27/01/2010

Licenziata per una fetta di formaggio Ma il giudice condanna Mc Donald's

Licenziata per una fetta di formaggio Ma il giudice condanna Mc Donald's

 

La corte: misura inappropriata. La società dovrà pagarle i mesi di lavoro persi.La commessa di un fast food olandese scaricata per non aver fatto pagare un supplemento ad un collega

 

Un hamburger diventato «cheese» è costato il licenziamento a una dipendente di Mc Donald's in Olanda e la successiva condanna alla società (Afp)
Un hamburger diventato «cheese» è costato il licenziamento a una dipendente di Mc Donald's in Olanda e la successiva condanna alla società (Afp)

MILANO - «E' solo una fetta di formaggio». Il pronunciamento del giudice di Leeuwarden, nel nord dei Paesi Bassi, passerà probabilmente alla storia: è con questa frase, infatti, che il magistrato ha sancito la sconfitta del colosso della ristorazione veloce Mc Donald's, che nei mesi scorsi aveva licenziato una propria impiegata ritenuta colpevole di avere danneggiato la società aggiungendo, appunto, una fetta di formaggio al panino preparato per un collega. Un gesto compiuto probabilmente in buona fede ma che è stato considerato una violazione delle regole interne della catena americana di fast food che prevedono appunto il divieto di trattamenti di favore nei confronti di amici, famigliari o degli stessi colleghi.

L'«UPGRADE» DEL PANINO - La commessa che si era resa «colpevole» dell'arricchimento «indebito» del panino destinato ad un altro lavoratore come lei - sostanzialmente un semplice hamburger era stato trasformato in un cheeseburger e quindi per l'acquisto sarebbe stato necessario pagare una somma maggiore, seppure se di pochi centesimi - non era stata semplicemente richiamata. Il suo capo l'aveva messa direttamente alla porta, interrompendo con cinque mesi d'anticipo il contratto a tempo determinato che la legava alla società. Non aveva voluto sentire ragioni e per questo la ragazza aveva poi deciso di rivolgersi alla magistratura ordinaria. Il giudice ha approfondito il caso e alla fine ha ritenuto davvero spropositata la misura del licenziamento per una violazione di così lieve entità. Secondo il tribunale, un semplice avvertimento sarebbe stata una misura più che sufficiente per quella che evidentemente è stata giudicata solo una violazione della policy interna e non un vero danneggiamento nei confronti dell'azienda. Al punto che Mc Donald's è stata condannata a risarcire la propria ex dipendente con una somma di circa 4.200 euro, ovvero la somma corrispondente ai cinque mesi di lavoro persi.

 

Redazione Online


16/04/2009

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

 

Scene disgustose in cucina. La grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube

 

STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell'epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino's Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell'immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino's di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.

DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un'altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.

CICLONE NEW MEDIA – I due sono stati prontamente licenziati. Accusati di contaminazione di cibo rischiano ora da 4 mesi a 1 anno di prigione, mentre il locale è stato chiuso e sottoposto a una trattamento igienizzante. Azioni doverose che non cancellano però le conseguenze per la reputazione per l'azienda, sorpresa dall'uragano alimentato dai nuovi media sociali. Da lunedì, secondo la società di analisi di mercato YouGov, la percezione degli utenti sulla catena è passata da positiva a negativa. Nel tentativo di gestire l'ondata, Domino's ha anche aperto su Twitter, popolare servizio di microblogging, un account dedicato alla vicenda. Mentre Patrick Doyle, presidente di Domino's Usa, ha pubblicato un video su YouTube in cui si scusa sentitamente con i clienti e ringrazia la comunità virtuali per la tempestiva collaborazione. Online, tuttavia, c'è chi si chiede se questa sia stata una buona mossa. Doyle non sembra a suo agio sul mezzo e molti i commenti al video risultano tutt'altro che lusinghieri.

LENTA REAZIONE – Nel complesso, la vicenda è un'altra dimostrazione della rapidità e della peculiarità dei meccanismi di diffusione delle notizie nell'ecosistema dei nuovi media. Un ambiente a cui le aziende faticano ancora ad adattarsi. Tra i primi a fare emergere la notizia è stato il sito The Consumerist i cui utenti, lunedì 13, hanno localizzato la pizzeria in oggetto. Martedì 14, dopo che il video era stato segnalato all'azienda, Domino's ha licenziato i due dipendenti. Mercoledì 15 la news, già rilanciata da importanti testate online come HuftingtonPost, ha raggiunto i media locali e grandi testate nazionali come il New York Times. Per stessa ammissione dei rappresentanti di Domino's, la reazione della multinazionale è stata intempestiva. Come riporta il New York Times, gli alti dirigenti della catena hanno preferito non rispondere in modo aggressivo. “Abbiamo trascurato l'effetto delle sensazioni virali che si propagano in modo esponenziale [mushroom effect, ndr]”, ha ammesso Tim McIntyre, portavoce dell'azienda.

Raffaele Mastrolonardo


16/01/2009

IL BRUNCH? SUPERATO, A PARIGI SI FA IL 'DRUNCH'

IL BRUNCH? SUPERATO, A PARIGI SI FA IL 'DRUNCH'

 

PARIGI - Il 'brunch' della domenica è ormai sorpassato. Adesso a Parigi ci s'incontra per il 'drunch', da 'dinner' (cena) e 'lunch' (pranzo). La nuova moda americana sbarca così in Europa e trova terreno fertile nella capitale francese, luogo di etnie e nazionalità. Il 'drunch' è chiamato anche alla francese 'slunch', da 'souper', cioé cenare. Ci si vede a casa o in un locale tra amici la domenica, tra le 17 e le 21, in modo informale attorno ad un buffet leggero. L'idea è di stare assieme e di terminare presto la serata per essere in forma il lunedì mattina.

Il vantaggio è quello di non perdere la domenica pomeriggio come avviene per il 'brunch', che si svolge tra le 11 e le 16. Il nuovo comportamento cittadino - analizza la stampa francese - non è sfuggito al marketing, con elettodomestici e arredamento che si sono piegati alla domanda: contenitori extra-large, piattoni o insalatiere, di ogni forma e colore, tavoli bassi da salotto abbinati a cuscinoni o puffi per i 'drunch-ricevimenti'. A

d hoc anche consegne a domicilio per ogni tipo di 'drunch', da quello libanese al giapponese. Ci sono centri benessere che il week-end propongono la formula trattamento più drunch, come al Kietud: per 199 euro si può beneficiare di spa e buffet a base di pancakes, noccioline, insalate e champagne. Molti locali e ristoranti parigini si sono ormai adeguati e hanno aggiunto il 'drunch' al loro menu. Il Mini-Palais, il ristorante del museo del Grand-Palais sugli Champs-Elysees, propone di 'druncher' dalle 18 alle 23 con una formula a 28 euro che include zuppe, carni fredde, dessert e bevande. E' già diventato un'istituzione il 'drunch' dell'Hotel Murano che durante la settimana organizza anche 'aperitivi-cena' di classe a ritmo di jazz o musica varia in un ambiente elegante e modaiolo. Per una vista mozzafiato su Parigi invece c'é quello del ristorante dell'Hotel Concorde Lafayette. Ma i parigini amano anche organizzare il loro 'slunch' a casa: siti internet, libri e articoli in varie riviste consigliano ormai i piatti da preparare e le 'epicerie' dove trovare gli ingredienti e le pietanze più sorprendenti.