempi di attesa di questo, il legale del premier non si sbilancia: «Meglio non fare mai previsioni - afferma - io sono fiducioso. Certo, se c'è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni». Pecorella, poi, ricorda come il Lodo Alfano sia «una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004», quando bocciò il Lodo Schifani. «Ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò». La legge che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato dai procedimenti penali, conclude, «non è una anomalia europea, in quasi tutti i Paesi d'Europa esiste uno strumento simile».

NON AMMESSA LA PROCURA DI MILANO - Nel frattempo, la Corte non ha ammesso l'intervento della Procura di Milano nel giudizio riguardante la legittimità del Lodo Alfano. La decisione è stata comunicata dal presidente della Corte, Francesco Amirante, alla ripresa dell'udienza dopo che i giudici si erano ritirati in camera di consiglio per decidere in proposito. Il professor Alessandro Pace, che aveva presentato memorie alla Consulta per sostenere l'illegittimità del Lodo a nome della Procura di Milano, non potrà dunque intervenire nell'udienza pubblica. E' passato così al relatore Franco Gallo il compito presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma, ovvero le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.

Niccolò Ghedini, uno degli avvocati del premier (Afp)
Niccolò Ghedini, uno degli avvocati del premier (Afp)

«UGUALE PER TUTTI, MA...» - Poi è stato il turno dei legali di Berlusconi (oltre a Pecorella anche Niccolò Ghedini e Piero Longo). «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto Niccolò Ghedini in un passaggio del suo intervento, durato 15 minuti. L'avvocato del presidente del Consiglio, che è anche parlamentare, ha sottolineato che con il Lodo «è stato realizzato, con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente». «Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più 'primus inter pares', ma deve essere considerato 'primus super pares»'. Pecorella ha aggiunto che bisogna prendere atto del fatto che «con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali».

«PERCHE' NON E' IMMUNITA'» - E' stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, secondo il legale ha «come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili». In particolare, la sospensione della prescrizione «esorcizza l'ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità». Così non è, a detta dell'avvocato Longo. Anche perchè - ha evidenziato - la sospensione del processo è prevista nel codice penale nel caso di legittimo impedimento dell'imputato. Il Lodo, dunque, «non è legato alla mera carica o alla funzione ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica». Difatti - ha aggiunto Longo - «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».

«IL DANNO MINORE» - L'avvocatura generale dello Stato ha infine sostenuto che il Lodo è il «danno minore» per il sistema giuridico. Spiega l'avvocato Glauco Nori: «La "ratio" della norma è la soluzione del possibile conflitto fra le esigenze legate alle funzioni di governo e al diritto alla difesa in processo: un problema non ipotetico ma reale, in corso, che è giusto sia stato affrontato e risolto dalla legge ordinaria. Si tratta di un problema di compatibilitá fra due interessi, entrambi totalmente tutelati e garantiti dalla Costituzione». Si chiede a tal proposito Nori: «Quale mezzo c'era per risolverlo, diverso da quello adottato dal legislatore? Se il problema è la contemporaneitá fra le due esigenze, non si può certo pensare di andare nella direzione dell'eliminazione totale di questa contemporaneitá, concedendo l'impunitá al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali». Per questo «la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore».

GLI SCENARI - L'udienza è poi stata tolta e ora si attende la camera di consiglio, il cui inizio è previsto per il pomeriggio. Secondo alcune indiscrezioni , è possibile un rinvio qualora un giudice chieda tempo per lo studio degli atti. Rinvio che potrebbe andare anche alla settimana prossima, visto che giovedì cinque giudici sono attesi a un incontro internazionale all'estero. Tre sono le possibili soluzioni: il no ai ricorsi e quindi l'ok al Lodo Alfano così com'è; l'accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un disegno di legge; e infine la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani.