30/07/2009
Rapporti con una suora, espulso il frate di Medjugorje
Rapporti con una suora, espulso il frate di Medjugorje
LO SCANDALO. Guida spirituale dei sei veggenti, è accusato anche di «aver diffuso l'eresia» e «manipolato le coscienze»
ROMA — Con l’accusa di «aver diffuso l’eresia», «manipolato le coscienze» e di aver avuto rapporti immorali con una suora, fra Tomislav Vlasic, la guida spirituale dei sei veggenti ai quali la Madonna sarebbe apparsa costantemente da ben 28 anni a Medjugorje, nell’Erzegovina occidentale, è stato espulso dall’ordine francescano dal ministro generale dell' Ordine, José Rodrigues Carballo. Ne ha dato notizia il quotidiano di Sarajevo Dnevni avaz che pubblica il testo della lettera di espulsione.
È un duro colpo per il più recente santuario mariano europeo che in pochissimi anni ha registrato una spettacolare progressione di affluenza di pellegrini da tutto il mondo, tale da far concorrenza ai più antichi e prestigiosi santuari come Lourdes e Fatima. A differenza di questi ultimi la Chiesa ufficiale non si è mai pronunciata, esprimendo almeno agli inizi delle apparizioni riserve ed inviti alla cautela. Ma poi progressivamente le riserve sono scomparse, tanto che anche Organizzazioni paravaticane come l’Opera Romana Pellegrinaggi ha inserito questo appuntamento mariano nei suoi programmi.
Fin dagli inizi le tensioni per il controllo del santuario ne hanno segnato la storia. Il braccio di ferro era fra il clero diocesano, sostenuto dai vescovi, ed i francescani che lo avevano preso in carico a partire dalle prime ore delle apparizioni ai sei giovani sulla collina Crnica a Podbrdo di una «dama bianca con un bambino in braccio». Ma ora non è più questione di polemiche fra vescovi e ordine francescano, perché è proprio il superiore di quest’ultimo ad aver preso la decisione di condannare il religioso per il quale, assicura il giornale, è già pronta la scomunica di Benedetto XVI. Il frate eretico e colpevole di azioni «contra sexum» era stato allontanato da tempo. È dal 1992 che viveva in un convento in Abruzzo, di fatto sospeso a divinis, senza poter esercitare alcuna attività apostolica. Negli anni passati altri frati francescani in Erzegovina erano stati espulsi dall’Ordine dei frati minori e sospesi a divinis.
La notizia dell’espulsione di fra Vlasic, secondo il giornale, è stata accolta a Medjugorje come un nuovo attacco contro i veggenti e le apparizioni, nei confronti delle quali lo stesso vescovo locale è sempre stato molto scettico. Nell’aprile del 1991, l’allora conferenza episcopale jugoslava dichiarò che «in base alle investigazioni finora condotte non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali». Stando ai sei veggenti, la frequenza delle apparizioni fino ad oggi sarebbe la più alta mai registrata nella storia della Chiesa. Ne sarebbero avvenute a decine di migliaia.
Otto anni fa la Conferenza episcopale della Bosnia aveva deciso, in accordo con la Santa Sede, di nominare una commissione incaricata di indagare sul fenomeno. La decisione del ministro generale dei francescani potrebbe accelerare una dichiarazione dei vescovi del paese concordata con la Congregazione vaticana per la dottrina della fede
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08/02/2009
Iraq: «turista» italiano fermato a Falluja
Iraq: «turista» italiano fermato a Falluja
È Luca Marchiò, 33enne comasco. Bloccato a un posto di blocco e rispedito in Italia con il primo aereo. Imbarazzo in ambasciata
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| Un impiegato dell'hotel di Bagdad con la fotocopia dei documenti di Marchiò (da New York Times) |
L’avventura di Luca Marchiò, comasco 33enne, è però finita due giorni dopo l’incontro con mister Yacoub, quando ha tentato di visitare la (un tempo famigerata, e ancora preda di tensioni e violenze) città di Falluja. Ad accorgersi di lui è stato un militare a un checkpoint, che ha preso in consegna il giovane (credendolo, forse, un jihadista straniero) e l’ha portato in caserma. «Le autorità mi hanno spiegato che non sarei potuto rimanere in città per la notte», ha detto al New York Times. «Il loro suggerimento è stato quello di tornarmene a Bagdad». In realtà, l’ambasciata d’Italia ha riferito che il giovane sarebbe stato «messo sul primo aereo domani mattina» (sabato, ndr), ponendo fine a una situazione che ha creato, anche tra le autorità italiane, qualche imbarazzo. Nessuno, infatti, sapeva della presenza di Marchiò in Iraq: nemmeno i genitori del ragazzo. «Non ne sapevamo niente», dice a Corriere.it la madre, Marinella. «Luca non vive in casa con noi, ed è abituato a viaggiare molto, anche in zone di guerra, per il suo lavoro. E da mamma dico: purtroppo. Ora ci hanno detto che sta tornando, e che sta bene. E questo è ciò che conta».
TURISTA - Anche le autorità italiane non sapevano nulla del viaggio. Il New York Times scrive di essere stato il primo a notificare la cosa all’ambasciata. Che ha poi tentato di ricostruire l’incredibile viaggio del «turista». Partito dall’Italia, Marchiò è sbarcato in Egitto, passando poi in Turchia e, via terra, in Iraq, con un visto di dieci giorni. Passato il confine su un taxi, è arrivato a Bagdad. Ed è entrato nel Coral Palace. «Sono un turista», ha ripetuto a mister Yacoub, alla reception, e ai giornalisti del Times. «Voglio vedere le città più importanti del Paese, vedere e capire la realtà. Penso che ogni Paese del mondo debba essere visitato». Yacoub ha tentato di dissuaderlo – alla domanda se l’Iraq, e soprattutto Falluja, siano pronti per turisti che non siano pellegrini sciiti, il receptionist ha replicato con un enfatico «No» – ma senza successo. Per 40 dollari, Marchiò ha acquistato all’albergo un tour della città: la statua di Sherazade, la narratrice di Le mille e una notte, il lago artificiale vicino all’università, la piazza Abu Jaafar al-Mansur sulla riva del Tigri, il parco Zawra’a, i negozi di Karada. «“Quando è arrivata la notte si è spaventato un po’, e ha voluto tornare in hotel», ha detto Ramez Fa’eq, 23 anni, la guida a cui l’hotel l’aveva affidato.
A FALLUJA - Il giorno seguente, Marchiò è partito per Falluja su un minibus pubblico. Poche ore dopo, il signor Yacoub ha ricevuto la chiamata della polizia. «La stavo aspettando», ha detto. «E ovviamente erano molto preoccupati per lui. L’Iraq non è ancora pronto per i turisti. Certo, la sicurezza è molto migliorata. Ma in questo Paese ti puoi aspettare qualunque cosa in qualunque momento». «Gli ho spiegato che non era sicuro vagare per il Paese», ha detto Renato Di Porcia, vice capo della missione all’ambasciata italiana a Bagdad. Il sito del ministero degli Esteri definisce l’Iraq un Paese «ad altissimo rischio: sono fortemente sconsigliati i viaggi se non organizzati in un adeguato contesto di sicurezza e previamente concordati con l’ambasciata d’Italia a Bagdad o con il ministero degli Esteri a Roma». «È stata una situazione molto strana», ha commentato Di Porcia. Marchiò «è un ragazzo un po’ naif».
12:47 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: turista, iraq, fermato, espulso, falluja, ambasciata, imbarazzo | OKNOtizie |
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