23/08/2010

Shakira si tuffa nella fontana. E arriva la multa

Shakira si tuffa nella fontana. E arriva la multa

La cantante colombiana a Barcellona per girare il suo nuovo video fa il bagno nella storica Pla de Palau. Ma il comune della città catalana non gradisce.

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26/05/2010

Il LePhone e i suoi fratelli

Il LePhone e i suoi fratelli

Il 17 maggio è stato lanciato sul mercato cinese un nuovo clone dell'iPhone, solo uno dei tanti esempi di copia cinese, tra mera imitazione, adattamento al mercato locale e ironia. Da Facebook alla Rolls Royce, le vittime sono centinaia

le_phone clone cinese.jpg

I cinesi non scelgono mai le date a caso: il 17 maggio - giornata mondiale delle telecomunicazioni - è stato lanciato sul mercato nazionale il Le Phone, il cellulare simile all'Iphone della Apple e al Nexus One di Google, ma completamente made in China. Lenovo, quarto produttore mondiale di pc, lo ha inserito sul mercato cinese ad un prezzo molto competitivo, circa 424 dollari, sperando di fare leva sui servizi collegati all'internet cinese (Facebook, Twitter e i programmi di messaggistica cinesi) e sul nazionalismo locale, potendo anche contare su collaborazione avviate con i content provider locali. Le prospettive sembrano ottime, almeno a sentire Yang Yuanqing, a capo del colosso hi-tech. Del resto i dati di vendita dello scorso anno confermerebbero il trend: la Apple è solo al decimo dei posto nella classifica dei prodotti di telefonia più venduti in Cina.

Mentre su internet impazzano le valutazioni del nuovo prodotto, il Le Phone rappresenta l'ennesima sfida del Dragone ai gradi produttori di tecnologia occidentali. C'è chi ritiene che si tratti ancora di ottime imitazioni, più che di reale creatività, come confermerebbero i tanti cloni di gadget occidentali che trovano le loro copie in Cina

Esiste di tutto, la carrellata è varia. Rimanendo in tema di iPhone, dalla Cina era giunta la prima imitazione: l'HiPhone. Non sono esenti da copie e  simili i modelli di cellulari trendy o del momento, sotto forme di improbabili marchi come Nokla, Ericsann o il Kogan Blackberry, copia del Samsung. Molti centri commerciali, vere e proprie cattedrali dei prodotti fake, ne hanno a migliaia. 

Ma il gusto cinese nel ripercorrere quanto ha successo in Occidente, non si risolve solo nella copia  di harware. Anche alcuni servizi online hanno trovato la loro controparte con tanto di aggiunta di sfumature ironiche per via di giochi linguistici. Quando scoppiò la crisi tra Google e il governo di Pechino, per esempio, nel web cinese fece la sua apparizione Goojie, [http://goojje.com/] clone del colosso di Redmond. Il sito si basa su un gioco di parole che fa impazzire i cinesi e gli amanti della lingua: la pronuncia di Google in cinese, ricorda infatti il suono usato per dire fratello maggiore. Che in inglese fa Big Brother. Goojje, usa invece je, che suona esattamente come il carattere per dire sorella maggiore. Che in inglese fa Big Sister.

Non solo Google: anche a YouTube è toccato il suo clone: www.youtubecn.com  [www.youtubecn.com]per molto tempo è stato l'unico modo per accedere al servizio video online senza dover passare da un proxy, poiché l'originale è bannato in Cina dai tempi delle Olimpiadi.

Alcuni servizi censurati in Cina, come Facebook e Twitter, hanno naturalmente delle versioni ad hoc per il pubblico locale. Non si tratta in questo caso di copie da rivendere sul mercato, quanto di servizi appositamente creati per la popolazione del Celeste Impero: social networks con caratteristiche cinesi. Uno dei più celebri è Renren (secondo alcuni anche migliore di Facebookma anche Facekoo ebbe il suo momento di massimo splendore due anni fa circa. Non mancano i Twitter cinesi, come ad esempio Taotao molto celebre tra gli internauti locali.

Non solo tecnologia, perché recentemente ha avuto particolare successo online, un'altra forma di copia: la Rolls Royce cinese.


06/08/2009

Sarkò va su Facebook con un team di ventenni

Sarkò va su Facebook con un team di ventenni

 

Ispirata da Obama la svolta web dell’Eliseo. Più informazione online. Ma senza usare Twitter. La svolta dopo il malessere di fine luglio

 

Sarkozy e la moglie Carla Bruni al mare a Cap Negre (Reuters)
Sarkozy e la moglie Carla Bruni al mare a Cap Negre (Reuters)

PARIGI - Potere di Barack Obama: che il primo nero sia arrivato alla Casa Bianca gra­zie (anche) a Internet lo si è detto e ridetto. Che Nicolas Sarkozy, attualmente in pau­sa estiva-convalescenza, sia determinato a riconqui­stare i francesi (anche) in vista del voto 2012 è inutile dirlo. E quindi non sorprende che l’«on­ni-presidente» abbia de­ciso di seguire l’esem­pio del collega america­no e scommettere sulla Rete. Anzi, qualcuno no­ta, è arrivato tra gli ultimi.

ALTRI - Solo per fare dei nomi, François Fillon, il suo primo ministro, e François Bayrou, suo rivale nel 2007, sono noti internauti. L’ex premier socia­lista Laurent Fabius da genna­io ha un suo blog (per altro ce l’ha pure Ahmadinejad e da tempo). Idem Dominique de Villepin, anche lui ex primo ministro ora in apparente ri­monta. E metà dei ministri, ri­vela uno studio, è attivo su al­meno due siti. Sarko, invece, nella campagna elettorale che lo portò all’Eliseo aveva pun­tato tutto sulla tradizione, sul­la «Francia che si alza pre­sto», leggi operai, contadini e impiegati, che del Web (ma non è detto) possono fare an­che a meno. Dal trionfo del maggio 2007 i tempi però sono cam­biati. Il Paese è andato avanti, le tecnologie pure. Ma, soprat­tutto, i sondaggi sono andati all’indietro. Anche se proprio mercoledì è uscita un’indagine che vede Sarkozy in netto recupero.

SVOLTA - Il «malaise» che lo ha colpito a fine luglio a Versailles (eccesso di jogging e di dieta, per colpa — pare — di Carla) ha fatto tenerezza. Il presidente ha guadagnato 12 punti di popolarità balzando a quota 53% e il 55% degli interpellati gli raccomanda di «non accentrare tutto il lavoro su di sé» (richiesta per altro avanzata più volte, per altri motivi, dall’opposizione). La svolta internettiana era iniziata a metà maggio, con l’apertura di una pagina Face­book. Aveva ospitato le foto di Woody Allen all’Eliseo, quelle dei Sarkozy con i Ga­tes. Brevi commenti. Poi, do­po il malessere, era stata inon­data da migliaia di messaggi al presidente malato. A cui lui aveva risposto rassicurante prima di partire per Cap Ne­gre, l’eremo chic dei Bruni Te­deschi, e rinchiudersi in un ra­ro silenzio, accompagnato da un ozio altrettanto inusuale. Con l’attivismo-interventi­smo invece abituale, Sarkozy ha deciso che non solo reste­rà utente attivo su Facebook (o chi per lui), ma che l’Eliseo avrà un nuovo sito. Una squa­dra di cinque esperti (età me­dia 25 anni) ha passato due settimane a Washington per studiare quello della Casa Bianca, qualche idea è venuta poi da una missione a Ma­drid. «Entro fine anno www.elysee.fr sarà una vera piattaforma di scambi e una fonte d’informazione per tut­ta la Francia», ha annunciato il consulente per la comunica­zione di Sarkozy, Franck Lou­vrier.

PARTITO - Il partito del presidente, l’Ump, ha imboccato la stessa strada. Sotto la guida del pre­sidente generale Xavier Ber­trand, e con l’appoggio del pubblicitario Christophe Lam­bert, il 21 luglio ha annuncia­to la nuova strategia per la «Toile», come i francesi chia­mano Internet. Il settimanale politico-satirico Canard En­chainé ne ha dato ampio con­to: il sito si chiamerà «I creato­ri del possibile», partirà ad ot­tobre, sarà aperto a tutti e non porterà nemmeno il logo del partito. Un colpo di vita, o comun­que un inizio, almeno per Sarkozy e il suo staff. Perché, ha messo in chiaro Louvrier, «il presidente per ora non use­rà Twitter dato che non ha certo tempo per dedicarsi ai video». Errore grossolano su­bito scoperto dai cattivissimi internauti francesi: Twitter, infatti, è una rete sociale che ospita sì micro-filmati ma so­prattutto brevi messaggi. Il commento di www.slate.fr è stato sintetico: «Twitter per loro significa video? All’Eli­seo, sembrerebbe, resta un po’ di lavoro da fare».

Cecilia Zecchinelli