17/03/2011
Frecce Tricolori e spari al Gianicolo: via ai festeggiamenti per i 150 anni
Frecce Tricolori e spari al Gianicolo: via ai festeggiamenti per i 150 anniCELEBRAZIONI PER TUTTO IL GIORNO. Si comincia con l'omaggio di Napolitano al Milite Ignoto. Contestazioni per Berlusconi. Scroscio di applausi per il Presidente a S. Maria degli Angeli
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26/06/2010
A testa bassa. Pochi tifosi e molti fischi per gli azzurri
A testa bassa. Pochi tifosi e molti fischi per gli azzurriDopo la clamorosa eliminazione dal Mondiale la nazionale rientra in Italia. Pochissimi tifosi ad attendere la squadra di Lippi. Tensione sul volo, Pepe ai giornalisti: "Becchini".
Dopo l'amara eliminazione dai mondiali in Sudafrica, la nazionale di calcio e' rientrata in Italia. Gli azzurri, usciti alle 8 e 30 dalla sala arrivi, sono stati contestati: una ventina di tifosi ha accolto i giocatori con ripetute grida: "Vergognatevi, vergogna". I bersagli più colpiti sono stati Cannavaro e Gilardino. Gli azzurri sono quindi sfilati, mestamente ed in silenzio, protetti da un cordone di agenti di polizia e alla spicciolata. Ad attendere gli azzurri anche un "plotone" di giornalisti e fotoreporter. Poche le parole dette da capitan Cannavaro: "Contestazioni? La gente ha capito". E Pazzini invece non vede l'ora di girare pagina: "Ora voglio andare subito in vacanza e mettermi dietro le spalle questa brutta avventura e smaltire la delusione".
In aereo, invece, si era consumato lo sfogo di Simone Pepe. "Chi scrive per Il Giornale tra di voi? Non c'è nessuno? Allora visto che ha messo 11 bare azzurre in prima pagina fategli sapere che è un becchino". L'aereo che riportava gli azzurri in Italia dopo la disfatta al mondiale era appena partito, quando il neojuventino, brandendo una copia di ieri del quotidiano milanese (con una vignetta di Forattini molto dura in prima pagina) si è avvicinato in coda, dove si trovavano gli inviati al seguito: voce alta, visibilmente alterato, il giocatore ha gettato ai cronisti il quotidiano. "Le bare - ha poi spiegato - sono davvero troppo, una cosa vergognosa. Se noi siamo morti, chi ha deciso di pubblicare una cosa del genere è un becchino. E se tanto mi dà tanto, mi verrebbe da dire che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone". E' un mesto rientro.
Dal 777 Alitalia sono sbarcati poco dopo le 8 il presidente federale Abete, il Ct Lippi ed alcuni giocatori: il capitano Cannavaro, Pepe, De Santis, Quagliarella, Bonucci, Montolivo, Gilardino, Pazzini e Di Natale. Tra gli ultimi a scendere le scalette dell'aereo De Rossi, l'unico dei quali sotto l'aereo ha ricevuto qualche incitamento da diversi operatori aeroportuali che si erano lì radunati. Tra la quarantina di persone sbarcate, compreso parte dello staff tecnico, anche Riva, Peruzzi e Di Livio. Lungo il tragitto dall'aereo alla sala arrivi tutti sono rimasti in silenzio, sulla navetta bus, alcuni con indosso occhiali da sole: sguardi tesi, gli unici a dispensare qualche sorriso De Rossi e Di Natale. Una volta giunti nella sala arrivi, dove ora gli azzurri sbarcati stanno attendendo i bagagli, si è radunata spontaneamente una piccola folla di viaggiatori in quel momento presenti che ha circondato, incuriosita, la delegazione azzurra, alla quale è stato fatto un piccolo cordone di agenti di polizia e militari della Guardia di Finanza. Il tutto avviene tranquillamente, non ci sono, per il momento, né contestazioni né sfottò, anzi molti scattano foto ricordo ed i più gettonati di tutti sono De Rossi e Quagliarella. Anche capitan Cannavaro si è concesso a foto ricordo con alcuni dei viaggiatori in attesa anche essi dei bagagli. Il Ct Lippi è stato tra i primi a lasciare lo scalo romano mentre tutto il resto del gruppo azzurro era ancora in attesa dei bagagli nella sala arrivi. Per oltre un quarto d'ora molti viaggiatori ed operatori aeroportuali hanno voluto scattare foro ricordo accanto ai protagonisti della fallimentare spedizione in Sudafrica.
E' atterrato alle 10.06 all'aeroporto di Milano Malpensa il volo Alitalia da Roma Fiumicino con a bordo la parte di delegazione della Nazionale italiana rientrata da Johannesburg e che non si è fermata nella capitale. Al terminal 2 non si vedono tifosi. Solo un nutrito gruppo di giornalisti, fotografi e cameramen sta attendendo di fronte ad un varco lontano dall' aerostazione.
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18/05/2010
Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»
Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»LA CONTESTAZIONE. L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera contro il sindaco, fischiato dai lavoratori dello spettacolo
ROMA - Carla Fracci contro il sindaco Gianni Alemanno. Una contestazione a gran voce e col viso rosso di rabbia. Alemanno ha appena concluso il suo intervento al teatro dell'Opera di Roma dove si sono radunati centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro il decreto sulle Fondazioni liriche recentemente approvato dal Governo. E l'etoile ha appena ricevuto un'ondata di applausi dopo aver accennato qualche passo di danza in platea.
EX DIRETTRICE - L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera ha atteso che Alemanno si sedesse in platea dopo il suo intervento. Quindi l'etoile si è alzata dal suo posto avvicinandosi a meno di un metro dal sindaco, additandolo e urlando. «Vergogna, in due anni non mi hai mai ricevuto». Rossa in volto, la ballerina che da poco non ricopre più il ruolo di direttrice del corpo di ballo del teatro dell'Opera, ha continuato ad additare il sindaco, prima parlandogli da distanza, poi avvicinandosi ad Alemanno, e additandolo con le dita: «È colpa tua», dice a gran voce. Poi torna a sedersi al suo posto, dall'altro lato della sala. «Non è una questione personale - ha precisato dopo la Fracci -. Per due anni gli ho chiesto un incontro che non mi ha concesso, in cui volevo parlargli non certo del suo futuro ma di quello del teatro».
APPLAUSI & FISCHI - «La lirica è una relatà che voglio difendere», aveva esordito nel suo intervento Alemanno, in qualità di presidente della Fondazione dell'ente lirico romano, dal palco dominato da uno striscione con su scritto: «Tutti in coro contro il decreto ammazzamusica», mentre tutto il teatro era pieno di manifesti e striscioni. Esordio applaudito. Applausi anche quando ha affermato di «non condividere una scelta che faccia ricadere solo sui lavoratori le difficoltà della crisi». I primi fischi sono arrivati quando il sindaco ha parlato, anziché del ritiro del decreto Bondi che i sindacati vorrebbero, di «una seria fase negoziale che permetta di modificarlo». La contestazione vera e propria è arrivata invece quando Alemanno ha sostenuto che «la volontà del ministro Bondi è stata quella di porre la questione in maniera molto dura proprio per attivare un confronto» e che «da qui devono partire contro-proposte per rendere più efficiente la gestione degli enti lirici».
LE REAZIONI - Solidale con il sindaco di Roma il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che in una nota spiega: «Il clima è troppo incandescente, perchè qualcuno, invece di cercare soluzioni condivise e soprattutto praticabili, si ostina a gettare benzina sul fuoco, e fra questi non è certamente il governo». Chiede invece le scuse di Alemanno all'etoile il senatore del Pd Vincnzo Vita che, entrando nel merito della vicenda chiede che il decreto di riforma delle fondazioni liriche venga «ritirato». Vita, vicepresidente della commissione cultura di Palazzo Madama, tra i politici intervenuti questo pomeriggio a Roma al Teatro dell'Opera alla kermesse organizzata dai sindacati, che sottolinea: «siamo decisi all'ostruzionismo, al Senato abbiamo pronti 4-500 emendamenti». Arriva a chiedere le dimissioni di Carla Fracci da assessore della Provincia di Firenze» il gruppo Pdl in Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze. «Il gruppo Pdl in Provincia di Firenze - dichiara il capogruppo Samuele Baldini - condanna l'atteggiamento dell'assessore Fracci contro il sindaco Alemanno, tanto più improprio perchè l'assessore stava rappresentando, a nostro modo inopportunamente, la Provincia al Teatro dell'Opera a Roma in difesa anche del Maggio Musicale Fiorentino. L'assessore ha inveito contro il sindaco di Roma per motivi esclusivamente personali e di ordine professionale che sembrano interessarle di più della sua funzione nell'interesse del nostro territorio. Per questo - conclude il gruppo del Pdl - crediamo inaccettabile che possa continuare a svolgere il suo mandato all'interno della giunta provinciale e ne chiediamo subito le dimissioni».
Fonte: Corriere della Sera
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21/02/2010
Valerio Scanu è il vincitore di Sanremo Pubblico in rivolta per gli eliminati
Valerio Scanu è il vincitore di Sanremo Pubblico in rivolta per gli eliminati
Costanzo porta sul palco tre operai di termini imerese e interpella bersani e scajola. Secondo posto per Emanuele Filiberto & Co., Mengoni terzo. L'orchestra straccia gli spartiti, fischi del pubblico
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| La Clerici (Lapresse) |
SANREMO - Valerio Scanu, classe 1990, è il vincitore del sessantesimo festival di Sanremo con il brano «Per tutte le volte che». «Il vincitore più giovane per il festival più vecchio» ha commentato la Clerici dando l'annuncio. In finale il talento di Amici se l'è vista con il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici (che ha guadagnato il secondo posto con «Italia amore mio») e Marco Mengoni, vincitore di X-Factor, che si è piazzato terzo con Credici ancora».
«VERGOGNA, VENDUTI» - Forti proteste hanno accompagnato l'annuncio degli eliminati dato dalla Clerici. Orchestra, pubblico e sala stampa hanno gridato "vergogna", "venduti", "buffoni" e gli orchestrali in segno di protesta hanno accartocciato e lanciato gli spartiti. I fischi cominciano dalla platea quando viene annunciata l'esclusione di Irene Grandi, poi il pubblico contesta rumorosamente l'uscita di Simone Cristicchi. Ma l'esplosione della rabbia, anche della Sanremo Festival Orchestra, si rivela in tutta la sua potenza con l'annuncio della penultima esclusa, Malika Ayane. Il maestro Marco Sabiu dice che gli orchestrali vorrebbero rendere pubblico il loro voto (che unito al televoto dà vita al primo verdetto della serata). Quando, infine, con l'annuncio dell'eliminazione di Noemi, si capisce quali sono i tre finalisti, dalla platea partono i cori "venduti, venduti". In sala stampa la protesta viene sonoramente appoggiata con applausi e fischi.
COSTANZO E BERSANI - Arriva poi, come un deus ex machina, Maurizio Costanzo (che anticipa il suo intervento di mezz'ora per aiutare la Clerici a gestire la situazione, pur ammettendo «anch'io preferivo Arisa e Cristicchi»): è la sua prima volta a Sanremo e ne approfitta per ricordare Mike Bongiorno, «che ha condotto ben undici edizioni del festival». Quindi ha invitato sul palco tre operai di Termini Imerese: Calogero Cuccia, dipendente dello stabilimento Fiat; Antonio Tarantino, in cassa integrazione dopo aver lavorato per varie aziende nel servizio di pulizia dei cassoni; Lucia La Placa, che ha perso il lavoro ed è in mobilità (era dipendente della Ergom, poi acquisita dalla Magneti Marelli che opera per Fiat). Costanzo ha dato la parola al segretario del Pd Bersani e al ministro dello Sviluppo economico Scajola, presenti in platea. Ma il mini talk show politico fa rinascere le contestazioni: la platea fischia il segretario del Pd, che elogia l'invito dei lavoratori sul palco spiegando che «non è possibile mandarli sui tetti». Scajola gioca in casa (il suo collegio elettorale è quello di Imperia) e viene fortemente applaudito mentre dice: «Tutti i lavoratori stanno soffrendo la crisi. Per lo stabilimento di Termini Imerese dobbiamo trovare una soluzione che sia compatibile con la competitività».
D'ANGELO: UNA VERGOGNA - Durissimo il commento di Nino D'Angelo (eliminato fin dalla prima serata) alla qualificazione in finale del trio di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con una canzone che definisce «'na chiavica». «È una vergogna. Solo in un Paese dei balocchi come l'Italia può succedere una cosa del genere. Non mi fa nemmeno rabbia, ma proprio schifo - si sfoga il cantante in un'intervista su Sorrisi.com -. Vinceranno il festival e dire che l'avevo detto già un mese fa. Sono un mago? No, sono solo uno che fa musica e che pensa che il principe non ci azzecchi niente con la canzone. Vedrete, ci prenderanno per i fondelli in tutto il mondo. Sì, certo Pupo è un amico, ma non sono d'accordo con la sua scelta. Anche a Sanremo vince il meccanismo dei reality. Un pseudo-principe che vince: lui l'esilio l'ha già fatto, ma se ci fosse un tribunale della musica ce lo rispedirebbe subito».
L'ULTIMA PUNTATA - Tra attesa per il vincitore e polemiche, in particolare sulle voci che davano per probabile una vittoria del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici più volte fischiato dal pubblico ma "ripescato" dal televoto, la puntata si è aperta con Daniel Ezralow in veste di domatore da circo che ha diretto cento bambini che hanno ballato e cantato. Antonella Clerici, in abito nero per la prima volta in questa edizione, ha dedicato la finale ai bambini, «il futuro del mondo». Ed ecco la gara: primo a calcare il palco Valerio Scanu, già da giorni super favorito per la vittoria (anche secondo il sondaggio di Corriere.it) con la sua «Per tutte le volte che», condita da qualche stonatura per l'emozione. La Clerici ha scherzato su un verso del testo: «Come si fa a fare l'amore in tutti i laghi?». «Dipende dalle stagioni» ha risposto il cantante. Prima di esibirsi l'ex concorrente di Amici ha ricevuto un biglietto di Maria De Filippi che gli faceva gli auguri. Sono seguiti altri due nomi emersi da talent show: Noemi e Marco Mengoni.
ANCORA FISCHI PER IL TRIO - È seguito un omaggio a Michael Jackson di Travis Payne, coreografo e ballerino che ha lavorato per 18 anni accanto al re del pop. Su richiesta della Clerici ha proposto il passo di danza moonwalk. E vai con le esibizioni: Povia (che ha fatto i complimenti alla Clerici «perché in questo Paese dove non c'è niente di normale hai fatto un festival normale ed efficace»); Malika Ayane, con una maglietta «Start Living Again» (iniziativa che sostiene la ricerca sulla sindrome laterale amiotrofica), ha ricevuto il premio della critica intitolato a Mia Martini e il premio della Sala stampa radio tv per la sua «Ricomincio da qui»; Irene Grandi (che ha detto di essere single). Poi è stato il momento del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici, fischiato per l'ennesima volta dal pubblico. Il principe ha risposto ringraziando: «I fischi ti spingono ad andare avanti, ti danno più forza». Pupo ha aggiunto: «Il primo giorno sono rimasto molto sorpreso, non mi spiegavo perché. Non era mai accaduto, eppure di festival ne ho fatti tanti, che ci fosse una contestazione così ingiustificabile. Comunque la rispetto».
CRISTICCHI E CARLA BRUNI - Tocca poi a Irene Fornaciari e i Nomadi, con «Il mondo piange»: la figlia di Zucchero dice che papà le ha dato «tanti consigli: il più importante, essere onesta con il pubblico, non tradire me stessa sul palco e non mettere mai la maschera». Inevitabile alla fine di «Meno male» la domanda di Antonella Clerici a Simone Cristicchi su Carla Bruni: «Veramente hai chiesto a Carla Bruni di venire a cantare con te?». «Non so se gli italiani ne sarebbero stati felici» ha risposto Cristicchi che ha poi voluto ricordare la poetessa Alda Merini. Arisa con le Sorelle Marinetti e «Malamoreno» ha chiuso la prima parte della gara. Intermezzo con battuta hard della Clerici: dopo l'esibizione di Lorella Cuccarini coperta solo di una chitarra l'ha definita «una topolona». L'ospite internazionale è stata Mary J. Blidge, rimasta sola dopo il forfait di Tiziano Ferro: ha cantato «Each tear» e intonato con la Clerici un corale «happy birthday» per il compleanno del cantante.
BERSANI CON LA FIGLIA - Tra gli ospiti vip c'era dunque Pier Luigi Bersani (non in prima fila, per la par condicio), accompagnato dalla figlia Elisa di 26 anni. «È da sempre che gli rompevo le scatole con Sanremo. Poi quest'anno mi ha detto: "dai, andiamo"» ha raccontato la ragazza. Poi i giudizi: «Cristicchi è simpatico e trascinante, Arisa è molto brava e Malika Ayane è brava ma forse un po' troppo sofisticata per me». Elisa Bersani ha seguito il padre nel breve tour a Sanremo prima dell'inizio del festival. «Ora se riusciamo ad andare in albergo mi cambio sennò resto in jeans - ha scherzato -. Solo che poi diranno "'sti comunisti malvestiti"».
LE "PAGELLE" DEL SEGRETARIO - Il segretario del Pd, arrivando a Sanremo, ha commentato l'andamento della kermesse elogiando la conduttrice: «Fa benissimo il suo mestiere, ha interpretato un'Italia che ora ha bisogno di un po' di rassicurazione e semplicità». Poi anche lui ha formulato le sue "pagelle", criticando il brano del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici («L'idea dello sciopero della fame se dovesse vincere non è male» ha detto riprendendo un'idea del direttore della rivista di Farefuturo Filippo Rossi) e spiegando che le sue canzoni preferite sono quelle di Irene Grandi e Simone Cristicchi. Ma si è rifiutato di immaginare il vincitore: «Un toto Sanremo? No, non ci provo nemmeno». Restando in tema musicale a chi gli chiede quale sia la canzone di Vasco più rappresentativa del Pd, Bersani risponde con sicurezza: «Scelgo "Siamo solo noi", perché in Italia noi siamo l’unica alternanza possibile a questo governo. Fatto questo, potremo dire "Vado al massimo"».
«FINCHÉ LA BARCA VA» - Il leader del Pd ha avuto anche un pensiero per il premier: «Se dovessi dedicare una canzone a Berlusconi scegliere "Finché la barca va"». Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: «A Bersani, colto dalla sindrome di Sanremo, dedichiamo, tutti in coro, "Bella ciao": il nostro addio alla sinistra riformista che se ne è andata con Di Pietro». E la deputata del Pdl Margherita Boniver: «Io gli dedico una canzone d’antan di Bobby Solo che va bene solo per lui: "Una lacrima sul viso"». Dal canto suo Bersani ha spiegato così la sua partecipazione al festival: «Non credo che sia una passerella in vista delle Regionali: credo al principio che se a uno piace la musica ed è segretario del Pd non capisco perché non possa andare a Sanremo». E ha apprezzato la presenza di una delegazione di operai di Termini Imerese: «Perché costringerli a salire sul tetto? Portiamoli a Sanremo. È molto importante che certi problemi non siano dimenticati nel momento del divertimento e che i problemi non vengano cacciati dalla visibilità».
Redazione online
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19/11/2009
Lippi contro tutti: «C’è chi sobilla la gente ma tento di portare la Coppa anche a loro»
Lippi contro tutti: «C’è chi sobilla la gente ma tento di portare la Coppa anche a loro»
Il c.t. ancora polemico. Capitolo Cassano: «Si è chiuso? Io per la verità non l'ho mai aperto»
| Marcello Lippi (Reuters) |
CESENA — Altri fischi per il c.t., altri cori per Cassano. Anche questa volta Lippi non ci sta e contrattacca: «Di quello che fa la gente a me non frega niente. Se qualcuno vuol fischiare chi gli ha portato la Coppa del mondo faccia pure. Io proverò a regalargliene un'altra. Però comincia a venirmi il sospetto che chi ci sia qualcuno che va sotto la curva a sobillare i tifosi...». Si è chiuso il capitolo Cassano? «Io per la verità non l'ho mai aperto» taglia corto il c.t., mentre il presidente Abete chiosa: «Su questo argomento ormai stiamo scivolando verso la goliardia...».
Lippi dribbla poi i microfoni sul suo futuro («Di queste cose ne parlo con il presidente») ma sul percorso e sulle scelte che porteranno l’Italia in Sudafrica dà qualche indizio in più: «Le indicazioni che arrivano dalle qualificazioni contano poco, pochissimo. Ho un gruppo variegato e lo devo completare: se qualche giocatore non l'ho potuto prendere in considerazione per diversi motivi, perchè non dovrei farlo se ci sono le condizioni? Quanto al passaporto di Amauri, il c.t. ribadisce che «ci sarà tempo per parlarne». E Pazzini? «Ha detto una cosa giustissima e normalissima: oggi Amauri è brasiliano quando sarà italiano se ne riparlerà». Lippi archivia poi con soddisfazione la vittoria sulla Svezia: «È stata una partita positiva, con attacchi da una parte e dell’altra. E noi, anche se c’erano tanti giocatori nuovi, non abbiamo accusato cambiamenti». Giorgio Chiellini, autore del gol partita, torna sul caso Amauri: «Per ora Pazzini ha ragione. Se poi a marzo Amauri sarà italiano toccherà al mister decidere e noi rispetteremo le sue scelte. Purtroppo può portarne in Sudafrica solo 23: è dura tener fuori qualcuno».
a.b.
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14/08/2009
Grignani, fischi e malore sul palco
Grignani, fischi e malore sul palco
Gli spettatori: «Ha steccato spesso». E L'esibizione finisce su youtube. Il cantante sviene durante il concerto in provincia di Potenza. Il vicesindaco: «Uno show indegno»
POTENZA - Qualche «stecca» di troppo, i fischi del pubblico e lo svenimento sul palco. Una vera e propria serataccia, per Gianluca Grignani. Il cantante si è esibito la notte scorsa a Viggianello (Potenza), paese nel Parco del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, davanti a circa 2000 persone. Secondo quanto riferito da molte persone che hanno assistito allo spettacolo, il cantante ha spesso «steccato» e ha eseguito solo parte delle canzoni in scaletta. A un certo punto, c'è stato il malore. Grignani è stato soccorso dalla Croce Rossa che era presente nel campo sportivo e poi è stato accompagnato dai Carabinieri in un albergo, ma - secondo quanto si è appreso - le sue condizioni non sono gravi. Il concerto era inserito nella quinta edizione del Merkurion Music Live.
«SHOW INDEGNO» - Tra fan che erano presenti al concerto c'è stata preoccupazione e amarezza. «Tanta solidarietà umana a Gianluca Grignani per quello che è accaduto - afferma il vicesindaco di Viggianello, Francesco Rizzo - ma era irriconoscibile. Mi è sembrato difficile capire che fosse lui - dice - non era il cantante che ho potuto ascoltare in radio, sembrava proprio un'altra persona. È salito sul palco già turbato, non era assolutamente in forma e non so il perché. Non ha cantato, si può dire che urlava. È un peccato perché c'erano duemila persone che volevano vederlo ed ascoltarlo. Poi, dopo un'oretta, dopo che era risalito sul palco, c'è stato questo episodio. Lo abbiamo visto e sentito cadere per terra, ora non so dire se è stato un mancamento o se è inciampato in qualche filo. La Croce rossa lo ha subito soccorso». La delusione è stata tanta tra gli spettatori che hanno pagato un biglietto di 10 euro. «Mi dispiace umanamente ma finché è stato sul palco lo spettacolo sinceramente lo giudico indegno - aggiunge il vicesindaco Rizzo -. Adesso i nostri legali valuteranno se intraprendere delle azioni perché un danno c'è stato all'immagine della Pro Loco e del Comune che hanno organizzato il concerto. In più sembra che ci sia anche qualche richiesta di rimborso del biglietto».
«FORTE STRESS» - Dallo staff del cantante fanno intanto sapere che il malore avuto la notte scorsa, «è dovuto a un forte stress da lavoro». Alcuni collaboratori che l'hanno accompagnato in Basilicata hanno riferito che «Grignani era arrivato a Viggianello già molto provato, ma ha comunque deciso di salire sul palco». Il cantante sta adesso valutando se confermare alcune tappe del suo tour estivo.
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15/05/2009
Spagna: fischi sull'inno, la tv censura Cacciato il responsabile dello sport
Spagna: fischi sull'inno, la tv censura Cacciato il responsabile dello sport
L'incidente tagliato dalla tv pubblica che poi si scusa con i telespettatori. Coppa di Spagna tra catalani (Barcellona) e baschi (Athletic Bilbao): fischi all'arrivo del re e sull'inno
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| I giocatori del Barcellona esultano dopo aver vinto la Coppa contro l'Athletic Bilbao Per 4-1 (Epa) |
MADRID (SPAGNA) - Ha colto di sorpresa tutta la Spagna la plateale manifestazione di dissenso dei tifosi mercoledì notte a Valencia prima della finale di Coppa del Re fra Barcellona e Athletic Bilbao (vinta per 4-1 dai catalani). In tribuna c'era re Juan Carlos, come sempre del resto in occasione della finale: la coppa nazionale spagnola è infatti intitolata proprio al re (Copa del Rey). La sua presenza non era una sorpresa, come non era strano che si eseguisse l'inno nazionale prima della partita, previsto dal protocollo. Ma questa volta di fronte si trovavano due squadre provenienti da aree unite, nella diversità, dalla storica aspirazione indipendentista: i Paesi Baschi e la Cataluna. Così le due tifoserie si sono unite in una bordata assordante di fischi al momento dell'inno. Colti di sorpresa, alla regia della Tve, la televisione di stato che trasmetteva in diretta, hanno operato un immediato stacco, dando la parola agli inviati a Barcellona e Bilbao.
LICENZIAMENTO - La portata della contestazione nello stadio Mestalla di Valencia ha stupito. L'ingresso di Juan Carlos e della regina Sofia in tribuna è stato accolto dai fischi di migliaia di tifosi baschi e catalani. La stessa tempesta di fischi ha accompagnato poi l'inno nazionale, simbolo dell'unità della Spagna. Ma il «caso» è diventato poi il comportamento dell'emittente televisiva. Tve, a partita avviata si è scusata con un cartello per «l'errore umano» e ha trasmesso le immagini dell'inno durante l'intervallo, ma con inquadrature di tifosi la mano sul petto o plaudenti, e con un audio nel quale i fischi erano sovrastati dall'esecuzione musicale. «Migliaia di persone fischiano il re e l'inno nazionale e la Tve lo nasconde» titolava oggi in prima pagina il quotidiano spagnolo «El Mundo». Palazzo Reale oggi non ha fatto commenti. Li ha fatti invece il direttore generale della Tv pubblica Javier Pons, che ha annunciato l'immediata rimozione dall'incarico del direttore della redazione sportiva, Julian Reyes, e si è scusato con il pubblico, parlando di un «grave errore».
ASPIRAZIONI REPUBBLICANE - La protesta del Mestalla nasce da una connotazione autonomista e indipendentista, forte in Catalogna come nei Paesi Baschi, ma anche repubblicana. Già il mese scorso Juan Carlos e Sofia erano stati accolti da decine di bandiere della II Repubblica - soffocata nel sangue dal dittatore Francisco Franco nella Guerra Civile del 1936-39 - durante una visita nelle Asturie. Contestazioni repubblicane si sono verificate più volte anche in Catalogna e nelle Baleari. Ma nelle ultime settimane si è schierato per un ritorno alla repubblica anche il Partito comunista spagnolo (Pce), che ha denunciato gli accordi di transizione del dopo Franco che avevano confermato la scelta di Juan Carlos come proprio successore fatta dallo stesso Franco, e ha chiesto un referendum. Oggi il partito repubblicano catalano Erc, al governo a Barcellona, ha detto che «la monarchia è aliena alla democrazia». La vicepremier socialista Maria Teresa Fernandez de la Vega ha replicato che la monarchia «è una delle istituzioni più stimate dagli spagnoli». La popolarità personale del re in effetti è alta e gli spagnoli si dichiarano in maggioranza "juancarlisti", ma non mancano gli interrogativi sull'assetto istituzionale del paese nel dopo Juan Carlos.
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14/05/2009
Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»
Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»
Stati generali delle costruzioni. Contestato il ministro del Welfare: «Come al solito ho il consenso di tutti, ma non della Cgil»
| Il ministro Sacconi (Graffiti Press) |
ROMA - La platea degli «Stati generali delle costruzioni», dove erano presenti anche i sindacati di settore, ha interrotto con i fischi l'intervento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, quando ha parlato del testo unico per la sicurezza approvato dal precedente governo. Il ministro stava sottolineando che è stato varato praticamente a Camere sciolte e nonostante la posizione contraria delle associazioni delle imprese.
«CONTESTATO DALLA CGIL» - «Invito chi fischia a risparmiare l'ossigeno per il cervello, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza per rendere effettive le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro», ha risposto il ministro dal palco. Più tardi il ministro è tornato a parlare della contestazione: «Non ho diviso la platea. Nella platea c'è la Cgil. Come al solito ho il consenso di tutti ma non quello della Cgil». «Io stavo dicendo - ha spiegato Sacconi - che il vecchio decreto sulla sicurezza era stato prodotto dal vecchio governo a camere sciolte, ed a mio avviso molto discutibilmente, con il solo consenso delle organizzazioni sindacali e con il dissenso di tutte le organizzazioni dei datori di lavoro incluse quelle del commercio dell’artigianato e della cooperazione legate alla sinistra».
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