07/09/2011

Diego Forlan: «La mia esclusione dalla Champions? Colpa dell'Atletico Madrid»

Diego Forlan: «La mia esclusione dalla Champions? Colpa dell'Atletico Madrid»

CALCIO. Il giocatore accusa la sua ex-squadra, mentre continuano le voci sulla panchina: doveva arrivare Del Bosque

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21/09/2010

Unicredit, scontro tra i soci: Profumo sfiduciato dal cda

Unicredit, scontro tra i soci: Profumo sfiduciato dal cda

Dopo un lungo braccio di ferro il consiglio di amministrazione ha votato quasi all'unanimità l'esclusione del manager che, a dispetto delle voci, non ha presentato le dimissioni. Le deleghe passano al presidente Diter Rampl

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27/07/2010

«Belen usa droga? Niente Festival» E Corona: usata per gonfiare inchiesta

«Belen usa droga? Niente Festival» E Corona: usata per gonfiare inchiesta

Il sindaco della città ligure ricorda il caso Morgan: «Non cambio idea se una ha un bel sedere», «farò le barricate affinché venga scelta una persona onesta e perbene»

 

Belen Rodriguez in una foto pubblicata su Facebook
Belen Rodriguez in una foto pubblicata su Facebook

SANREMO - L'anno scorso Morgan fu escluso dal festival dopo le sue controverse dichiarazioni sulla droga. Un caso che sollevò numerose polemiche. Quest'anno, a Sanremo, vogliono evitare che si ripeta una vicenda simile. Almeno è questo l'auspicio del sindaco, Maurizio Zoccarato. Durante la presentazione del concorso "Area Sanremo", a Milano, il primo cittadino è stato categorico: «Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa». Il riferimento è il coinvolgimento di alcuni personaggi celebri nella vicenda che ha portato alla chiusura dell'Hollywood. «Se Belen ha fatto uso di droga - afferma Zoccarato - non mi farebbe piacere vederla sul palco dell'Ariston».

BARRICATE - In un primo momento il sindaco aveva risposto in modo favorevole a domande sull'eventualità di Belen presentatrice alla prossima edizione del Festival. «Mi sembra una splendida idea - aveva detto - anche per dare un'immagine un po' più giovane e mondana della città». Poi, quando gli è stato riferito dell'inchiesta in corso a Milano e delle ammissioni della Rodriguez sull'uso di cocaina, Zoccarato ha rettificato il suo pensiero. «Così come non mi faceva piacere avere Morgan associato alla mia città, non cambio idea se una ha un sedere più bello piuttosto che dei capelli strani. Se puniamo nel Giro d'Italia chi viene preso con il doping dobbiamo dare lo stesso segnale con la musica: farò le barricate affinché venga scelta una persona onesta e perbene».

CORONA: «BELEN USATA» - Fabrizio Corona difende, nel frattempo, Belen: «È una vergogna - si è lamentato il fotografo, che con Belen ha una relazione tormentata - che sia stato fatto il suo nome in questa inchiesta solo per "gonfiarla"». Quando Belen ha sniffato cocaina, ha aggiunto Corona, «era solo una ragazzina. Ora ha un'immagine diversa ed è molto dispiaciuta per la pubblicità che le è arrivata addosso con questa inchiesta». Riguardo alle indagini che hanno portato al sequestro dell'Hollywood e del The Club per il giro di droga che si era creato nei bagni e nei privè, il fotografo ha un'opinione netta: «È l'ennesimo scandalo portato avanti dai magistrati che dovrebbero prendersela coi delinquenti veri». Secondo il re dei paparazzi, esperto di movida e locali milanesi «i magistrati hanno chiuso l'Hollywood perché è l'Hollywood, ma per il consumo di cocaina dovrebbero chiudere tutti i bar, le discoteche e le università della città». La cocaina, ha aggiunto, «sta ovunque, non solo nelle serate vip».

Redazione online


24/07/2010

Monopoly, guerra all’ultimo voto tra i comuni italiani

Monopoly, guerra all’ultimo voto tra i comuni italiani

Dalla Romagna alla Puglia, le amministrazioni locali scendono in campo per conquistare una casella sulla prossima edizione italiana del gioco da tavola. Grandi città (per ora) escluse. Ma a Milano hanno deciso che quando il gioco si fa duro...

 

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Appelli al voto in diretta tv. Banner lampeggianti sui siti istituzionali. Sindaci che cambiano la toponomastica della propria città. Assessori al Turismo impegnati ad organizzare un evento dietro l’altro.

Di mezzo non c’è nessuna emergenza pubblica o avviso straordinario. Ma solo l’ultima guerra scoppiata tra le amministrazioni pubbliche italiane per accaparrarsi un posto sulla prossima edizione speciale di
Monopoly, il gioco da tavola che da 75 anni ha appassionato oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo.

In occasione delle celebrazioni per l’Unità di Italia, la casa di distribuzione Hasbro ha deciso di lanciare una nuova versione, in cui al posto di Parco della Vittoria o Vicolo Stretto (i nomi dell’edizione originaria del 1935, scelti a partire dalla toponomastica di Milano), ci saranno quelli di piccole e grandi città del Belpaese. A decidere chi avrà l’onore di campeggiare sul tabellone saranno gli utenti stessi, che fino al 28 luglio potranno votare sul sito
www.monopolyitalia.it le 22 località da inserire.

Quella che in origine doveva essere solo una campagna di marketing in salsa 2.0, si è presto trasformata in una vera e propria battaglia politica, che ha fatto irruzione negli ordini del giorno dei Consigli Comunali e mobilitato decine di Giunte lungo lo stivale.


A lanciare il guanto di sfida è stata l’amministrazione di Sanremo, organizzando lo scorso maggio una serie di eventi (tra cui una serata di gala al Casinò in cui l’unico protagonista era Monopoli) per far salire le quotazioni della città dei fiori.


Ad attirare ancora più attenzione (e polemiche) era stato il recente appello del Sindaco di Milano, Letizia Moratti.
Ai cronisti che le chiedevano novità sulle aree dove si svolgerà l’Expo 2015 ha risposto con un perentorio: “Milano è al momento fuori dalle 22 città che entreranno nel gioco e quindi faccio un appello ai cittadini milanesi perché votino la loro città perché Milano sia presente in questo bellissimo gioco”. Oggi  in piazza San Carlo è stato organizzata una mobilitazione per il rilancio della candidatura: allestiti 50 tabelloni dove adulti e bambini si sfidano a colpi di dadi nella costruzione di case e alberghi tra vicolo Stretto e parco della Vittoria. Così Milano è riuscita a scalare numerose posizioni e, ad oggi, ha raggiunto il 21/o posto in graduatoria. Ma le preferenze conquistate non la rendono ancora immune dal rischio di sorpassi dell'ultima ora. "La nostra presenza, con i simboli tradizionali all'interno di un gioco storico che conoscono tutti, dai nonni ai nipoti - ha affermato l'assessore Alessandro Morelli - rappresenta un'opportunità importante di comunicazione e promozione per far entrare Milano nelle case di tutto il Paese". Alla faccia di chi lo considera solo un gioco!

Anche perché la concorrenza è spietata. Soprattutto da parte delle piccole località che riescono a far leva su un forte campanilismo.
Grazie al tam tam su Facebook e sulla stampa locale, al momento il podio è presidiato da Barletta, Isola d'Elba e Andria. Per Catanzaro sembrava aver contribuito molto la campagna lanciata dall’amministrazione comunale sui siti isituzionali, dove banner lampeggianti invitano i cittadini a votare per la provincia calabrese, ma il capoluogo calabrese è ormai scivolato oltre il ventesimo posto.

Se non altro per la forte omonimia, anche la cittadina pugliese di Monopoli ha deciso di fare le cose in grande. Tra il 19 e il 20 luglio, il sindaco ha promosso un festival di due giorni all’insegna del motto “Monopolyzziamo Monopoli”. Le vie del centro sono state ribattezzate con quelle del gioco da tavola e così pure l’insegna all’ingresso della città (da Monopoli a Monopoly), mentre nella piazza principale è stato montato un mega-tabellone di 150 metri quadrati con tornei “viventi”.


Dal Piemonte alla Riviera Romagnola, per arrivare alle più piccole località del Sud, l’ingresso su Monopoli continua a tenere banco nel dibattito politico. A Torino è scesa in campo la Lega Nord che, attraverso il segretario provinciale Stefano Allasia,
ha invitato i cittadini a spingere su le località piemontesi. E non ha perso l’occasione per lanciare una frecciatina al Pd locale: “Ci aspettavamo una proposta del genere anche dalla sinistra, che tante volte ha presentato Torino come città laboratorio, ma ciò non è avvenuto. Notiamo con rammarico che il Pd torinese è più attento a far fare brutte figure alla propria città e a sperperarne il denaro pubblico, piuttosto che a promuoverne l’immagine”. Il Partito Democratico si è comunque fatto sentire a Rimini e Riccione, dove l’assessore provinciale al Turismo Fabio Galli ha lanciato un appello proprio su Facebook: "E' un gioco e come tale va preso... ma chi di noi non ha mai fatto una partita a Monopoli? E se nel prossimo monopoli rinnovato ci fossero le caselle Rimini e Riccione anziché vicolo corto e via della vittoria? È un modo anche questo per essere alla ribalta”.

Sarà pure solo un divertissement estivo, fatto sta che vedere piccoli e grandi comuni sfidarsi a colpi di appelli e trovate promozionali, ricorda tanto la battaglia che si è innescata negli Stati Uniti per convincere Google ad avviare nella propria città i primi test per la banda larga superveloce. Anche lì c’è stato chi ha cambiato il nome in Google-City, sindaci che si sono buttati nelle acque ghiacciate di un lago
o in mezzo a un branco di squali. Sarebbe bello (oltre che molto più utile per il rilancio del turismo e dell’economia), vedere i politici nostrani mostrare lo stesso attivismo anche per offrire connessioni più veloci ai propri cittadini.

 

Nicola Bruno


12/04/2010

Lettera in bacheca, Tiziana Ferrario attacca Minzolini

Lettera in bacheca, Tiziana Ferrario attacca Minzolini

Rai. Dopo l’esclusione dalla conduzione del Tg1

 

Tiziana Ferrario (Granataimages.com)
Tiziana Ferrario (Granataimages.com)

ROMA—«La nostra redazione non era mai scesa così in basso, al Tg1 si sta consumando un disastro», scrive in una lettera aperta ai colleghi, affissa ieri in bacheca, il mezzobusto Tiziana Ferrario che da una settimana non va più in video dopo quasi 30 anni. «L’ambizione di alcuni di voi e la paura di altri vi impedisce di parlare apertamente. Siamo stati messi gli uni contro gli altri, molti sono emarginati, altri hanno tripli incarichi».

Lo sfogo continua così: «Non vedo più scoop da tanto tempo, abbiamo perso credibilità». Un attacco al direttore Augusto Minzolini che le risponde duramente: «La Ferrario stava lì da 29 anni e passa, mentre tante altre professionalità appassivano alla sua ombra. E non era giusto cambiare? Si lavora anche senza conduzione, vediamola, la sua produttività. Un totem come Frajese in video ci rimase 10 anni, Vespa sei. Ho fatto quello che andava fatto molto prima».

Giovanna Cavalli


09/03/2010

Caos liste, nuovo round nel Lazio Pannella: «Spostare il voto di un mese»

Caos liste, nuovo round nel Lazio Pannella: «Spostare il voto di un mese»

 

Di pietro: «Berlusconi? fa come il marchese del Grillo». de magistris attacca napolitano. Dopo la bocciatura del Tar la parola all'ufficio elettorale. Bersani dice no al rinvio: «Sarebbe un altro pasticcio»

 

Pannella e Bonino (Lapresse)

ROMA - Nel Lazio è ancora caos liste. All'indomani della bocciatura del Tar, che non ha riammesso la lista del Pdl Roma, i riflettori sono ora puntati sull'ufficio elettorale del Tribunale, al quale lunedì è stata consegnata ex-novo la documentazione e che deciderà in giornata sull'ammissione o meno della lista alle prossime Regionali. «L'ordinanza del Tar vincola tutte le parti del processo, quelli che hanno perso e quelli che hanno vinto, e in particolare l'ufficio circoscrizionale elettorale, a rispettarla» dicono i legali del Pd. Dal canto loro, gli esponenti del centrodestra confidano nel nuovo iter, ritenendo di aver risolto il caso con il varo del decreto interpretativo e sperando dunque che l'ufficio centrale circoscrizionale non segua l'orientamento del Tar secondo il quale, fra l'altro, il decreto non può essere applicato perché la Regione ha una sua legge elettorale. Tra le file della maggioranza l'ipotesi di un rinvio del voto in Lazio si fa sempre più insistente. «Sono sereno perché‚ penso che il Consiglio di Stato, nella sua giurisprudenza, privilegia il diritto degli elettori al voto e, dunque, si andrà verso un ripristino della lista e un conseguente rinvio delle elezioni» ha scritto in una nota il ministro per l'Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi.

PANNELLA: «RINVIO DI UN MESE» - Anche i Radicali sono d'accordo con il rinvio della competizione elettorale, ma in tutte le regioni italiane. Riuniti in assemblea nazionale per fare il punto sulle iniziative da intraprendere dopo l'approvazione del decreto "salva-liste", hanno proposto una sanatoria per le firme delle liste già presentate e il rinvio del voto di un mese. «Per sanare una situazione pregressa proponiamo il rinvio del voto di un mese perché altrimenti la campagna elettorale non è legale - dice Marco Pannella durante l'assemblea nazionale del partito -. È necessario dare la possibilità a tutti, non solo al Lazio e alla Lombardia, di votare correttamente e legalmente». Dello stesso avviso è Marco Cappato, candidato in Lombardia, che ha sottolineato «la necessità di riconquistare il diritto di andare a un voto democratico. Non proponiamo un ritiro delle candidature, ma un rinvio, uno spostamento del voto per riportare la situazione alla legalità». Pannella ha quindi sottolineato di essere contrario all'ipotesi del ritiro di Emma Bonino, «anche perché non mi sembra tecnicamente possibile».

«PASTICCIO SU PASTICCIO» - Assolutamente contrario all'ipotesi di un rinvio del voto è invece il Pd. «Per l'amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio - dice Pierluigi Bersani -. Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? È ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C'è una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto» ha tuonato il segretario dei democratici, motivando con queste parole la sua contrarietà dei democratici all'ipotesi di rinvio del voto nel Lazio. «Come si vede il pasticcio si ingrossa. Volevano farsi una norma su misura e hanno sbagliato anche la misura» ha aggiunto Bersani, attaccando il governo dopo che il Tar ha escluso la lista del PdL nel Lazio. «Quello che denuncio con più forza - ha detto il leader Pd al termine della riunione del gruppo del Pd che ha deciso di fare ostruzionismo in Parlamento - è che pasticcio dopo pasticcio la maggioranza e il governo stanno impedendo al Paese di parlare dei suoi problemi». Per questo, ha aggiunto Bersani, «useremo la nostra mobilitazione di sabato non solo per protestare ma anche per affermare che le priorità del Paese sono democrazia e lavoro».

IDV ALL'ATTACCO - «Berlusconi fa come il marchese del Grillo: siccome comando io, mi faccio la legge come voglio io... E il presidente della Repubblica che gli va appresso...» è l'attacco di Antonio Di Pietro, intervistato su Sky Tg24. Il leader dell'Idv ha assicurato che con il Pd si andrà in piazza «insieme con grande determinazione». La decisione del capo dello Stato di firmare il decreto «salva-liste» non è stato «un comportamento corretto», ma «da oggi in poi Italia dei valori vuole evitare che puntando l'attenzione sul Quirinale si distrae l'attenzione sull'assassino della legalità, che è Berlusconi». Il leader dell'Idv ha quindi paragonato «Benito Mussolini e Benito Berlusconi: sono la stessa cosa. Se vinciamo due a zero farà una legge secondo la quale lo zero vince sul due, sono cose che faceva Mussolini». Affondo sul presidente della Repubblica invece da parte di Luigi de Magistris: «Napolitano non sta facendo in realtà nulla per impedire lo svuotamento della Costituzione e non usa gli strumenti che la Carta gli affida per arginare il costante abuso del diritto» scrive l'ex pm sul suo blog, sostenendo che il Colle sta in questo modo «avallando l'attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli ed oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi».

«FINITELA!» - D'altra parte, il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, in una nota si rivolge duramente all'opposizione: «Adesso basta! Finitela! Abbassate le grida, le urla, gli strepiti. Smettetela di mettere in scena l'ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese?». «Che cosa volete - chiede Bondi? - Volete che il Pdl venga escluso dalle elezioni? Volete vincere a tavolino le elezioni? E volete pure fare una bella manifestazione per mettere sotto accusa il partito di maggioranza relativa?», chiede il ministro dei Beni Culturali. «Recuperate un poco di ragionevolezza - è l'invito di Bondi -, fate valere un minimo di ragionamento politico, mantenete almeno un briciolo di rispetto per le istituzioni. Siamo capaci anche noi, se lo volessimo, di fare delle belle manifestazioni, di fare lo sciopero della fame, ma siamo troppo preoccupati dello stato della nostra democrazia e del futuro di questo Paese, per scendere al vostro livello», conclude.

 

Redazione online


Csm: le denigrazioni del premier mettono a rischio la democrazia

Csm: le denigrazioni del premier mettono a rischio la democrazia

 

Il Consiglio superiore della magistratura. Se provengono «dal massimo rappresentante del potere esecutivo» costituiscono un grave danno

 

(Ansa)
(Ansa)
ROMA - Le dichiarazioni rilasciate in questi mesi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro la magistratura rappresentano un «gravissimo vulnus alla credibilità della giurisdizione», sono «del tutto inaccettabili» e mettono a rischio la stessa democrazia, proprio perché «provenienti dal massimo rappresentante del potere esecutivo». Lo sottolinea la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) nella pratica a tutela approvata all'unanimità e che mercoledì verrà esaminata dal plenum. «L'assunto di una magistratura requirente e giudicante che persegua finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini - si legge nel documento - costituisce la più grave delle accuse e integra, anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, un'obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati».

RISPETTO - Deve essere ristabilito «un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura», che è una «condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica», dice la prima commissione del Csm nel «pressante appello» che rivolge «a tutte le istituzioni». «Non è ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena - avverte la Commissione - la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale».

COMMENTI - Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha subito commentato la nota della prima commissione del Csm: «C'è da chiedersi se il Csm non si ritenga ormai una "terza Camera". È assurdo e impensabile nel resto dei Paesi occidentali. A mettere a rischio la democrazia sono proprio coloro che, indossando la toga, parlano come se fossero esponenti di parte o di fazione».


09/07/2009

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

 

Accordo anche sul Clima. Ma india e cina bloccano l'intesa sui gas serra. Approvata la dichiarazione economica:«Mantenere aperti i mercati. Le persone al primo posto»

 

 

(Afp)

 

Berlusconi con la Merkel (Reuters)
Berlusconi con la Merkel (Reuters)

L'AQUILA - I segnali positivi ci sono. Ma la situazione economica mondiale rimane «incerta» con «rischi significativi per la stabilità». Per questo i Paesi si impegnano a fare «tutti i passi necessari per sostenere la domanda e ripristinare la crescita», mantenendo «liberi e aperti i mercati» e respingendo «il protezionismo di ogni genere» . È questo il messaggio principale contenuto nella dichiarazione economica approvata durante la prima giornata del G8 dell'Aquila. Nuove regole globali, lotta ai paradisi fiscali e attenzione al lavoro e al sociale sono le altre priorità toccate dal documento.

VIA PER LA RIPRESA - I Grandi sottolineano «i progressi raggiunti finora nel ripristinare la fiducia, stabilizzare il settore finanziario e fornire lo stimolo per sostenere la crescita e per creare posti di lavoro», ma «la situazione rimane incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria». Le misure dei governi a sostegno dell'economia, che gli stessi si impegnano a continuare a fornire, «hanno avuto un impatto sulle finanze pubbliche». Per questo i Grandi si impegnano «ad assicurare la sostenibilità fiscale a medio termine». I capi di Stato e di governo affermano il loro impegno a raggiungere una chiusura positiva della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio in maniera «rapida, ambiziosa, equilibrata e ampia».

LOTTA A PARADISI FISCO - La lotta all'evasione fiscale assume dimensioni internazionali: «Non possiamo continuare a tollerare - dicono i Grandi - grossi ammontari di capitali nascosti per evadere il fisco». Ruolo fondamentale è affidato all'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha già stilato le black list sui paradisi, alla quale si chiede di affrontare «rapidamente queste sfide e proporre ulteriori passi» in vista del prossimo G20 finanziario. I Grandi rinnovano il loro impegno all'applicazione di norme e principi comuni di «correttezza, integrità e trasparenza» coinvolgendo il G20 nella strategia definita dal "Lecce Framework", il quadro di regole promosso dalla presidenza italiana e dal ministro Tremonti nel recente vertice. Il G8 si impegna a anche a mantenere gli impegni presi nei vertici di Washington e Londra per riformare la regolamentazione finanziaria e stabilire norme più stringenti fra cui il controllo sugli hedge funds e i tetti agli stipendi dei manager. Il sostegno all'economia, sostengono inoltre i Grandi, passa per una maggiore attenzione al lavoro e alla situazione della gente che vive sulla pelle gli effetti della crisi. «Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto».

BERLUSCONI: «IL PEGGIO È PASSATO» - In serata, è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a stilare un bilancio sull'accordo e sulla prima giornata del G8: «Tutti quanti abbiamo convenuto che ci sono segnali di miglioramento - ha dichiarato. - Ormai la parte più dura della crisi è alle spalle, ora bisognerà uscire dalla crisi con un codice di valore per far sì che non si ripeta più». Il premier ha ribadito che «ci sono segnali di miglioramento» e al vertice «tutti abbiamo convenuto su questo. Abbiamo deciso - ha aggiunto - che è importante mantenere il sostegno al sistema bancario e a chi ha perso il posto di lavoro».

INTESA SUL CLIMA - Capitolo clima: i Paesi del G8, si legge nella dichiarazione che è stata approvata al termine della sessione sulla lotta ai cambiamenti climatici e sullo sviluppo, si impegnano a limitare «l'aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali». Ma non solo. Gli Otto grandi sottolineano anche la «volontà di condividere con tutti i Paesi l'obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050, riconoscendo che questo implica che le emissioni globali raggiungano il picco quanto prima, per avviare subito dopo una rapida riduzione» e riaffermano il sostegno «all'obiettivo dei Paesi sviluppati di ridurre insieme le emissioni di gas serra dell'80% o oltre entro il 2050, prendendo il 1990 o anni più recenti» come punto di riferimento per il calcolo delle riduzioni». «Abbiamo raggiunto sul clima una posizione comune che discuteremo con i Paesi emergenti - ha dichiarato Berlusconi. - Europa e Stati Uniti sono fermamente per la riduzione dell'emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell'accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Bisogna insomma «verificare» se sia possibile un'intesa con India e Cina (pronte a dare battaglia sulla riduzione dei gas serra).

SVILUPPO E AFRICA - Via libera dai leader del G8 anche alla dichiarazione su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. Secondo i Grandi, è necessario porre «l'agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell'agenda internazionale». I progressi «nello sradicamento della povertà - si legge - possono essere raggiunti solo se la crescita economica e il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen», sono perseguiti in maniera congiunta.

RITARDI NEGLI AIUTI - A proposito degli aiuti all'Africa, Berlusconi ha affermato che l'Italia si impegna di fronte al G8 a rispettare gli obiettivi che aveva assunto nell'ambito del global fund (nei giorni scorsi le organizzazioni a sostegno del continente africano hanno rinfacciato all'Italia di essere lontana dall'investimento programmato pari allo 0,5% del Pil per il programma promosso al G8 di Genova del 2001, anch'esso a presidenza italiana). Sull'Africa «sono stati segnalati alcuni ritardi fra i quali quelli del mio Paese che, è stato fatto notare, non ha versato quanto dovuto. Manterremo l'impegno entro fine anno come è negli accordi del global fund», ha assicurato Berlusconi.

IRAN - I leader del G8 hanno poi raggiunto un accordo per un testo comune sulla delicata questione dell’Iran. A quanto si apprende da fonti della presidenza, non è stato però ancora stabilito se il dossier iraniano sarà incluso nella dichiarazione finale degli Otto sulla politica estera o se sarà l'oggetto di uno "statement" isolato.


08/07/2009

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

 

Il cancelliere tedesco angela Merkel sulle rovine di Onna. Un pranzo su temi economici dà il via al vertice. Il presidente Usa a L'Aquila dopo l'incontro con Napolitano

 

L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)
L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)

L'AQUILA - Il vertice del G8 a L'Aquila è ufficialmente iniziato. Ad aprire i lavori un pranzo di lavoro incentrato sui temi dell'economia globale, iniziato intorno alle 13, 30 con un ritardo di circa mezz'ora sulla tabella di marcia. La prima delle tre giornate di lavoro è ristretta ai leader degli Otto Grandi (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) più il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e il premier svedese e presidente di turno dell'Ue, Fredrik Reinfeldt.

L'ARRIVO DI OBAMA - Uno degli ultimi leader ad arrivare nel capoluogo abruzzese è stato il presidente americano Barack Obama. Ad accogliere l'inquilino della Casa Bianca a Coppito c'era il premier Silvio Berlusconi. I due si sono abbracciati e baciati, facendosi immortalare davanti al logo del summit. Obama, così come il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev e il premier giapponese Taro Aso sono arrivati all’ingresso della sala a piedi accompagnati dalle loro delegazioni. Altri leader invece hanno usufruito della macchina elettrica.

LA VISITA AL QUIRINALE - Prima di arrivare a L'Aquila, al termine della visita al Quirinale, il presidente americano Obama ha voluto offrire un vero attestato di stima e fiducia all'Italia e al suo esecutivo. «Il governo italiano è un vero, grande amico degli Stati Uniti su tanti temi importanti e Italia e Usa lavorano fianco a fianco» ha detto Obama. L'Air Force One proveniente da Mosca e con a bordo il presidente americano, la moglie e le loro figlie Malia e Sasha è atterrato a Pratica di Mare intorno alle 10, 30. La famiglia Obama si è subito diretta in elicottero a Roma per incontrare al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio. Sui temi del G8 «il governo italiano ha dimostrato una forte leadership» ha ribadito più volte il presidente americano, sgombrando di fatto il campo dalle polemiche sollevate dal New York Times. Lo stesso sherpa americano del G8 Mike Froman ha voluto specificare che la presidenza italiana ha fatto «uno splendido lavoro» nella preparazione del vertice sia sull'agenda politica che per la logistica. E il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, rispondendo a una domanda dei giornalisti su una possibile fuoriuscita dell'Italia dal club dei grandi ha spiegato che si tratta di una ipotesi «assolutamente non credibile».

ELOGIO A NAPOLITANO - Obama, per la prima volta in Italia da presidente, ha voluto chiudere il colloquio con Napolitano facendo i complimenti al capo dello Stato: il presidente gode di «una reputazione meravigliosa», «dell'ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese» ha detto il presidente americano. Il capo dello Stato da parte sua ha rimarcato nel suo intervento la «forte convergenza di veduta tra il presidente Usa Obama, l'amministrazione Usa e governo italiano sulle misure anticrisi».

Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)
Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)

BERLUSCONI CON LA MERKEL A ONNA - In mattinata, mentre Obama era impegnato al Quirinale il cancelliere tedesco Angela Merkel ha visitato Onna, il paese dell'Aquilano più colpito dal terremoto del 6 aprile, accompagnata dal premier Silvio Berlusconi. La Germania intende finanziare la ricostruzione della cittadina dove avvenne un eccidio nazista nella Seconda guerra mondiale.

LA PROTESTA DEI TERREMOTATI - A l'Aquila, in concomitanza con il summit, è iniziata la protesta dei terremotati. I comitati di cittadini nati dopo il summit del 6 aprile hanno sistemato sulla collina di Roio una scritta a lettere cubitali, visibile anche dalla sede del vertice. «Yes we camp» si legge. Impossibile non notare che si tratta di una ironica distorsione dell'ormai famoso slogan di Obama.

«PREGATE PER I LEADER» - Un pensiero al summit in programma a l'Aquila lo ha rivolto in mattinata Benedetto XVI, esortando i fedeli, nel corso dell'udienza generale del mercoledì, a pregare «per tutti i responsabili del G8 riuniti in questi giorni a L'Aquila» e ad «affidare alla Vergine Maria le loro grandi intenzioni». «Da questo importante summit mondiale possano scaturire decisioni e orientamenti utili al vero progresso di tutti i popoli, specialmente di quelli più poveri» ha detto il Pontefice. Si è soffermato sul vertice, facendo riferimento anche all'enciclica di Ratzinger, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parlando all'assemblea dell'Abi. Facendo riferimento al processo di regolamentazione che arriva sul tavolo del G8 il ministro ha spiegato che «l'utilità delle regole in economia è fondamentale» e questo «è una conquista che risale a 2-3 secoli fa». Ma le regole, avverte Tremonti,, «devono essere qualcosa in più: lo trumento che trasporta nel mondo dell'economia i valori, il principio, l'etica. Questo è il messaggio che ci viene dall'enciclica. Questo è il punto principale, l'etica» ha spiegato il ministro, auspicando a «regole che non soffochino il mercato» ma «che siano etiche e morali, che trascendono gli interessi particolari».

 

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Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

 

Duro Scontro tra il ministro e il quotidiano britannico. Il giornale: «I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani». Il ministro: «Solo sciocchezze»

 

Frattini (Newpress)
Frattini (Newpress)

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: «Italia fuori dal club del G8». E Frattini risponde ad alzo zero: «È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali». In serata arriva anche la replica diretta del presidente del Consiglio, Berlusconi: «Una colossale cantonata di un piccolo giornale». Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali «all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos». Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo».

«ITALIANI TERRIBILI» - Secondo la fonte citata dal Guardian, «gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi». Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda».

FRATTINI: «È UNA BUFFONATA» - «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo» ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una «buffonata» la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. «È una sciocchezza», ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è «un evidente fraintendimento» perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: «NON LEGGO GIORNALI STRANIERI» - «È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...». Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian «In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri».

BOSSI: «COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA» - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. «Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...».

NYTIMES: «G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI» - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli «scandali da soap opera a sfondo sessuale» da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.