24/04/2011
Piazza San Pietro, 100mila alla messa
Piazza San Pietro, 100mila alla messaPASQUA. Centinaia di migliaia di fedeli in attesa della benedizione papale «Urbi et Orbi»
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11/10/2010
L'ultima messa di don Aniello. Applausi, rabbia e commozione
L'ultima messa di don Aniello. Applausi, rabbia e commozioneDopo sedici anni, Manganiello lascia Napoli. Trasferito a Roma. Il parroco anticamorra lascia (controvoglia) il rione don Guanella tra le proteste dei fedeli: «Lo hanno cacciato»
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15/08/2010
Lourdes, allarme bomba al Santuario Evacuati trentamila pellegrini
Lourdes, allarme bomba al Santuario Evacuati trentamila pellegriniTelefonata al commissariato di polizia: «esploderanno 4 ordigni». Migliaia i fedeli presenti per partecipare alla messa solenne della Festa dell'Assunzione
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11/07/2010
La crisi si fa sentire anche in Vaticano
La crisi si fa sentire anche in VaticanoI conti della Santa Sede migliorano ma restano in rosso per il secondo anno consecutivo. Aumentano le offerte dei fedeli al Papa, l'obolo di San Pietro. Dallo Ior 50 milioni
Il bilancio consuntivo 2009 della Santa Sede, dei dicasteri e del Governatorato della Citta' del Vaticano sono ancora in rosso. Ma i conti sono in netto miglioramento rispetto al 2008. Lo afferma una nota dopo la riunione del Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici. Il bilancio consuntivo consolidato 2009 registra un disavanzo di esercizio di 4 mln 102mila e il Governatorato della Citta' del Vaticano di quasi 8 mln.
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16/05/2010
San Pietro, 200 mila per il Papa «È il peccato il vero nemico»
San Pietro, 200 mila per il Papa «È il peccato il vero nemico»Giornata di solidarietà promossa dalla Cnal, Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali. Benedetto XVI: «Il male spirituale può contagiare anche i membri della Chiesa», ma «proseguiamo con fiducia»
| Il «Regina Coeli» (Ansa) |
ROMA - Circa 200 mila persone sono affluite domenica mattina in piazza San Pietro per la giornata di solidarietà verso Benedetto XVI, promossa dalla Cnal (Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali) dopo la bufera dello scandalo pedofilia che ha coinvolto la Chiesa. Da tutta Italia sono arrivati gli appartenenti ai movimenti ecclesiali e alle associazioni cattoliche che intendono stringersi intorno al Papa per testimoniargli il loro appoggio e sostegno. Molte le famiglie, i fedeli delle parrocchie romane e delle diocesi italiane. Sul colonnato un grande striscione, affisso dalla Cnal, con la scritta «Insieme con il Papa». Su altri due grandi striscioni con frasi dello stesso Ratzinger: «È nella Comunione della Chiesa che incontriamo Gesù» e «Non abbiate paura, Gesù ha vinto il male».
LA RICONOSCENZA DEL PAPA - Benedetto XVI, affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, dopo la recita del «Regina Coeli» (preghiera che fino a Pentecoste sostituisce l'«Angelus») ha ringraziato i fedeli per «questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà». «Cari amici - ha detto - voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell'impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia».
«IL VERO NEMICO E' IL PECCATO» - «Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa», ha detto poi Papa Benedetto XVI. «Viviamo nel mondo - ha aggiunto il Papa - ma non siamo del mondo. Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell'amore, nel servizio». «E' quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli - ha detto il Pontefice - hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E' quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l'uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza».
LA PREGHIERA DI BAGNASCO - Alle 11, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aveva guidato la preghiera introduttiva, in cui si auspicava che la Chiesa, «fedele alla sua missione», e «purificata dalla penitenza, sia luogo di giustizia e di conforto per i credenti». Nella preghiera si chiedeva «misericordia e perdono per i nostri peccati, purificazione e forza per tutta la Chiesa». «Mediante il ministero dei sacerdoti - si aggiungeva in un altro passaggio -, dona loro di essere perseveranti nel servire la tua volontà». «Ascolta il grido di coloro che sono nel dolore - recitava ancora la preghiera - perché trovino giustizia e conforto, così che, partecipando alla vita della tua Chiesa, purificata dalla penitenza, possano riscoprire l'infinito amore di Cristo». Viene quindi invocato aiuto nel «cammino di conversione in questi tempi di apprensione e di speranza».
SOLDIARIETA' DA ASSISI - Sulla loggia della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, nel giorno in cui davanti alla chiesa sfileranno migliaia di persone che stanno partecipando alla Marcia della pace partita stamani da Perugia, i frati francescani hanno appeso uno striscione lungo cinque metri con i colori della pace, su cui si legge: «Dalla piazza di S. Francesco in Assisi a piazza San Pietro in Roma un'unica voce di sostegno alla missione del Papa: Santità conti su di noi per la sua mission di pace e di bene! I frati del S. Convento» .
Redazione online
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20/02/2010
Minareto crolla sui fedeli: 40 morti
Minareto crolla sui fedeli: 40 morti
MAROCCO - DURANTE LA PREGHIERA DEL VENERDI'. Tragedia provocata dalle piogge torrenziali nella storica moschea di Meknes. Almeno 70 i feriti
RABAT - È salito ad almeno quaranta morti e settantuno feriti il bilancio del crollo - provocato dalle piogge torrenziali dei giorni scorsi - del minareto di una storica moschea di Meknes, nel centro del Marocco, in occasione della preghiera del venerdì. Lo hanno annunciato le autorità locali, che hanno chiarito che ci sono ancora persone intrappolate sotto le macerie. La tragedia, la più grave del genere mai avvenuta nel Paese africano, è avvenuta nel momento della grande preghiera nella moschea Bab Berdieyinne, che si trova nella città vecchia di Meknes, intorno alle 12.45 locali di venerdì (le 13.45 in Italia).
CROLLO - «Quaranta persone sono rimaste uccise e settantuno ferite nel crollo del minareto di questa moschea», ha dichiarato un responsabile della protezione civile della città, Mohamed Ismael Alaoui. Il numero di vittime potrebbe aumentare, perché i fedeli sono tradizionalmente molto numerosi alla preghiera di metà giornata (Addohr) il venerdì. Le cause del crollo del minareto non sono state ufficialmente comunicate, ma tutti puntano il dito contro le forti piogge degli ultimi giorni (fonte Apcom).
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08/02/2010
Il Papa denuncia la pedofilia nella Chiesa
Il Papa denuncia la pedofilia nella Chiesa
Il pontefice preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi. Benedetto XVI: alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell'infanzia
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| Papa Benedetto XVI (Eidon) |
ROMA - Un duro atto d'accusa, che questa volta arriva direttamente dal soglio pontificio. Alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell'infanzia, «un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare». Lo ha affermato Papa Benedetto XVI ricevendo i partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia.
ANNUNCIO DI LETTERA AI FEDELI IRLANDESI - «La tenerezza e l'insegnamento di Gesù - ha aggiunto il Papa che ha già annunciato per le prossime settimane una lettera pastorale ai fedeli irlandesi dopo alcuni rapporti giudiziari su abusi compiuti da religiosi - hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura». «La Chiesa, lungo i secoli, sull'esempio di Cristo - ha detto il Papa commentando il ventesimo anniversario della Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia - ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi - ha aggiunto - alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare». «Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli - ha spiegato ancora il Pontefice - impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. Perciò anche la Convenzione sui diritti dell'infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l'adozione, le cure sanitarie, l'educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l'abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo».
Redazione online
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03/08/2009
Il racconto del frate francescano «Ho visto bruciare i miei parenti»
Il racconto del frate francescano «Ho visto bruciare i miei parenti»
I fedeli accusati dagli estremisti musulmani di aver strappato pagine del corano. Padre Hussein Younis e il pogrom anticristiano avvenuto in Pakistan
| Una casa distrutta a Gojra dopo il pogrom anticristiano (Reuters) |
KABUL - «Ma ve ne rendete conto? Non si sono accontentati di tirare pietre, dare fuoco alle abitazioni e linciare i cristiani. Hanno utilizzato anche pistole, mitra e persino un lanciagranate. Volevano distruggere e soprattutto uccidere con una rabbia e un accanimento per noi incomprensibili».
Sarà che proprio mentre parla al telefono frate Hussein Younis ha davanti agli occhi i corpicini dei due nipotini uccisi, appena coperti da un lenzuolo sporco di sangue. E sarà che fuori dalla finestra vede le macerie fumanti della sessantina di abitazioni devastate dalla rabbia musulmana. Ma il suo racconto del pogrom anticristiano due giorni fa nel suo villaggio natale, Gojra, provincia di Faislabad, nel Punjab orientale, è davvero drammatico e non esita a puntare il dito «contro gli estremisti islamici, molto probabilmente legati ad Al Qaeda e ai Talebani, che attaccano le minoranze cristiane con un vasto progetto di destabilizzazione regionale».
Ha 39 anni padre Younis, francescano, e un conto molto personale con gli autori di queste violenze: ben sette membri della sua famiglia hanno perduto la vita. «Fanno tutti per cognome Hameed, il clan famigliare del marito di mia sorella: due bambini, tre donne e due uomini. Tutti massacrati o bruciati vivi per una sola colpa: essere cristiani, una piccola minoranza che non supera il 2 per cento dei circa 170 milioni di pakistani», spiega.
Ma com'è cominciata? «Alcuni giorni fa in un villaggetto presso Gojra si era tenuta una grande festa di matrimonio cristiana. Come è usanza, alla fine della cerimonia in chiesa gli invitati hanno tirato verso la coppia fiori, riso, alcune monete per augurare prosperità e biglietti con frasi di saluto o salmi. Il problema è che i musulmani hanno cominciato a sostenere che in realtà i versetti religiosi erano pagine del Corano strappate, un'offesa gravissima per l'Islam e oggi ancora più grave in questi tempi di fanatismo. Ben presto sono volati insulti, accuse, poi pietre e violenze. Nel pomeriggio erano già state date alle fiamme alcune abitazioni», risponde. Ma l'escalation più grave riprende sabato mattina verso le undici a Gojra, nei pressi della cosiddetta «Christian Town», il quartiere cristiano.
«La nostra gente ha contato otto autobus carichi di estremisti arrivati da lontano. Volti sconosciuti di gente armata sino ai denti. Il loro slogan preferito è stato che noi cristiani abbiamo la stessa religione dei soldati americani e dunque siamo nemici, meritiamo la morte. Prima hanno tirato pietre, poi hanno utilizzato benzina e infine mitra e bombe. Qui attorno a me è tutto bruciato, carbonizzato. Il bilancio di sangue poteva essere molto peggio, se i cristiani non fossero stati in allarme e non fossero fuggiti subito. I miei famigliari non sono stati abbastanza veloci e sono bruciati vivi, intrappolati tra le fiamme. Mio genero aveva il cranio sfondato».
In serata un'analisi più completa giunge ancora per telefono dal vescovo di Faislabad, monsignor Joseph Coutts, che ci risponde mentre sta ricevendo le autorità del governo regionale del Punjab, assieme ad alcuni leader religiosi musulmani locali. «Non è il mio mestiere fare analisi politiche - sostiene . Ma è ovvio che questi pogrom sono stati ben organizzati da gruppi che, alla luce della destabilizzazione in Pakistan, e forse persino in Afghanistan, e soprattutto delle battaglie degli ultimi mesi nella vallata di Swat, cercano di alzare la tensione. Ci hanno provato con i gravi attentati nelle maggiori città pakistane e ora passano con gli attacchi ai cristiani. Il fatto più grave è che adesso riescono a mobilitare grandi folle di fedeli contro di noi. Trovo sia un fenomeno preoccupante, peggiore che i soliti attentati isolati a suon di bombe nelle basiliche che hanno terrorizzato i cristiani sin dalla guerra del 2001 in Afghanistan ». Il vescovo ricorda almeno quattro pogrom che hanno visto la mobilitazione di larghe masse di manifestanti pronte ad usare violenza. «La prima volta in anni recenti è stata nel 1997, nel villaggio di Shantinagar. Otto anni dopo si è ripetuto nella cittadina di Fanglahill. Il 30 giugno scorso è avvenuto nel villaggio Banniwal, nella regione di Kasur, non troppo lontano da qui. E il 26 luglio a Korrial hanno dato fuoco a 60 case. Per fortuna i cristiani erano pronti e sono fuggiti al primo segnale di violenza».
A Islamabad da tempo la nunziatura fa discretamente pressione sul governo per cercare di offrire maggiori garanzie di difesa alla comunità cristiana. E i vescovi locali chiedono alle autorità di cancellare la controversa «legge 295», che in nome della Sharia (la legge coranica) prevede persino la pena di morte a chiunque offenda il Corano e la figura di Maometto. «Il problema è che questa legge viene spesso utilizzata in modo del tutto arbitrario. Spesso basta la parola di un cittadino musulmano per far mettere in carcere un cristiano senza alcuna prova concreta», prosegue monsignor Coutts.
Lorenzo Cremonesi
Fonte "CdS"
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28/06/2009
Ken, il reverendo che ama le pistole
Ken, il reverendo che ama le pistole
Il pastore di louisville che divide l'america. L'uomo ha organizzato un mega evento in vista del 4 luglio: «I fedeli vengano a armati». Ed è polemica
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| Il volantino della manifestazione organizzata da Ken Pagano |
LOUISVILLE (Stati Uniti) - Negli Usa ormai è per tutti «il pastore che ama le pistole». La fama di Ken Pagano, guida spirituale della New Bethel Church di Louisville, ha varcato i confini del Kentucky e sabato pomeriggio i suoi fedeli parteciperanno in massa al «Open carry celebration», una manifestazione alquanto singolare: tutti i credenti andranno in Chiesa portando in tasca una pistola. La cerimonia, che il pastore sta organizzando da circa un anno, intende festeggiare anticipatamente il 4 luglio, giorno dell'indipendenza degli Usa e soprattutto celebrare il diritto al possesso delle armi dei cittadini statunitensi.
MANIFESTAZIONE - Durante l'insolita manifestazione il pastore pronuncerà un sermone in cui probabilmente ribadirà che gli insegnamenti della Bibbia e il diritto a possedere armi non sono inconciliabili. Poi sarà la volta del picnic e della lotteria. I premi offerti ai vincitori rispecchieranno i temi del sermone: i più fortunati porteranno a casa pistole e fucili, mentre gli altri si dovranno accontentare di videocassette in cui abili istruttori insegnano a usare le armi da fuoco. Infine i fedeli proclameranno la loro fedeltà al Secondo emendamento della Costituzione americana, la controversa norma che sancisce il diritto dei cittadini statunitensi a possedere armi da fuoco. Tuttavia affinché tutto fili liscio, all'entrata della Chiesa ci saranno diversi ufficiali che avranno il compito di controllare che tutte le armi siano scariche.
LEGGI LIBERALI - Il Kentucky è uno degli Stati americani dove esistono leggi molto liberali in materia di armi. I cittadini non possono portare le pistole nelle scuole, nei bar e nelle prigioni, ma in tutti gli altri posti, compresi i luoghi di culto, non esistono divieti simili. Il pastore Pagano, che è un assiduo frequentatore del poligono di tiro locale, prima di diventare una guida spirituale ha servito nel corpo del Marines. Due settimane fa ha pronunciato un sermone intitolato «Dio, Pistole, Gospel e Geometria». A chi gli fa notare che la violenza delle armi è molto lontana dalle parole di Cristo, risponde seccato: «Io invece non ci vedo nessuna contraddizione. Da cristiano non vedo alcuna incompatibilità. Il diritto a possedere armi non è né vietato dalla Bibbia né è incostituzionale. Dio e le pistole sono parte della storia di questo paese. Non tutti i cristiani devono essere per forza pacifisti».
CRITICHE - Come molti suoi fedeli, Pagano non è un supporter di Barack Obama. I ripetuti discorsi del Presidente contro le armi non sono piaciuti al pastore che assicura che senza questo diritto si cancella una parte importante della storia americana: "I padri pellegrini credevano fermamente nelle armi. Io voglio rimanere legato alla tradizione e ne sono orgoglioso". Tuttavia non tutti in Kentucky hanno le stesse idee di Pagano ed è ancora presente nella memoria collettiva americana la recente morte di George Tiller, il medico degli "aborti tardivi"(era uno dei pochi ginecologi negli Usa che ancora praticavano l'aborto dopo la ventesima settimana di gravidanza), ucciso il mese scorso in una chiesa del Kansas mentre partecipava ad una funzione religiosa. La Brady Campaign, associazione che combatte contro il dilagare delle armi in America, sostiene che chi crede in Dio non può usare armi da fuoco. Stesso concetto ribadito da John Phillips, pastore americano ferito con un'arma da fuoco in una chiesa dell'Arkansas nel 1986: «Non capisco come un ministro di Dio che conosce gli insegnamenti della Bibbia possa promuovere queste iniziative» dichiara Phillips al New York Times). Poi parafrasando la celebre frase pronunciata dall'ispettore Callaghan alias Clint Eastwood, taglia corto: «Gesù non ha mai detto: "Coraggio, andate e fatevi ammazzare"».
Francesco Tortora
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05/03/2009
Mantova, rubava le offerte in chiesa Il prete lo incastra con una telecamera
Mantova, rubava le offerte in chiesa Il prete lo incastra con una telecamera
Arrestato un 47enne cremonese: da tempo il parroco lo pregava di smettere ma lui negava tutto. Poi la trappola dovrà rispondere di furto aggravato.
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| Il ladro «pizzicato» dalla telecamera (Emmevì) |
MANTOVA - Il parroco di Sant'Erasmo a Castel Goffredo, nel Mantovano, si era insospettito da tempo. Un uomo frequentava la chiesa assiduamente, da circa sei mesi, e dopo ogni sua "visita", la cassetta delle offerte era immancabilmente vuota. Facile intuire l'accaduto, ma mancavano le prove. Più volte gli aveva parlato, invitandolo a desistere dai furti per evitare problemi con la giustizia. Risultati zero, l'uomo negava tutto. E la cassetta era sempre vuota. Pensa e pensa, al parroco è venuta un'idea geniale. Ha piazzato una piccola telecamera nascosta puntata sul tavolino con la scatola delle offerte: dentro ha messo 15 euro, premurandosi di fotocopiare tutte le banconote. Poi ha aspettato che il "fedele" mettesse a segno l'ennesimo colpo. La trappola è scattata mercoledì pomeriggio: il 47enne di Ostiano (Cremona) è entrato, si è avvicinato furtivamente e ha scassinato la cassa con una morsa artigianale. Il prete era all'erta: ha visto le riprese in diretta e ha chiamato i carabinieri. La strategia è riuscita e il ladro, colto sul fatto, è stato arrestato. Dovrà rispondere di furto aggravato.
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