27/10/2010
Figli contesi, fermata la madre che si era ripresa i bambini in Germania
Figli contesi, fermata la madre che si era ripresa i bambini in GermaniaDopo il divorzio, i piccoli erano stati affidati al padre tedesco. Marinella Colombo si era presentata al Tribunale dei minori: per lei un mandato d'arresto europeo
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20/06/2010
Cose dell'altro mondo, Italia fermata dalla Nuova Zelanda
Cose dell'altro mondo, Italia fermata dalla Nuova ZelandaNella seconda giornata del gruppo F gli Azzurri strappano un risicato pareggio per 1-1 contro i neozelandesi che passano in vantaggio con Smeltz dopo soli 7'. Al 29' pari di Iaquinta su rigore. Ora bisogna vincere con la Slovacchia.
TALIA-NUOVA ZELANDA 1-1
7' Smeltz (NZ), 29' rig. Iaquinta (I)
Un risultato impensabile alla vigilia, un pareggio che complica la qualificazione agli ottavi che resta, tuttavia, nelle mani degli Azzurri. L'Italia deve battere la Slovacchia nel terzo e decisivo match. La Nazionale ha confermato le pecche dimostrate nelle gare pre-Mondiale e a lungo denotate nel match con il Paraguay: scarsa qualità davanti, incapacità di ribaltare l'azione e accelerare la manovra specie quando si passa in svantaggio. L'1-1 contro la Nuova Zelanda è la logica conseguenza di una strategia, votata alla sola concretezza (mai vista) e alla corsa, che non sembra pagare più del talento rimasto a casa.
Non c'è il tempo neanche di valutare l'atteggiamento in campo degli avversari che la Nuova Zelanda si porta in vantaggio al 7'. Errore di posizione della difesa azzurra che, come nel match con il Paraguay, si abbassa fino al limite dell'area piccola quando Cannavaro non riesce a intervenire sul pallone e di fatto stoppa la sfera per l'accorrente Smeltz che mette in rete da due passi. L'Italia prova la reazione d'orgoglio ma i neozelandesi attendono tutti al di qua della linea della palla intasando gli spazi. E' Montolivo a scuotere gli azzurri con un destro dalla distanza che incoccia il palo. L'Italia ci prova ma la manovra è lenta e prevedibile. Gilardino è troppo isolato in attacco, Iaquinta fa movimento ma è poco concreto in avanti. E' De Rossi a provarci dal limite ma Paston è attento e respinge con i pugni. Al 28' l'episodio che vale un calcio di rigore per la formazione di Lippi: De Rossi è trattenuto in area di rigore da Smith e va giù, per l'arbitro è fallo. dal dischetto si presenta Iaquinta che fa 1-1. Nel finale della prima frazione di gioco l'Italia prova a alzare i ritmi ma la Nuova Zelanda difende e chiude i primi 45' in parità.
Nella ripresa la squadra di Lippi si presenta con due novità in campo: entrano Di Natale e Camoranesi, escono uno spaesato Gilardino e un inconcludente Pepe. L'Italia parte a spron battuto ma fatica a creare azioni pericolose. Al 61' va fuori Marchisio per far posto a Pazzini e gli Azzurri si fanno più arrembanti. Di Natale in girata impegna Paston, poi è un bolide di Montolivo a impensierire ancora l'estremo neozelandese. Nel finale è Chris Wood a sfiorare l'incredibile colpaccio: salta Cannavaro e calcia in diagonale con il pallone che si perde di un soffio a lato della porta difesa da Marchetti. A 3' dal termine Camoranesi calcia dalla distanza e Paston si supera deviando in calcio d'angolo. Termina 1-1 un match in cui tutti i favori del pronostico erano per gli Azzurri che ora sono obbligati a vincere con la Slovacchia per passare il turno.
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26/03/2010
Bimbo morto, il Dna sul piede del piccolo appartiene al compagno della madre
Bimbo morto, il Dna sul piede del piccolo appartiene al compagno della madre
Genova - confronto «duro e teso» tra i due davanti agli inquirenti. Svolta nelle indagini. Caterina Mathas, accusata di aver ucciso il figlio, urla a Rasero: «Ti farò prendere 30 anni»
| Caterina Mathas condotta in Procura a Genova (Ansa) |
GENOVA - Svolta nelle indagini dell'infanticidio del piccolo Alessandro, il bimbo di 8 mesi ucciso a Genova. Il Dna rinvenuto sul piede del bambino appartiene a Giovanni Antonio Rasero, il compagno della madre del piccolo, Caterina Mathas (entrambi sono accusati del delitto). «Elemento decisivo - spiega in una nota il procuratore aggiunto Vincenzo Scolastic - è stato il rinvenimento sul piede del bambino, dove sono stati trovati i segni di un morso, del dna di Giovanni Antonio Rasero in considerazione degli ulteriori elementi di accusa già raccolti a suo carico. Resta da valutare la posizione della donna alla luce di questo nuovo dato che sembra escludere la sua partecipazione materiale al delitto». Il piccolo Alessandro è morto la notte del 15 marzo scorso nel locale di Giovanni Antonio Rasero durante una notte a base di cocaina con Aikaterini Mathas.
CONFRONTO - Intanto i due accusati si sono trovati faccia a faccia davanti al pm Marco Airoldi e agli investigatori della squadra mobile Gaetano Bonaccorso e Alessandra Bucci. Un confronto durato un'ora e mezzo circa, «emotivamente duro» dice uno degli inquirenti, «violento» lo definisce uno dei due difensori di Rasero, l'avvocato Giuseppe Nadalini, «teso» è l'aggettivo scelto invece da uno dei legali della donna, l'avvocato Igor Dante. Katerina Mathas si sarebbe rivolta a Rasero, urlandogli: «Te la farò pagare. Vedrai che ti faccio prendere 30 anni». Un confronto già più di una volta ipotizzato e sempre rimandato fino alla notte scorsa, quando all'una, al termine di circa dieci ore di interrogatori, il sostituto procuratore ha ritenuto che i tempi fossero maturi. Intanto Rasero in carcere ha scritto un memoriale, che nei giorni scorsi è stato consegnato al pm, in cui racconta che quella notte si era svegliato «mentre la donna gli metteva le mani in bocca».
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21/03/2010
Genova: convalidato l'arresto della mamma di Ale e del suo compagno
Genova: convalidato l'arresto della mamma di Ale e del suo compagno
I GIUDICI: «LA COPPIA, A CAUSA DELLA COCA, PRIVA DI CAPACITA' DI CONTROLLARE L'AGGRESSIVITA'». «Piangeva per fame, ucciso per zittirlo»
| Katerina Mathas (Ap) |
GENOVA - Restano in carcere Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, e Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, accusati di aver ucciso il bimbo di otto mesi in una notte di sballo, fra cocaina e hashish. Il gip di Genova Vincenzo Papillo ha confermato l’arresto e la custodia in carcere richiesta dal pm Marco Airoldi ma non ha sciolto il nodo delle due versioni contrastanti, l’uomo e la donna infatti si accusano a vicenda. Il gip ritiene responsabili entrambi. I due, scrive nell’ordinanza, erano sotto l’effetto della coca e non sopportavano il pianto per fame del bambino: «in questa situazione di esasperazione gli indagati, verosimilmente in momenti successivi, con condotte e intensità crescente, delle quali non sono stati in grado di comprendere la gravità, usarono violenza nei confronti di Alessandro, dal morso al pizzicotto allo scuotimento fino ai colpi inferti alla testa, per indurlo al silenzio».
Restano quindi in carcere per «la gravità straordinaria del reato e la personalità degli indagati privi della capacità di controllo dei propri impulsi aggressivi». Mathas e Rasero sono rimasti aggrappati alle loro opposte versioni. Lei ha detto di essersi assentata da mezzanotte all’una e mezza dal residence per cercare droga, la circostanza è confermata dalle telecamere della sorveglianza ai cancelli. Indirettamente accusa l’uomo di aver ucciso il bambino in quel periodo. Rasero dichiara di essersi svegliato fra le 2 e le 2 e 15 e di aver visto la donna «in piedi davanti al divano mentre sollevava il bambino in alto con le braccia (col volto del bambino rivolto verso di lui) e quindi lo scagliava a terra». Rasero sostiene di aver detto alla donna «Che c. stai facendo? smettila o chiamo i carabinieri» e di essere tornato a dormire dopo che lei lo aveva rassicurato. Solo la mattina, dopo essere uscito a fare colazione, avrebbe visto che il piccolo era «freddo e rigido». La morte del piccolo, si ritiene, è avvenuta in un arco di tempo che va dall’ora in mezza in cui era solo con Rasero fino all’ora e mezza successiva, quando la coppia era assieme. L’unica circostanza che si può escludere è che Alessandro sia rimasto solo con la mamma per più di cinque minuti (il tempo impiegato per comprare le sigarette alla stazione di Nervi). Un altro testimone, Bruno I., ha dichiarato di aver telefonato più volte quella notte a Katerina Mathas pregandola di andare via dal residence insieme col bambino e di raggiungerlo a Rapallo. Ma lei «piangendo mi disse che non poteva venire via». Poi Bruno I. non avrebbe più risposto alle chiamate di Katerina, l'ultima alle 2 e 45 minuti. Probabilmente Alessandro era già morto.
Erika Dellacasa
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17/03/2010
Bimbo morto, fermati madre e compagno "Raptus della follia dovuto all'uso di coca"
Bimbo morto, fermati madre e compagno "Raptus della follia dovuto all'uso di coca"
La coppia ha ammesso l'uso di droghe ma si è detta innocente. e lui accusa lei. La posizione degli inquirenti sull'omicidio a Genova di Alessandro, seviziato e ucciso a soli otto mesi
| Posto sotto sequestro il monolocale dove si ì consumato l'infanticidio (Ansa) |
GENOVA - Un raptus della follia dovuto all'uso di cocaina: sarebbe questo, secondo gli inquirenti, il movente dell'omicidio di Alessandro, il bimbo di otto mesi morto martedì a Genova a causa di un trauma cranico. Per il decesso del piccolo, sono stati arrestati nella notte, con l'accusa di omicidio volontario, la madre del bambino, Katerina Mathas, disoccupata 26enne, e il suo compagno, Gian Antonio Rasero, di 34 anni, broker alle dipendenze di un'agenzia di yacht, entrambi genovesi. L'uomo non è il padre del bambino. La coppia ha ammesso di aver fatto uso di sostanze stupefacenti ma ha negato, nel corso dell'interrogatorio, di aver commesso il delitto. Rasero tuttavia ha puntato il dito contro la madre del bambino. «Mi sono svegliato e ho visto Katerina che sbatteva il figlio a terra. Mi ha detto che era tutto a posto, mi sono fidato», ha raccontato il 34enne. Secondo quanto emerso, inoltre, sul corpo del piccolo sono state riscontrate fratture plurime sulla parte posteriore del cranio, bruciature da sigaretta in un padiglione auricolare, e lividi sul collo, provocati probabilmente da pizzicotti. Dai riscontri effettuati dalla squadra mobile, risulta che Alessandro era rimasto con la madre ed il suo compagno dalla sera prima, fino all'arrivo al pronto soccorso. Non è ancora chiaro chi dei due abbia compiuto materialmente il gesto, ma gli investigatori ritengono certo il coinvolgimento di entrambi nell'infanticidio. È possibile che la donna, che nel corso dell'interrogatorio si è professata innocente, abbia rimosso l'accaduto, e questo potrebbe essere dovuto sia all'uso della droga, sia alla gravità del fatto. «È un delitto efferato che lascia una traccia in noi» ha detto il questore di Genova Filippo Piritore. «Le dichiarazioni rilasciate dai due arrestati ci lasciano perplessi e devono essere approfondite», ha aggiunto.
ESAMI TOSSICOLOGICI - Il medico legale genovese Marco Salvi sta lavorando ad una vera e propria «carta di identità genetica» di Katerina Mathas e del compagno. I due sono stati sottoposti a prelievi di sangue, delle urine e del Dna, per stabilire quando sia avvenuta l'assunzione di sostanze stupefacenti. Il pm Marco Airoldi, titolare dell'inchiesta, ha concesso quindici giorni per depositare i risultati di questi esami. Per il momento il magistrato non ha ancora presentato richiesta di convalida dell'arresto dei due.
AVEVANO CONSUMATO COCAINA - Durante il lungo interrogatorio condotto dal pm e dal capo della sezione omicidi della Squadra Mobile di Genova, Katerina e il compagno, ora rinchiusi nelle carceri di Marassi e di Pontedecimo, avrebbero dichiarato di avere consumato cocaina la sera prima del decesso del piccolo, di essersi addormentati e di aver trovato il bambino ferito al loro risveglio. Avrebbero tentato di soccorrerlo, portandolo al pronto soccorso del Gaslini. I medici, insospettitisi immediatamente per le lesioni riscontrate sul corpo del bambino, hanno segnalato il decesso agli agenti di polizia all'interno dell'ospedale. I due giovani sono stati allora avvicinati dagli investigatori della sezione omicidi della Mobile genovese e condotti in questura, dove sono stati sottoposti a serrati interrogatori tesi a ricostruire le ultime ore di vita del bambino. Nella notte, l'arresto. La piccola salma è stata trasferita all'istituto di medicina legale dell'ospedale San Martino di Genova dove sarà sottoposta ad autopsia.
LUI ACCUSA LEI - «Mi sono svegliata e mio figlio giaceva lì immobile. Non so che cosa sia successo, io non ho fatto nulla» avrebbe detto quasi subito la donna, secondo quanto riporta Il Secolo XIX. Tra le righe, una accusa implicita nei confronti del compagno. Il silenzio impenetrabile di lui, incrinato solo dall'ammissione dell'uso di cocaina, si sarebbe poi rotto solo a notte fonda: «Mi sono svegliato e ho visto Katerina che sbatteva il figlio a terra. Mi ha detto che era tutto a posto, mi sono fidato».
LA SEGNALAZIONE - Il piccolo Alessandro era stato trasportato nella tarda mattinata di martedì dalla coppia al pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Gaslini con un grave trauma cranico. Era già morto, ma i sanitari avevano tentato una disperata manovra di rianimazione che non aveva dato esito positivo. Constatato che la ferita non era compatibile con una caduta (di caduta aveva parlato inizialmente la madre del bambino), i medici avevano avvertito la polizia. Katerina Mathas, che risiede con i genitori nel quartiere di San Fruttuoso, aveva trascorso la notte nel monolocale preso in affitto un paio di mesi fa da Rasero in un lussuoso residence di Nervi.
Redazione online
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11/02/2010
Usa: ragazza brutalmente picchiata e derubata. Ma nessuno interviene
Usa: ragazza brutalmente picchiata e derubata. Ma nessuno interviene
A una fermata del'autobus a Seattle. Una telecamera di sicurezza ha catturato un video che sta scioccando gli americani
SEATTLE - Ragazze violente: una telecamera di sicurezza ha catturato un video che sta scioccando gli americani. Davanti a una fermata dell'autobus a Seattle una ragazza di 15 anni viene improvvisamente assalita, presa a schiaffi e pugni da una coetanea. Il fatto preoccupante è che in quel momento attorno alle due adolescenti si trovavano alcuni passanti e persino agenti di sicurezza. Che però osservano impassibili al pestaggio e allo scippo, senza intervenire.
ASSALTO - La vittima cade a terra, perde conoscenza. L'assalitrice infierisce con calci e pugni nello stomaco e in viso, per poi derubarla. I testimoni dell'incredibile quanto brutale vicenda restano immobili, forse per paura. Alcuni colgono l'occasione per girare un video con il cellulare. Dopo alcuni minuti l'assalitrice si dilegua. Solo ora gli agenti di sicurezza si avvicinano all'adolescente distesa sull'asfalto. Le immagini dell'episodio alla stazione sottorranea di Westlake, che risale al 28 gennaio, sono state diffuse solamente ora.
CRITICHE - Sommerso dalle critiche il capo dell'azienda dei trasporti pubblici di Seattle, Kevin Desmond, si difende: gli uomini della sicurezza devono solo «osservare e riferire», ha spiegato al Seattle Times. Anche uno degli agenti presenti in quel momento sulla scena afferma: «C'era un intero gruppo di giovani. Si è avvicinato a noi. Avevo paura». I cittadini di Seattle scuotono la testa. Anche perché nel video è chiaramente visibile una mingherlina ma violenta ragazza e tre guardie robuste - in pettorina gialla - alla sue spalle che osservano la rissa senza battere ciglio. Il personale di sorveglianza sarebbe stato male organizzato e inoltre disarmato, ha comunicato l'azienda dei trasporti, inoltre: «benché il fatto sia riprovevole, questi agenti non sono addestrati per intervenire in simili situazioni».
Elmar Burchia
Fonte: Corriere.it
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25/12/2009
Tensione e paura alla messa di Natale Donna spinge a terra Benedetto XVI
Tensione e paura alla messa di Natale Donna spinge a terra Benedetto XVI
A terra anche il cardinale Etchegaray, ricoverato al gemelli. Nel trambusto il Papa è caduto ma si è subito rialzato. Fermata l'autrice del gesto, è una svizzera psicolabile
ROMA - Confusione e paura prima dell'inizio della messa di Natale: una donna svizzera, nella Basilica di San Pietro, durante la processione, ha scavalcato le transenne e ha tentato di avvicinare Benedetto XVI . Poco dopo, le immagini in diretta televisiva hanno mostrato le guardie del corpo correre all'interno della Basilica, allarmate. La musica si è fermata e il pubblico dei fedeli è rimasto attonito. Poi il corteo è ripreso, con il Papa che è riuscito a raggiungere l'altare. La messa è iniziata e proseguita senza altri incidenti.
CARDINALE ETCHEGARAY RICOVERATO - Alla fine della messa, la Rai ripropone le immagini della diretta, che fanno subito il giro del mondo, e chiariscono l'accaduto: si vede il Papa unirsi alla processione dei cardinali e dei concelebranti, poi una donna vestita di rosso che salta le transenne e gli si getta addosso. Il Pontefice cade a terra. Per qualche secondo si vede solo un gran trambusto, e il cardinale Etchegaray che si accascia. Poco dopo, questione di pochi secondi, il Papa è di nuovo in piedi, la processione prosegue, raggiunge l'altare e la messa comincia. Benedetto XVI appare appena un po' scosso, e conduce la celebrazione senza tentennamenti. La donna è stata fermata. A quanto riferito, si tratterebbe di una persona con disturbi psichici. Lo ha confermato un portavoce della sala stampa vaticana, precisando che la donna si trova ora «trattenuta in stato di fermo presso la Gendarmeria vaticana». Secondo i primi accertamenti, avrebbe voluto avvicinare il Pontefice ma senza cattive intenzioni. Non si esclude che si possa trattare della stessa persona che aveva tentato anche lo scorso anno un simile gesto, allora, però senza conseguenze. La donna è apparsa confusa e agitata, ha riferito di aver voluto abbracciare il Pontefice. Il cardinale Etchegaray è stato prima portato al pronto soccorso vaticano per accertamenti, poi è stato trasferito in nottata al Policlinico Gemelli.
«RINUNCIAMO ALLA VIOLENZA» - «Rinunciamo alla violenza, e usiamo solo le armi della verità e dell'amore» ha poi detto Papa Benedetto XVI durante la messa della notte di Natale a San Pietro, invitando a «guardare Dio», e ad imparare da lui «la bontà» e «l'umiltà», «vera grandezza». Un ennesimo appello alla pace, che si esprime, a Natale, nell'immagine di Dio che si fa presente agli uomini in forma di bambino. «Tale è la novità di questa notte - ha detto il Papa - la Parola può essere guardata, poiché si è fatta carne». Ma «il segno di Dio», «che viene dato ai pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il segno di Dio - ha sottolineato il pontefice - è la sua umiltà». Un Dio che si fa «piccolo», diventa «bambino», «si lascia toccare e chiede il nostro amore».
La messa si è poi conclusa intorno alla mezzanotte. Il Pontefice, ha condotto la celebrazione eucaristica senza problemi e senza alcuna variazione al programma. Conclusa la Messa, Ratzinger ha lasciato l'altare sorretto dai cerimonieri ed è subito stato affiancato da una decina di uomini della sicurezza che lo hanno scortato fino in sacrestia, lungo lo stesso percorso attraverso il quale si era recato all'altare.
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| Il presepe in piazza San Pietro (Ansa) |
INAUGURAZIONE DEL PRESEPE - Nel pomeriggio si era svolta l'inaugurazione del maestoso presepe in piazza San Pietro. La cerimonia - presieduta dai cardinali Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato, e Angelo Comastri arciprete della Basilica Vaticana - è stata accompagnata da una veglia di preghiera e dalla benedizione finale del Papa. Intorno alle 18, infatti, Benedetto XVI aveva acceso il lume della pace sul davanzale della finestra del suo studio, impartendo la benedizione a tutti i fedeli riuniti in piazza San Pietro. Il grande presepe, voluto da Giovanni Paolo II nel 1982, si rinnova ogni anno nell’allestimento e nei personaggi, secondo l’impianto tradizionale, che risale alla sacra rappresentazione messa in scena da San Francesco, a Greccio nel 1223, con veri pastori, contadini, frati e nobili dell’epoca. Al centro del colonnato berniniano, il presepe si estende su una superficie di 300 metri quadri con un fronte di 25 metri; al centro la grotta con la Natività, posta ai margini della città; ai lati i simboli cristiani dell’acqua e del fuoco; e poi intorno scene ambientate in luoghi di pescatori e di pastori.
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