07/03/2011
Denuncia choc di una volontaria militare «I superiori mi chiesero di fare orge»
Denuncia choc di una volontaria militare «I superiori mi chiesero di fare orge»LE DENUNCE PRESENTATE ALLA LA PROCURA DI CATANIA E A QUELLA MILITARE DI NAPOLI. La donna racconta di diversi episodi di molestie sessuali - «Io, musulmana, costretta a partecipare a riti cattolici»
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03/09/2010
Messico, scontro a fuoco con l'esercito uccisi 25 narcotrafficanti
Messico, scontro a fuoco con l'esercito uccisi 25 narcotrafficantiIl gruppo era stato localizzato durante un volo di ricognizione. Nell'operazione liberati tre ostaggi, recuperate 25 armi da fuoco, 4 granate e 23 veicoli
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03/08/2010
Razzi dal Libano colpiscono Israele: scontri al confine
Razzi dal Libano colpiscono Israele: scontri al confineIl conflitto a fuoco iniziato questa mattina tra l'esercito libanese e quello israeliano ha provocato alcuni morti. Nessun soldato italiano risulta coinvolto
Una serie di scontri a fuoco tra i soldati libanesi e israeliani si sono registrati questa mattina, martedì 3 agosto, lungo la linea di confine che divide i due Paesi. Il bilancio al momento è di almeno quattro morti. Si tratterebbe di tre soldati e un giornalista libanese. Quanto basta per far tornare lo spettro della guerra che nell'estate del 2006 ha devastato il Libano causando la morte di circa 1000 cittadini, per la maggior parte civili.
I militari italiani della missione Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon, ovvero Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite) che presidiano il confine non risultano coinvolti negli scontri a fuoco in corso. Lo sottolineano fonti della Difesa, le quali spiegano che la località interessata non è nel settore della missione Onu a comando italiano.
Secondo le emittenti al Arabiya e al Jazira, gli scontri sarebbero stati innescati dal tentativo di una pattuglia israeliana, protetta da un carroarmato, di tagliare un albero che si troverebbe in territorio libanese. In segno di avvertimento i soldati di Beirut avrebbero sparato colpi in aria, ai quali sarebbe seguita una sparatoria tra i militari, e un successivo lancio scambio di lanci di mortai.
Secondo i media libanesi gli elicotteri dell'esercito Israeliano starebbero sorvolando il territorio degli scontri. Fonti israeliane sostengono invece che almeno due razzi libanesi siano caduti nel nord dello stato ebraico Molti residenti nella zona settentrionale di Israele inoltre hanno dichiarato a 'Ynet', il sito del quotidiano Yediot Ahronot, di aver udito forti esplosioni.
Il presidente libanese Michel Suleiman e il premier Saad Hariri hanno condannato quella che hanno definito "un'aggressione" da parte di Israele e hanno parlato di "violazione della sovranità libanese", chiedendo allo stesso tempo alle Nazioni Unite e alla comunita' internazionale di intervenire.
I militari italiani schierati in Libano, compresa la componente navale che pattuglia le coste, sono attualmente circa 1.900. E proprio dal vice comandante della missione, il generale italiano Santi Bonfanti arriva l'appello alla "massima cautela".
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14/07/2010
Appalti Cecchignola, arrestato un tenente colonnello dell'esercito per tangenti
Appalti Cecchignola, arrestato un tenente colonnello dell'esercito per tangentiCORRUZIONE. L'uomo, F. P., 49 anni, è stato fermato mentre riceveva una mazzetta di 5000 euro da un imprenditore
ROMA - Concussione. Per questo reato è stato arrestato in flagranza un tenente colonnello dell’esercito che era in servizio al comando dei supporti delle forze operative, di base alla Cecchignola. L’ufficiale, F.P., 49 anni, è stato preso dai carabinieri del reparto operativo che di concerto con gli inquirenti della Procura di Roma hanno svolto una serie di accertamenti negli ultimi mesi. Stamane, quando il tenente colonnello è stato arrestato, aveva appena ricevuto una tangente di 5mila euro da un imprenditore. La "bustarella" in questione è stata rinvenuta nel cassetto della scrivania di F.P. Le indagini, condotte dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Sergio Colaiocco, sono andate avanti alcuni mesi e sarebbero partite anche dalle denunce presentate dai responsabili delle aziende che erano "costretti" a pagare tangenti tra il 10 e il 20 per cento per l’entità di ogni appalto che riuscivano a farsi assegnare. Su disposizione della magistratura i carabinieri stanno procedendo ad una serie di perquisizioni, sia presso abitazioni private che uffici. Altri ufficiali, dell’amministrazione della Cecchignola, potrebbero esser coinvolti nell’inchiesta. Entro i prossimi giorni gli inquirenti chiederanno la convalida dell’arresto del graduato finito in manette stamane. I settori che sarebbero stati oggetto delle richieste indebite sono sia quello delle manutenzioni che delle forniture e dei servizi per la Cecchignola.
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19/05/2010
Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placa
Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placaFabio Polenghi, 45 anni, è stato colpito durante gli scontri. Le Camicie Rosse annunciano la resa ma l’esercito non si ferma. L’ambasciatore italiano: “Non abbiamo notizie di altri connazionali in difficoltà”.
C'è anche una vittima italiana tra i morti degli scontri tra l'esercito thailandese e le camice rosse. Si chiama Fabio Polenghi ed era un fotografo milanese di 45 anni (qui il suo profilo su Facebook). Polenghi è stato colpito al cuore e all'addome. Il fotografo è stato riconosciuto da una amica attraverso le immagini diffuse dalla tv del suo trasporto in ospedale. Ma poco dopo è arrivata anche la conferma dalla Farnesina. Polenghi era single e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia per conto di una rivista europea.
Oltre a Polenghi la contro-offensiva dell'esercito thailandese avrebbe provocato altri quattro morti, tra cui forse anche un cittadino olandese. La Borsa di Bangkok è in fiamme e diversi blackout hanno colpito alcune zone della capitale thailandese, mentre bruciano diversi centri commerciali. Anche la sede dell'emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme e all'interno sono rimaste intrappolate 130 persone.
Il governo intanto va alla stretta finale a obbliga le tv thailandesi a trasmettere una programmazione speciale decisa dalle autorità militari. Lo ha annunciato Panitan Wattanayagorn, portavoce del governo, spiegando che il provvedimento "consentirà alla popolazione di essere informata in modo migliore". Al momento, alcune emittenti stanno proseguendo con la copertura giornalistica degli eventi, mentre altre hanno già iniziato a proporre in sequenza dei video che inneggiano alla riconciliazione nazionale.
La situazione resta molto tesa. L'esercito thailandese ha abbattuto con le ruspe la barricata di Ploen Chit, sul fronte orientale dell'accampamento delle "camicie rosse" ormai in via di svuotamento e sta entrando nell'ex cittadella rossa con gli artificieri. Bangkok sarà sotto coprifuoco dalle 20 di stasera (le 15 in Italia) alle 6 di domattina.
L'esercito thailandese è stato autorizzato a sparare a vista se ci sarà resistenza da parte delle camicie rosse che ancora occupano il presidio nel quartiere commerciale di Bangkok. Lo ha riferito la polizia.
Intanto i leader delle camicie rosse hanno annunciato la resa e lo scioglimento del presidio che dal 3 aprile occupa il centro di Bangkok nell'area di Ratchaprasong. Uno dei principali leader della protesta, Jatuporn Prompan, ha parlato ai sostenitori dal palco dell'accampamento: "Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch'io sono distrutto. Ci arrenderemo". Jatuporn Prompan e Nattawut Saikua, due dei maggiori leader delle "camicie rosse", sono stati portati via dall'accampamento scortati dalla polizia, senza opporre resistenza.
Un portavoce del governo ha riferito che i militari hanno ripreso il pieno controllo del quartiere commerciale, che era da un mese e mezzo era occupato dai sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra.
I soldati sono avanzati con i blindati sfondando la barricata eretta a Silom e sono penetrati nell'accampamento dove si trovavano gli ultimi 2mila rivoltosi. Alcuni militari sono penetrati nel presidio dai binari della metropolitana sopraelevata Skytrain. Solo all'inizio c'e' stata una certa resistenza, con spari e lanci di molotov, poi l'esercito si e' fatto agevolmente strada con i gas lacrimogeni. Due edifici sono in fiamme. Le operazioni proseguiranno per tutta la giornata anche in altre zone della capitale thailandese, ha fatto sapere il governo. Molti rivoltosi sarebbero fuggiti.
Fabio Polenghi, un fotoreporter in giro per il mondo. Viveva a Milano, ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Il fotografo italiano morto a Bangkok aveva lavorato con diverse agenzie ed era conosciuto e stimato anche all’estero. Il ricordo di un’amica.
Fabio Polenghi - il fotoreporter morto - viveva a Milano ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Ultimamente, secondo alcuni conoscenti, faceva spesso base a Delhi. Polenghi lavorava dal 2004 come free lance ed era molto conosciuto tra i suoi colleghi.
Era legato più alla fotografia di moda e a quella pubblicitaria che al giornalismo di inchiesta e di guerra, tanto che tra le testate che avevano pubblicato i suoi lavori ci sono Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle. Le sue immagini erano state in mostra alla Citè des Sciences et de l'Industrie e alla Expo del libro, entrambe a Parigi. Aveva realizzato reportage, ritratti e aveva diretto un documentario di 52 minuti, “Linea Cubana” che racconta di un padre, campione olimpico di pugilato e di suo figlio, campione nazionale nella stessa disciplina, realizzato a Cuba e distribuito dalla francese Finalement.
Aveva viaggiato in decine di Paesi, soprattutto in America centrale e meridionale: Brasile, Bahamas, Cuba, Honduras, Haiti, Giamaica e Messico. Dal 2004 lavorava come free lance e per l'agenzia Grazia Neri svolgeva servizi in "assignement".
Ed è proprio di Grazia Neri uno dei primi commenti arrivati dopo la sua morte. “No, non ho parole. Anche Fabio. E' terribile, un altro che se ne va", le sue prime parole. "Ognuna di queste notizie mi prende il cuore. Ho in mente il suo viso. Proprio ieri ero a World press photo e commentavo con i colleghi come i fotografi siano sempre più vicino al pericolo, sempre più dentro...". Rientrava per un periodo, magari perche' gli scadevano dei permessi, e poi ripartiva".
Il fotoreporter Fabio Polenghi? Uno di quelli che "trovavi in ogni luogo ci fosse qualcosa da documentare", racconta un altro amico e collega che aveva lavorato con lui all'agenzia Grazia Neri. "Io l'ho incontrato in Afghanistan e al G8 - ricorda l'amico - ma non c'era bisogno di chiedersi se Fabio si sarebbe trovato o meno in un certo luogo. Se accadeva qualcosa, lui era di quelli che si sa che si troveranno, prima o poi saltava fuori".
Il fotografo francese Fabrice Laroche lo ricorda così: "Non era una persona che raccontava delle storie o che voleva politicizzare tutto ad ogni costo. Cercava le emozioni nella gente e non parteggiava per nessuno. Non aveva affatto l'abitudine di battersi per una causa, voleva essere piuttosto un testimone. Era una persona eccezionale e io sono davvero scosso dalla notizia della sua morte". "Veniva dal mondo della moda e per vocazione, io credo, ha scelto poi di lavorare in ambiti più personali e sulle relazioni umane. Abbiamo lavorato insieme ad un documentario su Cuba, abbiamo cercato di raccontare una storia familiare. Lui era uno che amava molto parlare delle relazioni personali".
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01/04/2010
Attacco dei narcos a 7 basi dell'esercito messicano, i cartelli pronti alla guerriglia
Attacco dei narcos a 7 basi dell'esercito messicano, i cartelli pronti alla guerriglia
Preoccupa il salto di qualità dei trafficanti che ora gestiscono veri e propri eserciti. Negli scontri morti almeno 18 criminali che hanno usato armi pesanti e blindati
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| Un soldato dell'esercito messicano (Ap) |
WASHINGTON (USA) – Un salto di qualità nella narco-guerra messicana. Commando legati al crimine organizzato hanno dato l’assalto a sette basi dell’esercito negli stati di Nuovo Leon e Taumalipas. Un’azione coordinata: i banditi hanno bloccato simultaneamente le caserme ed hanno poi iniziato a sparare. L’obiettivo era quello di impedire ai soldati di uscire. Forse una manovra per proteggere qualche traffico.
L'ASSALTO - Nell’assalto i narcos hanno impiegato numerosi mezzi blindati, usati come scudo e barricata per ostacolare i movimenti dei veicoli militari. Fonti ufficiali hanno rivelato che nella battaglia sono morti almeno 18 criminali e sono stati sequestrati mitra, granate e ordigni esplosivi rudimentali, simili a quelli usati in Iraq. L’attacco può davvero rappresentare un cambio tattico significativo con i narcos che non si limitino a pianificare agguati ma lanciano vere e proprie operazioni militari. Anche l’uso combinato di veicoli blindati ed esplosivi avvicina i banditi alle formazioni guerrigliere. Negli stati di Nuovo Leon e Taumalipas si danno battaglia da settimane due organizzazioni narcos una volta alleate: il cartello del Golfo e i Los Zetas. Uno scontro esploso per un omicidio ma che si è poi trasformato in una faida per il controllo di uno dei corridoi che portano la droga verso gli Stati Uniti.
Guido Olimpio
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23/02/2010
L'esercito Usa arruola il mulo-robot
L'esercito Usa arruola il mulo-robot
Avviata la costruzione su progetto sviluppato al Mit. Può trasportare 180 chili per 32 chilometri su ogni tipo di terreno e riconosce il soldato da seguire
Perfetti muli da soma: obbedienti e mai testardi. Li vuole l'esercito americano per il trasporto di materiale bellico durante le ricognizioni di terra e l'impresa Boston Dynamics glieli costruisce. Ovviamente muli robot. Tutti bulloni, circuiti, software e motori. Queste macchine a quattro zampe si chiamano LS3 (Legged Squad Support System) e sono state commissionate dalla Darpa (Defense Advanced Research Project Agency) con un finanziamento di 32 milioni di dollari per 30 mesi. Sono appetibili per la Difesa statunitense perché possono trasportare carichi da 181 chili per circa 32 chilometri, su ogni tipo di terreno: scosceso, innevato e scivoloso. Una pista di ghiaccio, una montagna fangosa, un cumulo di macerie o un bosco fitto di alberi non rappresentano un problema. Insomma, i quadrupedi artificiali possono camminare accanto ai soldati in ambienti difficili, inaccessibili a moto e auto. A sviluppare l'LS3 è Marc Raibert, già professore del Mit di Boston e oggi a capo dell'industria con la commessa, che progetta robot con le zampe dagli anni 80.
MULO-ROBOT- Il suo mulo-robot non è altro che l'evoluzione di Big Dog, una specie di cavallo meccanico dalla stazza di 75 chilogrammi, ma più sofisticato: ogni volta che si trova su un terreno difficile mette in azione i sensori di equilibrio per non cadere. «E' in grado di eseguire camminate instabili come quelle dell'uomo — spiega Giulio Sandini, direttore del dipartimento di robotica dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) — vuol dire che i suoi motori non si fermano mai e reagiscono istantaneamente agli squilibri. Un esempio per capire meglio? Pensiamo a quando corriamo, c'è un istante in cui tutti e due i piedi sono sollevati da terra e se in quel preciso istante ci fermassimo, cadremmo. La stessa cosa succede alla macchina». A pieno carico il mulo robot deve pesare circa 570 chili (disposizioni del cliente) e camminare in maniera autonoma. «Può seguire un capo con addosso un dispositivo elettronico — dice Raibert — come un cane fedele, oppure essere guidato da un Gps». Al momento la velocità al trotto e al galoppo è limitata, al massimo viaggia a 16 chilometri all'ora. Nessuna difficoltà invece nelle uscite in pattuglia: «Individua fino a cinque persone vicine in movimento e così evita di scontrarsi con loro» dice Sandini. La tecnologia dei motori a benzina che azionano i sistemi idraulici è da perfezionare — Big Dog ne monta uno da 18 cavalli mentre LS3 ne avrà uno da 40 cavalli — cercando di aumentare l'autonomia fino a 24 ore. «Un fattore importante è l'affidabilità: se una parte meccanica si rompe, il robot cade» dice Claudio Semini dell'Iit che sta assemblando HyQ (Hydraulic Quadruped), un cyber-San Bernardo sui 90 chili, progettato per trovare le persone da soccorrere dopo terremoti, tsunami e valanghe. Il prossimo passo per migliorare LS3? Darli la capacità di evitare un numero maggiore di ostacoli in movimento e soprattutto dotarlo di motori non rumorosi, altrimenti addio effetto sorpresa. twitter@paolacars
Paola Caruso
Fonte: corriere.it
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17/01/2009
Mubarak: «Israele si ritiri subito» Al vertice anche Olmert e Abu Mazen
Mubarak: «Israele si ritiri subito» Al vertice anche Olmert e Abu MazenIL CAIRO: domenica il summit internazionale su Gaza a Sharm: «Gli israeliani ostacolano la pace». Lettera dei leader Ue: «Sostegno per il cessate-il-fuoco»
| Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni |
TREGUA - Il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, conferma intanto l'indiscrezione che il governo si appresta a fermare unilateralmente le operazioni. Con un'avvertenza: «Se Hamas rialzerà la testa reagiremo con forza». Il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, riporta il sito web di Yedioth Ahronoth, avverte il movimento di resistenza islamico che le truppe israeliane resteranno con il dito sul grilletto «perché non abbandoneremo il nostro destino nelle mani degli stranieri (gli osservatori internazionali, ndr)». Hamas, dal canto suo, assicura che non cederà le armi dopo lo stop unilaterale israeliano. Lo afferma dal Cairo Osama Abu Hemdan, uno dei leader di Hamas: «Questo cessate il fuoco unilaterale non prevede il ritiro» dell’esercito israeliano e «finchè resterà a Gaza la resistenza e lo scontro proseguiranno», ha poi dichiarato Hamdane, rappresentante di Hamas a Beirut. Secondo lui, questa tregua «è un tentativo di aggirare il piano egiziano« in vista di una tregua negoziata.
L'EGITTO ACCUSA ISRAELE: «OSTACOLA LA PACE» - Il governo egiziano, mentre promuove il vertice straordinario, al quale dovrebbe essere invitata anche l'Italia, accusa al tempo stesso Israele di essere uno dei principali ostacoli a un accordo di tregua condiviso. Il Cairo ha atteso la tarda mattinata per commentare l’annuncio di Israele della tregua unilaterale concordata con gli Usa, definendo «l'intransigenza israeliana» uno dei principali ostacoli agli «sforzi egiziani» per la tregua. «Israele è ubriaco di potenza e di violenza», ha detto il ministro degli Esteri egiziano, Ahmad Aboul Gheit, aggiungendo di sperare che si possa arrivare a una tregua «il più rapidamente possibile».
RITIRO IMMEDIATO - Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, ha chiesto a Israele non solo di fermare l'offensiva a Gaza, per raggiungere un immediato cessate il fuoco, ma anche di ritirare le truppe dall'enclave costiera, a differenza di quanto previsto dall'attesa dichiarazione unilaterale di tregua che stasera il governo israeliano adotterà. Mubarak ha anche annunciato che organizzerà una conferenza internazionale per la ricostruzione della Striscia di Gaza.
ONU - Intanto un responsabile delle Nazioni Unite ha condannato il bombardamento israeliano che ha colpito una scuola gestita dalle Nazioni Unite e utilizzata come rifugio a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, in cui ci sono state sei vittime. Il portavoce Chris Gunness ha indicato che nella scuola c'erano 1.600 persone che cercavano protezione dall'offensiva militare dello stato ebraico, in corso dal 27 dicembre. Non è la prima volta che il fuoco israeliano centra una struttura dell'Onu da quando è scattata l'azione militare. Gunness ha sottolineato che lo stato ebraico era in possesso delle «coordinate» dell'istituto e sapeva che era utilizzato come rifugio. Il portavoce ha detto che dovrebbe essere aperta un'inchiesta per possibili crimini di guerra e chiunque fosse trovato colpevole dovrebbe essere processato.
RISOLUZIONE - E l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato una risoluzione che richiede un'immediato cessate il fuoco a Gaza, con 142 voti favorevoli, 4 contrari e otto astensioni. L'Assemblea chiede «il pieno rispetto della risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza». La risoluzione, non vincolante, è frutto di negoziati fra l'Unione Europea e il delegato palestinese, con l'appoggio dei paesi arabi moderati, in contrapposizione ad un altro testo dai duri toni contro Israele sponsorizzato da un piccolo gruppo di paesi arabi e latinoamericani guidati dall'Ecuador. Contro la risoluzione hanno votato Israele, gli Stati Uniti e l'isola del Pacifico di Nauru.
CISGIORDANIA - In Cisgiordania le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese hanno inasprito le misure repressive nei confronti dei sostenitori di Hamas. Secondo fonti palestinesi citate dal Jerusalem Post, le ultime misure adottate dagli uomini di al Fatah in Cisgiordania, in coordinamento con l'esercito israeliano e con esperti americani in materia di sicurezza, mirano a impedire un eventuale tentativo di Hamas di rovesciare l’Autorità palestinese. All'inizio della settimana responsabili della sicurezza israeliana avevano espresso la loro soddisfazione per il livello di coordinamento raggiunto tra le forze dell'Anp, l'esercito israeliano e lo Shin Bet (i servizi di sicurezza interni) nella lotta contro Hamas in Cisgiordania.
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09/01/2009
Risoluzione Onu, no di Hamas e Livni
Risoluzione Onu, no di Hamas e LivniIl consiglio di sicurezza vota a favore di un immediato cessate il fuoco, ma le parti in causa dicono no. «Non è nell'interesse dei palestinesi». «Israele agisce per la sicurezza dei cittadini»
| Un bombardamento israeliano sulla zona nord di Gaza |
LA RISOLUZIONE ONU - Il Consiglio di sicurezza, con l'astensione degli Stati Uniti, aveva deciso di chiedere l'immediato stop alle armi. La risoluzione, adottata con 14 voti a favore, chiedeva di metter fine ai combattimenti con un cessate il fuoco immediato, duraturo e pienamente rispettato, che conduca a un ritiro completo delle forze israeliane da Gaza. Veniva poi chiesto l'avvio di una fornitura senza ostacoli e la distribuzione su tutto il territorio della Striscia di aiuti umanitari, compresi cibo, medicine e carburante. Le due parti in causa hanno però deciso di respingere il documento.
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| Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni |
CIVILI BOMBARDATI - Intanto l'Onu rivela che l'esercito israeliano ha ucciso in un bombardamento 30 civili che facevano parte di un gruppo di 110 palestinesi che avevano riunito in una casa di Gaza. «Secondo diverse testimonianze, il 4 gennaio, dei soldati hanno evacuato e raggruppato circa 110 palestinesi in una sola casa a Zeitun (di questi la metà erano bambini) ordinando loro di restare all'interno dell'immobile», afferma l'ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) in un comunicato. «Ventiquattr'ore più tardi, le forze israeliane hanno bombardato a più riprese quella casa, uccidendo circa 30» persone, aggiunge il comunicato.
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06/01/2009
Israele assedia la roccaforte di Hamas
Israele assedia la roccaforte di HamasNeonata ferita a Tel Aviv da un lancio di razzi palestinesi. Olmert: niente tregua. Le truppe di Gerusalemme a Khan Yunis, già caduti 19 miliziani. Tre soldati israeliani uccisi da «fuoco amico»
| Carri armati israeliani in ripiegamento dopo un attacco a Gaza |
«FUOCO AMICO» - Più incerto, invece, il bilancio delle perdite sul fronte israeliano. I portavoce dell'esercito tendono a smentire gli annunci di Hamas relativi a soldati di Gerusalemme catturati o uccisi. Nella notte, però, tre militari israeliani sono caduti sotto i colpi di «fuoco amico» nel rione Sajaiva di Gaza City. Le vittime sono tre soldati della Brigata Golani, centrati da una cannonata sparata per errore da un carro armato israeliano che ha causato anche il ferimento di altri 24 militari. La circostanza è stata ammessa dai portavoce dell'esercito che hanno così voluto smentire la versione di Hamas, che aveva anche in questo caso parlato di un proprio successo militare.
ASSEDIO A KHAN YUNIS - Intanto sul fronte dei combattimenti si registra l'assedio di Khan Yunis, una delle roccaforti di Hamas. Duri scontri fra miliziani palestinesi e reparti dell'esercito israeliano sono divampati già dall'alba in questa area nel sud della Striscia di Gaza, nonchè a Deir el-Balah e Bureij, nella zona centrale. Fonti locali precisano che la marina militare israeliana ha colpito diversi obiettivi . A Deir el-Balah, in particolare, fonti mediche palestinesi dicono che l'artiglieria navale ha provocato almeno dieci morti. Queste notizie non hanno per il momento conferma in Israele. Fonti locali aggiungono che altri scontri a fuoco sono in corso nel campo profughi di Jabaliya, a nord di Gaza. Un'emittente palestinese locale sostiene che miliziani sono riusciti ad abbattere un aereo senza pilota (drone) israeliano: finora però non sono state divulgate immagini in merito. Secondo un sito web palestinese, Hamas avrebbe passato per le armi alcuni palestinesi che da Gaza avrebbero, secondo l'accusa, aiutato l'incursione israeliana. Ma finora non è stato possibile verificare questa notizia con fonti indipendenti.
NEONATA FERITA - Un razzo Grad lanciato dalla Striscia di Gaza ha invece ferito leggermente una neonata israeliana di appena tre mesi nella cittadina di Gedera, a appena 30 chilometri da Tel Aviv. Lo riferisce il sito web del Jerusalem Post. Altri 5 razzi sono caduti nella regione di Eshkol mentre un altro ha colpito l'area di Netivot. Entrambi gli ordigni non hanno causato danni. Ieri erano stati circa 40 i razzi a colpire il sud di Israele.
OLMERT: «NIENTE TREGUA» - E proprio il continuo lancio di razzi spinge il premier israeliano Ehud Olmert a respingere la richiesta dell'Unione Europea per una tregua umanitaria di 48 ore, assicurando che lo Stato ebraico manterrà il suo impegno di far arrivare nella Striscia beni di prima necessità per la popolazione. «Guardate dove stanno sparando - ha denunciato Olmert - Hanno raggiunto Gedera. Prima della tregua, sparavano fino a 20 chilometri, adesso arrivano a 40. Se ci fosse una tregua, sparerebbero fino a 60 chilometri e anche di più».
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