05/06/2010

I silenzi e le ambiguità dell’onorevole Di Pietro

I silenzi e le ambiguità dell’onorevole Di Pietro

IL CASO. Dalla laurea agli immobili: le voci (a volte senza risposta) sul leader Idv.

 

Non è vero che la stampa sia sempre cattiva con lui. Lo scorso 17 maggio Antonio Di Pietro era uscito dalla procura di Firenze dirigendosi con piglio sicuro verso piazza della Repubblica, dove troneggiava e fumava un finto reattore nucleare di cartapesta, propedeutico alla raccolta di firme dell’Italia dei valori per un referendum sul tema. Tra applausi, cori e foto ricordo con i suoi sostenitori, l’ex pubblico ministero si era definito un «teste d’accusa».

Di Pietro disse che aveva spontaneamente scelto di mettere a disposizione degli ex colleghi la sua esperienza di investigatore. I magistrati che seguono l’inchiesta sugli appalti per le Grandi Opere l’avevano convocato come persona informata sui fatti, invece, con tanto di apposito decreto di notifica. C’è differenza.

Quel giorno il dettaglio era diventato una nota a margine, le cose che contano in fondo sono altre. Un peccato veniale. Giocare con le parole, dire e non dire, abbellire la realtà, è tutto lecito. Solo che spesso Antonio Di Pietro trasforma le sue piccole furbizie in metodo. Non risponde, non del tutto almeno, oppure parla d’altro, evocando complotti e mandanti occulti. Altre volte, semplicemente, tace. E non si accorge che così facendo fa il gioco dei suoi detrattori, una legione sempre più numerosa. Vecchia storia, questa delle sparate che si mischiano a silenzi e a repliche invece puntuali. Ancora attuale, però. L’approccio mediatico rimane invariato nel corso del tempo, e non accenna a migliorare, dando così un indubbio contributo alla genesi di leggende metropolitane che riguardano anche su dettagli non proprio fondamentali nella complessa biografia dell’onorevole. Ad anni alterni torna fuori, tra dubbi e ironie, il suo personale tour de force per laurearsi in Legge alla Statale di Milano. La tesi venne discussa nel 1978, il giovane Di Pietro ci arrivò sostenendo 22 esami in 32 mesi, compresi «mattoni» quali diritto privato, pubblico, amministrativo. L’istituto di presidenza della facoltà confermò a suo tempo che tutto era in regola. Ma le illazioni, falsità di vario genere, sono proseguite, nel silenzio del diretto interessato, al quale basterebbe poco per mettere a cuccia i detrattori.

Di Pietro, è un dovere ricordarlo, ha sempre vinto in tribunale, su questioni ben più importanti dei propri titoli di studio. «Non luogo a procedere», quindi prosciolto prima di un eventuale processo da accuse anche infamanti come quella di concussione, generata dall’inchiesta- monstre del Gico di Firenze. Quella brutta storia poggiava su un tema ricorrente della sua vita, il contrasto tra l’azione pubblica, del magistrato prima e del politico poi, con una condotta privata spesso pasticciata, non priva di ambiguità e zone d’ombra. A metterlo su quella graticola furono le sue relazioni con l’avvocato Giuseppe Lucibello e l’amico costruttore Antonio D’Adamo i quali a loro volta intrattenevano— questa era l’ipotesi di accusa—affari con il finanziere Pacini Battaglia. La rilevanza penale dell’intreccio era pari a zero, ma le personalità pubbliche non si giudicano solo dal proprio casellario giudiziale. Proprio per questo, l’alone di mistero che grava su alcuni punti della biografia dell’ex magistrato nuoce non solo a lui,ma anche alle sue opere. «Vogliono infangare Mani Pulite» ripete ogni qual volta vengono pubblicati articoli che riesumano i suoi molto presunti legami con i servizi segreti italiani e americani. Può essere. Ma certi silenzi, come quello sulla surreale vacanza alle Seychelles durante la quale l’allora neo magistrato scrisse un dossier di 172 pagine su Francesco Pazienza che poi finì nelle mani dei servizi segreti italiani, non aiutano. E neppure certe dimenticanze sui viaggi americani, ultimo in ordine di tempo quello fatto in compagnia dell’ex amico Mario Di Domenico. Dopo la recente pubblicazione di una sua foto che lo ritraeva con il dirigente del Sisde Bruno Contrada, il Corriere lo invitò a un confronto sul tema. Risposta non pervenuta. Sono dettagli, omissioni probabilmente ininfluenti. Ma portano ramoscelli da ardere a chi sostiene l’inverosimile tesi che Mani Pulite sia stata guidata a tavolino dall’intelligence Usa. Creano un danno ad una pagina importante della storia italiana, comunque la si giudichi, della quale Di Pietro è giustamente orgoglioso.

Possibile che i suoi ultimi impicci siano il frutto dei rancori di vecchi amici. Ma è lui a sceglierseli, i compagni di viaggio. E con molti di essi, da Elio Veltri a Di Domenico, finisce quasi sempre male, all’insegna della reciproca incomprensione. Nel primo caso si tratta di una querelle sui rimborsi elettorali delle Europee, che secondo Veltri sarebbero stati gestiti in modo privato. Nell’altro, l’accusa di un uso «non associativo» dei soldi del partito apre la strada a illazioni sulla passione immobiliare di Di Pietro, con proprietà che vanno da Curno alla Bulgaria. In questo campo l’attività è frenetica. Tra il 2002 e il 2008 l’ex pm ha speso 4 milioni di euro nella compravendita di nove case, tutte passate sotto l’ombrello della An.To.Cri. La sigla è l’acronimo di Anna, Toto e Cristiano, i suoi tre figli. Si tratta della società di famiglia, dalla quale Di Pietro, nella veste di presidente dell’Idv, ha preso in affitto alcuni immobili per conto del partito. Nulla di compromettente, lo ha stabilito una inchiesta della procura di Roma, che ha archiviato ogni denuncia. Ma anche qui, alcuni comportamenti, come l’acquisto di case tramite prestanome, o di immobili «proibiti» per legge ai parlamentari in carica, lasciano il fianco scoperto alle critiche di chi afferma che il paladino della questione morale dovrebbe agire con meno disinvoltura nei suoi interessi privati.

Paolo Flores D’Arcais sostiene da tempo che un certo modo di fare «democristiano» si sia impossessato del fondatore dell’Idv. Nel settembre 2009 Micromega, giornale diretto dal filosofo romano, pubblicò una inchiesta sul partito dell’ex magistrato. «C’è del marcio in Danimarca» era il titolo, e quel che seguiva era anche peggio. Il capostipite degli impresentabili, ovvero quel Sergio De Gregorio scelto da Di Pietro come capolista in Campania per le politiche del 2006, il voltafaccia con annesso passaggio al centrodestra fu velocissimo, veniva appena nominato. Acqua passata. Piuttosto, in 40 pagine di testo veniva fatta una radiografia completa sulla vena «inciucista e politicante» che permeava l’Idv, facendo nomi e cognomi dei riciclati presi a bordo. Dai transfughi dell’Udeur a quelli di Forza Italia, passando per il capo della Campania Nello Formisano, «che insieme all’ex dc potentino Felice Belisario ha riempito il partito delle mani pulite di faccendieri e arrivisti, in larga misura di provenienza democristiana». Una mazzata, che fece scalpore ma generò un dibattito che lo stesso Flores giudica «sterile e improduttivo ». E la promessa di chiarire tutto— dice in una intervista a La Stampa—si è rivelata una promessa da marinaio. Ci sono argomenti, pubblici e privati, che vengono lasciati cadere quando invece il primo a trarre beneficio da una maggiore chiarezza sarebbe proprio Di Pietro. Tanto più che quando si spiega, l’ex magistrato lo fa bene. All’inizio di quel 2009 per lui infausto, il suo nome spuntò nell’inchiesta napoletana su Global Service, il mega appalto dei servizi pubblici. Tra gli altri, era stato arrestato Mario Mautone, provveditore alle Opere Pubbliche della Campania che Di Pietro aveva chiamato a lavorare al ministero delle Infrastrutture da lui diretto. Numerose intercettazioni allegate agli atti dimostravano come il suo primogenito Cristiano, consigliere provinciale a Campobasso per l'Italia dei Valori, tentasse tramite Mautone di sistemare gli amici, e sembravano anche dare conto delle preoccupazioni del padre per tenerlo fuori dall’indagine, della quale risultava essere al corrente.

Di Pietro prese carta e penna, e scrisse un memoriale dettagliato, che diede ai magistrati e alle stampe. Le voci e i sussurri sul suo conto si zittirono immediatamente. In quell’occasione mostrò la sua faccia migliore, argomentando e spiegando. Rimasero solo le accuse di familismo spinto, e l’unico caduto sul campo fu Cristiano, costretto a dimettersi dal partito. Oggi è passato poco più di un anno, ma sembra un secolo. Secondo Di Pietro la pubblicazione dei verbali dell’architetto Zampolini va letta come «parte di una strategia eversiva» nei suoi confronti, decisa da «mandanti e beneficiari occulti». Colpa delle lobby, di una informazione schierata contro di lui. All’appello dell’invettiva mancano i giudici comunisti, ma con qualche allenamento possiamo arrivarci.

Marco Imarisio


04/05/2010

Lazio sconfitta e contenta all'Olimpico Lotito: «Mi hanno minacciato di morte»

Lazio sconfitta e contenta all'Olimpico Lotito: «Mi hanno minacciato di morte»

La presidente giallorossa Rosella sensi: «L'Inter si vergogni». E Moratti: «Perché mai?». Gasparri: vergogna, indaghi la Federcalcio. Capezzone: calpestata la lealtà. E Foschi (Pd): lo sport è morto

 

Uno striscione esposto dai tifosi della Lazio e rivolto ai «cugini» romanisti (Ap)
Uno striscione esposto dai tifosi della Lazio e rivolto ai «cugini» romanisti (Ap)

ROMA - Prima la polemica sportiva, poi quella politica adesso la denuncia. La vittoria dell'Inter sulla Lazio all'Olimpico, o meglio la sconfitta dei biancocelesti davanti ad un pubblico di casa entusiasta del risultato negativo riportato sul terreno amico, sta diventando sempre più un caso. L'ultima novità arriva dal presidente Lotito che in un lungo comunicato svela di aver ricevuto minacce di morte «se non battete l'Inter». Lo denuncia lo stesso presidente biancoceleste che rivela che in una busta (che sarebbe stata spedita alcuni giorni fa) gli sono arrivati anche «proiettili di grosso calibro».

LA NOTA - «Si è arrivati alla minaccia di morte (se non battete l'Inter siete finiti) inviata per posta, accompagnata da proiettile di grosso calibro scrive Lotito - ma non per questo la battaglia contro un tal modo di intendere l'antagonismo sportivo è stata abbandonata. Stupisce, invece, che l'insulto e l'istigazione siano diventati bagaglio espressivo di dirigenti di altre società. La Lazio ed i suoi tifosi non accettano insulti, palesi o insinuati; che la sportività e lealtà della Lazio e dei suoi giocatori non può essere messa in dubbio da nessuno». Il presidente della Lazio ha già avvisato la polizia dell'episodio e nelle prossime ore si recherà negli uffici della Digos della questura di Roma per formalizzare la denuncia.

IL PDL INSORGE - Ma perdendo contro i neroazzurri la Lazio ha di fatto sgambettato i «cugini» della Roma. Tanto basta per accendere le polverianche politiche Il capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, tifoso giallorosso, non usa mezzi termini e dalle sue parole emerge più di un sospetto di «inciucio». «E' stata scritta una pagina di vergogna - ha commentato l'ex ministro, grande tifoso romanista -. L'Inter potrà vincere lo scudetto, ma per quello che si è visto ieri all'Olimpico, sarà uno scudetto simile a quello ottenuto con le telefonate di Facchetti agli arbitri». Non solo: la partita di ieri, per Gasparri, dovrà essere vagliata dagli organi di vigilanza della Federcalcio. «Capisco la tradizionale contrapposizione tra la tifoseria laziale e quella romanista - ha commentato -, ma ieri si è superato ogni limite. C'è lavoro per la Federcalcio. La vittoria dell'Inter ci poteva senz'altro stare, ma non in quel modo e non in quel clima. I neroazzurri rischiano di raggiungere l'obiettivo dello scudetto con modalità ignobili». Non è da meno Daniele Capezzone, che del Pdl è il portavoce: «Quello che è accaduto all'Olimpico è un vero e proprio 'spot' contro il calcio, contro lo sport, contro i principi della lealtà sportiva, che sono stati in tutto e per tutto calpestati. Dirigenti, tecnici e giocatori della Lazio dovrebbero dare spiegazioni convincenti di quello che è accaduto. E addolora anche il comportamento del pubblico: per anni, avevamo detto che il pubblico era ormai l'ultima trincea della passione e dell'amore per lo sport, ma ora dobbiamo prendere atto di una vera e propria farsa che ha visto anche un intero stadio pienamente coinvolto e consenziente».

IL FRONTE DEL'OPPOSIZIONE - Su questa linea si trovano riscontri anche sul fronte del centrosinistra. Elio Lanutti, senatore dell'Idv e già leader dell'associazione di consumatori Adusbef, parla di «un copione scritto già da tempo dai tifosi laziali» che «ha trasformato il campionato italiano in una farsa». e dice che «all'Olimpico è stata scritta una delle pagine più brutte per tutto lo sport italiano, uno scandalo senza precedenti con il comportamento antisportivo dei giocatori della Lazio che hanno giocato una partita per perderla, con un atteggiamento totalmente arrendevole. E ancora più immorali i tifosi che tifavano contro la propria squadra». «Ieri sera abbiamo assistito a una vera e propria vergogna- ha detto invece il consigliere regionale del Pd Lazio, Enzo Foschi -, determinata in primo luogo dalla scelta di non far giocare contemporaneamente partite così importanti dove per la corsa allo scudetto e per la lotta a non retrocedere. Aver permesso alla Lazio di scendere in campo, essendo già a conoscenza del risultato delle altre partite è stata una scelta, sotto gli occhi di tutti, che ha di fatto, falsato il campionato». Non solo: «L'impressione vedendola è stata quella di una partita assolutamente finta. Ieri è morto lo sport: l'atteggiamento dei calciatori della Lazio rappresenta, infatti, la negazione dei valori sani che esso porta in sè. Per questo sarebbe opportuno che in un sussulto di dignitá la Lega Calcio proponesse un minuto di silenzio in ricordo dei valori e dell'etica sportiva, prima delle partite della prossima giornata di campionato».

I DUE PRESIDENTI - Inevitabili anche le reazioni del mondo dl calcio. A partire da quella a caldo di Rosella Sensi, presidente della Roma, secondo cui «io al posto dell'Inter mi sarei vergognata di vincere in quel modo». Oggi le ha replicato il patron neroazzurro Massimo Moratti: «Devo dire che è un problema fra Roma e Lazio, non è un problema che riguarda l'Inter». Ma quanto al vergognarsi, ha commentato, «Non so per cosa: rispetto la sensibilità della presidente romanista e preferisco non rispondere». «Io sarò particolarmente apprensivo ma ho sofferto fino alla fine - ha aggiunto Moratti -. Più che altro il pubblico era assolutamente schierato per noi e questa era una situazione molto strana».

Redazione online


09/07/2009

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

 

Accordo anche sul Clima. Ma india e cina bloccano l'intesa sui gas serra. Approvata la dichiarazione economica:«Mantenere aperti i mercati. Le persone al primo posto»

 

 

(Afp)

 

Berlusconi con la Merkel (Reuters)
Berlusconi con la Merkel (Reuters)

L'AQUILA - I segnali positivi ci sono. Ma la situazione economica mondiale rimane «incerta» con «rischi significativi per la stabilità». Per questo i Paesi si impegnano a fare «tutti i passi necessari per sostenere la domanda e ripristinare la crescita», mantenendo «liberi e aperti i mercati» e respingendo «il protezionismo di ogni genere» . È questo il messaggio principale contenuto nella dichiarazione economica approvata durante la prima giornata del G8 dell'Aquila. Nuove regole globali, lotta ai paradisi fiscali e attenzione al lavoro e al sociale sono le altre priorità toccate dal documento.

VIA PER LA RIPRESA - I Grandi sottolineano «i progressi raggiunti finora nel ripristinare la fiducia, stabilizzare il settore finanziario e fornire lo stimolo per sostenere la crescita e per creare posti di lavoro», ma «la situazione rimane incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria». Le misure dei governi a sostegno dell'economia, che gli stessi si impegnano a continuare a fornire, «hanno avuto un impatto sulle finanze pubbliche». Per questo i Grandi si impegnano «ad assicurare la sostenibilità fiscale a medio termine». I capi di Stato e di governo affermano il loro impegno a raggiungere una chiusura positiva della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio in maniera «rapida, ambiziosa, equilibrata e ampia».

LOTTA A PARADISI FISCO - La lotta all'evasione fiscale assume dimensioni internazionali: «Non possiamo continuare a tollerare - dicono i Grandi - grossi ammontari di capitali nascosti per evadere il fisco». Ruolo fondamentale è affidato all'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha già stilato le black list sui paradisi, alla quale si chiede di affrontare «rapidamente queste sfide e proporre ulteriori passi» in vista del prossimo G20 finanziario. I Grandi rinnovano il loro impegno all'applicazione di norme e principi comuni di «correttezza, integrità e trasparenza» coinvolgendo il G20 nella strategia definita dal "Lecce Framework", il quadro di regole promosso dalla presidenza italiana e dal ministro Tremonti nel recente vertice. Il G8 si impegna a anche a mantenere gli impegni presi nei vertici di Washington e Londra per riformare la regolamentazione finanziaria e stabilire norme più stringenti fra cui il controllo sugli hedge funds e i tetti agli stipendi dei manager. Il sostegno all'economia, sostengono inoltre i Grandi, passa per una maggiore attenzione al lavoro e alla situazione della gente che vive sulla pelle gli effetti della crisi. «Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto».

BERLUSCONI: «IL PEGGIO È PASSATO» - In serata, è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a stilare un bilancio sull'accordo e sulla prima giornata del G8: «Tutti quanti abbiamo convenuto che ci sono segnali di miglioramento - ha dichiarato. - Ormai la parte più dura della crisi è alle spalle, ora bisognerà uscire dalla crisi con un codice di valore per far sì che non si ripeta più». Il premier ha ribadito che «ci sono segnali di miglioramento» e al vertice «tutti abbiamo convenuto su questo. Abbiamo deciso - ha aggiunto - che è importante mantenere il sostegno al sistema bancario e a chi ha perso il posto di lavoro».

INTESA SUL CLIMA - Capitolo clima: i Paesi del G8, si legge nella dichiarazione che è stata approvata al termine della sessione sulla lotta ai cambiamenti climatici e sullo sviluppo, si impegnano a limitare «l'aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali». Ma non solo. Gli Otto grandi sottolineano anche la «volontà di condividere con tutti i Paesi l'obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050, riconoscendo che questo implica che le emissioni globali raggiungano il picco quanto prima, per avviare subito dopo una rapida riduzione» e riaffermano il sostegno «all'obiettivo dei Paesi sviluppati di ridurre insieme le emissioni di gas serra dell'80% o oltre entro il 2050, prendendo il 1990 o anni più recenti» come punto di riferimento per il calcolo delle riduzioni». «Abbiamo raggiunto sul clima una posizione comune che discuteremo con i Paesi emergenti - ha dichiarato Berlusconi. - Europa e Stati Uniti sono fermamente per la riduzione dell'emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell'accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Bisogna insomma «verificare» se sia possibile un'intesa con India e Cina (pronte a dare battaglia sulla riduzione dei gas serra).

SVILUPPO E AFRICA - Via libera dai leader del G8 anche alla dichiarazione su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. Secondo i Grandi, è necessario porre «l'agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell'agenda internazionale». I progressi «nello sradicamento della povertà - si legge - possono essere raggiunti solo se la crescita economica e il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen», sono perseguiti in maniera congiunta.

RITARDI NEGLI AIUTI - A proposito degli aiuti all'Africa, Berlusconi ha affermato che l'Italia si impegna di fronte al G8 a rispettare gli obiettivi che aveva assunto nell'ambito del global fund (nei giorni scorsi le organizzazioni a sostegno del continente africano hanno rinfacciato all'Italia di essere lontana dall'investimento programmato pari allo 0,5% del Pil per il programma promosso al G8 di Genova del 2001, anch'esso a presidenza italiana). Sull'Africa «sono stati segnalati alcuni ritardi fra i quali quelli del mio Paese che, è stato fatto notare, non ha versato quanto dovuto. Manterremo l'impegno entro fine anno come è negli accordi del global fund», ha assicurato Berlusconi.

IRAN - I leader del G8 hanno poi raggiunto un accordo per un testo comune sulla delicata questione dell’Iran. A quanto si apprende da fonti della presidenza, non è stato però ancora stabilito se il dossier iraniano sarà incluso nella dichiarazione finale degli Otto sulla politica estera o se sarà l'oggetto di uno "statement" isolato.


08/07/2009

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

 

Il cancelliere tedesco angela Merkel sulle rovine di Onna. Un pranzo su temi economici dà il via al vertice. Il presidente Usa a L'Aquila dopo l'incontro con Napolitano

 

L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)
L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)

L'AQUILA - Il vertice del G8 a L'Aquila è ufficialmente iniziato. Ad aprire i lavori un pranzo di lavoro incentrato sui temi dell'economia globale, iniziato intorno alle 13, 30 con un ritardo di circa mezz'ora sulla tabella di marcia. La prima delle tre giornate di lavoro è ristretta ai leader degli Otto Grandi (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) più il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e il premier svedese e presidente di turno dell'Ue, Fredrik Reinfeldt.

L'ARRIVO DI OBAMA - Uno degli ultimi leader ad arrivare nel capoluogo abruzzese è stato il presidente americano Barack Obama. Ad accogliere l'inquilino della Casa Bianca a Coppito c'era il premier Silvio Berlusconi. I due si sono abbracciati e baciati, facendosi immortalare davanti al logo del summit. Obama, così come il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev e il premier giapponese Taro Aso sono arrivati all’ingresso della sala a piedi accompagnati dalle loro delegazioni. Altri leader invece hanno usufruito della macchina elettrica.

LA VISITA AL QUIRINALE - Prima di arrivare a L'Aquila, al termine della visita al Quirinale, il presidente americano Obama ha voluto offrire un vero attestato di stima e fiducia all'Italia e al suo esecutivo. «Il governo italiano è un vero, grande amico degli Stati Uniti su tanti temi importanti e Italia e Usa lavorano fianco a fianco» ha detto Obama. L'Air Force One proveniente da Mosca e con a bordo il presidente americano, la moglie e le loro figlie Malia e Sasha è atterrato a Pratica di Mare intorno alle 10, 30. La famiglia Obama si è subito diretta in elicottero a Roma per incontrare al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio. Sui temi del G8 «il governo italiano ha dimostrato una forte leadership» ha ribadito più volte il presidente americano, sgombrando di fatto il campo dalle polemiche sollevate dal New York Times. Lo stesso sherpa americano del G8 Mike Froman ha voluto specificare che la presidenza italiana ha fatto «uno splendido lavoro» nella preparazione del vertice sia sull'agenda politica che per la logistica. E il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, rispondendo a una domanda dei giornalisti su una possibile fuoriuscita dell'Italia dal club dei grandi ha spiegato che si tratta di una ipotesi «assolutamente non credibile».

ELOGIO A NAPOLITANO - Obama, per la prima volta in Italia da presidente, ha voluto chiudere il colloquio con Napolitano facendo i complimenti al capo dello Stato: il presidente gode di «una reputazione meravigliosa», «dell'ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese» ha detto il presidente americano. Il capo dello Stato da parte sua ha rimarcato nel suo intervento la «forte convergenza di veduta tra il presidente Usa Obama, l'amministrazione Usa e governo italiano sulle misure anticrisi».

Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)
Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)

BERLUSCONI CON LA MERKEL A ONNA - In mattinata, mentre Obama era impegnato al Quirinale il cancelliere tedesco Angela Merkel ha visitato Onna, il paese dell'Aquilano più colpito dal terremoto del 6 aprile, accompagnata dal premier Silvio Berlusconi. La Germania intende finanziare la ricostruzione della cittadina dove avvenne un eccidio nazista nella Seconda guerra mondiale.

LA PROTESTA DEI TERREMOTATI - A l'Aquila, in concomitanza con il summit, è iniziata la protesta dei terremotati. I comitati di cittadini nati dopo il summit del 6 aprile hanno sistemato sulla collina di Roio una scritta a lettere cubitali, visibile anche dalla sede del vertice. «Yes we camp» si legge. Impossibile non notare che si tratta di una ironica distorsione dell'ormai famoso slogan di Obama.

«PREGATE PER I LEADER» - Un pensiero al summit in programma a l'Aquila lo ha rivolto in mattinata Benedetto XVI, esortando i fedeli, nel corso dell'udienza generale del mercoledì, a pregare «per tutti i responsabili del G8 riuniti in questi giorni a L'Aquila» e ad «affidare alla Vergine Maria le loro grandi intenzioni». «Da questo importante summit mondiale possano scaturire decisioni e orientamenti utili al vero progresso di tutti i popoli, specialmente di quelli più poveri» ha detto il Pontefice. Si è soffermato sul vertice, facendo riferimento anche all'enciclica di Ratzinger, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parlando all'assemblea dell'Abi. Facendo riferimento al processo di regolamentazione che arriva sul tavolo del G8 il ministro ha spiegato che «l'utilità delle regole in economia è fondamentale» e questo «è una conquista che risale a 2-3 secoli fa». Ma le regole, avverte Tremonti,, «devono essere qualcosa in più: lo trumento che trasporta nel mondo dell'economia i valori, il principio, l'etica. Questo è il messaggio che ci viene dall'enciclica. Questo è il punto principale, l'etica» ha spiegato il ministro, auspicando a «regole che non soffochino il mercato» ma «che siano etiche e morali, che trascendono gli interessi particolari».

 

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Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

 

Duro Scontro tra il ministro e il quotidiano britannico. Il giornale: «I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani». Il ministro: «Solo sciocchezze»

 

Frattini (Newpress)
Frattini (Newpress)

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: «Italia fuori dal club del G8». E Frattini risponde ad alzo zero: «È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali». In serata arriva anche la replica diretta del presidente del Consiglio, Berlusconi: «Una colossale cantonata di un piccolo giornale». Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali «all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos». Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo».

«ITALIANI TERRIBILI» - Secondo la fonte citata dal Guardian, «gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi». Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda».

FRATTINI: «È UNA BUFFONATA» - «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo» ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una «buffonata» la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. «È una sciocchezza», ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è «un evidente fraintendimento» perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: «NON LEGGO GIORNALI STRANIERI» - «È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...». Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian «In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri».

BOSSI: «COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA» - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. «Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...».

NYTIMES: «G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI» - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli «scandali da soap opera a sfondo sessuale» da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.


23/05/2009

Ambra Angiolini e Victoria Cabello lite: il video

Ambra Angiolini e Victoria Cabello lite: il video

 

Ambra Angiolini e Victoria Cabello litigano in televisione. Nell’ultima puntata, infatti, l’ex ragazzina di Non e’ la Rai e l’ex veejay di Mtv hanno dato uno spettacolo niente male: all’improvviso le due cominciano ad azzuffarsi: realta’ o finzione? Le due si sono picchiate per davvero, oppure e’ stata tutta una messinscena?


Ambra Angiolini era ospite di Victoria Cabello, nel suo show in onda su La7. Insieme a lei, ospite anche il buon Luca Giurato, con le sue gaffe celebri. Ma l’attenzione della puntata e’ stata catalizzata dalla lite tra Ambra Angiolini e Victoria Cabello, scatenata cosi’ all’improvviso.

Le due donne del piccolo schermo stanno tranquillamente parlando, ognuna seduta sulla sua sedia. Ambra appena arriva si dice un po’ tesa, mentre Victoria cerca di farla sentire a suo agio. Ma la moglie di Francesco Renga continua a lamentarsi della presentatrice. Poi Victoria Cabello scherza, dicendo che lei e’ famosa perche’ ha fatto Non e’ la Rai e perche’ ha sposato Renga. Ambra non ci sta, si alza e va via. La presantatrice fa per fermarla e la ragazzina di Boncompagni reagisce, dicendole di non toccarla e chiamandola sfigata. E comincia la lite furibonda. Pensate che Victoria lancia ad Ambra persino una scarpa, mentre le due si tirano per i capelli: allucinante!

Finzione e realta’? Lo show d’altra parte si intitola “Victor, Victoria Niente è come sembra“. Quindi potrebbe trattarsi tutta di una finzione. Dai lividi, dai segni rossi e dalla foga con la quale si sono picchiate, pero’, hanno recitato davvero bene… Se le danno di santa ragione, eccome!

Qui sopra il video della lite tra Ambra Angiolini e Victoria Cabello: che ne dite?


11/12/2008

Tragedia sfiorata al Burgtheater di Vienna

Tragedia sfiorata al Burgtheater di Vienna

Finge di tagliarsi la gola, ma la lama è vera. L'attore Daniel Hoevels rischia la vita mentre interpreta «Maria Stuart» di Schiller: doveva fingere di suicidarsi

 

 

Daniel Hoevels sul palco dopo l'incidente
Daniel Hoevels sul palco dopo l'incidente

 

 

 

VIENNA - Un giallo degno dei classici di Miss Marple: il 30enne attore di teatro Daniel Hoevels è quasi morto durante uno spettacolo teatrale in scena sabato scorso al Burgtheater di Vienna. Durante la rappresentazione del dramma «Maria Stuart» di Friedrich von Schiller il suo personaggio, Mortimer, si doveva suicidare nei quinto atto dopo il tentato omicidio fallito alla regina Elisabetta, tagliandosi la gola con un coltello finto. Sul palco però qualcosa è andato storto. L'arma non era stata smussata e il giovane attore si è ritrovato, a sua insaputa, a usare una lama affilata.

AVANTI CON LO SPETTACOLO - Più reale della finzione: quando si è tagliato la gola il sangue ha cominciato a scorrere, Hoevels si è accasciato a terra, ma il pubblico all'inizio non si sarebbe accorto di nulla ed ha continuato ad applaudire. L'attore si è trascinato dietro le quinte dove è stato subito soccorso da un medico e poi trasportato in ospedale. Nel frattempo lo spettacolo continuava. A rivelare l'incredibile vicenda il sito austriaco Oe24.at. La polizia indaga ora sul misterioso caso: errore umano o tentato omicidio? L'attore di Amburgo è riuscito a cavarsela e la sera successiva ha ripreso a recitare con una vistosa fasciatura. «Probabilmente se la ferita fosse stata un po' più profonda e avesse toccato l'arteria Hoevels sarebbe dissanguato sul palco» ha dichiarato uno dei medici che hanno curato l'attore a Oe24. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata la stessa troupe ad arrivare a Vienna con il coltello di scena difettoso. «Solo un tragico incidente», un comunicato dei responsabili del teatro viennese. «Io sto bene, ma con quella scena avrò d'ora in avanti sempre una sgradevole sensazione», le parole dell'attore.

 


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