11/10/2010

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

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Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale. Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell'Hubei

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21/07/2009

Superenalotto, vincere è più difficile che avere per figlie tre gemelle-conigliette

Superenalotto, vincere è più difficile che avere per figlie tre gemelle-conigliette

 

Scrive Hacking: «chi acquista una schedi­na, compra anche un’emozione, una fantasia». Scienza e probabilità: perché si è portati a giocare anche se la possibilità di centrare il sei è bassissima

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Nelle sue lezioni di filosofia del­la probabilità del 1979 il grande Bruno de Finetti amava ricordare che «Corrado Gini (che è stato fon­datore e presidente dell’Istituto Centrale di Statistica) osservava ironicamente: poiché il verificarsi di un evento di probabilità molto piccola è sempre poco credibile, il vincitore della lotteria dovrebbe ve­nire arrestato!». Il motivo era che, essendo la pro­babilità che il vincitore fosse pro­prio lui così piccola — diciamo uno su un milione — si poteva sempre sospettare che ce l’avesse fatta grazie a un imbroglio.

Gli esperti ci assicurano che nella lotte­ria della vita uno su un milione è approssimativamente la probabili­tà di un parto trigemellare monozi­gote (se poi volete che siano tutte femmine e bellissime come le ra­gazze-conigliette della famiglia Dahm, «vincere» è ancora più diffi­cile, si arriva a una probabilità al­l’incirca sui 200 milioni). Ma tutto questo è poca cosa rispetto all’im­broccare la sestina del SuperEnalot­to, dove si stima che la probabilità di successo sia almeno tre volte più piccola, cioè inferiore a uno di­viso seicento e rotti milioni. Duris­sima la sfida, altissimo il premio: mi dicono, attorno ai cento milioni di euro! Chissà che pena avrebbe comminato Gini all'incauto vincito­re!

Scherzi a parte, Bruno de Finetti usava questo «paradosso del lot­to» per mostrare come lo studio delle probabilità e le stesse compo­nenti psicologiche soggettive che ci portano all’azzardo possano for­nirci un’utile guida nella vita, pur­ché si rinunci a cercarvi un’infalli­bile «ricetta» per domare la dea Fortuna. Del resto, «quante cose facciamo per l’incerto», diceva nel Seicento il matematico, filosofo e teologo Blaise Pascal: viaggi per ter­ra e per mare, investimenti com­merciali, persino guerre e rivolu­zioni. Perché non tenerne conto an­che quando è in gioco «la salvezza della nostra anima»? Scommettere si deve, anche su Dio. E per Pascal era meglio puntare sul Signore, in quanto il guadagno infinito che si sarebbe ottenuto se Dio esiste sa­rebbe stato sempre superiore alla perdita finita dei beni mondani che si sarebbe subito se Lui non fosse esistito! E persino Dio ha fat­to delle scommesse: almeno stan­do ai cosmologi, per i quali «in un tempo molto lontano» avrebbe im­broccato i valori giusti delle costan­ti fisiche che hanno consentito l’espansione dell’universo, l’emer­gere della vita e persino la compar­sa di alcuni soggetti capaci di porsi domande (si spera) intelligenti sul mondo e su se stessi, cioè noi esse­ri umani.

Tutto perché gli eventi in questione sono altamente improba­bili, ma non impossibili: a meno che non si voglia gettare in galera persino l'Onnipotente (ma lui sa­prebbe come spezzare ogni cate­na). Dunque, anche se i teorici delle probabilità, che usano come esem­pi gli «Enalotto» di tutto il mondo, ci ammoniscono che la speranza di farcela è «praticamente vana», non sono affatto da biasimare coloro che ci provano. Come ha scritto re­centemente Ian Hacking, uno dei più brillanti esperti internazionali di logica, «chi acquista una schedi­na, compra non solo la remota pos­sibilità di vincere tanto denaro, ma anche un’emozione, una fantasia… Semmai è da biasimare un mondo in cui per molti questo è l’unico modo di far entrare un po’ di spe­ranza nella propria vita».