20/01/2012
La giustizia Usa chiude «Megaupload». «Ha infranto le regole sul copyright»
La giustizia Usa chiude «Megaupload». «Ha infranto le regole sul copyright»La lotta contro lo scambio di file su internet. Arrestati il fondatore Kim Dotcom e altri manager
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21/07/2011
Anonymous, arrestati sedici hacker
Anonymous, arrestati sedici hackerOPERAZIONE DELLA FBI. Incursioni alla PayPal, fermati in Europa e negli Usa
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03/06/2011
Attacchi informatici a Gmail per rubare password “illustri”
Attacchi informatici a Gmail per rubare password “illustri”Secondo Google presunti hacker cinesi avrebbero tentato di impossessarsi delle password di centinaia di utenti (tra cui importanti funzionari del governo Usa, attivisti asiatici, militari e giornalisti). Ma la Cina respinge le accuse
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27/11/2010
Trappola dell’Fbi, finta bomba sotto l’albero di Natale
Trappola dell’Fbi, finta bomba sotto l’albero di NataleUn cittadino americano di origine somala di 19 anni è stato fermato con l'accusa di tentato uso di armi di distruzione di massa. Ma erano stati gli agenti ad attirarlo in centro usando come esca un falso ordigno
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17/10/2010
Kristina, la sexy pirata che rubava milioni in Rete
Kristina, la sexy pirata che rubava milioni in ReteLa storia - Arrestata dall'Fbi. Ricercata una complice. Ottanta nella banda. Studentessa a New York, apriva conti e dirottava soldi
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07/09/2010
L'Fbi rilancia la Caccia a James Bulger, il criminale con la passione per Napoleone
L'Fbi rilancia la Caccia a James Bulger, il criminale con la passione per NapoleoneWANTED: 2 MILIONI DI DOLLARI. Super-ricercato. Potrebbe nascondersi tra i siti storici in Europa. Avvistato a Taormina. Responsabile di almeno 19 omicidi è in fuga, con la sua compagna dal 1995
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04/08/2010
L'Fbi contro Wikipedia per il logo
L'Fbi contro Wikipedia per il logoMA DA WIKIMEDIA NEGANO LA RICHIESTA. Il Federal Bureau of Investigation minaccia Wikipedia di intraprendere un’azione legale nei suoi confronti
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| La pagina di Wikipedia sull'Fbi (dal web) |
Il Federal Bureau of Investigation non gradisce che l’enciclopedia open source riporti, alla voce Fbi il logo dell’agenzia e, in mancanza di un’esplicita autorizzazione all’uso dell’immagine, ne chiede la rimozione a Wikimedia. Insomma il marchio è loro e se lo gestiscono loro, fanno sapere dal Federal Bureau in una lettera abbastanza minatoria, difendendo gelosamente lo stemma dove campeggia il simbolo della giustizia affiancato dalla scritta «Fidelity, Bravery, Integrità»(ovvero Fedeltà, coraggio, integrità), il cui acronimo è appunto FBI.
LA LETTERA DEL BUREAU – La lettera dell’Fbi viene spedita il 22 luglio, indirizzata a Wikimedia Foundation, e rivendica il permesso di utilizzo del prezioso simbolo solo in seguito al benestare del direttore del Bureau, intimandone una tempestiva rimozione. Peccato che le leggi citate dal Federal Bureau Investigation (la numero 701 e la 709 del codice degli Stati Uniti) nella polemica comunicazione si riferiscano a casi in cui si utilizza il logo per fini di lucro e alle ipotesi in cui vengano contraffatti i tesserini, e non a chi posta lo stemma su siti non commerciali.
LA RISPOSTA DI WIKIMEDIA – Nella risposta pubblicata sul New York Times online, il consigliere generale di Wikimedia, Mike Godwin, replica dunque che il simbolo resterà sulla pagina di Wikipedia, spiegando perchè viene negata la richiesta e dichiarandosi pronto a ripercussioni legali. In sostanza secondo Godwin nulla vieta la libera riproduzione dello stemma in questione, mentre la legge sulla proprietà intellettuale ne inibisce severamente la contraffazione. Wikipedia, nel rifiutare elegantemente l’istanza, fa notare anche di non essere l’unica a proporre lo stemma in questione (lo fa per esempio l’Enciclopedia Britannica online). C’è già chi si chiede cosa ci sia realmente dietro l’insolita rivendicazione e chi, come Cindy Cohn, di Electronic Frontier Foundation, insinua che l’Fbi avrebbe ben altro di cui occuparsi, liquidando come silly (stupida) tutta la questione. Ma i toni della prima lettera, seguita da una risposta decisamente piccata, fanno già ipotizzare un’aspra battaglia legale.
Emanuela Di Pasqua
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27/07/2010
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoop
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoopJulian Assange, fondatore del sito che ha svelato i segreti della guerra in Afghanistan spiega a Sky.it: mi alleo con i grandi editori per verificare le notizie e aumentarne l’impatto. Agli italiani promette: mandatemi le vostre intercettazioni…
A festeggiare non ci ha nemmeno pensato, nonostante sia responsabile di uno dei maggiori scoop della storia del giornalismo. Da Londra, dove ha messo in piedi un ufficio stampa temporaneo, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, conferma che non viaggerà negli Stati Uniti per un po’, dopo aver svelato i segreti sulla guerra in Afghanistan. Così rilevanti da aver costretto il Pentagono ad aprire un'inchiesta penale sulla fuga di notizie. Ma rivela: "il mio sito ha più di un ammiratore all'interno della Difesa americana", avremo nuovi colpi nei prossimi 6 mesi. E agli italiani promette: mandateci le vostre intercettazioni telefoniche. Noi le pubblicheremo sempre.
Partiamo dall’Afghanistan. Quale risultato sperate sortisca l’ultimo vostro scoop?
Speriamo che conduca ad un'ampia soluzione di pace per la nazione. E' un risultato molto difficile da realizzare ma sembra che l'attenzione in Usa, in Europa, in Pakistan e in Afghanistan si stia concentrando sulla scelta di un nuovo modo di procedere.
Avete più volte confermato di avere in mano il video del massacro di Garani (quando un attacco aereo americano causò la morte di molti civili afghani, tra cui parecchi bambini, ndr) ma non l'avete ancora pubblicato. Lo farete?
Arriverà, ma il materiale è molto complesso.
Lo era anche quello che avete appena pubblicato. E’ per questo che avete scelto New York Times, the Guardian e Der Spiegel come partner per questo scoop?
Sono le più influenti pubblicazioni nelle loro rispettive nazioni, sono molto conosciute nel mondo, dispongono di ingenti risorse e fanno costantemente giornalismo di inchiesta. Ci sono anche altri che lo fanno, penso a testate francesi per esempio, ma dato il poco tempo che avevamo per mettere a punto una partnership questi giornali erano i primi tre nella nostra lista.
In passato vi siete lamentati di come i giornalisti hanno trattato alcuni documenti che avete pubblicato. E' soddisfatto del lavoro di queste testate?
Credo che sia stata un'esperienza interessante ed efficace avere una collezione di 4 soggetti di questo tipo ( il quarto è WikiLeaks, ndr) che hanno lavorato pubblicando anche i documenti originali: questo ha costretto tutti ad avere una prospettiva più onesta. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Il Guardian, oltre a 14 pagine nell'edizione di lunedì, ha fornito la copertura meglio strutturata sul web. Der Spiegel ha dedicato 17 pagine all'evento. Il New York Times è stato un po' più difensivo sulla pubblicazione di quello che avrebbe dovuto essere; per esempio si è rifiutato di fornire il link a WikiLeaks, il che mi sembra poco professionale. Penso però che la loro copertura, pur all'interno delle limitazioni del contesto americano, sia stata piuttosto buona.
Come avete lavorato sui documenti e quante persone sono state coinvolte?
La prima fatica è stato cercare di capire la struttura di base dei materiali e dare a questi una forma dalla quale i giornalisti potessero partire e poi metterli online in una presentazione tale che la comunità globale potesse leggerli. L'analisi è andata avanti per più di un mese. Quanto al numero di persone, più o meno una dozzina.
E' questo il tipo di collaborazione con i media che pensate per il futuro?
In passato abbiamo collaborato con singoli soggetti. Per esempio con una tv islandese per mandare dei giornalisti a Bagdad per fare ricerche sul video “Collateral Murder” (che mostrava un elicottero americano uccidere dei civili a Bagdad, ndr). E' la prima volta che abbiamo strutturato una coalizione che tiene insieme tanti diversi gruppi editoriali così significativi. Ha funzionato molto bene. Lo faremo ancora tutte le volte che sarà necessario.
Chi farete arrabbiare la prossima volta?
I materiali che pubblicheremo nei prossimi 6 mesi avranno un impatto importante pressoché su tutte le nazioni.
Ha seguito le vicende delle leggi italiane sulle intercettazioni proposte dal governo Berlusconi? Che ne pensa?
Mandateci le vostre intercettazioni telefoniche e noi le pubblicheremo.
Il video dell'attacco americano in Iraq:
Raffaele Mastrolonardo
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26/07/2010
Wikileaks svela i segreti della guerra in Afghanistan
Wikileaks svela i segreti della guerra in AfghanistanIl portale pubblica i rapporti top secret dell’intelligence Usa. “Il conflitto è un fallimento. I servizi pakistani aiutano Al Qaeda”. L’ira della Casa Bianca: “La fuga di notizie mette in pericolo i nostri soldati”
E' Un ritratto "devastante" del conflitto afghano quello che esce dalla pubblicazione di 92.000 documenti riservati che mostrano anche l'atteggiamento ambiguo dei servizi segreti del Pakistan. I documenti che Wikileaks ha deciso di passare a New York Times, The Guardian e Der Spiegel, alcune settimane fa, mostrano, soprattutto, come il Pakistan, ufficialmente alleato degli Stati Uniti, permettesse ai propri servizi segreti di trattare e complottare con i talebani. Ma è la visione globale del conflitto a uscirne compromessa. I documenti, secondo The Guardian, "danno un'immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan". Le autorità statunitensi hanno condannato con fermezza la pubblicazione di questi documenti riservati, in quanto metterebbe in pericolo la vita dei soldati statunitensi e dei loro alleati in Afghanistan e hanno comunque garantito che non influirò sulle alleanze con Afghanistan e Pakistan. I documenti raccontano anche delle unità alleate create per uccidere o imprigionare senza processo i leader talebani e come le autorità militari statunitensi cerchino di coprire come i talebani stiano acquisendo sempre maggiori capacità militari e potenza di fuoco.
La Casa Bianca ha "fortemente condannato" la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l'azione di Wikileaks mette a repentaglio "le vite sia di americani, sia dei nostri alleati, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale Wikileaks - ha aggiunto Jones - non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Proprio per la grave situazione che si era creata nel corso degli anni, il presidente Obama ha annunciato la nuova strategia, basata su un sostanziale incremento di risorse in Afghanistan". Jones ha sottolineato poi il rapporto di forte alleanza che esiste tra Usa e Pakistan: "Gli Stati Uniti restano a sostegno del popolo pachistano e dello sforzo del Pakistan focalizzato a sradicare i gruppi estremisti violenti".
Il fondatore di Wikileaks, l'australiano Julien Assange, intervistato dalla CNN, ha però difeso la decisione di pubblicare i documenti riservati perchè "fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure no". "Grazie a questi documenti è possibile farsi un'idea più precisa di cosa sta succedendo in Afghanistan ed è giusto che la gente lo sappia".
Assange, 39 anni, australiano con un passato di hacker e programmatore di computer, ha citato ad esempio le operazioni della Task Force 373, "uno squadrone della morte" delle forze speciali Usa incaricato di eliminare singole persone incluse in una lista nere. "Hanno assassinato almeno sette bambini e altri innocenti", ha riferito Assange sottolineando che a decidere chi doveva finire sulle 'liste della morte', "erano i governatori locali o altre autorita sulla base di prove deboli e senza il controllo di alcun giudice".
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25/03/2010
Catturato l'hacker del profilo di Obama
Catturato l'hacker del profilo di Obama
Il giovane era riuscito ad intrufolarsi anche nelle pagine di altri vip, come Britney Spears. Arrestato dalla gendarmerie e dall'Fbi il 25enne che si era introdotto anche nel Twitter del presidente Usa
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| La pagina Twitter del presidente americano Barack Obama |
PARIGI - Un pirata informatico ricercato dalla polizia francese e dall'Fbi statunitense per avere violato l'account su Twitter del presidente Usa Barack Obama è stato arrestato nella regione del Puy-de-Dome, nel centro della Francia, al termine di un'indagine che Parigi e Washington portavano avanti da diversi mesi.
GUSTO PER LA SFIDA - L'hacker, un giovane francese di 25 anni conosciuto sul web con lo pseudonimo di «Hacker-croll», ha fatto «tremare» la rete dopo essere riuscito ad accedere come amministratore al servizio di micro-blogging, potendo così creare o eliminare profili utenti a suo piacimento. Secondo la polizia, il cyber-criminale agiva per «il semplice gusto della sfida». Non solo il giovane aveva violato l'account si Twitter del presidente Obama: secondo diversi siti internet francesi, tra le sue «vittime» ci sarebbero anche numerose personalità dello spettacolo tra cui la cantante pop americana Britney Spears.
L'FBI IN CAMPO - Nel 2009 l'Fbi aveva notato strani movimenti attorno all'account su Twitter del capo della Casa Bianca ed aveva accertato che il paese di provenienza degli assalti informatici era la Francia. Era stata così allertato l'ufficio competente per la lotta contro la criminalità sul web. Seppure in misura minore, l'hacker transalpino, di cui non sono state rese note le generalità, imperversava anche su Facebook, il social network, e su account di posta elettronica come G-Mail. Secondo vari media online, il giovane era già conosciuto dalla polizia per «piccole frodi gli avevano fruttato 15.000 euro», stando a una fonte vicina alle indagini. Dalle sue incursioni su Twitter, tuttavia, non ha tratto profitto.
TRADITO DALLA VANITA' - «Si introduceva nel sistema in modo fraudolento ma non ha modificato nessun dato e non ha truffato nessuno», ha detto il procuratore di Clermond-Ferrand, Jean-Yves Coquillat. A tradirlo sono state l'imprudenza e forse un pizzico di vanità. «Hacker Croll» aveva infatti creato un proprio blog in cui raccontava delle sue prodezze e aveva addirittura concesso un'intervista al sito internet Zataz.com nella quale spiegava lungamente il metodo usato per le sue scorribande su Twitter. Diplomato in elettronica e senza conoscenze particolari di informatica, con il computer era abile ma anche fortunato. A volte riusciva a scoprire le password degli account per puro caso. Altre volte ricorreva al metodo della «domanda segreta» cui un utente che ha dimenticato una parola d'ordine deve rispondere per avere un altro codice d'accesso. Si tratta spesso di quesiti elementari tipo 'Come si chiama tua madre da ragazza?' o 'Per quale squadra tifi?'. «Indovinare la risposta giusta in questi casi è tutt'altro che impossibile», ha spiegato una fonte della polizia. L'indagine è stata condotta dall'Ufficio centrale per la lotta alla cyber-criminalità (Occltic). Gli inquirenti francesi e quattro agenti federali Usa sono riusciti a rintracciare Hacker Croll, che dopo essere stato fermato è stato rimesso in libertà in attesa di comparire in tribunale il 24 giugno prossimo. (Fonte: Ansa).
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