03/02/2011

Sassano, medico ubriaco contro auto: morti due fidanzatini di 27 e 23 anni

Sassano, medico ubriaco contro auto: morti due fidanzatini di 27 e 23 anni

Nel salernitano. Invade la corsia opposta e investe una Panda, morta la coppia di giovani. Ai domiciliari Mario D'Angelo

Continua...


21/09/2010

Critiche online. Cacciati dall'Hotel

Critiche online. Cacciati dall'Hotel

SU TRIPADVISOR. Inghilterra, coppia aveva dato un brutto voto all'albergo

Continua...


11/07/2010

Uccide l'ex fidanzata di 16 anni e si suicida

Uccide l'ex fidanzata di 16 anni e si suicida

È accaduto ad Assiggiano, poco distante da Mestre. Un giovane di 30 anni le ha sparato tre colpi di pistola poi si è stolto la vita sparandosi al petto

 

Inquirenti al lavoro sul luogo dell'omicidio-suicidio (Ansa)
Inquirenti al lavoro sul luogo dell'omicidio-suicidio (Ansa)

VENEZIA - Omicidio-suicidio a Mestre, in via Alfani. Un ragazzo ha sparato 3 colpi di pistola alla fidanzata, minorenne, poi si è sparato al petto. Sul posto è intervenuta la polizia. L'omicidio è avvenuto domenica mattina intorno alle 9.30 in via Alfani all'altezza del civico 6.

LA LITE - Il ragazzo, che si era laureato la scorsa settimana in biologia con 110 e lode, aveva 30 anni, lei 16. Secondo le prime ricostruzioni della vicenda sembra che i due si frequentassero da circa un anno ma si erano lasciati proprio sabato sera al termine di una lite. Questa mattina, a bordo di una moto, lui si è avvicinato alla sua ex, che era in bicicletta, ha tirato fuori la pistola e le ha sparato tre colpi. Poi ha rivolto l'arma verso se stesso e si è sparato in petto. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Venezia, la polizia scientifica e le Volanti che hanno fatto il primo intervento. (fonte: Adnkronos).


06/12/2009

Mafia, arrestati i boss Nicchi e Fidanzati Berlusconi: «Due colpi straordinari»

Mafia, arrestati i boss Nicchi e Fidanzati Berlusconi: «Due colpi straordinari»

 

MARONI: «MESSINA DENARO LO PRENDEREMO PRESTO». Grasso: «Grande danno alla mafia». A Palermo e Milano. Il questore del capoluogo siciliano: «Vertici azzerati ma c'è rischio di "camorizzare" la città»


Giovanni Nicchi portato in questura a Palermo (Ansa)
Giovanni Nicchi portato in questura a Palermo (Ansa)

MILANO - Arrestati due boss mafiosi, a Palermo e Milano: Giovanni Nicchi e Gaetano Fidanzati. Il primo, nonostante i suoi 28 anni, era considerato il principale boss della mafia palermitana dopo l'arresto di Domenico Raccuglia e l'erede di Antonino Rotolo, capo del mandamento di Pagliarelli. Il secondo, 74 anni, è uno dei più importanti boss del narcotraffico. Grande soddisfazione del premier Silvio Berlusconi, all'indomani delle accuse lanciate contro di lui e Dell'Utri dal pentito Gaspare Spatuzza. «Le nostre forze dell'ordine hanno effettuato due colpi straordinari - ha commentato Berlusconi a margine dell'inaugurazione dell'Alta velocità Torino-Milano -. Credo che sia una bella situazione, una bella operazione che deve confortare i cittadini di buon senso».

COMMENTI - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni sottolinea che gli arresti «rendono giustizia di certe farneticazioni (con riferimento alle parole di Spatuzza, ndr), ma le catture dei latitanti non sono mai a orologeria: sarebbe un'idiozia pensare una cosa del genere. Ora manca solo Matteo Messina Denaro, lo prenderemo presto». Maroni ha spiegato che Nicchi era il nuovo numero due di Cosa Nostra: «Dopo Raccuglia era il numero due, un pericoloso killer spietato che godeva di coperture ampie ed era potente». Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso «la cattura di Nicchi, ultimo grande latitante palermitano, è un grandissimo successo. Questi due boss arrestati avevano grandi capacità decisionali e credo che il fatto che siano stati catturati produrrà un grosso danno a Cosa nostra». «Un grande successo investigativo, l'ennesimo risultato portato a segno dallo Stato in questa stagione indimenticabile di lotta serrata alla criminalità organizzata», ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano in una telefonata a Grasso. «È la dimostrazione di uno straordinario impegno del governo che sta portando avanti una guerra senza precedenti alla criminalità organizzata fatta di strategie concrete, di norme mirate a rafforzare l'opera investigativa dei magistrati». Per il questore di Palermo, Alessandro Marangoni, con l'arresto di Nicchi c'è «il rischio di "camorrizzazione" a Palermo in quanto non c'è più un struttura verticistica di Cosa nostra. C'è un magma di gruppi che possono salire nella scala del potere della mafia. E questo può esser pericoloso».

NICCHI - Giovanni Nicchi è stato bloccato intorno alle 14 di sabato dalla Catturandi in un appartamento di via Juvara, a pochi passi dal Palazzo di giustizia di Palermo. Era ricercato per associazione mafiosa ed estorsione: l'ultimo avvistamento risaliva al maggio 2006. Sarebbe anche coinvolto in un traffico di armi. Insieme a lui sono finite in manette Alessandro Prestia, 19 anni, e Giuseppina Amato, 22, accusate di favoreggiamento: si trovavano insieme a Nicchi.

FIDANZATI - Stava passeggiando per le vie del centro di Milano in compagnia di un cognato e stava per incontrare un'altra persona. Ma Gaetano Fidanzati, 74 anni, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi, è stato arrestato dalla polizia. Era ricercato dal 2008 per gli stessi reati, associazione mafiosa ed estorsione. È uno dei capimafia storici palermitani: nel '70 un'auto venne fermata casualmente a un posto di blocco: oltre a Fidanzati c'erano Tommaso Buscetta, Salvatore Greco, Giuseppe Calderone, Gaetano Badalamenti e Gerlando Alberti. Il nome di Fidanzati compare in varie inchieste italiane e americane su traffici mondiali di eroina e cocaina. È ritenuto dagli investigatori uno dei più importanti boss del narcotraffico. Arrestati anche i figli Guglielmo e Giuseppe, che avevano basi logistiche nel Nord Italia e avevano occupato ampi spazi nel mercato della cocaina in Veneto e Lombardia. I primi segni della presenza di Fidanzati nel territorio di Milano risalgono a 40 anni fa.


11:15 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arrestati, mafia, boss, nicchi, fidanzati | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

05/10/2009

Stupro della Caffarella, 11 anni a 4 mesi a Gavrila, 6 anni a Ionut

Stupro della Caffarella, 11 anni a 4 mesi a Gavrila, 6 anni a Ionut

 

LA VIOLENZA DI SAN VALENTINO. Rito abbreviato per i romeni accusati dello stupro

 

 

I due imputati: Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru (foto Proto)
I due imputati: Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru (foto Proto)

ROMA - Condannati. 11 anni a 4 mesi a Ionut Oltean Gavrila , e 6 anni a e Ionut Jean Alexandru, i due cittadini romeni accusati dello stupro nel Parco della Cafferella. Avevano usato violenza, il 14 febbraio scorso, a una ragazza di 14 anni e picchiato il suo fidanzato. Per gli imputati Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru l'accusa ha chiesto 10 anni ciascuno. Ma su Gavrila pende anche l'accusa di aver stuprato un'altra donna - la prova del Dna lo incastra - a Villa Gordiani il 18 luglio 2008: per questo reato, l'accusa ha chiesto altri 6 anni e 8 mesi. Sempre per lo stupro della Caffarella, la parte civile - rappresentata dall'avvocato Teresa Manenti dell'associazione Differenza Donna - ha schiesto un risarcimento di 300 mila euro per la ragazza violentata e 200 mila per il fidanzato.

POMERIGGIO DI ANGOSCIA - Sono passati poco meno di nove mesi da quel pomeriggio di violenza ed angoscia che ha segnato la vita di due giovani fidanzati che, proprio nel giorno della festa di San Valentino, furono lui aggredito e lei violentata nel parco romano della Caffarella. I due romeni dovranno rispondere, davanti al gup Luigi Fiasconaro, di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni personali. Contestualmente il gip Guglielmo Muntoni ha archiviato, su richiesta del pm Vincenzo Barba, le posizioni di Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, i primi due romeni ad essere coinvolti, salvo poi essere scagionati dal test del dna, nell'inchiesta sullo stupro della Caffarella. Gavrila e Alexandru hanno ammesso i fatti per i quali sono tuttora detenuti ed il Dna ha confermato che appartengono a loro i profili genetici estrapolati dai reperti.

 

Racz con Alemanno durante una puntata di 'Porta a porta' (Ansa)
Racz con Alemanno durante una puntata di "Porta a porta" (Ansa)

ACCUSE ARCHIVIATE - Loyos e Racz furono i primi ad essere arrestati per lo stupro di San Valentino. Poi uscirono di scena malgrado una iniziale confessione dello stesso Loyos, il quale chiamò in causa Racz e successivamente ritrattò sostenendo di essere stato indotto ad ammettere lo stupro dietro le minacce della polizia romena che aveva collaborato alle indagini con i colleghi italiani. La falsa confessione è valsa a Loyos la duplice accusa di calunnia nei confronti di Racz e di autocalunnia. Gli inquirenti continuarono inizialmente a considerle Loyos e Racz colpevoli anche dopo l'esame del Dna.Ora, il gip Guglielmo Muntoni, ha completamente archiviato le accuse a carico del "biondino" Alexandru Izstoika Loyos e del pasticcere "faccia da pugile’" Karol Racz. Lo stesso giudice ricorda che i due «sono stati scarcerati in quanto gli accertamenti svolti sulle tracce genetiche lasciate dagli autori dei reati hanno consentito di escludere la partecipazione» di Racz e Izstoika. Nei confronti di quest’ultimo, che ha 20 anni, ed è da tempo ritornato in patria, resta attiva l’indagine che lo vede indagato per calunnia, rispetto alla sua confessione con la quale fu chiamato in causa Racz, che in questo procedimento è riconosciuto come parte lesa.

INCIDENTE PROBATORIO - I due fidanzatini, lo scorso 19 maggio, hanno confermato in sede di incidente probatorio in maniera puntuale le violenze subite il giorno di San Valentino, nel Parco della Caffarella. Lo hanno fatto fissando le loro dichiarazioni che poi saranno utilizzate nel dibattimento, e che, quindi, non dovranno ripetere in aula pubblicamente. Il giorno dell'incidente probatorio i due giovani fidanzati sono comparsi davanti al gip Guglielmo Muntoni, in momenti separati, l'uno di seguito all'altra. Non hanno mai incrociato gli sguardi di Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru. Lei, prima di entrare nell'aula di piazzale Clodio accompagnata dal suo legale, Teresa Manente, e da una psicologa, ha avuto un attimo di esitazione e si è fermata sulla soglia temendo di incrociare i suoi aguzzini. «Tranquilla, non c'è nessuno... puoi entrare», le ha detto l'avvocato. Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru hanno assistito al racconto dei loro accusatori impassibili, osservandoli attraverso un monitor sistemato nei pressi della gabbia, i due fidanzatini, invece, protetti nella stanza attigua, non li hanno mai potuti vedere.


18/06/2009

Pirata della strada uccise fidanzati Pena ridotta a cinque anni in appello

Pirata della strada uccise fidanzati Pena ridotta a cinque anni in appello

 

VIA NOMENTANA A ROMA. Guidava senza patente, in primo grado era stato condannato a dieci anni, la più alta punizione

 

La Corte d'assise d'appello di Roma ha deciso di ridurre la pena al pirata della strada che nel 2008 uccise due fidanzati in via Nomentana. In primo grado erano stati inflitti dieci anni a Stefano Lucidi che la sera del 22 maggio 2008 guidava senza patente a bordo in una Mercedes, quando tra via Nomentana e viale Regina Margherita a Roma investì e uccise Flaminia Giordani e Alessio Giuliani di 23 e 22 anni. La condanna è ora per omicidio colposo e non più volontario.

LA DIFESA - La sentenza è stata pronunciata dalla prima Corte d'Assise d'Appello presieduta da Antonio Cappiello il quale ha pienamente accolto le argomentazioni portate dal professor Franco Coppi, difensore di Lucidi, nel sostenere che nei fatti accaduti quella sera non era configurabile l'accusa contestata di omicidio volontario. «Mi pare una sentenza corretta, una sentenza che noi auspicavamo - ha commentato il professor Coppi - Il reato di omicidio colposo è quello che a nostro giudizio si configurava nella vicenda».

L'ACCUSA - Diverso il commento dell'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi il quale ha sottolineato che è stato fatto «un passo indietro rispetto al primo grado». «Credo - ha detto il penalista - che abbia prevalso una visione ideologica del diritto perchè si è partiti dal principio che non può esservi volontarietà nelle morti causate in incidenti stradali. Noi rimaniamo dell'idea che il fatto debba essere qualificato come omicidio volontario e perciò ricorreremo in Cassazione». Ricorso in Cassazione è anche stato annunciato dal procuratore generale Salvatore Cantaro il quale aveva concluso il suo intervento ribadendo la richiesta di conferma della sentenza pronunciata in primo grado che condannava a 10 anni Stefano Lucidi.


21/05/2009

Fidanzati aggrediti e rapinati nel Tarantino, lei violentata

Fidanzati aggrediti e rapinati nel Tarantino, lei violentata

 

Vittime un ragazzo di 18 anni e una ragazza di 16. Un uomo si è introdotto all'interno dell'auto, ha immobilizzato il ragazzo e ha abusato di lei

 

LATERZA (TARANTO) - Una coppia di fidanzati - lui di 18 anni, lei di 16 - nella tarda serata di mercoledì è stata aggredita e rapinata da un uomo che ha poi violentato la ragazza. Il fatto è avvenuto alla periferia di Laterza (Taranto). I due giovani erano fermi un luogo appartato a bordo di un'autovettura «Lancia K» di colore nero quando hanno trovato una serie di sassi sulla strada che ne ostruivano il passaggio.

LE RICERCHE - All'improvviso è sbucato l'uomo armato, col volto coperto e con i guanti, approfittando del fatto che i due si fossero fermati con la propria auto per spostare dalla strada alcuni sassi, che si è introdotto all'interno dell'auto, ha immobilizzato il ragazzo e ha violentato la fidanzata. Dopo la violenza, ha rapinato i due ragazzi del danaro che avevano nei portafogli e della loro vettura ed è fuggito facendo perdere le sue tracce. I due giovani, sotto choc, hanno chiamato con il cellulare alcuni parenti, che a loro volta hanno avvertito i carabinieri di Castellaneta. Secondo quanto riferito dai giovani ai carabinieri di Castellaneta l’uomo era probabilmente italiano, a giudicare dalla pronuncia. Sono in corso ricerche da parte dei carabinieri delle compagnie di Castellaneta e Massafra per rintracciare la vettura rapinata e raccogliere sul posto indizi utili. Pochi giorni fa un episodio del tutto analogo si era verificato alla periferia di Palagiano, sempre nel versante occidentale della provincia jonica: una coppia di fidanzati era stata aggredita e rapinata e il malfattore aveva violentato una ragazzina di 16 anni.


25/03/2009

Racz in lacrime: «Voglio stare in Italia»

Racz in lacrime: «Voglio stare in Italia»

 

Ospite a «porta a porta». Il romeno scagionato dall'accusa di stupro va in tv: «Il reato della mia vita? Biglietto del treno non pagato»

 

Racz in lacrime durante la trasmissione (Infophoto)
Racz in lacrime durante la trasmissione (Infophoto)

ROMA - Karol Racz, il romeno scarcerato lunedì dal Tribunale del Riesame, dopo aver trascorso più di un mese a Regina Coeli perché accusato degli stupri della Caffarella e di Primavalle, va in televisione e si racconta a «Porta a Porta» (video). «Vorrei stabilirmi a vivere in Italia, in Romania non saprei cosa fare» ha detto tra le lacrime. L'uomo ha ribadito «di non essere mai stato in alcun parco pubblico di Roma. Gli unici campi che conosco sono quelli che attraversavamo per accedere ai nostri insediamenti». Su Loyos, tuttora in carcere per calunnia: «Non so perché mi ha accusato, noi siamo sempre stati amici e l'ho anche aiutato economicamente».

BADANTE A LIVORNO - «Sono venuto per la prima volta in Italia nel 2007 - racconta -. Mi sono fermato per sei mesi a Livorno, dove abitavo in un campo nomadi i cui abitanti erano slavi. Lì lavoravo come badante per i figli delle persone che vivevano nel campo. Poi sono tornato in Romania e sono rientrato in Italia nel giugno-luglio 2008. C'era anche mio fratello e abbiamo vissuto in un campo rom a Roma, andavamo a raccogliere ferro e rame per poi rivenderlo».

NESSUN REATO - Nessun precedente pende su Karol Racz che respinge le accuse che parlano di quattro condanne per furto pendenti in Romania a partire dal '97: «Sono stato soltanto multato una volta perché mi hanno trovato sul treno, in Romania, senza biglietto». Non è un racconto divertente: sotto il regime Ceausescu era un reato penale, come ha spiegato il suo legale Lorenzo La Marca. Racz racconta la sua storia da bambino quando a cinque mesi fu lasciato dai genitori in un orfanotrofio: «Non ho mai conosciuto i miei genitori, ho sette fratelli ma solo io sono stato affidato all'istituto per uscirne solo al compimento dei 18 anni. Poi ho cominciato a lavorare come panettiere e pasticciere presso un convento. A volte venivo pagato, ma in genere lavoravo per vitto e alloggio. Il mio sogno da bambino era quello di diventare monaco ortodosso».


20/03/2009

Caffarella, arrestati altri due romeni

Caffarella, arrestati altri due romeni

 

Hanno 18 e 27 anni, positivo il test del Dna: corrisponde a quello sui vestiti della vittima. «Pista buonissima», in carcere anche loyos e racz. RIESAME: «SCENARIO NON PROVA LORO COLPEVOLEZZA»

 

Forze dell'ordine setacciano il parco della Caffarella (Ansa)
Forze dell'ordine setacciano il parco della Caffarella (Ansa)

ROMA - C'è una svolta inattesa nelle indagini sullo stupro del 14 febbraio nel parco della Caffarella a Roma. Due romeni di 18 e 27 anni sono stati arrestati con le accuse di stupro contro la ragazzina di 14 anni e aggressione nei confronti del giovanissimo fidanzato. Le prove sarebbero schiaccianti: il loro Dna corrisponde a quello trovato sui vestiti della ragazzina. Entrambi hanno diversi precedenti penali. Una pista definita «buonissima»dagli inquirenti.

I DUE IN CARCERE - Per lo stupro di San Valentino sono già in carcere i romeni Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, arrestati il 18 febbraio. Il 10 marzo il Tribunale del Riesame ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare, ma i due sono rimasti in prigione con altre accuse: Loyos per calunnia e autocalunnia (si sarebbe autoaccusato per coprire i veri responsabili dello stupro) e Racz per un'altra violenza, quella contro una donna di 40 anni nel quartiere romani di Primavalle. Nei giorni scorsi, dopo una pesante battuta d'arresto nelle indagini, la Questura aveva avviato accertamenti sui ricettatori che avrebbero venduto i telefonini della ragazzina violentata e del fidanzato.

MOTIVAZIONI DEL RIESAME - Secondo il Riesame l'impianto accusatorio proposto dalla Procura non è sufficiente per attribuire a Loyos e Racz la responsabilità dello stupro della Caffarella. «Lo scenario fin qui svelato dalle indagini - scrivono i giudici presieduti da Francesco Taurisano nelle 65 pagine della motivazione depositata venerdì - è inadeguato a coprire l'intera area della prova preliminare di colpevolezza e dunque a sostenere il giudizio prognostico di condanna di Loyos e Racz». Il Riesame boccia anche l'ipotesi concorsuale «morale» attribuita a Loyos dalla Procura. Vengono poi citate le analisi del Dna - che hanno dato esito negativo - compiute sui campioni prelevati dal tampone sulla vittima e sui mozziconi di sigaretta, parlando di «inconfutabili fatti» e di «verità scientifica non corrompibile e non falsificabile», ovvero Loyos e Racz non sono gli autori delle violenze. Il Riesame sottolinea anche «l'inattendibilità della vittima della violenza» nel momento in cui nelle dichiarazioni del 15 febbraio «storicizza l'identità tra l'aggressore caratterizzato dai capelli "color biondo" e "il sembiante" di Loyos». Infine la confessione di Loyos viene definita «radicalmente mendace». Per Racz le porte del carcere si potrebbero aprire lunedì quando è fissata l'udienza del Riesame per lo stupro di Primavalle. Martedì toccherà a Loyos: il suo legale Giancarlo Di Rosa discuterà il ricorso davanti al tribunale della Libertà.

IL LEGALE DI RACZ - «Ce lo aspettavamo». Così Lorenzo La Marca, il legale di Racz, ha commentato la svolta investigativa augurandosi che corrisponda a una svolta anche per la posizione del suo assistito: «Speriamo che ora si chiuda anche l'altra storia, quella di via Andersen, che dipendeva dalle indagini della Caffarella. Spero che adesso non ci siano più atti persecutori».


02/03/2009

Donna violentata a Primavalle riconosce uno degli stupratori della Caffarella

Donna violentata a Primavalle riconosce uno degli stupratori della Caffarella

 

Karl Racz, 41 anni, in carcere per la violenza su una 14enne ora è accusato anche di un altro stupro, il riconoscimento è avvenuto nell'ambito dell'incidente probatorio

 

 

Karol Racz (Emmevi)
Karol Racz (Emmevi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - Ora sembra certo che almeno uno dei due non fosse alla sua prima violenza. La donna di 41 anni violentata la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle, ha riconosciuto come uno dei suoi aggressori Karol Racz, il romeno detenuto, insieme ad un complice, per la violenza sessuale compiuta il giorno di San Valentino ai danni di una ragazzina di 14 anni nel parco della Caffarella.

INCIDENTE PROBATORIO - La ricognizione è avvenuta in gran segreto nei giorni scorsi è si è tenuta sotto forma di incidente probatorio, l'istituto del codice che consente ad un atto istruttorio di assumere il valore di prova in un eventuale processo. A disporre l'incidente probatorio, tenutosi in presenza del pm Nicola Maiorano, titolare degli accertamenti sull'episodio di via Andersen, era stato il gip. Per Racz la procura potrebbe ora chiedere l'emissione di un'ordinanza di custodia in carcere anche per lo stupro di Primavalle.