14/07/2010
'Ndrangheta, così nel Santuario si scelgono i capi:
'Ndrangheta, così nel Santuario si scelgono i capi:E' il momento della riunione annuale in cui i boss scelgono i propri vertici. E' il 2 settembre 2009. I carabinieri li filmano e li ascoltano: "Il crimine non è di nessuno è di tutti"
L'operazione 'Crimine' condotta da carabinieri e polizia coordinati dalle Dda di Milano e Reggio Calabria svela il nuovo volto della 'ndrangheta: un'organizzazione che ha la testa in Calabria e braccia nel nord Italia, in Europa, Nord America, Canada e Australia, in grado di controllare la vita "sociale, amministrativa ed economica" del territorio dove opera, di infiltrarsi "negli ambienti più diversi, compresi quelli investigativi", di condizionare politica e appalti pubblici. Una consorteria mafiosa in cui chi sgarra paga: Carmelo Novella fu ucciso a Milano nel luglio 2008 proprio su disposizione di 'don Micu' Oppedisano; si era messo in testa di rendere autonomo il 'mandamento' della Lombardia. Un'organizzazione mafiosa molto simile a Cosa Nostra, dunque, come dimostrano le centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali che gli investigatori hanno raccolto. Consapevole che l'unione tra le 'ndrine è ormai una necessita'. "Sapete come andiamo a finire - spiega Nicola Gattuso, capo di una delle cosche di Reggio Sud - ve lo dice il sottoscritto, da qua ad un altro anno, due, tutto quello che abbiamo diventera' zero".
Il volto nuovo della più potente organizzazione criminale italiana nasce nel luogo più antico della sua storia, il santuario della Madonna di Polsi. E' lassù sull'Aspromonte - dove da sempre la 'ndrangheta prende le decisioni che contano - che il primo settembre 2009 cessa di essere un insieme di cosche, famiglie o 'ndrine "scoordinate e scollegate tra di loro, salvo alcuni patti federativi di tipo localistico", e si trasforma in un'organizzazione di "tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di vertice" che prendono e ratificano le decisioni piu' importanti. Ed è sempre a Polsi che, in quello stesso giorno, le 'ndrine scelgono Domenico Oppedisano come loro capo supremo, il 'grande vecchio' che prendeva le decisioni e dava gli ordini all'ombra degli aranci nel suo agrumeto di Rosarno.
E' stato fissato per mercoledi 14 luglio, intorno alle 15 l'interrogatorio davanti al Gip di Milano, Andrea Ghinetti, di Carlo Chiriaco, il direttore sanitario dell'Asl di Pavia arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano e Reggio Calabria che ha decapitato i vertici della 'Ndrangheta, portando oltre 300 persone in carcere. Chiriaco, difeso dall'avvocato Maria Teresa Zampogna, è accusato di associazione mafiosa e concorso in corruzione elettorale.
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24/06/2010
Expo, Stanca dà le dimissioni e lascia il consiglio di amministrazione
Expo, Stanca dà le dimissioni e lascia il consiglio di amministrazioneL'’addio dell’amministratore delegato e onorevole del Pdl era dato per scontato. Bracco: «Forse mi si sta usando per una bassa manovra politica»
| Lucio Stanca: addio a Expo (Salmoirago) |
MILANO - Lucio Stanca non ha soltanto rassegnato le dimissioni da amministratore delegato ma, con una lettera trasmessa ai soci di Expo 2015 Spa, ha comunicato di avere abbandonato, con decorrenza immediata, lo stesso consiglio di amministrazione. Nella lettera, secondo quanto si è appreso da fonti qualificate, Lucio Stanca ha segnalato di essersi trovato nelle condizioni di non poter più svolgere il suo ruolo all'interno della società di gestione. Nelle quattro pagine della lettera, l'ex ad ha fatto riferimento alla comunicazione trasmessa nei giorni scorsi dal presidente Diana Bracco, che criticava la gestione manageriale di Stanca in ordine alle spese, ai programmi di contenimento del budget e ai ritardi nell'organizzazione del progetto. Di fatto Stanca ha lasciato il consiglio di amministrazione dopo aver appurato di non avere più la fiducia. Mezz'ora prima dell'inizio del cda l'ex amministratore delegato ha abbandonato la sede del Palazzo Reale senza rilasciare dichiarazioni.
I DISSIDI - In una lunga intervista al Corriere della Sera, Stanca aveva anticipato le sue motivazioni, attaccando in particolar modo la Bracco: «Sorprende che, dopo aver condiviso nel cda tutte le decisioni senza mai contestare o criticare nulla, abbia deciso di scrivere questa lettera inusuale, per usare un termine gentile, scegliendo toni e argomenti che sconcertano. Forse si sta usando Stanca ed Expo per una bassa manovra politica». Le dimissioni erano attese: già due giorni fa l’addio dell’amministratore delegato e onorevole del Pdl era dato per scontato. Si era pensato di costruire per lui un’uscita «morbida», affidandogli il posto di presidente che a quel punto sarebbe stato lasciato libero dalla Bracco. Ma la Bracco, a sua volta, aveva spiegato a tutti i suoi interlocutori di non essere intenzionata ad andarsene: e per essere più chiara aveva scritto il 15 giugno scorso la citata lettera, in cui aveva demolito, punto per punto, il business plan rivisto da Stanca dopo la richiesta dei soci di contenere i costi, considerati i tempi di crisi e le acque agitate in cui versa Expo.
LE MOTIVAZIONI - Sempre nell'intervista al Corriere, Lucio Stanca ha motivato il suo addio non con le polemiche ma con la nuova fase del progetto Expo. «Siamo passati - ha detto - dalla fase di programmazione, seguita finora, alla fase di realizzazione. In questa l’articolo 54 della Finanziaria cambia la governance e rende di fatto superata la figura dell’amministratore delegato, perché gli toglie poteri girandoli alla collegialità dei soci». A proposito delle polemiche sul suo doppio incarico come ad e parlamentare, Stanca ha parlato di strumentalizzazioni: «Si può essere anche in disaccordo sulle scelte o sulla gestione, ma si deve proteggere il patrimonio comune che è rappresentato da questa occasione straordinaria e unica di marketing per l’Italia».
L'IPOTESI SALA - L'ipotesi più gettonata è che, restando la Bracco alla presidenza, scompaia dalla governance la figura dell’amministratore delegato e venga inserito un direttore generale che i soci hanno già individuato in Giuseppe Sala, ex manager Pirelli, da 18 mesi direttore generale del Comune. Le trattative sono a uno stadio talmente avanzato che a Palazzo Marino si sta già affrontando il nodo del dopo-Sala: al suo posto potrebbe così arrivare uno dei suoi due vice, l’ingegner Antonio Acerbo, oggi responsabile di tutta l’area tecnica, direttore già ai tempi della giunta Albertini. Questa soluzione darebbe al sindaco Letizia Moratti la garanzia di continuità che ha chiesto, evitando scossoni ulteriori ad una macchina comunale che in questa legislatura è già stata molto provata.
Redazione online
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29/09/2009
LItalia secondo la Lega Nord
LItalia secondo la Lega Nord
Renzo Bossi. Bocciato 3 volte. Stipendio da 12000 euro al mese.

Meritocrazia. Questa la parola d’ordine della scuola Gelminiana.
Ecco qui un curriculum di tutto rispetto:
-Bocciato tre volte all’esame di stato
-Inventore e promotore di “Rimbalza il clandestino”
Con un curriculum del genere penso che 12.000 euro al mese siano più che meritati. Che poi questo illuminato sia figlio del Senatùr Umbero Bossi è ovviamente una coincidenza.
Daltronde la Lega, si sa, è sempre stata contraria all’odioso nepotismo di “Roma Ladrona” ed assolutamente estranea al clientelismo tipico della cara e vecchia Dc.
Che poi il neo-diplomato Renzo Bossi sia stato nominato membro di un “osservatorio” dell’Expo di Milano e portaborse del parlamentare leghista Francesco Speroni, ovviamente è solo il frutto di un sistema meritocratico in cui solo i figli dei più meritevoli emergono.
Daltronde la famiglia Bossi ha sempre sfornato talenti. Nel 2004 Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito) furono assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati.
In particolare Franco Bossi, una preparazione ce l’aveva, sapeva tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua; competenze necessarie a Strasburgo.
Quindi cari plurilaureati 30enni, che dovete vivere con 1000 euro al mese, non lamentatevi se questa “trota” (così lo definisce affettuosamente il papà) guadagnerà 12 volte di più; lui se li è guadagnati, non è mica da tutti farsi bocciare tre volte alla maturità!
Fonte: www.atomodelmale.it
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05/07/2009
Un manifesto per Milano
Un manifesto per Milano
IL DIBATTITO. I primati, le eccellenze, il ruolo nel Paese. Così l'Expo può diventare un'occasione. La città e l'orgoglio da ritrovare
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Dov'è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente di questi tempi. Se l’è fatta il cardinale Tettamanzi e se lo chiedono in tanti, tra crisi identitarie e cupi pessimismi che portano a leggere il presente con gli occhi del passato, con qualche rimpianto e molta nostalgia. Ma anche se nei libri e nei dibattiti se ne celebra spesso la prematura scomparsa, Milano c'è.
C’è coi suoi primati, le sue eccellenze, la sanità ai vertici mondiali, le università che attraggono migliaia di studenti, i teatri, la moda, il design, la ricerca, i mille appuntamenti culturali distribuiti in un ricco calendario, ma da un po’ di tempo, è vero, a Milano non si sente più l’orgoglio, scarseggia l’entusiasmo, manca quasi la passione: è come se la città avesse perso l’amore dei suoi cittadini. I guai del traffico, l’aria inquinata, i vizi della lottizzazione, l’imbarbarimento della vita civile nascondono, e a volte oscurano, l’estrema vitalità di una metropoli che da anni cerca di ritrovarsi attorno a un grande progetto, ma poi si trova a fare i conti con le tante occasione perdute.
Oggi, in un momento difficile per tutti, si chiede di nuovo a Milano uno scatto, un sussulto, una ritrovata voglia di mettersi in gioco, come negli anni sempre evocati del miracolo economico, quando qui accadevano le cose e l’asprezza della vita era temperata dalle grandi opportunità offerte, dalla sensazione di far parte di una comunità che si riconosceva in alcuni principi, in un fortissimo senso d’appartenenza e in una straordinaria risorsa: quella della solidarietà.
Dentro la città c’è un insolito fermento creativo, una voglia di partecipazione che però si avverte solo scandagliando come palombari sociali quel mondo sommerso che fa capo a centinaia di associazioni, di circoli, di gruppi formati da giovani talenti che dialogano con il mondo globale: ci sono tanti coraggiosi ottimisti oggi a Milano che remano controcorrente nella crisi, si alleano con il mondo del volontariato, vanno alla ricerca di nuove idealità. Hanno motivazioni forti, che uniscono le ragioni del lavoro a quelle della solidarietà. Chiedono attenzione, ascolto. Misurano la città e chi la guida nelle coerenze, negli esempi positivi, nell’onestà degli atti. Ma non hanno una regia attenta, non sono connessi fra loro, e così, spesso, Milano disperde la potenzialità enorme di chi che vuole emergere con le regole della sana concorrenza, con il riconoscimento del merito e della qualità.
Forse Milano dovrebbe ogni tanto riepilogare se stessa, e dare un nome alle sue risorse, che sono tante, mettendo anche le positività davanti alle negatività, allontanando con qualche voce autorevole l’immagine di una decadenza che va contrastata, coniugando gli antichi valori con la fantasia e la creatività che si coltivano nei laboratori culturali, della scienza, dell’arte e della moda. Serve una leva, un’occasione, per resuscitare un po’ di orgoglio e di entusiasmo. Questa leva può anche essere l’Expo. Con una gestione sana e trasparente, si può mobilitare quel grande serbatoio di intelligenze che si muovono oggi senza cornice sul territorio, coinvolgendo sanità, arte, cultura, architettura, ecologia, mobilità, tecnologia, design, agricoltura. Bisogna rimuovere qualche ostacolo. Bisogna credere in qualche obiettivo. Ma si può fare: rinunciare sarebbe solo un’altra, inutile perdita d’immagine.
Bisogna spiegare a Milano cos’è Milano, ha detto un giorno Piero Bassetti. Oggi c’è questa possibilità. Milano deve ritrovarsi, tornare ad essere la città che sale, come nel dipinto-manifesto di Boccioni. E non è un caso che un altro manifesto, in questi giorni, si stia delineando dalle pagine della Cronaca del Corriere, con gli interventi di uomini e donne del mondo della cultura. Milano che ritrova il coraggio del proprio tempo è forse il primo, vero miracolo dell’Expo, la manifestazione bandiera del 2015 che fin qui ha collezionato più critiche che consensi, più paure che speranze. E questa è una novità che merita attenzione, perché riapre un cantiere lungamente interrotto: quello delle idee, del pensatoio, del merito, e offre alla città la possibilità di darsi un ruolo di indirizzo, di guida, che si alimenta con la competenza e non con la convenienza. Tocca al sindaco Moratti, adesso, al presidente Formigoni con gli Stati Generali, a chi ha un ruolo di opposizione ma ama allo stesso modo la città, trasformare l’Expo in un avvenimento capace di coinvolgere il meglio di Milano e dei suoi cittadini, per rilanciare lo spirito del fare, per far crescere, oltre al volano economico, una nuova cultura, più civica, più attenta alla qualità della vita, più attenta all’uomo.
Serviranno nuovi meccanismi di partecipazione, di controllo civico, ci vorrà una vigilanza attenta per denunciare, se servirà, l’insidia di qualche degenerazione. Ma si comincerà così ad uscire dal corto circuito della negatività, a rimuovere quel blocco psicologico che da troppo tempo impedisce a questa città di tornare a pensare in grande. Non basta un manifesto, ne servirebbero tanti. Ma si può cominciare dalla Cultura per arrivare alla Scienza, alla Ricerca, alla Meritocrazia, alla Solidarietà... E iniziare un lungo viaggio che passa attraverso la Milano che c’è, non è scomparsa e non si arrende.
12:43 Scritto in INVESTIMENTI | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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