22/09/2010

Container con esplosivo: maxi-sequestro

Container con esplosivo: maxi-sequestro

È del tipo «T4» ed era nascosto tra confezioni di latte in polvere. Intercettato nel porto di Gioia Tauro. Gli investigatori privilegiano la pista di uun traffico internazionale

Continua...


27/03/2010

Milano: lettera esplosiva per la Lega, un ferito. Rivendicazione anarchica

Milano: lettera esplosiva per la Lega, un ferito. Rivendicazione anarchica

 

Lo scritto è a firma della Fai, la Federazione anarchica informale. L'addetto delle Poste che smistava le missive investito da una fiammata. Ricoverato, non è grave

 


MILANO - Esplosione, che ha ferito un addetto alle poste, nell'ufficio postale di via Lugano nella zona nord di Milano sabato mattina alle 5,45. Mentre l'addetto smistava le buste una di queste, a quanto sembra indirizzata alla Lega Nord di via Bellerio, ha provocato una fiammata. L'addetto ha riportato ferite non gravi al volto e alle mani. Nell'ufficio postale sono intervenuti gli artificieri che stanno verificando pacchi e buste e la Digos che si occupa delle indagini.

NELLA BUSTA FRASE CONTRO MARONI -Nella rivendicazione trovata all'interno della busta c'era una frase contro il ministro Maroni. Il particolare, emerso nel corso degli accertamenti, è stato confermato ufficialmente dalla Questura, che conduce le indagini. «Nei Cie si stupra - si legge tra l'altro nel un foglio - Maroni complice di questi fatti».

LA RIVENDICAZIONE - L'invio della missiva, secondo indiscrezioni, sarebbe stato rivendicato dallo stesso gruppo della galassia del Fai (Federazione anarchica informale) che ha colpito l'Università Bocconi il 15 dicembre scorso. Si tratta del gruppo che si sigla «Sorelle in armi, e che in quell'occasione aveva piazzato in un tunnel dell'ateneo un tubo esplosivo, detonato solo in parte e in un orario notturno, forse per errore.

IL TESTIMONE - «Ho sentito un boato, un rumore sordo e gente che accorreva verso Pietro. Poi ci hanno evacuati. So che lui si è ferito alle mani e si è bruciato i capelli. Era stordito». È il racconto di uno dei colleghi di Pietro De Simone, 56 anni, il postino ferito mentre maneggiava un pacco bomba nell'ufficio di smistamento di piazzale Lugano a Milano. «Era poco prima delle 6 e stavamo smistando la corrispondenza quando c'è stata l'esplosione -, riferisce un altro collega che, insieme con tutti gli altri dipendenti sosta nei giardini antistanti l'ingresso dell'ufficio postale dopo l'evacuazione -. Poi è venuta l'ambulanza e hanno portato via Pietro». Gli agenti della polizia scientifica sono appena andati via dopo aver messo nel baule dell'auto una busta con del materiale, probabilmente i residui dell'esplosione. Molti sono preoccupati per il futuro: «A volte non ci pensiamo, ma quando accade un fatto così vicino a noi è difficile poi lavorare pensando che ogni lettera può essere un pericolo».

CALDEROLI: «NON CI FERMERANNO» - «La Lega è una forza di popolo, una forza tranquilla e decisissima, e non sarà certo un pacco esplosivo a turbare la nostra serenità o la nostra determinazione ad attuare il cambiamento per via democratica»: lo ha detto all'ANSA il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, commentando l'episodio di Milano. «Esprimiamo solidarietà e affetto all'impiegato delle Poste che è rimasto ferito nello scoppio - ha aggiunto Calderoli - e nel contempo ricordiamo che il clima di odio aizzato da molti contro la Lega porta a frutti avvelenati, così come ha portato a frutti avvelenati con l'attacco a Berlusconi». «Ma non sarà Giove tonante - ha concluso il ministro - a far tremare il popolo e tantomeno la Lega. Nessuna provocazione, nessun attacco ci faranno recedere dalla nostra via, che è la via delle riforme e del cambiamento democratico».

Redazione online


08/03/2010

Reporter vola negli Stati Uniti portando con sé un finto esplosivo

Reporter vola negli Stati Uniti portando con sé un finto esplosivo

 

E scoppiano le Polemiche sulla sicurezza degli aeroporti. Alberto Stegeman ha fatto Amsterdam-Washington con scalo a Londra riuscendo a superare i controlli

 

Il giornalista olandese Alberto Stegeman
Il giornalista olandese Alberto Stegeman

Un reporter olandese è riuscito a passare i controlli all'aeroporto di Amsterdam avendo con sé con un finto ordigno. Lo ha portato a bordo di un aereo e si è recato prima fino a Londra e poi da lì a Washington, senza essere fermato. Il tutto a due mesi dall'attentato fallito su un volo della Delta Airlines per Detroit, partito proprio da Amsterdam.

ESPLOSIVO - Sono trascorsi poco più di due mesi dal clamoroso attentato sventato all'ultimo minuto su un volo della compagnia aerea Usa Delta-Northwest, in volo da Amsterdam a Detroit, con a bordo 278 passeggeri. Il giornalista Alberto Stegeman è riuscito ora a portare a bordo di un apparecchio diretto a Londra una carica esplosiva che, seppur finta, ha passato senza problemi tutti i controlli all'aeroporto Schiphol di Amsterdam. Il reporter, che nel Paese conduce la popolare trasmissione Undercover in Nederland, aveva con se un litro di liquido, potenzialmente esplosivo: dalla capitale olandese si è spostato all'aeroporto londinese di Heathrow e da lì a Washington.

GIOCO DA RAGAZZI - «È ancora molto semplice portare una bomba a bordo di un aereo», ha detto Stegeman domenica sera nel corso del suo programma investigativo sulla rete SBS6 (guarda). Per la sua spettacolare azione, il reporter ha sfruttato le falle nella sicurezza riscontrate nell'area del duty-free di Schiphol. L'operazione, a detta dello stesso giornalista, è stata «un gioco da ragazzi»: un suo collega ha acquistato all'aeroporto di Schiphol una bottiglia di alcol da un litro esibendo soltanto la carta d'imbarco. Uscito dall'aeroporto la bottiglia è stata poi riempita con un altro liquido, che «in qualsiasi momento avrebbe potuto essere del materiale esplosivo». Di seguito Stegeman ha presentato la bottiglia con il contenuto alterato alla cassa del duty-free, dove un ignaro venditore l'ha regolarmente sigillata. Seppur riconosciuto dagli impiegati, che anche per questo motivo hanno controllato attentamente i suoi effetti, il famoso giornalista olandese ha passato tranquillamente tutti i controlli di sicurezza. All'aeroporto di Amsterdam molti duty-free si trovano dopo i cancelli per il controllo dei passaporti, ma prima di quelli per il controllo sicurezza all'imbarco.

BODY SCANNER - L'inchiesta ha destato grosso scalpore in tutto il Paese, come riportano i media: lo scalo internazionale di Schiphol è stato al centro delle cronache dopo che lo scorso Natale un nigeriano ha cercato di far esplodere in fase di atterraggio un aereo che partito proprio dallo scalo olandese era diretto a Detroit. L'aereo, un Airbus A330 della Delta Airlines, era arrivato dalla Nigeria via Amsterdam. L'attentatore, Umar Farouk Abdulmutallab, di 23 anni, era riuscito a far detonare un meccanismo esplosivo che aveva allacciato ai polpacci quando i piloti avevano già aperto il carrello di atterraggio. Sono stati alcuni passeggeri a intervenire e immobilizzarlo. Dopo il fallito attentato, l'Olanda ha subito rafforzato la sicurezza nei suoi aeroporti, introducendo - come primo aeroporto in assoluto - i body scanner per controllare tutti i passeggeri diretti oltreoceano. A livello politico, riferisce De Telegraaf, molti partiti chiedono ora che vengano esaminate nuovamente tutte le disposizioni di sicurezza di Schiphol. Nel dicembre 2008 Stegeman ha criticato in tv le falle nella sicurezza del traffico aereo olandese: con dei lasciapassare falsi della compagnia KLM era riuscito senza problemi ad avvicinarsi al velivolo privato della Regina Beatrice.

Elmar Burchia


03/01/2010

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

 

Lo hanno posto due uomini col volto coperto da caschi alle 4,50 di domenica mattina. Un ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas


Bomba esplode davanti al tribunale di Reggio Calabria

 

REGGIO CALABRIA - Un ordigno è stato fatto esplodere l nella domenica mattina davanti all'ingresso dell'ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria, che si trova accanto al portone della Procura generale, in piazza Castello. L'esplosione ha provocato danni al portone, scardinando un'inferriata. Fortunatamente nessun passante si trovava nella zona quando c'è stata la deflagrazione. L'ordigno, ad alto potenziale, è stato costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria che hanno avviato le indagini.
I carabinieri, che non fanno al momento ipotesi sugli autori del gesto, hanno sequestrato quel che resta dell'ordigno per accertamenti.

DUE UOMINI CON CASCHI - Sono stati due uomini con il volto coperto da caschi da motociclista a collocare l'ordigno al portone di ingresso della Procura generale di Reggio Calabria intorno alle 4,50 di domenica mattina. Lo ha riferito il procuratore generale, Salvatore Di Landro, incontrando i giornalisti. «Dalla telecamera di servizio - ha detto - è stato possibile notare che due individui, che indossavano i caschi e che sono giunti a bordo di un motorino, hanno depositato l'ordigno composto da una bombola di gas e da materiale esplodente. Siamo certi che si tratti di un grave attentato perpetrato dalla criminalità organizzata». Il procuratore generale, incontrando i giornalisti, ha espresso forte preoccupazione per il gravo atto intimidatorio. Di landro ha puntualizzato che in un primo momento si era sperato che il gesto fosse rivolto contro gli uffici del giudice di pace, ma successivamente, vista la potenzialità dell’ordigno e le modalità professionali con cui lo stesso è stato posizionato e soprattutto costruito, si è ritenuto che l’attacco avesse come obiettivo gli uffici della procura generale. «Voglio ricordare - ha detto il procuratore - che l’ufficio della procura si occupa della confisca e del sequestro dei beni, e dei procedimenti di appello contro le cosche della criminalità organizzata. Chiederò nel corso del vertice con il prefetto maggiori controlli delle forze dell’ordine e maggiore vigilanza dei nostri uffici, ma soprattutto un maggior controllo da parte degli uffici preposti». Lo stesso procuratore ha detto che le prime indagini saranno svolte dalla procura distrettuale di Reggio Calabria che è già al corrente e che successivamente passeranno per competenza a Catanzaro, tribunale competente dei reati contro i magistrati della Corte d’appello di Reggio Calabria.

ATTENTATO SIMILE A BAR DI PARENTI DI UN PENTITO - Un attentato analogo a quello compiuto contro la Procura generale di Reggio Calabria, con l'utilizzo di una bombola di gas ed esplosivo, è stato compiuto, sempre domenica mattina, ai danni di una pescheria situata nel quartiere Santa Caterina, alla periferia nord di Reggio, mentre un altro era stato compiuto prima di natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine. Di Giovine è considerato dagli investigatori un boss della 'ndrangheta operante a Milano e trafficante di armi e droga. Tra l'altro, recentemente, il suo avvocato ha chiesto la sua audizione da parte della Commissione sulle ecomafie dopo che Di Giovine avrebbe riferito di essere a conoscenza di particolari sull'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi nei mari italiani.

UNA PISTOLA NASCOSTA IN OSPEDALE - Invece sabato sera nell'ospedale di Locri la polizia ha trovato nascosta in un cassetto nel reparto di medicina generale una pistola carica, che gli investigatori ritengono dovesse servire per un agguato all'interno del nosocomio. All'ospedale di Locri, più volte commissariato per mafia negli ultimi anni, aveva a lungo lavorato come medico Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso a colpi di postola a Locri nel 2005.


13/10/2009

Bomba a Milano. Sequestrati 40 kg di potenziale esplosivo

Bomba a Milano. Sequestrati 40 kg di potenziale esplosivo

 

Due uomini sono stati fermati perché sospettati di complicità nell'attentato di ieri contro la caserma Santa Barbara. Nessun legame con la Jihad

 

Due uomini sono stati fermati stanotte a Milano perché sospettati di complicità nell'attentato di ieri contro la caserma Santa Barbara, mentre nel corso delle indagini sono state ritrovate decine di chili di materiale utilizzabile per la fabbricazione di ordigni.

Lo hanno riferito la Procura di Milano e fonti investigative precisando che i due fermati sono un egiziano, Kol Abdel Hady Abdelazim Mahmoud, e un libico, Israfel Mohammed Imbaeya.

In una nota della Procura si legge che "è stata individuata un'abitazione a Milano nella disponibilità di (Mohammed) Game (l'autore dell'attentato di ieri, ndr) e Kol sita nello stesso stabile ove dimora Israfel, dove è stato rinvenuto materiale di interesse investigativo tra cui circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in via Perrucchetti".

I magistrati smentiscono dunque che "siano stati sequestrati grossi quantitativi di esplosivo, posto che il nitrato d'ammonio non è in sé un esplosivo anche se costituisce un componente per la fabbricazione di esplosivo".
Una fonte investigativa in precedenza aveva infatti detto che il potenziale esplosivo ritrovato, circa 100 chili, comprendeva "fertilizzanti e altri materiali atti al confezionamento (di ordigni)".

Nel corso delle indagini è stato accertato che il nitrato è stato acquistato circa una settimana fa da Game.

La Procura ha fatto sapere che l'egiziano e il libico sono stati fermati per detenzione, fabbricazione e porto di esplosivi. Il magistrato richiederà la convalida dell'arresto in flagranza di Game, avvenuto ieri e dei due fermi di oggi.

Verrebbe inoltre confermata la linea del gesto isolato, anche se a compierlo sarebbe stata appunto una cellula e non il solo Game, che comunque, secondo le prime ipotesi, aveva messo in conto di morire. Che si tratti di una cellula 'fai da te' lo confermerebbero anche i riscontri avuti dalle perquisizioni effettuate nella notte nelle abitazioni dei due fermati: gli uomini della Digos e del Ros non avrebbero trovato materiale ideologico che possa richiamare il Jihad. Né sarebbero state recuperate cassette, dvd, scritti di terroristi impegnati in Afghanistan e Iraq, manuali per la costruzione di ordigni o sui campi di addestramento sparsi in Medio Oriente.

 

 


30/05/2009

Arriva lo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie

Arriva lo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie

 

Debutterà il prossimo mese all’aeroporto di Newcastle. Riesce a stabilire se il liquido in esse contenuto è materiale esplosivo oppure innocuo

 

(Newpress)
(Newpress)

LONDRA (Gran Bretagna) - Debutterà il prossimo mese all’aeroporto di Newcastle il primo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie e stabilire così se il liquido in esse contenuto è materiale esplosivo oppure innocuo. E se l’esperimento avrà esito positivo, il Ministero dei Trasporti potrà finalmente eliminare le restrizioni attualmente in vigore circa il trasporto di liquidi nel bagaglio a mano, permettendo ai passeggeri di imbarcare bottiglie di ogni dimensione. Il divieto di trasportare liquidi sui voli inglesi risale all’agosto del 2006, quando venne scoperto un piano terroristico che intendeva colpire le tratte internazionali, e dall’Inghilterra si è ben presto esteso anche ad altre nazioni, causando un vertiginoso aumento dei costi per quanto riguarda la sicurezza visto che, come riporta il «Times», la BAA (British Airports Authority) ha speso oltre 100 milioni di euro per rafforzare i sistemi di controllo, impiegando più di 3500 persone. Eppure, malgrado i divieti in vigore (in base ai nuovi regolamenti è possibile portare a bordo contenitori di taglia non superiore ai 100 ml, messi in una busta di plastica trasparente e richiudibile), ogni mese a Heathrow vengono confiscati almeno due tonnellate di alcool e migliaia di bottigliette di profumo e articoli da toilette, mentre nel solo aeroporto di Newcastle il personale di sicurezza controlla e distrugge più di 750 bottiglie al giorno.

COME FUNZIONA - Costruito dall’inglese Kromek (con sede a Sedgefield) in collaborazione con gli scienziati della facoltà di Fisica dell’Università di Durham, il nuovo scanner per le bottiglie spara un raggio X attraverso il liquido e traccia la «caratteristica spettrale» della sostanza, che è diversa a seconda del materiale analizzato, che sia acqua, alcool o potenziale esplosivo, come ad esempio il perossido d’idrogeno. Non solo. Il dispositivo funziona anche se la bottiglia è completamente sigillata, ovvero senza residui esterni, e può «leggere» qualunque tipo di contenitore, anche se fatto di metallo. Bocche cucite sui costi di ogni scanner, sebbene Arnab Basu, amministratore delegato della Kromek, abbia negato che si tratti di «centinaia di migliaia di sterline», quanto, piuttosto, «di decine di migliaia». Secondo quanto raccontato al giornale londinese da un portavoce dello scalo di Newcastle, inizialmente il nuovo scanner verrà usato per controllare le bottiglie prese al duty free, per poi passare nelle zone di dogana e, se l’esperimento si rivelerà positivo, verrà poi introdotto anche ai ckeckpoint di sicurezza.

Simona Marchetti


04/01/2009

Fabbricavano molotov, 16enni denunciati

Fabbricavano molotov, 16enni denunciati

A Genazzano, vicino a Roma. Indagini partite dopo atti di vandalismo. Sei, incensurati e di buona famiglia. Si sono giustificati dicendo che avevano preparato l'ordigno per divertirsi

 

ROMA - Stavano fabbricando una molotov, una bottiglia esplosiva. Per questo sei minorenni sono stati denunciati dai carabinieri di Genazzano, vicino a Roma. Tutti incensurati e di buona famiglia, si sono giustificati dicendo che avevano preparato l'ordigno per divertirsi, per cercare un diversivo alla noia. Le indagini sono state avviate dopo alcuni episodi di vandalismo a Genazzano, tra cui il lancio di un rudimentale ordigno incendiario contro un piccolo supermercato. Grazie alla collaborazione dei cittadini, i carabinieri hanno individuato in pochi giorni il gruppo di giovani, tutti di 16 anni. Due di loro sono stati arrestati; gli altri solo denunciati perché per loro era trascorsa la flagranza.