04/04/2010

Tensione in Sud Africa, ucciso leader di estrema destra. I suoi: «Vendetta»

Tensione in Sud Africa, ucciso leader di estrema destra. I suoi: «Vendetta»

Appello alla calma del presidente zuma, Terre'blanche massacrato per motivi economici. Per il suo movimento, però, si tratta di un delitto politico.

 

I poliziotti sul luogo del delitto
I poliziotti sul luogo del delitto

JOHANNESBURG - L'uccisione del leader di estrema destra Eugene Terre'blanche, massacrato a bastonate nella sua azienda agricola. La promessa di vendetta dei militanti del movimento di resistenza Afrikaner. E l'appello alla calma lanciato dal presidente Jacob Zuma. Sale la tensione in Sud Africa a poco più di due mesi dall'inizio dei mondiali di calcio. Tutto è cominciato con l'assassionio di Terre'blanche, personaggio politico che nei primi anni '90 si oppose alla fine dell'apartheid. L'uomo è stato picchiato a morte nella sua fattoria. Ma non si tratterebbe di un delitto politico: la polizia ha spiegato di aver arrestato due operai neri. Pare che la causa dell'omicidio sia lo stipendio non pagato.

LA REAZIONE
- Il Movimento di resistenza Afrikaner respinge però questa ipotesi e lega invece l'uccisione al canto di un brano dell'era dell'apartheid, nel cui testo si dice "uccidi il Boer". «Invitiamo i nostri militanti a restare calmi, per il momento», ha affermato il segretario generale del Movimento di reistenza Afrikaner, Andre Visagie, che ha convocato una riunione dei vertici per il primo maggio per decidere «azioni specifiche».

CHI ERA
- Terre'blanche, che si descriveva come il Boer, è stato la voce dell'opposizione più estrema alla fine del governo dei bianchi, ma ha vissuto in una relativa oscurità dalla sua uscita dal carcere nel 2004, dopo aver scontato la condanna per aver picchiato un nero quasi fino ad ucciderlo. Il suo partito - la cui bandiera assomiglia alla svastika nazista - si è ripreso due anni fa e ha dato il via al tentativo di costruire un fronte unito tra i partiti di estrema destra, senza in realtà riscuotere un grande seguito. La polizia ha detto che i presunti killer hanno 16 e 21 anni ed entrambi lavoravano per Terre'blanche. «Pare che l'abbiano attaccato perché non erano stato pagati per il loro lavoro», ha detto un portavoce. Qualunque sia il motivo, l'omicidio è un ulteriore colpo ai timori di tensioni nel paese. Il presidente Jacob Zuma, salito al potere l'anno scorso, ha assicurato agli afrikaner che non hanno niente da temere dal suo governo, aggiungendo che tutti i sudafricani devono vivere insieme.

 

Redazione online


12/12/2009

Film porno nel mausoleo del Caudillo Protesta l'estrema destra spagnola

Film porno nel mausoleo del Caudillo Protesta l'estrema destra spagnola

 

IL CASO. Polemiche sul film girato nella Valle dei Caduti. «Profanato un monumento a noi vietato»

 

La Valle dei Caduti (Afp)
La Valle dei Caduti (Afp)

Un film porno realizzato nella Valle de los Caídos (la Valle dei Caduti) sta provocando accesi dibattiti in Spagna. El Facha (Il fascista), pellicola a luci rosse ha conquistato le prime pagine dei quotidiani iberici in questi ultimi giorni, malgrado sia stata realizzata nel 2007, dopo le polemiche sollevate dall'estrema destra spagnola. I nostalgici del Franchismo hanno scoperto che alcune scene della pellicola hot sono state girate nel celebre complesso monumentale fatto costruire all'inizio degli Anni Quaranta da Francisco Franco a San Lorenzo de El Escorial, cittadina a pochi chilometri da Madrid. Nell'imponente struttura sono sepolti, oltre a Franco e al fondatore della Falange spagnola José Antonio Primo de Rivera, quasi 34 mila combattenti di entrambi i fronti della Guerra Civile spagnola.

LE CRITICHE DEI NOSTALGICI - Secondo i nostalgici del regime le riprese sono state portate a termine nello stesso periodo in cui il governo Zapatero metteva a punto la «Legge della memoria storica», poi approvata. Oltre a proibire tutti i simboli del franchismo, la norma vieta agli ex franchisti di radunarsi il 20 novembre alla Valle dei Caduti per commemorare la morte del Caudillo. Le istituzioni invece - contestano i sostenitori dell'estrema destra – hanno permesso che il monumento fosse «profanato» da attori porno e da riprese oscene. I gruppi di estrema destra considerano oltraggioso che qualcuno abbia permesso ai produttori di girare scene di sesso vicino al monumento che ricorda la guerra civile spagnola.

TRAMA - Il film, girato da Diego Lanzas, racconta le avventure sessuali di Antonio e dei membri della sua famiglia che assieme ai vicini di casa «rossi» visitano il mausoleo di Franco, dove tra l'altro furono sepolte migliaia di vittime repubblicane contro il volere delle loro famiglie. La pellicola, oltre a due celebrità del porno come Ann Lorca e Marc Durán, ha tra i protagonisti diversi attori non professionisti. La trama ricorda satiricamente alcuni momenti cruciali della transizione politica iberica, periodo che inizia con la morte di Franco nel 1975 e termina con l’approvazione della Costituzione democratica nel 1978: «Il Fascista non è un film pornografico ordinario, ma contiene numerose scene satiriche e diverse gag - si legge in una recensione del film ripresa dal quotidiano El Mundo -. È una vera e propria parodia degli anni della transizione spagnola». Segue una nota patriottica: «Lo spettatore non solo sarà sorpreso dalla trama, ma anche dalle scene al 100% spagnole».

Francesco Tortora


03/08/2009

Il racconto del frate francescano «Ho visto bruciare i miei parenti»

Il racconto del frate francescano «Ho visto bruciare i miei parenti»

 

I fedeli accusati dagli estremisti musulmani di aver strappato pagine del corano. Padre Hussein Younis e il pogrom anticristiano avvenuto in Pakistan

 

Una casa distrutta a Gojra dopo il pogrom anticristiano (Reuters)
Una casa distrutta a Gojra dopo il pogrom anticristiano (Reuters)

KABUL - «Ma ve ne rendete conto? Non si sono accontentati di tirare pietre, dare fuoco alle abitazioni e linciare i cristiani. Hanno utilizzato anche pistole, mitra e persino un lanciagranate. Volevano distruggere e soprattutto uccidere con una rabbia e un accanimento per noi incomprensibili».

Sarà che proprio mentre parla al telefono frate Hussein Younis ha davanti agli occhi i corpicini dei due nipotini uccisi, appena coperti da un lenzuolo sporco di sangue. E sarà che fuori dalla finestra vede le macerie fumanti della sessantina di abitazioni devastate dalla rabbia musulmana. Ma il suo racconto del pogrom anticristiano due giorni fa nel suo villaggio natale, Gojra, provincia di Faislabad, nel Punjab orientale, è davvero drammatico e non esita a puntare il dito «contro gli estremisti islamici, molto probabilmente legati ad Al Qaeda e ai Talebani, che attaccano le minoranze cristiane con un vasto progetto di destabilizzazione regionale».

Ha 39 anni padre Younis, francescano, e un conto molto personale con gli autori di queste violenze: ben sette membri della sua famiglia hanno perduto la vita. «Fanno tutti per cognome Hameed, il clan famigliare del marito di mia sorella: due bambini, tre donne e due uomini. Tutti massacrati o bruciati vivi per una sola colpa: essere cristiani, una piccola minoranza che non supera il 2 per cento dei circa 170 milioni di pakistani», spiega.

Ma com'è cominciata? «Alcuni giorni fa in un villaggetto presso Gojra si era tenuta una grande festa di matrimonio cristiana. Come è usanza, alla fine della cerimonia in chiesa gli invitati hanno tirato verso la coppia fiori, riso, alcune monete per augurare prosperità e biglietti con frasi di saluto o salmi. Il problema è che i musulmani hanno cominciato a sostenere che in realtà i versetti religiosi erano pagine del Corano strappate, un'offesa gravis­sima per l'Islam e oggi ancora più gra­ve in questi tempi di fanatismo. Ben presto sono volati insulti, accuse, poi pietre e violenze. Nel pomeriggio era­no già state date alle fiamme alcune abitazioni», risponde. Ma l'escalation più grave riprende sabato mattina ver­so le undici a Gojra, nei pressi della co­siddetta «Christian Town», il quartie­re cristiano.

«La nostra gente ha contato otto au­tobus carichi di estremisti arrivati da lontano. Volti sconosciuti di gente ar­mata sino ai denti. Il loro slogan prefe­rito è stato che noi cristiani abbiamo la stessa religione dei soldati america­ni e dunque siamo nemici, meritiamo la morte. Prima hanno tirato pietre, poi hanno utilizzato benzina e infine mitra e bombe. Qui attorno a me è tut­to bruciato, carbonizzato. Il bilancio di sangue poteva essere molto peggio, se i cristiani non fossero stati in allarme e non fossero fuggiti subito. I miei fa­migliari non sono stati abbastanza ve­loci e sono bruciati vivi, intrappolati tra le fiamme. Mio genero aveva il cra­nio sfondato».

In serata un'analisi più completa giunge ancora per telefono dal vesco­vo di Faislabad, monsignor Joseph Coutts, che ci risponde mentre sta rice­vendo le autorità del go­verno regionale del Punjab, assieme ad alcu­ni leader religiosi mu­sulmani locali. «Non è il mio mestiere fare anali­si politiche - sostiene ­. Ma è ovvio che questi pogrom sono stati ben organizzati da gruppi che, alla luce della desta­bilizzazione in Pakistan, e forse persino in Afgha­nistan, e soprattutto del­le battaglie degli ultimi mesi nella vallata di Swat, cercano di alzare la tensione. Ci hanno provato con i gravi at­tentati nelle maggiori città pakistane e ora pas­sano con gli attacchi ai cristiani. Il fatto più gra­ve è che adesso riesco­no a mobilitare grandi folle di fedeli contro di noi. Trovo sia un feno­meno preoccupante, peggiore che i so­liti attentati isolati a suon di bombe nelle basiliche che hanno terrorizzato i cristiani sin dalla guerra del 2001 in Af­ghanistan ». Il vescovo ricorda almeno quattro pogrom che hanno visto la mobilitazio­ne di larghe masse di manifestanti pronte ad usare violenza. «La prima volta in anni recenti è stata nel 1997, nel villaggio di Shantinagar. Otto anni dopo si è ripetuto nella cittadina di Fanglahill. Il 30 giugno scorso è avve­nuto nel villaggio Banniwal, nella re­gione di Kasur, non troppo lontano da qui. E il 26 luglio a Korrial hanno dato fuoco a 60 case. Per fortuna i cristiani erano pronti e sono fuggiti al primo se­gnale di violenza».

A Islamabad da tempo la nunziatura fa discretamente pressione sul gover­no per cercare di offrire maggiori ga­ranzie di difesa alla comunità cristia­na. E i vescovi locali chiedono alle au­torità di cancellare la controversa «leg­ge 295», che in nome della Sharia (la legge coranica) prevede persino la pe­na di morte a chiunque offenda il Cora­no e la figura di Maometto. «Il proble­ma è che questa legge viene spesso uti­lizzata in modo del tutto arbitrario. Spesso basta la parola di un cittadino musulmano per far mettere in carcere un cristiano senza alcuna prova con­creta», prosegue monsignor Coutts.

 

Lorenzo Cremonesi

Fonte "CdS"


17/10/2008

Viaggio nel Cuore Nero di Milano

Viaggio nel Cuore Nero di Milano

Militanti di fazioni opposte accomunati dal problema della casa. Nel quartiere Certosa Garegnano, quasi porta a porta, il circolo di estrema destra e il centro sociale Torchiera.

 

 

 

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MILANO - Certosa Garegnano, quartiere popolare, periferia nord di Milano. Area di forti contrasti, malessere, degrado. Un quartiere che è oggi culla di un estremismo politico che sembrava scomparso, ma che potrebbe riaccendersi alla prima scintilla. I simboli della lotta politica anni ’70 si riaffacciano in un contesto segnato da problemi vecchi e nuovi, campi rom, precarietà, sfratti. Il 7 settembre 2008 in via Pareto ha aperto «Cuore Nero», circolo di estrema destra, sedicente «punto di riferimento, ritrovo, aggregazione di un gruppo di giovani camerati milanesi». A soli trecento metri sorge il centro sociale Torchiera, una delle sedi più longeve della sinistra autonoma milanese. Croci celtiche e bandiere rosse, anarchici e teste rasate convivono da un mese nello stesso isolato.
L’INCENDIO - Cuore Nero avrebbe dovuto nascere nell’aprile 2007, ma a tre giorni dall’apertura, un incendio è scoppiato all’interno dei locali distruggendo lo spazio. Nessuno rivendicò il gesto, ma contro l’apertura si erano attivate frange della sinistra milanese, con presidi e assemblee. Tafferugli si sono verificati anche il giorno dell’apertura della nuova sede di via Pareto: circa 150 giovani di sinistra si radunarono davanti al centro sociale Torchiera, mentre i militanti di destra inauguravano il circolo. Tra le due fazioni circa cento uomini fra polizia e carabinieri. «I cittadini stanno dalla nostra parte – conferma oggi Todo, responsabile del circolo –ci mobilitiamo per risolvere i problemi del quartiere, i problemi della gente, come il pane e la casa. Non tolleriamo illegalità, sporcizia, degrado urbano». Quel circolo «deve chiudere – dichiarano i militanti di Torkiera – fanno apologia di fascismo, vietata dalla costituzione. E’ scandaloso il silenzio del Comune sul tema». Muro contro muro. E non sono pochi, specie tra gli anziani del quartiere, che si dicono preoccupati.
IL PROBLEMA CASA - Versanti opposti, nomi diversi, ma un unico problema: la casa. Questo tema sembra accomunare gli intenti dei queste fazioni avverse, con la richiesta di «mutuo sociale», di cui è tappezzata la sede di Cuore Nero, e lo storico slogan per cui «la casa è un diritto» che ancora campeggia tra i murales di Torchiera. Un disagio condiviso. Che però non sembra attentuare un antagonismo cieco, oggi come trenta anni fa.