02/01/2012

Un pugno di società controlla il mondo. Ecco la rete globale del potere finanziario

Un pugno di società controlla il mondo. Ecco la rete globale del potere finanziario

Una ricerca svizzera traccia il quadro delle relazioni tra grandi gruppi: meno di 150 multinazionali dettano le regole del mercato e strozzano la concorrenza: "Controllo sproporzionato, si rischiano ripercussioni disastrose". Unicredit nella top 50

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07/09/2011

Il crollo dei mercati Ma se "inventassimo" un euro di serie B?

Il crollo dei mercati Ma se "inventassimo" un euro di serie B?

Il passaggio a una valuta mediterranea presenterebbe più rischi che vantaggi. E i mutui andrebbero alle stelle

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15/03/2011

Borsa di Tokyo a picco, Nikkei a -10,55%. Anche i mercati europei a picco

Borsa di Tokyo a picco, Nikkei a -10,55%. Anche i mercati europei a picco

Il ministro delle finanze giapponese: potremmo decidere di metterci a comprare azioni. I timori per l'aggravarsi della crisi nucleari fanno registrare un pesante negativo

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07/03/2011

Gioielli, Bulgari ora parla francese Controllo a Lvmh, titoli in orbita in Borsa

Gioielli, Bulgari ora parla francese Controllo a Lvmh, titoli in orbita in Borsa

Maggioranza al colosso francese del lusso. Operazione da 4,3 miliardi di euro. La famiglia romana passa la mano, ma entra nel colosso francese con il 3% del capitale. Lanciata l'Opa in Borsa

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21/05/2010

Via libera del Senato Usa alla riforma di Wall Street

Via libera del Senato Usa alla riforma di Wall Street

Ma il testo approvato dovrà essere conciliato con quello della Camera

NEW YORK - La riforma di Wall Street compie un passo decisivo: il Senato americano ha dato il via libera al progetto che ora dovrà essere riconciliato con quello varato dalla Camera in dicembre, prima di approdare sul tavolo del presidente Barack Obama per la firma e l’entrata in vigore. 

Le norme approvate rappresentano la più ampia revisione delle regole della finanza dalla Grande Depressione e puntano a evitare il ripetersi di crisi come quella del 2008. La riforma è stata approvata con 59 voti a favore, di cui quattro repubblicani, e 39 voti contrari, di cui due democratici, convinti che le norme non fossero ancora sufficientemente stringenti. Il processo di conciliazione della versione uscita dalla Camera e di quella del Senato richiederà probabilmente alcune settimane e sarà ultimato dopo il Memorial Day, che cade il 31 maggio.


Tra le differenze maggiori da superare fra i due testi figura il fondo da 150 miliardi di dollari, finanziato attraverso commissioni che verseranno le banche, e che servirà per far fronte ai costi di liquidazione delle società in fallimento. «Siamo più vicini che mai a una riforma della finanza significativa - afferma il segretario al Tesoro Timothy Geithner - di cui beneficerà ogni famiglia e impresa; migliorerà la competitività dei nostri mercati finanziari e rafforzerà la sicurezza e la solidità del nostro sistema finanziario». Per Obama l’approvazione definitiva della riforma di Wall Street sarà un successo così come il disco verde a quella della sanità. Prima del voto definitivo in Senato, Obama aveva già dichiarato vittoria sull’industria finanziaria per l’esito del voto procedurale, che ha sancito la fine del dibattito e spianato la strada al voto finale.


«Durante lo scorso anno l’industria finanziaria ha tentato ripetutamente di uccidere la riforma con le lobby e milioni di dollari in pubblicità. Ritengo che oggi sia giusto dire che questi sforzi sono falliti», ha detto Obama . «La riforma proteggerà i consumatori, la nostra economia e renderà Wall Street responsabile»: «Il nostro obiettivo non è quello di punire le banche ma quello di proteggere l’economia e gli americani dal tipo di turbolenze che abbiamo osservato negli ultimi anni», ha aggiunto Obama sottolineando che la riforma farà sì che ai contribuenti «non verrà più chiesto di intervenire per gli errori di Wall Street. Il tempo dei salvataggi con fondi pubblici è finito». E inoltre - ha constatato Obama - dal momento dell’entrata in vigore delle nuove norme in poi «gli azionisti potranno dire la loro sui compensi degli amministratori delegati e di altri manager».


Ma la riforma non segna «la sconfitta di Wall Street e la vittoria di Main Street. Come abbiamo imparato siamo tutti connessi: quando l’economia prospera tutti vinciamo. Quando il sistema finanziario opera sotto regole solide che assicurano la stabilita, tutti vinciamo». La proposta approvata dal Senato crea un’autorità per la tutela dei consumatori all’interno della Fed e cerca di assicurare che qualsiasi società, a dispetto della dimensione e della complessità, possa venire liquidata. Per coordinare gli sforzi nell’individuare rischi per il sistema finanziario viene creato un comitato di supervisione per la stabilità finanziaria, composto dal segretario al Tesoro, dal presidente della Fed, dai vertici della Sec e della Fdic, dal direttore della Fhsa e da un membro indipendente nominato dal presidente.


La riforma tocca virtualmente ogni aspetto dell’industria finanziaria: agli hedge fund e alle società di private equity verrà richiesto di registrarsi presso la Sec. Inoltre con limitate eccezioni, i derivati verranno scambiati su piattaforme pubbliche: a chi compra e vende contratti derivati, anche esistenti, sarà richiesto di disporre di collaterali come protezione per eventuali default. Ad alcune delle maggiori banche verrà inoltre richiesto di separare i loro desk di swap, facendoli confluire in società controllate, altrimenti non potranno avere accesso ai prestiti di emergenza della Fed.


24/02/2010

Niente tetto per gli stipendi dei manager

Niente tetto per gli stipendi dei manager

 

Il testo prevedeva che il trattamento non potesse superare quello dei parlamentari. Camera, la commissione Finanze approva l'emendamento al ddl Comunitaria presentato da Gerardo Soglia del Pdl

 

ROMA - Niente tetto agli stipendi dei manager di banche e società quotate. È stato approvato in commissione Finanze della Camera l'emendamento al ddl Comunitaria che sopprime la misura introdotta durante l'esame in Senato presentato dal relatore Gerardo Soglia (Pdl). Il testo cancella due commi: prevedevano che il «trattamento economico onnicomprensivo» dei manager degli istituti di credito e delle società quotate non potesse superare il trattamento annuo lordo spettante ai parlamentari e che vietavano di includere tra gli emolumenti e le indennità le stock option. Resta intatta invece la previsione secondo cui i sistemi retributivi devono essere «in linea con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo».

ITER DELLA LEGGE - Ora la commissione Finanze trasmetterà a Politiche Ue sia la sua relazione al disegno di legge comunitaria, sia gli emendamenti approvati. Il regolamento di Montecitorio prevede un iter particolare per le leggi comunitarie: gli emendamenti approvati dalle singole commissioni sono infatti ritenuti accolti dalla commissione Politiche dell'Unione europea salvo che questa non li respinga per motivi di compatibilità con la normativa comunitaria o per esigenze di coordinamento generale. Dunque anche un emendamento del relatore che non appartiene alla commissione di merito può comportare l'accantonamento della norma.

Redazione online


23/01/2010

Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke

Wall Street respinge la svolta di Obama Fed, rinnovo in dubbio per Bernanke

 

FINANZA E REGOLE. Nuovo calo delle Borse americane dopo la stretta sulle banche promessa dal presidente


NEW YORK - Wall Street di nuovo in calo sulla scia della proposta di Obama per imporre nuovi limiti alle banche in termini di dimensioni e attività rischiose. A New York si è trattato del terzo calo consecutiva: il Dow Jones ha ceduto il 2,09%. Lo S&P 500 è arretrato del 2,21%. Il Nasdaq del 2,67%. Il tonfo degli ultimi due giorni spinge in rosso il bilancio settimanale dei listini, con il Dow Jones che lascia sul terreno il 4,1% e lo S&p 500 il 3,9%, appesantiti da un settore finanziario sotto forte pressione. Anche l'Europa ha chiuso in rosso, perdendo 55 miliardi di capitalizzazione e riportandosi dell'1,5% sotto ai valori di inizio anno, ma l'indice paneuropeo Stoxx 600 resta comunque in crescita del 36,75% rispetto al valore di un anno fa.

DRAGHI: BENE OBAMA - La proposta di Barack Obama di imporre nuovi limiti alle banche, risolvendo i problemi legati agli istituti ritenuti troppo grandi per fallire, ha incassato comunque il via libera del Financial Stability Board (Fsb), l'organismo presieduto dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. La proposta di Obama «rientra nel range di opzioni e approcci che l'Fsb sta valutando» nella preparazione del suo lavoro in vista del G20 di ottobre. «Un lavoro iniziato lo scorso autunno e che si tradurrà in raccomandazioni che saranno sottoposte ai leader» dei 20 paesi più industrializzati al mondo. L'Fsb - aggiunge la nota - sta esaminando anche altre opzioni per risolvere il problema del 'too-big-to-fail'», da risolvere con un «mix di approcci, data la diversità delle istituzioni e dei contesti nazionali e cross-border coinvolti. Allo stesso tempo, questi approcci - prosegue la nota - devono preservare un mercato dei servizi finanziari integrato» e non creare differenze negli approcci regolatori.

CASO BERNANKE - Inoltre, ad appesantire le Borse americane ci sono anche i dubbi sul rinnovo per il presidente della Federal Reserve. Il Bernanke-bis appare infatti in bilico: la riconferma del presidente della Fed alla guida della banca centrale per altri quattro anni non appare certa, nonostante la piena fiducia accordatagli dal presidente Barack Obama: «È la persona migliore per la Fed dopo aver contribuito a evitare la grande Depressione». A complicare il voto in Senato e il futuro di Bernanke è il numero crescente di defezioni in casa democratica. Un voto slittato alla prossima settimana anche se una data non è ancora stata fissata una data. Ad alimentare il coro di no all'attuale presidente della Fed sono due senatori democratici chiave: la californiana Barbara Boxer e Russell Feingold del Wisconsin. Indeciso su come esprimersi, invece, il leader della maggioranza in Senato, Harry Reid. «È il momento di cambiare», afferma Boxer. «Il prossimo presidente della Fed deve rappresentare una rottura con le pratiche del passato». Feingold, nello spiegare il proprio no, osserva: «Sotto la guida di Ben Bernnake la Fed ha permesso attività finanziarie irresponsabili che hanno portato alla peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione».

LA SQUADRA DI OBAMA - Con Bernanke in bilico la squadra economica presidenziale incassa un nuovo colpo e traballa. «Una delle conseguenze a sorpresa della debacle in Massachusetts è che i democratici si rivoltano contro gli architetti del salvataggio finanziario», sostiene sulle colonne del New York Times, il premio Nobel per l'economia Paul Krugman. «La riconferma di Bernanke non è certa, e Geithner e Summers sono apparentemente fuori». Il riferimento è all'ascesa dell'ex presidente della Fed Paul Volcker, a scapito dello stesso Geithner che, secondo indiscrezioni, si sarebbero detto scettico sulla linea dura scelta dal presidente, ritenendo che i nuovi limiti possano causare un'eventuale perdita di competitività a livello globale per le banche americane. Geithner comparirà il prossimo 27 gennaio in Congresso per fornire la propria versione del salvataggio di Aig e, soprattutto, delle e-mail inviate dalla Fed di New York, della quale nel 2008 era presidente, chiedendo al colosso assicurativo di non divulgare informazioni in merito ai pagamenti alle banche.

SALVATAGGI NECESSARI - «I contribuenti hanno salvato le banche e devono essere interamente rimborsati», afferma intanto Obama dall'Ohio, mettendo in evidenza come «stabilizzare le banche sia stata una pillola amara da digerire visto il ruolo che hanno giocato nel creare la crisi». I salvataggi, però, per quanto «impopolari» erano necessari per evitare «una catastrofe economica ancora maggiore: se il sistema finanziario fosse collassato, si sarebbe trascinato dietro l'intera economia e milioni di famiglie. Avremmo avuto una Seconda Grande Depressione». Ma, aggiunge, grazie alle azioni prese, «il peggio di questa tempesta economica è passato». (Fonte: Ansa)


09/12/2009

I CONTI CON LA CRISI

I CONTI CON LA CRISI

 

Grecia, la bomba del debito, smentito dal governo il fallimento dello stato

 

 

 

Chiusura in calo per le principali piazze asiatiche sull'onda della crescita minore delle previsioni del Pil giapponese  del terzo trimestre, dei timori sul debito di Dubai World  e della crisi in Grecia. Segno meno anche sulle principali piazze europee con perdite intorno a mezzo punto. La Borsa di Atene perde nelle prime contrattazioni circa il 2%. Questa mattina intanto, il ministro delle Finanze greco George Papaconstantinou ha detto che «non c'è assolutamente nessun rischio» di default del debito pubblico.

Non era mai successo che il giudizio sul debito di una nazione dell’area dell’euro scivolasse sotto il livello A, quello che garantisce una buona affidabilità. Non era successo fino all’8 dicembre 2009, il giorno in cui l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il suo giudizio sul debito della Grecia da A- a BBB+, con «prospettive negative». Notizia che, combinata con "le ultime da Dubai", ha generato una nuova corrente di sfiducia capace di fare crollare i mercati europei: Londra, Madrid, Milano e Francoforte hanno perso tutte circa 1,6 punti percentuali. Parigi poco meno (-1,4%).

George Papaconstantinou, che ha il poco invidiabile ruolo di ministro delle Finanze dell’economia più fragile della zona euro, ha ammesso come stanno le cose: per gli investitori la Grecia «non è credibile», dopo che, a ottobre, il governo ha corretto i dati sui conti pubblici comunicando un deficit di bilancio raddoppiato fino al 12,7% del Pil. Le ultime, violente, giornate delle piazze di Atene, poi, peggiorano la situazione. Fitch lo ha scritto: il giudizio è stato tagliato a causa della «bassa credibilità delle istituzioni finanziare e del clima politico».

Adesso ci si chiede cosa farà l’Europa. Intanto Atene «non rischia la bancarotta» ha assicurato ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ribadendo il concetto che il giorno prima aveva espresso il collega della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. Se l’economia pubblica greca fosse davvero sul punto di esplodere, l’Unione europea «non ha una clausola di salvataggio» ha chiarito Anders Borg, lo svedese che presiede il consiglio dei ministri delle Finanze dell’Ue.

Eppure, nell’area dell’euro, «le difficoltà di uno Stato membro è una questione che riguarda tutti» ha detto Joaquìn Almunia. Quindi, ha aggiunto il commissario del’Ue agli Affari economici, la Commissione è «pronta ad assistere il governo greco nel mettere a punto un programma di risanamento e di riforme complessivo».

Il governo greco potrebbe presentare una Finanziaria straordinaria nei prossimi giorni. Attorno, la situazione sta degenerando. I credit default swap – l’assicurazione contro il mancato rimborso di un debito – dei bond greci sono saliti di altri 20,5 punti, fino a quota 211. Il differenziale tra il premio dei buoni di Stato di Atene e quello dei bund tedeschi è cresciuto a 230 punti base. La Borsa di Atene è crollata del 6,1%. I titoli delle banche sono franati, perché un rapporto di Standard & Poor’s ha definito il sistema bancario greco come quello «più a rischio» d’Europa e Fitch lo ha confermato, tagliando il rating di 5 grandi banche elleniche. Timori «esagerati» ha risposto il governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos.


27/11/2009

La crisi di Dubai si fa sentire, Borse giù

La crisi di Dubai si fa sentire, Borse giù

 

Tokyo chiude in forte calo -3,22%. negative tutte le borse asiatiche. Piazze europee in apertura trascinate al ribasso dal rischio fallimento di Dubai World, poi c'è il recupero

 

Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)
Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)

La crisi di Dubai World, con il congelamento per sei mesi dei pagamenti sui debiti (59 miliardi di dollari) della holding, porta giù prima le Borse asiatiche e poi, in apertura, e per il secondo giorno consecutivo, anche quelle europee. Lo scossone è forte e si teme un nuovo crack finanziario. Tokyo ha terminato gli scambi in caduta libera, a -3,22%, trascinata anche dal sostenuto rafforzamento dello yen che in apertura di seduta è sceso sotto quota 85 sul dollaro toccando i minimi dal 1995. L'indice Nikkei è sceso a 9.081,52 punti, 301,72 in meno della chiusura di giovedì.

PIAZZE EUROPEE - Dopo l'ondata di ribassi provenienti dall'Asia toccava all'Europa. Tutti in calo in apertura i listini del Vecchio Continente: a Parigi l'indice Cac in avvio di seduta segnava -1,79% a 3.614,51 punti mentre a Londra il Ftse segnava -1,74% a 5.103,78 punti. In calo anche Francoforte (-1,6%). Non si discostava dal trend ribassista anche Piazza Affari che all'esordio vede l'Ftse Mib arretrare del 2,33% a 21.433,62 punti, mentre l'All Share perdeva il 2,12% a 21.887,23 punti. Successivamente però le Borse del Vecchio Continente recuperavano terreno anche se si confermavano pesanti le banche e i titoli delle società più esposte verso la città-Stato. Attualmente Francoforte guadagna lo 0,12%, Parigi lo 0,16%, mentre Londra cede lo 0,26%. Resta negativa, anche se di poco, Milano dove il Ftse Mib arretra dello 0,22%, e il Ftse All Share dello 0,23%.

BORSE ASIATICHE - Male, oltre a Tokyo, anche tutte le altre piazze asiatiche. A Seul il Kospi è caduto del 4,7% a 1.524,50, minimo da quattro mesi, a Hong Kong l’Hang seng ha segnato un calo del 5,1% a 21.088,55. «Gli operatori temono un crack finanziario a Dubai - commenta un operatore - e si stanno rifugiando nell'oro, titoli pubblici e perfino nel dollaro». E c'è attesa per il dato dell'apertura di Wall Street, dopo la chiusura di giovedì per il Giorno del Ringraziamento: una giornata nera, come detto, quella di giovedì per l'Europa, che ha perso 152 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola seduta.

LO SPETTRO DELLA CRISI - Le difficoltà di Dubai hanno alimentato ipotesi di possibili effetti contagio in tutta l’area del Medio Oriente e delle economie emergenti, e richiamato lo spettro della crisi finanziaria asiatica della metà degli anni '90. La moratoria sui bond della Dubai World riguarda un gruppo complessivamente indebitato per circa 60 miliardi di dollari: l’emirato sta accusando un drammatico crollo dei prezzi immobiliari, che hanno subito cali dell’ordine del 50% dopo che negli anni scorsi aveva acquistato notorietà mondiale come polo finanziario dell’area che fa sfoggio di innumerevoli grattacieli, tra cui il più alto del mondo. La Dubai World, a controllo statale, è a capo del progetto per la creazione della gigantesca isola artificiale nel Golfo a forma di palma.

LA BANCA D'ITALIA - A rasserenare gli animi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci pensava però successivamente il direttore generale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni: «Per quanto riguarda il sistema Italia non ci sono problemi - ha detto - l'esposizione verso Dubai è molto contenuta, non c'è alcuna preoccupazione».

CONSOB - «Stiamo facendo approfondimenti, ma allo stato c'è serenità assoluta»: ha detto invece il presidente della Consob, Lamberto Cardia.


18/08/2009

In sette mesi evasi all'estero 3,3 miliardi

In sette mesi evasi all'estero 3,3 miliardi

 

I dati della Guardia di finanza. Di questi, 1,1 miliardi sono stati rintraccaiti nei paradisi fiscali. Evasione dell'Iva pari a 1,8 miliardi

 

(Agf)
(Agf)

ROMA - Nei primi sette mesi dell'anno sono stati evasi all'estero 3,3 miliardi di euro. Il dato è stato diffuso dalla Guardia di finanza. Di questi, 1,1 miliardi sono stati rintraccaiti nelle transazioni e nelle operazioni finanziarie con i cosiddetti paradisi fiscali. Oltre 600 milioni di euro sono stati accreditati a danno di soggetti e imprese che avevano falsamente spostato all'estero la propria residenza o la sede della propria attività. Altri 1,6 miliardi sono a carico di imprese estere che, operanti in Italia, non dichiaravano nulla al fisco.

DATI - Si tratta, sottolineano le Fiamme Gialle, di «valori in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2008, che si è chiuso con i risultati più alti di sempre». Da gennaio a luglio sono state effettuate 5.690 indagini, verifiche e controlli contro l'evasione e le frodi fiscali internazionali e i trasferimenti illeciti di capitale all'estero. L'Iva evasa per frodi scoperte nelle indagini su «triangolazioni commerciali ricorrendo a società cartiere e fatture per operazioni inesistenti» è pari a 1,8 miliardi con 3.557 soggetti denunciati, «pari al 17% in più rispetto allo scorso anno». I titoli e la valuta sequestrati nei controlli alle frontiere ammontano a 396 milioni di euro, con «1.185 soggetti sorpresi a portare al seguito denaro o titoli per valori superiori a 10 mila euro».