26/01/2012
I professionisti delle frodi, così sono stati rubati due miliardi allo Stato
I professionisti delle frodi, così sono stati rubati due miliardi allo StatoFisco. Dallo skipper che ospitò la Kidman al direttore delle carceri
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05/01/2012
I tartassati da Equitalia. Schiacciati da interessi e ansia di perdere tutto
I tartassati da Equitalia. Schiacciati da interessi e ansia di perdere tuttoLe storie degli italiani nelle grinfie dell’agenzia. Non evasori, ma cittadini in arretrato coi pagamenti
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12/01/2011
Stilisti, attrici e imprenditori. Ecco chi aveva i soldi in Svizzera
Stilisti, attrici e imprenditori. Ecco chi aveva i soldi in SvizzeraI nuovi nomi della lista Falciani. Da Valentino alle Sandrelli, C'è anche Telespazio
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22/10/2010
Il patto tra onesti dei commercialisti
Il patto tra onesti dei commercialistiAppello contro i privilegi. «Siamo il paradiso di ereditieri ed evasori». Siciliotti (Commercialisti): fisco, competitività e burocrazia. Dal governo troppi condoni.
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02/06/2010
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorni
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorniPrevisto anche il carcere per chi sfrutta le crisi delle imprese. La notifica di accertamento coinciderà con il versamento
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ROMA - Addio alle iscrizioni a ruolo e tanti saluti alle cartelle esattoriali. Tra pochi mesi basterà l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, con le somme contestate dal fisco, per inchiodare gli evasori. Così, se oggi servono minimo due anni, due anni e mezzo, per ottenere il pagamento delle imposte dovute, domani lo Stato potrà avere ciò che gli spetta nel giro di 90 giorni. Non bastasse questo, c’è anche il nuovo accertamento sintetico, che permetterà al fisco di contestare la presunta evasione a chi spende troppo rispetto a ciò che guadagna e dichiara al fisco, salvo prova contraria a carico dei contribuenti. E se ancora non fosse sufficiente, basterà dire che arrivano le manette per gli imprenditori che truffano il fisco dopo aver chiesto una transazione sui debiti fiscali. O ricordare il nuovo redditometro, l’obbligo della fattura telematica sopra i tremila euro, lo stop alle compensazioni illecite tra crediti e debiti fiscali. Nei prossimi tre anni dalla lotta all’evasione arriveranno 20 miliardi di gettito in più. A regime il decreto con la manovra per la correzione dei conti pubblici assicurerà otto miliardi l’anno di maggiori entrate. «Per gli evasori, davvero, non ci sarà più scampo» garantisce Luigi Magistro, responsabile dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Benedetta la crisi dell’economia, dirà qualcuno.
Cartelle esattoriali
«Con un semplice tratto di penna è stato cancellato un sistema che risale all’ottocento. Oggi come allora il sistema per chiedere i tributi si basa sull’iscrizione a ruolo. Termini e procedure - sottolinea Magistro - risalgono alla notte dei tempi. Si fanno i controlli, si contesta la presunta evasione, e si manda l’avviso di accertamento». Siamo solo all’inizio. «C’è "l’iscrizione a ruolo", che avviene entro un anno. Poi i ruoli vengono "caricati" dalla società di riscossione, cioè dagli esattori, che hanno nove mesi di tempo per notificare la "cartella di pagamento". Da quel momento, se dopo sessanta giorni non arriva il pagamento di quanto richiesto, la società di riscossione può prendere provvedimenti esecutivi». Per arrivare alle ganasce all’automobile o al pignoramento dei beni, servono due anni, «Durante i quali sparisce tutto» dice Magistro. Separazioni fittizie con relativa intestazione dei beni al coniuge, cessioni ai prestanome, e il fisco resta a bocca asciutta. «Con l’esecutività dell’avviso di accertamento, per tutta la procedura bastano 90 giorni, e il rischio viene dimezzato». «Rischio notifica», lo chiamano proprio così i tecnici dell’Agenzia. «La gente si attacca a tutto. Contestano il ricevimento della raccomandata, l’indirizzo sbagliato. Fatto sta - spiega Magistro - che un terzo dell’intero contenzioso del fisco riguarda proprio le notifiche». D’ora in avanti tirarla per le lunghe non sarà più tanto conveniente: «Siamo sicuri che le nuove norme saranno un ottimo deterrente. Il nuovo sistema partirà dal luglio del 2011. Non subito, ma è una svolta epocale e anche noi dobbiamo organizzarci, perché con i tempi così stretti non possiamo proprio permetterci di sbagliare. É una sfida enorme anche per noi» assicura il direttore dell’Agenzia.
Il nuovo accertamento
L’altro strumento su cui i tecnici del fisco confidano moltissimo, anche per migliorare il rapporto di fiducia con i contribuenti, è la nuova metodologia per accertare i redditi evasi. «Oggi possiamo determinare il reddito di un cittadino basandoci su elementi induttivi. Prendiamo delle spese, come quelle per la casa, l’automobile, e risaliamo induttivamente ad un certo reddito. Se questo supera del 25% il dichiarato, per due anni consecutivi diamo corso all’accertamento. Ma il problema è proprio il contenuto induttivo: può voler dire tutto e niente». Qui entra in gioco anche il nuovo redditometro. «Con l’aggiornamento del sistema andiamo sul sicuro. Prendiamo le spese, le sommiamo e così stabiliamo il reddito. Contestiamo somme effettive: se paghi tanto non puoi guadagnare e dichiarare meno». L’accertamento automatico, poi, scatterà prima: basterà superare il reddito dichiarato del 20% in un solo anno. «Centomila euro spesi, per noi, significano centomila euro guadagnati. Salvo che tu non sia in grado di dimostrare che quelle spese siano state rese possibili ricorrendo ad altre fonti, che non ricadono nella tua base imponibile». Per esempio l’eredità della nonna, il prestito di un amico, i risparmi accumulati in passato. E occorrerà presentare le prove, per non farsi incastrare. Con il nuovo meccanismo di definizione del reddito si terrà conto anche della composizione familiare e del territorio, elementi finora sconosciuti al vecchio redditometro. «La contestazione viene rivolta sempre al singolo contribuente. Ma è chiaro che un conto è spendere centomila euro l’anno se si è single, diverso è spendere quella somma avendo cinque figli in famiglia ».
Il carcere per le truffe
La stretta sull’evasione è resa evidente dalle nuove regole sulle transazioni con il fisco chieste dalle imprese in crisi, quelle che non ce la fanno a pagare tutti i debiti fiscali. «L’accordo per il concordato fiscale si basa su una prospettazione dello stato di crisi fatta dall’impresa. Sono loro a dirci cosa hanno, e quanto possono pagare. Noi siamo pronti ad accettare queste transazioni, ma dobbiamo cautelarci di più rispetto ad oggi». Crisi e fallimenti, spesso condotti ad arte, sono uno dei canali privilegiati dell’evasione. «Chiederemo agli imprenditori una dichiarazione sostitutiva, e loro ne risponderanno penalmente, cosa che finora non succede» spiega Magistro. Le pene saranno molto severe. Se i beni sui quali il fisco può rivalersi in caso di mancato pagamento dell’importo concordato vengono alienati in modo fittizio c’è il carcere: da sei mesi a quattro anni se i beni occultati superano un valore di 50 mila euro. Da uno a sei anni se superano i 200 mila euro.
Compensazioni illecite
«Con il decreto si chiude un altro buco nero. Non sarà più possibile compensare i crediti fiscali con i debiti, se c’è una somma dovuta iscritta a ruolo. Scatta il divieto assoluto. Prima si paga la cartella, poi se resta qualcosa si può compensare» dice Magistro. dalla nuova stretta è atteso, a regime, un risparmio di quasi 2 miliardi di euro l’anno. La nuova norma fa il paio con quella dell’anno scorso che consente le compensazioni oltre una certa somma solo dopo che la certificazione dei debiti da parte dei commercialisti. Un sistema che quest’anno potrebbe portare un risparmio di quattro miliardi di euro. «Senz’altro possibile, se i dati di questi primi mesi saranno confermati», dice Magistro.
Mario Sensini
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28/05/2010
Falciani, l'uomo della lista «Così si nascondono i soldi»
Falciani, l'uomo della lista «Così si nascondono i soldi»«Sono nato in un paradiso fiscale, certe cose si imparano come da voi il calcio». «I nomi degli evasori italiani? Ho il dovere di tacere»
| Hervé Falciani |
NIZZA — A vederlo da vicino, camicina a righe, jeans e l’accento alla ispettore Clouseau, non diresti proprio che è lui Hervé Falciani: l’uomo che ha messo sotto scacco un colosso mondiale della finanza come la banca britannica Hsbc. Invece è proprio quel trentottenne lo stratega informatico che un giorno ha levato il velo sui segreti inconfessabili del principale istituto bancario privato al mondo.
Mentre lo racconta lo sguardo si accende, come quello del cane Toto mentre tira via la tenda e scopre il Mago di Oz. Ma su ciò che c’è dietro il velo Hervé Falciani mette in guardia: «I nomi degli evasori sono un piccolo problema. Ce n'è uno enorme. Le banche sono senza controlli reali. Non esistono più le valigie di soldi portate oltre frontiera. Ora basta un clic di computer e la somma viene trasferita. Il denaro è diventato una scrittura informatica. Ma l’informatica non ha controlli. Questo significa che la finanza, che senza l'informatica non esiste, non ha regole. Tutti lo sanno. Io l'ho provato. Non c'era protezione nemmeno per quei nomi ».
Ecco, appunto, chi c’è nella lista italiana? Lui alza le mani da pianista: «Ho il dovere di non dirlo. C’è il segreto bancario e le indagini». Ma non era indagato perché offriva i dati sottratti alla banca? «Falso. Mai venduto nulla. Mai stato in carcere. Io ho denunciato i meccanismi oscuri con cui le banche violano gli accordi internazionali. La mia banca non mi ha ascoltato. La polizia svizzera non ha fatto nulla. Allora l'ho denunciato alla brigade anticorruption francese e 10 mesi dopo la polizia svizzera mi ha arrestato per poche ore». E i politici di cui ha parlato? «Mai detto. Tutti si fermano ai nomi. Ma è stupido. Lì ci sono pesci piccoli. Non è questo. Se io premo un tasto il denaro va in Cina o in Malesia. Quando la polizia lo cerca è già altrove. Così può esserci il riciclaggio e la speculazione che ha portato alla crisi. Gli Stati non riescono a controllare. La finanza è internazionale anche le regole devono esserlo. Si può fare. È semplicissimo».
C’è chi sospetta che sia una spia. «Andato via dalla banca ho aiutato molte indagini sul denaro sporco e anche i servizi. Poi si saprà. Ma sono nato in un paradiso fiscale: a Montecarlo. Lavoro da dieci anni in una banca svizzera, come mio padre e come tanti miei amici. Come si fa a nascondere il denaro, lo impariamo da piccoli come voi il football ». Resta l’enigma del perché lo ha fatto. «Ho visto che dati molto sensibili non erano protetti. Ho visto decine di migliaia di strutture off shore. Quelle utilizzate dalla criminalità. Davanti a quei numeri si poteva capire che l’opacità era voluta. Non era più artigianale come quella che avevo visto a Monaco, ma era diventata industria. La banca privata rappresenta la cassaforte della finanza e con i sistemi di garanzie bancarie si può speculare con più soldi di quanti ne hai. Il denaro dei clienti permette di emettere garanzie bancarie a chi partecipa alle speculazioni come gli Hedge Fund. Chi ha un milione di dollari può arrivare a spenderne fino a due miliardi. È qui che servono i controlli. E la tracciabilità totale del denaro. Basta vedere cosa è stato fatto con il fondo europeo. Sono 750 miliardi di euro, ma in garanzie bancarie. Serve a pagare i debiti dei Paesi, come la Grecia. Ma i debiti dove sono? Nelle banche. È come prendere da una tasca per metterla nell’altra. La differenza c’è. Sono gli interessi. Chi li paga? Noi cittadini. E a chi? Alla banca. Questo è la base del sistema finanziario che mette in pericolo l’economia. Questo ho visto. Non potevo chiudere un occhio. E chiunque io sia, vale la pena che il mondo li apra».
Virginia Piccolillo
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18/05/2010
Tremonti: «Taglio del 5% dello stipendio dei parlamentari? E' solo l'aperitivo»
Tremonti: «Taglio del 5% dello stipendio dei parlamentari? E' solo l'aperitivo»Il ministro dell'Economia sulla manovra: «Dovranno preoccuparsi solo i falsi invalidi e gli evasori», «rispetteremo gli impegni presi con la ue sui conti pubblici, ma non aumenteremo le tasse»
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| Giulio Tremonti (Eidon) |
MILANO - «È ora di ridurre effettivamente il peso della mano pubblica»: così, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha parlato a Bruxelles in riferimento alla manovra di bilancio a cui il Tesoro sta lavorando. Il ministro - nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione dell'Ecofin - non è entrato nel dettaglio delle misure a cui si sta lavorando, limitandosi a dire, «dovranno preoccuparsi solo i falsi invalidi e gli evasori».
CORREZIONE DEL SISTEMA - La manovra che l'Italia si accinge a varare «deve essere una correzione non solo dei conti, ma del sistema» ha aggiunto Tremonti. «Se si costruisce bene una correzione, c'è anche una cifra etica», sostiene Tremonti, ribadendo l'impegno dell'Italia a «ridurre il debito pubblico perchè rappresenta un fattore di distorsione, ma noi non vorremmo che gli altri continuassero con gli antichi vizi di debito privato».
«RISPETTEREMO IMPEGNI UE» - «L'Italia ha ricevuto nel dicembre scorso indicazioni dalla Ue per la correzione dei propri conti pubblici. Noi intendiamo rispettare quegli impegni e quei numeri. Non c'è stato chiesto nient'altro». Esistono in Italia «margini di taglio della spesa pubblica tanto ampi da poter intervenire senza creare effetti distorsivi» sull'economia ha aggiunto il ministro dell'economia. «L'area della spesa pubblica è talmente ampia - ha sottolineato Tremonti - che può essere ridotta senza produrre un effetto recessivo».
PENSIONI - Poi Tremonti si è soffermato sul tema delle pensioni, una delle voci a cui potrebbe ricorrere il governo per migliorare i conti pubblici: «Se lei mi chiede (risponde a un giornalista in conferenza stampa ndr) se stiamo stravolgendo il sistema pensionistico le dico di no, perchè funziona bene. Abbiamo il sistema previdenziale più stabile d'Europa».
GLI STIPENDI DEI POLITICI - Il ministro dell'Economia si è anche detto d'accordo a una decurtazione dello stipendio per i parlamentari: «Ho sentito parlare di tagli agli stipendi dei parlamentari dell'ordine del 5%. Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo».
TASSE - «Non aumenteremo le tasse e non ci saranno interventi sui più deboli»: ha aggiunto ancora Tremonti. «Non metteremo le mani in tasca ai cittadini - ha sottolineato il ministro dell'Economia - ma ridurremo la spesa pubblica lì dove è meno produttiva e dove non ha un effetto recessivo».
Redazione online
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17/09/2009
Scudo fiscale, indagini a tappeto "Pizzicato" anche Rocco Siffredi
Scudo fiscale, indagini a tappeto "Pizzicato" anche Rocco Siffredi
La lotta all'evasione. Le Fiamme Gialle scoprono 130 evasori: trasferiti a San Marino capitali per 50 milioni. Al vaglio 700 nominativi
ROMA - Rocco Siffredi è finito nel mirino della Guardia di Finanza. Il principe degli attori porno, come risulta a Radiocor, deve giustificare di aver occultato all'erario redditi per centinaia di migliaia di euro attraverso la fittizia istituzione di società in paradisi fiscali. Un comunicato delle Fiamme Gialle, che diffonde le prime indicazioni, senza fornire il nome dell'attore, parla in particolare di società in Ungheria. Per effetto delle indagini della Guardia di Finanza, secondo la nota delle Fiamme Gialle, «l'attore ormai non potrà più chiedere di far rientrare in Italia le somme evase con le agevolazioni dello scudo fiscale. Solo, infatti, chi è nelle condizioni previste dalla legge (non è stato cioè già scoperto dal Fisco) potrà rimpatriare o regolarizzare - entro il 15 aprile 2010 - i patrimoni e le disponibilità finanziarie detenute illecitamente all'estero. Dagli accertamenti effettuati sul conto dell'uomo e di sua moglie - anche questa ex pornodiva - è emerso tra l'altro che i due, residenti fino al 2005 in provincia di Chieti, avrebbero fissato la propria dimora a Roma, in una villa risultata intestata ad una società britannica, anch'essa oggetto di indagini».
LE INDAGINI - Gli accertamenti su Siffredi rientrano nelle attività di contrasto delle Fiamme Gialle all’evasione fiscale internazionale, attività accelerata con l’entrata in vigore dello scudo fiscale. Sono 130 in tutto le persone finite nelle maglie del fisco. La Guardia di Finanza ha infatti avviato una serie di controlli su persone che hanno trasferito a San Marino capitali per 50 milioni di euro frutto probabile di evasione. Parallelamente, attraverso un'indagine che ha già portato lo scorso maggio all'arresto di 5 persone, sono state rintracciate ingenti somme riciclate ritenute il frutto dell'evasione fiscale di industriali delle province di Forlì, Bologna, Rimini e Pesaro: il sospetto - giustificato da consistenti elementi - è che gli industriali abbiano utilizzato banche di Forlì per trasferire il denaro evaso a società finanziarie di San Marino per poi farlo rientrare «ripulito» in Italia, sotto forma di concessione di crediti a società «amiche».
AL VAGLIO 700 NOMINATIVI - In un'altra inchiesta, le Fiamme Gialle stanno setacciando le posizioni di 700 nominativi, tra aziende e persone fisiche, residenti a San Marino ma con domicilio fiscale al Consolato Generale della Repubblica del Titano a Rimini. L'ultimo ad essere pizzicato dalla Guardia di Finanza è un noto pornoattore che deve giustificare di aver occultato all'erario redditi per centinaia di migliaia di euro attraverso la fittizia istituzione di società in paradisi fiscali.
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07/05/2009
Ristrutturazioni, boom del «nero»
Ristrutturazioni, boom del «nero»
Inchiesta dal 2006 ad oggi sugli interventi che beneficiano di sgravi fiscali. La guardia di finanza scopre cinquemila imprese edili che non hanno dichiarato un solo euro di reddito
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| (Ansa) |
ROMA - Sono oltre cinquemila le imprese edili che negli ultimi tre anni hanno eseguito lavori di ristrutturazione senza dichiarare un euro di reddito. La Guardia di Finanza ha scovato 5.246 evasori totali nell'ambito del progetto «Pandora», l'operazione avviata nel 2006 sulle ristrutturazioni per le quali sono stati richiesti sgravi fiscali e sviluppata dal Nucleo Speciale Entrate delle Fiamme Gialle in stretta sinergia operativa con i reparti territoriali.
TRE MILIARDI FANTASMA - L'inchiesta ha evidenziato che i redditi non dichiarati sono pari a circa 3 miliardi di euro. I controlli sono stati possibili partendo dal controllo sugli sgravi fiscali chiesti dai contribuenti (36% sull'Irpef) nelle loro dichiarazioni dei redditi. In pratica le ditte coinvolte emettevano fatture per consentire ai proprietari di casa di avere gli sgravi previsti dalla legge ma poi nella loro dichiarazione occultavano i redditi. Nell'ambito di questi controlli risultano anche circa 500 milioni di euro di Iva non versata all'erario.
LAVORATORI IN NERO - Questa grande evasione è stata possibile anche perché attorno a queste attività ruota un'ampia fascia idi lavoro nero. Sono circa 10.000, in particolare, le posizioni lavorative irregolari scoperte dalle Fiamme Gialle nei controlli effettuati tra le imprese edili. Anche in questo caso, oltre che per i lavoratori direttamente coinvolti, ne deriva un danno per l'erario dovuto ai mancati versamenti dell'irpef dei lavoratori e dei relativi contributi sanitari e previdenziali.
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28/10/2008
Fisco, una fuga da 100 miliardi
Fisco, una fuga da 100 miliardiChi non paga le tasse. A tanto ammonta, ogni anno, l’evasione in Italia I mille trucchi dei contribuenti per evitare le tasse
Nel 2007 è stato un record. Dai contribuenti infedeli smascherati dagli ispettori del fisco, piovono in un solo anno 6,3 miliardi di euro, il 50% in più rispetto al 2006. Nei primi quattro mesi di quest’anno, altro record: 800 milioni recuperati dall’Agenzia delle Entrate, il 24% in più rispetto all’anno prima. Tanto? Pochissimo, se si pensa che secondo il governo e le sue agenzie, l’evasione fiscale in Italia ammonta alla bellezza di almeno 100 miliardi l’anno, secondo i dati del ministero dell’Economia. Sono cifre ovviamente stimate, e per difetto. Secondo l’Istat, l’economia sommersa in Italia conterebbe per almeno il 20% del prodotto interno lordo, la bellezza di 280 miliardi. E secondo altre stime, ancora di più. In ogni caso, in Italia, l’evasione fiscale è pari al triplo di quella che c’è nei paesi europei più abili nella lotta al nero, e il doppio della media europea. Se si riuscisse a far pagare le tasse a tutti, ma anche ad incassare solo la metà di quei 100 miliardi evasi, l’Italia sarebbe un paese diverso.
Si potrebbe, per esempio, raddoppiare la spesa per la ricerca che ci vede all’ultimo posto tra i paesi industrializzati, oppure, volendo, aumentare del 45% tutte, ma proprio tutte le pensioni. È molto probabile, però, che tutto questo resti un sogno. L’enorme diffusione del fenomeno, ma soprattutto l’incredibile ingegnosità degli italiani nello sfuggire al fisco non lasciano grandi speranze. Furbizia e sfacciataggine nei confronti del fisco sono il pane quotidiano per tantissimi italiani, che nel corso degli anni hanno applicato la loro proverbiale fantasia in una serie di truffe, garbugli ed espedienti senza pari al mondo. Un campionario quasi imbarazzante, ben descritto da Roberto Ippolito nel suo libro Evasori. Chi come quanto che uscirà domani in libreria, per l’editore Bompiani. Una sorta di manuale dell’evasione e dell’elusione fiscale, messo insieme spulciando centinaia di articoli di giornale, senza la pretesa di trarne conclusioni.
Del resto, cosa si può dire di fronte ad alcuni dei casi segnalati da Ippolito, come quello dei materassi «gratuiti» allegati a riviste con un prezzo di copertina di 2 mila euro, per sfruttare il regime fiscale agevolato per l’editoria e pagare un’Iva del 4% e non del 20%? Oppure dei circoli culturali che, sempre per sfruttare il regime fiscale decisamente più favorevole, nascondono vere e proprie attività economiche, magari da 800 mila euro l’anno di ricavi, come quella scoperta ad Oristano dalla Guardia di Finanza? La creatività italiana si conferma senza confini. Servono clienti? Si inventano: a Giulianova, un’azienda che opera nella telefonia mobile è riuscita ad evadere 26 milioni di euro con false fatturazioni. E per essere ancor più credibili nei confronti del fisco, che cosa escogitano? Una richiesta di rimborso all’erario per la bellezza di 5 milioni di euro. Rara impudenza? Tutt’altro: si usa così anche in famiglia.
Nel libro si racconta dei due coniugi di San Donà di Piave, che simulano la donazione alla figlia di due terreni con un valore pari alla plusvalenza da tassare, 250 mila euro. Peccato che solo pochi giorni dopo la sveglia ragazza rivenda i terreni per la stessa cifra, non generando alcuna plusvalenza, né tassa da pagare. Tutti beccati in flagrante, ma solo per una leggerezza: gli assegni degli acquirenti finali, infatti, finiscono direttamente nel conto corrente di mamma e papà. In Italia non è difficile incontrare il precario con la Porsche, la pensionata settantacinquenne che dichiara mille euro al mese e si fa una piscina da trentamila euro, l’idraulico che dichiara 3 mila euro l’anno, ma gliene scoprono 350 mila. Casi isolati, forse. Gli studi di settore, che servono a far pagare le tasse ai lavoratori autonomi sulla base di un reddito presunto, dicono ben altro.
Parlano di 100 mila contribuenti, ad esempio, che scontano l’acquisto di beni strumentali senza però dichiararne il possesso. E tra questi: 3.329 ristoranti senza cucina o tavolini, 480 farmacie senza scaffali, 555 lavanderie senza lavatrici, più di 5 mila tecnici installatori senza pinze e cacciaviti, 360 laboratori di analisi senza strumenti. Addirittura 137 tassisti senza taxi! Anche gli ispettori del fisco si stanno attrezzando, con l’ingegno, per far fronte all’emorragia di tasse che colpisce l’Italia. In Liguria, per esempio, quasi 10 mila contribuenti «sospetti» sono finiti nel mirino dell’amministrazione fiscale, che sta completando i controlli in queste settimane. Come si è arrivati a loro? Incrociando le dichiarazioni dei redditi con i dati sui clienti raccolti in 33 agenzie di viaggio, nelle case d’asta della regione, negli aeroclub, nei centri estetici.
Per trovare i falsi poveri si cerca nel mucchio, come ha fatto l’Agenzia delle Entrate in Liguria, ma si può anche fare qualche indagine mirata. Come quella sui medici in Sicilia, da cui emerge che 100 su 250 non risultano in regola con il fisco. Oppure quelle che la Guardia di Finanza effettua ormai regolarmente sugli scontrini fiscali degli esercizi commerciali. Ma c’è poco che si può fare di fronte a casi come quello di un negoziante sardo che ha sempre rilasciato sorridente lo scontrino ai suoi clienti. Mai una volta colto in fallo. Senonché il nostro pasticcere, per ben sette anni si è «dimenticato» di presentare la denuncia dei redditi. Con mezzo milione di euro di tasse evase. Del resto, le probabilità di essere controllati sono remote. Secondo alcuni studi, ogni evasore correrebbe questo rischio seriamente solo una volta ogni sedici anni. E da noi non esiste una forma di controllo sociale del fenomeno: la riprova è il putiferio che ha accompagnato in primavera la diffusione delle dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani su Internet, subito oscurate per la tutela della privacy.
La coscienza civile non aiuta, insomma. E anche la macchina dei controlli, benché faccia progressi enormi, non riesce a tenere il passo dell’evasione. Basti pensare al contenzioso. Anche quando il fisco riesce a spuntarla in diritto, impiega un tempo infinito per recuperare il maltolto. Il verdetto finale dei processi tributari arriva in media dopo quattro anni. E a conti fatti il bilancio è misero: su 44 miliardi di evasione accertata, le somme effettivamente recuperate dallo Stato si fermano al 7,3%. Come dire che il 92,7% di chi viene beccato la fa comunque franca.
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