04/02/2011

Federalismo: Napolitano, «Decreto irricevibile, non ci sono le condizioni»

Federalismo: Napolitano, «Decreto irricevibile, non ci sono le condizioni»

Obbligo di comunicazioni alle Camere prima di approvazione definitiva. Berlusconi poco prima da Bruxelles: «Spero non ci siano problemi con il presidente sulla firma»

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Berlusconi: «Problemi con Napolitano? Spero di no»

Berlusconi: «Problemi con Napolitano? Spero di no»

Le dichiarazioni del premier al vertice europeo di Bruxelles. «Siamo in una repubblica giudiziaria commissariata dalle procure. Opposizione contro gli interessi del Paese»

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26/01/2011

«Faremo la prima riforma fiscale del secolo. No all'obbligo di nuove tasse»

«Faremo la prima riforma fiscale del secolo. No all'obbligo di nuove tasse»

La riforma del federalismo fiscale frenata da logiche politiche. Tremonti: «Il cittadino potrà dire all'ente locale, non mettere le addizionali, non abusare con le imposte»

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26/12/2010

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord

Uno studio del Pd sui dati della Commissione per l'attuazione del provvedimento. Le città più penalizzate sono L'Aquila e Napoli (-60%). Milano +34%, Parma +105%, ma Genova -22, Torino -9%

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20/09/2010

Federalismo fiscale, cosa cambia per le regioni

Federalismo fiscale, cosa cambia per le regioni

Più margini di manovra su Irap e Irpef, ma anche paletti più rigidi da rispettare. Per le regioni virtuose ci saranno più fondi, mentre chi non rispetta i conti rischia il cosiddetto Fallimento politico

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04/08/2010

Cedolare affitti, inquilini e proprietari ecco i consigli per risparmiare

Cedolare affitti, inquilini e proprietari ecco i consigli per risparmiare

La doppia strategia: punizioni più severe a chi evade, possibili sgravi a chi è in regola

 

Arriva da subito la cedolare secca sugli affitti. Si applicherà dal 2011, sarà su base volontaria, e avrà un'aliquota del 25%. Per i contratti a canone agevolato nei centri ad alta densità abitativa il prelievo sarà al 20%. È quanto prevede l'ultima bozza del decreto sul federalismo fiscale comunale che domani approva al Consiglio dei Ministri. Il nuovo tributo scatterà praticamente da subito assorbendo anche le imposte di bollo e registro, ma il proprietario potrà decidere di mantenere la vecchia modalità di tassazione Irpef.

La classica tecnica del bastone e della carota: la vuole usare il Fisco con i proprietari di case renitenti a dichiarare gli introiti percepiti da abitazioni in affitto, con le novità legislative previste dal quarto decreto attuativo del federalismo fiscale. Sul bastone è presto detto: saranno inasprite le sanzioni per i proprietari che evadono le imposte, con penali fino a duemila euro per le somme non dichiarate e fino al 400% sulle imposte evase.

Quanto alla carota: i proprietari che affittano a canone libero dal prossimo anno potranno optare tra la tassazione attuale e una cedolare secca del 25%, che andrebbe a sostituire l’Irpef (comprese le addizionali regionale e comunale), l’imposta di registro e i bolli. Con le regole attuali l’imposizione fiscale sulle locazioni prevede l’imponibilità ai fini Irpef dell’85% del canone annuo percepito, cui si aggiunge il 2% a titolo di imposta di registro (la metà è carico dell’inquilino). Ipotizziamo un contribuente con un’aliquota marginale Irpef, comprese le addizionali, del 42%, e che affitti una casa a 700 euro al mese: oggi paga 3.330 euro di imposte oltre all’Ici; con le nuove regole il suo esborso scenderebbe a 2.100 euro, cui comunque andrebbe aggiunta l’Ici. Il risparmio sarebbe di 1200 euro all’anno. Con aliquote marginali più basse e su canoni ridotti rispetto a quelli dell’esempio il risparmio si ridurrebbe ma rimarrebbe interessante, anche se il sospetto è che molti proprietari continuerebbero a preferire ancora l’esborso zero.

La legge sulle locazioni prevede un trattamento fiscale di favore per i contratti concordati: si tratta di locazioni effettuate, nelle grandi città, a canoni calcolati sulla base di parametri individuati di comune accordo tra le associazioni dei proprietari e i sindacati inquilini. Il proprietario di casa che concede la sua abitazione seguendo questo percorso normativo ottiene con le regole attuali un ulteriore sconto del 30% sull’imponibile Irpef, che quindi viene pagata sul 59,5% (ovvero l’85% standard meno un ulteriore 30%). Con le nuove norme il proprietario che invece optasse per la cedolare secca si vedrebbe applicata un’aliquota del 20%. Per restare al nostro esempio precedente, su un affitto da 700 euro al mese l’imposizione annua complessiva calcolata è di 2.230 euro mentre con la cedolare il carico scenderà a 1680 euro, con un vantaggio di 450 euro. Nei fatti quindi si ridurrà il vantaggio fiscale dei contratti concordati, perché se con le norme attuali a parità di canone si ottenevano, per restare sempre al nostro esempio, risparmi di 1.100 euro (2.230 euro contro 3.330), con la cedolare il gap scenderà a 420 euro. Siccome i canoni concordati sono di norma molto più bassi di quelli liberi, la diminuzione dell’appeal fiscale porterà i proprietari a snobbarli.

E per gli inquilini? Un vantaggio teorico c’è: se le case a canone libero avranno un carico fiscale minore, i proprietari potrebbero ridurre leggermente le pretese mantenendo invariato il guadagno. Nella pratica forse potrà succedere che, spinti dalla minore fiscalità, qualche proprietario che tiene la casa vuota la metta sul mercato. Solo se il fenomeno avrà dimensioni massicce i canoni scenderanno.

Gino Pagliuca


10/04/2010

Berlusconi: «Il declino dell'Italia non c'è»

Berlusconi: «Il declino dell'Italia non c'è»

Industriali favorevoli al federalismo fiscale. Trichet elogia Tremonti: ha lavorato bene. Il premier: avanti con le riforme, più poteri al governo. Ma Marcegaglia: è la crisi peggiore degli ultimi 50 anni

 

Silvio Berlusconi al forum di Confindustria a Parma (Ansa)
Silvio Berlusconi al forum di Confindustria a Parma (Ansa)

PARMA - Il declino dell'Italia non esiste, è solo una montatura dei detrattori del governo. Lo ha detto a gran voce il premier Silvio Berlusconi intervenendo al forum sul futuro organizzato da Confindustria per celebrare i 100 anni dell'associazione. «Nel 2010 - ha spiegato il presidente del Consiglio - saremo il Paese con il più basso deficit primario, cioè al netto del debito pubblico. E nel 2009 abbiamo avuto una diminuzione del Pil contenuta, del 5%. Come Germania, Gran Bretagna e Giappone e molto più bassa di altri Paesi della Ue. Siamo afflitti purtroppo da problemi storici, dal debito ereditato dal passato alla forte evasione fiscale, ma ci stiamo muovendo in tutte le direzioni per cambiare questo stato di cose». In particolare, Berlusconi ha spiegato che il governo ha adottato almeno 12 provvedimenti anti-crisi che hanno permesso all'Italia di registrare risultati, in termini economici, molto migliori rispetto a quelli di altri paesi europei e, per alcuni indicatori, anche degli Stati Uniti. Insomma, ha sottolineato, «il declino dell'Italia davvero non si vede». Tuttavia era stata proprio la padrona di casa, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, a lanciare il monito: «Uniamo le nostre forze, voltiamo pagina. E’ la crisi peggiore degli ultimi 50 anni: tutti, governo, imprese e sindacati dobbiamo lavorare per evitare il peggio. Dati scientifici dimostrano che il Paese sta declinando».

LE RICHIESTE DEGLI INDUSTRIALI - La Marcegaglia ha avanzato anche le richieste del mondo delle imprese al governo. In particolare «entro 2 mesi, un impegno preciso e forte di investimento di almeno un miliardo in ricerca e di circa 1,5 miliardi sulle opere infrastrutturali che devono crescere». La presidente ha detto di non volere sentire più «promesse generiche» e di auspicare entro il 2010 «un impegno per tagliare la spesa pubblica corrente e conseguentemente tagliare le tasse sui lavoratori e sulle imprese». Gli imprenditori chiedono «impegni e tempi precisi» e per questo Marcegaglia propone «un taglio di spesa pubblica pari all'1% del pil all'anno per tre anni». In questi mesi, ha aggiunto, «le imprese e i lavoratori hanno tirato la cinghia, non è possibile che lo Stato non lo faccia». Dal canto loro le imprese non staranno a gaurdae: «Lanceremo la sfida di una crescita del 2% di Pil all’anno per tre anni: questo vuol dire 50 miliardi di euro in più di ricchezza e 700mila posti di lavoro in più. E’ una sfida importante che tutti noi dobbiamo portare avanti». La Marcegaglia ha poi detto che gli imprenditori sono favorevoli al federalismo fiscale: «Vogliamo che si vada avanti». Poi una bacchettata al Pdl: «I neoeletti presidenti di Calabria e Campania, come primo atto, sono andati a Palazzo Chigi a chiedere una dilazione del rientro del deficit in campo sanitario. Così si incomincia male, questo non è federalismo». E ancora: «Il federalismo fiscale va fatto», ma questo vuol anche dire responsabilizzare i presidenti delle regioni, e per questo chi non riesce a tenere i conti «deve andare a casa e non deve essere più rieletto».

GLI ELOGI DI TRICHET - Parole positive nei confronti della politica economica italiana erano state pronunciate nella stessa sede dal numero uno della Banca centrale europea, , Jean Claude Trichet: «La prospettiva di medio termine ha guidato la politica di bilancio in Italia durante la crisi. Il ministro dell'Economia ha resistito alle pressioni per l'introduzione di stimoli fiscali che vadano oltre l'alleggerimento che deriva dall'azione degli stabilizzatori automatici. Questa è una strategia appropriata, dato il suo scottante debito pubblico e in prospettiva della sua evoluzione nel lungo termine». Il presidente dell'Eurotower ha poi elogiato il sistema bancario italiano: «Le banche italiane, rispetto ai colleghi europei e del resto del mondo, hanno dimostrato un elevato livello di lucidità» e l'Italia nel complesso «ha una finanza privata sana, che non è mai caduta negli eccessi finanziari del recente passato. Resta un'economia manifatturiera, dove la finanza è il primo e principale supporto all'economia reale. La forte propensione al risparmio e la prudenza delle banche rappresentano quindi una piattaforma solida dalla quale l'economia può ripartire».

«PIU' POTERI AL GOVERNO» - Di fronte alla platea degli industriali Berlusconi non si è limitato a parlare di economia e ha colto l'occasione per rilanciare il tema delle riforme, in particolare nel campo del fisco e della giustizia. E sull'assetto istituzionale ha ricordato, come già aveva fatto durante la conferenza stampa con Nicolas Sarkozy all'Eliseo, che la Costituzione attribuisce tutti i poteri al Parlamento mentre il governo non ne ha nessuno: «I padri costituenti - ha detto Berlusconi - hanno definito un assetto istituzionale che dà tutti i poteri alle assemblee parlamentari: l’esecutivo non ha nessun potere nel nostro sistema costituzionale». La riforma costituzionale, ha aggiunto, andrà affrontata con il contributo di tutti ma l'orientamento della maggioranza è per una riforma semipresidenziale sul modello francese con però l'elezione contemporanea del Parlamento e del presidente del consiglio, per evitare eventuali problemi di colori diversi e coabitazioni forzate come avvenuto in diverse legislature in Francia. In ogni caso, ha puntualizzato, è importante «dare al presidente del consiglio gli stessi poteri di intervento che hanno i suoi colleghi europei». Ha poi citato a titolo di esempio il piano casa del governo, definito una «idea geniale», che ancora non ha trovato attuazione: «E non parliamo delle regioni di segno opposto al nostro dove la legge non è stata presa in considerazione, ma neanche nelle nostre regioni».

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA - Berlusconi ha poi ribadito l'intenzione di portare a termine la riforma della giustizia («Io sono il più grande imputato a livello europeo, queste cose le so, anche se contro di me sono stati intentati processi ridicoli solo a scopo politico») per un ammodernamento del campo penale, con la separazione delle funzioni tra pm e giudici, e per la riduzione dei tempi della giustizia civile. Il leader del Pdl è poi tornato ad attaccare la Corte costituzionale accusata di avere una maggioranza di giudici di sinistra che assecondano le richieste di «una certa corrente della magistratura che si oppone a tutte le leggi che considera scomode».

Redazione online


18/04/2009

Brunetta: «Col federalismo stop ai privilegi delle Regioni a statuto speciale »

Brunetta: «Col federalismo stop ai privilegi delle Regioni a statuto speciale »

 

«vedrete i curriculum dei manager pubblici. La P.A. nonsia ospizio per politici trombati». «Ora tutte saranno "speciali" , e non perchè hanno più soldi delle altre»

 

Renato Brunetta (Lapresse)
Renato Brunetta (Lapresse)

ALBA (CUNEO) - «Tra poche settimane pubblicherò i curricula di tutti i direttori generali e dei manager della pubblica amministrazione». L'annuncio è del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervenuto ad Alba alla presentazione del candidato sindaco Carlo Castellengo. «Lo farò -ha annunciato il ministro fra gli appalusi del pubblico- come ho pubblicato i nomi, i cognomi e le remunerazioni di tutti gli amministratori delle public utilities, le ex municipalizzate che a volte sono aree di grande efficienza ma a volte barconi per trombati». Ricordando che già sono stati pubblicati 27mila nomi e che saliranno nelle prossime settimane, Brunetta ha concluso: «Li pubblicherò tutti non per demonizzare qualcuno ma per trasparenza. Se uno è un bravo amministratore, produce bene e fa efficienza è giusto che sia pagato, ma la pubblica amministrazione non deve essere un ospizio per trombati della politica».

«FINE PRIVILEGI REGIONI STATUTO SPECIALI» - «Basta con le Regioni a statuto speciale» ha anche detto Brunetta, commentando le critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole sulla legge Gelmini e sulla legge Brunetta. «Tutte le Regioni italiane - ha precisato - saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a Statuto speciale - ha affermato Brunetta - sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario. Molti l'hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull'efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. E saremo tutti un po' più equi. Che nessuno - ha aggiunto - strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».

«QUELLO É UN FEDERALISMO EGOISTICO» - «Il sindacato Savt-Ecole ha detto oggi che per il prossimo anno ci sarà un incremento nella regione di 30 posti per gli insegnanti e «non il taglio di organici come avviene purtroppo nel resto del territorio nazionale in applicazione della legge Gelmini e della legge Brunetta». «Mi sono arrabbiato - ha sottolineato Brunetta - perchè è troppo facile aumentare gli insegnanti con i soldi degli altri. La Valle d'Aosta è una regione piccola, che riceve dallo Stato cinque volte le risorse delle altre. Questo è ciò che io chiamo federalismo bastardo: è troppo facile nascondersi dietro all'autonomia per sprecare le risorse». Secondo Brunetta, «federalismo non vuole dire avere la spesa facile, ma esercitare responsabilità e trasparenza». «L'attuale federalismo egoista di matrice post bellica - ha rimarcato - è finito. D'ora in poi dovrà esserci un federalismo nel quale tutte le Regioni siano speciali, e non perchè hanno più soldi delle altre. Credo che in Italia non dobbiamo più avere figli e figliastri, cicale e formiche, con i soldi che vanno sempre solo alle cicale. È stato così per 50 anni, ora è una storia finita: il federalismo che stiamo costruendo sarà un federalismo della convergenza e della responsabilità».


03/10/2008

Il governo vara il federalismo fiscale

Il governo vara il federalismo fiscale


Il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che riforma i trasferimenti agli enti locali, il testo e' il frutto della collaborazione tra stato e conferenza unificata

 

Il consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge che introduce il cosidetto federalismo fiscale.

 

TREMONTI - «Sarà un riforma storica ed è contenuta in un disegno di legge ordinaria e non costituzionale» ha spiegato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

IL PROVVEDIMENTO - Il testo approvato dal governo è quello emerso dal confronto tra l'esecutivo e la Conferenza Unificata degli enti locali (Regioni, Province, Comuni e Comunità montane).

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Ansa)
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti
Le Regioni hanno espresso un «parere positivo sui principi», riservandosi di verificare l'attuazione delle norme, mentre per Province e Comuni il via libera definitivo sarà condizionato dall'approvazione di alcuni emendamenti. Giovedì il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, aveva sottolineato che «domani potremo varare un testo che è stato discusso e condiviso con tutto il sistema delle autonomie locali». Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, aveva invece spiegato: «siamo solo all'inizio di un processo che è fondamentale e importantissimo per il Paese: noi il federalismo lo vogliamo - ha aggiunto - ma non abbiamo dato al governo nessuna delega in bianco. Controlleremo tutto il processo del federalismo fiscale, dalle risorse ai poteri - ha concluso - per garantire quelli che sono i diritti costituzionali dei cittadini italiani: ora si vedranno le carte e le risorse».

DECRETO LEGGE - Il Consiglio dei ministri ha poi approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti per il riequilibrio economico e finanziario di regioni e enti locali.