23/04/2010

La Lega: test di italiano per gli stranieri che vogliono aprire un negozio

La Lega: test di italiano per gli stranieri che vogliono aprire un negozio

L'iniziativa a margine del decreto legge incentivi. Emendamento della deputata Silvana Comaroli: serve un certificato che attesta la conoscenza della lingua

 

Una macelleria islamica
Una macelleria islamica

ROMA - Gli extracomunitari che vogliano aprire un negozio devono prima aver superato un esame di italiano: è quanto chiede la Lega, attraverso un emendamento al decreto legge incentivi, affidando alle Regioni il potere di introdurre i nuovi paletti.

PAROLA ALLE REGIONI - «Le regioni - si legge nella proposta a firma della deputata leghista Silvana Comaroli - possono stabilire che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario di un certificato attestante il superamento dell'esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati». (Fonte: Ansa)


25/05/2009

Nigeriani cercano di rapire bimba 11enne, piaceva al loro capo: 5 in manette

Nigeriani cercano di rapire bimba 11enne, piaceva al loro capo: 5 in manette

 

 

Arrestati tre uomini e due donne extracomunitari. Difesa dal fratello e dalla mamma. Gli operatori sociali: vicenda strana, in zona mai problemi con immigrati

 

(ph. Pressphoto)

 

NAPOLI - Forse si era invaghito di lei un nigeriano della zona, uno che «conta» nella comunità rionale. Per questo, spalleggiato da una decina di connazionali avrebbe tentato di rapire una bambina di 11 anni, accerchiata ieri sera a Napoli, a pochi metri dalla sua casa. La ragazzina è stata salvata dalla mamma arrivata con la mazza da baseball e dal fratello che hanno messo in fuga i cinque nigeriani, poi bloccati e arrestati dalle volanti della polizia poco distante.

Le volanti su indicazione della sala operativa della questura sono intervenute nei pressi di via Tribunali dove era stata segnalata una violenta rissa tra extracomunitari. Ma quando la polizia è arrivata sul posto la situazione era diversa: un gruppo di persone di colore e una signora che brandiva una mazza da baseball, tra le urla di bambini.

LA BANDA DI AFRICANI - Cinque nigeriani, fra cui due donne, sono stati arrestati e risponderanno di tentato sequestro ai danni di una minore. Il loro capo era un giovane vestito di nero, con giacca cravatta e un cappello a tesa larga. Viene descritto così dalla sua vittima, il responsabile materiale della aggressione, quello che ha provato a prendere la bambina mettendole un braccio attorno al collo, per trascinarla nel basso. Potrebbe trattarsi di un giovanissimo «boss», una specie di leader della comunità di immigrati. La bambina è stata accerchiata a pochi passi da casa, nel Vico Santa Maria Vertecoeli, nel quartiere di Vicaria Mercato.

GLI APPREZZAMENTI - Undici anni, l’aspetto già adolescenziale, la ragazzina è probabilmente finita nel mirino del giovane boss africano. Già nei giorni scorsi - a sentire il suo racconto - già c'erano stati degli apprezzamenti nei suoi confronti. All’improvviso, mentre tornava a casa intorno alle 20.30, la bambina si è trovata un gruppo di persone attorno. Ha avuto però la forza di urlare, richiamando la madre, che si è affacciata al balcone di casa, per poi precipitarsi in strada, armata con una mazza da baseball. Sul posto era già intervenuto anche il fratello di 14 anni, che ha difeso la sorellina, e nel giro di pochi minuti è arrivata la polizia. I nigeriani in cerchio avrebbero tentato anche di impedire ad altre persone del quartiere di intervenire in difesa della vittima. Quando sono arrivati gli agenti, nella concitazione, qualcuno è riuscito a scappare.

VICENDA TUTTA DA CHIARIRE - Questa la ricostruzione del fatto desunta da una serie di elementi e testimonianze: è chiaro però che la vicenda dei Decumani non è affatto chiara anche perchè mai, davvero mai - giurano alcuni mediatori culturali che lavorano con gli africani - si sono registrati casi di rapimento o sequestro nella comunità nigeriana. «Il rapimento? Appare poco verosimile» spiega un operatore sociale che lavora in zona e preferisce mantenere l'anonimato. In quello spicchio di centro storico la presenza di immigrati è particolarmente consistente anche in virtù del centro d'accoglienza "Home Sun" di via Vertecoeli 6 che fa capo all'associazione Anolf del sindacato Cisl. Secondo l'operatore sociale la vicenda potrebbe essere ricondotta nell'ambito della convivenza tra comunità africane e residenti (anche se l'associazione pare non abbia mai avuto problemi rilevanti con i napoletani). «La polizia è intervenuta soprattutto per sedare una rissa. E non sappiamo quanto siano attendibili le testimonianze magari dettate e offuscate da eventuale risentimento. In questo momento però mancano obiettivamente elementi per esprimersi in maniera compita sull'accaduto». Insomma, i contorni della vicenda sono tutt'altro che delineati. Sembra inoltre che i locali dell'associazione siano stati in passato oggetto di aspra contesa perché "promessi", pare, a senzatetto e quindi leva per una serie di speculazioni politiche.

GLI ARRESTATI - Ad ogni modo, cinque sono i nigeriani bloccati e arrestati: Osayande Osas, 21 anni, Eghagbon Osas, 21 anni, Sunday Obasohan, 24 anni, Fia Rachael, 25 anni, e John Biter. Erano tutti privi di documenti di riconoscimento e di permesso di soggiorno. Sono stati portati nel carcere di Poggioreale e in quello femminile di Pozzuoli.

 

r. w.


23/05/2009

Brescia e la disfida del cricket Vietato lo sport dei pachistani

Brescia e la disfida del cricket Vietato lo sport dei pachistani

 

Al bando le partite nei parchi. Gli immigrati: è l’ennesimo schiaffo. Il vecesindaco: tanta gente si lamenta

 

BRESCIA — Ci mancava so­lo la disputa del cricket. Dopo le moschee, il kebab, i phone center, i bonus bebè, l’ultimo punto di attrito tra italiani ed extracomunitari è diventato il gioco che gli inglesi esportaro­no nel XIX secolo nelle loro co­lonie asiatiche. Il nuovo rego­lamento di polizia urbana in discussione a Brescia, se appli­cato alla lettera, renderebbe impraticabile nelle aree verdi della città il cricket. Il detta­glio nella stragrande maggio­ranza delle città italiane fini­rebbe nella cartelletta delle no­tizie bizzarre; non a Brescia, dove la comunità straniera più numerosa è quella dei pa­chistani, per i quali il cricket è l’equivalente del nostro cal­cio.

(Cavicchi)
(Cavicchi)

A Campo Marte, nel quartie­re di San Polo, al parco Tarello e in qualunque area verde di Brescia l’immagine di giocato­ri con la pelle scura impegnati a lanciarsi la pallina e a respin­gerla con la caratteristica maz­za piatta è ormai una consue­tudine. Consuetudine che il puntiglioso regolamento co­munale in gestazione rischia di cancellare. Su tutta la penisola soffia un vento di divieti e prescri­zioni, di sindaci dall'ordinan­za facile e il documento in di­scussione a Brescia sta nel bel mezzo di questo mainstream. Viene vietato l’uso delle altale­ne ai maggiori di 14 anni, vie­ne regolamentato il modo di parcheggiare la bicicletta e vie­ne vietata la pratica di qualun­que sport (tutti, anche il cal­cio) in ogni area non apposita­mente attrezzata.

Messa così sembra una norma equanime e inattaccabile, se non fosse che a Brescia abbondano cam­pi di calcio, di tennis, di palla­volo, ma non ci sono spazi per il cricket. E questo ha messo in subbuglio la comunità dei 2.200 pachistani residenti in città, ai quali occorre aggiun­gere 1.200 cittadini del Bangla­desh e 1.000 dello Sri Lanka, tutti accomunati dalla passio­ne per il medesimo sport. Il contestato articolo sem­bra dettato da un criterio di buon senso, ma Fabio Rolfi, vi­cesindaco leghista con delega alla sicurezza, fa intendere che il cricket c’entra parec­chio: «I nostri vigili ricevono decine di telefonate di perso­ne nei parchi infastidite dai praticanti del cricket o che vengono colpite dalla pallina. Ma non c’è nulla di discrimi­natorio: il regolamento proibi­sce anche il gioco della lippa che era un divertimento mol­to in voga a Brescia tanti anni fa». Non si lascia convincere da queste parole Sayad Shah, por­tavoce dei pachistani di Bre­scia: «È l’ennesimo schiaffo in faccia che riceviamo dalla giun­ta di centrodestra. L’alloggio, il rilascio di certificati, la possi­bilità di pregare: fan­no di tutto per render­ci difficile il raggiungi­mento dei nostri diritti fino a farci desistere. Per il cricket abbiamo più volte chiesto che ci mettessero a disposizione un’area, non ci hanno mai ri­sposto. Ma fosse solo un pro­blema sportivo...». «Il divieto di fare sport nei parchi — prova a mediare Emilio Del Bono, capogruppo Pd in Comune — è dettato dal buon senso: il problema è semmai quello degli impianti sportivi, che devono tener conto anche delle nuove esi­genze ». Il 3 giugno prossimo il nuovo regolamento verrà approvato in commissione, il sì del consiglio comunale arri­verà prima dell’estate. Poi per far pace tra italiani e pachista­ni, si può sempre sperare in una partita di cricket riconci­liatrice. In fondo anche Nixon e Mao ricominciarono a parlar­si davanti a un tavolo da ping-pong.

Caludio Del Frate


19/04/2009

La nave rifiutata ferma in mezzo al mare Maroni: «Malta scorretta, intervenga Ue»

La nave rifiutata ferma in mezzo al mare Maroni: «Malta scorretta, intervenga Ue»

 

NEI GIORNI SCORSI HA CARICATO 140 CLANDESTINI IN DIFFICOLTÀ. A bordo 35 donne, due incinte, il corpo di un'immigrata e 13 uomini dell'equipaggio. Portati mille litri d'acqua

 

Il mercantile turco Pinar fermo nel Canale di Sicilia (Ansa)
Il mercantile turco Pinar fermo nel Canale di Sicilia (Ansa)

PALERMO - È ancora fermo a sud di Lampedusa il mercantile turco Pinar, oggetto di una contesa diplomatica tra Italia e Malta dopo che giovedì ha salvato 140 migranti in balìa del mare su due barconi nel Canale di Sicilia. Asik Tuygun, il comandante, vuole sapere quale sarà la sorte dei 13 membri dell'equipaggio e degli extracomunitari salvati (tra i quali 35 donne, due incinte), dato che entrambi i Paesi gli negano l'autorizzazione all'approdo. I viveri sono sempre più scarsi e le condizioni igieniche precarie rendono allarmante la situazione a bordo, come aveva denunciato sabato l'armatore. Su una scialuppa trainata dal cargo c'è il cadavere di un'immigrata: incinta, era già morta quando è stata portata sulla nave.

MEDICO A BORDO - Domenica mattina una motovedetta della Guardia costiera partita da Lampedusa ha raggiunto il Pinar e ha fatto salire a bordo un medico, un infermiere e militari della Capitaneria per controllare la situazione sanitaria e le condizioni di vivibilità dei migranti. Le condizioni meteo sono critiche e il mare è forza 4. Sul cargo sono stati portati mille litri di acqua. Nel pomeriggio un elicottero tenterà di consegnare anche dei pasti caldi. Secondo la Guardia costiera la situazione «non è preoccupante: gli immigrati stanno bene, certo un po' provati. Tutto è sotto controllo e anche sabato i medici hanno detto che non c'è nessuno in condizioni tali da dover essere portato sulla terraferma. In ogni caso continueremo le verifiche».

MARONI: «MALTA SCORRETTA» - Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell'Interno Maroni: «Non lasceremo che la situazione umanitaria, che ora è assolutamente sotto controllo, degeneri» ha assicurato in un'intervista all'Avvenire. Il responsabile del Viminale non risparmia però critiche al governo di Malta colpevole, a suo dire, di un'applicazione «scorretta e censurabile» degli accordi internazionali ed europei. «Per ora gli ospiti della nave sono al sicuro - dice Maroni -. Se dovessero accadere dei fatti nuovi è chiaro che non lasceremo quelle persone in balìa del mare. C'è già pronto un piano per portare la nave in un porto della Sicilia. Attualmente però non c'è alcuna emergenza. Non è vero che manchino l'acqua e i viveri, perché le nostre motovedette e i nostri elicotteri hanno provveduto. Né che ci siano persone con gravi problemi di salute a bordo o donne in stato interessante, dato che queste persone sono state già trasferite nei nostri ospedali. Un'equipe medica è a bordo e in ogni caso i nostri uomini sono lì, attorno alla nave, pronti a intervenire per qualunque evenienza».

ZONE DI COMPETENZA - «Le acque internazionali del Mediterraneo sono divise in zone di competenza per quanto riguarda l'attività di soccorso e salvataggio - continua il ministro - ed è stata la stessa Malta a chiedere, visto che l'Ue finanzia queste operazioni, di avere un'area di competenza molto estesa, che arriva fin sotto a Lampedusa. Allora bisogna chiedersi: è normale che un Paese che ha la responsabilità del soccorso nella zona di mare di sua competenza, poi faccia sbarcare i clandestini nel porto di un'altra nazione? Io credo che se uno Stato prende dei finanziamenti per un'azione di salvataggio debba portare il compito fino in fondo: portando, per dirla tutta, i naufraghi alla Valletta e non a Lampedusa». Il responsabile del Viminale annuncia di aver chiesto al commissario Ue per la Sicurezza, dopo aver parlato con Berlusconi e Frattini, «una riunione urgente del Consiglio dei ministri dell'Interno per definire una volta per tutte questa annosa questione». «La Commissione Europea deve agire da arbitro e dare una interpretazione definitiva del testo degli accordi - conclude - e cominciarsi ad occuparsi finalmente anche di Mediterraneo, visto che quest'area non è destinataria delle sue principali attenzioni». Per il capogruppo alla Camera della Lega Roberto Cota, intervistato dal Corriere della Sera, la contesa tra Italia e Malta sulla nave Pinar «è l'occasione giusta per risolvere il problema con La Valletta, che deve assumersi le sue responsabilità e accogliere i clandestini».

MALTA: «LA UE CI APPOGGI» - Il primo ministro maltese Lawrence Gonzi ha detto di «pretendere l'appoggio della Ue nella questione della Pinar». «La procedura di soccorso effettuata da Malta è sempre stata la stessa - ha dchiarato -. Abbiamo coordinato tutto come vuole la prassi in situazioni come queste. Ma il porto più vicino è Lampedusa, dunque devono essere trasferiti lì. Malta sopporta l'enorme peso del fenomeno dell'immigrazione clandestina. Questo è un problema della Ue e adesso tocca all'Unione appoggiare Malta in questa situazione».