18/12/2010

Spiato mezzo governo alla ricerca della P4

Spiato mezzo governo alla ricerca della P4

La procura di Napoli assedia il Pdl. L’ultima inchiesta vede intercettati, pedinati e fotografati ministri e parlamentari. L’indagine vuol dimostrare l’esistenza di una fantomatica loggia segreta. L'obiettivo? Gianni Letta. Interrogati il ministro Carfagna, il capo degli ispettori Miller e lo 007 Santini

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11/10/2010

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale. Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell'Hubei

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05/07/2010

Dal satellite Planck la prima mappa dettagliata delle origini dell'Universo

Dal satellite Planck la prima mappa dettagliata delle origini dell'Universo

Verrà mostrato un affresco celeste senza precedenti. Maldolesi (Inaf-Iasf): «Preciseremo uno dei grandi misteri cosmici, cioè l’esistenza dell’energia oscura»

 

Il satellite Planck in fase di costruzione (Afp)
Il satellite Planck in fase di costruzione (Afp)

E’ una mappa delle origini come non si era mai vista finora e offre uno sguardo d’insieme che gli astronomi sognano da secoli. A realizzarla c’è riuscito il satellite Planck dell’ESA europea lanciato in orbita il 14 maggio 2009. La sua importanza è presto detta raccontando qualche tappa degli ultimi decenni.

LE OSSERVAZIONI - Per capire e vedere i primi momenti della nascita dell’Universo, appena dopo il Big Bang, il grande scoppio da cui tutto ha avuto origine, alla fine degli anni Ottanta (1989) la Nasa lanciava il satellite Cobe. Il suo scopo era raccogliere le anomalie del fondo di radiazione cosmica le quali avrebbero mostrato i semi dai quali si sarebbero poi sviluppate le galassie. Cobe (Cosmic Background Explorer) misurava variazioni minime delle microonde che permeano l’universo la cui esistenza era stata individuata accidentalmente ancora nel 1964 dagli astronomi americani Penzias e Wilson. Il risultato fu straordinario tanto che George Smoot e John Mather i due protagonisti delle osservazioni con Cobe (il primo come astrofisico, il secondo come coordinatore del progetto) ricevettero nel 2006 il premio Nobel per la Fisica. Nel 2001 il primo affresco celeste a radioonde era perfezionato da un altro satellite della Nasa battezzato Wmap-Wilkinson. Ma intanto l’Esa europea aveva messo in cantiere un veicolo spaziale ben più potente capace con i suoi strumenti di compiere un balzo significativo rispetto ai due predecessori americani e cercare risposte più precise sulle origini dell’universo. Gli scienziati italiani partecipavano all’impresa attraverso l’Agenzia spaziale ASI. Così nasceva il satellite Planck di cui è project scientist Jan Tauber, e che ora offre la sua prima dettagliata mappa cosmica. A bordo ci sono due strumenti fondamentali per le osservazioni uno dei quali, il Low Frequency Instrument (LFI) è diretto da Reno Mandolesi alla guida dell’Inaf-Iasf di Bologna. «Mai si era realizzato un quadro del cosmo con nove frequenze diverse, da 30 Ghz a 857 Ghz, raccogliendo indizi e aspetti che prima erano mostrati sono come piccole tessere del grande puzzle celeste – spiega Mandolesi - . I rilevatori di Planck ci mostrano ora in dettaglio regioni importanti come la nebulosa di Orione dove nascono stelle in continuazione, estesi ammassi galattici, evidenzia i particolari della vicina galassia di Andromeda cara alla fantascienza oppure le nubi di Magellano: insomma scrutiamo un insieme di panorami mai scandagliati con queste frequenze. Così abbiamo visto, ad esempio, come dal piano della nostra isola stellare Via Lattea si estendano polveri ben oltre quanto immaginavamo».

GLI OBIETTIVI - Al di là di queste zoomate, però, il satellite Planck punta verso obiettivi e scoperte che potrebbero cambiare l’astronomia delle origini e decifrare meglio la natura che ci circonda. «Vogliamo – aggiunge Mandolesi – capire se il campo di energia che ha creato dopo il Big Bang l’inflazione, cioè quell’espansione durante la quale sarebbero nate le particelle atomiche elementari tra cui il famoso bosone di Higgs, cioè la cosiddetta particella di Dio, da cui dipende la massa delle altre particelle e dunque delle cose. Nell’ipotesi che il campo di energia sia lo stesso, Planck potrà definire con grande accuratezza la massa del bosone a cui i fisici del CERN danno la caccia utilizzando il nuovo super acceleratore LHC. In secondo luogo misureremo con una accuratezza molto superiore a WMAP il livello della radiazione del fondo cosmico, soprattutto nella sua componente polarizzata, e ciò consentirà di vedere in dettaglio ciò che finora era solo una fotografia offuscata. Di sicuro, ciò permetterà scoperte inaspettate addentrandoci bene nelle profondità. Infine preciseremo uno dei grandi misteri cosmici, cioè l’esistenza dell’energia oscura che costituisce il 73% dell’Universo. Non riusciremo a identificarne la natura ma saremo in grado di valutare la sua presenza e i suoi effetti di accelerazione come mai era stato possibile prima». Se il lontano Cobe aveva portato, pur con la sua semplicità, a scoperte da Nobel, la straordinaria potenza di Planck non sarà certo da meno.

Giovanni Caprara


25/04/2010

Hawking: «Gli alieni? Esistono, ma sarebbe molto meglio evitarli»

Hawking: «Gli alieni? Esistono, ma sarebbe molto meglio evitarli»

La posizione dello scienziato in un documentario. L'astrofisico britannico: «Il contatto con la vita extraterrestre potrebbe essere disastroso»

 

Stephen Hawking
Stephen Hawking

Gli alieni? Certo che esistono, è quasi sicuro. Parola di Stephen Hawking, l'astrofisico britannico famoso per le sue tesi spesso anticonformiste. Lo scienziato però avverte: l'umanità non deve in nessun caso entrare in contatto con loro - ciò potrebbe essere devastante. La star della fisica presenta in un nuovo documentario tv i suoi pensieri sull'universo e le forme di vita extraterrestri.

RAZIONALE
- In un universo con cento miliardi di galassie, ciascuna contenente centinaia di milioni di stelle, è improbabile che la Terra sia l'unico luogo dove si sia evoluta la vita. È ciò che sostiene Stephen Hawking, 68 anni, matematico e fisico con un quoziente intellettivo di 160, fino all'anno scorso titolare a Cambridge della cattedra lucasiana di Matematica e Fisica, carica ricoperta anche da Isaac Newton. Hawking, che soffre di atrofia muscolare progressiva - costretto a vivere su una sedia a rotelle e a comunicare con un sintetizzatore vocale - è uno dei cosmologi più noti. Ebbene, da ricercatore qual è ha spiegato che «per il mio cervello matematico i numeri da soli fanno pensare che è perfettamente razionale l'esistenza di alieni», riporta il Sunday Times. Le teorie del ricercatore verranno presentate in una serie di documentari che dai prossimi giorni andranno in onda sull'emittente britannica Discovery Channel.

RISORSE DELLA TERRA
- La vita extraterrestre, spiega lo studioso, è concepibile nei modi come la conosciamo - dal microbo al bipede intelligente. Le forme più probabili di vita potrebbero essere microrganismi e animali semplici; in fin dei conti, queste specie avrebbero dominato anche la Terra per milioni di anni. Ciò nonostante, Hawking mette in guardia l'umanità dal possibile incontro con forme di vita intelligente: «Il contatto con la vita aliena potrebbe essere disastroso per la razza umana». Il motivo? Gli alieni potrebbero tentare di sfruttare la nostra Terra per le sue risorse, per poi proseguire. Lo scienziato paragona tale situazione con la quella della scoperta dell'America nel 1492: «Quando Colombo sbarcò in America, le cose non sono più andate così bene per gli indigeni». Hawking ha in mente degli alieni-nomadi che, dopo aver esaurito tutte le risorse del proprio pianeta, vanno a caccia attraverso le galassie di altri pianeti da sfruttare. Oltretutto, immagina l'esperto: «Questi esseri potrebbero sottomettere e colonizzare i pianeti a bordo di navi giganti». E sottolinea: «Basta guardare a noi stessi per vedere come potrebbe svilupparsi la vita intelligente in qualcosa che non vorremmo incontrare».

PRUDENZA
- Già in precedenza l'astrofisico aveva messo in guardia dagli incontri ravvicinati con gli altri inquilini dello spazio. «Se mai vi dovesse capitare di incontrare un alieno, state attenti: potreste essere contagiati da un virus contro il quale non possedete alcun anticorpo», aveva sostenuto Hawking in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo della Nasa.

Elmar Burchia


27/03/2009

«Ecco la prova che i fantasmi esistono »

«Ecco la prova che i fantasmi esistono »

 

In Rete gli scatti inviati dagli internauti e poi votati da 250mila. Vince quello alla facciata di un castello ad Edimburgo, dove spunta una sagoma misteriosa

 

LONDRA (Gran Bretagna) - Questa volta nemmeno lo zaino protonico dell’Acchiappafantasmi Dan Aykroyd avrebbe potuto fare qualcosa di fronte alla figura in abito di corte apparsa come per magia dietro alle sbarre di una finestra di un castello scozzese. Già, perché per migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo, quell’immagine, catturata dalla macchina fotografica di un amatore nel maggio dell’anno scorso al Tantallon Castle, vicino Edimburgo, sarebbe la prova tangibile dell’esistenza dei fantasmi, tanto da vincere un concorso online lanciato quasi per gioco tre settimane fa dal professor Richard Wiseman dell’università dell’Hertfordshire nell’ambito dell’International Science Festival di Edimburgo. L’esimio psicologo avrebbe, infatti, invitato coloro che erano in possesso di foto di fantasmi a spedirgliele via mail e il risultato sarebbe andato ben oltre le sue stesse aspettative, visto che gli sono arrivate centinaia di immagini da ogni parte del mondo e le migliori 50 sono state poi votate da 250mila persone, chiamate a scegliere quella, a loro giudizio, più convincente.

VINCE IL FANTASMA DEL CASTELLO SCOZZESE - E l’immagine catturata nel castello scozzese si è aggiudicata il 39% delle preferenze. «Molte foto erano spazzatura – ha raccontato Wiseman al Times– perché la manipolazione umana era evidente, ma l’elevato numero di scatti che ho ricevuto dimostra quanto la gente abbia bisogno di credere nell’esistenza dei fantasmi e questo riguarda persone di ogni cultura e nazionalità». Ciò, però, non significa che lo psicologo creda agli spettri. Anzi, a suo dire, potrebbe trattarsi solo di uno scherzo della luce, «sebbene l’immagine sia effettivamente molto curiosa», ha convenuto Wiseman. Ma a differenza dei falsi ectoplasmi che avrebbero fatto la felicità dei Ghostbusters cinematografici, la figura in abiti elisabettiani ha subito colpito per la sua autenticità, tanto che successive analisi condotte da tre esperti di Photoshop (il noto software specializzato nell’elaborazione di fotografie) hanno confermato la mancanza di qualsivoglia intervento umano. In altre parole, la foto sembra vera. E, quindi, il fantasma ci sarebbe davvero, anche se i più scettici insistono nel dire che si sia trattato di un insolito riflesso della luce sul muro e sulle grate della finestra. Per la verità, l’autore dello scatto, Christopher Aitchison, non si era minimamente accorto di quanto avesse immortalato sul momento, ma è stato solo al ritorno dall’escursione al castello di Tantallon, quando ha riesaminato le immagini, che ha scorto il fantasma fare capolino dalla finestra. «Ho scattato la foto alle 3 del pomeriggio – ha spiegato Aitchison al Daily Mail – e non mi sono accorto di nulla mentre scattavo. Solo una volta tornato a casa ho visto la presenza anomala».

GIACOMO V - Secondo gli studiosi della materia, lo spettro fotografato dall’escursionista apparterrebbe, in realtà, a Giacomo V, il re scozzese imprigionato nel castello di Tantallon attorno al 1520, quand’era poco più che un ragazzo, ma nessuno sa spiegarsi il motivo per il quale il fantasma sarebbe ora tornato. Oltre a quella risultata poi vincente, un’altra immagine ha catturato l’attenzione dei partecipanti alla ricerca di Wiseman: in questo caso, ritrae un volto umano nello specchietto retrovisore di un’auto vuota.

Simona Marchetti