19/08/2009

L’eroina che sventò la truffa all’Inps

L’eroina che sventò la truffa all’Inps

 

La dirigente ha denunciato tutto ai magistrati, ora vive sotto scorta. Mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo

 

C’ è una piccola grande donna da proteggere, in Calabria. Una donna che sta rischiando grosso per aver fatto un gesto che da qualunque altra parte del mondo occidentale, da Helsinki a Vancouver, è ovvio e normale: ha passato ai giudici i documenti d'una truffa all'Inps. Truffa che per anni aveva fatto scrosciare acquazzoni di denaro su mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto che si spacciavano, senza esserlo, per «braccianti agricoli».

La signora, eroina suo malgrado in un pa­ese dove la semplice osservanza delle leggi può richiedere un coraggio straordinario (come quello che costò la vita a Giovanni Bonsignore, un funzionario regionale sici­liano reo di avere denunciato la truffa di una cooperativa) si chiama Maria Giovan­na Cassiano, è la dirigente della sede Inps di Rossano, sulla costa dello Jonio in provin­cia di Cosenza e da due mesi vive sotto scor­ta dopo essere stata pesantemente minac­ciata.

Non è una testa di cuoio, non è uno spe­cialista scelto dei carabinieri, non è un poli­ziotto delle squadre spe­ciali, non è un magistrato d’assalto in guerra con la mafia. È solo una funzio­naria di medio livello di un ente pubblico come l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che ha fatto quanto le era stato chiesto da Roma: control­lare come mai nell’area della Sibaritide ci fossero così tanti braccianti agri­coli e come mai risultasse­ro così tante giornate di malattia e maternità e in­dennità di disoccupazione. Una procedura standard, in questi casi.

Prova ne sia che ieri le agenzie davano la notizia di un’altra indagine, per molti versi simile in provincia di Taranto, dove la Guar­dia di Finanza ha denunciato 363 persone per una truffa organizzata da un’azienda agricola che dal 2003 al 2007 avrebbe simu­lato una gran quantità di false assunzioni di braccianti agricoli fregando all’Inps, in in­dennità previdenziali e assistenziali varie, almeno un milione e 200mila euro.

L’inchiesta di Rossano condotta su dispo­sizione della magistratura dai finanzieri del capitano Giovanni D’Acunto, per quanto sia soltanto agli inizi, ha già sollevato il co­perchio su qualcosa di più profondo, di più malato, di più pericoloso di tante truffe tra­dizionali. Dietro alle tre cooperative sma­scherate fino ad oggi, la «San Francesco», la «Eurosibaris» e la «Meridionale» (altre so­no passate al setaccio in questi giorni) c’era infatti l’ombra, attraverso prestanome o ad­dirittura persone che sarebbero risultate del tutto ignare di essere state usate come copertura, di tre famiglie legate a uomini della ’ndrangheta. Uomini che, come dice­vamo, avrebbero arrotondato gli incassi di altri affari più o meno illeciti distribuendo La nei dintorni (mogli, fratelli, cognati, paren­ti...) la qualifica (e le prebende) di «brac­ciante agricolo».

Nella maggioranza dei casi, da quanto è emerso, era tutto falso. Falsi i poderi dove i falsi braccianti figuravano aver lavorato, fal­se le coltivazioni dove sarebbero stati impe­gnati, falsi i certificati catastali, false le pla­nimetrie e i timbri e tutti ma proprio tutti i documenti dei vari uffici. E quando un cam­po di pomodori o di meloni da raccogliere c’era sul serio, raccontano gli investigatori, le cooperative ci mandavano non quei lavo­ratori che risultavano all’Inps (poveretti, che scomodità...) ma immigrati pagati in nero e senza alcuna tutela previdenziale e sindacale.

Un quadro pazzesco. Concepito dagli or­ganizzatori nella convinzione della totale impunità. Un quadro nel quale spiccano sto­rie, nella loro perversione, assolutamente fantastiche. Come quella di una cooperati­va che nel giro di un solo anno avrebbe ra­strellato un monte salari di un milione e ot­tocentomila euro circa senza essere in gra­do di esibire un solo documento contabile. «Che storia è questa?», hanno chiesto al pre­sidente. E quello: «Ho sempre fatto tutto coi contanti».

Quanto siano riusciti a sottrarre all’Inps tutti quei falsi braccianti, che dopo aver fin­to di avere lavorato per un certo periodo si spacciavano per «cinquantunisti» (51 gior­ni l’anno di lavoro), «centunisti» (101 gior­ni) o «centocinquantunisti» (151) chieden­do quindi indennità varie di malattia, disoc­cupazione e maternità, non si sa ancora. In un solo anno, ha scritto il direttore del Quo­tidiano di Calabria Matteo Cosenza denun­ciando i tormenti di Maria Giovanna Cassia­no, si parla di «circa centomila certificati di malattia», di migliaia di persone coinvolte e di «somme stratosferiche per l’Inps: me­diamente 4-5 milioni di euro a cooperati­va » .

Domanda: può una situazione del genere gonfiarsi per anni e anni senza una qualche accondiscendenza di troppa gente che sape­va e faceva finta di non sapere? È dura da credere. Tanto più che esattamente lo stes­so scandalo era scoppiato non molti anni fa nell’area di Gioia Tauro. Dove i magistrati, interrogandosi su «come mai la Calabria ha un ventottesimo della popolazione italiana ma un bracciante stagionale su sette?» sco­prirono che «nove braccianti agricoli su die­ci » erano fasulli: motociclisti con Honda co­stosissime, mamme incinte al nono mese, detenuti che figuravano al lavoro mentre erano in cella, studentesse con le unghie laccate e i tacchi a spillo. Tutti «raccoglitori di olive» in uliveti che figuravano catastal­mente piantati perfino sulle banchine e nel­l’acqua del porto di Gioia.

Eppure, pare impossibile, contro la deci­sione dell’Inps di non sganciare più un eu­ro a tutti i soci delle cooperative taroccate fino alla chiusura delle indagini sono scoppiati nella Sibaritide focolai di rivol­ta. Le minacce che abbiamo detto alla si­gnora Cassiano. Un tentativo di blocca­re la festa patronale di Maria Santissi­ma Archiropita. Due blocchi, a fine lu­glio e poi di nuovo l’altro pomeriggio, dalle 12 alle 20.30, con ingorghi giganteschi e tu­risti inveleniti, della statale E 90 che costeg­gia lo Jonio da Taranto a Reggio.

Peggio, la rivolta è cavalcata da un pezzo del mondo politico. Porta voti, cavalcare queste ribellioni. Per informazioni, chiedete ad Antonio Caravetta, l’uomo forte dell’Udc. Consigliere comunale a Corigliano e record­man di preferenze in zona alle ultime pro­vinciali. Da sempre punto di riferimento dei «braccianti». Com’è scoppiato il casino, ha subito emesso un comunicato: «L’arrogan­za e l’insensibilità nei confronti dei tanti la­voratori agricoli della Piana di Sibari...».

Gian Antonio Stella

Fonte Corriere della Sera


24/07/2009

Fabbricavano e vendevano falsi pass, per la sosta, denunciati 16 vigili

Fabbricavano e vendevano falsi pass, per la sosta, denunciati 16 vigili

 

I «ghisa», fra cui quattro ufficiali, sono stati scoperti dai loro colleghi. Venti persone già usavano i permessi, i tagliandi taroccati venduti a prezzi dagli 80 ai 150 euro

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MILANO - Un pass per poter parcheggiare liberamente, a Milano, dove si vuole, anche sulle strisce gialle o blu: e chi non lo vorrebbe? Com'è ovvio, però, questi particolari tagliandi di «sosta libera» vengono rilasciati soltanto in particolari occasioni e ad alcune categorie ben precise, per esempio gli infermieri e le autorità di pubblica sicurezza. Ma c'è chi aveva pensato di lucrare su questi preziosi pass, confezionandone di falsi e vendendoli a un prezzo che andava dagli 80 ai 150 euro. A gestire il giro illecito erano proprio alcuni insospettabili agenti della polizia locale di Milano: sedici «ghisa» sono stati denunciati con l'accusa di corruzione e falso in atto pubblico. A scoprirli sono stati i loro colleghi del Comando della polizia municipale della Zona 2: il comandante Paolo Pizzero e la sua collaboratrice Marina Melandri si sono insospettiti per la presenza di troppi di quei pass «speciali» su auto parcheggiate sulle strisce gialle nella loro zona, e non hanno esitato a far scattare un'indagine interna.

36 LE DENUNCE - L'indagine interna al Corpo dei Vigili è stata condotta in 36 ore, tra giovedì e venerdì, dal vice comandante della Polizia Municipale di Milano Tullio Mastrangelo. Le verifiche e gli interrogatori, che si sono protratti per tutta la notte, hanno permesso di individuare 4 ufficiali e 12 agenti della polizia municipale responsabili dell'illecito e 20 cittadini, in gran parte commercianti, che avevano acquistato i pass falsi. Tutti e 36 sono stati denunciati alla Procura di Milano. Nella casa di un agente sono stati trovati 98 pass in bianco e una plastificatrice. In totale, sono 128 i falsi permessi di sosta sequestrati, di cui 30 già utilizzati da venti cittadini (alcuni di loro ne possedevano più di uno), quasi tutti commercianti, che sono stati denunciati con l'accusa di corruzione. Del caso si sta occupando il pm Sangermano, che dovrà accertare se sia trattato di un fenomeno isolato o se coinvolga altri cittadini e vigili.


25/04/2009

Scuola/ Truffe di massa da parte di maestre che si inventano malattie per essere trasferite

Scuola/ Truffe di massa da parte di maestre che si inventano malattie per essere trasferite

 

Truffe di massa da parte di maestre elementari per ottenere il trasferimento a casa, o da Milano al Sud tramite certificati medici falsi, medici compiacenti che hanno diagnosticato malattie immaginarie, cartelle che parlano di scoliosi, ansia, depressione, diabete inesistenti. Lo denuncia il quotidiano Repubblica.

Patologie riscontrate dalle Asl di residenza e che scompaiono nei successivi controlli. Ma che, per legge, consentono il trasferimento immediato a casa. Spesso senza aver fatto nemmeno un giorno di lezione.

Per vedere chiaro sulla fabbrica dei certificati truccati, il provveditorato milanese ha inviato un dossier alle procure di Milano e di Reggio Calabria. Nelle denunce si ricostruiscono i casi di 27 maestre, invalide e guarite per miracolo, ma intanto trasferite.

Le insegnanti sono tutte originarie della provincia di Reggio Calabria: maestre che dal 2006 a oggi hanno chiesto (e ottenuto) di lasciare Milano perché affette da invalidità fantasma. Casi gravi di diabete mellito, almeno dieci, che di colpo si trasformano in “nessuna forma di handicap”. Dolori alla schiena “cronici e permanentemente invalidanti” che a ogni prova medica successiva alla prima scompaiono.

“Ma è solo la punta dell’iceberg - assicurano all’ufficio scolastico - il malcostume delle false invalidità per ottenere trasferimenti ha dimensioni preoccupanti“.

A consentire questi episodi sono alcune falle nella legge 104, quella che disciplina l’handicap, e nel contratto sulla mobilità degli insegnanti. Per ottenere un trasferimento è sufficiente presentare un certificato d’invalidità provvisorio, fatto da un medico della Asl di residenza.

Alla scuola che il docente lascia, per tutela della privacy, non viene indicata né la patologia né il grado di invalidità, che si presume quindi essere grave. E la maestra può fare le valigie. Entro 90 giorni, a trasferimento già avvenuto, la stessa Asl è tenuta a fare un secondo certificato di conferma, in cui invece si dichiara la percentuale di invalidità.

Il verdetto, nei casi arrivati alle procure, è sempre lo stesso: “Non handicap”, e a quel punto il trasferimento viene annullato.

Ma qui sorge il problema: fra la prima e la seconda visita, per l’inefficienza delle aziende sanitarie, passano anche tre anni. E intanto la maestra insegna al Sud, o non insegna proprio, lasciando scoperta la cattedra che le era stata assegnata per concorso. Un “buco” che nella sola Lombardia lascia ogni anno centinaia di cattedre vuote, da coprire con supplenze (costose).

Situazioni analoghe a quella milanese si trovano anche a Firenze, Venezia e Torino. Le province di provenienza delle maestre sono sempre le stesse: Reggio Calabria e Agrigento, ma ci sono segnalazioni di casi dal Casertano.

Pippo Frisone, responsabile vertenze della Flc-Cgil a Milano, dice: “La responsabilità, specie quella penale, è personale e non bisogna generalizzare. Certo, fa specie la concentrazione di documentazione provvisoria compiacente, rilasciata in attesa di quella collegiale definitiva”.

Quanto al fatto che i casi si concentrino al Sud, Frisone attacca: “Se in mezza Italia i tempi di attesa della certificazione Asl vanno oltre i novanta giorni previsti, si lascia il campo libero anche agli abusi”.


15/10/2008

Perugia: nessuna irregolarità alla Galbani

Perugia: nessuna irregolarità alla Galbani

Per la presunta contraffazione delle data di scadenza di alcuni prodotti in un magazzino umbro. Controlli effettuati martedì dai Nas e dalla Asl

 

(Emblema)
 
PERUGIA - Nessuna irregolarità è stata riscontrata dai tecnici dei Nas dei carabinieri e dalla Asl nei prodotti Galbani in un controllo effettuato martedì in un magazzino di Ponte San Giovanni (Perugia) dell'azienda alimentare che sarebbe al centro di una presunta contraffazione sistematica delle date di scadenza dei prodotti lattiero-caseari e dei salumi. Lo hanno riferito oggi i Nas di Perugia.

CONTROLLI - Proseguono i controlli in altri magazzini di stoccaggio della Galbani in Umbria e in alcuni supermercati della regione. Martedì la Coop ha sospeso la vendita dei prodotti Galbani nei propri punti vendita in Umbria «a titolo precauzionale in attesa di garanzie dalla ditta produttrice». In una nota, la Galbani garantiva che i suoi prodotti «sono assolutamente sicuri», aggiungendo che «per tutelare il valore costruito in oltre 100 anni di qualità e dedizione, si impegna a fare emergere la realtà dei fatti contro la diffusione di notizie non verificate».


13:18 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: galbani, perugia, alimentari, falsificazioni, alterazioni | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook