28/12/2011

STORIE NATALIZIE

STORIE NATALIZIE

Pensionata sorpresa a rubare, i Carabinieri prima la denunciano poi la invitano a pranzo

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29/12/2010

«Lula ha deciso di non estradare Battisti»

«Lula ha deciso di non estradare Battisti»

Secondo il sito dell'emittente GLOBO NEWS. «Il Brasile teme per la vita dell'ex terrorista». Alberto Torreggiani, figlio di una vittima: «Una presa in giro»

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19/06/2010

La madre uccisa da un infarto, il figlio disabile si lascia morire di fame

La madre uccisa da un infarto, il figlio disabile si lascia morire di fame

NEL CENTRO STORICO DI BARI. Per una settimana i corpi senza vita di una 84enne e del 52enne in casa senza che nessuno se ne accorgesse

 

BARI - Lei muore per infarto. Lui di fame. Perché non c'era nessuno che potesse dargli da mangiare. Tutto accade in silenzio. Nessuno sa. Nessuno si accorge di nulla. Per una settimana. Poi la scoperta terribile: i due corpi senza vita in un appartamento di Bari già in stato di decomposizione.

(Ansa)
(Ansa)

IL DRAMMA - Succede a Bari, in un edificio in corso Cavour, pieno centro. Lì vivevano Maria, 86 anni, e suo figlio Cosimo, 52 anni, sordo e cieco. Lì sono morti in solitudine e povertà. Circa una settimana fa la madre ha avuto un malore, probabilmente un infarto, che l'ha uccisa sul colpo. Vicino a lei l'amato figlio. Senza parole e senza suoni: non ha potuto dare l'allarme, chiamare qualcuno gli è stato impossibile. O forse, ha scelto di non chiedere aiuto. Senza la madre, chi avrebbe potuto occuparsi di lui? Così le è rimasto accanto. E così si è lasciato morire. Di fame.

LA SCOPERTA - Ad accorgersi che qualcosa non andava in quella casa silenziosa e ignorata da tutti, è stata la proprietaria dell'appartamento, una signora che abita vicino, in via Dante, e che tempo fa aveva concesso l'abitazione in comodato gratuito a madre e figlio, impietosita dalla loro storia. È stata lei a dare l'allarme, qualcosa di grave doveva essere accaduto se nessuno rispondeva alle sue chiamate. Con una pattuglia di agenti e i vigili del fuoco sono andati in corso Cavour e lì, davanti ai loro occhi la terribile scoperta: madre e figlio senza vita uno vicino all'altro. Da sette giorni. Secondo il personale del 118, la morte dell'anziana madre sarebbe avvenuta per cause naturali. Quella del figlio invece per mancanza di cibo.

IN CERCA DI PARENTI - Nelle prossime ore il sostituto procuratore Francesco Bretone, magistrato di turno esterno alla Procura di Bari, valuterà se disporre l'autopsia, anche se lo scenario di fronte al quale si sono trovati poliziotti e vigili del fuoco lascerebbe poco spazio alle interpretazioni. La polizia sta cercando qualche parente della coppia per informarlo della tragedia e dare una sepoltura all'anziana donna e a suo figlio, ma le ricerche non sono facili. E resta l'interrogativo se agli uffici dei servizi sociali fosse mai stata segnalata quella situazione famigliare di estrema difficoltà e indigenza, che la cessione in comodato d'uso dell'appartamento era riuscita evidentemente ad alleviare solo in parte.

Redazione online


13/03/2010

Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l'elefante morto

Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l'elefante morto

 

Allarme della Croce Rossa: un abitante su quattro non ha cibo. Servizio fotografico choc sul Daily Mail: documenta l'assalto alla carcassa, spolpata in due ore

 

(David Chancellor / Photomasi, riproduzione vietata)

Le immagini sono choc, ma la storia che c’è dietro lo è altrettanto, perché parla di miseria e disperazione, di morte e lotta per la sopravvivenza. Per la maggior parte di noi, un elefante morto di vecchiaia nella savana è solo una scena triste, ma per centinaia di disperati che ogni giorno muoiono di fame nello Zimbabwe è stata un’autentica manna. Pochi minuti dopo aver individuato la carcassa in un angolo remoto del “Gonarezhou National Park”, (la seconda riserva del paese, che si estende su una superficie di 5mila chilometri quadrati), un gruppo sempre più crescente di persone ha, infatti, cominciato ad uscire dalla boscaglia circostante, proveniente da ogni dove.

SPOLPATO IN DUE ORE - Armati di machete, asce e coltelli fatti con barattoli di latta, gli uomini si sono avvicinati al pachiderma morto (un gigante di 6 tonnellate e alto quasi 4 metri) e in meno di due ore (1 ora e 47 minuti, per la precisione) lo hanno letteralmente spolpato, strappandone la carne a pezzi e lasciandone solo lo scheletro. Neanche la proboscide e le orecchie si sono salvate da questo autentico scempio e pure le stesse ossa sono state successivamente portate via, per essere bollite e diventare così una zuppa. Nemmeno 24ore più tardi, tutto quello che è rimasto dell’elefante era una macchia di sangue nella savana. Una scena di una crudeltà terribile quella che è apparsa davanti agli occhi attoniti del fotografo inglese David Chancellor, che era nello Zimbabwe per fotografare gli elefanti nel loro habitat naturale. Grazie a quelle immagini, dal titolo “Elephant Story”, l’uomo ha vinto uno dei prestigiosi “World Press Photo 2010”, ma ha ammesso al londinese “Daily Mail” di non riuscire davvero a dimenticare quanto visto in quell’angolo sperduto di mondo.

LOTTA PER IL CIBO - «Poco dopo l’alba, un abitante della zona ha visto la carcassa dell’elefante mentre passava in bicicletta – ha raccontato Chancellor -. Sembrava in mezzo al nulla, ma in appena un quarto d’ora sono arrivati centinaia di disperati da ogni direzione: le donne hanno formato un cerchio attorno all’animale e gli uomini stavano all’interno e ho visto gente litigare e accoltellarsi a vicenda, pur di accaparrarsi più carne possibile per la famiglia. Carne che è stata poi portata a casa per essere lavata, essiccata e, quindi, messa da parte, ma c’è anche chi l’ha mangiata lì, al momento. E nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata”. Già, perché quell’elefante morto ha significato la sopravvivenza garantita per un bel po’ di tempo, stante la tremenda situazione economica in cui versa il paese sotto il regime di Robert Mugabe.

ALLARME DELLA CROCE ROSSA - Non a caso, giusto giovedì la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un grido d’allarme, definendo “assai critica” la situazione dello Zimbabwe, dove oltre 2 milioni di persone – ovvero, un abitante su quattro – muore di fame, e chiedendo agli Stati Uniti un aiuto immediato di almeno 24 milioni di dollari per alleviare la crisi. «In alcune zone del paese la situazione è difficile come mai si è visto prima d’ora – ha spiegato Emma Kundishora, della Croce Rossa dello Zimbabwe, al sito dell’agenzia d’informazione “ZimOnline” – e per esempio a Masvingo le piogge non sono arrivate in tempo e così tutto il raccolto è andato perduto». Nel gennaio dell’anno scorso Jonny Rodrigues, un attivista della “zimbabwe Conservation Task Force”, aveva rivelato alla Bbc che la carne di elefante veniva data nel rancio ai soldati di Mugabe perché era la sola disponibile, visto che i contratti per la fornitura di carne bovina erano stati cancellati, ma nessun uomo del governo aveva confermato l’accusa.


20/11/2009

Lula prende tempo su Battisti

Lula prende tempo su Battisti

 

Il presidente potrebbe attendere la pubblicazione del decreto della Corte. Secondo fonti starebbe pensando di non firmare l'estradizione. Il ministro Gebro: «In Italia c'è fascismo»

 

Il presidente Lula (Ap)
Il presidente Lula (Ap)

Sulla vicenda Battisti restano molte nuvole all'orizzonte. Secondo una fonte anonima citata dalla Reuters, il presidente Lula starebbe pensando di non firmare il provvedimento di estradizione dell'ex terrorista italiano. Due giorni dopo il sofferto via libera da parte del Tribunal Supremo Federal, il leader brasiliano deve decidere se confermare o respingere la sentenza dell'Alta Corte. Una conferma della propensione del governo di Brasilia a non assecondare la richiesta di estradizione, arriva anche dal ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, secondo cui l'esecutivo guidato da Lula preferirebbe dire di no «per motivi politici e umanitari» e questo a causa del «rafforzarsi del fascismo» in Italia.

«FASCISMO IN ITALIA» - «L’Italia non è un Paese nazista o fascista - ha spiegato Genro all'Estado di San Paolo, uno dei principali quotidiani del Paese -, ma si constata un aumento preoccupante del fascismo in una parte della popolazione italiana, anche in settori del governo». La data per la decisione definitiva da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non è ancora stata fissata: occorrerà attendere quanto meno la pubblicazione della sentenza; nel frattempo i legali di Battisti - in attesa comunque di processo per falsificazione di documenti - chiederanno la scarcerazione per amnistia; in seconda battuta è probabile la richiesta di ammissione al regime di arresti domiciliari. Secondo Genro la decisione di Lula sarà «solitaria» e «sovrana», un «giudizio politico come dirigente della politica estera del Paese», con il solo vincolo di consultare l’Avvocatura Generale dello Stato. Incontrando la stampa, Genro è tornato all'attacco, affermando che sul caso dell'ex terrorista rosso «alcuni ministri» italiani evidenziano «una netta intenzione persecutoria» e uno spirito di «vendetta».

LA MELINA DI LULA - Luiz Inacio Lula da Silva - scrive invece il quotidiano carioca Globo - non ha fretta di prendere una decisione ed è alla ricerca di argomenti giuridici per difendere l'idea che Battisti meriti l'asilo in Brasile. La decisione di Lula dello scorso gennaio di accordare a Battisti lo statuto di rifugiato si basava su una raccomandazione del ministro Genro, un uomo di sinistra molto influente e suo alleato politico, tanto più in vista delle elezioni politiche e presidenziali del prossimo anno.

TEMPI LUNGHI - Comunque, al di là di possibili colpi di scena che evidentemente non sono esclusi, l'eventuale riconsegna a Roma avrebbe comunque, assicurano più fonti, tempi lunghi. Sulla scia dell'udienza della corte brasiliana (il Supremo Tribunal Federal o Stf, ndr), a Brasilia è stata la giornata dei rumors, interpretazioni e analisi. La domanda chiave è cosa farà ora Lula. C'è chi sostiene che il presidente si pronuncerà solo nel 2010, in attesa della pubblicazione del decreto da parte dell'Stf, che sui casi complessi - come capitato di recente su una riserva indigena in Amazzonia - può anche lasciar passare dei mesi tra il momento di una decisione e quello della pubblicazione del relativo decreto.

LE IPOTESI - Secondo altre fonti, Lula potrebbe anche cancellare lo status di rifugiato politico a Battisti, senza però riconsegnarlo in Italia, lasciando pertanto che l'ex terrorista continui a risiedere in Brasile, ma «per ragioni umanitarie». Esperti citati dal quotidiano Folha de S.Paulo hanno d'altra parte fatto notare che il trattato d'estradizione firmato da Italia e Brasile nel 1989 permetterebbe a Lula di bloccare la riconsegna a Roma di Battisti: ma solo - si precisa - se il presidente sostiene allo stesso tempo che l'ex terrorista debba affrontare in Italia «atti persecutori e di discriminazione per ragioni di opinione politica».


19/11/2009

Battisti, la Corte dice sì all'estradizione Ma spetta a Lula l'ultima parola

Battisti, la Corte dice sì all'estradizione Ma spetta a Lula l'ultima parola

 

Il figlio di torregiani: «respiro di sollievo ma aspetto la decisione definitiva». Sentenza del Tribunale supremo brasiliano, che lascia però al presidente la firma finale per il provvedimento

 

Battisti con alcuni parlamentari brasiliani (Afp)
Battisti con alcuni parlamentari brasiliani (Afp)

MILANO - Cesare Battisti sarà probabilmente estradato in Italia. La decisione del Tribunale supremo brasiliano è arrivata mercoledì sera, con l'annuncio del presidente della Corte Gilmar Mendes. Il voto decisivo (cinque contro quattro) è stato proprio quello di Mendes, che ha ritenuto gli omicidi per cui Battisti è stato condannato «crimini comuni e non politici».

LA FIRMA DI LULA - La Corte ha però stabilito che sulla sentenza si deve anche esprimere Lula. Sarà quindi il presidente brasiliano ad avere la parola finale sull’estradizione. Lo hanno stabilito - con un verdetto sei contro tre, come riporta il sito del quotidiano Folha - i giudici del Supremo Tribunale Federale brasiliano. A questo punto il presidente da una parte potrebbe non voler sconfessare il suo ministro della Giustizia Tarso Genro (la cui concessione dell'asilo politico a Battisti è stata però invalidata dal tribunale a settembre), oppure dare priorità alle richieste italiane, non solo del governo Berlusconi, ma anche di politici considerati a lui vicini come Massimo D'Alema.


APPLAUSO ALLA CAMERA - A Roma, la notizia della prima sentenza della Corte è stata accolta con un lungo applauso nella Camera dei deputati. Tutti i deputati hanno applaudito lungamente in tutti i settori dell'emiciclo dopo l'annuncio del deputato Massimo Corsaro. Olga D'Antona del Pd, vedova del giurista assassinato dalle Br, ha detto che l'estradizione di Battiti «è stata una vittoria per l'Italia e per il suo sistema giudiziario». La deputata ha quindi richiamato l'Ue a una unità di intervento, stigmatizzando l'operato nella vicenda Battisti della Francia. Un passaggio particolarmente applaudito da governo e maggioranza.

LE REAZIONI - «I giudici hanno emesso il decreto di estradizione. Quanto fino ad ora deciso è il coronamento di un lavoro di anni e l'affermazione di un principio importante e cioè che Battisti è un assassino e non un detenuto politico». Il ministro degli Esteri Frattini ha espresso «grande soddisfazione perché è stata premiata la linea di responsabilità e di rispetto adottata dal governo italiano» e chiede «che questa importante decisione sia vincolante e sia eseguita subito». E il ministro della Difesa La Russa: «Questa è la migliore risposta che il Parlamento poteva dare a chi per un attimo aveva immaginato che il Brasile non fosse un Paese amico». Il presidente della Camera Fini spera «in una rapida e positiva conclusione della vicenda» e per il collega del Senato Schifani «è giusto che Battisti sconti la pena in Italia».

FAMILIARI DELLE VITTIME - «Tiriamo un primo respiro di sollievo» commenta Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso dai Proletari armati per il comunismo il 16 febbraio 1979. Ma è cauto: «Sto aspettando la decisione definitiva, non voglio mettere le mani avanti ma dedico la vittoria, se verrà, a tutte le persone oneste. Spero che la gente comune capisca che, al di là delle storie montate da chi delinque, la giustizia a volte vince». Per Alberto, rimasto paralizzato nell'agguato del commando che uccise suo padre, la pena che Battisti dovrà scontare non è il punto fondamentale: «Io ho sempre detto che si può soprassedere, alla fine 30 anni sono come un ergastolo, sono questioni tecniche. L’importante è aver ottenuto giustizia, che Battisti sia stato riconosciuto colpevole e vada in carcere. Che si sia finalmente riconosciuto che i tribunali italiani che lo hanno giudicato colpevole non sono tribunali di guerra».

«MAGRO E DEBILITATO» - Alla vigilia della ripresa dei lavori del Supremo tribunal federal Battisti, in sciopero della fame da sabato, era stato visitato nel carcere di Papuda da alcuni parlamentari brasiliani. «È magro, pallido, ansioso e debilitato, ma disposto a portare avanti la protesta fino all’estreme conseguenze» hanno riferito i deputati al quotidiano O Globo. Battisti avrebbe anche sospeso i trattamenti medici e il fratello dell'ex terrorista ha espresso il timore di un possibile suicidio . Da Roma, dove ha partecipato al vertice Fao, il presidente Lula aveva ribadito che non si opporrà alla sentenza sull’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, malgrado si sia già espresso contro la sua estradizione. Battisti, 54 anni, è stato condannato in Italia come responsabile di quattro omicidi: del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, del macellaio di Mestre Lino Sabbadin, del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, e di Andrea Campagna, agente della Digos.

 


14/11/2009

Battisti in sciopero della fame «totale»

Battisti in sciopero della fame «totale»

 

Lettera a Lula in coincidenza con la visita del presidente brasiliano a Roma: «Sono rifugiato politico», per impedire la sua estradizione in Italia.

 

Cesare Battisti,
Cesare Battisti

BRASILIA - Cesare Battisti ha iniziato uno «sciopero della fame totale» per impedire la sua estradizione in Italia: lo ha annunciato lo stesso ex terrorista rosso in una lettera aperta al presidente brasiliano Lula, che fra qualche ora sarà a Roma per partecipare al vertice internazionale della Fao. La lettera è stata resa nota dal senatore Josè Nery (del Psol, sinistra radicale), che poco prima aveva incontrato l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo nel carcere di Papuda, vicino Brasilia. Nel messaggio a Lula, Battisti (54 anni) sottolinea il suo diritto di essere riconosciuto come rifugiato politico in Brasile.

LA LETTERA - Il testo di due pagine, datato "Brasilia 13 novembre", si chiude con una frase rivolta direttamente al presidente: «Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano». Lo sciopero della fame di Battisti giunge in coincidenza della partenza per Roma di Lula, che lunedì incontrerà in un pranzo di lavoro il premier Silvio Berlusconi, colloquio nel quale - ha precisato un portavoce di Lula - «non è escluso» che si parli anche del caso Battisti. Sulla richiesta di estradizione dell'ex terrorista presentata tempo fa dall'Italia si pronuncerà mercoledì il presidente del Supremo Tribunal Federal brasiliano, Gilmar Mendes, dopo l'udienza di giovedì scorso, nella quale quattro giudici hanno votato per l'estradizione e quattro contro. Prima di partire per Parigi, dove si tratterrà qualche ora per poi recarsi a Roma, Lula ha evitato di pronunciarsi sul caso Battisti, ricordando che l'Alta Corte deve ancora emettere il verdetto sul «dossier estradizione». Dopo tale sentenza, a dare l'ultima parola sul caso sarà proprio il capo dello Stato brasiliano.


07/11/2009

Malati di Sla in sciopero della fame: «Viviamo senza alcuna assistenza»

Malati di Sla in sciopero della fame: «Viviamo senza alcuna assistenza»

 

In tre hanno sospeso l'alimentazione indotta. Altri sono pronti a seguirli. Salvatore Usala ha scritto al viceministro Fazio: «Voi ci dite di pazientare ma non capite che molti muoiono»

 

Salvatore Usala
Salvatore Usala

Malati di Sla che iniziano lo sciopero della fame: come uno che sta a galla a fatica e decide di mettersi addosso una cintura di piombo. Salvatore Usala e Giorgio Pinna sono attaccati alla vita con due tubi: uno serve per respirare e l'altro per alimentarsi. Da mercoledì hanno convinto le rispettive mogli a staccare il secondo: quello che gli infila in corpo un litro e mezzo di sostanze nutritive. Giosi Usala: «È una scelta difficile, ma io devo fare quello che decide mio marito». Famiglie sole in situazioni disperate. Spesso senza aiuti economici o assistenza. Pochi minuti al giorno, se va bene. Un altro malato di Sla ha già deciso di seguirli in questa lotta per chiedere aiuto: Mauro Serra, anche lui sardo come i primi due. E ce sono altri a Roma pronti a far staccare i loro tubi. Sentono di avere diritto a una vita diversa, soprattutto quella che fanno le persone che hanno intorno.

Giorgio Pinna
Giorgio Pinna

Chantal Borgonovo, moglie di Stefano, l'ex giocatore del Milan malato di Sla, quando sente parlare di sciopero della fame, si gela: «Sono dispiaciuta, sono affranta. In un paese che si ritiene civile come può succedere che gente che non può muoversi, né mangiare, né respirare, né parlare, debba fare una scelta del genere per far sentire la sua voce? Non sono un medico ma credo che un malato di Sla che decide di sospendere l'alimentazione rischia la vita 10 volte di più di un'altra persona. Stefano non si collega spesso al sito dell'associazione di Viva la Vita che riporta la protesta di Salvatore Usala, ma è al corrente di questa iniziativa». La coppia Borgonovo, come tutte quelle dove c'è la Sla di mezzo, comunica solo attraverso parole scritte: «Non mi ha ancora fatto sapere cosa pensa di questo sciopero della fame. Ma è drammatico».

LA LETTERA A FAZIO: «MOLTI SI LASCIANO MORIRE» - Salvatore Usala, proprio sul sito di Viva la Vita, poco più di mese fa, aveva scritto una lettera aperta al viceministro alla Salute Ferruccio Fazio: «Siamo 5000 forse 6000, nessuno lo sa con precisione, abbiamo una malattia, la Sla, che è un dramma che investe la famiglia intera. Voi ci dite di pazientare ma non capite che nel contempo tanti muoiono perché non vogliono pesare sui loro cari e rifiutano la tracheostomia, altri muoiono perché non hanno un minimo di assistenza. Di queste morti, di questi trattamenti voi siete corresponsabili, non fatte nulla, state silenti sulla riva del fiume indifferenti al passaggio dei cadaveri. Uno strumento legislativo, i Lea e relativo tariffario, giace da un anno e mezzo in conferenza stato regioni e ancora non c'è traccia di un accordo. Ci si deve vergognare che in uno stato che è la settima potenza mondiale ci siano trattamenti da terzo mondo». Alle parole ora segue lo sciopero della fame. «Le ho mandato una lettera aperta, un video di denuncia. Ho aspettato la risposta». Niente, silenzio. Allora sciopero dello fame.

LE CONDIZIONI CAMBIANO DI REGIONE IN REGIONE - Le condizioni di assistenza dei malati di Sla, in Italia, variano da regione a regione. Lo spiega Simonetta Tortora di Viva la Vita: «In alcune realtà esistono dei modelli assistenziali a domicilio che consentono di ricevere un valido aiuto alle famiglie, ma nella gran parte dei casi c'è solo abbandono da pare delle istituzioni. Per avere un'adeguata assistenza sociale e sanitaria, un malato di Sla in condizioni avanzate necessita di 100mila euro all'anno». Nel Lazio, le persone con Sla in condizioni avanzate di malattia - in particolare in ventilazione meccanica continuativa - ricevono dalle proprie Aziende Sanitarie Locali una copertura assistenziale sanitaria di 12 ore al giorno, con punte di 24 se necessario. Sono previsti anche accessi dedicati degli specialisti medici per operazioni ordinarie sulla tracheostomia e sulla nutrizione artificiale. In Sardegna, i malati in condizioni avanzate godono di un contributo regionale alle famiglie di 20mila euro massimo e scalabile in relazione al reddito. Sono previsti anche gli accessi di infermieri della rianimazione e controlli medici periodici al domicilio. In Lombardia, invece, esiste un "voucher sanitario" molto esiguo e un aiuto alle famiglie di 500 euro al mese. In Piemonte le condizioni assistenziali sono anche peggiori. A Torino, per i malati sono previsti solo due accessi infermieristici a settimana e le ordinarie manovre di gestione della tracheostomia e della nutrizione artificiale sono effettuate in ospedale, costringendo mensilmente i malati a subire un gravoso trasporto in ambulanza per operazioni che generalmente sono gestite a domicilio. «Nel resto del Paese - conclude Simonetta Tortora - il panorama è ancora più desolante. In Sicilia, per fare un esempio il dottor Orestano - uno dei più autorevoli urologi italiani colpito dalla Sla che vive a Palermo - spende circa 5mila euro al mese per avere un'assistenza dignitosa. Qui la condizione è ancora più disperata. In Umbria la regione aveva preso degli impegni di aiuto ai malati che, ad oggi, sono rimasti lettera morta». Come quella scritta da Salvatore Usala.

 

 

 

Stefano Rodi


08/09/2009

Detenuto fa sciopero della fame e muore

Detenuto fa sciopero della fame e muore

 

Pavia, l'uomo si proclamava innocente. Sull'accaduto avviata un'inchiesta. Estrema protesta di un tunisino di 42 anni: ha smesso di nutrirsi dopo una condanna per violenza sessuale

 

MILANO - È morto dopo un lungo sciopero della fame, iniziato oltre un mese fa, un detenuto tunisino di 42 anni, che era rinchiuso nel carcere di Torre del Gallo a Pavia. L'uomo è deceduto due giorni fa al policlinico San Matteo, dove era stato ricoverato per l'aggravarsi delle sue condizioni.

PROTESTA ESTREMA - Il tunisino aveva deciso di intraprendere lo sciopero della fame dopo che aveva saputo di una nuova condanna emessa contro di lui per un'accusa di violenza sessuale. Una sentenza che il nordafricano ha contestato, sino a decidere di interrompere l'assunzione di cibo e bevande. Sono stati inutili i tentativi del responsabile del carcere di convincerlo a mangiare. Sulla vicenda sono ora in corso accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.


09/12/2008

La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioni

La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioni

E la crisi finanziaria potrebbe aggravare la situazione. Secondo l'ultimo rapporto, gli affamati sono nel 2008 quaranta milioni in più dell'anno scorso

 

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La fame avanza inarrestabile, e miete sempre più vittime: oggi nel mondo ci sono 963 milioni di affamati, 40 milioni in più dell'anno scorso e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005. E l'attuale crisi finanziaria potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto Fao sullo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi)», che riporta i dati del 2007, aggiornati dall'agenzia Onu agli ultimi mesi di quest'anno e riportati nella conferenza stampa di lancio del documento, a testimoniare come la piaga della fame proceda inarrestabile e a ritmi sostenuti. Alla base del «drammatico quanto rapido» aumento del numero di affamati cronici nei Paesi del sud del mondo c'è l'impennata dei prezzi delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione.

Nonostante il calo dei prezzi dall'inizio del 2008, ha spiegato vicedirettore generale della Fao e curatore del rapporto, Hafez Ghanem, «per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana è ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l'accesso alla terra, al credito e all'occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari (calati del 50 per cento negli ultimi mesi ma ancora superiori del 20 per cento rispetto al 2006, ndr.) continuano a essere una spaventosa realtà». E ha avvertito: «Se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine, l'anno prossimo potrebbe verificarsi un'altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti».

Tuttavia, secondo gli esperti Fao, l'alto prezzo delle derrate può diventare un'opportunità di sviluppo ed essere la chiave di volta per uscire dall'impasse e scongiurare l'ulteriore crescita di povertà prevista dagli economisti. Nel lungo periodo, infatti, l'aumento del costo del cibo può rappresentare un'occasione di sviluppo per i milioni di piccoli agricoltori poveri, favorire l'espansione dei mercati regionali, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare in modo sostenibile l'agricoltura del sud. Da qui, la duplice strategia, coerente e coordinata, su cui governi, Paesi donatori, Nazioni Unite, ong, società civile e settore privato devono «immediatamente» convogliare gli sforzi: da una parte rafforzare il settore agricolo e aiutare i piccoli produttori ad aumentare la produttività fornendo sementi, fertilizzanti e mangimi per animali, oltre a macchine agricole, infrastrutture e servizi essenziali. Dall'altra, avviare programmi di sicurezza e protezione sociale per le categorie più vulnerabili, così da garantire ai più poveri l'accesso al cibo. Solo così la battaglia per raggiungere entro il 2015 gli Obiettivi del Millennio non sarà stata vana. Inoltre, quando visitate questo blog si aprirà un banner che vi permetterà di poter donare, per chi acquista on line,  una parte delle vostre spese a carico dei negozi convenzionati per i bambini che hanno bisogno di cure o di cibo, basta registrarvi, scaricare un file dove sono inseriti i negozi convenzionati, o provato anche io e semplice e veloce, quindi, non bloccate i banner non sono degli spam. Basta un gesto di buona volontà e ricordatevi di chi nel mondo soffre per un pò di cibo. Grazie

 


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