27/04/2012
La Rai chiude New York, 38 licenziati
La Rai chiude New York, 38 licenziatiSI MUOVONO ANCHE I SINDACATI AMERICANI. I dipendenti: «Buttati in mezzo alla strada con le nostre famiglie». Beni della società all'asta ai primi di maggio
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13/07/2010
Telefonia mobile, in arrivo le Eurotariffe per il roaming
Telefonia mobile, in arrivo le Eurotariffe per il roamingI provvedimenti annunciati dalla Ue prevedono la riduzione del costo per la voce: dai 43 centesimi di euro per le chiamate in uscita del 2009, ai 39 per il 2010 fino ai 35 nel 2011. Per chi invece riceve telefonate da 0,19 (2009) a 0,11 (nel 2011)
Ulteriori riduzioni delle tariffe per le chiamate verso e dall'estero all'interno della Ue e strumenti per avvertire gli utenti della loro bolletta dati internazionale: questa la promessa di Neelie Kroes, commissario europeo per l'Agenda Digitale, per scongiurare conti stratosferici e soprattutto sorprese nella tariffazione. Sorprese che, per chi usa il telefonino all'estero, sono sempre molto negative. Soprattutto per chi scambia dati e si collega a Internet, e questo proprio a causa degli ambigui piani tariffari e l'alto costo del roaming (il passaggio sulla rete di un operatore estero).
Ci sono stati casi eclatanti di bollette stratosferiche, come quelle pagate da uno studente inglese (9000 euro al mese) all'estero per motivi di studio che teneva i contatti con gli amici via cellulare, o come i 46mila euro pagati da un turista tedesco che, durante un viaggio in Francia, ha scaricato un film via cellulare in vacanza, stessa cifra pagata dal direttore di Bild per aggiornare il proprio blog durante una vacanza in Marocco.
Neelie Kroes vuole porre fine a tutto questo, almeno entro i confini dell'Unione europea.
Il nuovo regolamento per il roaming intra-Ue presentato il primo luglio mira precisamente a evitare sorprese molto sgradite in bolletta. Il percorso di riduzione delle tariffe, iniziato tre anni fa da Viviane Reding che ha preceduto la Kroes sullo scranno dell'Ict europeo, non è stato sufficiente. Non per raggiungere lo scopo prefissato, stimolare la concorrenza tra operatori in modo che i prezzi corressero virtuosamente al ribasso. Così non è stato e tutti gli operatori – cui tale regolamentazione è sempre stata invisa – hanno aderito formalmente al tetto massimo stabilito dalla Ue. Non si sono innescati i meccanismi di concorrenza auspicati dal commissario. Oggi per la Kroes è quindi urgente non mollare la presa e abbassare ulteriormente il limite consentito per il roaming dati e quello voce.
Una buona notizia per gli utenti, che dal primo intervento della Reding nel 2007 hanno visto le tariffe di roaming nella Ue abbattersi del 60-70%.
I provvedimenti annunciati dalla Ue prevedono la riduzione del roaming per la voce: dai 43 centesimi di euro per le chiamate in uscita del 2009, ai 39 per il 2010 fino ai 35 nel 2011. Per chi invece riceve telefonate dall'estero il roaming dovrà scendere da 0,19 (2009) a 0,11 (nel 2011) passando per gli 0,15 centesimi di questa estate. Il piano prevede che nel 2015 il costo del roaming internazionale (sempre intra-Ue) sia molto vicino a quello nazionale, decisamente più basso, anche perché di fatto non c'è differenza tecnica tra i due tipi di roaming. Un ulteriore provvedimento prevede che agli utenti venga segnalato con chiarezza quando superano la soglia dei 50 euro di spesa per Internet in mobilità, avviso che deve coincidere con la sospensione temporanea del servizio da riattivare proattivamente da parte dell'utente.
Gabriele De Palma
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23/06/2010
Le Regioni e la «diplomazia fai-da-te» Spese pazze per 178 sedi nel mondo
Le Regioni e la «diplomazia fai-da-te» Spese pazze per 178 sedi nel mondoLa Regione Marche ha 9 presenze all’estero, di cui ben quattro in Cina. Veneto, Lombardia e Piemonte sono al top della classifica. E nessuno vuole rinunciare all'ufficio di Bruxelles
ROMA - Seguendo le orme di Marco Polo anche i moderni Dogi del Veneto hanno fatto rotta a Oriente: puntando dritti alla Città Proibita. Magari, esagerando un tantino. Il leghista Luca Zaia si è quindi ritrovato a governare una Regione che ha 10 (dieci) uffici in Cina. Avete letto bene: dieci. Ma la moltiplicazione dei «baili», come si chiamavano anticamente gli ambasciatori della Serenissima, non si è certamente fermata lì. Poteva forse il Veneto rinunciare ad aprire un ufficetto in Bielorussia? O un appartamento in Bosnia? Un paio di punti d’appoggio in Canada? Tre in Romania? Quattro negli Stati Uniti e altrettanti in Bulgaria (sì, la Bulgaria)? Un pied à terre in Vietnam? Un appartamento in Uzbekistan? Una tenda negli Emirati arabi uniti? Un bungalow a Porto Rico? E un consolato in Turchia, alla memoria dell’ambasciata veneziana alla Sublime Porta, quello forse no?
Si arriva così a 60 sedi in 31 Paesi: alla quale si deve aggiungere, ovviamente, quella di Bruxelles. E si sale a 61. Irraggiungibile, il Veneto: a elencarle tutte, sarebbe già finito l’articolo e non ci sarebbe spazio per raccontare quello che combinano invece le altre Regioni italiane. Perché scorrendo i dati che sono in un dossier del Tesoro su questo incredibile fenomeno della diplomazia regionale «fai da te», il Veneto è soltanto in cima a una piramide molto più grossa. Le Regioni italiane hanno all’estero qualcosa come 157 uffici, ai quali si devono aggiungere i 21 di Bruxelles. Per un totale di 178. Già: a un’antenna nel quartier generale dell’Unione europea non ha voluto rinunciare proprio nessuna. «D’altra parte», ha spiegato il governatore lombardo Roberto Formigoni, «è importante avere un presidio a Roma e Bruxelles. Non è affatto un lavoro inutile quello che i nostri funzionari svolgono organizzando a esempio numerosissimi incontri istituzionali per aziende, centri culturali, organizzazioni non governative e così via, che vengono supportati nel dialogo con le autorità nazionali ed europee». La Lombardia, che ha quasi 10 milioni di abitanti: ma il Molise? Che senso ha per una Regione con 320 mila abitanti come quella di Michele Iorio mantenere un ufficio a Bruxelles, peraltro pagato un milione 600 mila euro, oltre ai due di Roma?
Per non parlare dei valdostani, che sono 124 mila. Peccato però che la Lombardia non abbia solo un presidio Roma e uno a Bruxelles. Bensì, secondo il Tesoro, altri 27 sparsi in giro per il mondo. Ce n’è uno in Argentina, un paio in Brasile e Cina, quattro in Russia (esattamente come la Regione Veneto), e poi uno in Giappone, Lituania, Israele, Moldova, Polonia, Perù, Uruguay, Kazakistan... E il Piemonte? Che dire del Piemonte? La Regione appena conquistata da un altro leghista, Roberto Cota, presidia 23 Paesi esteri. Con la bellezza di 33 basi. Frutto di scelte apparentemente sorprendenti. Per esempio, ce ne sono due in Corea del Sud. Altrettanti in Costa Rica (perché il Costa Rica?). Altri due in Lettonia (perché la Lettonia?). Roba da far impallidire i siciliani, che avevano riempito mezzo mondo di «Case Sicilia»: dalla pampa argentina a Boulevard Haussmann, Parigi. Poi la Tunisia, e New York, Empire state building. Ma volete mettere il fascino della Grande Mela? Dove gli uomini dell’ex governatore Salvatore Totò Cuffaro si ritrovarono in ottima compagnia. Quella dei dipendenti della Regione Campania, allora governata da Antonio Bassolino, che aveva preso in affitto un appartamento giusto sopra il negozio del celebre sarto napoletano Ciro Paone. Nientemeno.
Costo: un milione 140 mila euro l’anno. A quale scopo, se lo chiese nell’autunno del 2005 Sandra Lonardo Mastella, in quel momento presidente del Consiglio regionale, visitando una struttura il cui responsabile, parole della signora, «viene solo alcuni giorni ogni mese ». Struttura per la quale venivano pagati tre addetti il cui compito consisteva nell’organizzare, per promuovere l’immagine regionale, eventi ai quali non soltanto non partecipava «alcun esponente americano », ma nessuno «che parlasse inglese». Quello che colpisce, però, sono sempre i luoghi. La Regione Marche, tanto per dirne una, ha nove basi all’estero. Di queste, ben quattro nella Cina. Il Paese decisamente più gettonato: alla Corte di Hu Jintao ci sono ben sette enti locali italiani, con addirittura ventitrè uffici. Il doppio che nella federazione russa. Quattro, in Cina, ne ha pure il Piemonte. Regione che si distingue da tutte le altre per avere attivato anche una sede a Cuba. Oltre a due in India, dove hanno un punto d’appoggio pure le Marche. Ma non l’Emilia-Romagna, che paradossalmente ha meno presidi esteri della piccola Regione confinante: cinque anziché nove, numeri a cui bisogna sempre aggiungere quello di Bruxelles. Quasi tenerezza fanno gli ultimi in classifica. Il Friuli-Venezia Giulia, che si «accontenta» (si fa per dire) di tre «consolati» oltre a quello europeo: in Slovacchia, Moldova e Federazione russa.
La Basilicata, andata in soccorso ai lucani dell’Uruguay e dell’Argentina. La Valle D’Aosta, che non sazia della sede di Bruxelles ne ha pure una in Francia. Ma dove, altrimenti? Infine la Puglia: come avrebbe fatto senza un comodo rifugio dai dirimpettai albanesi? Quello che non dice, il dossier del Tesoro, è quanto paghiamo per tale gigantesca e incomprensibile Farnesina in salsa regionale. Per saperlo bisognerebbe spulciare uno a uno i bilanci degli enti locali. Dove intanto non è sempre facile trovare i numeri «veri». E soprattutto non è spiegato a che cosa serva tutto questo Ambaradam. A favorire gli affari delle imprese di quelle Regioni? Al prestigio dei governatori presenti o passati? A mantenere qualche stipendiato illustre? Il sospetto, diciamolo chiaramente, è che nella maggior parte dei casi l’utilità di tutte queste feluche di periferia sia perlomeno discutibile. Come quel Federico Badoere, nel 1557 ambasciatore veneziano a Madrid presso la corte di Filippo II, autore di una strepitosa relazione spedita al Senato della Serenissima nella quale liquidava come una trascurabile quisquilia ciò che stava succedendo dopo la scoperta dell’America, evento che un suo predecessore si era addirittura «dimenticato» di riferire a Venezia: «Sopra le cose delle Indie non mi pare di dovermi allargare, stimando più a proposito compatire il tempo che mi avanza a narrare le cose degli altri stati di Sua Maestà».
Sergio Rizzo
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01/04/2010
Fisco, scoperta gigantesca fuga di capitali Tra i denunciati anche un sacerdote
Fisco, scoperta gigantesca fuga di capitali Tra i denunciati anche un sacerdote
INDAGINE GUARDIA DI FINANZA. Funzionari di banca trasferivano all'estero somme evase di imprenditori della sanità, antiquari, agenti di viaggio
ROMA - Scoperta un'attività di riciclaggio di denaro sporco per circa 3 milioni di euro. Funzionari di banca trasferivano in Svizzera e Lussemburgo grosse somme evase da una clinica privata della capitale, da imprenditori edili, antiquari, agenzie di viaggio e da un sacerdote. È quanto hanno scoperto le Fiamme Gialle del comando provinciale di Roma che hanno denunciato 14 persone per riciclaggio ed evasione fiscale internazionale. Nel corso dell'operazione sono stati scoperti anche 3 milioni di euro riciclati. Come riferisce la Guardia di Finanza, dirigenti e dipendenti di un gruppo bancario italiano si muovevano personalmente per raccogliere i contanti in tutta Italia (soprattutto a Roma, Milano, Firenze e Modena) e portarli in una filiale a Lugano dove venivano depositati su conti «cifrati».
GLI EVASORI - Variegato il ventaglio delle persone che gli affidavano i guadagni non denunciati al fisco italiano: imprenditori (della sanità privata e del settore edile), antiquari, agenzie di viaggio ed anche un sacerdote. Per lui, secondo quanto accertato dai finanzieri, vi era il progetto di creare nelle isole Cayman una società off-shore sui cui conti far transitare gli importi dei libretti al portatore del prelato. Si trattava di cifre consistenti e quindi il compenso richiesto sarebbe stato molto più alto del normale. Ma le commissioni per portare a termine le rischiose operazioni di «ripulitura» erano comunque elevate, anche nei casi «standard»: di solito si avvicinavano all'1% delle somme trasferite ma erano destinate a crescere fino a sopra il 2% nei periodi (Pasqua e Natale) in cui la richiesta del particolare «servizio» finanziario raggiungeva i picchi più alti.
I TRUCCHI BANCARI - Il trucco, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, era quello di far «girare» meno contante possibile per evitare di essere fermati al confine dalle Fiamme Gialle e di vedersi sequestrare il «bottino». I responsabili si erano perciò inventati un sistema di «compensazione» on the road: il denaro infatti solo di rado varcava materialmente la frontiera. Chi voleva trasferire le somme le consegnava personalmente al funzionario di banca che, a sua volta, le metteva a disposizione di altri clienti, al contrario, bisognosi di «liquidi» da spendere in Italia. Qualche giorno dopo, le operazioni venivano registrate presso la banca estera, a credito e a debito a seconda dei casi e per i contanti movimentati. In cambio, i correntisti dovevano pagare una percentuale sulle somme e compilare una ricevuta, utilizzata come «pezza di appoggio» dell'operazione. Ma non era l'unico modo per riciclare. Gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma ne hanno infatti scoperti molti altri. Tra i più gettonati, fa sapere la Guardia di Finanza, il ricorso a societá fantasma nei «paradisi fiscali», costituite tramite fiduciarie in Svizzera e in Lussemburgo, che venivano utilizzate sia per l'emissione di fatture false (relative a finte consulenze) allo scopo di trasferire all'estero denaro solo formalmente giustificato dalle fatture, sia per realizzare, a favore dei clienti più ricchi, tra cui anche i titolari di una nota clinica privata di Roma, un sistema complesso di «cartolarizzazione» dei crediti.
FONDI NERI - In base al meccanismo scoperto dai finanzieri, in pratica, l'imprenditore italiano che voleva portare «fondi neri» all'estero cedeva ad una società di cartolarizzazione (che era naturalmente d'accordo) un ingente portafoglio di crediti nei confronti di clienti sicuramente solvibili (per esempio enti pubblici). I crediti venivano molto svalutati e l'azienda italiana venditrice registrava in contabilitá la perdita che seguiva alla cessione, riducendo i ricavi e quindi l'utile dell'esercizio su cui pagare le tasse. L'azienda di cartolarizzazione a sua volta, spiegano i finanzieri, cedeva il credito a una fiduciaria svizzera o lussemburghese ad un prezzo leggermente più alto e ne otteneva un guadagno minimo. A questo punto la fiduciaria cartolarizzava il credito emettendo obbligazioni che venivano tutte acquistate da una società «fasulla», di solito intestata a professionisti esteri, ma riconducibile di fatto alla prima azienda italiana venditrice del portafoglio. Prima della scadenza delle obbligazioni, la società fasulla apriva un conto corrente presso la filiale svizzera del gruppo bancario. Era su questo conto che la fiduciaria, dopo aver ricomprato i titoli emessi e trattenuta una piccola percentuale per il servizio reso, versava la parte restante sul conto aperto a favore dell'impresa fasulla.
SOCIETA' FASULLE - E infine l'ultimo passaggio, quello decisivo: la società fasulla era posta in liquidazione e i fondi venivano trasferiti in contanti su un nuovo conto corrente rigorosamente «cifrato», di solito intestato ad un'altra falsa società, ma a disposizione dell'azienda italiana che in questo modo poteva godersi il suo «nero». Molti erano poi, sottolinea la Guardia di Finanza, i «servizi extra» offerti dai funzionari di banca: tra questi il cambio, in totale anonimato, di valuta estera e la messa a disposizione, presso le filiali italiane del gruppo, di cassette di sicurezza, dove i clienti potevano «parcheggiare» le mazzette di contanti, senza il rischio di segnalazioni, prima che fossero raccolti e trasferiti in Svizzera. E proprio in una di queste cassette le Fiamme Gialle in una occasione hanno trovato, pronti per essere spediti «oltreconfine», 155 mila euro che sono stati sequestrati dai finanzieri. Proseguono le indagini dei finanzieri per quantificare esattamente l'ammontare dell'evasione fiscale internazionale scoperta. (AdnKronos)
23:58 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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26/02/2010
Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»
Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»
Di biagio (pdl): «Il voto all'estero è un diritto, non cancro da estirpare». Polemiche politiche sul sistema elettorale all'estero. Il presidente del Senato: «Scandalo da eliminare»
| Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa) |
ROMA - Il caso Di Girolamo, il senatore pdl coinvolto nell'inchiesta su corruzione e riciclaggio che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle, ha scatenato un acceso dibattito politico. Il parlamentare è accusato dai magistrati di essere stato eletto tra gli italiani all'estero con i voti della 'ndrangheta. La questione imbarazza la maggioranza. La decisione del presidente del Senato Renato Schifani di accelerare sulla questione della decadenza di Di Girolamo, convocando l'Aula ancora prima che la Giunta per le autorizzazioni decida sull'arresto o meno del senatore pdl, sembrerebbe dimostrare l'intenzione del Pdl di scaricare il parlamentare coinvolto nell'inchiesta. Alla luce delle accuse mosse al senatore pdl, inoltre, maggioranza e opposizione si interrogano proprio sulla questione più ampia del voto all'estero. Lo stesso Schifani è tornato sull'argomento con parole dure, dicendo che «il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge». Sulle intercettazioni Schifani ha poi aggiunto: «Servono nuove regole: urge limite o divieto di pubblicazione». Da parte sua, il presidente della giunta delle elezioni e immunità di Palazzo Madama, Marco Follini (Pd) ci ha tenuto a precisare che «la soluzione da parte della giunta sulla decadenza di Di Girolamo era già stata presa nel gennaio 2009». Secondo Follini tocca ora all'Aula scegliere e non più alla Giunta, che in giornata ha comunque proseguito l'esame della vicenda del senatore inquisito. «Riteniamo che la decisione sul procedimento autorizzativo debba essere celere e debba costituire l'occupazione prioritaria della Giunta. Il possibile revirement sul procedimento che porterebbe alla decadenza del senatore Di Girolamo, che il Presidente del Senato suggerisce di realizzare in tempi egualmente stretti, è in realtà una responsabilità dell'Assemblea, più che della Giunta» ha detto il senatore Francesco Sanna, capogruppo del Pd nella Giunta sulle immunità.
PD - A proposito del voto all'estero, i democratici aprono a Schifani. «È positivo che ci sia accordo nel modificare la legge elettorale per gli italiani all'estero. Il Partito Democratico sostiene da tempo che la modifica è assolutamente improcrastinabile. Noi proporremo un testo in Parlamento e siamo disponibili a confrontarci per arrivare a un ampio consenso» ha dichiarato Francesco Tempestini, capogruppo Pd in commissione Affari Esteri.
LA MAGGIORANZA - La maggioranza è pressoché compatta. «Noi abbiamo detto per primi - ha ricordato il sottosegretario Paolo Bonaiuti -,Maurizio Gasparri, la revisione del sistema elettorale all'estero «si rende indispensabile perché evidentemente quella legge non ha funzionato e va quindi corretta» ma «senza negare la rappresentanza degli italiani all'estero in Parlamento». Va rivista la legge sul sistema elettorale all'estero anche secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, e secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, che in una intervista parla di «esperimento fallito» e si dice convinto che «gli italiani all'estero devono poter votare, qui o per corrispondenza, ma per deputati e senatori che stanno in Italia». dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio». Per il presidente dei senatori di maggioranza,
«IL VOTO ALL'ESTERO È UN DIRITTTO» - Nella maggioranza però c'è anche chi dissente da Gasparri e Giovanardi. «Il voto all'estero è un diritto, certamente non è un problema nè un cancro da estirpare» ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl. «Da come si sta parlando in queste ore, - ha aggiunto - tutti sapevano e tutti preannunciano il marcio nelle elezioni degli italiani nel mondo, un eccesso di saccenza che delude e sposta l'epicentro del problema attuale. Siamo dinanzi ad un presunto reato grave e deplorevole compiuto da un signore, e di conseguenza è necessario ed opportuno che la giustizia faccia il suo corso, ma da qui a condannare tutto il comparto degli italiani nel Mondo e le loro modalità di esercizio di voto mi sembra qualcosa detto giusto per aprire bocca».
«MANTENERE ALL'ESTERO LE CIRCOSCRIZIONI» - Il tema non interessa solo la maggioranza. Secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «bisogna mantenere le circoscrizioni elettorali fuori dall'Italia perché gli italiani all'estero sono una grande risorsa, tuttavia bisogna rivedere la normativa in senso garantista per evitare rischi di manipolazione dei voti». Al contrario il segretario del Pri Francesco Nucara ritiene che «il voto degli italiani all'estero andrebbe abolito, perché non controllabile». «Se non lo si vuole abolire perlomeno si impedisca il voto per corrispondenza» ha detto Nucara.
IDV - «Da tempo Italia dei Valori insiste sulla necessità di cambiare la legge elettorale per l'elezione dei parlamentari italiani all'estero. In tempi non sospetti è stata depositata una mia proposta di legge per introdurre il voto elettronico e abolire quello per corrispondenza» ha ricordato Antonio Razzi, deputato Idv eletto nella circoscrizione Europa. «Il voto elettronico - ha aggiunto Razzi - è l'unica modalità che permette di scongiurare i brogli elettorali, irregolarità che si sono sistematicamente ripetute sia nelle elezioni del 2006 e quelle del 2008. Se il centrodestra ha intenzione seriamente di modificare il sistema di voto all'estero calendarizzi la nostra proposta di legge e la porti subito in Parlamento».
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04/12/2009
Bettini nei guai col fisco «Evasione da 11 milioni»
Bettini nei guai col fisco «Evasione da 11 milioni»
Il due volte campione del mondo nel mirino della guardia di finanza. Avrebbe trasferito fittiziamente la residenza a Montecarlo per sottrarre a tassazione i redditi percepiti
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| Paolo Bettini (Ansa) |
MILANO - Paolo Bettini nei guai col fisco. Il due volte campione del mondo di ciclismo e medaglia d'oro olimpica, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, avrebbe evaso il fisco per quasi 11 milioni di euro. Secondo quanto si è appreso dalla stessa Guardia di Finanza, il ciclista avrebbe trasferito fittiziamente la residenza nel Principato di Monaco allo scopo di sottrarre a tassazione i redditi percepiti. Bettini ha vinto i Mondiali di ciclismo dei professionisti su strada nel 2006 e 2007 e l'oro olimpico ad Atene 2004.
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15/10/2009
«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»
«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»
Il direttore generale di Bankitalia Saccomanni critico sul provvedimento,Tremonti: «meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano»
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| Giulio Tremonti (Ansa) |
ROMA - Botta e risposta tra Bankitalia e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Materia del contendere questa volta è lo scudo fiscale per il quale il Fisco ha recentemente inviato 50mila avvisi agli ex residenti all'estero.
BANKITALIA - «Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro» ha detto il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, nel corso dell'audizione sulla Finanziaria davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama. Di contro, però, ha rilevato Saccomanni, «lo scudo fiscale può avere effetti positivi ai fini della ripresa economica se almeno una parte dei fondi rimpatriati viene investita in imprese produttive o comunque destinata alla ricapitalizzazione di queste ultime. L'agevolazione per gli aumenti di capitale contenuta nello stesso provvedimento favorisce questo impiego».
TREMONTI - Non si è fatta attendere la risposta di Tremonti. «Questo meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano. Se c'è una ragione di allarme, e lo escludo, c'è per tutti i Paesi». Quello di palazzo Koch - ha aggiunto il ministro dell'Economia - «è un rilievo che può avere o no ragione, secondo me è discutibile. Detto questo, il discorso dello scudo è molto semplice: è un meccanismo applicato dappertutto e non è un problema italiano. Tutti lo stanno facendo, quindi se c'è un rischio sui flussi futuri è un rischio che devono affrontare tutti».
Lo scudo porta vantaggio al Fisco «perchè chi non pagava inizia a pagare», ha detto ancora Tremonti, e quanto alle critiche si chiede: «è mai possibile che l'etica legale coincida con gli interessi dei banchieri svizzeri?». Inoltre, «l'azione contro i paradisi fiscali non è strumentale allo scudo, continuerà. E sarà sempre più sofisticata, più intensa e più efficace. Non è che la facciamo e poi incassati i soldi dello scudo... Noi vogliamo evitare che alcune aree siano la caverna in cui vai a nascondere il bottino dell'evasione fiscale. E siccome quella linea d'azione non è finita o provvisoria, sarà sempre più forte. Questa è la nostra strategia».
16:34 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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14/10/2009
Fini: «Pm non sottoposti ad altri poteri»
Fini: «Pm non sottoposti ad altri poteri»
E sull'immagine dell'Itala all'estero: «Dipende da tutti, non solo dai Media». Il presidente della Camera: un conto è la separazione delle Carriere, ma la Costituzione va rispettata
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| Il presidente della Camera, Gianfranco Fini (Ansa) |
MILANO «Un conto è la separazione delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell'ordine giudiziario»: lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, a Francoforte per inaugurare la fiera del libro, riferendosi alle ipotesi di riforma della giustizia su cui «si valuterà strada facendo».
«LA COSTITUZIONE VA RISPETTATA» - Ricordando che in Parlamento sono pendenti diverse proposte di riforma dell'ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: «Su un tema di cui si è discusso come l'ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la Costituzione va rispettata quando parla di indipendenza assoluta di tutti i magistrati».
LE ALTRE RIFORME - Quanto al resto delle Riforme, Fini ha detto di ritenere che esse possano essere effettuate già in questa legislatura. «Sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e su nuove forme di equilibrio tra potere esecutivo e legislativo - ha precisato - si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall'articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l'ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo». Fini ha ricordato che «la Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in Parlamento compie un'azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l'attivazione del referendum».
«UNANIME CONVERGENZA» - «Io da sempre auspico che in questa legislatura non si perda l'occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco - ha aggiunto il numero uno di Montecitorio -. Ci sono le condizioni politiche perchè ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perchè abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco». «Non credo che in Parlamento - ha detto ancora Fini - ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra governo e Parlamento; così come c'è la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio».
L'IMMAGINE DELL'ITALIA - Il presidente della Camera ha affrontato anche la questione dell'immagine dell'Italia all'estero, più volte ribadita dal premier Silvio Berlusconi che ha accusato i media stranieri di dare del nostro Paese una descrizione distorta. «E' una cosa che dipende da tutti - ha chiosato Fini -, non solo dai media». «E' data da tanti fattori - ha evidenziato -, certamente anche da quello che scrivono i giornali internazionali, ma non in modo determinante. Penso sia sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi: dalle istituzioni al mondo dell'editoria fino allo sport».
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22/04/2009
L'estate sarà meno costosa al cellulare
L'estate sarà meno costosa al cellulare
Le nuove tariffe entreranno in vigore dal primo luglio 2009. Approvato nuovo regolamento che riduce del 60% i costi per l'uso del cellulare in un altro Paese europeo
MILANO - L'Europarlamento di Strasburgo ha approvato mercoledì a larga maggioranza il nuovo regolamento che mette un tetto al costo degli sms e delle chiamate in roaming nei Paesi dell'Unione. Telefonare o inviare sms da un altro Paese europeo può infatti rivelarsi molto costoso: la Commissione europea cita l'esempio di un cittadino tedesco che si è visto chiedere 39,000 euro dal proprio operatore per aver scaricato un episodio di una serie tv mentre si trovava in Francia. Attualmente il costo di un sms inviato da un altro Paese dell'Ue è circa dieci volte superiore a quello nazionale mentre il costo in media per una chiamata dall'estero è di 0,46 euro al minuto.
EURO TARIFFE - Dal primo luglio 2009, gli operatori potranno addebitare un massimo di 11 centesimi (Iva esclusa) per un sms, rispetto agli attuali 28 cent di media. La tariffa massima per le chiamate in roaming invece, passerà dal 1 luglio a 43 centesimi al minuto, per poi scendere a 39 cent nel 2010 e infine a 35 cent dal 2011. Le chiamate ricevute invece, avranno un costo massimo di 19 cent al minuto dal 1 luglio prossimo, che verrà ridotto a 15 cent dal 1 luglio 2010 e poi a 11 cent dal 2011. Entro il 1 luglio 2010, inoltre, il fornitore del paese di origine non potrà addebitare ai propri clienti alcun costo per la ricezione di un messaggio vocale in roaming, escludendo altri costi, come quelli addebitati per l’ascolto dei messaggi.
INTERNET MOBILE- Per quanto riguarda l'Internet via cellulare, ovvero la trasmissione di dati - come il download di una canzone o l' invio di e-mail dal cellulare - le tariffe «wholesale» (all’ingrosso) non potranno superare l'euro per megabyte a partire dal 11 luglio 2009 (rispetto a 1, 68 euro attuali), fino a scendere a 50 centesimi dal 2011. E’ stato inserito nella nuova legge anche il principio della tariffazione delle chiamate al secondo, dopo i primi 30 secondi di conversazione: non si pagherà più il primo minuto di conversazione anche se la chiamata è più breve, ma l'addebbito scatterà alla risposta e poi per ogni secondo successivo. Secondo il nuovo regolamento, infine, quando un cliente entra in un altro stato membro dell’Ue, l'operatore del paese di origine deve fornirgli tutte le informazioni sulle tariffe di roaming (Iva inclusa) che gli verranno addebitate per le chiamate ricevute o effettuate e per gli sms nel paese in cui si trova. Queste informazioni dovranno essere fornite «automaticamente mediante un servizio messaggi, senza indebito ritardo e gratuitamente».
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| Tag: risparmi, chiamate, tariffe, roaming, estero, estate, approvato, regolamento, riduzione, costi, uso, telefonino, stati | OKNOtizie |
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