29/10/2009

Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese

Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese

 

Saia, relatore al ddl Finanziaria: Intervento di 2-3 miliardi di euro, «massimo di 4». La maggioranza presenta tre proposte. Il vice ministro Vegas: «Interessante, ma ora non ci sono risorse»

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO - «Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese con meno di 50 addetti e che potrebbe essere legato al mantenimento dei lavoratori in azienda». È questa una «ipotesi allo studio» della maggioranza che potrebbe presentare una nuova proposta con l'obiettivo di introdurre la novità già nella Finanziaria. Lo riferisce il relatore Maurizio Saia (Pdl), a margine dei lavori della commissione Bilancio al Senato, evidenziando come si tratti ancora di una fase preliminare e come il governo non abbia ancora espresso alcuna valutazione in merito. «In tutto si potrebbe trattare di un intervento del peso di circa 2-3 miliardi. A dirla grande di 4 miliardi», spiega Saia. Ma il lavoro del relatore non sarà facile in quanto dovrà mettere d'accordo la proposta della Lega sopra citata, con quelle del Pdl che variano tra 8 e 12 miliardi, e il Tesoro che, per bocca del vice ministro Vegas, dice «proposte interessanti, ma ora non ci sono risorse».

I DETTAGLI - Al momento, spiega Saia, il tentativo è di trovare «una sintesi tra le proposte messe in campo dalla maggioranza, dalla Lega ma anche dall'opposizione». Si tratta «di un'ipotesi che può venire anche smentita. Io come relatore mi carico delle istanze parlamentari e cerco di sollecitare il governo». Nel caso in cui si arrivasse a trovare una mediazione già in commissione, la proposta potrebbe essere comunque formalizzata solo dal relatore o dal governo. L'Irap sarà comunque «tra gli ultimi capitoli che affronteremo» durante l'esame in commissione spiega il relatore. In alternativa, occorrerebbe attendere l'approdo del testo in aula.

EMENDAMENTI - Sul taglio dell'Irap, il Pdl ha presentato due proposte di modifica in commissione Bilancio e la Lega una. «Abbiamo presentato un emendamento complessivo che include interventi sull'Irap e sull'Irpef per 35 miliardi di euro», spiega il presidente della commissione Finanze al Senato, Mario Baldassarri (Pdl). «Poi sono stati presentati singoli emendamenti che sono pezzi di un quadro. Dentro questo, uno sull'Irap con deduzione sul monte salari per tutti che costa 12 miliardi di euro. Un altro che deduce il monte salari fino a cento addetti e costa 8 miliardi. La Lega ha presentato un emendamento sul taglio dell'Irap per le aziende sotto i 50 addetti e l'opposizione ha presentato proposte di modifica».

«NON CI SONO RISORSE» - Secondo il vice ministro al Tesoro. Giuseppe Vegas, il taglio dell'Irap «è un'ipotesi interessante, ma va valutata bene soprattutto per quanto riguarda le coperture. Attualmente non ci sono le risorse. Poi vediamo».

14/10/2009

Ue, conti «insostenibili» per 5 Paesi C'è anche Italia: necessario risanamento

Ue, conti «insostenibili» per 5 Paesi C'è anche Italia: necessario risanamento

 

Situazione dei conti pubblici grave anche in Francia, Ungheria, Polonia e Portogallo, a determinare «l'insostenibilità» sono le «condizioni di partenza» delle finanze pubbliche

 

Il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso (Afp)
Il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso (Afp)

BRUXELLES (BELGIO) - La situazione dei conti pubblici sul lungo termine in Italia - così come in Francia, Ungheria, Polonia e Portogallo - è «insostenibile» anche senza considerare eventuali incrementi della spesa per le pensioni. È quanto rileva la Commissione europea in una comunicazione sulla sostenibilità dei conti pubblici. È quindi «indispensabile»che l'Italia, una volta avviata sulla strada della ripresa, proceda a una «rapida» azione di risanamento per «garantire una stabile riduzione del suo molto alto livello di indebitamento», destinato a raggiungere nel 2010 il 116%, un tetto mai toccato dalla nascita dell'euro.

POLITICHE FISCALI - Per Francia, Italia, Ungheria, Polonia e Portogallo, si legge ancora nel documento di Bruxelles, il costo derivante dall'invecchiamento della popolazione sul lungo termine non è previsto essere «particolarmente alto». Ma a determinare la «insostenibilità» della politiche fiscali di questi Paesi, rileva la Commissione, sono le «condizioni di partenza» dei loro conti. In tutti e cinque, si legga ancora nel documento, «la crisi e il sostegno alla ripresa stanno conducendo a un incremento molto veloce» del rapporto debito-Pil, «compensando rapidamente i progressi raggiunti negli ultimi anni» sul fronte del risanamento dei conti.

SERVE PIU' QUALITA' - «Poiché le risorse pubbliche sono scarse - scrive ancora Bruxelles nel rapporto - è indispensabile un aumento nella qualità delle finanze pubbliche». Ad esempio, spiega la Commissione, «modernizzare i servizi pubblici e ridurre la spesa non produttiva aiuta ad arginare l'aumento del debito, libera risorse per investire in aree che danno slancio alla crescita, come l'istruzione, la ricerca e l'innovazione, e ad altri obiettivi (sociali, ambientali, sanità), e rafforza gli incentivi per l'innalzamento della capacità produttiva dell'economia». D'altro canto, si legge ancora nel rapporto, «il consolidamento di bilancio attraverso il prelievo di entrate aggiuntive dovrebbe tener conto degli effetti di incentivo, di efficienza e di concorrenza, ed esser concentrato sulle misure con i minori effetti distorsivi, in particolare sulla partecipazione al mercato del lavoro e sull'accumulo di capitale, e contribuire a soddisfare altri obiettivi, ed esempio le tasse verdi».


01/10/2009

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

 

Oggi la riunione dei ministri economici dell'Unione Europea. Il presidente di turno, Borg: «Bisogna entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria»

 

Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)
Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)

Basta con l'avidità nel settore finanziario: banche e mercati devono inaugurare un'era di responsabilità. È l'appello della presidenza Ue che nella riunione di oggi dell'Ecofin - il consiglio dei ministri economici e finanziari dell'Unione - affronterà anche la questione della vigilanza finanziaria, esaminando la riforma adottata la scorsa settimana dalla Commissione Ue.

«IL FANTASMA DELL'AVIDITA'» - «L'avidità è un fantasma molto difficile da intrappolare», ha detto il ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin, Anders Borg, per il quale «è importante che i banchieri e i mercati non sottovalutino gli impegni politici presi per entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria».

«E ORA L'EXIT STRATEGY» - Borg ha anche sottolineato, prima del vertice dell'Eurogruppo che ha aperto i lavori dell'Ecofin, come l'impatto delle misure di stimolo anticrisi sui conti pubblici di molti Paesi europei ha reso le loro politiche fiscali non più sostenibili ed è quindi necessario cominciare ad elaborare delle adeguate «exit strategy». «Dovremo continuare a mantenere una politica economica molto espansionistica, ma, allo stesso momento, è tempo di iniziare ad elaborare e comunicare le exit strategy - ha affermato il padrone di casa del vertice -. La politica fiscale in Europa non è sostenibile. In 20 paesi il deficit ha superato la soglia del 3% del Pil e, a politiche immutate, ciò significa un debito al 100% del Pil in alcuni anni. Dobbiamo ritirare in tempo le misure di stimolo, servono strategie efficaci e coerenti per un consolidamento strutturale e prolungato delle finanze pubbliche». Sono inoltre necessarie, ha aggiunto il ministro delle Finanze di Stoccolma, «riforme strutturali che facciano crescere l'offerta di lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro».


23/09/2009

Scudo fiscale allargato al falso in bilancio

Scudo fiscale allargato al falso in bilancio

 

Si chiude a dicembre. Escluse le segnalazioni antiriciclaggio. Franceschini: è una vergogna. Tremonti: in linea con l'Ocse

 

ROMA - Via libera della Commissione Finanze del Se­nato, con il parere favorevole del governo, allo scudo fisca­le allargato. Il pagamento del­la sanzione del 5% per il rien­tro o la regolarizzazione dei capitali e dei patrimoni illeci­ti all’estero renderà non puni­bili anche alcuni reati penali fiscali e societari, compreso il falso in bilancio. Lo scudo resterà invece precluso per i contribuenti nei cui confron­ti fossero stati già avviati gli accertamenti da parte del fi­sco e per chi avesse a carico procedimenti penali già av­viati.

L’emendamento che modi­fica lo scudo fiscale, che sarà oggi stesso al voto nell’Aula di Palazzo Madama, anticipa inoltre la chiusura della sana­toria al 15 dicembre e solleva gli intermediari incaricati del­le procedure di rimpatrio e re­golarizzazione dall’obbligo di segnalazione ai fini dell’an­tiriciclaggio. «Il nuovo scudo fiscale è in piena linea con lo schema dell’Ocse» ha detto il ministro dell’Economia, Giu­lio Tremonti, respingendo le critiche molto dure dell’oppo­sizione. Secondo Dario Fran­ceschini, candidato alla segre­teria del Pd, lo scudo «si chia­ma condono ed è una vergo­gna», mentre per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, non è nient’altro che «riciclaggio di Stato». «Il nostro sistema è molto simile a quello inglese e a noi risulta che il costo dello scu­do britannico per i contri­buenti sia più basso rispetto a quello dello scudo italiano. Poi quella è un’amnistia asso­luta che non guarda a nessun reato che ci può essere dietro la costituzione illecita di pa­trimoni all’estero» ha detto ancora Tremonti, senza sbi­lanciarsi più di tanto sul pos­sibile gettito dell’operazione. «La lotta all’evasione sta dan­do risultati positivi e questo ci fa pensare a un gettito con­sistente » ha aggiunto il mini­stro ricordando che, dopo le modifiche approvate in Sena­to, la sostanza del provvedi­mento «ricalca in pieno quel­la dello scudo fiscale degli an­ni passati».

Rispetto ad allora resta esclusa la possibilità di acce­dere alla sanatoria da parte delle società, ma le garanzie giuridiche offerte dallo scu­do saranno più o meno le stesse. La copertura, che pri­ma delle modifiche riguarda­va solo l’omessa o infedele di­chiarazione fiscale, si esten­derà a una serie di reati tribu­tari, come la dichiarazione fraudolenta, ad esempio con l’uso di fatture inesistenti, e l’occultamento o la distruzio­ne di documenti contabili. La stessa norma prevede la non punibilità di altri reati commessi per eseguire oppu­re nascondere i reati prece­denti. Tra questi i reati di fal­sità materiale, falsità ideolo­gica in atto pubblico, falsità nelle scritture private, sop­pressione e occultamento di atti, fino alle false comunica­zioni sociali. Visto che lo scu­do è accessibile solo alle per­sone fisiche, la non punibili­tà del falso in bilancio, nella versione attuale della norma, sarebbe in sostanza circo­scritta alla contestazione del falso in bilancio commesso dal contribuente nelle vesti di amministratore della socie­tà. Dopo il voto atteso per og­gi dal Senato, le modifiche al­lo scudo fiscale contenute nel decreto correttivo del provvedimento anticrisi del­lo scorso luglio dovranno passare al vaglio della Came­ra dei Deputati. Dove partirà una corsa contro il tempo, vi­sto che il decreto dovrà esse­re convertito in legge entro sabato 3 ottobre.

 

 

Mario Sensini

Fonte: Corriere della Sera


27/05/2012

Fisco: si evadono 200 miliardi all'anno

Fisco: si evadono 200 miliardi all'anno

 

 BISOGNA AGGIORNARE LO STRUMENTO DEL REDDITOMETRO CHE RISALE AL '92. Il direttore delle Finanze: «Evasione fenomeno di massa, l'economia sommersa è pari a 250 miliardi»

 

ROMA - Gli italiani, eccetto i lavoratori dipendenti, stanno diventando progressivamente un popolo di evasori. Per questo bisogna fornire al Fisco nuovi e più efficaci mezzi d'indagine. L'evasione fiscale è diventata:«un fenomeno di portata molto ampia, possiamo parlare di evasione di massa. Le strategie di lotta all'evasione debbono dunque essere rapportate alla dimensione del fenomeno che è enorme» ha detto il direttore generale del Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, Fabrizia Lapecorella, nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare sull'Anagrafe tributaria.

STIME - Lapecorella ha ricordato come, secondo le ultime stime disponibili, l'ampiezza dell'economia sommersa sia «fra i 230 e i 250 miliardi di euro». Per quanto riguarda in particolare l'evasione fiscale, il Dipartimento delle Finanze stima che «l'ammontare dei valore aggiunto lordo evaso stimato per il 2004 sia di circa 200 miliardi di euro. I settori in cui si evade di più in termini relativi - ha riferito ancora il direttore generale - sono quelli dei servizi personali , del commercio e della ristorazione, delle costruzioni». Per combattere l'evasione, secondo Lapecorella, bisogna procedere all'integrazione delle banche dati e «aggiornare lo strumento del redditometro» che risale al '92.


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