05/11/2009
Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia
Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia
Vivono allo zoo. La specie è originaria del Sud America ed è a rischio estinzione. Veterinari preoccupati per due femmine di orso con gli occhiali che si sono ritrovate la pelle glabra
Sono rimaste completamente «calve» e gli esperti non sanno spiegarsene il motivo. Loro non sembrano preoccuparsene particolarmente, ma il fatto che non vi sia una motivazione precisa della loro improvvisa perdita di pelo rende la questione ancor più degna di attenzione. Loro sono due esemplari femmine di orso con gli occhiali, una specie particolarmente diffusa in Sud America, e vivono allo zoo di Lipsia.
CONSULTO MONDIALE - La loro immagine così diversa da come i visitatori del parco erano abituati a vederle ha ormai fatto il giro del mondo. Non sono stati registrati altri sintomi oltre alla caduta del pelo, che normalmente è lungo e ispido, e a fastidi da prurito. Dolores e Lolita, le due orse rimaste «spelacchiate» (hanno conservato qualche ciuffo nella zona del capo mentre per una terza, Bianca, la perdita di pelo è a una fase iniziale) sono state già visitate da diversi veterinari dello zoo e un appello è stato inviato ai giardini zoologici di tutto il mondo per capire se vi siano dei precedenti che possano dare indicazioni su come intervenire. La direzione dello zoo ha reso noto che lo stesso problema si sarebbe in effetti verificato in altri esemplari di orsi andini in diversi bioparchi, europei e non solo.
SPECIE A RISCHIO - Gli orsi dagli occhiali, conosciuti anche come orsi andini, sono una delle specie considerate a rischio di estinzione (classificata come «vulnerabile») secondo la lista dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura. Allo stato brado si stima che ne siano rimasti tra i 2.400 e i 20 mila esemplari, un range molto elevato dovuto alle difficoltà di conteggio, vista la timidezza di questi animali difficili da rintracciare e catalogare nei territori montuosi dove sono abituati a muoversi.
Foto emmevi
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20/10/2008
Specie aliene e turisti: allarme Galapagos
Specie aliene e turisti: allarme GalapagosViaggio nelle isole rese famose dagli studi di Darwin. Animali a rischio, si pensa alla clonazione
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| Una iguana di mare delle Galapagos |
Intanto, si è concluso uno dei più spettacolari programmi di salvataggio: nel 1963 i ricercatori avevano trovato su Española alcuni esemplari di una tartaruga gigante che si credeva estinta. Erano talmente pochi che «gli individui sembravano incapaci di trovarsi l'un l'altro». Così «la Stazione prelevò un maschio e tre femmine dall'isola per capire se fossero in grado di riprodursi. Ulteriori ricerche permisero di aggiungere un maschio e nove femmine ancora, mentre lo zoo di San Diego nel 1977 restituì un altro maschio, Diego». I 15 superstiti ce l'hanno fatta: oggi «Diego è il padre del 60% dei più di 1400 individui rimpatriati. Dal 1990 queste tartarughe hanno ricominciato a riprodursi, ristabilendo così la specie». Non è tempo però di festeggiare, poiché nei mesi scorsi i ricercatori hanno scoperto che nuove emergenze provengono da insetti che usano il turismo e il commercio come mezzi di trasporto. Watkins non nasconde la preoccupazione: «Le specie invasive rimangono la principale minaccia per le isole. Al momento sono a rischio, o stanno per diventarlo, il fringuello delle mangrovie, l'uccello mimo di Floreana e il pinguino delle Galápagos».
Due specie di formiche di fuoco tropicali sono approdate decenni fa, nascoste nel terriccio dei vasi, e continuano la loro opera di predazione inarrestabile. Una mosca parassitica sta invadendo i nidi degli uccelli con le sue larve, «che si nutrono del sangue dei pulcini, infettandoli e portandoli alla morte nel 76% dei casi». Quest'anno è arrivata purtroppo anche la mosca mediterranea della frutta: «una delle specie più distruttive del mondo, in grado di colpire più di 400 varietà di piante». Nel frattempo, dai cargo di banane sono scese due specie, aggressivi e voraci, di vespe sociali. In alcuni casi per fermare l'invasione occorre chiamare un predatore esterno che la bilanci. E' un metodo rischioso, per i possibili effetti a catena incontrollabili, ma a volte funziona. La cocciniglia cotonosa solcata, un insetto di origine australiana, si nutre della linfa di più di 200 specie di piante e le infetta. E' controllata dalla coccinella rivale Rodolia cardinalis, altra specie immigrata, in questo caso ben accolta per i suoi meriti sul campo. Gli evoluzionisti sanno che fra estinzione e conservazione vige una triste asimmetria: basta un attimo per la prima, mentre la seconda richiede decenni di sforzi. A maggior ragione, se alle invasioni biologiche aggiungiamo quelle «culturali».
Il bisogno crescente della popolazione locale di raggiungere il benessere poco si armonizza con la conservazione, oggi però «la raccolta eccessiva di cetrioli di mare e di aragoste ha ridotto l'interesse commerciale della pesca. Il declino economico ha così portato a una riduzione dei conflitti con i pescatori». Si sono così spalancate le porte all'ultima generazione di invasori, in maglietta e calzoncini: «Il turismo cresce a un ritmo del 14% all'anno. Il numero di visitatori annuali è passato da 40.000 nel 1990 a più di 145.000 nel 2006, divenendo di gran lunga il principale motore economico dell'arcipelago». E' un'esplosione che comincia ad essere difficilmente regolabile e il cui indotto produce nuove costruzioni e strade, più imbarcazioni in mare, aumento delle maestranze locali: «Dal 1990 a oggi la popolazione è raddoppiata, da 60mila a più di 120mila persone». La crescita incontrollata di un turismo non più elitario genera dunque inquinamento, pressioni sugli animali e maggiori occasioni di contaminazione dall'esterno attraverso navi e aerei.
La sfida, conclude Watkins, starà tutta nelle capacità dei governi locali di guardare con lungimiranza al di là dei vantaggi di una crescita sregolata di breve periodo. Se l'habitat verrà degradato, perderemo per sempre le specie che ci hanno insegnato a capire l'evoluzione, ma ne risentirà prima o poi il turismo stesso. Le Galápagos sono dunque un laboratorio di sostenibilità a rischio e «un microcosmo dei cambiamenti sociali, economici ed ecologici che stanno avvenendo nel mondo intero». I turisti si affezionano a George il Solitario, l'ultimo, ultracentenario rappresentante della discendenza delle tartarughe dell'isola Pinta. Sarà difficile ripetere il miracolo di Española, ma George è riuscito nelle settimane scorse a fecondare una delle due femmine dell'isola di Isabela, le più simili a lui, con le quali convive nella Darwin Research Station. Di fronte al suo recinto un pannello informa che, in caso di fallimento nella riproduzione naturale, si proverà addirittura con la clonazione. Ma il direttore per il momento non si sbilancia: «La Fondazione non ha un programma in tal senso». Avrebbe potuto essere un bel regalo per il duecentesimo compleanno di Charles Darwin.
16:22 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: alieni, turisti, galapagos, specie, estinzione, clonazioni | OKNOtizie |
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