14/07/2010

Appalti Cecchignola, arrestato un tenente colonnello dell'esercito per tangenti

Appalti Cecchignola, arrestato un tenente colonnello dell'esercito per tangenti

CORRUZIONE. L'uomo, F. P., 49 anni, è stato fermato mentre riceveva una mazzetta di 5000 euro da un imprenditore

 

ROMA - Concussione. Per questo reato è stato arrestato in flagranza un tenente colonnello dell’esercito che era in servizio al comando dei supporti delle forze operative, di base alla Cecchignola. L’ufficiale, F.P., 49 anni, è stato preso dai carabinieri del reparto operativo che di concerto con gli inquirenti della Procura di Roma hanno svolto una serie di accertamenti negli ultimi mesi. Stamane, quando il tenente colonnello è stato arrestato, aveva appena ricevuto una tangente di 5mila euro da un imprenditore. La "bustarella" in questione è stata rinvenuta nel cassetto della scrivania di F.P. Le indagini, condotte dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Sergio Colaiocco, sono andate avanti alcuni mesi e sarebbero partite anche dalle denunce presentate dai responsabili delle aziende che erano "costretti" a pagare tangenti tra il 10 e il 20 per cento per l’entità di ogni appalto che riuscivano a farsi assegnare. Su disposizione della magistratura i carabinieri stanno procedendo ad una serie di perquisizioni, sia presso abitazioni private che uffici. Altri ufficiali, dell’amministrazione della Cecchignola, potrebbero esser coinvolti nell’inchiesta. Entro i prossimi giorni gli inquirenti chiederanno la convalida dell’arresto del graduato finito in manette stamane. I settori che sarebbero stati oggetto delle richieste indebite sono sia quello delle manutenzioni che delle forniture e dei servizi per la Cecchignola.


25/05/2010

Scarcerate le maestre di Pistoia

Scarcerate le maestre di Pistoia

Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari ad Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, le due maestre arrestate il 2 dicembre per i maltrattamenti ai bambini dell’asilo Cip e Ciop.

 

PISTOIA - Il giudice per l’udienza preliminare Roberto Fucigna ha concesso gli arresti domiciliari ad Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, le due maestre arrestate lo scorso 2 dicembre per i maltrattamenti ai bambini dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia. Le due donne sono uscite dal carcere femminile di Pontedecimo (Genova) alle 14. Davanti al gup Fucigna è cominciato giovedì scorso il processo con rito abbreviato alle due maestre, che hanno proposto un risarcimento di 23 mila euro ai genitori dei bimbi maltrattati, che si sono costituiti parti civili.

LE REAZIONI - «Sono sconcertata». È questo il primo commento di una delle madri dei bambini picchiati all’asilo Cip-Ciop di Pistoia alla notizia della concessione degli arresti domiciliari a Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce. «Mi sono consultata con altre due mamme - ha detto la donna - Non capiamo quali siano le motivazioni alla base della decisione e aspettiamo siano rese note per prendere una qualsiasi iniziativa. Fino ad allora non possiamo che ribadire il nostro sconcerto». «L’istanza di concessione degli arresti domiciliari era stata presentata la settimana scorsa, nel corso dell’udienza. La stessa era già stata avanzata tre mesi fa e la Procura dette parere favorevole, ma allora il gip Roberto Fenizia ravvisò il pericolo di reiterazione del reato. Adesso, questo rischio è venuto meno». L’avvocato di Anna Maria Scuderi, una delle maestre accusate di violenza sui bambini dell’asilo Cip e Ciop Alessandro Mencarelli spiega così la decisione del giudice e ribadisce la volontà espresse da entrambe le donne di risarcire le famiglie delle piccole vittime, ha confermato anche la loro volontà di «dare un contributo per curare la ferita aperta alla comunità».

IL PROCESSO - Il processo è iniziato giovedì scorso a Genova. «È stato come un film dell’orrore ma non era fantascienza: c’erano i nostri bambini»: sintetizza così lo stato d’animo suo e degli altri genitori, nei corridoi del palazzo di giustizia di Genova, il papà di un bimbo di tre anni alla prima udienza del processo con rito abbreviato alle due maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce. La prima udienza si è conclusa con l’ammissione alla costituzione di parte civile dei genitori di 24 bambini sui 46 che frequentavano l’asilo. Il pm Silvio Franz e le altre parti si sono riservati di presentare il loro parere sull’ammissibilità della costituzione di parte civile del Comune di Pistoia e di una associazione onlus in difesa dei minori.

PROPOSTA DI RISARCIMENTO - I difensori delle due maestre hanno proposto un risarcimento parziale di complessivi 23 mila euro (15.000 euro la Scuderi e 8.000 la Pesce) sul quale non è stato ancora presentata alcuna accettazione da parte degli interessati. Il gip Roberto Fucigna si è riservato di decidere sull’acquisibilità di alcune consulenze di parte volte a determinare l’entità delle lesioni subite da alcuni bimbi allegate a memorie depositate dai difensori di parte civile e sulla documentazione medica allegata agli atti di costituzione. Il processo è stato poi rinviato al 15 giugno. Le due maestre, che non erano presenti in aula, furono arrestate nel dicembre scorso e sono tuttora detenute nel carcere di Sollicciano. Gli atti delle indagini condotte dalla polizia giudiziaria e dalla squadra mobile di Pistoia furono trasmessi a Genova perchè il papà di una bimba di due anni e mezzo, che era ospite nell’asilo, è un magistrato di Pistoia e quindi non poteva occuparsene la procura toscana. «La bimba che si vede in alcuni dei filmati - riferisce l’avv. Giorgio Zunino, legale del magistrato toscano - ha manifestato comportamenti anomali successivamente alla frequentazione dell’asilo compatibili con i maltrattamenti subiti e percepiti».

LE TESTIMONIANZE - Ma sono diverse le voci raccolte a margine del processo sia dei genitori sia dei loro legali. Come il papà di un bimbo di quattro anni che ha detto: «Mio figlio ha ancora paura del buio e, in un video, si vede mentre è in un angolo e assiste ai maltrattamenti di altri bambini». L’avv. Alberto Russo di Pistoia racconta che la figlia dei suoi clienti, che ha due anni e mezzo, è stata picchiata con spinte e calci alla schiena. «Nel video - ha detto - si vedono quattro episodi di questo tipo. È stata anche mandata come punizione nella stanza dove dormivano». «Si tratta di intromissioni - ha spiegato il legale - nello sviluppo mentale di un bimbo. Sono malattie che hanno il loro apice nel tempo ponendo nell’angoscia i genitori». Alcuni genitori sono contrari alla costituzione di parte civile del Comune di Pistoia perchè, hanno detto, erano state fatte delle segnalazioni ma non sono mai stati fatti dei controlli. L’avv. Giovanna Andreini del foro di Pistoia assiste i genitori di un bimbo di tre anni che, ha riferito, è stato vessato in diverse occasioni. «Vogliamo riportare il sorriso sul volto di questi cuccioli - ha detto - devono capire che non sono soli e che li abbiamo difesi».


29/04/2010

Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo Arrestata una maestra nel Catanese

Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo Arrestata una maestra nel Catanese

Insegnante 40enne in manette a Militello in Val di Catania. La donna scoperta grazie a telecamere nascoste nell'aula. Le indagini avviate dopo le denunce dei genitori

 

MILITELLO (Catania) - Un'insegnante d'asilo quarantenne di Militello in Val di Catania è stata arrestata in flagranza di reato da carabinieri della compagnia di Palagonia per maltrattamenti su bambini della sua classe. Le indagini erano state avviate nel marzo scorso dopo le denunce di alcuni genitori che si erano recati in caserma dopo avere appreso dai figli cosa accadeva in classe. Gli investigatori hanno "piazzato" delle telecamere nascoste nell'aula e hanno ripreso l'atteggiamento aggressivo della maestra d'asilo che, secondo l'accusa, prendeva a schiaffi e spintonava a i suoi alunni, che a volte trascinava tirandoli per i capelli, senza nessun apparente motivo scatenante. La violenza mostrata dalle immagini ha convinto i carabinieri a intervenire e a eseguire l'arresto della maestra d'asilo su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano.

«MASSIMA CAUTELA» - L'insegnante è stata bloccata dai carabinieri della compagnia di Palagonia mercoledì mentre era a scuola, ma la notizia si è appresa ora. I militari sarebbero intervenuti per la «ritualità della condotta» dell'indagata: la sua aula era da una ventina di giorni sotto osservazione da parte dei militari dell'Arma che, all'insaputa di tutti, avevano piazzato delle telecamere e dei microfoni. Alla maestra, su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano, e del sostituto Sabrina Gambino, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nei prossimi giorni si terrà l'interrogatorio di garanzia da parte del Gip. Le indagini erano state avviate le denunce presentate dai genitori di 7-8 alunni dell'insegnante ai carabinieri della compagnia di Palagonia. «Massima cautela e mantenimento del diritto della privacy, sopratutto per i minorenni»: questo l'invito ai giornalisti del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano. «Questa vicenda - ha detto il magistrato - è molto delicata e va trattata con la massima attenzione perchè ci sono persone da tutelare, soprattutto le presunti parte offese che sono dei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni». (Fonte Ansa)


08/12/2009

La maestra chiede scusa ai bimbi «Perdonatemi, ma sono malata»

La maestra chiede scusa ai bimbi «Perdonatemi, ma sono malata»

 

Pistoia. Anna Laura Scuderi, in carcere per maltrattamento sui fanciulli, ha chiesto perdono alle piccole vittime, ai genitori e alla collettività tutta

 

 

«Perdonatemi, ma sto male, ho bisogno di essere curata». Lei, Anna Laura Scuderi, la titolare dell’asilo Cip-Ciop di Pistoia, in carcere per maltrattamento sui bambini, non parla direttamente ma affida la sua richiesta di perdono e il messaggio di scuse ai suoi legali Stefano Panconesi e Alessandro Mencarelli. Chiede scusa, Anna Laura, «invoca il perdono non solo delle piccole vittime e dei loro genitori, ma anche della collettività pistoiese e nazionale». E chiede di essere aiutata «a sconfiggere la sua malattia che ha tenuto nascosta a tutti, ai suoi familiari prima e alle famiglie dei bambini che le venivano affidati poi». Per questo i legali nomineranno a giorni un consulente tecnico, uno psichiatra, perchè possa capire cosa è successo e far capire anche ad Anna Laura qual è il suo problema. In modo che «una volta raggiunta la lucidità possa finalmente spiegare a tutti cosa è successo».

«ADESSO ABBIAMO BISOGNO DI SILENZIO» - L’avvocato Panconesi, che aveva visto Laura a settembre («era stressata, voleva vendere uno dei suoi asili») chiede tranquillità e riserbo. «È stato giusto - dice - far emergere questa storia, ma abbiamo adesso bisogno di silenzio». Il silenzio che in carcere non c’è e del quale Anna Laura ha bisogno. Le detenute sanno, vedono in tv le mamme che accusano e piangono, rivedono quelle immagini dove Anna Laura prende per i capelli una bambina piccola, e urlano, sputano, inveiscono. Nascosta assieme ad Elena Pesce dietro il blindato della cella n.1 della sezione giudiziaria di Sollicciano, Anna Laura sente tutto. «Abbiamo fiducia nella capacità di tutela delle istituzioni - ha detto l’avvocato Mencarelli - confidiamo che nulla possa succedere». Certo, non è facile per i due legali affrontare la difesa per reati di questo genere. «Ci chiediamo - dice Mencarelli - come può un avvocato sostenere la difesa di cose così emozionalmente forti. Ma siamo convinti, così come dice il diritto, che solo con la voce dell’incolpato il giudice può emettere un giudizio equilibrato». Certo - aggiungono - «resta la nostra sofferenza, ma siamo consapevoli che solo con la voce di chi ha compiuto il delitto ci possa essere una sentenza giusta, una condanna giusta che Laura espierà, una pena che Laura vuole scontare».

 

PIANGE E CERCA UN PERCHE' - La maestra - riferiscono sempre i suoi legali - pensa ai bambini che ha picchiato. Da giorni non mangia, piange e cerca un perchè: la malattia dello zio molto amato, malato oncologico, che lei ha seguito fino all’ultimo giorno, lo stress della cura di due asili. Ma capisce, tra la nebbia della sua personale disperazione, di aver compiuto atti orribili. Atti che il codice penale prevede e punisce con una pena che va da 1 a 5 anni di reclusione e che con le aggravanti contestate (non la continuazione, ma la minore età della vittima e i futili motivi) forse si arriverà a sei. «Ma il suo calvario - dicono gli avvocati - lei lo vuole percorrere fino in fondo. Questo forse non restituirà la serenità alle famiglie, alla città di Pistoia che lei sente di aver tradito, come i genitori che le affidavano i bambini».

LE INDAGINI - Intanto l'inchiesta continua. Il lavoro della squadra mobile guidata dal vicequestore aggiunto Antonio Fusco ripartirà nei prossimi giorni dai registri delle due scuole gestite da Anna Laura Scuderi. Gli investigatori hanno acquisito tutta la documentazione che servirà a ricostruire gli ultimi anni di attività della scuola «Cip Ciop» di Pistoia e del «Bosco magico» di Quarrata. In questi giorni sono state moltissime le telefonate arrivate in questura da parte di genitori che hanno mandato i figli nelle due scuole.

NUOVE SEGNALAZIONI DI CASI - «Ne ho parlato con altri genitori ma loro non mi hanno mai creduto. Mi sono trovata da sola. Quindi ho tolto la bambina dall’asilo e non ne ho più voluto sapere nulla». A parlare è Nadia, madre di una bimba che oggi ha 9 anni, che nel 2001 era all’asilo Cip-Ciop di Pistoia. «Mi ero accorta dei lividi sulla mia piccola - ha raccontato Nadia - ma quando andai a chiedere spiegazioni Laura mi rispose che erano dovuti ai giochi dei bimbi e che se facevo denuncia avrebbero creduto a lei e non a me. Ma soprattutto mi ha detto che avrebbe fatto del male a me e alla bambina. L’ho presa e me la sono portata via. Raccontai questo ad altri genitori, ma non mi credettero». Sul caso delle frasi dette, ma non nelle sedi opportune, interviene l’assessore comunale all’ istruzione Rosanna Moroni. «Perchè nessuno ha denunciato prima? Perchè chi ora dice che sapeva non ha parlato con chi doveva?». «Siamo sconvolti dalle immagini e rattristati dal pensiero dei bambini coinvolti, solidali e partecipi del dramma delle famiglie ma sconcertati dal’assenza di segnalazioni pregresse». Nonostante alcune mamme dicano di aver già denunciato che nell’asilo succedevano cose strane, nessuna segnalazione concreta è pervenuta al Comune «e nemmeno in questura o dai carabinieri - dicono gli inquirenti -. L’ unica segnalazione, non una denuncia o un esposto, ma solo una segnalazione circostanziata all’ufficio minori della questura è stata fatta da un poliziotto della stradale nell’agosto scorso, quando stava valutando se iscrivere o meno il figlio in quell’asilo». Proprio la denuncia da cui è partita tutta l'inchiesta.


04/12/2009

Bimbi maltrattati in asilo, lo sgomento dei genitori

Bimbi maltrattati in asilo, lo sgomento dei genitori

 

Choc per le mamme ed i papà che hanno visto i filmati dei loro bambini malmenati. Oggi la convalida dei fermi per le due maestre.


 

 

Una bambina di un anno sollevata con la forza per i capelli e ingozzata di cibo, un bimbo di 10 mesi sollevato da terra e picchiato sulla testa perchè non mangiava. Sono queste le sconvolgente immagini mostrate in Questura ai genitori dei bambini picchiati nell'asilo "Cip e Ciop'" di Pistoia. Le violenze sono state riprese grazie all'installazione di alcune telecamare nascoste da parte della Polizia. Previsto per oggi l'interrogatorio di garanzia delle due donne arrestate per gli abusi: la titolare dell'asilo privato e una sua collaboratrice.


02/12/2009

Pistoia, due maestre in manette «Maltrattavano i bimbi in asilo»

Pistoia, due maestre in manette «Maltrattavano i bimbi in asilo»

 

Le donne lavorano in un asilo nido privato. Una di loro ha lasciato un bimbo di 8 mesi nel suo vomito: ripresa dalle telecamere, arrestata in flagranza di reato

 

 

 

 

PISTOIA - Bambini picchiati, chiusi nel bagno al buio per ore, fuori dalle aule al freddo, costretti a stare immobili e in silenzio e addirittura a mangiare il cibo vomitato. E' quello che, secondo la procura di Pistoia, accadeva da tempo all'asilo nido privato «Cip e Ciop» gestito dalla società «Il Giardino dell’Infanzia» a Pistoia. Con l'accusa di maltrattamenti, la titolare dell'asilo, Anna Scuderi, 41 anni, e una giovane maestra, Elena Pesce, 28 anni, sono state arrestate questa mattina dagli agenti della squadra mobile per presunti maltrattamenti sui bambini dell'asilo. A far scattare gli arresti, l'ultimo episodio verificatosi stamani: un bambino di otto mesi ha vomitato, e le maestre lo hanno preso a pacche sulla nuca, facendolo cadere sul suo stesso vomito.

FILMATE DALLE TELECAMERE - Gli arresti delle due donne sono stati eseguiti dopo «una complessa attività di indagine», iniziata nell’agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l’asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all’utilizzo di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell’asilo da almeno una settimana. «Per la violenza delle immagini - ha detto il procuratore capo di Pistoia, Renzo Dell'Anno - non vogliamo divulgarle per rispetto dei genitori e dei piccoli».

ARRESTO IN FLAGRANZA DI REATO - Un bambino di otto mesi che vomita, gli schiaffi sulla sua nuca da parte di una educatrice, il piccolo che cade sul vomito e la donna che lo solleva da terra prendendolo per un braccio con violenza. È stato questo l’episodio, avvenuto in mattinata, che ha portato la polizia a compiere l’arresto in flagranza delle due donne. «Davanti a questa immagine ripresa dalle telecamere che avevamo installato nella scuola - ha detto il procuratore Renzo Dell’Anno - non potevamo attendere oltre. Dovevamo tutelare i bambini e non potevamo permettere altri maltrattamenti». Tra i maltrattamenti che i filmati della questura hanno registrato ci sono anche scappellotti ai bambini e pressione sulla bocca al momento dei pasti per costringere i piccoli a mangiare. Il procuratore ha immediatamente avvertito il sindaco di Pistoia, Renzo Berti, della situazione, che ha provveduto con l’invio di personale specializzato, a gestire la scuola.

LE ACCUSE - Secondo le accuse le due donne maltrattavano i bambini, sotto i quattro anni, a loro affidati, in particolare - spiega la mobile - «costringevano i bambini a mangiare stringendo loro la mandibola per fargli aprire la bocca ed a volte, quando avevano fretta, porgevano loro la minestra ancora calda, in particolare in un occasione avevano preteso che un bambino rimangiasse quello che aveva vomitato»; e ancora «lasciavano i piccoli soli nella stanza dove dormivano, senza vigilanza, e per non sentire il loro pianto alzavano il volume della radio». Oppure «punivano i bambini chiudendoli nel bagno da soli e lasciandoli al buio per lungo tempo». Le due operatrici di abitudine - proseguono gli investigatori - strattonavano violentemente i bambini, tirandoli per un braccio, per farsi ubbidire, tanto che in un caso hanno provocato la lussatura alla spalla di un bambino. Picchiavano i bambini in modo violento - sottolineano gli agenti - quasi sempre in faccia o in testa, e quando li spostavano li tiravano per un braccio e, in alcuni casi, li alzavano e poi li sbattevano a sedere a terra. E ancora costringevano i bambini a stare fermi e in silenzio per lungo tempo, non prevedendo per loro nessun tipo di gioco. L’aggressività delle maestre - spiegano gli investigatori - ha provocato nei bambini rifiuto per il cibo, regressione nella parola, atteggiamenti aggressivi ed insonnia.

L'INCHIESTA COMINCIA AD AGOSTO - I primi segnali che all’asilo nido qualcosa non funzionasse sono arrivati alla questura nell’agosto scorso. Da quel momento i poliziotti hanno cominciato a raccogliere lamentele e qualche denuncia. Alcuni bambini tornavano a casa con contusioni, altri con distorsioni, episodi che per un periodo sono stati ritenuti dai genitori stessi come possibili eventi causati dal gioco degli stessi bimbi. Successivamente il parlare tra genitori, l’aumento delle denunce e la scelta di alcune famiglie di togliere i piccoli dalla scuola hanno fatto fare il salto di qualità alle indagini e una decina di giorni fa la decisione di installare le telecamere, che poi hanno portato a scoprire la verità su quanto accadeva all’interno della struttura.

LO STUPORE DI ALCUNI GENITORI - Stupore, sorpresa, solidarietà alle maestre. Davanti all’asilo nido «Cip e Ciop» di Pistoia tra i genitori regna l’incredulità e c’è anche chi, come la signora Greta Mazzei, madre di un bimbo di due anni, che manifesta solidarietà alle maestre. «Prima di iscrivere mio figlio all’asilo nido avevo raccolte tutte le informazioni sulla scuola. La maestra era descritta come una persona rigida, ma tutti mi avevano detto che i suoi metodi educativi erano validi».

IL SINDACO - L'asilo nido dove questa mattina sono state arrestate la direttrice e un'educatrice è stato autorizzato nel 2005. È quanto si legge in una nota del sindaco di Pistoia Renzo Berti che ricorda come, tuttavia, «in tutti questi anni non è mai pervenuta alcuna segnalazione su aspetti critici nella conduzione del servizio. Solo a fine ottobre dell'anno in corso è stata trasmessa dalla Regione Toscana la segnalazione di un genitore preoccupato di voci raccolte su comportamenti scorretti adottati nei confronti dei bambini frequentanti».

Alessandra Bravi


21/08/2009

Capri, discarica di vetri sui fondali

Capri, discarica di vetri sui fondali


Il gestore del lido: «Lo faccio da 30 anni». Carlo De Martino, 76 anni, colto in flagrante dai carabinieri. Riversava in acqua bottiglie di vetro dopo averle a frantumate

 


CAPRI - È ancora frastornato, Carlo De Martino. Camicia bianca, pantalone grigio e mocassini, il titolare del ristorante dei «Bagni di Tiberio» - che si trova in uno degli angoli magici dell’isola azzurra - indossa gli stessi vestiti che portava quando i carabinieri della stazione di Capri lo hanno arrestato.
Dove si trovava in quel momento?
«In mare, sul mio gozzo che si chiama “San Giuseppe”. Con me c’era anche Kumar. Lui però non c’entra con questa storia».
In che senso? Non era kumar che lanciava in mare le bottiglie di vetro vuote?
«Sì, ma stava facendo solo quello che io gli avevo detto di fare. E poi ne aveva lanciate appena due o tre. Poi sono arrivati i carabinieri».
Quante altre volte è uscito in mare a disfarsi del vetro insieme con lui?
«Solo una volta».
Solo una?
«Con lui sì. Io, invece, lo faccio da una vita»
Che cosa?
«È una vita che esco in mare per liberarmi delle bottiglie. Da sempre. Saranno trent’anni che lo faccio».
E non si rende conto che questo comportamento danneggia l’ambiente?
«Il vetro, rompendosi sulla roccia, si fa a pezzettini. Ci pensa la marea a portarseli via. Poi, col tempo, il vetro colorato si deposita sul fondale. E ai bambini piace tanto...».
Che c’entrano i bambini?
«Sì, sì, ai bambini piace cercare le pietruzze colorate. Se venite allo stabilimento vi dimostro che è così. Non è pericoloso, il mare leviga il vetro. E i bambini fanno la raccolta dei pezzettini colorati: blu, verde, rosso...».
Ha mai sentito parlare di «raccolta differenziata»?
«Sì, certo. E noi al ristorante la facciamo la raccolta differenziata: plastica, carta, alluminio. Ma il vetro no. Proprio non immaginavo che inquinasse».


12/08/2009

Per evitare le multe prendono a picconate l'autovelox : denunciati tre amici

Per evitare le multe prendono a picconate l'autovelox : denunciati tre amici

 

FIUMICINO. Arrampicati su un palo hanno cercato di danneggiare il dispositivo fisso a quattro metri di altezza da terra


 

Stanchi di ricevere multe per eccesso di velocità, decidono di smontare l'autovelox a colpi di piccone. Forse ispirati da qualche pellicola, martedì pomeriggio tre amici (di 25, 31 e 32 anni) hanno pensato di danneggiare uno degli impianto per la rilevazione della velocità a Fiumicino, comune sul litorale alle porte di Roma.

SOSPESI A QUATTRO METRI DI ALTEZZA - I tre stavano cercando di smontare l'autovelox di via di Coccia di Morto, ma sono stati sorpresi dagli agenti della polizia che li ha trovati «al lavoro» muniti di piccone. Arrampicati sul palo di sostegno, stavano cercando di danneggiare il dispositivo ottico dell'impianto, posizionato a ben 4 metri da terra. I tre italiani (due dei quali residenti a Fiumicino e uno a Pomezia) sono stati denunciati in stato di libertà per danneggiamento aggravato. Il piccone utilizzato per commettere il reato è stato posto sotto sequestro dai poliziotti.


11/03/2009

Violenza sessuale, medico arrestato: abusi sulla figlia 13enne di un'amica

Violenza sessuale, medico arrestato: abusi sulla figlia 13enne di un'amica

 

È accaduto a Imola, nel bolognese. La polizia postale ha ritrovato sul computer dell'uomo sms, mail e messaggi vocali destinati all'adolescente

 

BOLOGNA - Per più di un anno ha abusato sessualmente della figlia tredicenne di un'amica a Imola, nel bolognese. La ragazzina, però, a settembre ha raccontato tutto alla sua maestra, così l'uomo, un medico di 41 anni, è stato arrestato dando seguito ad una richiesta di custodia cautelare del Pm di Bologna Flavio Lazzarini, convalidata dal Gip Marinella De Simone. La madre, che fa l'operaia e che vive separata dal padre, si fidava completamente dell'uomo, tanto da affidargli spesso la figlia. Lui l'aiutava a fare i compiti e la portava a scuola: era diventato come un secondo genitore. I due avevano instaurato un rapporto molto fitto via computer. Secondo la ricostruzione della polizia di Imola, le violenze sono iniziate nel maggio 2007. Nello scorso settembre la ragazza ha avuto una crisi nervosa a scuola, poco prima di una recita scolastica, ha raccontato tutto alla sua insegnante ed è stata presa in cura da una psicologa. L'uomo si trova nel carcere della Dozza di Bologna e sarà ascoltato nei prossimi giorni.

SUL COMPUTER - Il medico aveva conservato nel suo computer un vero e proprio archivio della relazione. La polizia postale di Bologna, infatti, ha ritrovato chat, sms, mail, messaggi vocali destinati alla ragazza e persino registrazioni di telefonate tra l'uomo e i suoi amici, in cui si vantava della storia, raccontandone anche particolari intimi. Tanto che un conoscente in una conversazione gli risponde: «Quando ti arresteranno ti porterò io le arance in carcere».

LA GELOSIA - Dalle ricostruzioni degli inquirenti è emerso che l'uomo era completamente invaghito della tredicenne. Le inviava messaggi d'amore che, inizialmente, erano corrisposti dalla ragazza. Quando, però, le attenzioni dell'arrestato si erano fatte più pesanti fino all'inizio di una relazione sessuale, la vittima aveva tentato di ribellarsi e di allontanare l'uomo, suscitando in lui una stizzita reazione di gelosia: «Io e te non possiamo smettere di vederci, non posso sopportare che tu veda i tuoi amichetti», le scriveva infatti. Nel frattempo, l'arrestato aveva raccontato ai suoi conoscenti la natura della storia, apparentemente senza preoccuparsi di nulla e difendendosi dietro al fatto che «lei è consenziente». E mentre alle amiche donne si fermava a considerazioni più vaghe, con i maschi era sceso in particolari più intimi, incurante delle loro preoccupazioni.


14/02/2009

Bologna, stupra quindicenne in un parco: tunisino arrestato in flagrante da agenti

Bologna, stupra quindicenne in un parco: tunisino arrestato in flagrante da agenti

 

Era stato scarcerato il 15 gennaio. Un cittadino, sentendo da casa le urla della ragazza, ha chiamato la polizia, l'uomo, inottemperante a un ordine di espulsione, era già stato arrestato due volte

 

BOLOGNA - È stato arrestato in flagrante il tunisino di 32 anni che venerdì sera ha violentato una quindicenne in un parco nella periferia di Bologna. L'uomo ha avvicinato la ragazza, che stava aspettando degli amici in strada, l'ha afferrata colpendola con schiaffi al volto e, dopo averla trascinata nei giardini, l'ha stuprata. Un cittadino, sentendo dalla finestra di casa le urla strazianti della ragazza, ha chiamato la polizia. Quando gli agenti sono arrivati il tunisino aveva già consumato un primo rapporto sessuale. L'uomo ha tentato la fuga seminudo, quindi è stato fermato e arrestato. Ha detto di chiamarsi Moamib Jamel, è risultato già inottemperante a un ordine di espulsione ed è già stato arrestato due volte in Italia, l’ultima per spaccio di eroina. È stato scarcerato il 15 gennaio per decorrenza dei termini.