04/12/2011

Arrestato per racket il boss laureato con tesi sulle estorsioni della mafia

Arrestato per racket il boss laureato con tesi sulle estorsioni della mafia

Per il lavoro sul «modus operandi» di cosa nostra prese 104 su 110. Torna in carcere Cesare Lupo che discusse coi prof universitari il suo elaborato sul fenomeno del pizzo

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01/09/2011

Tarantini e sua moglie arrestati. Indagati per estorsione a Berlusconi. Il ricatto di Lavitola e Tarantini: «Teniamo Berlusconi sulla corda»

Tarantini e sua moglie arrestati. Indagati per estorsione a Berlusconi. Il ricatto di Lavitola e Tarantini: «Teniamo Berlusconi sulla corda»

INCHIESTA DELLA PROCURA DI NAPOLI. Soldi per evitare imbarazzi al premier. Ricercato Lavitola: «Non sono latitante, lavoro all'estero». Le conversazioni intercettate dagli inquirenti di Napoli. Agli atti anche le chiamate alla segretaria del premier. In Uruguay il denaro mai consegnato all'imprenditore

 

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24/12/2010

Travestito da Babbo Natale arresta l'esattore di un clan

Travestito da Babbo Natale arresta l'esattore di un clan

Il carabiniere stava distribuendo caramelle fuori da un negozio in un paese del catanese. Quando il presunto estorsore ha ritirato una tangente l'investigatore ha fatto scattare le manette.

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14/12/2010

Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia

Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia

RISPOSTA ALLE BATTAGLIE CONTRO IL RACKET. Senza proiettili, è stato spedito nella sede dell'associazione

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22/11/2010

Trovato il libro mastro dei Casalesi: 6 arresti per pizzo

Trovato il libro mastro dei Casalesi: 6 arresti per pizzo

Caseifici, pescherie e allevamenti ittici: a Villa Literno, nel casertano, pagavano tutti. La polizia ha arrestato alcuni esponenti del gruppo Bidognetti, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione continuata

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09/06/2010

Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei Casalesi

Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei Casalesi

In azione la squadra mobile di Caserta. In manette gli incaricati della raccolta delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati

 

CASERTA - È in corso un'operazione della squadra mobile di Caserta per eseguire di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti del «clan dei casalesi - gruppo Schiavone». L'operazione, che segue di pochissimi giorni il fermo di altri 9 esponenti dello stesso clan, scaturisce dalle indagini condotte dalla polizia di stato di Caserta a seguito del sequestro, ad uno degli affiliati, del «libro mastro» riportante la contabilità dell'organizzazione camorristica e l'elenco degli «associati», spesso indicati con termini gergali.

LE INDAGINE - Le investigazioni e i riscontri al contenuto della documentazione sequestrata avevano già portato, nel settembre del 2008, all'arresto da parte della squadra mobile di caserta di ben 107 affiliati al clan, tra i quali anche Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone «Sandokan». Le ulteriori indagini hanno portato alla individuazione degli arrestati di mercoledì di cui è stato delineato il ruolo nelle varie aree di influenza del clan, di cui rappresentavano, come capi zona, la sovranità criminale oppure erano incaricati della raccolta dei proventi delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati ed alle famiglie dei detenuti. (Fonte: Agi)


07/06/2010

Camorra: nove arresti nel casertano

Camorra: nove arresti nel casertano

Al centro delle indagini una serie di tentati omicidi scatenati da una faida tra appartenenti al clan dei Casalesi. Oggetto della disputa la divisione dei guadagni delle estorsioni

 

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I carabinieri del comando provinciale di Caserta insieme a quelli dei Ros e agenti della questura casertana, hanno eseguito 9 fermi a carico di elementi di vertice e affiliati dei Casalesi del gruppo che fa capo a Francesco Schiavone, il boss detenuto al 41bis. Gli arresti si sono resi necessari per l'allarme sociale determinato da una serie di tentati omicidi interni al clan e all'elevato pericolo di fuga. Le vicende oggetto di indagine nascono il 20 aprile di quest'anno quando ad Aversa viene ucciso Crescenzio Laiso per aver trattenuto per se i guadagni delle estorsioni, senza versare denaro al clan. Da qui due tentati omicidi tra affiliati, uno dei quali con un'aggressione all'uomo di fiducia di un capo zona nell'agro aversano. I fermi, che dovevano essere 10, sono per associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio ed estorsione.

Sfuggito alle manette Francesco Salzano di Aversa mentre in carcere sono finiti Pietro Falcone, figlio di Ettore capo zona di Aversa ucciso a Parete, nel casertano, nel 1990 - catturato a Ravenna - e Salvatore Orabona di Trentola Ducenta, entrambi entrati nel mirino del killer Giuseppe Setola del clan Bidognetti. Setola il 12 dicembre del 2008 aveva cercato di ucciderli sparando 107 colpi di kalashnikov che colpirono, però, una donna innocente affacciata al balcone. Le indagini sui 10 presunti affiliati sono scattate all'indomani dell'omicidio di Crescenzio Laiso e del pentimento del fratello Salvatore che da circa un mese ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria di Napoli.


22/03/2010

Palermo, arrestato «l'architetto» È ritenuto successore del boss Lo Piccolo

Palermo, arrestato «l'architetto» È ritenuto successore del boss Lo Piccolo

 

MAFIA. In manette Giuseppe Liga, l'erede dei due padrini di San Lorenzo alla guida del clan più importante del capoluogo

 

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PALERMO - I collaboratori di giustizia più recenti lo indicano come il successore dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo alla guida del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, a Palermo. Le intercettazioni hanno confermato le rivelazioni dei pentiti. Con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione e fittizia intestazione di beni, la scorsa notte, la guardia di finanza ha arrestato Giuseppe Liga, 60 anni, soprannominato l'architetto, ritenuto, appunto, l'erede dei due padrini di San Lorenzo alla guida del clan più importante del capoluogo. Il professionista per anni ha ricevuto commesse pubbliche per lavori ed è stato direttore di numerosi cantieri per la realizzazione di complessi residenziali in città. Liga, al quale gli inquirenti hanno sequestrato documenti e pc, era stato segretario del movimento Cristiano lavoratori.

IL PIZZINO - Secondo quanto è emerso dalle indagini, coordinate dai pm della Dda Marcello Viola, Anna Maria Picozzi, Gaetano Pace e Francesco Del Bene, Liga, in particolare, sarebbe stato il collettore delle estorsioni gestendo e incassando il denaro ricavato dal pizzo che continua a essere una delle principali entrate delle cosche. Liga era indicato nei pizzini trovati nel covo del boss Lo Piccolo col numero 013. Insieme a lui sono finiti in cella il suo braccio destro Giovanni Angelo Mannino, accusato di associazione mafiosa e Agostino Carollo e Amedeo Sorvillo. Questi ultimi rispondono di fittizia intestazione di beni. Secondo gli inquirenti sarebbero i titolari della società Euteco, di fatto riconducibile a Liga.

TIRATO IN BALLO - Liga è stato chiamato in causa dal collaboratore di giustizia Maurizio Spataro. Il suo era tuttavia già comparso in un'intercettazione dell'indagine «Perseo» dei carabinieri. Nella conversazione, il boss di Bagheria, Pino Scaduto, chiedeva ai suoi interlocutori Giovanni Adelfio, Antonino Spera e Sandro Capizzi «a Tommaso Natale chi c'è»?, intendendo chi ha preso il comando. I nomi in risposta erano stati due, quello appunto di Liga e quello di Giuseppe Lo Verde. Tra le carte sequestrate ai boss Lo Piccolo al momento della cattura, inoltre, c'era anche un appunto manoscritto che diceva: «Architetto Liga 10.000». Gli inquirenti sono convinti che quell'architetto sia il professionista adesso arrestato con l'accusa di essere un boss. Liga era stato intervistato pochi giorni fa dal settimanale «S». Aveva parlato dei suoi rapporti con vari esponenti politici, e della sua attività professionale non solo nell'edilizia privata ma anche nel settore degli appalti: «Ho lavorato - aveva detto - in alcuni appalti pubblici per conto della Sip nel '93-'94. Ho progettato due centrali ad Agrigento. Poi ho fatto lavori di ristrutturazione degli impianti tecnologici, elettrici e di condizionamento in 40 centrali in tutta la Sicilia».

INGROIA - Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, commentando l'arresto di Giuseppe Liga, ha affermato che ormai «la mafia è entrata nei salotti buoni di Palermo». «Siamo in presenza di un processo di finanziarizzazione della mafia. Ne è prova il fatto che al comando, sempre più spesso, si trovano personaggi che un tempo erano "consulenti" finanziari dei boss e ora li hanno sostituiti alla guida delle famiglie e nelle attività di controllo del territorio». «Nel '98 - ha aggiunto Ingroia - i pentiti lo indicavano come consigliere finanziario dei Lo Piccolo. Ora ha preso il controllo del clan e gestisce anche le attività di cassa della cosca come le estorsioni: ciò conferma il ruolo ormai direttivo della mafia finanziaria». Secondo il pm è proprio quello della criminalità finanziaria il fronte di indagini su cui puntare.

LA DIFESA - Intanto spunta una intervista di Giuseppe Liga, in una intervista esclusiva rilasciata al magazine «S», pochi giorni fa nella quale racconta la propria versione dei fatti, sostenendo di essere una vittima del racket e di essere stato citato solo per questo motivo nei pizzini trovati nel covo dei Lo Piccolo a Giardinello: «Io sono l'Architetto. Ma sono vittima di un equivoco». Poi Liga si descrive come una persona a stretto contatto con il mondo della politica siciliana che conta. «Per esempio - spiega - sono cresciuto insieme con il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Mi chiama, ci parlo. Sono stato in contatto con Mattarella, il fratello di Piersanti. Leoluca Orlando è diventato sindaco per me e per altri due amici». Un rapporto con esponenti politici agevolato dall'incarico ricoperto fino allo scorso 11 marzo di reggente regionale siciliano del Movimento cristiano lavoratori.

Redazione online


03/12/2008

Manager antiracket subisce il quinto furto «Ora chiudo o armo i dipendenti»

Manager antiracket subisce il quinto furto «Ora chiudo o armo i dipendenti»

Rubati due escavatori a Siracusa nel cantiere edile di Andrea Vecchio, presidente dell'Ance di Catania, è sotto protezione per aver fatto arrestare gli estorsori del clan Santapaola

 

 

SIRACUSA - «Non so che fare: se chiudere il cantiere e licenziare i 45 dipendenti che ci lavorano o fare arrivare altri due escavatori e munire gli operai di armi». È «svuotato» dall'ultimo furto subito, il quinto in poco più di un mese, l'imprenditore antiracket Andrea Vecchio, che pensa anche di «andare via e lasciare perdere tutto».

«LE ISTITUZIONI INTERVENGANO» - La notte scorsa due escavatori sono stati rubati nel cantiere di Vecchio, impegnato nella realizzazione della parte strutturale dell'illuminazione sulla strada Cassabile-Rosolini. Secondo l'imprenditore antiracket (presidente dell'Ance di Catania), che è sotto protezione dopo avere denunciato e fatto arrestare gli estorsori legati al clan Santapaola che gli avevano chiesto il pizzo per un suo cantiere a Catania, i furti subiti a Siracusa potrebbero non essere collegati alla criminalità organizzata. Anche se il manager non esclude che i furti siano comunque un modo per «infastidirlo». «Sapendo che non mi possono chiedere soldi perché non ne avrebbero - ammette Vecchio - potrebbero avere deciso di darmi fastidio così. Io non mi fermo ma le istituzioni devono intervenire per fermare questi furti che procurano danni per milioni di euro».

«INDECISO» - Appena uscito dall'incontro con il prefetto di Siracusa, che sulla vicenda ha convocato un comitato provinciale per l'ordine alla sicurezza, Vecchio dice di essere «sconfortato e fortemente indeciso». «Vivo uno stato d'animo contrastato - afferma - e non so veramente che fare: cento pensieri mi passano in testa. Aspetto di andare alla riunione in prefettura e poi decideremo a mente serena su che cosa fare».