12/01/2012
Ma quali taxi e farmacie Gas, benzina e banche: ecco da dove iniziare
Ma quali taxi e farmacie Gas, benzina e banche: ecco da dove iniziareSono questi i beni e servizi che costano centinaia di euro l’anno alle tasche degli italiani. Taxi e farmaci in fondo alla classifica.
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15/09/2011
Giro di Viagra, nei guai un carabiniere: «Era per i colleghi. Siamo sotto stress»
Giro di Viagra, nei guai un carabiniere: «Era per i colleghi. Siamo sotto stress»Indagato dalla Procura di Milano un appuntato in servizio a Albignasego. Ha comprato una partita di 950 «pastiglie blu». L'acquisto tramite un sito porno di Cipro già sotto controllo per smercio non autorizzato di medicinali
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24/11/2010
Aids, la pillola preventiva funziona
Aids, la pillola preventiva funzionaSecondo uno studio internazionale condotto in sei Paesi, il farmaco ridurrebbe del 70% il rischio di contrarre l'infenzione. Potrebbe essere somministrato alle popolazioni a più alto rischio contagio
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05/10/2010
Si uccide con i farmaci anti-anoressia Ingoiate cento pasticche di potassio
Si uccide con i farmaci anti-anoressia Ingoiate cento pasticche di potassioLivorno. La vittima è una ragazza di 27 anni di Cecina: ha ingerito un centinaio di pasticche di potassio
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01/10/2010
Medici corrotti dalle case farmaceutiche un 'barone' fiorentino gestiva l'affare
Medici corrotti dalle case farmaceutiche un 'barone' fiorentino gestiva l'affareLe multinazionali pagavano e loro prescrivevano i farmaci 'amici' a centinaia di malati cronici. Il giro di affari è di due milioni di euro, trenta professionisti coinvolti. Nas in azione in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria, Veneto e Umbria: 21 le ordinanze di misure cautelari
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20/08/2010
Frosinone, sequestrate 45 tonnellate di farmaci cinesi
Frosinone, sequestrate 45 tonnellate di farmaci cinesi
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13/06/2010
Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancro
Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancroOncologia. Tutte le novità dal congresso mondiale di Chicago: Cure più diversificate e cocktail terapeutici
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| (Grazia Neri) |
CHICAGO — Siamo entrati nella terza era delle cure anticancro: quella della diversificazione. Dopo la chemioterapia, che agisce impedendo la moltiplicazione delle cellule tumorali (ma anche di quelle sane), dopo la targeted therapy, la terapia cosiddetta personalizzata, che va a colpire bersagli molecolari del tumore (ma che spara un pò nel mucchio e tanto personalizzata, finora, non è), la lotta al cancro prende nuove rotte. E diventa sempre più complessa per chi la deve gestire (i medici) e per chi dovrebbe capirne la portata (i pazienti, il pubblico in generale e anche gli amministratori che devono pensare ai costi). All'Asco, il congresso annuale più importante al mondo per gli oncologi, appena concluso a Chicago, sono emerse le nuove tendenze delle cure, con la presentazione di farmaci già in via di registrazione, perché hanno superato le verifiche degli studi clinici, e di composti ancora nella «pipeline» delle aziende farmaceutiche, in fase, cioè, di sperimentazione più o meno avanzata, che diventeranno i farmaci del futuro. Le nuove molecole (tantissime, nell'ordine delle centinaia) sono il prodotto di ricerche che partono da filosofie diverse di lotta al cancro.
BLOCCARE I RIFORNIMENTI - Uno degli approcci terapeutici più originali ha come obiettivo non tanto quello di colpire il tumore, ma quello di agire sull'ambiente che lo circonda. Avanguardia di questa strategia sono stati i composti anti-angiogenesi: bloccano la proliferazione dei vasi sanguigni e privano il tumore di ossigeno e nutrienti per la crescita. Ora sta arrivando sul mercato un farmaco anti-melanoma, l'ipilimumab, un anticorpo monoclonale che agisce sul sistema immunitario dell'organismo e in particolare sui linfociti (globuli bianchi) togliendo un «blocco» che impedisce a queste cellule di aggredire il tumore: è la nuova immunoterapia. Il principio è simile a quello della vaccinazione, un altro approccio che si sta facendo strada in campo oncologico e il primo vaccino contro il tumore alla prostata è stato appena registrato negli Stati Uniti. La seconda linea strategica, molto più complessa, sfrutta specifiche caratteristiche metaboliche o genetiche del tumore, che stanno alla base della sua crescita incontrollata, andando a colpirne i punti-chiave, meglio se contemporaneamente. «Le vie che attivano la proliferazione delle cellule sono diverse — spiega Filippo de Braud che lavora all'Istituto Europeo di Oncologia a Milano ed è membro dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco — e ognuna è caratterizzata da una successione di eventi innescati da uno stimolo. Ecco allora che è possibile bloccare, con i farmaci, queste vie sia orizzontalmente che verticalmente. Orizzontalmente quando vado a colpire più punti da cui hanno origine gli stimoli proliferativi. Oppure verticalmente, quando blocco lo stimolo iniziale e di conseguenza impedisco la cascata di eventi successivi che portano alla proliferazione».
FARMACI MULTIFUNZIONE - L'idea, dunque, è quella di «farmaco multifunzione», capace cioè di aggredire il tumore su più fronti in contemporanea: ce ne sono tanti in sperimentazione, ma nessuno è in commercio. «I più interessanti - aggiunge de Braud - sono le cosiddette "piccole molecole" (small molecules)». Interessanti perchè sono piccole e possono essere prodotte da batteri (e non da cellule umane come gli anticorpi monoclonali), sono formate da singole catene e si possono allungare e accorciare con facilità, non danno reazioni allergiche e possono essere «caricate» alle due estremità con altre molecole antitumorali. In attesa di questi nuovi composti, gli oncologi si stanno sempre più orientando, in clinica, verso i cocktail di farmaci (anche di anticorpi monoclonali, quei composti il cui nome termina in -mab) per potenziarne l'effetto. Una ricerca condotta da Luca Gianni, oncologo dell'Istituto Tumori di Milano sul tumore al seno, ha dimostrato, per esempio, che la combinazione di due anticorpi monoclonali non solo è efficace sul tumore, ma attiva anche il sistema immunitario. Altro bersaglio delle nuove terapie sono i geni o i prodotti di geni. «L'Emea (l'ente europeo per l'approvazione dei farmaci, ndr) — dice Giorgio Scagliotti, pneumologo e oncologo all'Università di Torino — ha registrato un farmaco, il gefitinib (già in Italia, ndr), per il tumore al polmone cosiddetto non a piccole cellule in fase avanzata, sulla base di una specifica mutazione di un gene». La mutazione riguarda il gene Egfr (cioè il recettore per il fattore di crescita dell'epidermide) e fa sì che la cellula proliferi più attivamente: il farmaco, che si somministra per bocca, funziona soltanto nei pazienti che presentano questa alterazione. «La vicenda del gefitinib è interessante — commenta Pierfranco Conte, oncologo all'Università di Modena — . Il farmaco sembrava funzionare poco e ci sono voluti sette o otto anni per capire che può invece essere molto efficace su certi pazienti, quelli appunto con la mutazione. I farmaci, che abbiamo oggi, offrono vantaggi limitati a tanti pazienti, in futuro offriranno grandi vantaggi a pochi pazienti. Per fare questo è indispensabile ricorrere alla diagnostica molecolare, alla ricerca delle caratteristiche specifiche per ogni singolo tumore». Altro esempio di mutazione per il tumore al polmone non a piccole cellule: questa volta è il gene Alk (produce un enzima, chiamato chinasi, isolato per la prima volta nei linfomi) che si fonde con un altro gene e dà origine a una proteina di fusione capace di stimolare la crescita cellulare; su quest'ultima, secondo studi preliminari presentati a Chicago, funziona bene un nuovo farmaco, il crizotinib. «È l'inizio della storia - continua Scagliotti - occorre proseguire sulla strada del sequenziamento totale dei geni del tumore alla ricerca di quali e quante mutazioni sono correlate alla malattia e su queste informazioni progettare farmaci specifici». È questa la vera personalizzazione del trattamento. Ultimo capitolo: le cellule staminali cancerose, quelle che «seminano» metastasi e nuovi tumori. I ricercatori stanno cercando di identificare alcuni loro enzimi specifici (della classe delle chinasi) contro cui indirizzare i farmaci, comprese le «piccole molecole». C'è solo da chiedersi se questo futuro sarà sostenibile da parte dei sistemi sanitari o dalle tasche dei cittadini.
Adriana Bazzi
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13/11/2009
Francia: 27enne in buona salute morta per virus A/H1N1 «fulminante»
Francia: 27enne in buona salute morta per virus A/H1N1 «fulminante»
A Viry-Chatillon, nei pressi di Parigi. La donna non aveva malattie croniche o pregresse. Era curata a casa con i farmaci. Disposta l'autopsia
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| Il ministro francese della Sanità, Roselyne Bachelot, si è fatta vaccinare (Epa) |
PARIGI - Una donna di 27 anni, senza malattie croniche o pregresse, è deceduta martedì scorso a Viry-Chatillon, nella regione parigina, dopo aver contratto il virus dell'influenza A/H1N1. La vittima era stata curata a casa dal suo medico di base con il farmaco Oseltamivir. Lo ha riferito la prefettura del dipartimento dell'Essonne, che ha parlato di una forma «folgorante» di influenza. È stata disposta l'autopsia per stabilire le cause esatte del decesso. La donna si era ammalata pochi giorni prima, ma il suo stato di salute si era improvvisamente aggravato. È deceduta durante il trasporto in ospedale.
VACCINO - Il ministro francese della Sanità, Roselyne Bachelot, ha riferito che non c'è nessun legame certo tra il caso sospetto della sindrome di Guillain-Barré, segnalato giovedì in Francia, e la somministrazione del vaccino per il virus A/H1N1. Il ministro ha però ammesso che resta un legame «probabile». Ogni anno si registrano in Francia 1.700-1.800 casi della sindrome, una malattia rara del sistema nervoso periferico, il cui apparire è legato a un episodio infettivo, batterico o virale, fra cui l'influenza. Giovedì in Francia è iniziata la vaccinazione e Bachelot si è fatta vaccinare per dare l'esempio. L'affluenza nei centri di vaccinazione è stata molto scarsa.
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31/07/2009
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive». Via libera a maggioranza dall'Agenzia del farmaco alla commercializzazione della pillola abortiva
| Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi) |
ROMA - La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell'Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l'assessore Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.
LA CONDANNA DEL VATICANO - Ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all'attacco contro la pillola abortiva. L'Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione - secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, "persistono molte ombre"», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».
«L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» - La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».
«SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».
Fonte corriere della sera
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18/05/2009
Il nuovo mercato dei farmaci contraffatti
Il nuovo mercato dei farmaci contraffatti
Focus Sanità ed economia. Voglia di spendere meno, immigrati che comprano online Così aumentano le truffe e i sequestri record di pillole
Oltre 4.900 confezioni di steroidi, 100 mila compresse di Pramil contraffatto (medicinale con caratteristiche simili al Viagra), farmaci salvavita senza principio attivo, mercato illecito di Talidomide (cura un tumore, il mieloma multiplo, ma nonostante le rigide norme di farmaco-vigilanza, arriva come generico da India e Brasile). E farmaci off label, a carico del servizio sanitario per le indicazioni approvate, ma non per altre cure anche se funzionano: in attesa di approvazione, per risparmiare, fiorisce la loro vendita parallela. Molto pericolosa. Nas e Guardia di Finanza sono all’erta: il mercato dei farmaci risente della crisi globale e oltre alle contraffazioni sono in aumento le «truffe ».
L’ultima settimana è stata ricca di sequestri, soprattutto di carichi provenienti dall’Est e dal Medio Oriente. Ma a rischio vi sono anche gli acquisti online. Incidono sul mercato parallelo anche la povertà e gli immigrati che preferiscono i «loro» farmaci. E la politica fin qui adottata in Italia sui cosiddetti farmaci generici, meno costosi perché ormai fuori brevetto ma anche poco promossi (siamo al penultimo posto tra i 25 Paesi dell’Unione europea per incidenza sul mercato complessivo). O meglio, tutti ne parlano, ma nessuno li compra. Almeno in farmacia, perché poi il «falso Viagra » sequestrato alla dogana di Fiumicino non è altro che un generico prodotto in India. In tempi di nuova influenza, infine, circolano «finti » farmaci anti-virali. Effetti perversi della paura pandemica. Non si mangia carne di maiale, ma poi ci si avvelena con falsi farmaci che mercanti senza scrupoli propongono quali salvavita. La contraffazione farmaceutica è un fenomeno in aumento in tutto il mondo e, mentre sino a qualche anno fa era considerato limitato ai Paesi in via di sviluppo, oggi è in crescita anche in Europa.
Purtroppo a volte le emergenze sanitarie, come l’influenza A/H1N1, possono divenire occasione per sfruttare l’ondata emotiva e immettere sul mercato, attraverso canali non controllati come Internet, prodotti contraffatti simili ai farmaci maggiormente richiesti che nella migliore delle ipotesi non hanno effetti ma, più spesso, sono tossici. Le nostre farmacie, e i negozi autorizzati, sono invece sicure poiché vendono solo farmaci protetti da un sistema di tracciatura all’avanguardia, e i controlli degli ispettorati sanitari pubblici sulla filiera produttiva rappresentano un’importante barriera contro le attività dei contraffattori: fuori da questi canali, i pazienti rischiano di perdere soldi (oltre il 50% dei siti di un recente studio Impact Italia era dedito al phishing, la truffa informatica), o peggio la salute. La nuova Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, guidata da Guido Rasi punta sulla promozione dei generici e sul progetto «tracciabilità del farmaco ». Che prevede una Banca dati centrale, finalizzata a monitorare le confezioni dei medicinali all’interno del sistema distributivo. Un sistema che nelle intenzioni consentirà la prevenzione e la repressione di eventuali attività illegali e il monitoraggio degli approvvigionamenti di farmaci, sia negli ospedali, sia nelle farmacie territoriali, sia per la distribuzione diretta.
Ovviamente, i truffatori seguono altri canali. E tocca alle forze dell’ordine intercettarli. Così le 4.900 confezioni di steroidi sequestrate ad Ancona dalla Guardia di finanza erano nascoste in mezzo ai colli del carico di un autoarticolato, sbarcato da un traghetto proveniente da Patrasso. E attenzione agli integratori per sportivi: alcuni cocktail contengono ormoni, della crescita o Epo, che dovrebbero essere in vendita solo in farmacia. Anzi, non dovrebbero proprio entrare negli integratori. Privi di scrupoli anche i «santoni» della dieta, che fanno preparare prodotti galenici brucia grassi a base di anfetamine assolutamente vietate. Qualche tempo fa, negli Stati Uniti, circolavano via Internet capsule dimagranti che contenevano le spore della tenia: il verme solitario. Alcune adolescenti sono finite ricoverate in rianimazione. Per fortuna in Italia non c’è traccia di queste compresse letali. Frode nelle pubbliche forniture, commercio di medicinali guasti e truffa al servizio sanitario nazionale sono i reati scoperti dai Nas di Livorno e Cagliari impegnati nell’inchiesta «Ubidex» fra la Toscana e la Sardegna sulla fornitura all’Asl 8 di Cagliari di un farmaco privo di principi attivi ma venduto come «salvavita » per la cura di gravi patologie cardiache. Sono finiti agli arresti domiciliari quattro dirigenti di un’industria farmaceutica toscana, la «Off» (Officina farmaceutica fiorentina) di Viareggio (Lucca).
È indagata in stato di libertà la responsabile del Servizio farmaceutico dell’Asl di Cagliari per omessa denuncia delle irregolarità. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, fra il 2007 e l’anno scorso, all’azienda sanitaria locale sarda sono state vendute confezioni del farmaco «Ubidex» con gravi imperfezioni: blister completamente vuoti, capsule vuote oppure contenenti sostanza solidificate. Il principio attivo indicato nelle scatole, ubidecarenone, è impiegato per la cura di malattie genetiche rare, come l’encefalopatia mitocondriale. Pochi giorni fa, il Servizio antifrode delle Dogane di Roma 2 e la Guardia di finanza, con la consulenza dell’Istituto superiore di Sanità, ha scoperto e sequestrato 100 mila blister contenenti compresse di pramil contraffatto, un farmaco con lo stesso principio attivo del Viagra. La merce è stata rinvenuta all’interno di alcuni colli provenienti dalla Siria che, secondo quanto riportato nei documenti di trasporto aereo, dovevano contenere comuni integratori dietetici.
Il «Viagra dei poveri », posto in commercio anche via Internet, avrebbe reso oltre 5 milioni di euro. «Evasione fiscale e importazione illecita di principi attivi»: sono le ipotesi di reato che hanno fatto scattare le perquisizioni in diverse sedi italiane del gruppo farmaceutico Menarini da parte dei Nas nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze. Gli indagati sarebbero nove, fra cui i vertici dell’azienda. La procura contesta allaMenarini l’importazione illecita di principi attivi anche dalla Cina, grazie a triangolazioni con Paesi off-shore. Questo, secondo gli investigatori, avrebbe comportato un’evasione fiscale di diversi milioni di euro, oltre all’elusione dei diritti di brevetto farmaceutico. È stato anche scoperto un giro di farmaci che ruota tra Italia, Hong Kong, Svizzera e Norvegia. Infine il caso Cytotec, nome di un farmaco a base di misoprostol, spesso usato per provocare un aborto. Fu introdotto nel 1985 come gastroprotettore ed è registrato in 80 paesi. In Brasile e in Egitto è registrato per l’induzione del travaglio di parto. Il suo uso è ampiamente diffuso nei Paesi ove l’aborto è vietato. In Italia è utilizzato da donne straniere per provocare l’interruzione di gravidanza. Di solito si tratta di donne che non sanno a chi rivolgersi, che temono di andare ai consultori e agli ospedali, che vogliono evitare iter lunghi per loro incomprensibili o che semplicemente non vogliono far sapere dell’aborto. Un’inchiesta del procuratore di Torino Raffaele Guariniello è in corso per scoprire chi tira le fila di questo lucroso e illecito mercato parallelo.
Mario Pappagallo
09:25 Scritto in SANITA' | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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