29/02/2012
«Telefonare all'estero costerà di meno». Proposta di legge dell'Europarlamento
«Telefonare all'estero costerà di meno». Proposta di legge dell'EuroparlamentoSTRASBURGO. Le nuove norme passano in Commissione Industria. Ridotti anche della metà i tetti massimi del roaming
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04/01/2012
Juncker: «Europa sull'orlo della recessione». Inflazione annuale ai massimi dal 2008: 2,8%
Juncker: «Europa sull'orlo della recessione». Inflazione annuale ai massimi dal 2008: 2,8%«Nessuno lascia la moneta unica, la Grecia non sta pensando di tornare alla dracma». L'allarme del presidente dell'Eurogruppo: agire in modo adeguato al rallentamento economico. A dicembre i prezzi dei beni al consumo stabili rispetto a novembre (3,3%). A incidere soprattutto l'aumento dei carburanti
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21/10/2010
Congedo obbligatorio: due settimane ai padri
Congedo obbligatorio: due settimane ai padriStrasburgo - Per entrambi i genitori stipendio al 100% e garanzie di reintegro. L'Europarlamento: neomamme a casa per cinque mesi. Costi, scettiche Germania, Francia e Gran Bretagna
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04/11/2009
La democrazia «dal vivo» della Bbc: ecco il «grande fratello» della politica
La democrazia «dal vivo» della Bbc: ecco il «grande fratello» della politica
Nella banca dati audiovisiva le sedute delle istituzioni britanniche e dell'Europarlamento. Nasce Democracy Live, un sito da cui seguire in video tutte le attività parlamentari in diretta e in differita
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| Uno scorcio dell'home page di Democracy Live |
Le dirette parlamentari non sono il programma più eccitante del palinsesto televisivo. Ore di interventi fiume più adatte ai maniaci della politica che a cittadini desiderosi di tenersi aggiornati sulle posizioni dei propri rappresentanti. Ma cosa succederebbe se tutta l’attività parlamentare fosse visionabile sul web, in diretta e in differita, con la possibilità di andare direttamente a sentire i discorsi, gli spezzoni, addirittura le frasi che interessano? Democrazia dal vivo. O, come hanno fatto quelli di Bbc, Democracy Live. L’emittente inglese ha infatti creato un sito web che permette a tutti di assistere alla politica istituzionale del Paese. Vedere la homepage è come essere seduti in una cabina di regia: 8 monitor puntati sulla Camera dei Comuni, la Camera dei Lord, l’Assemblea gallese e quella dell’Irlanda del Nord, il Parlamento scozzese, eventuali commissioni, e il Parlamento europeo. Insomma, tutte le istituzioni che interessano ai britannici.
RICERCA MIRATA - I video possono essere in diretta o registrati. Ma l’aspetto più interessante consiste nella possibilità di cercare contenuti e momenti specifici dell’attività parlamentare. Attraverso il motore di ricerca del sito si può frugare il materiale video per parole specifiche e i risultati porteranno esattamente in quel punto, quando il tal deputato ha pronunciato una frase determinata. Senza doversi sorbire la precedente ora di dibattito. Tutto ciò è possibile, spiega la Bbc nel suo blog, grazie a una tecnologia avanzata di speech-to-text che crea delle trascrizioni delle parole pronunciate nei video. Non mancano sul sito alcuni elementi tipici dell’era partecipativa del web: da un lato c’è la lista dei video più visti; dall’altro la frase del giorno, pronunciata da qualche politico. Soprattutto, gli utenti possono decidere di prendersi le clip preferite per ripubblicarle sui propri blog, che – nota la Bbc– «sono ormai parte del dibattito politico quanto i media tradizionali».
SERVIZIO PUBBLICO - Quella della Bbc è sicuramente una convinta ridefinizione dell’idea di servizio pubblico ai tempi di Internet; tra l’altro Democracy Live è ricco di informazioni utili per capire i meccanismi e il funzionamento della politica inglese, e comprende pure un dizionario di «politichese». Notevole anche la sezione Historic Moments, che raccoglie i video storici più significativi del dibattito parlamentare: in primo piano spicca l’appassionante discorso di dimissioni tenuto nel 2003 da Robin Cook, l’allora leader dei Comuni (ministro per i Rapporti col Parlamento) in seguito alla decisione di entrare in guerra in Iraq.
Carola Frediani
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21/10/2009
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
L'IDV DENUNCIA: «PRESSIONI AD ALTISSIMO LIVELLO». All'Europarlamento non passano due risoluzioni presentate dal centrodestra e dal centrosinistra
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| La seduta dell'Europarlamento sulla libertà di stampa (Afp) |
STRASBURGO - Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento). Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra - Ppe in testa - e appoggiato da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del presidente Napolitano, che ha invitato a non usare l'Europarlamento come «istanza di appello» delle decisioni nazionali, e conclude che «la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia». Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, inserendo appunto un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione. Su 644 votanti, 297 hanno votato a favore, 322 contro e 25 si sono astenuti.
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| Gli eurodeputati verdi con un fazzoletto azzurro per ricordare il 'caso Mesiano' (Reuters) |
SCARTO DI TRE VOTI - Il testo era stato avanzato in risposta alla risoluzione preparata da Pd e Idv (e frutto dell'intesa tra socialisti e democratici, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria), che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia del conflitto di interessi di Berlusconi e pressioni da parte del governo contro i media italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea di emanare una direttiva sul pluralismo. Anche questa seconda mozione è stata bocciata a sorpresa dall'Europarlamento, con uno scarto di soli tre voti: su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13. La sorpresa nasce soprattutto dal fatto che l'aula plenaria di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra (quella comune e quelle dei singoli gruppi) sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. L'esito del voto è stato accolto con esplosioni di giubilo dei parlamentari del Pdl, che davanti all'aula hanno definito la sinistra italiana «drogata dalla cultura dell'odio contro Berlusconi».
GLI ALTRI TESTI - Dopo aver bocciato le due risoluzioni, il Parlamento europeo ha sottoposto a votazione anche i testi dei singoli gruppi politici. Tutti sono stati rigettati con il caso particolare della risoluzione firmata dal gruppo dei liberlademocratici, in cui milita l'Idv, che ha ottenuto pari voti: 338 favorevoli, 338 contrari e 8 astensioni. Il pareggio equivale comunque a una bocciatura. La risoluzione dei socialisti e democratici è stata invece rigettata per 12 voti, 333 sì contro 345 no, e quella dei popolari con uno scarto maggiore, 297 sì e 322 no. In conclusione il Parlamento europeo resta senza una risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri.
IDV: «PRESSIONI E MINACCE» - Quello dell'Europarlamento è stato un voto determinato da «pressioni e minacce ad altissimo livello». Lo denuncia Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Italia dei Valori (gruppo Alde), che accusa il Ppe di aver influito in maniera irregolare sul risultato delle votazioni. Arlacchi fa anche il nome di due colleghi di gruppo, gli irlandesi Pat the Cope Gallagher e Liam Aylward, che avrebbero votato contro i dettami del gruppo liberaldemocratico per le pressioni ricevute. «Vedevo che il mio vicino (Gallagher, ndr) votava regolarmente in maniera diversa dalla mia - ha spiegato Arlacchi -. Gli ho chiesto se si stava sbagliando, mi ha risposto imbarazzatissimo "we got pressure", ho ricevuto pressioni». Secondo Arlacchi anche Aylward gli avrebbe confidato di aver «subito pressioni dal governo» per votare contro la posizione del proprio partito. «Ognuno usa le armi che gli sono proprie - ha affermato Arlacchi durante una conferenza stampa dell'Idv -: noi la trasparenza mentre loro si muovono sul piano delle pressioni e delle minacce. Senza, il risultato sarebbe stato completamente diverso. È difficile lavorare in queste condizioni - ha concluso Arlacchi -. Il "berlusconismo" come metodo di lavoro si è allargato su tutta l'Europa».
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17/09/2009
Rivellini interviene in napoletano: ma i traduttori di Strasburgo vanno in tilt
Rivellini interviene in napoletano: ma i traduttori di Strasburgo vanno in tilt
L'eurodeputato del centrodestra parla in napoletano alla seduta d'insediamento di Barroso: ma spiazza tutti, sconcerto all'europarlamento: lo aveva preannunciato alla vigilia
NAPOLI - La lingua ufficiale del Regno di Napoli arriva nel parlamento europeo. È l'europarlamentare del Pdl Enzo Rivellini (ex di An) che, in occasione della seduta convocata per la rielezione alla guida della commissione europea di Jose Manuel Durao Barroso, fa il suo intervento nel dialetto partenopeo, come peraltro aveva già preannunciato alle vigilia.
«Il napoletano è una lingua (ha una grammatica, una letteratura e veniva usata nelle corti d'Europa) e non un semplice dialetto - commenta Rivellini - il mio intervento in napoletano nasce dall'esigenza di porre all'attenzione europea i problemi del Mezzogiorno e perciò ho usato questo mezzo per suscitare l'interesse politico e mediatico di tutta l'Europa sul Sud. Spero che questa iniziativa non venga bollata riduttivamente come folkoristica».
Ma l'intervento di Rivellini ha gettato nello sconforto i traduttori, incapaci di seguire la «performance» dell'eurodeputato del centrodestra. Il politico ha continuato imperterrito nonostante i colleghi con cuffia protestassero per il silenzio dei traduttori: i quali, esperti multilingua, sono rimasti spiazzati di fronte alla necessità di tradurre «'o pata pata 'e l'acqua» (ovvero una tempesta di pioggia).
Anche se gli è costato un richiamo del presidente dell'assemblea per aver superato il tempo assegnatogli, Rivellini è soddisfatto: «Di aver potuto parlare sia in italiano sia in napoletano per mettere in evidenza le problematiche che investono il Meridione d'Italia e che la commissione Ue guidata da Barroso non può ignorare», commenta.
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09/06/2009
Berlusconi, riscossa dalle elezioni locali Sfogo sul voto europeo
Berlusconi, riscossa dalle elezioni locali Sfogo sul voto europeo
«Lo stop colpa di Sicilia, mia moglie e Kaká»
ROMA—La botta c’è stata. L’ha ammessa lui stesso. «Una bella botta». Due punti in meno delle Politiche, quando invece quota 40% sembrava a portata di mano. Indicata persino come obiettivo da superare. Ma con il passare delle ore, complici gli ottimi dati delle Amministrative, Berlusconi ricomincia a vedere il bicchiere mezzo pieno: quattro parlamentari in più, da 25 a 29, eletti a Strasburgo, quando il Pd ne perde tre; il vantaggio sui Democratici che raddoppia, passando a 9 punti percentuali. Insomma per il Cavaliere è dall’altra parte che devono guardare con preoccupazione il voto: «Veltroni ha mollato con il 33%, vorrei capire come farà Franceschini ad andare avanti con il 26%». Ieri il presidente del Consiglio è rimasto ad Arcore, tornerà a Roma stamane. Con i suoi ha ragionato innanzitutto sul bicchiere mezzo vuoto, sul risultato mancato, su quei 2,9 milioni di voti persi rispetto alle Politiche.
Nessuno si attendeva una partecipazione alta come l’anno passato, ma nemmeno dei dati da leggere e interpretare in controluce. Il Cavaliere cercava il plebiscito e non l’ha ottenuto. Le cause, secondo la sua stessa analisi, fatta con i suoi uomini, sono almeno quattro: l’astensionismo, gli scontri interni al partito in Sicilia, il caso Noemi e persino Kaká, l’annunciato trasferimento del giocatore del Milan che avrebbe fatto infuriare migliaia di elettori di fede rossonera. Del caso Noemi il Cavaliere misura gli effetti numeri alla mano. E ne esce convinto che abbia influito più di quanto si attendeva. Una frase molti interlocutori si sono sentiti ripetere nelle ultime ore. Parole che hanno dello sfogo e rendono uno stato d’animo, oltre che la percezione di un politico che negli anni ha imparato a misurare alla perfezione il consenso: «In Sicilia abbiamo perso più di 800 mila voti per colpa dei nostri che si sono messi a litigare, il resto me l’ha fatto perdere mia moglie... ». L’allusione è ovviamente politica e va alla genesi delle vicende che hanno costretto il capo del governo a difendersi più che ad attaccare, trasformando la campagna elettorale anche in un elenco di giustificazioni sulla vita privata più che in elenco di programmi. Berlusconi ammette che i suoi obiettivi erano altri, è convinto che lo stop subìto sia dovuto anche agli attacchi ricevuti, dentro e fuori il Paese, dopo quell’annuncio di divorzio pronunciato a mezzo stampa da Veronica. Ieri il premier ha pranzato con la figlia Marina, ha fatto una puntata a villa Gernetto, si è tenuto in contatto con Roma nel pomeriggio, ha visionato con lo staff i dati definitivi della tornata elettorale, cenato (come spesso il lunedì) con Bossi e altri big della Lega. Con il Senatur non si intravedono nuvole all’orizzonte, almeno al momento.
Il ministro delle Riforme ha detto che dopo il voto non cambierà nulla, Berlusconi aggiunge a chi gli chiede che «non ci saranno ripercussioni sul governo », che la stabilità dell’esecutivo non è in discussione. Se gli alleati escono rafforzati per il premier è l’intera maggioranza a goderne, perché ritiene il rapporto politico saldissimo. Il conto sulle Regioni che potrebbero andare alla Lega è un argomento che gli interessa sino a un certo punto: allarma i suoi, il partito, lascia lui molto meno preoccupato. L’importanza è la stabilità e quella il voto la garantisce. Nonostante il timore di nuovi colpi bassi alla vigilia del G8. Emergono, come ad ogni tornata elettorale, anche accuse incrociate da non sbandierare in pubblico: «In tv ho visto solo La Russa e Gasparri, non si capisce dov’erano i nostri...». Si riacutizzano le chiacchiere sulla debolezza organizzativa del Popolo della Libertà, almeno di quella struttura che è mutuata da Forza Italia, capace di un marketing politico meno efficace rispetto a chi viene da An. Anche le modalità del voto creano disappunto: persino Luigino, il più giovane dei figli del Cavaliere, avrebbe sbagliato davanti all’urna, dimenticando di scrivere il nome del padre, vanificando una possibile preferenza. Per Berlusconi «è stata anche colpa di coloro che hanno voluto scrivere a tutti i costi il mio nome nel simbolo...». Dettagli, malumori passeggeri, così come il giudizio sulle preferenze tributate al partito Di Pietro, «una vergogna» di cui fatica a capacitarsi: «Resta per me un mistero come si faccia a votare un simile filibustiere ». Affiora infine anche un’autocritica, almeno in privato. Fra i malumori fanno capolino anche i sondaggisti che l’avrebbero mal consigliato, che «mi hanno indotto a credere » che fossimo tranquillamente sopra il 40%. Eppure sarebbe bastato non parlarne in pubblico. Anche perché il Pdl finisce comunque due punti sopra il bottino delle precedenti Europee, aumenta la pattuglia di parlamentari che manda a Strasburgo e Bruxelles. Insomma sarebbe bastato non fare numeri per non offrire il campo all’avversario, consentirgli di parlare di sconfitta del Cavaliere. In questo senso l’autocritica, l’ammissione del «mi sono fatto del male da solo». Difficile che verrà pronunciata in pubblico, costa già abbastanza confessarla ai suoi più stretti collaboratori.
Marco Galluzzo
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Amministrative, vince il centrodestra Firenze e Bologna vanno al ballottaggio
Amministrative, vince il centrodestra Firenze e Bologna vanno al ballottaggio
Milano, Podestà e Penati al secondo turnoPdl e Lega strappano 15 province al centrosinistra. Il Pd tiene in Emilia e Toscana, arretra in Umbria e Marche
| (Emmevi) |
MILANO - Il centrodestra vince le elezioni amministrative. Pdl e Lega avanzano da Nord a Sud, conquistando anche alcuni feudi del centrosinistra. Il voto per il rinnovo di 4.281 comuni e 62 province cambia insomma il panorama italiano. Quindici province passano dal centrosinistra al centrodestra, mentre non si registrano "ribaltoni" in senso contrario. Il Pd tiene abbastanza nelle tradizionali roccaforti, pur senza brillare, ma subisce l'onta di vedersi scavalcare come primo partito in Umbria e nelle Marche. Netto successo del centrodestra anche alle comunali: Pdl e Lega conquistano nove amministrazioni di comuni capoluogo, strappandone al primo turno tre al centrosinistra, che ne conquista cinque. Tredici i ballottaggi, tutti in comuni in cui il centrosinistra si era imposto nelle precedenti consultazioni. Ancora non definitivo l'esito del voto a Bari, Foggia e Potenza. Prima dell'ultima tornata elettorale, 26 dei 30 capoluoghi erano in mano al centrosinistra e 4 al centrodestra. Le sfide più importanti: Firenze (Nessun accordo con altri partiti, ma un appello agli elettori che al primo turno hanno votato per le forze dell’area di sinistra e dell’Udc. Questa la linea di Matteo Renzi, candidato del Pd a sindaco di Firenze, che tra due settimane andrà al ballottaggio contro il candidato del Pdl Giovanni Galli. «Ci aspettavamo qualcosa in più - ha detto Renzi - ma la coalizione partiva dal 42,4% del 2004 e Galli ha un distacco di 15-16 punti. È difficile considerarlo un risultato negativo. Speravamo nella vittoria al primo turno: non è accaduto e la responsabilità è tutta mia, è mancata un po' di determinazione»). e Bologna (Il verdetto a tarda notte, decisivi i voti del Santo Stefano: Delbono chiude al 49,4%, l'ex patron supera di poco il 29%. Guazza fermo al 12%. Pd sotto al 40%. Bene i grillini: 3,3%), dove si votava per eleggere il sindaco, vanno al ballottaggio. Nel capoluogo toscano Matteo Renzi (centrosinistra) non riesce a vincere al primo turno contro Giovanni Galli, anche per il buon risultato dell'altra lista di sinistra con Valdo Spini candidato. Nella città emiliana, per un soffio Flavio Delbono (centrosinistra) non supera la soglia del 50%: la sfida contro Alfredo Cazzola si rinnoverà il 21 giugno. Ballottaggio anche a Milano, dove si votava per la provincia: Guido Podestà (centrodestra) si ferma al 48,8%, mentre il presidente uscente, Filippo Penati, ottiene il 38,8%. Il Pdl strappa invece Napoli, dove Luigi Cesaro raggiunge il 53% contro il 35% di Luigi Nicolais. Ballottaggi anche a Bari e Padova per le comunali e a Venezia e Torino per le provinciali. Nel capoluogo piemontese il candidato del centrosinistra Antonino Saitta ha ottenuto il 44,33% contro il 41,5% della sfidante di centrodestra Claudia Porchietto. Colpo di scena per la Provincia di Venezia che vedrà il presidente uscente del centrosinistra Davide Zoggia in ballottaggio con la leghista Francesca Zaccariotto.
LOMBARDIA - La marea del centrodestra sembra subire un momentaneo stop con il ballottaggio nella provincia di Milano. Cambio della guardia alla Provincia di Lecco, a Lodi, a Sondrio. Per la neonata Provincia di Monza e della Brianza vittoria del candidato del Pdl Dario Allevi su quello del centrosinistra, Pietro Luigi Ponti. A Bergamo è Pietro Pirovano il nuovo presidente della Provincia con il 58,99% dei voti. Il candidato, appoggiato tra gli altri da Pdl, Lega Nord e Partito Pensionati, ha sconfitto Francesco Cornolti. Il comune passa al centrodestra: Franco Tentorio è stato eletto sindaco con il 51,44% contro il 42,35 dell'avversario Roberto Bruni. Anche a Sondrio l'affermazione del centrodestra è netta: Massimo Sertori è oltre il 60% e festeggia la vittoria al primo turno con l'avversario del centrosinistra, Giacomo Ciapponi, nettamente distanziato. Daniele Nava è stato eletto presidente della Provincia di Lecco. Anche a con il 54,31% delle preferenze: ha sconfitto il presidente uscente Virginio Brivio Brescia il candidato del centrodestra Daniele Molgora ha ottenuto un netto vantaggio su quello del centrosinistra, Diego Peli. A Cremona il candidato del centrodestra Massimiliano Salini ha superato Giuseppe Torchio. Il centrodestra strappa per la prima volta la Provincia di Lodi al centrosinistra, con una vittoria raggiunta per di più al primo turno. Pietro Foroni, 33 anni, avvocato, esponente della Lega Nord, candidato del centrodestra, è il nuovo presidente. Ha raccolto il 54,2% delle preferenze contro il 38,2 del candidato del centrosinistra e presidente uscente, Lino Osvaldo Felissari. Passa al centrodestra anche il comune di Pavia, dove Alessandro Cattaneo ha la meglio sul candidato di centrosinistra Andrea Albergati.
PIEMONTE - Per la provincia di Torino, dunque, ballottaggio tra Antonio Saitta (Pd) e Claudia Porchietto (Pdl). Ma il cambio di vento si profila nella regione a Novara, dove Diego Sozzani del centrodestra riesce a strappare la presidenza della Provincia, e a Cuneo, dove Gianna Gancia riesce a far assegnare la provincia al centrodestra con il 54,1%. Cambio di schieramenti sia alle provinciali che alle comunali anche a Biella e alla provincia di Verbano-Cusio-Ossola, finora in mano al centrosinistra: qui Massimo Nobili, candidato del centrodestra, è stato eletto presidente della provincia con il 57,5% contro il 39,5% del candidato del centrosinistra Paolo Ravaioli. Passa al centrodestra anche il comune di Verbania, dove Marco Zacchero è stato eletto sindaco ottenendo il 54,1% delle preferenze contro il 45,9 del candidato di centrosinistra Claudio Zanotti.
VENETO - Qui è la Lega a far sentire il suo peso, anche se sarà un ballottaggio a decidere per la presidenza di Belluno per la Provincia. Il Pdl si conferma primo partito e il dato sulle provinciali ne è ulteriore conferma. La Provincia di Padova viene conquistata da Barbara Degani. Stesso copione anche per la provincia di Verona che viene attribuita a Giovanni Miozzi (Pdl-Lega). La Provincia di Rovigo al ballottaggio tra Antonello Contiero (Pdl-Lega) e Tiziana Virgili del centrosinistra così come la Provincia di Belluno: sfida tra Gian Paolo Bottacin, Pdl, e Sergio Reolon, Pd.
FRIULI VENEZIA GIULIA - Il centrodestra si aggiudica la Provincia di Pordenone.
EMILIA ROMAGNA - Finora in questa regione mai nessuna provincia era stata governata dal centrodestra, ma dopo questa tornata elettorale Pdl e Lega sono riusciti a conquistare la Provincia di Piacenza. Alla provincia di Bologna la candidata del centrosinistra Beatrice Draghetti ha vinto sul candidato appoggiato dal Pdl Enzo Raisi. Meno brillante ma efficace il risultato di Emilio Sabattini per la presidenza della provincia di Modena. Il centrosinistra si aggiudica anche Reggio Emilia dove Sonia Masini ha avuto la meglio sul candidato di centrodestra Giuseppe Pagliani. Sarà ballottaggio invece a Ferrara, anche per le comunali.
TOSCANA - Il cambio del vento politico lo evidenzia il ballottaggio di Firenze. Per la provincia, il candidato presidente del centrosinistra, Andrea Barducci ha avuto la meglio sul candidato del centrodestra, Samuele Baldini. A Pisa è confermato invece alla presidenza della Provincia Andrea Pieroni, per il centro-sinistra, con il 53,1%. Stessa cosa per la provincia di Siena, con Simone Bezzini. Staccata la candidata del centrodestra Donatella Santinelli. Partita da rigiocare invece nella presidenza della Provincia ad Arezzo. Contro tutte le aspettative si andrà al ballottaggio anche nella Provincia di Prato, diversamente da quanto è accaduto a Pistoia, dove Federica Fratoni del centrosinistra ha battuto con il 51,3% Ettore Severi del centrodestra.
UMBRIA - La tornata amministrativa ha visto andare a un esponente del Pd la provincia e il comune di Perugia e la provincia di Terni.
MARCHE - Ancona sceglierà il proprio sindaco nel ballottaggio del 21 giugno. Stessa cosa per il comune di Fermo e per la provincia di Ascoli Piceno. Al comune di Pesaro l'ha spuntata invece al primo turno Luca Ceriscioli del Pd.
ABRUZZO - Forte il vento di centrodestra anche in questa regione, dove il Pdl si aggiudica le province di Pescara, Teramo e Chieti e i comuni di Pescara e Teramo.
MOLISE - Passa al centrodestra anche Campobasso, dove il sindaco uscente Giuseppe Di Fabio, ha dato le dimissioni due volte e poi le ha ritirate per problemi nella maggioranza di centrosinistra: Gino Di Bartolomeo , già presidente della Regione, eletto al primo turno con il 56,72%).
CAMPANIA - Cambio di colore anche in questa regione, dove le province di Napoli, Salerno e Avellino passano nelle mani del centrodestra. Per il comune di Avellino ballottaggio tra Pino Galasso del Pd e lo sfidante Massimo Preziosi, sostenuto da Pdl e Udc.
PUGLIA - Quasi un testa a testa tra Michele Emiliano e Simeone Di Cagno Abbrescia per il comune di Bari. A Foggia in vantaggio Enrico Santaniello (liste civiche), ma andrà al ballottaggio con Giovanni Battista Mongelli (centrosinistra). Per le provinciali ballottaggio a Taranto e Lecce. Bari se l'è aggiudicata Francesco Schittulli del Pdl.
BASILICATA - La tornata per le provinciali di Potenza e Matera assegna la vittoria al centrosinistra: Piero Lacorazza e Francesco Stella hanno sconfitto i candidati del Pdl. A Potenza il sindaco uscente Vito Santarsiero (Pd), candidato di centrosinistra, è in vantaggio su Giuseppe Molinari, ex Margherita, sostenuto dal Pdl.
CALABRIA - Sarà un ballottaggio a decidere la presidenza della provincia di Cosenza, nonostante un buon vantaggio di Mario Oliverio (centrosinistra) sullo sfidante del centrodestra Pino Gentile. Al secondo turno anche per la provincia di Crotone.
SICILIA - Anche qui sarà un ballottaggio a dire la parola finale nella sfida per il comune di Caltanissetta tra Fiorella Falci del centrosinistra e Michele Campisi del centrodestra.
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06/06/2009
europee ed amministrative
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Gli ultimi appelli dei leader prima del silenzio elettorale. Da mezzanotte stop alla propaganda in vista delle elezioni. Urne aperte dalle 15 di sabato
| Preparazione dei seggi (Fotogramma) |
MILANO - Gli ultimi appelli. Nelle ore finali della campagna elettorale in vista delle elezioni europee ed amministrative (le urne aprono sabato alle 15) i leader politici di ogni schieramento hanno cercato di convincere gli indecisi. Quelli che non sanno ancora per chi votare e quelli che non sanno nemmeno se a votare ci andranno oppure no. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è sicuro della vittoria: «I sondaggi danno il Pdl al 45% - ha assicurato il premier in una intervista al Tg5. - Così saremmo il gruppo più importante all'interno del Ppe, che sarà il partito di maggioranza relativa nell'Europarlamento». L'obiettivo di Berlusconi è quello di diminuire «le direttive Ue che hanno causato difficoltà agli imprenditori», creando vincoli «ai cittadini italiani che sono inaccettabili». Al Tg1 il premier ha ripercorso invece l'attività di governo: «Nessun rammarico, ma soddisfazione e orgoglio per il tanto lavoro fatto».
IL PD - Dal canto suo, il leader del Pd, Dario Franceschini, si è rivolto agli italiani «tentati dall'astensionismo». «Li capiamo - afferma - ma a loro diciamo: non è il momento della fuga, chi non va a votare, vota per la destra e per Berlusconi». «A loro chiediamo di darci una mano a sostenere il progetto del Pd di cambiare il Paese - prosegue Franceschini. - Per cambiare il Paese ci vuole la forza e quindi a loro chiediamo la forza per proseguire l'azione di cambiamento del paese».
LEGA - Tra i partiti che si attendono un pieno di voti c'è la Lega. «Caro Silvio - dice il ministro Roberto Calderoli - il derby al Nord lo vinciamo 2-1. Questa è la domanda che si stanno facendo tutti: prende più voti la Lega o Berlusconi? Il Pd è fuori dalla corsa. Se non bastasse la mancanza di idee, progetti e contenuti - prosegue Calderoli - è più che sufficiente vedere il circo che hanno messo in piedi per cercare di danneggiare Berlusconi e il governo con storie ridicole e con l'appoggio maldestro di parte della stampa italiana ed europea».
IDV - A far concorrenza al Pd ci sono soprattutto gli altri partiti di opposizione, a cominciare dall'Italia dei valori. Antonio Di Pietro evita di incalzare esplicitamente i democratici e rivolge un appello contro l’astensione: «Chi non va a votare - dice l'ex pm a Napoli - è come un naufrago che, in mezzo al mare, rinuncia a nuotare». «L'Italia dei Valori chiede il voto ai cittadini - afferma Di Pietro - per la qualità dei nostri candidati e per la qualità del nostro programma che mette al primo posto la difesa dei cittadini e combatte il malaffare».
UDC - Ancora più diretto Pier Ferdinando Casini: «Il Pd è in evidente stato confusionale, non ho capito ancora se esiste o meno, ma un partito che dichiara che Berlusconi è un grande pericolo e poi annuncia che voterà sì al referendum sulla legge elettorale che rafforzerà Berlusconi, ha bisogno di una cura molto seria di autoanalisi». Casini ha attaccato anche il Pdl, osservando che «questa campagna elettorale costruita sulle questioni che riguardano Berlusconi è stata un'umiliazione, mentre il mondo va avanti e l’Europa ha nuovi problemi noi parliamo delle foto a Villa Certosa».
SINISTRA E LIBERTÀ - Per molte liste c'è da superare lo scoglio del 4%. «È alla nostra portata - assicura il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà - anche perché siamo noi la vera novità nel panorama politico italiano». «Il Paese è allo stremo - continua Vendola - e Berlusconi in queste ultime ore di campagna elettorale sta cercando di mettere sotto silenzio i tanti mali che affliggono il nostro Paese: primi fra tutti la povertà e la disoccupazione. Per superare la crisi c'è bisogno di una vera e propria terapia d'urto, combattere la povertà e la disuguaglianza, superare la frammentazione del lavoro, combattere veramente il precariato e bloccare i licenziamenti per poter attuare una riconversione produttiva».
LISTA COMUNISTA - Diversa l'opinione di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi che hanno chiuso a Roma la campagna elettorale della lista nata dall'unione di Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti: «La lista comunista è l'unica vera alternativa al centrodestra e alle politiche liberiste, Pd e Idv sono "inutili" perché non fanno una vera opposizione». Ha detto Ferrero: «Il voto alla nostra lista è il vero voto utile, perché sono le politiche liberiste che ci hanno portato a questa crisi traumatica. Le sinistre moderate attaccano Berlusconi, lo contrastano sul piano istituzionale ma non propongono una alternativa economica e sociale, che cambi le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone. In Europa Pd e Idv governano con Berlusconi sulla base di politiche liberiste folli che stanno mettendo i lavoratori l`uno contro l'altro; Di Pietro vota e Franceschini si astiene sul federalismo fiscale; nessuno protesta per i miliardi stanziati per caccia bombardieri e per salvare le banche private».
I RADICALI - Marco Pannella ed Emma Bonino hanno scelto la sede di Torre Argentina per chiudere la campagna elettorale, una «lunga cavalcata» per cercare di superare la soglia del quattro per cento «nonostante la disinformazione» della stampa e delle tv. «Sentirete la nostra voce fino all'ultimo minuto utile - hanno detto - fino alle 22 di domenica sera attraverso il nostro sito internet e Radio radicale» (per gli organi di partito non è previsto infatti il silenzio stampa). E a modo loro lanciano un appello 'al voto utile'. «È nelle vostre mani - ha detto la Bonino - decidere se mandare una sentinella laica e federalista in Europa o delegazioni senza questa specificità. Buon voto a tutti e pensateci bene, non buttate via la vostra preferenza. Il Pd e il Pdl di deputati ne avranno comunque, per noi invece ogni voto è utile».
LA DESTRA - Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, si è detto dispiaciuto per la fine della campagna elettorale. «Ho incontrato entusiasmo che non vedevo da tempo - dice - Mi aspetto un grande risultato». «Le nostre manifestazioni sono state cariche di passione - ha aggiunto - la nostra comunità credo che sia determinatissima. Mi aspetto un grande risultato, anche perché negli altri partiti, sia per le provinciali che per le europee, c'è stata l'adrenalina dei candidati, da noi quella del movimento, del partito».
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02/04/2009
Lezione di Grillo all'Europarlamento «Può diventare un cimitero di lestofanti»
Lezione di Grillo all'Europarlamento «Può diventare un cimitero di lestofanti»
Il comico, ospite a «Exit», lancia strali contro i manager. «In Francia li sequestrano, direi che sono ottimi segnali», la proposta: «creare una borsa europea»
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| Beppe Grillo (Ansa) |
MILANO - Beppe Grillo è tornato in tv, ospite ad «Exit», il programma d'informazione condotto da Ilaria D'Amico su La7 (vai al sito). Il tema al centro della prima parte della puntata era la privatizzazione dei servizi pubblici. In studio il presidente del Lazio Marrazzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Urso, il deputato Udc Bruno Tabacci, il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Corrado Oddi, membro del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
FUGA BURRASCOSA - L'intervento del comico è durato una ventina di minuti (guarda il video diviso in due parti, prima parte e seconda parte, vi consiglio di guardarli entrambe e poi giudicate voi in che razza di stato civile viviamo) e si è concluso burrascosamente. All'inizio tutto sembra filare liscio: Grillo lancia una lunga invettiva poi, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua fra l'incredulità generale. La più stupita è la D'Amico: garantisce che aveva promesso di confrontarsi serenamente con gli altri ospiti e di dialogare con loro. Uno dei temi della puntata era la privatizzazione dell'acqua, ma il comico non si è attenuto troppo all'argomento. Ha preferito toccare tutti i temi a lui cari e che quotidianamente affronta sul suo blog. Usando il consueto linguaggio colorito, ha attaccato i politici condannati in Parlamento e il sistema finanziario italiano. È tornato sul caso Telecom, prendendosela con Marco Tronchetti Provera. Filo conduttore dell'intervento di Grillo la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. «Oggi - ha detto - la gente è tagliata totalmente fuori dal sistema decisionale». E a questo punto ha introdotto il tema delle liste civiche che è pronto a presentare. Una mossa obbligata - ha detto con veemenza - «perché i cittadini si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio». Un crescendo che si è chiuso con l'abbandono della trasmissione.
TRUFFA CONTINUA - «Sono stato invitato dal Parlamento europeo per parlare anche di frodi - dice Grillo cominciando il collegamento con La7 -. Pubblico e privato: non significa più niente acqua pubblica e acqua privata. Provate a entrare in un Consiglio comunale, non ci sono rappresentanti del pubblico ma camerieri di partiti messi lì da 4-5 segretari che decidono. L’acqua non deve cadere in mano a una spa che faccia profitti sulla sete delle persone». Il comico torna poi sul fatto che «diamo l’acqua a società che si quotano in borsa, dove non ci sono regole, se no non sarebbero successi i casini con Parmalat, Telecom e Pagine Gialle. C’è una truffa continua in Borsa per cui andrebbe chiusa domani mattina». Grillo parla anche delle banche con accenti critici sulle passate vicende giudiziarie del banchiere Cesare Geronzi, del finanziere Ligresti e di Romiti. Poi allarga il discorso: «Sono sempre i soliti 50: entrano nei Cda, tu gli dai i soldi attraverso questa criminalità organizzata che sono le banche e gli imprenditori e non sai assolutamente a chi».
MAPPA DEL POTERE - Il comico segnala di aver messo sul suo blog la mappa del potere: «Ci sono 289 società quotate in Borsa, di cui 254 hanno consiglieri che lo sono in due, tre, cinque, dieci società contemporaneamente. E voi volete quotare l’acqua in borsa?» domanda. Grillo parla anche della precedente gestione di Telecom. Cita Tronchetti e chiede: «Chi era il proprietario vero? Se sommavi le azioni erano i piccoli azionisti, ma chi ha venduto il pacchetto di controllo e ha spolpato l’azienda?». E aggiunge: «La Telecom è stata spolpata, il signor Tronchetti se n’è andato vendendosi il pacchetto di maggioranza nel 2007 a 2,9 euro ad azione. Invece gli azionisti avevano in mano azioni che valevano 1,5 e adesso valgono 0,9. Chi paga?». Infine l’attacco ai politici: «Abbiamo 100 persone in Parlamento che sono stati condannati e che fanno le leggi. Abbiamo regolamentato e legalizzato il falso in bilancio. Quando parliamo di 'ndrangheta, mafia e camorra parliamo di Cda, di notai, commercialisti, di banchieri, di uomini d’affari, parliamo di politici. Un'associazione a delinquere».
LA BORSA EUROPEA - A Bruxelles Grillo aveva parlato per due ore e mezzo in una sala gremita del Parlamento europeo sul potere delle banche, sui conflitti di interessi di consiglieri di amministrazione di molte società quotate in Borsa. «L'Europarlamento era il cimitero degli elefanti e rischia di diventare il cimitero dei lestofanti - ha detto Grillo -. Il nostro paese ha bisogno di una scossa. In altri paesi succede qualcosa. In Francia sequestrano i manager. Cominciamo ad avere segnali ottimi direi». Il comico è stato più volte applaudito mettendo in guardia sui nomi dei futuri parlamentari e sostenendo la candidatura dell'ex pm Luigi De Magistris: «State attenti che con le europee qui vi arriva di tutto. Guardate Mario Chiesa, ha già il curriculum per fare l'europarlamentare. Vi arrivano Mastella, Cuffaro. Fate un parlamento pulito». Grillo ha sollecitato le istituzioni europee a varare una Borsa europea e ne ha pure proposto il nome, European stock exchange (Ese): «Abbiamo un moneta unica. Perché non facciamo una Borsa europea dove uno spagnolo, un inglese, un francese possono investire in modo controllato con una rete di paletti ben precisi?».
16:16 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: beppe grillo, europarlamento, ospite, exit, programma, la7, inveisce, manager, proteste, lezione, proposte, banche, affari | OKNOtizie |
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